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Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
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28.07.2015
Epatite: Ecdc, in Europa 10 mln infetti ma molti non lo sanno oggi giornata mondiale, "favorire accesso a diagnosi e cure"

Da: MEDICINA

In Europa dieci milioni di persone hanno un`infezione cronica da epatite B o C, ma la maggior parte non lo sa. Lo ricorda l`European Center for Diseases Control and Prevention (Ecdc) alla vigilia del World Hepatitis Day che si celebra nel mondo. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall`istituto, nel continente sono stati riportati nel 2013 circa 20mila casi di epatite B, la cui incidenza è dimezzata tra il 2006 e il 2013, e 32mila di epatite C, che invece è in aumento, mentre l`epatite A ha colpito duramente nel 2014 e nel 2015 con tre grandi focolai il più grande dei quali con più di 1500 casi. Il peso dell`epatite, afferma però Andrea Ammon, direttore dell`Ecdc, è in realtà molto più alto. "In Europa si stima che 10 milioni di persone siano infette da epatite B e C cronica - sottolinea - ma la maggior parte di questi individui non sa di avere l`infezione. Un test del sangue rapido può stabilire se si ha il virus o no. Soprattutto chi è più a rischio dovrebbe avere un accesso facile al test, ad esempio gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini o chi fa uso di droghe iniettabili". Dopo la diagnosi, ricorda Ammon, ora sono disponibili diversi trattamenti, anche se la prevenzione rimane l`arma principale. "La vaccinazione è la misura individuale più efficace per proteggersi dalle epatiti A e B - sottolinea l`esperto -. E l`epatite C può essere curata, soprattutto se trovata e trattata precocemente".



 
28.07.2015
Tumori, causa non è solo nel dna, studio svela ruolo squilibri proteine

Da: RICERCA

Un nuovo studio scopre il meccanismo non genetico che causa il cancro: alla base gli squilibri di proteine all`interno delle cellule. È quanto stabilisce il lavoro dell`Università di Leeds e dell`Università del Texas pubblicato sulla rivista `Oncogene’. La scoperta è un passo in avanti importante perché fino ad oggi le alterazioni genetiche erano viste come la causa principale di quasi tutti i tumori. Secondo i ricercatori l`azione di questo meccanismo di squilibrio delle proteine potrà essere un potente strumento di prognosi: indicando se i pazienti sono in grado di rispondere alla chemioterapia e se un tumore è più probabile che si diffonda ad altri siti. Inoltre, i risultati della ricerca aprono anche alla possibilità di nuove terapie in grado di prevenire pericolosi corto circuiti nelle cellule. "C`è stato un enorme investimento - afferma John Ladbury, autore della ricerca - nel sequenziamento del genoma umano con l`idea che, se avessimo ottenuto tutte le informazioni genetiche rilevanti, avremmo potuto prevedere una predisposizione al cancro. E, in ultima analisi, utilizzare la medicina personalizzata per sviluppare un approccio terapeutico. Il nostro studio - precisa lo scienziato - dimostra che lo screening genetico da solo non basta". I ricercatori hanno preso in esame il percorso di segnalazione all`interno delle cellule (denominato Akt) che guida la formazione del cancro ovarico e la sua diffusione nell`organismo.



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23.07.2015
Olio extravergine d`oliva `farmaco’ anti-diabete

Da: MEDICINA

L`olio l`extravergine d`oliva farmaco naturale contro il diabete. A stabilirlo è uno studio dell`Università Sapienza di Roma, pubblicato su `Nutrition & Diabetes`, che ha messo in evidenza gli effetti di un particolare olio extra vergine d`oliva (proveniente dalla zona collinare della provincia di Viterbo) nella prevenzione e nella cura della patologia. Dalla ricerca emerge infatti che l`extra vergine di oliva (una dose di 10 grammi al giorno) si comporta come un antidiabetico orale con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale che riducono il livello della glicemia nel sangue). L`assunzione di olio extra vergine di oliva si associa, infatti, a un aumento nel sangue delle incretine. La ricerca è stata presentata questa mattina, alla presenza del rettore Eugenio Gaudio, nella sala multimediale del rettorato di Ateneo, da Francesco Violi, coordinatore dello studio. "I risultati di questo lavoro hanno dimostrato che l`olio extra vergine di oliva riduce la glicemia ed aumenta l`insulinemia nei pazienti sani - sottolineano gli autori - aprendo interessanti prospettive sul suo uso nei pazienti con diabete, in cui la glicemia post-prandiale può essere molto elevata e potenzialmente dannosa per il sistema cardio-circolatorio. Negli studi finora pubblicati non era stato mai individuato il meccanismo attraverso cui l`olio interferisce con il metabolismo del glucosio". Nella ricerca condotta al Policlinico Umberto I-Sapienza Università di Roma è stato analizzato il profilo glucidico e lipidico di 25 soggetti sani randomizzati, sperimentando, con una metodologia `cross-over`, la somministrazione di una dose di 10 grammi di olio d`oliva in un pasto con tipico cibo mediterraneo.



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21.07.2015
Federfarma, al via consegna a domicilio per persone fragili

Da: SANITÀ

Da oggi chi è solo e non può recarsi in farmacia per una patologia grave o cronica può usufruire del servizio gratuito di consegna a domicilio di farmaci, fornito a livello nazionale dalle farmacie italiane aderenti a Federfarma e patrocinato dal ministero della Salute. Ad annunciarlo la stessa Federazione dei titolari di farmacia in un nota. Apprezzamento per il nuovo servizio è stato espresso dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha sottolineato il valore sociale dell`iniziativa: "La consegna a domicilio di farmaci, attivata dalle farmacie in favore di persone particolarmente fragili - afferma Lorenzin - rientra in un quadro di grande attenzione alle esigenze di salute espresse da una popolazione che invecchia e in cui aumenta il livello di cronicità". "D`altronde - aggiunge - la Farmacia dei Servizi è uno dei capisaldi del Patto per la Salute. Le farmacie costituiscono un patrimonio prezioso del servizio sanitario perché garantiscono con professionalità e capillarità l`accesso al farmaco in tutto il Paese, fin nelle zone meno popolate. E questa iniziativa ne è una dimostrazione". I soggetti non in grado di camminare, per una patologia cronica o grave, che non abbiano a disposizione persone che possano recarsi in farmacia, possono chiamare il numero verde 800 18 95 21 (attivo i giorni feriali, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18) e fornire all`operatore le generalità e l`indirizzo al quale recapitare il farmaco. Il servizio, pubblicizzato dal 20 al 26 luglio sulle reti Rai, tramite uno spot televisivo promosso dal Segretariato sociale della Rai, è gratuito. L`operatore del call center mette in contatto telefonicamente il cittadino con la farmacia più vicina, individuata tramite un programma di geolocalizzazione. L`interessato comunica direttamente al farmacista il farmaco di cui ha bisogno e prende accordi per il ritiro della ricetta, se necessaria, e la consegna del farmaco. Il servizio non garantisce consegne urgenti e nel rispetto della normativa sulla privacy, la farmacia dovrà consegnare i medicinali contenuti in un involucro che non consenta di identificare il farmaco dispensato.



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20.07.2015
Cardiologo, con canicola massimo rischio colpi di calore e disidratazione

Da: MEDICINA

Si alzano le temperature e scatta l`allerta per le persone più fragili, non solo i bambini e gli anziani, e soprattutto per chi vive solo nelle grandi città. "Sono giorni di massima allerta per gli `over 65`, con particolare attenzione per chi ha problemi di cuore", avverte Francesco Romeo, direttore della Uoc di Cardiologia del Policlinico Tor Vergata di Roma, che illustra all`Adnkronos Salute i maggiori pericoli per la salute. "La perdita di liquidi e di elettroliti è il rischio peggiore nelle giornate con picchi di temperatura, una condizione che rende soprattutto le persone anziane a rischio di insufficienza renale acuta - aggiunge Romeo - Per questo devono bere molto, mangiare frutta e verdura ed evitare l`esposizione al sole nelle ore più calde". "Il colpo di calore è, invece, un evento acuto, che può avere delle conseguenze gravi se la vittima è un anziano cardiopatico, ma anche i giovani in buone condizioni di salute possono incorrervi - ricorda Romeo - Ed è spesso legato a un errore di esposizione al sole con un intenso stress termico, che può anche causare svenimenti".



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20.07.2015
Resveratrolo e quercetina chiavi per migliorare cure

Da: ONCOLOGIA

Resveratrolo e quercetina, due polifenoli che sono stati ampiamente studiati per le loro proprietà salutari, potrebbero presto diventare la base di un nuovo importante passo avanti nel trattamento del cancro, migliorando in particolare l`efficacia e la tollerabilità di un farmaco chemioterapico già esistente. Lo dimostrano i risultati di una ricerca pubblicati sul `Journal of Controlled Release da scienziati del College of Pharmacy della Oregon State University e della Facoltà di Farmacia della Pacific University. La quercetina è un potente antiossidante e raggiunge alcuni dei suoi più alti livelli naturali in capperi, frutti di bosco, ortaggi e verdure a foglia verde. Il resveratrolo, un altro antiossidante presente nel vino rosso e in alcuni alimenti (uva, tè verde, alcuni frutti, bacche e cioccolato fondente), ha già ricevuto molta attenzione come possibile spiegazione del `paradosso francese: una bassa incidenza di malattie cardiovascolari nonostante una dieta spesso ricca di grassi, ma anche di vino rosso. Grazie ai loro nuovi esperimenti di laboratorio, gli scienziati hanno sviluppato un sistema per aumentare la biodisponibilità di questi composti nel corpo utilizzando `copolimeri che li rendono solubile in acqua e ne consentono l`ingresso nel flusso sanguigno, creando livelli molto superiori rispetto a quelli che potrebbero mai essere ottenuti con la dieta o l`assunzione orale. In più, gli studiosi assicurano che il resveratrolo e la quercetina possono ridurre la tossicità cardiaca di un farmaco antitumorale molto diffuso, l`adriamicina. La co-somministrazione di questi polifenoli potrebbe permetterne un uso più ampio dell`attuale, limitato proprio per gli effetti negativi sul cuore.



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17.07.2015
Troppi grassi saturi alterano l`umore e favoriscono le dipendenze

Da: MEDICINA

Evitare i cibi `pesanti’ non è solo una questione di linea. I grassi saturi a tavola modificano il fisico, ma anche l`umore e influiscono profondamente sul cervello, alterando le funzioni della dopamina, neurotrasmettitore che ha un ruolo importante nella comunicazione tra neuroni. L`indicazione arriva da uno studio dell`università di Montreal realizzato sui topi e pubblicato sulla rivista `Neuropsychopharmacology`. I ricercatori hanno lavorato su tre gruppi di topi che sono stati alimentati in maniera differente: il primo con una dieta povera di grassi, con uguali quantità di acidi grassi mono-insaturi e saturi; il secondo con un regime ricco in grassi alimentari mono-insaturi di cui il 50% proveniente da olio d`oliva; infine il terzo con una dieta ricca di grassi saturi di cui il 50% proveniente da olio di palma. Nei topi di quest`ultimo gruppo le funzioni della dopamina risultavano considerevolmente attenuate. Secondo i ricercatori canadesi, dunque, un`alimentazione grassa, al di là dell`aumento di peso e dei rischi cardiovascolari, provoca deficit nel funzionamento dei circuiti cerebrali che governano l`umore, le dipendenze e la sovralimentazione. "I grassi in sé - spiega Stéphanie Fulton, docente del dipartimento di Nutrizione dell`università canadese e autrice dello studio - non costituiscono un rischio, ma dovrebbero rappresentare una percentuale molto ridotta della nostra dieta".



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17.07.2015
Memoria addio per `effetto google’, 90% ha amnesie digitali

Da: MEDICINA

È finita l`era dei cervelli dalla memoria prodigiosa, stile Pico della Mirandola. Complice la tecnologia `user friendly`, ormai tendiamo a dimenticare numeri di telefono, indirizzi e perfino compleanni, certi di poter contare su un aiutino digitale. È l`effetto Google, che moltiplica le informazioni e ci spinge ad archiviarle su un `disco di memoria temporanea’, che si resetta in poco tempo. Così si finisce per avere, quando va bene, solo un vago ricordo di cose che un tempo si conoscevano a menadito. A interrogarsi sull`effetto Google e sulla tecnologia che rende stupidi è un`analisi sull`Independent, forte dei dati di alcuni studi in materia. Stando alla ricerca del Kaspersky Lab, il 90% degli utenti di device tecnologici soffre di amnesia digitale: oltre il 70% non conosce a memoria il numero di telefono dei figli e il 49% quello del partner. Tanto c`è la rubrica sul telefonino (e sulla chat), e basta un click per trovare ciò che serve. Solo chi è cresciuto nell`era archeologica del telefono a cornetta ricorda ancora i numeri di casa degli amici dell`epoca: secondo i ricercatori, ormai siamo certi che le risposte che ci servono arriveranno in un click, e tutto sommato siamo felici di trattare il web come una sorta di memoria esterna. La buona notizia, stando almeno a Maria Wimber dell`University of Birmingham, è che Internet ha semplicemente cambiato il nostro modo di gestire e conservare le informazioni. Insomma, l`effetto Google non ci rende più stupidi, ma "più bravi a ricordare dove cercare alcune informazioni". E "non memorizziamo più i dati come facevamo un tempo, perché sappiamo che Internet sa tutto". Una conclusione simile a quella di Betsy Sparrow della Columbia University: "La nostra mente ricorre a internet in modo molto simile a quello con cui ricorriamo alla memoria di un amico, un familiare o un collega".



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15.07.2015
Un gesto vale più di mille parole, svelati meccanismi comprensione

Da: MEDICINA

Il dito che oscilla per dire `no’, il braccio che indica la direzione di un luogo, due dita ravvicinate nella zona delle labbra per mimare `sta fumando’ oppure, pollice e indice congiunti, la mano che scrive nell`aria `il conto per piacere’. Sono solo alcune tipologie di gesti analizzate dall`Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Segrate (Ibfm-Cnr) e dal Cognitive Electrophysiology lab dell`Università di Milano-Bicocca, che hanno studiato i meccanismi neurali alla base della comprensione della gestualità spontanea negli udenti. Un gesto vale più di mille parole, soprattutto per noi italiani, che amiamo esprimerci in modo `figurato’. I ricercatori sono partiti da una batteria di 187 gesti utilizzati spontaneamente per accompagnare o sostituire la comunicazione uditivo-verbale nella lingua italiana. Lo studio è pubblicato online sulla rivista `Brain and Language’ ed è in prossima uscita nella versione cartacea. "Per ciascun gesto - spiega Alberto Zani, ricercatore dell`Ibfm-Cnr - sono state scattate foto frontali, con varianti regionali-dialettali e soggettive, coinvolgenti mimica facciale e movimenti o posture caratteristiche, compiuti da sei individui, tre maschi e tre femmine, tra i 24 e i 27 anni d`età, per un totale di 1.222 gesti. Gli stimoli sono stati validati da 18 coetanei, anch`essi studenti universitari". Di questi gesti, "800 sono stati selezionati e abbinati a una descrizione verbale, per la metà incongruente, per testare i meccanismi di comprensione semantica da parte degli studenti: di 14 sono stati registrati i potenziali bioelettrici cerebrali (ERPs)", prosegue.



