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Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
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17.04.2014
Esercizio fisico contro malattie croniche, al via progetto esperti, nell`80% dei casi patologie curabili con il movimento

Da: MEDICINA

Le malattie croniche colpiscono 1 italiano su 3 e costano al Servizio sanitario nazionale circa 60 miliardi di euro ogni anno, un`emergenza sociale ed economica, che compromette la produttività e la qualità della vita. Tuttavia, nell`80% dei casi, queste patologie si potrebbero prevenire e curare con l`esercizio fisico sicuro e controllato, grazie all`assistenza dei medici di famiglia e di un software messo a punto da Dedalus. Sono le fondamenta del progetto `Movimento per la salute, presentato a Roma al convegno nazionale organizzato al Senato della Repubblica. L`evento è promosso da Associazione nazionale impianti per il fitness e per lo sport (Anif), Società italiana di medicina generale (Simg) e Movimento per la salute, con il patrocinio de `Il ritratto della salute e Technogym. "Siamo orgogliosi di dare il nostro appoggio e sostegno a questo progetto - sottolinea Claudio Cricelli, presidente Simg - innanzitutto perché ci vede coinvolti in prima linea, in secondo luogo perché come medici di famiglia stiamo cercando di diffondere lo stesso concetto di prescrizione dell`attività fisica come un vero e proprio farmaco, da assumere in maniera sicura e controllata. Sono sempre più frequenti, infatti, gli studi scientifici che mettono in risalto la stretta correlazione fra sedentarietà e insorgenza di patologie oncologiche, cardiovascolari, metaboliche e osteoarticolari, che hanno pesanti ripercussioni sociali ed economiche". "È questa la novità e l`innovazione: prescrizione, allenamento controllato in sicurezza e monitoraggio da parte del medico di medicina generale sul paziente per verificarne gli effetti e i risultati - aggiunge Massimo Cicognani, Ad di `Movimento per la salute - Il movimento e l`esercizio fisico diventano, in modo strutturato, parte integrante del sistema dell`offerta sanitaria, in quanto prestazione prescritta a tutti gli effetti, analogamente a quanto si fa con un farmaco o una visita specialistica. L`esercizio fisico diventa un surrogato, se non proprio un`alternativa al consumo dei farmaci".
 



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16.04.2014
Milano, nuova tecnica `salva-cuore` per 4 bimbi italiani/rpt: versione con titolo corretto

Da: MEDICINA

Eccezionale intervento al Policlinico San Donato di Milano. Una nuova tecnica chirurgica `salva-cuore` ha permesso di operare i primi quattro bambini italiani. A idearla i cardiochirurghi pediatrici del Boston Children`s Hospital che, modificando l`utilizzo di una valvola percutanea biologica per adulti, hanno sostituito la valvola mitralica difettosa finora in 20 bambini in tenerissima età, già sottoposti in passato ad almeno un intervento di riparazione valvolare. I cardiochirurghi pediatrici e cardiologi interventisti dell`Irccs Policlinico San Donato hanno eseguito l`intervento sui primi baby pazienti italiani.  "L`intuizione di un cardiochirurgo americano sembrerebbe aver fornito la soluzione per evitare a questi bambini lo spettro di interventi plurimi e ravvicinati", sostiene Alessandro Frigiola, cardiochirurgo pediatrico del Policlinico San Donato. Melody è una valvola biologica che nasce in realtà per sostituire la valvola polmonare difettosa con impianto percutaneo. E` costituita da un tratto di giugulare bovina, con annessa valvola suturata su uno stent, a sua volta montato su un catetere a palloncino. Oltre ad avere delle dimensioni molto piccole, è in grado di essere ri-espansa, assecondando la crescita del bambino. Il suo stent può infatti essere compresso e allargato fino a 22 mm di ampiezza, senza danneggiare la valvola: da queste caratteristiche è nata l`idea per un uso `off label` e per il tentativo di impianto nei bambini con difetti mitralici.  "Abbiamo chiesto ai colleghi americani di supportarci per eseguire il primo intervento ed insieme, vista la perfetta riuscita, abbiamo impiantato la valvola a 4 bambini italiani, tra i 6 mesi e i 6 anni di vita, due maschietti e due femminucce, tutti con almeno due interventi alle spalle per riparazione della valvola mitralica. I bambini hanno reagito ottimamente all`impianto, stanno molto meglio e sono già tornati a casa dalle loro famiglie", continua Frigiola.



