Tumori: in diminuzione mortalità ed incidenza.

Presentato ieri al Ministero della Salute l'ultimo rapporto sulle nuove tendenze della mortalità tumorale in Italia, elaborato dall'Istituto Superiore di Sanità, dall'ISTAT e dall'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Il dato più significativo che emerge dal rapporto è la diminuzione della mortalità per quasi tutti i tipi di tumore grazie ai progressi diagnostici e terapeutici tanto che il nostro Paese ha la sopravvivenza più alta rispetto alla media europea. La mortalità per tumore diminuisce, infatti, al ritmo di circa il 2% l'anno. Vale a dire che ogni anno le statistiche registrano circa 2.300 decessi in meno (1.300 per gli uomini e 930 per le donne) dovuti a neoplasie.

La diminuzione della mortalità tumorale è più marcata al Nord e tra i giovani, ma le differenze tra Nord, Centro e Sud si sono pressoché azzerate, lasciando il posto ad una sostanziale omogeneità su tutto il territorio nazionale. Merito dei progressi nelle diagnosi, nelle terapie e nella prevenzione, ma colpa anche, oggi più che nel passato, degli stili di vita.

La ricerca, che aggiorna i trend di mortalità tumorale nel nostro Paese a 10 anni dall'ultimo rapporto, ha preso in considerazione i risultati osservati in 30 anni, dal 1970 al 1999, relativi a tutti i tumori maligni, per un totale di 20 tipi di cancro, che rappresentano nel loro insieme la causa dell'84% dei decessi per tumore maligno registrati nel 1999.

" Questi ottimi risultati, per la prima volta ufficiali dopo dieci anni dall'ultimo monitoraggio della mortalità per tumore del nostro Paese, ci dicono che la ricerca scientifica e la promozione dei corretti stili di vita nel nostro Paese sono la chiave di volta per sconfiggere il cancro - ha affermato il prof. Enrico Garaci, Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità - L'avanzamento delle conoscenze permette, infatti, diagnosi più precoci e terapie più efficaci capaci di ridurre la mortalità in termini significativi. Ed è lungo questa linea - ha proseguito - che l'ISS, insieme agli IRCCS, nell'ambito della collaborazione con gli Stati Uniti - ha varato un progetto, per il quale sono già stati investiti dieci milioni di euro, finalizzato a determinare nuovi marcatori biologici che consentano diagnosi più precoci e nuove molecole più mirate nell'attività antitumorale. Per questo, l'impegno del ministro Storace nella promozione dei fondi per la ricerca scientifica appare essenziale per continuare e intensificare questi studi che mirano direttamente ad aumentare la sopravvivenza e a migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici".

" Gli importanti risultati emersi da questo studio - ha sottolineato Vittoria Buratti, Capo Dipartimento per la produzione statistica e il coordinamento tecnico-scientifico dell'ISTAT - sono il frutto di una fattiva collaborazione tra ricercatori con competenze diverse in campo demografico, epidemiologico e sanitario. I risultati testimoniano l'importanza del dato di mortalità per il monitoraggio e la valutazione del carico dei tumori per la popolazione e il sistema sanitario. Dimostrano inoltre la necessità di perseguire un'ottica di integrazione nell'osservazione dei fenomeni, utilizzando anche altre fonti come le indagini campionarie sulle famiglie condotte dall'ISTAT e i Registri Tumori Italiani".

A commentare i risultati della ricerca sugli esiti della mortalità è intervenuto anche l'oncologo Francesco Cognetti, Direttore scientifico dell'Istituto Regina Elena di Roma, che ha sottolineato in particolare come questi dati confermino il valore dell'oncologia italiana: "La registrazione della mortalità in forte calo negli ultimi anni mostra chiaramente il valore degli interventi effettuati negli ultimi anni sul Servizio Sanitario Nazionale sia sulla prevenzione primaria che secondaria in campo oncologico. Si tratta di sforzi da implementare soprattutto in direzione degli screening pubblici dei tre tumori da cui i pazienti hanno tratto maggiori vantaggi: il cancro alla mammella, alla cervice uterina e quello al colon retto.

Inoltre - ha aggiunto - vorrei ricordare come ai successi della lotta contro questa malattia abbia contribuito la diffusione delle terapie adiuvanti, soprattutto nei casi a rischio di recidiva. Un successo anche italiano se si pensa che, oltre ad essere tra i Paesi evoluti più avanzati nel campo delle cure oncologiche siamo stati classificati dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), al secondo posto per il valore scientifico delle pubblicazioni oncologiche".