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15.07.2015
Msf, bene obiettivo cure ma non abbassare la guardia

Da: RICERCA

"Il traguardo di 15 milioni di persone in trattamento contro l`Hiv nei paesi in via di sviluppo è un importante risultato globale, ma non possiamo dimenticare che più della metà delle persone affette oggi da Hiv ancora non ha accesso alle cure. Non possiamo quindi permetterci di perdere lo slancio proprio ora che c`è bisogno di raddoppiare il ritmo di crescita dei trattamenti, perché ogni giorno sempre più persone hanno bisogno di accedere al trattamento rispetto al giorno prima". È il commento di Sharonann Lynch, esperta di Hiv/Tb della Campagna per l`accesso ai farmaci essenziali di Medici Senza Frontiere. "In alcuni Paesi in cui lavoriamo - ricorda - solo il 17% delle persone che ne avrebbero bisogno ha accesso alla terapia antiretrovirale, per questo è necessario dedicare molta più attenzione a questi contesti trascurati. Proprio ora che la terapia antiretrovirale ha raggiunto un numero di persone mai registrato prima e che la ricerca scientifica sta supportando questi progressi a favore di tutte le persone affette da Hiv, sia per i benefici per la loro salute sia per arginare la diffusione del virus, i donatori stanno facendo una delle proposte più ciniche della storia recente, chiedendo al Fondo Globale di ridurre il sostegno per gli interventi di lotta all`Hiv/Aids, tubercolosi e malaria nei paesi in via di sviluppo. Qualsiasi riduzione del sostegno allo sforzo globale contro l`Hiv a questo punto contraddice le indicazioni degli esperti: se non sfruttiamo oggi l`opportunità di ridurre l`epidemia, il rischio è di tornare indietro agli stessi tassi di mortalità e di infezione di cinque anni fa. La scelta che la comunità internazionale ha davanti è cruciale: può ridurre nuovi casi di Hiv e di morte, oppure può tagliare i finanziamenti ai paesi in via di sviluppo per la lotta all`Hiv ma non può fare entrambe le cose".



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14.07.2015
Motori di ricerca per malattie falliscono due volte su tre Algoritmi che partono da sintomi poco precisi e troppo `cauti’

Da: RICERCA

I motori di ricerca su web che a partire dai sintomi trovano una possibile diagnosi sbagliano due volte su tre. Lo ha scoperto uno studio della Harvard Medical School, pubblicato dal British Medical Journal, secondo cui inoltre questi algoritmi sono `troppo cauti’, consigliando di andare dal medico anche quando basterebbe l`automedicazione. Per la ricerca sono state create delle liste di sintomi basata su 45 scenari medici, che sono state poi testate su 23 motori di ricerca. Si tratta dei più usati negli Usa, in Gran Bretagna, in Olanda e in Polonia. Gli algoritmi hanno fornito la diagnosi corretta solo un terzo delle volte, mentre la malattia giusta compariva nelle prime tre ipotesi nel 51% dei casi. L`uso di questi motori, come WebMD o iTriage, è comunque più preciso rispetto alla ricerca `random` su un motore non specifico dei sintomi, affermano gli autori. "Questi programmi tendono anche ad essere troppo cauti, suggerendo di rivolgersi al pronto soccorso o al medico anche quando l`auto trattamento sembra una scelta ragionevole - affermano -. Possono comunque essere usati, ma con l`avvertenza che non possono essere l`unico mezzo con cui si cerca di arrivare alla diagnosi".



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10.07.2015
Più vicino collirio `da Nobel` per curare malattie neurodegenerative

Da: MEDICINA

Semplici gocce per gli occhi potrebbero fornire un importante contributo alla lotta contro le malattie neurodegenerative e alla comprensione dei processi biologici alla base dello sviluppo delle connessioni e delle strutture cerebrali. La ricerca di un team dell`Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Ibcn-Cnr), guidati da Paola Tirassa, è stata pubblicata sulla rivista `European Journal of Neurosciencè. E trae origine dagli studi del premio Nobel Rita Levi Montalcini. Il lavoro ha dimostrato su modello animale come la somministrazione di una soluzione contente Ngf - il fattore responsabile della crescita delle cellule nervose scoperto da Montalcini - è in grado di stimolare la generazione di nuovi neuroni. Attraverso la somministrazione di un collirio contenente Ngf, i ricercatori del Ibcn-Cnr hanno infatti dimostrato che questo trattamento è in grado di contrastare gli effetti del danno neuronale, inducendo le cellule cerebrali progenitrici presenti nel cervello a produrre nuovi neuroni.



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10.07.2015
Probiotici potrebbero essere utili contro ustioni e traumi

Da: RICERCA

I pazienti che hanno subito ustioni e traumi potrebbero riportare profondi cambiamenti in 100 trilioni di batteri all`interno del tratto gastrointestinale. Un gruppo di ricercatori della Loyola University Chicago Health Sciences Division ha scoperto che nei pazienti con gravi ustioni si verifica un aumento significativo di Enterobatteri, una famiglia di batteri potenzialmente pericolosi. Allo stesso tempo si verifica una corrispondente riduzione di batteri benefici che normalmente mantengono i batteri nocivi sotto controllo. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Plos One, suggeriscono che i pazienti potrebbero trarre benefici da trattamenti a base di probiotici. La stessa cosa, secondo i ricercatori, potrebbe valere per i pazienti che hanno subito un trauma, comprese lesioni cerebrali traumatiche. Negli individui sani, il tratto gastrointestinale contiene più di 100 trilioni di batteri (microbioma), che vivono in simbiosi e offrono numerosi vantaggi. Se questo equilibrio si interrompe, si verifica uno stato chiamato disbiosi, che è collegato a molte condizioni, tra cui malattie infiammatorie intestinali, obesità, artrite reumatoide e diabete. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato campioni di feci di 4 pazienti gravemente ustionati che sono stati trattati nel centro ustioni del Medical Center della Loyola University. I campioni sono stati prelevati 5-17 giorni dopo le ustioni. Il microbioma di questi pazienti sono stati confrontati con il microbioma di un gruppo di controllo di otto pazienti che avevano subito solo lievi ustioni. Nei pazienti gravemente ustionati, gli Enterobatteri rappresentato in media il 31,9 per cento dei batteri del microbioma intestinale. Al contrario, gli Enterobatteri rappresentavano solo lo 0,5 per cento del microbioma dei pazienti che avevano subito lievi ustioni. Gli Enterobatteri appartengono a una famiglia di batteri che includono anche batteri patologici, come E. coli e Salmonella. Secondo i ricercatori, gli squilibri dei batteri possono contribuire al rischio sepsi o ad altre complicazioni infettive che causano il 75 per cento di tutti i decessi nei pazienti con gravi ustioni. Lo squilibrio potrebbe compromettere le pareti del tratto gastrointestinale, permettendo ai batteri nocivi di fuoriuscire dall`intestino e raggiungere il flusso sanguigno. I ricercatori hanno in programma ulteriori studi per confermare questa ipotesi.



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09.07.2015
Tintarella invecchia, 70% macchie e rughe causato da raggi

Da: MEDICINA

Tempo di tintarella, ma attenzione alla pelle: "Deve essere curata prima, durante e dopo l`esposizione al sole". Lo raccomanda Patrizia Gilardino, chirurgo plastico di Milano, che ricorda come i raggi solari non sono solamente responsabili di melanomi. "È anche accertato da studi scientifici che il 70% dell`invecchiamento della pelle dipende dal sole", precisa Gilardino. Ecco quindi alcuni consigli per prendersi cura della pelle in estate. È possibile prepararsi all`esposizione al sole intervenendo qualche settimana prima di partire per le vacanze. "Un trattamento di biorivitalizzazione permette di mantenere la pelle idratata per tutta l`estate", spiega Gilardino. Si tratta di un trattamento naturale, senza alcuna controindicazione e che non necessita di particolari precauzioni. "Si tratta di effettuare delle microiniezioni nelle zone interessate con acido ialuronico o sostanze omeopatiche. È una procedura decisamente soft che permette di intervenire in ogni momento dell`anno e di richiedere tempi brevi per il trattamento. Non servono particolari attenzioni: basta ultimare il trattamento una decina di giorni prima di partire". Inoltre, è possibile preparare la pelle anche con degli integratori alimentari specifici per l`abbronzatura. "Sono a base di sostante naturali e sono utili per la sintesi della melanina. In questo modo la pelle viene predisposta all`abbronzatura". Il momento più delicato, comunque, è proprio quello della tintarella, che richiede particolari attenzioni anche a seconda del tipo di pelle: le persone bionde hanno tendenzialmente la pelle più delicata e più sensibile al sole rispetto a quelle more. "È comunque importante proteggere bene la pelle durante l`esposizione solare con delle ottime protezioni", raccomanda la specialista.

 



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09.07.2015
Caldo, alla guida disidratazione come alcol, favorisce gli stessi errori

Da: RICERCA

In questi giorni di afa non mancano gli appelli a bere acqua. Ma per chi si mette alla guida il consiglio diventa imperativo. Gli automobilisti che non si idratano a sufficienza, infatti, commettono lo stesso numero di errori di chi guida in stato di ebbrezza. La prontezza e la capacità di reazione, infatti, diminuiscono in caso di idratazione insufficiente, e, se questa condizione si protrae, i sintomi possono aggravarsi. Avvertenze che arrivano da un recente studio condotto nel Regno Unito e realizzato dagli esperti della Loughborough University, in collaborazione con lo European Hydration Institute (Ehi). I risultati della ricerca, realizzata grazie a un simulatore, hanno indicato infatti che un`idratazione insufficiente induce chi è alla guida a commettere il doppio degli errori rispetto a chi, al contrario, è adeguatamente idratato: un numero analogo a quello atteso quando chi si mette al volante è sotto l`effetto di droghe o alcol. "Si tratta di uno studio clinico che non lascia spazio a dubbio, considerato che i volontari testati erano idratati oppure leggermente disidratati", spiega Lluís Serra-Majem, membro del Science Advisory Board dello European Hydration Institute. "Il merito maggiore di questo studio è il fatto che per la prima volta sono stati analizzati gli effetti di una leggera disidratazione sulla capacità di reazione e sulla prontezza di riflessi di chi guida nel rispondere a un evento imprevisto", chiarisce l`esperto. Lo European Hydration Institute raccomanda agli automobilisti di bere acqua a sufficienza durante i tragitti più lunghi, per garantire la sicurezza dei passeggeri. "Il motivo principale è che quando viene mantenuto l`equilibrio tra i liquidi che abbiamo introdotto e quelli che abbiamo perso, tutte le cellule lavorano nelle condizioni migliori e, di conseguenza, lo stesso avviene per i messaggi di trasmissione", afferma Serra-Majem. "Tuttavia, non dobbiamo bere più del necessario, perché, in genere, gli errori sono dovuti tanto a una mancanza di liquidi quanto al loro eccesso", prosegue.



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08.07.2015
Parte #smuoviamolaricerca per sconfiggere la malattia

Da: MEDICINA

Una ricerca complessa come quella sulla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) necessita tanto di medici che da anni se ne stanno attivamente occupando, quanto di fondi per giungere alla soluzione del problema. "Abbiamo bisogno anche del tuo aiuto per giungere finalmente a completare la `carta d`identità` genetica della Sla che consentirà di sviluppare una cura efficace". È l`appello lanciato da Vincenzo Silani e il suo gruppo di ricerca dell`Istituto Auxologico Italiano, riuscito a isolare la regione di un cromosoma su cui può essere presente un gene mutato, responsabile della malattia. "Ora però, per mancanza di fondi, anche la ricerca è paralizzata. E per trovare una cura - ribadiscono i ricercatori - c`è bisogno anche della tua donazione. Abbiamo perciò avviato una campagna per la raccolta di fondi necessari a proseguire in modo efficace la ricerca sulla Sla. Ma abbiamo soltanto 2 mesi entro i quali la campagna per la raccolta fondi si concluderà: aiutaci a fermare la malattia. Facciamo in modo che non si abbia ancora a dire: `la ricerca può aspettare, ma la malattia nò. Perché ricerca e malattia - aggiungono - specie nel caso della Sla, sono strettamente legate e interdipendenti. Senza ricerca non vi sarà mai né una soluzione né una cura per la Sla".


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07.07.2015
La ricerca, nel Dna è scritto se saremo fedeli e precoci

Da: RICERCA

Il Dna come una sfera `magica’ predice tanti aspetti del comportamento sessuale. Dall`età della prima volta, alla propensione a sposarsi, passando per la capacità di mantenersi fedeli nel tempo al proprio partner, fino all`orientamento sessuale e all`identità di genere, o al rischio di soffrire di eiaculazione precoce o di una patologia della lubrificazione. È quanto ha stabilito uno studio internazionale pubblicato su `Sexual Medicine Reviews` guidato da Giuseppe Novelli, rettore dell`Università degli Studi Tor Vergata di Roma, genetista di fama internazionale, con Emmanuele A. Jannini, docente di sessuologia medica nella stessa università, insieme ad Andrea Burri e Patrick Jern. I ricercatori italiani, con colleghi inglesi, svizzeri e finlandesi, hanno passato in rassegna tutti i dati prodotti dalla scienza moderna per capire il ruolo dei geni nel comportamento sessuale degli esseri umani. I geni - secondo il lavoro - intervengono sulla dopamina e sulla serotonina, le molecole che regolano nel cervello l`innamoramento, la passione sessuale, il tono dell`umore. "Per fare un esempio - sottolinea lo studio - bloccate il gene della vasopressina (come si fa nell`animale da esperimento) e il più fedele degli individui diventerà un impenitente Don Giovanni. Aumentate l`attività del gene dell`ossitocina e ogni volta che farete l`amore, crescerà l`attaccamento nella coppia. Ossitocina e vasopressina sono ormoni prodotti dall`ipofisi posteriore. Forse negli umani le cose sono, per fortuna, un pò più complicate, ma è affascinate vedere che la manipolazione dei geni che governano una coppia di ormoni è capace di modificare drammaticamente il comportamento sessuale".



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07.07.2015
L`ansia si eredita dai genitori, ecco come

Da: RICERCA

Nelle scimmie Rhesus - proprio come nei loro `cugini’ umani - i genitori ansiosi hanno più probabilità di avere una prole ansiosa. E un nuovo studio condotto su una famiglia allargata di primati fornisce importanti informazioni su come il rischio di sviluppare stati ansiosi e depressione venga trasmesso dai genitori ai figli. Lo studio è del Dipartimento di Psichiatria e dell`Health Emotions Research Institute della University of Wisconsin-Madison e mostra come un circuito iperattivo del cervello che coinvolge tre aree cerebrali venga ereditato di generazione in generazione, e potrebbe preparare il terreno per lo sviluppo di ansia e disturbi depressivi. Lo studio è stato pubblicato questa settimana sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Studiando circa 600 giovani scimmie rhesus da una famiglia multi-generazionale, gli scienziati hanno scoperto che circa il 35% della variazione della tendenza ansiosa si spiega con la storia familiare. Per capire quali regioni del cervello siano responsabili del passaggio dell`ansia di generazione in generazione, gli autori hanno misurato il comportamento ansia-correlato con varie tecniche di brain imaging. Hanno esposto le giovani scimmie a una situazione leggermente minacciosa. Hanno sfruttato dunque la Pet per identificare le regioni cerebrali in cui l`incremento del metabolismo potesse predire i livelli di ansia di ciascun individuo.