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15.04.2014
Studio italiano, nel dna mitocondriale il segreto della longevità

Da: RICERCA

Il segreto della longevità è nel Dna mitocondriale. A questa conclusione sono arrivati i ricercatori delle università di Modena e Reggio Emilia, di Bologna e di Firenze, oltre che del Cnr di Pisa, dell`Istituto superiore di sanità di Roma e del Nosae di Modena, nell`ambito di uno studio sui fenomeni biologici legati al processo di invecchiamento e sullo sviluppo di nuove strategie, terapeutiche ma anche comportamentali, per migliorare lo stato di salute della persona anziana. Lo studio, coordinato da Andrea Cossarizza dell`Unimore e Claudio Franceschi dell`ateneo di Bologna, e portato avanti da Marcello Pinti di Unimore, si è svolto nell`ambito del progetto Europeo Eu-Geha ed è stato finanziato in parte anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola. "Non c`è dubbio che questa scoperta scientifica - ha affermato il rettore dell`Unimore Angelo Andrisano - dischiude le porte a nuove frontiere di ricerca e terapeutiche. Non si è trovato il mitico elisir di lunga vita - precisa ma certamente sapere di più del nostro sistema immunitario e dei mecccanismi fisiologici che conducono all`invecchiamento consente di far progredire le terapie rivolte agli anziani". Dal 2006 al 2013 i ricercatori coinvolti hanno prima raccolto il plasma, e poi quantificato il Dna mitocondriale presente, di 831 persone sane di diverse nazionalità europee, di età compresa da 1 a 104 anni, fra cui 429 individui appartenenti a coppie di fratelli o sorelle, oltre i 90 anni. Le informazioni raccolte hanno consentito di scoprire che con il processo di invecchiamento aumenta la quantità di Dna mitocondriale circolante nel plasma e, studiando le famiglie di persone molto anziane, che esiste un forte controllo genetico di tale livello.



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14.04.2014
Virus intestinale per 120 mila italiani, -3 kg in due giorni. Pregliasco, complici gli sbalzi termini il trend continuerà

Da: MEDICINA

Se l`influenza stagionale è ormai agli sgoccioli, è tempo di virus gastrointestinali. "La cosiddetta influenza intestinale questa settimana ha colpito 120 mila italiani, complice il meteo e gli sbalzi di temperatura. Si tratta di enterovirus e adenovirus che provocano una febbricola, ma soprattutto dolori di pancia, nausea, vomito e diarrea. Con il risultato che in un paio di giorni si perdono anche 3 kg". Lo spiega il virologo dell`Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, sottolineando "che l`effetto immediato sul peso è dovuto alla perdita dei liquidi. Il pericolo, con queste forme virali che si risolvono in un paio di giorni, è quello della disidratazione". Attenzione dunque ad anziani, bambini e persone fragili. "Per gli altri, specie chi ha qualche chilo di troppo, può essere l`occasione per mettersi a dieta: il virus dà infatti inappetenza per 3-5 giorni dopo la scomparsa dei sintomi, ed è utile mangiare poco, spesso e scegliendo alimenti particolarmente digeribili". Secondo il virologo il malanno continuerà a farsi sentire con la stessa intensità anche nella prossima settimana, "colpendo un po’ tutti. Per difendersi non resta che curare bene l`igiene delle mani e - conclude - passare meno tempo possibile in spazi chiusi".



