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Sono raddoppiati in 5 anni in Europa,
passando da 3 a 6 ogni 100 mila abitanti, i casi di malattie
infiammatorie croniche intestinali, di cui le più importanti
sono rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn. Ci si ammala già
a 10-12 anni, ma il 20% delle forme pediatriche, le più
gravi, può esordire prima dei 10 anni.
Per lanciare un
allarme e sensibilizzare i pediatri italiani sulla necessità
di una diagnosi precoce e sulle nuove terapie, gli
specialisti della Sigenp, Società Italiana di
Gastroenterologia Epatologia e Nutrizione Pediatrica hanno
elaborato un documento di consenso presentato a Milano.
Sono oltre 100 pagine fitte sull' epidemiologia, i
sintomi, i metodi di diagnosi e di terapia, farmacologica e
chirurgica di queste malattie, riunite in un fascicolo che
sarà distribuito ai pediatri di base e a quelli ospedalieri,
oltre che pubblicato come supplemento a una rivista
internazionale. "Sono 'malattie del benessere' - dice
Arrigo Barabino
direttore dell'Unità di Gastroenterologia pediatrica dell'
Istituto Gaslini di Genova - perché esistono solo negli Usa
e in Europa mentre sono sconosciute in Cina e in Africa". L'
ipotesi più accreditata è che siano malattie autoimmuni,
causate dall'attacco del sistema immunitario contro la
normale flora batterica dell'intestino. "La terapia
tradizionale è quella immunosoppressiva - spiega Barabino -
ma da poco sono stati introdotti farmaci biologici che hanno
dato risposte clamorose intorno al 60% dei casi, provocando
la remissione o una riduzione significativa dei sintomi in
tempi brevi". Per un migliore controllo della malattia, il
documento di consenso raccomanda ai pediatri di anticipare
quanto più possibile la diagnosi osservando i sintomi
(dolori addominali, diarrea, sangue nelle feci, deficit di
crescita). Nella colite ulcerosa infatti si calcola un
ritardo diagnostico di 6 mesi, nel morbo di Crohn 10 mesi,
nella colite indeterminata 9 mesi.
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