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06.07.2015
Tattoo con scottatura solare, medici bocciano mania USA

Da: MEDICINA

Disegnare sulla pelle con i raggi del sole, grazie all`uso di creme solari limitato ai contorni dell`immagine da ottenere. Oppure con adesivi che proteggono solo piccole porzioni di pelle. Dalla scottatura emerge così il `tatuaggio da postare su Istagram. Si chiama `sunburn art` la nuova mania che spopola negli Stati Uniti, e che preoccupa i dermatologi perché induce ad esposizioni prolungate al sole senza protezione. Una `cattiva abitudine che favorisce l`invecchiamento della pelle e i tumori cutanei. I medici temono che l`attrazione per questa nuova moda, facilitata dalla voglia di apparire sui social network e di mostrare la propria creatività nella realizzazione dei `disegni solari, possa far dimenticare anni di informazioni e di campagne per la prevenzione dei melanomi.



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06.07.2015
INT Milano, biomarcatore spia per cure cancro seno più mirate

Da: ONCOLOGIA

Dalla ricerca italiana un nuovo passo avanti verso cure più mirate e su misura contro il cancro al seno. Uno studio firmato dall`Istituto nazionale tumori (Int) di Milano, pubblicato su `British Journal of Cancer`, mostra infatti che livelli elevati di un particolare biomarker chiamato `miR-30e*` riducono di circa 8 volte il rischio di metastasi nelle pazienti colpite da tumore mammario di tipo luminale: una forma che interessa 7 donne con cancro al seno su 10, e che comprende sia pazienti con un`ottima prognosi sia malate che vanno incontro a una probabilità maggiore di ricadute locali o metastasi nei 10 anni successivi. Una buona notizia nella settimana che Expo 2015 dedica alle donne, sottolineano dalla Fondazione Irccs di via Venezian. Il lavoro è stato condotto dagli scienziati dell`Unità biomarcatori del Dipartimento di oncologia sperimentale e medicina molecolare dell`Int, grazie a fondi dell`Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc). Lo studio - spiega la nota - riguarda uno dei 5 sottotipi di tumore al seno individuati per scegliere al meglio le terapie molecolari: quello luminale, appunto. Dalla ricerca emerge il ruolo chiave di un microRna, il miR 30e*, che permette di individuare - tra le donne con carcinoma mammario luminale senza coinvolgimento dei linfonodi ascellari, quindi a uno stadio iniziale della malattia - quelle per le quali il rischio di sviluppare metastasi a distanza è minimo a parità delle altre variabili, come il grado di coinvolgimento della risposta immunitaria, valutata come espressione dei geni. "Lo studio - evidenzia Maria Grazia Daidone, direttore del Dipartimento di oncologia sperimentale e medicina molecolare dell`Int, coordinatrice del progetto insieme alla ricercatrice biologa Vera Cappelletti - non si limita a valutare il ruolo prognostico di alcuni microRna, piccole molecole di Rna che" come interruttori "regolano l`espressione genica e sono alterate nei tumori. Cerca anche di stabilire quanto queste molecole contribuiscono a definire il rischio di metastasi, anche in presenza delle informazioni già fornite da età della paziente, dimensione e grado istologico del tumore e presenza di malattia nei linfonodi ascellari. Dati già presenti nel foglio della diagnosi".



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02.07.2015
Allergie non vanno in vacanza, punture insetti per 1 italiano su 5

Da: MEDICINA

Le allergie non vanno in vacanza tantomeno durante l`estate. Tra le reazioni più insidiose durante i mesi più caldi, soprattutto per tutti coloro che frequentano le località balneari, sono tre quelle che devono destare maggiore attenzione: imenotteri (api, vespe, calabroni) meduse e creme, abbronzanti e non. La prevalenza delle reazioni sistemiche da punture di imenotteri risulta compresa tra lo 0,4-0,8% della popolazione pediatrica e il 5% della popolazione adulta; di queste ultime circa l`1% è di tipo anafilattico. Se vengono considerate anche le reazioni allergiche di tipo locale la percentuale arriva al 19%. È la fotografia scattata dagli specialisti della Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica (Siaaic). "Vespe, api, calabroni durante i mesi estivi possono far preoccupare - spiega - Massimo Triggiani, presidente Siaaic - La reazione in seguito ad una puntura può essere di tipo locale, quindi provocando un arrossamento, a quella estesa, per cui il gonfiore si estende molto oltre il punto della puntura, oppure gravi e generalizzate conosciute come shock anafilattico, che possono provocare disturbi alla respirazione, calo della pressione, sino a reazioni ben più gravi che evolvono molto rapidamente". Per evitarle, secondo gli specialisti Siaaic, bastano poche accortezze: 1) evitare di indossare abiti di colore sgargiante o con disegni floreali; 2) non fate movimenti bruschi se si è avvicinati da questi insetti; 3) non usare cosmetici profumati, lacca per capelli o essenze odorose; 4) fornirsi di insetticidi da tenere anche in macchina; 5) conservare con cura e ben chiusi i rifiuti domestici ed evitare le aree adibite alla loro raccolta; 6) usare cautela quando si lavora all`aperto, in soffitta o sui cornicioni dei tetti; 7) quando si cucina o si mangia en plein air non bere drink o bevande dolcificate e non lasciare scoperti alimenti; 8) all`aria aperta indossare adeguate protezioni, come scarpe, maniche lunghe, pantaloni e guanti; 9) applicare le zanzariere alle finestre di casa; 10) far bonificare da personale specializzato eventuali nidi nei pressi della propria abitazione.



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30.06.2015
Cancro esofago e stomaco. Addio endoscopia? Per la diagnosi basterà un respiro

Da: MEDICINA

Un gruppo di ricerca internazionale ha messo a punto un breath test (test del respiro) che potrebbe permettere di individuare con una metodica rapida e mini-invasiva il cancro all’esofago e allo stomaco. Il prototipo è stato testato su 210 pazienti di cui 81 affetti da un cancro allo stomaco o all’esofago: in pochi minuti tale test ha permesso di distinguere i casi di tumore benigno da quelli di tumore maligno con un’accuratezza del 90%. A riferire questa notizia, è l’Imperial College London, il cui gruppo ha condotto la ricerca* insieme ai clinici dell’Imperial College Healthcare NHS Trust ed in collaborazione con i ricercatori della UCL (University College London), Keele University Medical School, Heyrovsky Institute of Physical Chemistry e l’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca. Lo studio è pubblicato su Annals of Surgery. In particolare, il nuovo breath test ha messo in luce la presenza di una maggiore concentrazione dei composti chimici VOC (`composti organici volatilì) nel respiro emesso dai pazienti affetti da patologie maligne rispetto a quello dei pazienti con patologie benigne o non affetti da patologie. VOC sono sostanze contenenti carbone e presenti in tutti gli organismi viventi, che possono in certi casi e ad una determinata concentrazione diventare una spia della malattia. Secondo i ricercatori, inoltre, questi risultati potrebbero essere utilizzati per predisporre nuovi biomarcatori, ovvero marcatori biologici della presenza e della progressione della malattia. Il cancro all’esofago e quello allo stomaco causano complessivamente il 15% dei decessi dovuti al cancro e in particolare il cancro allo stomaco appresenta una delle più diffuse forme di tumore maligno. Queste patologie vengono spesso diagnosticate in una fase già avanzata, dato che raramente comportano dei sintomi durante la prima fase del loro sviluppo. Attualmente, la diagnosi di tali tumori si effettua tramite endoscopia, che rappresenta uno strumento importante per la diagnosi di questi tumori e per la diagnosi e l`indagine di altre problematiche del tratto gastrointestinale.



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25.06.2015
Condom cambia colore se rileva malattie, l`idea di 3 teenager in Gb

Da: MEDICINA

Si chiama `S.T.EYE` ed è un profilattico che cambia colore se rileva alcune malattie sessualmente trasmissibili, come la sifilide o la clamidia. A metterlo a punto un gruppo di studenti adolescenti della Isaac Newton Academy di Ilford nell`Essex (Uk), che grazie all`invenzione hanno vinto il `Teen Tech Award` per la migliore innovazione nel campo della salute: 1.000 sterline e la possibilità di visitare Buckingham Palace. "Abbiamo ideato il `S.T.EYE` per migliorare il futuro della prossima generazione - spiega Daanyaal Ali, 14 anni, co-inventore, citato dal `Telegraph` - Volevamo creare qualcosa che potesse rilevare le malattie sessualmente trasmesse in modo che le persone possano agire immediatamente e verificare con altri test l`infezione, ma è anche un modo per prevenire interventi invasivi da parte dei medici".



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25.06.2015
Cancro esofago e stomaco. Per la diagnosi basterà un respiro

Da: ONCOLOGIA

Un gruppo di ricerca internazionale ha messo a punto un breath test (test del respiro) che potrebbe permettere di individuare con una metodica rapida e mini-invasiva il cancro all’esofago e allo stomaco. Il prototipo è stato testato su 210 pazienti di cui 81 affetti da un cancro allo stomaco o all’esofago: in pochi minuti tale test ha permesso di distinguere i casi di tumore benigno da quelli di tumore maligno con un’accuratezza del 90%. A riferire questa notizia, è l’Imperial College London, il cui gruppo ha condotto la ricerca* insieme ai clinici dell’Imperial College Healthcare NHS Trust ed in collaborazione con i ricercatori della UCL (University College London), Keele University Medical School, Heyrovsky Institute of Physical Chemistry e l’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca. Lo studio è pubblicato su Annals of Surgery. In particolare, il nuovo breath test ha messo in luce la presenza di una maggiore concentrazione dei composti chimici VOC (`composti organici volatili’) nel respiro emesso dai pazienti affetti da patologie maligne rispetto a quello dei pazienti con patologie benigne o non affetti da patologie. I VOC sono sostanze contenenti carbone e presenti in tutti gli organismi viventi, che possono in certi casi e ad una determinata concentrazione diventare una spia della malattia. Secondo i ricercatori, inoltre, questi risultati potrebbero essere utilizzati per predisporre nuovi biomarcatori, ovvero marcatori biologici della presenza e della progressione della malattia. Il cancro all’esofago e quello allo stomaco causano complessivamente il 15% dei decessi dovuti al cancro e in particolare il cancro allo stomaco appresenta una delle più diffuse forme di tumore maligno. Queste patologie vengono spesso diagnosticate in una fase già avanzata, dato che raramente comportano dei sintomi durante la prima fase del loro sviluppo. Attualmente, la diagnosi di tali tumori si effettua tramite endoscopia, che rappresenta uno strumento importante per la diagnosi di questi tumori e per la diagnosi e l`indagine di altre patologie del tratto gastrointestinale. “Il cancro dello stomaco e dell’esofago sono in aumento nel Regno Unito, con oltre 16.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. L`attuale metodo per la rilevazione di questi tumori è costoso, invasivo e la diagnosi viene di solito effettuata in una fase tardiva, quando spesso il tumore si è diffuso altre parti del corpo. Questo rende la malattia più difficile da trattare e si traduce in scarsi tassi di sopravvivenza a lungo termine”, ha dichiarato George Hanna, autore principale dello studio e Direttore delle NIHR-Diagnostic Evidence Cooperatives all’Imperial College London. “Il nostro breath test potrebbe risolvere questi problemi, perché può aiutare a fornire una diagnosi ai pazienti che manifestano primi sintomi non specifici, nonché ridurre il numero di endoscopie invasive, che spesso portano a risultati negativi. La diagnosi in una fase iniziale potrebbe offrire ai pazienti una maggiore quantità di opzioni di trattamento e, infine, salvare più vite umane”.



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24.06.2015
L`esperto, ogni anno 10-20 morti per punture vespe e calabroni

Da: MEDICINA

In Italia sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni anno vengono punti e "circa 10-20 i decessi per puntura da imenotteri (api, le vespe e i calabroni). Si stima che l`allergia al veleno di imenotteri può provocare reazioni localizzate (dal 2,4% al 26%) o reazioni generalizzate (dall`1% al 8,9%), spesso severe e con il coinvolgimento respiratorio o cardiocircolatorio che si possono complicare fino alla morte". Lo afferma Marina Mauro, coordinatore clinico dell`Ambulatorio di Allergologia dell`Azienda ospedaliera S. Anna di Como. "Il 34% degli accessi al pronto soccorso - precisa l`esperta - per le reazioni allergiche più gravi, indipendentemente dalla loro causa, è causata dal veleno di questi imenotteri". Il capoluogo comasco è tra le 25 città italiane a partecipare alla prima edizione della campagna d`informazione `Punto nel Vivò, con l`obiettivo di far conoscere al pubblico l`esistenza, le caratteristiche e le terapie delle reazioni allergiche da punture di imenotteri. Un ordine, quello degli imenotteri, che comprende oltre 100 mila specie d`insetti, tra i quali appunto i più noti e comuni sono le api, le vespe e i calabroni. I soggetti più esposti al rischio sono ovviamente gli apicoltori e tutte le persone che, per motivi professionali, svolgono attività a contatto con api, vespe e calabroni - sottolineano gli specialisti - come gli agricoltori, i forestali e i lavoratori nei vivai.



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24.06.2015
Tumori, per quello della prostata -36% mortalità in 20 anni

Da: ONCOLOGIA

Cancro alla prostata sempre più ko: nove uomini su dieci oggi superano la malattia. Dal 1995 la sopravvivenza globale è sensibilmente migliorata grazie a una diagnosi precoce e mirata e ai nuovi trattamenti combinati (farmaci, chirurgia, radioterapia), e la mortalità è diminuita del 36% in 20 anni. "Un successo importante", commentano Giario Conti, presidente uscente e Riccardo Valdagni, presidente eletto della Società italiana di urologia oncologica (Siuro) Con 36.000 nuove diagnosi l`anno, il tumore della prostata rappresenta il 20% di tutti quelli diagnosticati nell`uomo dopo i 50 anni di età, con un`incidenza maggiore soprattutto tra gli over 60. "È spesso presente in forma indolente, in circa il 30-40% dei pazienti - spiegano Valdagni e Conti - caratterizzata da una crescita che può essere molto lenta e non in grado di provocare disturbi e ancor meno la morte. In questi casi è possibile adottare una strategia osservazionale come la sorveglianza attiva". Sul fonte opposto, quando il cancro è in fase avanzata, metastatico e resistente alla castrazione, le nuove armi utilizzabili sono due farmaci `ormonali’, sia per pazienti già sottoposti a chemioterapia sia per quelli che non l`hanno fatta. Il primo arrivato della classe delle terapie ormonali innovative è l`abiraterone acetato, in grado di inibire gli ormoni in ogni sede di produzione, in particolare all`interno del tumore, bloccando la produzione autonoma di testosterone da parte delle cellule prostatiche e togliendo loro la `benzina’ di cui si nutrono per crescere. Un secondo farmaco, l`enzalutamide, agisce invece bloccando i recettori cui il testosterone aderisce per essere trasportato all`interno della cellula fino al nucleo e al Dna, impedendo quindi l`accensione del motore della crescita tumorale. Sono positivi i dati degli studi clinici, come si conferma dai lavori presentati al XXV Congresso nazionale Siuro, che ha riunito oltre 600 esperti da tutt`Italia.



