SANITA’: Dompe', la ricerca del Paese è ferma
 

Sul fronte della Ricerca l'Italia è un paese fermo, "ingessato",sia pure con delle aree di eccellenza, e che attrae troppo poco i talenti stranieri. Con un dato che lo distingue, in negativo: meno di 2 occupati su 1.000 nell'industria sono ricercatori, contro i quasi 4 dell'Europa. A rilanciare l'allarme sullo stato della ricerca in Italia è stato ieri ilpresidente di Farmindustria Sergio Dompé, in occasione del convegno sul tema organizzato da IMT-Alti StudiLucca con la partecipazione di Farmindustria. Nella ricerca l'Italia è in ritardo, ha sottolineato Dompé, "ma non ha le ruote completamente a terra. Seè vero infatti che l'investimento in Ricerca e sviluppo è dell'1,1% del Pil, rispetto all'1,9% dell'Ue con punte del 2,5% in Germania e del 2,1% in Francia,e che il numero dei ricercatori è inferiore alla media Ue, è anche vero che in Italia esistono 42 aree scientifiche competitive a livello internazionale e un segnale importante viene anche dalle imprese del farmaco con investimenti in ricerca in crescita dal 2003 di oltre il 20%". Ed un'area di eccellenza, ha aggiunto, è senza dubbio quella rappresentata dal Servizio sanitario nazionale:"Quello statunitense, sulla base di classifiche internazionali - ha ricordato -è al 37/o posto per rapporto prezzo/prestazioni, mentre noi siamo al secondo posto dopo la Francia". Insomma, alcune aree di eccellenza ci sono, ma la situazione, affermano in molti, resta "grave", e i numeri lo dicono chiaramente:ci sono, ad esempio, solo 60 titoli di Phd per ogni milione di abitanti (contro i 400 della Svezia, 250 nel Regno Unito, 290 in Germania, 170 in Francia); tra il 3 e il 5% dei nostri laureati lascia il paese e solo il 2% dei laureati sono stranieri. Una situazione preoccupante anche secondo Anna Maria Artoni (Confindustria): "L'Italia - ha affermato - sta perdendo la guerra dei talenti. Così come ci preoccupiamo di intercettare le carrette del mare, dovremmo preoccuparci anche di intercettare e attrarre talenti in Italia. Ma solo incentivando la ricerca - ha aggiunto - si dà alle imprese la possibilità di restare competitive". Il sistema dell'Università e ricerca italiano com'é oggi, ha commentato Luigi Zingales, professore alla University of Chicago, "conviene solo a chi vi è già dentro e l'apertura verso l'estero è considerata un rischio enorme perché - ha concluso - mette in pericolo il potere dei cosiddetti 'baroni'".
 


Da: News Sanità di Weber Shandwich, 19/07/2007