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Cervello: vita attiva e dieta a base di pesce per tenere sveglia la
memoria.
Spazio
al pesce sulle nostre tavole e bando alla pigrizia, non rinunciare
allo sport, all’attività fisica e ad intrecciare relazioni
sociali mantenendo sempre acceso il cervello.
Soprattutto con l’avanzare degli anni e degli acciacchi, perchè uno
stile di vita attivo e un alimentazione a base di merluzzi, salmone, tonno e
quant’altro, aiutano non solo il cuore, ma anche la memoria.
Lo sostengono due neuroscienziati statunitensi che ricordano come l’aumento
della vita media renda sempre più importante la necessità di bloccare
il declino delle capacità mentali.
Ci sono molte evidenze - spiega Ian Robertson, direttore dell’Institute
of Neuroscience del Trinity College di Dublino - che dimostrano come, soprattutto
dopo i 50 anni di età, una manciata di fattori ambientali abbastanza semplici
da controllare incidano sulle nostre facoltà mentali.
In particolare, l’esperto raccomanda di fare attività fisica, tenere
sotto controllo lo stress e non perdere mai la voglia di imparare, sottoponendo
costantemente il cervello a nuovi stimoli.
Se vi sentirete vecchi a 60 anni - puntualizza - quando non avrete nessun motivo
per sentirvi tali, la vostra mente finirà per invecchiare davvero.
Ma la perdita di memoria si combatte anche a tavola.
E in questa sfida, il pesce è il più prezioso degli alleati.
E' quanto rivela uno studio condotto da Marina Lynch, ricercatrice e collega
di Robertson al Trinity College, che evidenzia come gli olii di pesce siano in
grado
di ridurre l’infiammazione cellulare che attiva il progressivo declino
della memoria.
Non solo. Lo studio ha confermato le proprietà antinfiammatorie e le qualità ricostituenti
degli omega-3, presenti, in particolare, nell’olio del fegato di merluzzo
e in pesci come lo sgombro, il tonno e il salmone.
Già noti per la capacità di preservare il cervello dai danni causati
dalla malattia dell’Alzheimer, gli omega-3 fanno bene anche alla salute
del cuore e delle articolazioni.
Ma ciò che emerge da questo studio e più sorprende - sottolinea
Lynch - è la loro capacità non solo di sostituire gli anti-infiammatori
naturali che diminuiscono con l’età, ma anche arginare gli fattori
chimici che causano l’infiammazione delle cellule.
Da: Adnkronos Salute, 08/09/2005 |