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23.06.2015
Diabete, in arrivo cerotti all`insulina smart per evitare punture

Da: MEDICINA

Basta aghi e iniezioni. Presto un cerotto intelligente all`insulina potrebbe sostituire la pratica tanto fastidiosa della puntura, e aiutare le persone con diabete a mantenere sotto controllo i livelli di zucchero. Il tutto grazie a una nuova invenzione dei ricercatori della University of North Carolina e della Nc State, che hanno creato il primo `patch` all`insulina smart, "in grado di rilevare l`aumento dei livelli di zucchero nel sangue e rilasciare dosi di insulina nel sangue in caso di necessità". Il cerotto - un quadrato sottile delle dimensioni di una moneta - è ricoperto da oltre un centinaio di microaghi, ciascuno piccolo come un pelo. Questi micro aghi sono pieni di micro-dosi di insulina e di enzimi sensibili al glucosio, che rilasciano rapidamente il loro carico quando i livelli di zucchero nel sangue diventano troppo alti. Lo studio, pubblicato su `Pnas`, mostra che il cerotto indolore può ridurre il glucosio nel sangue in un modello murino di diabete di tipo 1 per un massimo di nove ore. Certo sono necessari ulteriori test e sperimentazioni cliniche mirate sull`uomo prima di offrire il patch ai pazienti, ma l`approccio è molto promettente, secondo i ricercatori.



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23.06.2015
Vino rosso `asciuga’ girovita, aiuta a bruciare grasso cattivo

Da: RICERCA

Un nuovo studio della Washington State University ha stabilito che il vino rosso, grazie ad alcuni suoi ingredienti come i frutti di bosco e l`uva, può aiutare a perdere peso. Tutti infatti contengono un composto, il resveratrolo, un antiossidante ritenuto una vera e propria fonte di giovinezza, già noto per essere attivo nel ridurre il colesterolo Ldl (o cattivo) prevenire le malattie cardiache e cardiovascolari. Ora la ricerca pubblicata sull``International Journal of Obesity`, ha stabilito che questo composto è in grado di trasformare il grasso bianco `cattivò, che fa da deposito per le calorie assunte in eccesso e che viene usato quando c`è bisogno di energia extra, in quello bruno `buono’ che invece brucia il grasso bianco trasformandolo in calore. I ricercatori, grazie all`ausilio di topi da laboratorio, hanno fatto assumere alle cavie una quantità di resveratrolo equivalente a quella consumata ogni giorno in 330 grammi di frutta. Ebbene, questi topi hanno perso il 40% del peso rispetto alle altre cavie, che non sono state nutrite con la dieta `verde’ . Secondo Min Du, ricercatore capo dello studio, "i polifenoli nella frutta, tra cui il resveratrolo, aumentano l`espressione del gene che incrementa l`ossidazione dei grassi alimentari, in questo modo - spiega all``Independent` - il corpo non verrà sovraccaricato dai lipidi. L`organismo rimane in equilibrio ed è in grado di prevenire l`obesità e la disfunzione metabolica".



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22.06.2015
Nel 2020 saranno malattie più invalidanti

Da: MEDICINA

Entro il 2020 i disturbi mentali saranno le patologie più invalidanti, superando anche cardiopatie e malattie tumorali. Secondo dati europei infatti, il 38% della popolazione sviluppa un disturbo mentale. Ben 160 milioni di persone che ogni anno richiedono il supporto di professionisti per curare disturbi legati all`ansia, alla depressione, all`insonnia e all`abuso di sostanze. E tra 20 anni il numero di individui affetti da malattie mentali potrebbe raddoppiare. A tracciare il quadro Antonio Vita, professore ordinario di psichiatria all`Università degli Studi di Brescia all`incontro "Expo 2015: nutrire, potenziare curare. Il futuro della salute mentale". Dati allarmanti che hanno spinto Giampaolo Perna, presidente del comitato scientifico del convegno, ad affrontare il tema, collegandolo ai temi dell`Expo: ponendo come chiavi di crescita, rinascita e sviluppo il nutrimento - sia fisico che mentale- dell`individuo, un atteggiamento etico responsabile e l`innovazione. Tra i temi su cui si sono concentrati i relatori l`importanza di una prevenzione più attenta ma anche l`allarmante abbassamento dell`età media dei pazienti con disagi psichici. In giovani e giovanissimi si registrano sempre più spesso problemi mentali, il più delle volte legati ai disordini nutrizionali e al consumo di sostanze stupefacenti e alcool. L`abuso di queste sostanze infatti, aumenta il rischio di depressione di almeno 5 volte. Un fenomeno che ha anche risvolti economici. Aristide Saggino, docente di Psicometria all`università di Chieti- Pescara, ha ricordato che le malattie mentali sono dannose non solo per il singolo, ma per l`intero Paese di riferimento. Una persona con disturbi mentali è infatti portato ad assentarsi sul posto di lavoro il 25% in più rispetto ad una persona con problemi di natura fisica. Inoltre, uno studio britannico ha rilevato che la spesa sociale dovuta alle malattie di natura psichica si attesta attorno ai 10 miliardi. Spesa che si assottiglierebbe in maniera considerevole attraverso un investimento 400 milioni dedicato alla prevenzione e alla cura di queste patologie.



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22.06.2015
Cellule addestrate a trovare e uccidere cancro, nuove cure allo studio

Da: ONCOLOGIA

Ripristinare e potenziare le naturali risposte del nostro sistema immunitario nei confronti delle cellule tumorali, `addestrando alcune cellule a scovare ed uccidere il cancro. È una delle `strade di ricerca che sta percorrendo l`équipe della Bio-Immunoterapia dei Tumori del Cro di Aviano e di cui si parla al congresso della Società italiana cancerologia, in corso a Firenze. "Si tratta - spiega Riccardo Dolcetti, direttore dell`equipe di Aviano e past presidente della Società scientifica - di terapie basate sull`utilizzo di cellule immuni isolate dal paziente che vengono rieducate e addestrate a riconoscere ed uccidere il tumore per poi essere re-infuse nel paziente stesso". Il tema è al centro dell`agenda dei lavori congressuali che punta ad approfondire i più recenti studi sulle nuove e promettenti terapie innovative, come l`immunoterapia e i farmaci a bersaglio molecolare, che si sono dimostrati efficaci contro tipologie di tumore difficilmente controllabili fino a poco tempo fa.



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19.06.2015
Cresce mercato illegale, 90 mila falsi sequestrati in 1 settimana

Da: FARMACI

Cresce il fenomeno dell`acquisto via Internet di farmaci illegali in Italia. E i prodotti più gettonati sono quelli contro la disfunzione erettile e per perdere peso. Le attività di controllo sulle spedizioni di farmaci dirette nel nostro Paese ed effettuate dal 9 al 16 giugno, presso i principali porti e aeroporti, hanno portato al sequestro di oltre 90.000 unità di farmaci illegali o falsi. È quanto emerge dall`Operazione Pangea VIII: anche quest`anno il ministero della Salute, l`Aifa, l`Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il Comando carabinieri per la tutela della salute (Nas) hanno condotto nelle principali sedi doganali del nostro Paese un`operazione congiunta, per il contrasto del commercio illegale di farmaci e di dispositivi medici via Internet. L`attività, sottolinea Aifa in una nota, si è svolta nell`ambito di una più vasta operazione internazionale, coordinata da Interpol, che ha visto impegnati oltre 115 Paesi appartenenti all`Organizzazione mondiale delle dogane. Nel corso dei controlli mirati, effettuati nell`arco di una settimana, sono state ispezionate centinaia di spedizioni dirette in Italia contenenti farmaci. Oltre 93.000, complessivamente, le unità di farmaco sequestrate tra fiale, compresse e capsule, per un controvalore che supera il mezzo milione di euro. I sequestri realizzati nel 2014, nel corso della medesima operazione, ammontavano invece a 30.000 unità.



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17.06.2015
In Italia mercato nutraceutica da 2,4 mln di euro

Da: MEDICINA

Alleati del benessere, i nutraceutici hanno conquistato gli italiani: nel 2014 la spesa per questi prodotti ha raggiunto i 2,4 miliardi di euro, e il mercato italiano è cresciuto dell`8,2% rispetto a una media europea del 7,5%. È quanto emerge dall`analisi di Ims Health Italia, presentata in occasione del III Nutraceutica Forum che si è tenuto a Milano. Dunque i consumatori italiani sono particolarmente propensi all`utilizzo dei prodotti nutraceutici (intesi come i prodotti Otc non registrati in forma orale): nel 2014, infatti, la spesa pro capite ha raggiunto i 41 euro, a fronte dei 33 euro dei vicini austriaci e belgi, per una media europea che si assesta a 27 euro. Secondo le rilevazioni di Ims Health, il mercato della nutraceutica nei Paesi europei considerati vale 5,3 mld e cresce a valori di quasi il 7% all`anno. In Italia le prime 5 categorie del mercato nutraceutico rappresentano quasi il 70% del valore totale e crescono con un tasso medio del 7,6%. Tra le categorie con il tasso di crescita maggiore in 3 anni si trovano i prodotti cardio-vascolari (+9,6%), i prodotti per il sistema urinario (+9,8%) e quelli gastro-intestinali (7,9%). A livello regionale sono Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna a coprire da sole quasi il 30% del totale a valore del mercato nutraceutico. Chiudono Trentino Alto Adige (1,7%), Umbria (1,5%) e Basilicata (0,6%). Quanto ai canali, in Italia la farmacia si conferma quello d`elezione per i prodotti nutraceutici, veicolando infatti quasi il 90% del totale vendite.



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16.06.2015
L`indagine, 4 adolescenti su 5 interrogano il doctor Google

Da: MEDICINA

Benessere, forma fisica, alimentazione e sesso. Il 77% dei giovanissimi italiani, circa 4 adolescenti su 5, `interroga il web a caccia di notizie ed informazioni sulla salute. Lo rivela `Diagno//click`, la prima ricerca europea che indaga il rapporto tra giovani-internet-salute, realizzata su un campione di 1.713 adolescenti dai 13 ai 19 anni delle scuole superiori in 10 Regioni Italiane. Il campione è composto per il 51% di maschi e il 49% di femmine, con un distribuzione territoriale del 29% Nord Italia, 37% Centro, 17 % Sud e 17% isole. L`indagine, promossa dall`Associazione Family Smile con il patrocinio dell`Autorità Garante per l`Infanzia e l`Adolescenza, è stata presentata a Roma. Dai dati di `Diagno//click` emerge che le notizie più cliccate sono quelle legate ai temi relativi all`alimentazione, all`utilizzo di alcol o droghe, come pure di grande interesse sono gli argomenti relativi alla sessualità e alle malattie trasmissibili sessualmente. Il 72% delle ragazze di 15 anni ricerca notizie sull`alimentazione contro il 28% dei ragazzi, mentre il 63% dei maschi di 15 anni ricerca quelle legate alla sessualità contro il 37% delle femmine della stessa età. Il 33% dei maschi e il 34% delle femmine naviga in siti di tutti i tipi per avere informazioni su malattie soprattutto per risalire dai sintomi all`identificazione di una malattia. Questa percentuale cresce con l`età, infatti il 43% delle femmine di 17 anni e il 41% di quelle di 19 anni hanno interesse a conoscere cosa siano determinate malattie e analizzarne i sintomi. Il questionario anonimo di 12 domande a risposta multipla di cui 10 a risposta chiusa e due a risposta aperta, seguito da una fase di formazione attiva, degli studenti, dei genitori e degli insegnanti avvenuto all`interno delle scuole, "ha consentito di mettere in luce - riportano gli esperti - un importante fenomeno che lega in modo molto forte gli adolescenti di tutte le età, anche se in modo diverso, ed i contenuti del web in ambito sanitario".



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15.06.2015
7.000 allo studio, ma in Italia servono 9 passaggi dopo ok UE

Da: SANITÀ

Appena 20 anni per dimezzare il numero di persone che muoiono per malattie cardiocircolatorie o dell`apparato digerente, ridurre del 30% il tasso di mortalità generale della popolazione e vedere aumentato di circa 1,5 milioni il numero degli italiani `over 65` che si dichiarano in buona salute. Sono solo alcuni dei successi ottenuti in questi anni dalla ricerca farmacologica. E il futuro si profila altrettanto incoraggiante. Attualmente in tutto il mondo vi sono oltre 7.000 nuovi farmaci in sviluppo. Di questi, ben 1.813 sono destinati al trattamento dei tumori. Oltre 900 i farmaci e vaccini biotech allo studio, con possibili benefici per più di 100 patologie. Ma in Italia, tra ostacoli burocratici, ritardi amministrativi, percorsi autorizzativi tortuosi, l`innovazione farmaceutica non ha vita facile: sono 9 i passaggi per far arrivare un nuovo farmaco al paziente dopo l`approvazione dell`Agenzia europea dei medicinali (Ema) e occorrono circa 2 anni per l`accesso nazionale e regionale.



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15.06.2015
Umore nero? Colpa della disidratazione

Da: MEDICINA

Il segreto per tenere alla larga l`umore nero è facile come bere un bicchiere d`acqua. Secondo un nuovo studio, infatti, essere leggermente disidratati può aumentare il rischio di influenzare negativamente il proprio stato d`animo. Lo sottolinea `In a Bottle (www.inabottle.it), commentando uno studio sul rapporto tra idratazione e umore. Alcuni ricercatori dell`Università della California hanno confrontato persone che normalmente bevono 2,5 litri di acqua al giorno con altre che di solito ne bevono meno di 1,2 litri. Alle prime è stato chiesto di ridurre l`assunzione a 1 litro d`acqua al giorno, mentre alle seconde di arrivare a 2,5 litri. Durante la ricerca sono state usate diverse scale di umore. I ricercatori hanno visto che chi ha diminuito il consumo di acqua ha sperimentato meno gioia, calma, emozioni positive e propositive. L`altro gruppo, invece, ha sentito meno stanchezza, confusione e necessità di bere. "Lo studio, in definitiva, ha stabilito un rapporto tra la poca assunzione di acqua e aumento dell`irritabilità", riferisce `In a Bottle. Quanto bisogna bere allora? Una regola non scritta indica otto bicchieri al giorno, ma anche la dieta contribuisce al corretto apporto idrico. Parte dell`acqua viene assunta attraverso i cibi `idratanti, vale a dire frutta e verdura. E con l`arrivo delle alte temperature è preferibile aumentarne il consumo per soddisfare il fabbisogno di liquidi e minerali necessari al corretto funzionamento del metabolismo.



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12.06.2015
Mani trasportano 10 mln batteri, svelati da foto bimbo dopo il gioco

Da: MEDICINA

Le nostre mani sono il mezzo di trasporto preferito dai batteri. Su di loro `viaggiano 10 milioni di microrganismi per volta. Per questo lavarsi le mani è uno dei gesti più semplici ma più importanti per la salute. Per ricordarlo Tasha Sturm, assistente di laboratorio del Barillo College di Aptos, California, ha deciso di fotografare la `popolazione batterica presente sui palmi di un bimbo di 8 anni, suo figlio, dopo una giornata `vivace. E di postare `l`opera su Imgur (sito specializzato di immagini): la foto ha collezionato già oltre due milioni di visualizzazioni. Questi `mostri visibili, spiegano gli esperti, non sono un fatto eccezionale. È la normalità. I batteri sono infatti ovunque. Ma proprio per questo lavare le mani rappresenta uno strumento di prevenzione particolarmente efficace. I microrganismi possono infatti raddoppiare ogni 20 minuti e, se le mani sono umide, le possibilità di propagazione degli `ospitì delle nostre mani aumentano di mille volte.



