SANITA': Farmaci, un marchio per la qualita' di quelli made in Italy.


Un marchio di qualità, quello del made in Italy, da applicare anche sui farmaci. Assieme alla detassazione, ha sostiene Claudio Cavazza (Sigma Tau), è l'unico modo per salvare un'industria schiacciata da una concorrenza globale che rischia di non lasciare scampo alle industrie che seguono le regole e che mettono la qualità al centro del loro lavoro. Lo spunto per lanciare la proposta è stata la conferenza nazionale sui farmaci al Sanit. L'idea è condivisa in pieno dal presidente della Farmindustria, Sergio Dompé. "E' già una grande campagna di Confindustria e a questo impegno non fa eccezione il mondo del farmaco. Le industrie stanno lavorando e vogliamo essere più competitivo. In questo il marchio un elemento fondamentale, una strada da seguire".  Il farmaceutico, sostiene infatti Cavazza, è il settore che investe di più in ricerca in tutti i settore industriali italiani, "é un fattore di sviluppo e di conoscenza, un modello di industria per il futuro. Abbandonarla non significa solo abbandonare un fattore produttivo ma anche culturale" ha quindi aggiunto. Il discorso del marchio ha poi spiegato non ha nulla a che fare con il protezionismo. Scettico il sottosegretario alla salute Cesare Cursi: "sì solo se il marchio significa mettere sul mercato farmaci innovativi". In sostanza sì al riconoscimento della qualità italiana ma a determinate condizioni. Ma il farmaco, ha spiegato nella sua relazione alla conferenza Nello Martini, direttore dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è visto già da tempo in modo differente. "Non si può prescindere dal governo della spesa ma non è il solo elemento per fare delle scelte. Le nuove regole - ha detto Martini - hanno infatti consentito una inversione di tendenza". Più sperimentazioni, più registrazioni e il via a progetti di ricerca indipendente, per Martini, lo dimostrano.


Da: News Sanità di Weber Shandwich, 09/02/2006