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Sigarette e aterosclerosi: uno studio svela gli effetti diretti del
fumo sul sistema vascolare.
È noto
che fumare aumenta il rischio di aterosclerosi, ma fino a questo
momento non era chiaro quale fosse il processo che avvia il danno
organico che a sua volta può condurre all'insorgere della
malattia. Un team di scienziati dell'Innsbruck Biocenter e della
Innsbruck Medical University (Austria) è riuscito a mostrare
in dettaglio le drammatiche alterazioni biochimiche e morfologiche
che avvengono nelle pareti dei vasi sanguigni a causa del fumo. I
dati sono stati presentati ieri nel corso del Terzo Meeting Europeo
di Biologia Vascolare e Medicina, che è attualmente in corso
ad Amburgo e si svolge in parallelo con il Secondo Convegno Annuale
dell'European Vascular Genomics Network (EVGN).
Il fumo di sigaretta rappresenta la seconda causa di morte nel mondo
e costituisce un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari
(CVD). È noto che la combustione sviluppa più di 4800
composti chimici diversi, ma nessuno ha mai identificato con precisione
quelli che inducono l'aterosclerosi, soprattutto per la difficoltà che
l'analisi di una miscela così complessa comporta. Tuttavia,
gli scienziati concordano sul fatto che il fumo di sigaretta può indurre
modifiche biologiche che si ripercuotono sulla salute delle cellule.
Per chiarire quale fosse l'effetto di un estratto di fumo di sigaretta
(CSE, Cigarette Smoke Extract) - paragonabile a quello sortito dal
fumo attivo - sulle cellule endoteliali vascolari umane gli scienziati
austriaci hanno incubato una serie di cellulari con CSE. E per la prima
volta hanno descritto in dettaglio sia le modifiche morfologiche cui
andavano incontro le cellule, che le reazioni biochimiche che hanno
provocato il conseguente danno cellulare.
"
Nelle prime sei ore dopo la somministrazione del CSE - ha spiegato
David Bernhard dell'Innsbruck Biocenter, che ha presentato lo studio
- le cellule sono apparse molto sofferenti a causa dei composti tossici
ricevuti: si sono raggrinzite e lacerate. Oltre a ciò, alcune
proteine essenziali per il corretto funzionamento cellulare (come la
tubulina, un componente dell'impalcatura proteica che dà la
forma alla cellula) si sono completamente degradate."
Accanto alle alterazioni dell'endotelio, che rappresentano un campanello
di allarme dell'aterosclerosi, un secondo indizio di danno è costituito
dallo stress ossidativo che interessa le cellule dell'endotelio vasale.
E infatti, i ricercatori hanno misurato elevati livelli di stress ossidativo
indotto dal CSE a carico delle proteine cellulari: "Le modificazioni
cellulari provocate dai metalli presenti nel fumo di sigaretta - ha
chiarito Bernhard - hanno causato l'inattivazione funzionale di alcune
proteine. È la prima volta che si riesce a dimostrare in modo
così chiaro e inequivocabile l'ossidazione diretta delle proteine
da parte dei composti presenti nel fumo di sigaretta."
Che cosa accade dopo il danno iniziale? Le cellule reagiscono nel tentativo
di disintossicari e ristabilire la loro normale funzionalità.
Utilizzando la tecnologia highthroughput dei microarray (che consente
agli scienziati di analizzare simultaneamente decine di migliaia di
geni e proteine) i ricercatori hanno "zoomato" all'interno
delle cellule per identificare eventuali danni a livello biochimico
o genetico. Hanno così scoperto che le cellule endoteliali secernevano
sostanze in grado di indurre uno stato di generale infiammazione. E
che, oltre a ciò, andavano incontro a un riarrangiamento nell'attività genica,
che determinava il "risveglio" di alcuni geni.
"Le cellule - ha spiegato il ricercatore - reagivano alle sostanze
tossiche riducendo la produzione di una trentina di proteine, producendo
in
parallelo due nuove proteine. Possiamo interpretare questa reazione
come un 'campanello di allarme', un messaggio diretto ad allertare
il sistema immunitario affinché accorra in aiuto." Dopo
24 ore, tuttavia, le cellule recuperavano un aspetto normale. Quantunque
già rilevanti in sé, questi risultati risultano ancora
più interessanti se inseriti in un contesto fisiologico umano.
I ricercatori austriaci, infatti, hanno analizzato un gruppo di 56
forti fumatori, trovando nel loro sangue almeno due metalli (cadmio
e stronzio) derivanti dal fumo di sigaretta. Attualmente, sono in corso
le analisi di un secondo gruppo di 200 fumatori per approfondire e
caratterizzare ulteriori parametri fisiologici, soprattutto ematici.
"C'è un rapporto diretto tra fumo e la salute delle cellule
che rivestono i nostri vasi sanguigni - ha concluso Bernhard - Le cellule
riescono sì ad arginare un danno chimico, ma fino a un certo
punto. Se lo stimolo continua troppo a lungo o diventa troppo intenso
non ce la fanno più, e muoiono."
Da: Salute Europa News, 22/9/2005 |