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12.06.2015
Studio, noci e arachidi scudo contro le principali cause di morte

Da: RICERCA

Noci e arachidi `scudo contro le principali cause di morte. Il forte effetto protettivo di questi alimenti è stato fotografato da uno studio pubblicato sull`International Journal of Epidemiology, che conferma un legame tra la loro assunzione e tassi di mortalità più bassi. Nessun effetto benefico, però, per il burro di arachidi, come forse alcuni `ghiotti di questo dolciume avrebbero sperato. Arachidi e noci contengono entrambe vari composti come acidi monoinsaturi e grassi polinsaturi, varie vitamine, fibre, antiossidanti e altri composti bioattivi, che probabilmente contribuiscono a mantenere la nostra salute, spiegano gli esperti. La ricerca è stata condotta utilizzando i dati del Netherlands Cohort Study, attivo dal 1986, su oltre 120.000 olandesi di 55-69 anni, uomini e donne. Il consumo degli alimenti in questione è stato valutato con domande sulla frequenza di assunzione e sulla dimensione delle porzioni di frutta a guscio e burro di arachidi. I ricercatori dell`Università di Maastricht hanno poi analizzato la relazione con la mortalità totale e causa-specifica dal 1986 in poi. Ebbene, gli uomini e le donne che mangiano almeno 10 grammi di noci o arachidi al giorno hanno un minor rischio di morire per alcune importanti cause di morte rispetto alle persone che non ne consumano. La riduzione della mortalità risulta in particolare più forte per malattie respiratorie, neurodegenerative e diabete, seguite da cancro e patologie cardiovascolari.



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11.06.2015
Leucemia: primo screening molecolari plasmacellulari primarie

Da: ONCOLOGIA

Grazie alla realizzazione del primo screening molecolare delle leucemia plasmacellulari primarie, sono state individuate le alterazioni molecolari di questa rara e aggressiva forma di neoplasia. Questi, in estrema sintesi, i risultati di uno studio dell`Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ITB-CNR) di Milano, del Policlinico di Milano e dell`Università Statale di Milano, pubblicati sulla rivista Oncotarget. Lo studio è stato finanziato dall`Associazione italiana per la ricerca sul cancro. La leucemia plasmacellulare è una rara neoplasia delle plasmacellule del midollo osseo deputate alla produzione degli anticorpi. La plasma cell leukemia (in inglese, da cui l`acronimo PCL) si può presentare in forma primaria, quando insorge de novo, o secondaria, quando si sviluppa da un precedente mieloma multiplo. Le forme primarie sono circa la metà dei casi, hanno un decorso clinico molto aggressivo e una prognosi decisamente infausta. Studiarne e comprenderne i meccanismi molecolari è fondamentale allo scopo di individuare marcatori diagnostici e bersagli per lo sviluppo di nuove terapie. Orea i ricercatori hanno sequenziato il DNA di 12 pazienti con PCL primaria, appartenenti ad una casistica più ampia estesamente caratterizzata a livello clinico e molecolare. "Abbiamo realizzato il primo screening molecolare delle PCL primarie, identificando una lunga serie di geni colpiti da mutazioni nelle cellule tumorali e mettendo in luce una situazione di estrema eterogeneità genetica", ha spiegato Antonino Neri, ematologo della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico e del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell`Università di Milano. "In particolare, abbiamo individuato - ha proseguito - il forte coinvolgimento di alcuni geni già classicamente associati al cancro, quali TP53 e ATM, in aggiunta ad altri finora meno noti, come DIS3, che recentemente sta emergendo come uno dei geni ricorrenti nel mieloma multiplo". Su geni candidati come questo si concentreranno nel futuro gli sforzi e le speranze della ricerca internazionale per valutarne la traslabilità in ambito clinico.



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09.06.2015
In Italia 1,5 mln di diabetici abbandona le cure

Da: MEDICINA

I diabetici italiani sono circa 3 milioni, ma solo uno su due si cura davvero. A circa 2 milioni sono prescritti farmaci orali, ma 1,3 milioni abbandonano le terapie, spesso complesse, entro breve tempo. Circa 800 mila italiani con diabete di tipo due hanno bisogno dell`insulina, ma in 200 mila smettono di curarsi. Una scarsa aderenza alla cura che è causa di un maggior rischio di complicanze, dalla retinopatia all`insufficienza renale, con un aumento sensibile dei costi sociali per il Sistema sanitario nazionale. Questioni, che non riguardano solo l`Italia, e di cui si parlato al congresso della American Diabets Association, in corso a Boston. Nel nostro Paese ancora oggi muoiono 27mila diabetici ogni anno e l`aspettativa di vita dei pazienti è di 5-10 anni inferiore alla norma. Per ridurre il fenomeno pazienti e medici chiedono poche cure, semplici da utilizzare ed efficaci. Per i malati, infatti, non basta che la cura sia efficace e sicura. Serve anche che abbia pochi effetti collaterali, che sia comoda e da somministrare poche volte al mese, in modo semplice, sempre pronta all`uso, invisibile, indolore. Un `click` silenzioso, anonimo, che tolga dall`imbarazzo chi si trova costretto ad iniziare la cura e che aiuti colui che la sta seguendo, spesso male, da anni, a gestirla al meglio. Questa è la richiesta e la speranza dei pazienti ma anche dei medici specialisti che in questo modo potrebbero gestirli ancora meglio. Oggi, infatti, ogni venti minuti un diabetico muore per le conseguenze di un trattamento mal gestito: l`aspettativa di vita per questi pazienti è tuttora di 5-10 anni inferiore alla norma, ma potrebbe allinearsi a quella della popolazione generale con terapie adeguate e semplici da seguire. "Le cure per il diabete - spiega Francesco Giorgino, professore ordinario di endocrinologia e malattie metaboliche all`Università di Bari e presente al congresso - sono spesso complesse, richiedono nella fase avanzata anche tre farmaci giornalieri, dopo i quali si passa all`insulina per via iniettiva. Questo percorso costituisce una grande barriera, psicologica e pratica per i pazienti. Come risultato, molti dimenticano e poi abbandonano le cure".



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09.06.2015
I segreti delle cellule `007`, spiano virus e batteri per difenderci

Da: RICERCA

Lavorano nell`ombra come le spie protagoniste dei famosi romanzi di Ian Fleming, insomma come l`agente `007` alias James Bond. Sono le cellule denditriche del sistema immunitario che seguono e raccolgono informazioni su virus, batteri, tumori e funghi, per aiutare le difese dell`organismo a batterli. Uno studio del Singapore Immunology Network (SIgN) e del Walter and Eliza Hall Institute di Melbourne (Australia), pubblicato su `Nature Immunology`, ha scoperto come agiscono e si sviluppano queste cellule `007`. Un approccio innovativo per capire come il sistema immunitario potrebbe essere manipolato per rispondere al meglio contro alcune malattie autoimmuni, come il lupus e l`artrite reumatoide. Secondo Shalin Naik, ricercatore del Walter and Eliza Hall Institute di Melbourne, "le cellule dendritiche sono le cellule dell``intelligence’ del sistema immunitario e sono in grado di educarlo - ha spiegato lo scienziato - Se si impara a controllarle potremmo rafforzare in caso di necessità la nostra risposta immunitaria alle infezioni o indebolire l`azione di alcune cellule immunitarie che attaccano i tessuti del corpo nelle malattie autoimmuni".



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08.06.2015
Esperti SIA, 7 cattive abitudini nemiche della salute del maschio

Da: MEDICINA

Sono 7 le cattive abitudini che insidiano la virilità. Fumo, eccesso di alcol, stress, mancanza di sonno, abuso di tecnologia - telefonino, pc, tv - alimentazione scorretta e sedentarietà sono i principali nemici della salute sessuale maschile. Ma se è vero che le buone abitudini cominciano fin da giovani, modificare quelle cattive per migliorare la vita sessuale è possibile. Ne parleranno nei prossimi giorni gli specialisti della Società italiana di andrologia, riuniti a Napoli in occasione del XXXI Congresso nazionale (5-8 giugno). Come emerge da numerose ricerche effettuate per indagare il ruolo dello stile di vita sull`incidenza di diverse patologie andrologiche tra cui disfunzione erettile e infertilità, il fumo, l`alcol, la vita sedentaria e i chili in eccesso sono gli acerrimi nemici della salute sessuale maschile. "La letteratura scientifica raccolta sul tema ci porta a rafforzare il concetto secondo cui lo stile di vita ha un ruolo determinante nella comparsa e nel successivo progredire di molte disfunzioni sessuali e riproduttive - spiega Alessandro Palmieri, segretario della Sia e professore di Urologia presso la Clinica Urologica dell`Università di Napoli Federico II - In particolare fumo, obesità, alcol e mancanza di esercizio fisico svolgono un ruolo significativo sia in chiave predittiva e protettiva, che in chiave terapeutica. Il consiglio medico per gli uomini, a tutte le età, è quindi quello di seguire uno stile di vita sano, che preveda un`alimentazione corretta e un`attività fisica regolare".



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05.06.2015
Malattie da cibo per 17 mln italiani, manifesto detta 10 sfide

Da: MEDICINA

Troppo cibo, troppo poco o scelto in modo sbagliato. E ancora diabete, disturbi del comportamento alimentare e intossicazioni. Le malattie legate a problematiche nutrizionali sono una galassia abitata da 17 milioni di italiani, con un costo sanitario non inferiore ai 30 miliardi di euro all`anno di cui circa 2,5 mld associati a sovrappeso e obesità, al netto della spesa ospedaliera. Un`emergenza medica ed economica in crescita, che senza azioni mirate e tempestive rischia di trasformarsi presto in un "boomerang sociale". A lanciare il monito è Lucio Lucchin, past president dell`Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) che oggi, nella Milano di Expo 2015, presenta un Manifesto in cui medici, scienziati, università e pazienti individuano le 10 sfide da vincere per scongiurare il tilt del sistema. Il `Manifesto delle criticità in nutrizione clinica e preventiva per il quadriennio 2015-2018` è un rapporto in una trentina di pagine elaborato e sottoscritto da 19 società scientifiche, 12 atenei, 6 Fondazioni e centri di ricerca e 5 associazioni di cittadini e pazienti, con il patrocinio di Padiglione Italia. Una maxi-alleanza multidisciplinare, perché "il superamento collegiale di diffidenze e particolarismi - avverte Lucchin, padre dell`iniziativa - è l`unico strumento per creare la giusta pressione socio-culturale al cambiamento" che dovrebbe cominciare da un maggior investimento in prevenzione: "In Italia è pari a circa il 4,2% della spesa sanitaria (Agenas 2013), a fronte del 5% stabilito nel Patto della Salute 2010-2012", sottolinea Elena Alonzo della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti). Eppure "uno studio Ocse ha dimostrato che un aumento dell`1% della spesa in prevenzione riduce quella sanitaria del 3%". L`esperta evidenzia in particolare "le difficoltà crescenti dei Servizi di igiene degli alimenti e nutrizione (Sian) e dei Dipartimenti di prevenzione delle Asl", alle prese con una "progressiva riduzione di organici e risorse: sul 4,2% della spesa sanitaria investito in prevenzione, solo il 7% va ai Sian". Per gli addetti ai lavori, insomma, "è incomprensibile l`assenza di un adeguato investimento strategico in nutrizione clinica e preventiva nell`ambito della politica sanitaria nazionale. Continuare a rimandare la pianificazione strutturale e organizzativa in questo settore - incalza Lucchin - potrebbe rivelarsi nel giro di pochi decenni un boomerang per la società italiana".



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05.06.2015
Endocrinologi, andrologi e pediatri insieme per prevenzione ormonale

Da: MEDICINA

Alleanza a tre per le società scientifiche di endocrinologia, pediatria e andrologia e medicina della Sessualità, per promuovere la cultura della prevenzione dei disturbi ormonali e garantire salute e benessere alle nuove generazioni. Per la prima volta un`intera sessione del 17.esimo Congresso nazionale della Società italiana di pediatria, che parte oggi a Roma, è dedicata ai problemi ormonali del bambino, con la partecipazione di endocrinologi italiani di fama internazionale. "Si tratta di un`alleanza necessaria - annuncia Andrea Lenzi, presidente Sie, la Società italiana di endocrinologia - siamo nel terzo millennio, vogliamo salute e benessere per le giovani generazioni e dobbiamo fare prevenzione". "Per realizzare questo obiettivo - prosegue Lenzi - è indispensabile aprire un dialogo tra pediatri, medici di medicina generale ed endocrinologi. La prevenzione ormonale e quella andrologica, in particolare, inizia dall`anno 0 e direi che ha il suo focus nei primi 12 anni di vita, cioè dalla nascita alla pubertà. Quindi, è molto sentita l`esigenza di promuovere, tra i pediatri generalisti che lavorano sul territorio, la cultura della diagnosi precoce. Almeno - conclude l`esperto - il 50% dei problemi andrologici del maschio adulto si potrebbe evitare con un percorso preferenziale di controlli periodici e diagnosi precoce".



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04.06.2015
L`indagine, per malati reumatici vita `a metà` a causa del dolore

Da: MEDICINA

Il dolore peggiora la qualità di vita dei pazienti reumatici nonostante l`efficacia delle cure e l`abnegazione dei medici. A soffrirne sono i malati di fibromialgia e osteoartrosi lombare, senza contare che in generale 1 paziente su 3 deve far i conti con almeno due malattie reumatiche. Sono alcuni dati dello studio epidemiologico `Progetto ReumaVeneto’, realizzato sotto l`egida di Aisf (Associazione italiana sindrome fibromialgica) e in collaborazione con Amarv (Associazione dei malati reumatici del Veneto) e Anmar (Associazione nazionale malati reumatici Onlus), i cui risultati saranno oggetto di confronto al Congresso europeo di reumatologia Eular, a Roma dal 10 al 13 giugno. Ad aggravare il quadro contribuiscono una diagnosi tardiva, quasi due anni, e una prima visita lampo, spesso nemmeno 30 minuti. Un aiuto valido è rappresentato dall`assistenza di un`infermiera, che permette di aumentare del 17% le prestazioni. Va poi tenuto presente che il reumatologo si trova a dover gestire oltre 120 malattie diverse, un compito particolarmente complesso. L`indagine su 1.157 pazienti dimostra appunto come il dolore percepito sia significativo. Su una scala da 0 a 100, infatti, i malati dichiarano di soffrire in media con una intensità intorno a 45 ma con punte che arrivano a 71 per la fibromialgia, 64 per l`osteoartrosi lombare e 53 per la spondiloartrite sieronegativa, seguono poi i pazienti con artrosi periferica (48), artrite psoriasica (44) e artrite reumatoide (41). Per Renato Giannelli, presidente Anmar, "dobbiamo chiedere a medici e a istituzioni, anche in risposta alla legge contro il dolore, di essere più sensibili a questa problematica. Il Congresso di Roma sarà l`occasione per fare tesoro delle nuove conoscenze, al fine di identificare obiettivi comuni e strategie condivise per il miglioramento della qualità di vita dei malati reumatici".



