|
L'ipertensione spesso non viene da sola: in un caso su tre
si accompagna alla sindrome metabolica. Potrebbero essere
sintetizzati così i risultati preliminari dello
studio Promise (Prevalence of Abdominal Obesity
and Metabolic Sindrome and Their Association with Organ
damage in Hypertension and Lipid Clinics), presentati ieri a
Milano e tesi a valutare se e quanto la pressione alta si
associ a bassi livelli di Hdl (colesterolo 'buono') nel
sangue, elevata trigliceridemia, presenza di obesità
addominale, ma anche a danni al cuore e alla carotide. "Al
momento - ha spiegato
Alberto Zanchetti, docente di Medicina interna
del centro di Fisiologia clinica e ipertensione dell'ospedale
Maggiore di Milano - non sono ancora disponibili
risultati definitivi sull'intera coorte di pazienti inserita
nel trial, ma esistono informazioni sui circa 690 pazienti
reclutati nei centri per l'ipertensione che hanno
partecipato all'indagine. E abbiamo già un quadro abbastanza
preciso e allarmante della frequenza di associazione tra
ipertensione e quella che modernamente viene chiamata
sindrome metabolica: la prevalenza di questa condizione
nell'iperteso si aggira intorno al 30%. Più in
particolare,solo il 30% dei pazienti studiati è risultato
essere 'solo' iperteso. Un terzo presenta infatti un altro
fattore di rischio cardiovascolare e altrettanti ne'vantano'
tre o più". I pazienti coinvolti nello studio sono stati
sottoposti anche a ecocardiografia, valutazione delle
arterie carotidi tramite eco doppler e misurazione della
microalbuminuria, parametro significativo per valutare la
presenza di danni renali. "Sulla base di dati preliminari -
conclude Zanchetti -si può affermare che nei malati che
presentano anche fattori di rischio cardiometabolico sono
più frequenti segni di danni sub-clinico a carico del cuore
(ispessimento delle pareti, ipertrofia ventricolare
sinistra) e della carotide".
|