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La caccia ai meccanismi ancora in gran
parte sconosciuti che possono scatenare l'infarto è fra gli
obiettivi di uno degli otto centri di eccellenza europei
individuati dalla rivista scientifica internazionale
Circulation: l'istituto di Cardiologia dell'università
Cattolica di Roma.
"Può accadere che un paziente possa stare bene per
decenni e che a un certo punto l'infarto arrivi senza
preavviso. Su fenomeni come questi abbiamo dati nuovi", ha
detto il direttore dell'istituto,
Filippo Crea. I
dati, raccolti dal gruppo coordinato da
Luigi Biasucci e
Giovanna Liuzzo,
riguardano soprattutto il ruolo dei neutrofili, cellule del
sistema immunitario la cui presenza è indice di infezioni e
infiammazioni in atto.
Tra le altre linee di ricerca, il perfezionamento
della cura dell'infarto con la tecnica basata sull'apertura
delle coronarie per mezzo di stent e messa a punto dal
gruppo coordinato da
Francesco Burzotta. "In un terzo dei casi - ha detto
Crea - il sangue non riesce a raggiungere il muscolo
cardiaco nonostante la buona riapertura delle coronarie. Per
la prima volta - ha aggiunto - abbiamo dimostrato che la
semplice aspirazione del trombo prima dell'intervento si
traduce in un miglioramento dell'esito del trattamento e in
un maggior numero di vite salvate". Un altro risultato di
eccellenza, ha concluso Crea, riguarda una nuova tecnica per
la diagnosi delle miocardiopatie, messa a punto dal gruppo
coordinato da Maurizio Pieroni: combinando mappa elettrica
del cuore e biopsia cardiaca diventa possibile migliorare la
diagnosi.
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