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04.06.2015
L`indagine, per malati reumatici vita `a metà` a causa del dolore

Da: MEDICINA

Il dolore peggiora la qualità di vita dei pazienti reumatici nonostante l`efficacia delle cure e l`abnegazione dei medici. A soffrirne sono i malati di fibromialgia e osteoartrosi lombare, senza contare che in generale 1 paziente su 3 deve far i conti con almeno due malattie reumatiche. Sono alcuni dati dello studio epidemiologico `Progetto ReumaVeneto’, realizzato sotto l`egida di Aisf (Associazione italiana sindrome fibromialgica) e in collaborazione con Amarv (Associazione dei malati reumatici del Veneto) e Anmar (Associazione nazionale malati reumatici Onlus), i cui risultati saranno oggetto di confronto al Congresso europeo di reumatologia Eular, a Roma dal 10 al 13 giugno. Ad aggravare il quadro contribuiscono una diagnosi tardiva, quasi due anni, e una prima visita lampo, spesso nemmeno 30 minuti. Un aiuto valido è rappresentato dall`assistenza di un`infermiera, che permette di aumentare del 17% le prestazioni. Va poi tenuto presente che il reumatologo si trova a dover gestire oltre 120 malattie diverse, un compito particolarmente complesso. L`indagine su 1.157 pazienti dimostra appunto come il dolore percepito sia significativo. Su una scala da 0 a 100, infatti, i malati dichiarano di soffrire in media con una intensità intorno a 45 ma con punte che arrivano a 71 per la fibromialgia, 64 per l`osteoartrosi lombare e 53 per la spondiloartrite sieronegativa, seguono poi i pazienti con artrosi periferica (48), artrite psoriasica (44) e artrite reumatoide (41). Per Renato Giannelli, presidente Anmar, "dobbiamo chiedere a medici e a istituzioni, anche in risposta alla legge contro il dolore, di essere più sensibili a questa problematica. Il Congresso di Roma sarà l`occasione per fare tesoro delle nuove conoscenze, al fine di identificare obiettivi comuni e strategie condivise per il miglioramento della qualità di vita dei malati reumatici".



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03.06.2015
40% nativi digitali a rischio miopia ma non è colpa di tecnologia

Da: MEDICINA

Miopia in forte aumento in Italia tra i giovani. E a rischiare di più sono nativi digitali, bambini e adolescenti cresciuti con strumenti di comunicazione hi tech sempre a disposizione. In 4 casi su 10 avranno qualche diottria in meno nel giro di un decennio. Ma, al contrario di quanto molti pensano, non è colpa degli schermi che "non sono `tossici’ per la vista e possono persino essere d`aiuto". Il problema sono i `vizi’ d`uso: "La quantità eccessiva di tempo trascorso con gli occhi impegnati in una stessa attività, la distanza ravvicinata di visione, la scarsa propensione ad uscire di casa e a `sfruttare’ la luce naturale", spiega Lucio Buratto, direttore del Centro ambrosiano oftalmico di Milano, che conferma il trend di crescita della miopia in Europa e soprattutto in Asia. "Da un`indagine che ho condotto intervistando oculisti dei maggiori centri di cura di tutto il mondo - continua Buratto - è risultato che questo difetto della vista è in crescita ovunque. In Asia, non sappiamo bene perché, siamo arrivati all`80% dei giovani colpiti. Un fenomeno, quello asiatico, estremo, di cui ancora non conosciamo le cause precise. Sappiamo però che alle nostre latitudini non si raggiungeranno mai, fortunatamente, queste percentuali". In generale l`aumento di questo disturbo è legato allo `sfruttamento viziato’ della vista. "Considerando l`evoluzione della razza umana - dice l`esperto - negli ultimi 100 anni si è arrivati ad un utilizzo della visione mai raggiunto nei millenni precedenti: la diffusione popolare della stampa, la luce elettrica che ha permesso di vedere per un tempo assai più prolungato e, negli ultimi anni, gli schermi. A questo si aggiunga l`aumento delle persone che studiano: oggi gran parte della popolazione lo fa dai 6 anni fino, almeno, ai 20 anni".



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03.06.2015
Pediatria. 4 bambini su 100 ipertesi già alle elementari

Da: RICERCA

L’ipertensione è una delle patologie più frequenti nella seconda infanzia e nell’adolescenza, ma il problema è sottostimato per la scarsa diffusione dell’abitudine di misurare la pressione a bambini e ragazzi. Un’indagine condotta dal Gruppo di Studio per l’Ipertensione Arteriosa della Società italiana di pediatria (Sip) su un campione di 8.300 bambini delle scuole elementari di Monza e di diversi centri della Brianza ha rilevato che il 4% della popolazione pediatrica presenta valori elevati di pressione arteriosa, inoltre la prevalenza di ipertensione risulta molto più alta nei soggetti in eccesso di peso. Il dato è confermato in analoghi screening condotti a livello internazionale. “Un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso, quindi a rischio di patologie cardiovascolari, che oggi rappresentano la prima causa di morte e di spesa sanitaria nei Paesi occidentali – spiega Giovanni Corsello, Presidente Sip – la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento dell’ipertensione dovrebbero iniziare in età pediatrica, superando il preconcetto che l’età evolutiva sia esente da questa patologia. Misurazioni sistematiche della pressione durante la visita pediatrica, ma anche nelle scuole, possono evidenziare un numero non trascurabile di bambini con valori elevati e consentire un intervento precoce”. Sul fronte del trattamento dell’ipertensione arteriosa arrivano alcune novità. Al 71° Congresso italiano di pediatria che si terrà a Roma dal 4 al 6 giugno (congresso congiunto della Sip, della SIMGePeD e dei Gruppi di studio Sip su ipertensione arteriosa ed ecografia pediatrica) sarà infatti presentato l’aggiornamento delle raccomandazioni congiunte della Società Italiana di Pediatria e della Società Italiana della ipertensione arteriosa. “La principale novità riguarda la relazione tra zuccheri semplici, acido urico e valori pressori – spiega Marco Giussani, segretario del Gruppo di Studio di Ipertensione della Società Italiana di Pediatria – gli zuccheri, e specificamente il fruttosio particolarmente contenuto nelle bevande zuccherate, aumentano la concentrazione di acido urico nel sangue, fattore che nei bambini è associato a un maggior rischio di ipertensione. La relazione tra alti valori di acido urico (anche se ancora compresi nell’intervallo considerato normale) e pressione arteriosa è stata infatti dimostrata anche nel bambino in uno studio recentemente pubblicato da un gruppo di ricercatori italiani sulla prestigiosa rivista ‘Pediatrics”. Oltre alla limitazione degli zuccheri, i cardini delle raccomandazioni Sip per la prevenzione e il trattamento della ipertensione arteriosa nell’infanzia rimangono quelli di agire sull’eccesso di peso, aumentare l’attività fisica e ridurre il sale nella dieta. La prevenzione andrebbe rivolta a tutti, ma alcuni bambini sono a maggior rischio: quelli con eccesso di peso, i nati piccoli per l’età gestazionale, chi ha una familiarità per l’ipertensione e i bambini con elevati valori di pressione non confermati in successive rilevazioni. Il trattamento farmacologico non è quasi mai necessario. Rimane cruciale l’aspetto della “transizione”, cioè il passaggio dell’adolescente iperteso dal pediatra al medico dell’adulto. In questo campo c’è molto lavoro da fare, sia sul versante pediatrico che su quello dei medici dell’adulto. È necessario aprire dei canali di dialogo e di condivisione delle competenze, a vantaggio dei bambini di oggi che saranno gli adulti e gli anziani di domani.



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29.05.2015
Grasso, focalizzare attenzione su cure palliative

Da: SANITÀ

"Focalizzare l`attenzione delle istituzioni e della società civile sulla rilevanza della gestione del dolore cronico attraverso il ricorso alle cure palliative, e supportare le organizzazioni che operano nel settore dell`umanizzazione delle cure, sono obiettivi primari su cui è necessario impegnarsi per offrire percorsi assistenziali integrati, differenziati e capaci di tutelare la vita e la dignità della persona, anche nelle fasi terminali ed irreversibili della sua malattia". E` quanto scrive il presidente del Senato, Pietro Grasso, nel messaggio inviato ai promotori della Giornata Nazionale del Sollievo, in programma domenica prossima e presentata questa mattina al Ministero della Salute. Grasso ha sottolineato l`importanza dell`iniziativa "incentrata sull`elevare la cultura del sollievo dalla sofferenza a paradigma terapeutico capace di migliorare la qualità della vita del malato attraverso il controllo dei sintomi del dolore, tenendo conto che la sofferenza del malato invade la sfera fisica, psicologica, esistenziale e sociale".



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29.05.2015
Seno: fermando enzima possibile blocco metastasi ossa. Si ferma diffusione, ma solo in forme estrogeno negative

Da: ONCOLOGIA

Bloccare l`azione di un enzima detto Lox potrebbe evitare che il tumore al seno di tipo estrogeno negativo, che rappresenta circa un terzo dei casi ma può essere molto letale, trovi terreno fertile e si diffonda nelle ossa, evitando quindi le metastasi. E` quanto emerge da una ricerca guidata dall`Università di Sheffield pubblicata su Nature. Circa l`85 % dei tumori al seno che si diffondono nel corpo finiscono nelle ossa, rendendo a quel punto il cancro più difficile da trattare. Gli studiosi evidenziano che il tumore, per facilitare la sua diffusione, `fertilizza` le ossa e l`enzima Lox, che modifica l`ambiente osseo lasciando lesioni e fori nell`osso ne facilita la diffusione. Bloccando questo enzima con un farmaco si può evitare la diffusione del cancro e quindi le metastasi. I ricercatori sono partiti dall`osservazione che i pazienti con metastasi (tumori secondari) avevano più alti livelli di questo enzima nel sangue . In una serie di esperimenti sui topi , hanno mostrato che LOX interrompeva il normale processo di distruzione e ricostruzione ossea, lasciando lesioni e fori nell`osso, facilitando così la diffusione del tumore. Hanno evidenziato che utilizzando dei farmaci si può però bloccare l`azione di questo enzima: test sugli animali hanno mostrato che un insieme di farmaci per l`osteoartrite chiamati bifosfonati potrebbero impedire la diffusione del cancro, anche perché `interferiscono` con il modo in cui l`osso viene riciclato al fine di rafforzarlo.



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28.05.2015
Abbattere colesterolo evita nuovo infarto, un tweet per il cuore

Da: MEDICINA

Nell`era del `dottor Google’ e dei social arriva il tweet salva-cuore: #abbattoilcolesterolo. Agli italiani, spiegano infatti gli esperti riuniti a Roma, fa più paura l`idea di incappare nel primo infarto che la concreta possibilità di averne un secondo. Tanto che troppo spesso i pazienti interrompono le terapie, anche a causa degli effetti collaterali. E se un recente studio dimostra quanto sia importante abbattere i livelli di Ldl dopo un infarto, i pazienti ritengono il colesterolo, anche quello cattivo, un fattore di rischio di poca importanza. E non si rendono che non basta abbassare l`Ldl: bisogna addirittura abbatterlo. Il livello di Ldl dopo una sindrome coronarica acuta deve scendere sotto la soglia di sicurezza di 70mg/dL: più basso è, meglio è. Un obiettivo possibile grazie alla terapia, a patto che i pazienti siano `diligenti’. Ma come favorire l`aderenza terapeutica? Questi e molti altri interrogativi sono stati al centro dell`incontro in cui si è fatto il punto sulla terapia nei pazienti con sindrome coronarica acuta, alla luce dei risultati dello Studio Improve-It, condotto su 18.144 pazienti coinvolti e una durata di quasi 9 anni in 1.500 centri in tutto il mondo. In Italia tra il 2001 e il 2011 la mortalità intraospedaliera per infarto si è progressivamente ridotta dall`11,3% al 9%, mentre le nuove ospedalizzazioni fatali dalla dimissione a 60 giorni sono aumentate dello 0,13% e quelle dalla dimissione a 1 anno dello 0,53%. Un andamento ancora più evidente nel pazienti con scompenso cardiaco, con una mortalità tra la dimissione ed il primo anno pari al 10% . Viene da chiedersi se il paziente segua un percorso post ospedaliero sufficientemente virtuoso. "Nel nostro Paese - spiega Michele Massimo Gulizia, presidente Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco) - è abbastanza virtuoso e completo. Ma si tratta di un percorso con luci e ombre. Un tallone d`Achille è sicuramente rappresentato dall`integrazione tra ospedale e territorio. Una volta dimesso, con la prescrizione terapeutica e qualche raccomandazione su come cambiare gli stili di vita, il paziente a casa si trova da solo e spesso non riesce a restare aderente agli obiettivi di salute e di stile di vita raccomandati, o ancor peggio non segue correttamente la terapia assegnata". 



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27.05.2015
Neuroscienze: stimoli esterni alterano Dna in bimbi e adolescenti

Da: RICERCA

Scoperto un meccanismo attraverso cui uno stimolo esterno lascia una traccia a livello del genoma del sistema nervoso, nei primi anni di vita fino all`adolescenza. Questo avverrebbe attraverso i fattori epigenetici, ovvero quelli che entrano in gioco nella lettura della sequenza del DNA senza che vi siano mutazioni del codice genetico e della sequenza del DNA. A scoprirlo è stato un studio dell`Università di Firenze, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience. La ricerca è stata realizzata con il contributo dell`Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Pisa e della Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli, e della Scuola Normale Superiore di Pisa, nell`ambito del progetto MIUR-CNR EPIGEN che mira ad analizzare l`importanza dell`epigenetica per tutti i tessuti dell`individuo. "È risaputo che l`esperienza plasma le conoscenze e il comportamento di ogni individuo influenzando il patrimonio genetico - ha spiegato Tommaso Pizzorusso, associato di Psicobiologia dell`Università di Firenze - la nostra scoperta ha evidenziato che il legame tra esperienza e fattori epigenetici è particolarmente forte nei primi anni di vita e nell`età dello sviluppo, per cui le capacità di percepire ed elaborare le informazioni provenienti dal mondo esterno, ma anche le attitudini sociali e cognitive, sono modellate e possono essere facilmente alterate dall`esperienza". Utilizzando tecniche di sequenziamento del DNA ad alta efficienza i ricercatori hanno scoperto che, privando un occhio dell`esperienza visiva per tre giorni, cambia lo stato di attivazione di centinaia di geni e si alterano in modo patologico i circuiti della corteccia cerebrale dedicata alla vista. Ma bloccando la metilazione del DNA, uno dei principali fattori epigenetici, i ricercatori hanno osservato che l`assenza di esperienza non portava ugualmente a un`alterazione dell`espressione genica, nè dello sviluppo visivo, segno che l`azione dell`esperienza sull`attivazione genica era mediata dalla metilazione del DNA.