Sul versante della promozione dei corretti stili di vita, uno degli altri fattori fondamentali che hanno contribuito a determinare i risultati ottenuti oggi sulla sopravvivenza è intervenuto Arduino Verdecchia, curatore del volume e Direttore del reparto epidemiologia dei tumori dell'Istituto Superiore di Sanità. "Il fenomeno - ha afferma - è evidente nel caso delle neoplasie correlate all'abitudine al fumo: infatti, parallelamente alla diminuzione del numero dei fumatori, passati dal 55% nel 1970 al 33% nel 1999, è diminuita anche la mortalità dei tumori dei polmoni, del cavo orale, dell'esofago, della laringe, del rene e della vescica. Non così per le donne e specificatamente per le giovani per le quali si registra un aumento dell'incidenza degli stessi tumori; nello stesso periodo le fumatrici sono passate dal 12 al 18%".

Un discorso analogo può essere fatto in relazione alle neoplasie associate alle abitudini alimentari. "Se da un lato, l'omogeneità territoriale del trend di mortalità è spiegata con il fatto che al Nord si è verificata una riduzione della mortalità per di tumore, dall'altro è pur vero che il Sud, a causa dell'introduzione e della diffusione di cibi industriali ricchi di zuccheri e grassi, ha perso quel vantaggio di salute che gli derivava dalla "dieta mediterranea", considerata preventiva per diversi tipi di tumore. Da qui, l'importanza della prevenzione. La prevenzione - ha aggiunto - si conferma, almeno per quanto dipende dai comportamenti e dagli stili di vita, l'unica vera strada da valorizzare".

Nel complesso, il rapporto illustra come a diminuire in maniera sistematica, ovvero secondo un trend deciso e consolidato negli anni, sia la mortalità dei tumori dello stomaco del testicolo, del linfoma di Hodgkin e dell'utero. Quasi tutti gli altri tumori fanno registrare una diminuzione della mortalità a partire dagli anni recenti pari, nel complesso, all'1.5% l'anno.

Nello specifico, i livelli di mortalità del tumore del cavo orale sono diminuiti del 3% per gli uomini e del 4,5% per gli ultrasettantacinquenni; la mortalità per cancro all'esofago del 2.5% per gli uomini e un po' meno, dell'1.5%, per le donne; per la laringe la diminuzione è del 4% per gli uomini e del 2,3% per le donne; per il polmone e il fegato il decremento riguarda solo gli uomini ed è pari rispettivamente all'1.8% e al 2,6%; per l'intestino all'1.6% solo le donne ; per la mammella al 2%; per l'ovaio allo 0.4%; per la vescica al 2%; per il rene allo 0.3%; per l'encefalo e le leucemie all'1% ciascuno. Per altri tipi di neoplasie, invece, la diminuzione della mortalità è iniziata da poco e solo nei giovani: - 0.5% nel caso del tumore al pancreas per chi ha meno di 55 anni; - 1.5% per il cancro alla prostata.

Vi sono, invece, tumori per i quali si osserva un incremento della mortalità generalizzato: è il caso del cancro ai polmoni e di quello al cavo orale nelle donne, tra cui i decessi aumentano, rispettivamente, dell'1% e dell'1.8%, del melanoma della pelle, per il quale la mortalità cresce dell'1.5% e dei linfomi non Hodgkin (associati spesso all'infezione da HIV), per i quali l'aumento di mortalità è quasi del 2%.

Anche l'incidenza dei tumori maligni, al pari della mortalità, segue un andamento decrescente, ma solo per gli uomini a partire dalla seconda metà degli anni Novanta. Per le donne, infatti, l'incidenza, che indica il numero di nuovi casi l'anno, è ancora in crescita, sebbene con una velocità minore negli anni recenti. Oggi si stimano circa 250.000 tumori maligni l'anno.

Per quanto riguarda i livelli di sopravvivenza per tumore in Italia, il rapporto mette in evidenza come sia in linea con la media europea, secondo quanto attesta Eurocare, il più vasto studio comparativo europeo di sopravvivenza finalizzato a conoscere le differenze di sopravvivenza per tumore in Europa. Se in Italia, infatti, la sopravvivenza a 5 anni è in media del 46%, il valore medio europeo è del 45%. La sopravvivenza, poi, è più alta per le donne (54% contro il 40% degli uomini), a motivo della diversa distribuzione per tipi di cancro, più letali negli uomini (polmone, colon-retto, stomaco), meno severi nelle donne (mammella, colon-retto, cervice e corpo uterino).


Da: Salute Europa News, 22/9/2005