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27.05.2015
Risoluzione globale per prezzi più bassi e trasparenti

Da: MEDICINA

Dai governi riuniti a Ginevra per l`annuale Assemblea mondiale della sanità via libera a una risoluzione che prevede più vaccini a prezzi accessibili e trasparenti. La risoluzione è stata adottata da tutti gli Stati membri, con più di 60 Paesi - tra cui Algeria, Australia, Brasile, Colombia, Libano, Libia, Ecuador, Egitto, Indonesia, Niger, Nigeria, Sud Africa, Tailandia, Pakistan, Filippine, e Repubblica di Corea, tra gli altri - che hanno dichiarato il loro pieno sostegno all`iniziativa e la preoccupazione per i prezzi elevati dei vaccini. Un passo avanti accolto "con favore" da Medici senza frontiere (Msf). "Se da una parte è positivo che i Paesi si esprimano così fermamente in difesa della salute del proprio popolo, dall`altra è preoccupante vedere che i vaccini stanno diventando sempre più costosi per gran parte della popolazione nel mondo", sottolinea Manica Balasegaram, direttore esecutivo per Access Campaign di Msf. "Se i governi non prendono iniziative concrete per affrontare la problematica dei prezzi dei vaccini, saranno sempre più costretti a scegliere quali malattie potranno o meno permettersi di curare per proteggere i loro figli." Secondo il rapporto `The Right Shot: le barriere per ottenere vaccini più accessibili e adeguati alle realtà dei Paesi in via di sviluppò, pubblicato lo scorso gennaio da Msf, nei Paesi più poveri il prezzo per vaccinare un bambino è ora 68 volte più alto rispetto al 2001, e molte parti del mondo non possono permettersi nuovi vaccini costosi come quello contro le malattie da pneumococco (tra cui alcune forme di malattie respiratorie e di meningite), che ogni anno uccidono circa un milione di bambini. "I governi hanno il potere di migliorare la trasparenza dei prezzi pagati da ciascun paese. Con questa risoluzione i Paesi hanno chiesto chiaramente azioni concrete. La salute pubblica deve avere la priorità sui profitti e i vaccini contro le malattie mortali dei bambini non dovrebbero essere un business nei paesi poveri", ha concluso.



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26.05.2015
Golinelli (Alfasigma), puntiamo su Cina, Usa ed Est Europa

Da: INDUSTRIA

Un`operazione "complessa, frutto di un progetto industriale e non finanziario", che ha portato alla nascita di una realtà importante: la neonata AlfaSigma si posiziona tra i primi cinque operatori in Italia nel settore farmaceutico, con un fatturato di oltre 900 milioni di euro. Lo spiega Stefano Golinelli, presidente di AlfaSigma, nel ripercorrere il cammino che ha consentito di perfezionare l`operazione. "In questo modo abbiamo realizzato sinergie interessanti, anche perché le due aziende sono complementari a livello internazionale, con alcune eccezioni, come il caso di Spagna e Francia". E per il futuro? "Puntiamo molto su Cina, ma anche Stati Uniti ed Est Europa". Dopo mesi di rumors, nei giorni scorsi è arrivato l`annuncio ufficiale dell`aggregazione di Alfa Wassermann e alcune attività Sigma-Tau: "Un`operazione difficile, evidente anche dai tempi richiesti per finalizzarla. Si tratta di due aziende familiari con percorsi diversi, per cui era importante trovare un equilibrio soddisfacente. Ringrazio la famiglia Cavazza per aver creduto in questo progetto che - ribadisce Golinelli - è innanzitutto un progetto industriale. Anzi, credo che in questo settore un`operazione simile fra due aziende private e familiari sia un caso unico" nel nostro Paese. E se più del 50% del fatturato di Alfa Wassermann si deve all`estero, AlfaSigma nasce già con una presenza importante in ben 18 Paesi. E "sinergie interessanti: le due aziende sono infatti complementari a livello internazionale, con una sovrapposizione solo in Francia e Spagna, dove però sommando i fatturati arriviamo ad avere una dimensione più competitiva".



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25.05.2015
Malanni da clima pazzo per 70 mila italiani a settimana

Da: MEDICINA

Complice l`altalena delle temperature e le piogge seguite a un assaggio d`estate, "nell`ultima settima circa 70 mila italiani hanno fatto i conti con virus respiratori e gastroenterici. Un dato superiore alla media stagionale, legato proprio alle `follie’ del clima". Lo spiega il virologo dell`Università di Milano Fabrizio Pregliasco. "I colpevoli sono soprattutto adenovirus, coronavirus ed enterovirus, che danno tosse, raffreddore, mal di gola, mal d`orecchie e problemi gastrointestinali". Malesseri che possono durare qualche giorno, e possono portare anche a qualche linea di febbre. "È importante non sottovalutarli, per non rischiare di incappare in complicanze", ammonisce Pregliasco. Ma come difendersi dai virus che circolano in questi giorni? "Alleati preziosi sono i probiotici, che aiutano a difenderci dalle aggressioni, insieme ad un`alimentazione ricca di frutta e verdura fresche. Come dicono le nonne, in questo periodo è fondamentale vestirsi `a cipolla’, e soprattutto evitare di tenere addosso a lungo i vestiti bagnati a causa di qualche acquazzone imprevisto. Piccole misure di buon senso - conclude - che però possono davvero rivelarsi utili, specie se abbinate a un`attenta e regolare igiene delle mani". 



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19.05.2015
Nasce Alfasigma, fra prime 5 aziende italiane

Da: INDUSTRIA

Perfezionata nei giorni scorsi l`operazione che prevede il conferimento nella neocostituita capogruppo Alfasigma delle attività farmaceutiche e delle relative controllate di Alfa Wassermann e Sigma-Tau, due tra i più importanti gruppi farmaceutici italiani, con una forte presenza anche a livello internazionale. Alfasigma avrà il compito di governare l`aggregazione delle due compagini societarie conferite, nonché di determinarne le linee strategiche e di sviluppo. Il nuovo gruppo si posiziona tra i primi 5 operatori in Italia nel settore farmaceutico, sia per prodotti da prescrizione che per quelli di automedicazione, con un fatturato di oltre 900 milioni di euro. Il progetto industriale - indica una nota - prevede l`ulteriore sviluppo dell`attività sia in Italia che all`estero, grazie alle sinergie che verranno realizzate, alle maggiori risorse da dedicare a R&D e alle attività produttive. L`azionariato di Alfasigma vede la maggioranza - con una quota del 75% - in capo alla famiglia Golinelli. Alcuni componenti della famiglia Cavazza detengono il 20% e Intesa Sanpaolo, già azionista di Sigma-Tau, mantiene la partecipazione restante pari al 5%. Marino Golinelli, fondatore di Alfa Wassermann, è stato nominato presidente onorario di Alfasigma; Stefano Golinelli ha assunto la carica di presidente, e Andrea Golinelli di vice presidente con delega all`Innovazione. La capogruppo sarà guidata dall`amministratore delegato Giampaolo Girotti, con la responsabilità diretta anche sulle due società operative e le relative controllate. 


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14.05.2015
Meno rischi salute se carne è di pollo, ma rossa vince in consumi

Da: MEDICINA

Meno rischi per la salute con più pollo e tacchino nel piatto invece della carne rossa. Lo ricordano gli esperti della `Nutrition Foundation of Italy` (Nfi) che hanno realizzato il primo documento di consenso sul tema e in cui si sottolinea come "un adeguato consumo di carne bianca migliorerebbe la qualità complessiva della dieta della popolazione italiana". In Italia, però, vince ancora la bistecca. È `rosso’ il 38% dei consumi mentre solo il 25% è riservato alle carni avicole, percentuale molto al di sotto della media europea: 13,6 kg l`anno a italiano contro 17,8 kg della media Ue solo per il pollo. Il documento - coordinato da Andrea Poli, presidente Nfi, e Franca Marangoni, ricercatrice Nfi, con il supporto di diversi specialisti italiani - sarà pubblicato sulla rivista scientifica internazionale `Food Nutrition Research`. Nelle conclusioni del documento Nfi esclude ogni correlazione tra l`assunzione di pollame e la mortalità per cause cardiovascolari. Inoltre, dall`esame degli studi epidemiologici è emerso che a livelli più elevati di consumo di pollame, pesce e frutta a guscio corrisponde un rischio di eventi coronarici inferiore rispetto a quello legato al consumo di carni rosse. Un dato legato soprattutto al basso tenore di ferro nella forma eme, di sodio e alla presenza di grassi polinsaturi nelle carni avicole. In questo senso, si conclude nel Documento di consenso, il consumo di carni avicole, in alternativa ad altre fonti proteiche, potrebbe rappresentare una strategia utile per controllare il rischio coronarico. I dati epidemiologici confermano anche l`assenza di una relazione statisticamente significativa tra il consumo di carni avicole e lo sviluppo di diabete di tipo 2. Non solo. Secondo le conclusioni del documento, una dieta che comprenda il consumo di pollame, insieme ai cereali integrali, pesce, frutta e verdura e la contemporanea riduzione delle carni grasse e lavorate, di amidi e zuccheri, sembra essere efficace nella prevenzione di questa malattia. 
 


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12.05.2015
Azienda pillola 5 giorni dopo, usata da 3 mln donne in 70 paesi

Da: MEDICINA

"Dal suo lancio nel 2009, ellaOne* è stata considerata tra i professionisti della sanità come il nuovo farmaco di riferimento nella contraccezione d`emergenza e finora è stata utilizzata da oltre 3 milioni di donne in 70 paesi nel mondo. È più efficace rispetto all`opzione esistente se assunto entro 24 ore da un rapporto sessuale non protetto, o non adeguatamente protetto, in quanto è stato dimostrato di poter funzionare anche quando il rischio di gravidanza è massimo, ovvero poco prima dell`ovulazione". È quanto evidenzia Alberto Aiuto, direttore generale di Hra Pharma Italia, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell`8 maggio 2015 della determina con cui l`Aifa ha dato, "con una decisione storica", la possibilità di ottenere direttamente in farmacia la pillola `dei 5 giorni dopò senza più la necessità di una prescrizione. Questo - rileva l`azienda - consentirà a tutte le donne con più di 18 anni di ottenere l`accesso diretto alla contraccezione d`emergenza. Contemporaneamente è stata anche abolita l`obbligatorietà del test di gravidanza precedentemente previsto. La delibera dell`Aifa ha recepito la decisione da parte della Commissione europea di consentire l`accesso a ellaOne* direttamente in farmacia in tutti gli Stati membri dell`Ue, sulla base del riconoscimento da parte del Chmp (Comitato per i medicinali per uso umano), della maggior efficacia del medicinale rispetto alla vecchia pillola del giorno dopo, se usato durante le prime 24 ore, e della sicurezza del prodotto anche quando utilizzato senza prescrizione. Aiuto ha proseguito: "Come direttore generale di una società impegnata nell`innovazione nell`Healthcare per le donne sottolineo l`importanza di un momento come questo per l`Italia. Siamo dunque lieti di vedere che anche nel nostro Paese per le donne adulte si sia facilitato l`accesso a questa metodica contraccettiva". 

 


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12.05.2015
Proteina `made in Milano` svelerà i misteri dei neuroni

Da: RICERCA

Si chiama Blink1 ed è figlia dell`ingegneria proteica, che come un `Lego molecolare’ assembla componenti biologici già esistenti per crearne di nuovi utili alla ricerca scientifica. È la proteina sintetica fabbricata da un team internazionale guidato da Anna Moroni dell`università degli Studi di Milano, uno strumento che potrà essere usato per inibire in modo specifico - inducendo `blackout` mirati - l`attività di alcuni neuroni, così da capirne meglio il ruolo e il funzionamento. La proteina `made in Milano’ permetterà in sintesi di studiare i circuiti neuronali a riposo per far luce su funzioni chiave come memoria e apprendimento, nonché su varie malattie neurologiche. Il lavoro - pubblicato su `Science’ - è stato condotto con il contributo della Fondazione Cariplo che ha finanziato il soggiorno di uno scienziato straniero presso il Lab Moroni del Dipartimento di bioscienze della Statale; dei ministeri dell`Istruzione, Università e Ricerca (Prin 2012) e degli Affari esteri, e della Cooperazione internazionale (Progetti bilaterali di grande rilevanza). I neuroscienziati - si ricorda in una nota dell`ateneo milanese - si confrontano da sempre con la complessità del cervello e l`esigenza di approcci sperimentali che ne semplifichino lo studio. Per questo di recente è stata messa a punto l`optogenetica, una tecnica che utilizza le opsine, proteine naturali regolate dalla luce, per attivare i neuroni a distanza e in modo non invasivo, utilizzando brevi flash di luce. Rimaneva però da risolvere il problema di come inibire velocemente e senza effetti collaterali l`attività neuronale, compito al quale le opsine non sono altrettanto adatte. La soluzione è arrivata appunto dal nuovo studio.



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05.05.2015
Acqua `bruciagrassi’, ecco come bere mette il turbo al metabolismo

Da: MEDICINA

Dimagrire? Facile come bere un bicchier d`acqua. Quella di bere più acqua è sempre stata una delle raccomandazioni dei nutrizionisti per raggiungere e mantenere un peso equilibrato. Ma l`importanza dell`azione dell`acqua è legata a un altro fenomeno confermato da ricerche cliniche: la termogenesi, cioè la produzione di calore dell`organismo. "La letteratura scientifica rende evidente il ruolo dell`acqua nell`attivare una serie di meccanismi metabolici conosciuti come termogenesi, ossia produzione di calore con dispendio energetico, che ci aiutano realmente a perdere peso". Lo afferma Nicola Sorrentino, docente di Igiene Nutrizionale all`Università di Pavia, direttore scientifico delle Terme Sensoriali di Chianciano Terme, in occasione dei primi giorni di caldo in Italia. "Un aspetto molto importante da sottolineare è che l`effetto dell`acqua sul metabolismo è di breve durata, tra la mezz`ora e l`ora", precisa l`esperto dell`Osservatorio San Pellegrino. Qualche anno fa uno studio condotto in Germania e pubblicato su `The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism` ha valutato l`effetto dell`acqua sul tasso metabolico, cioè quante calorie vengono bruciate dal nostro organismo ogni giorno. I ricercatori hanno scoperto che bere 2 bicchieri d`acqua (500 ml) a temperatura ambiente (22°C), aumentava del 30% il tasso metabolico sia degli uomini sia delle donne coinvolte nello studio. 



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30.04.2015
Al via Campagna `Punto nel Vivo’ contro punture insetti

Da: MEDICINA

Da maggio prende il via la prima edizione della campagna d`informazione "Punto nel Vivo", con l`obiettivo di far conoscere al pubblico l`esistenza, le caratteristiche e le terapie delle reazioni allergiche da punture di imenotteri. Un "ordine", quello degli imenotteri, che comprende oltre 100.000 specie d`insetti, tra i quali, i più noti e comuni sono le api, le vespe e i calabroni. "Sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni anno vengono punti dichiara la Dott.ssa Maria Beatrice Bilò, coordinatrice di Punto nel Vivo e specialista in Allergologia degli Ospedali Riuniti di Ancona ma si stima che da 1 a 8 su 100 sviluppi una reazione allergica senza essere a conoscenza delle conseguenze. L`allergia al veleno di Imenotteri può provocare reazioni localizzate (dal 2,4% al 26%) o severe reazioni sistemiche (dall`1% al 8,9%) di tipo respiratorio e cardiocircolatorio che si possono complicare fino alla morte, con circa 10 casi all`anno accertati in Italia." L`iniziativa "Punto nel vivo" è promossa dai "25 esperti" che fanno riferimento ai principali Centri Allergologici Specializzati nella diagnosi e terapia dell`allergia al veleno di imenotteri, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus Federazione Italiana Pazienti (www.federasmaeallergie.org) e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abello’ (www.alk-abello.it). "Punto nel vivo" ha in programma una serie di azioni e strumenti di comunicazione, che partendo da Facebook come canale di comunicazione semplice e fruibile al servizio di tutto il pubblico, arrivano fino all`informazione e formazione di tutti i professionisti della salute che sono coinvolti nel percorso diagnostico e terapeutico dei pazienti allergici a veleno di imenotteri. 



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30.04.2015
Due settimane `junk food` aumentano rischio tumore colon Test con `scambio dieta’ Usa-Africa

Da: RICERCA

Bastano due settimane di `junk food` per avere effetti visibili sulla salute dell`intestino, con l`inizio delle condizioni che aumentano il rischio di tumore. Lo afferma uno studio in cui a 20 statunitensi è stato chiesto di `scambiare la dieta’ con 20 sudafricani pubblicato dalla rivista Nature Communications. Per due settimane gli occidentali hanno seguito la dieta rurale tipica africana, ricca di fibre e legumi e povera di grassi. Agli africani invece sono stati fatti mangiare gli alimenti tipici della dieta statunitense, con molta carne e grassi, compresi hamburger e patatine. Al termine dell`esperimento negli statunitensi erano diminuiti i segni dell`infiammazione, e anche la flora batterica intestinale era più varia, mentre le condizioni dell`altro gruppo erano sensibilmente peggiorate. ``In appena due settimane - spiega Stephen ÒKeefe dell`università di Pittsburgh - un cambiamento di dieta ha modificato i biomarker del rischio di tumore, segno che non è mai troppo tardi per modificare il rischio di tumore al colon``. Secondo gli esperti un terzo dei tumori al colon, uno dei più diffusi sia tra gli uomini che tra le donne, potrebbe essere evitato proprio cambiando la dieta.


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29.04.2015
Per colpa di obesità e diabete -18% produttività entro 20 anni

Da: MEDICINA

`The bitter after taste of sugar`, letteralmente `Il retrogusto amaro dello zuccherò, è questo il titolo del rapporto redatto dagli esperti della banca d`investimenti Morgan Stanley, che hanno analizzato dal punto di vista economico l`impatto del consumo eccessivo di zuccheri sulla salute e sulla crescita economica nei principali Paesi, sviluppati e in via di sviluppo, del pianeta. Nei Paesi dell`area Ocse, questo impatto negativo - legato all`accoppiata diabete/obesità - è valutato all`incirca in un -18% di produttività nei prossimi 20 anni. È uno dei temi su cui si confronteranno gli esperti dell`associazione Associazione medici diabetologi al ventesimo congresso, organizzato a Genova che aprirà i battenti il 13 maggio al Centro congressi `Magazzini del cotone’. Secondo gli esperti Morgan Stanley un`alimentazione equilibrata è un fattore chiave nel determinare lo sviluppo economico a lungo termine di una popolazione, e l`eccesso nel consumo di zuccheri, che porta a sovrappeso, obesità e diabete, mette a serio rischio la crescita economica. Tra i Paesi a maggior rischio figurano quelli in cui i tassi di diabete e obesità sono già particolarmente elevati (Cile, Repubblica Ceca, Messico, Usa, Australia e Nuova Zelanda), che vedranno perdite di produttività tra il 20 e il 32%. Migliore la situazione in Giappone, sotto al 10%, Svizzera, Francia e Italia, sotto al 15%. 


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29.04.2015
Nature, nel cervello l`interruttore per `spegnere’ la fame

Da: RICERCA

Nuove speranze per chi ha bisogno di perdere peso. Gli scienziati della Harvard Medical School e dell`Università di Edimburgo hanno identificato le cellule del cervello che creano la sensazione di fame, importantissimo passo avanti, dicono su `Nature Neuroscience’, per creare "un nuovo target promettente per lo sviluppo di farmaci dimagranti". Il team internazionale ha scoperto che un circuito del cervello noto come recettore della melanocortina-4 (MC4R) è l`insieme di cellule che controlla il desiderio di mangiare. `Spegnendo’ queste cellule in un gruppo di topi, gli scienziati hanno visto aumentare la fame nei roditori, mentre accendendole si è fermato lo stimolo a nutrirsi. "I nostri risultati mostrano che l`attivazione artificiale di questo particolare circuito cerebrale non è dannosa e può ridurre l`alimentazione nei topi, con un risultato sostanzialmente simile a quello ottenuto con la dieta, ma senza la sensazione cronica di fame", ha spiegato il co-autore senior dello studio Bradford Low, professore di Medicina di Harvard e ricercatore del Beth Israel Deaconess Medical Center for Nutrition and Metabolism. 


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24.04.2015
Dermatologia: in Italia oltre 3 mln di persone colpite da rosacea

Da: MEDICINA

Molti la confondono con la couperose, ma il nome corretto è rosacea, una malattia infiammatoria della pelle che colpisce soprattutto le aree centrali del viso, come le guance il naso e le palpebre. Si presenta con rossore, eritema persistente, pustole, capillari superficiali, pelle del viso secca. In Italia sono 3.200.000 le persone colpite da rosacea, circa il 7-8 per cento della popolazione adulta. La malattia è sottovalutata e solo 1 persona su 10 si rivolge al medico e ottiene una diagnosi. Questo è quanto emerso in occasione del 90esimo Congresso Nazionale SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse). "La maggior parte delle persone è convinta che il rossore sia una caratteristica naturale della propria pelle", ha spiegato Giampiero Girolomoni, presidente SIDeMaST. "Al contrario, la rosacea - ah continuato - è una malattia e in quanto tale va diagnosticata e curata. La rosacea acquisisce la dignità di malattia solo nella sua manifestazione più conclamata quando papule, pustole e ispessimento della pelle hanno già aggravato le condizioni del paziente, mentre il semplice rossore viene ignorato. Invece di risolvere il problema alla radice, le persone affette da rosacea cercano di camuffare l`infiammazione cutanea con l`impiego di cosmetici che, contenendo alcool o profumo, peggiorano la condizione della pelle aumentandone l`infiammazione e l`irritazione; la rosacea è una malattia e come tale va trattata. Oggi esistono tanti rimedi che possono migliorare questa condizione ma, se non curata la rosacea si aggrava e dalle forme più lievi si passa a quelle più gravi". Le cause della rosacea non sono ancora completamente chiare, si sa che l`infiammazione è alla base di questa patologia e diversi trattamenti possono migliorare la condizione clinica dei pazienti. Con l`intento di produrre un documento condivisibile in ambito scientifico, un gruppo di esperti dermatologi ha messo a punto le Raccomandazioni sulla Gestione della Rosacea con focus sulle opzioni terapeutiche più efficaci.


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24.04.2015
Asma, possibile cura entro 5 anni grazie a studio-svolta

Da: RICERCA

Curare l`asma entro cinque anni. Una promessa che arriva dai ricercatori della Cardiff University e del Kings College di Londra, che hanno identificato quali cellule portano le vie aeree a restringersi quando vengono a contatto con sostanze irritanti come smog o allergeni, e anche come impedire che ciò avvenga. Esistono già farmaci che possono disattivare queste cellule, sono conosciuti come calciolitici e sono usati per trattare le persone con osteoporosi. Gli scienziati sperano che in futuro gli asmatici possano assumerli per prevenire gli attacchi. "I nostri risultati sono incredibilmente eccitanti", ha detto Daniela Riccardi della Cardiff University School of Biosciences. "Se riusciremo a dimostrare che i calciolitici sono sicuri quando somministrati direttamente ai polmoni, in cinque anni potremmo essere in grado di curare i pazienti e potenzialmente impedire che l`asma si manifesti". Gli scienziati - rivela la rivista `Science Translational Medicinè - erano già a conoscenza del fatto che l`asma è causata da un`infiammazione dei bronchi, ma non sapevano cosa la innescasse. Esperimenti sui topi e su tessuti umani delle vie aeree hanno messo in evidenza che le cellule recettore sensore del calcio (CaSr) - che rilevano i cambiamenti dell`ambiente - nelle persone asmatiche vanno in tilt, innescando spasmi, infiammazione e restringimenti delle vie respiratorie. Ma con i farmaci calciolitici le cellule si disattivano e si fermano tutti i sintomi. Gli scienziati sperano ora che gli studi clinici inizieranno presto.


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23.04.2015
Funziona gel anti-Parkinson, parola dei pazienti

Da: MEDICINA

Fino a oggi una cura per il morbo di Parkinson sembrava una chimera nonostante decenni di studi intensivi. Ma un nuovo trattamento di recente approvazione potrebbe contribuire ad alleviare sensibilmente i sintomi della malattia. Ne parla John Slevin, professore di neurologia e vice presidente ricerca dell`Uk`s Kentucky Neuroscience Institute, sul `Journal of Parkinson`s Disease’. Ma lo assicurano anche i pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione. L`esperto ha lavorato con un team di ricercatori internazionali per esplorare l`efficacia del farmaco levodopa in dosaggio continuo, utilizzando un gel appositamente sviluppato e chiamato Cles (Duopa*), che viene somministrato direttamente nell`intestino tenue da una pompa di infusione portatile. Il paziente Marion Cox è diventato il primo `testimonial` del medicinale: è un contadino di 70 anni, ex agente immobiliare, e soffre di Parkinson da 16 anni. Dopo un periodo di cure inefficaci, quando ha provato il nuovo rimedio all`interno dello studio clinico si è sentito "subito diverso". Ora cammina meglio, si veste più facilmente, e coltiva i suoi 800 ettari di terreno ogni giorno. "Non sono ancora come ero una volta, prima che avessi il Parkinson, ma sto maledettamente bene", assicura. 
 


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20.04.2015
Studio, con un po’ di zucchero lo stress va giù

Da: RICERCA

Basta un poco di zucchero e lo stress va giù. A spegnere i sensi di colpa di chi si concede una pausa consumando bevande dolci è uno studio americano, che rivela come in questo modo si riduce nelle donne il cortisolo, l`ormone spia dello stress. La ricerca dell`università della California, al momento solo su piccoli numeri, ha coinvolto 19 persone: a 11 sono state fatte bere bibite ad alto contenuto di zucchero, mentre le altre otto si sono dovute accontentare di dolcificanti. Ebbene, secondo l`equipe, le donne che avevano consumato le bevande più zuccherate hanno minori livelli di cortisolo nella saliva. "Questi risultati provano per la prima volta che lo zucchero, ma non l`aspartame, può alleviare lo stress negli esseri umani", commenta Kevin Laugero, dell`ateneo della California, sull`Independent.



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20.04.2015
Bolle nelle nocche, ecco perché` le dita scrocchiano

Da: MEDICINA

Un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati dell`Università dell`Alberta (Canada) ha svelato il segreto delle dita che `scrocchiano, un mistero che durava da 77 anni. All`origine del `croc` ci sono delle bolle che si formano all`interno delle nocche. C`è infatti una cavità tra la giuntura della nocca e l`articolazione formata da muscoli e tendini, nella quale ristagna il liquido sinoviale che ricopre e lubrifica l`articolazione e dove si vengono a formare delle bolle di idrogeno e ossigeno. Quando ci scrocchiamo le dita attiviamo la formazione delle bolle e si produce il caratteristico rumore. Lo studio è pubblicato su `Plos One. Per arrivare alla loro conclusione, i ricercatori hanno `fotografato con una risonanza magnetica l`intero fenomeno grazie a un tiraggio artificiale del dito posto all`interno della macchina. "La capacità di far scrocchiare le nocche potrebbe essere correlata alla salute delle articolazioni", sottolinea Greg Kawchuk, autore principale dello studio e docente della Facoltà di Medicina riabilitativa. Secondo lo scienziato, questa ricerca potrebbe avere implicazioni per altri studi sulle articolazioni del corpo tra cui la colonna vertebrale e aiutare a spiegare perché le articolazioni diventano, ad esempio, artritiche. "Può darsi - conclude Kawchuk - che potremo utilizzare questa nuova scoperta per analizzare quando iniziano i problemi articolari molto prima della comparsa dei sintomi. Questo darebbe ai pazienti e ai medici la possibilità di affrontare in anticipo problemi molto gravi".



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16.04.2015
Scoperta proteina possibile causa Alzheimer

Da: RICERCA

Si apre una nuova strada nella ricerca di una cura per l`Alzheimer. Scienziati della Duke University in North Carolina (Usa) evidenziano sul `Journal of Neuroscience’ di aver scoperto una nuova potenziale causa della malattia, che potrebbe aiutare a indirizzare nuovi trattamenti farmacologici. Gli esperti hanno osservato su modello animale che, in presenza della malattia, nelle cellule immunitarie che normalmente proteggono il cervello si inizia a consumare una sostanza nutritiva vitale chiamata arginina. Bloccando questo processo con un farmaco è possibile prevenire la formazione delle ormai note placche nel cervello caratteristiche della malattia di Alzheimer, e anche fermare la perdita di memoria nei topi. I risultati sono particolarmente incoraggianti perché fino a ora, evidenziano gli autori, il ruolo esatto del sistema immunitario e dell`arginina nell`Alzheimer era completamente sconosciuto. Il farmaco che è stato utilizzato per bloccare la risposta immunitaria del corpo a livello di arginina - conosciuto come difluorometilornitina - è già in fase di studio per alcuni tipi di cancro ed è idoneo alla sperimentazione come potenziale terapia anti-Alzheimer.


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15.04.2015
Alzheimer: individuata causa principale, si spera potenziale cura

Da: RICERCA

Dagli Stati Uniti giunge la notizia della scoperta della possibile causa principale dell`Alzheimer, dando nuove speranze ai tanti malati nel mondo. In test - condotti finora solo su cavie da laboratorio - si è visto che un tipo di cellule del sistema immunitario del cervello, le microglia, quando iniziano a consumare dosi abnormi di un nutriente, l`arginina (un aminoacido), iniziano a dividersi e cambiare contemporaneamente all`apparire dell`Alzheimer. I ricercatori statunitensi della Duke University hanno scoperto che bloccando questo processo con la somministrazione nei topi di un noto `inibitore enzimatico’ (molecola in grado di diminuire l`attività di un enzima), la `difluorometilornitina’ (Dfmo), si riduce il consumo di arginina, da parte delle microglia e si riduce sia il numero di queste cellule che delle cosiddette `placche amiloidi’. Sono queste ultime (insieme al malfunzionamento delle proteine Tau) che, depositandosi tra i neuroni (le cellule del cervello), ne alterano, rallentandolo, il funzionamento causando la demenza tipica dell`Alzheimer. "Se (sarà accertato anche negli uomini) che il consumo di arginina gioca un ruolo così importante nel processo degenerativo, forse potremmo bloccarlo ed invertire il corso della malattia", ha spiegato Carol Colton, professore di Neurologia alla Duke University School of Medicine, uno degli autori dello studio pubblicato sul Journal of Neuroscience. Ricerca che sempre secondo Colton "apre le porte ad un modo completamente diverso di pensare l`Alzheimer, in grado di farci superare il punto morto in cui ci trovavamo nella lotta contro" la malattia.


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