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11.04.2014
Cervello: trovato nesso tra materia bianca e salute cognitiva

Da: RICERCA

Un gruppo di scienziati del Sanders-Brown Center on Aging dell’Università del Kentucky ha trovato una connessione tra la salute della materia bianca, il tessuto cerebrale che supporta le funzioni cognitive, e la presenza di demenza in persone con la sindrome di Down. Come si legge sulla rivista Neurobiology of Aging, gli scienziati si sono focalizzati sui cambiamenti che avvengono nella materia bianca tramite risonanza magnetica per immagini. Gli studiosi hanno confrontato la salute della materia bianca cerebrale di un gruppo di soggetti e quanto fortemente questa connettesse differenti parti del cervello. I risultati indicano un deterioramento della integrità della materia bianca che si poteva commisurare alla salute cognitiva del soggetto. Gli scienziati hanno coinvolto un gruppo di pazienti con sindrome di Down ma non demenza, un gruppo con sindrome di Down e demenza e un gruppo di controllo costituito da persone sane. Le persone con sindrome di Down che avevano migliore coordinamento motorio e miglior apprendimento e memoria erano quelle che avevano una maggiore salute delle connessioni della materia bianca frontale. 



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10.04.2014
Alcol: ISS, causa un terzo morti per incidenti stradali fra uomini

Da: MEDICINA

In Italia il 37% delle morti per incidenti stradali fra uomini è causato dall`alcol. Lo rivelano i dati dell`Osservatorio nazionale Alcol-Cnesps dell`Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione dell`Alcohol Prevention Day. Nel nostro Paese, nel 2010, complessivamente 16.829 persone, di cui 11.670 uomini e 5.159 donne di età superiore ai 15 anni, sono morte per cause totalmente o parzialmente attribuibile al consumo di alcol. La percentuale dei decessi alcol-attribuibili varia in base al sesso e all`età delle persone. La tipologia di decesso che caratterizza maggiormente le classi di età giovanili e rappresentata da quelli avvenuti a causa di cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti; nelle fasce di età anziane (ultra 60 enni) il maggior contributo deriva dalle malattie parzialmente attribuibili al consumo di alcol e da cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti a indicare che l`alcol è un fattore di rischio per numerose patologie diffuse quali patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche. In Italia, il 20% di tutti i decessi registrabili per neoplasie maligne per i maschi e il 6,9% per le donne è attribuibile all`alcol; i decessi per cancro causato dal consumo di alcol (oltre 4.000/anno) incidono per 1/3 sul totale del numero di decessi maschili alcolcorrelati ponendosi come prima causa di morte parzialmente attribuibile tra i maschi. Il 56% delle cirrosi epatiche tra i maschi e il 24% di quelle femminili è attribuibile all`alcol. La frazione alcol-attribuibile dei decessi per incidenti stradali è del 37% per i maschi e del 18% per le donne; 1 decesso su 3 per i maschi e 1 su 5 per le donne potrebbe dunque essere evitato non ponendosi alla guida dopo aver bevuto. La netta prevalenza nel sesso maschile di un elevato numero di decessi per neoplasie maligne e incidenti sollecita l`urgente necessità di attivare iniziative di sensibilizzazione di prevenzione oncologica mirata e di rafforzamento della sicurezza stradale, evidenzia l`Iss 



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10.04.2014
Radioterapia più efficace, 4 studi italiani da Campobasso a Vienna

Da: Oncologia

Quattro studi italiani sull`ottimizzazione della radioterapia anti-cancro presentati al recente Congresso europeo di radioterapia (Estro 33), appena conclusosi a Vienna. Le quattro ricerche sono state sviluppate dalle unità uperative di Radioterapia, Fisica sanitaria e Oncologia generale della Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso. Il team di Alessio Morganti, direttore della Uo di Radioterapia, ha presentato i risultati di uno studio riguardante l`efficacia di una terapia basata sull`utilizzo di basse dosi di radiazioni in combinazione con uno schema chemioterapico (folfiri-bevacizumab) nei pazienti affetti da tumori del colon-retto metastatici. Lo studio aveva l`obiettivo di valutare la possibilità di incrementare il tasso di risposte complete al trattamento, che con la sola terapia farmacologica non supera il 5%. Ebbene, nelle sedi irradiate il tasso di risposte è stato del 39%, senza che l`aggiunta della radioterapia, grazie all`uso di dosi bassissime, abbia incrementato gli effetti collaterali. Il team di Gabriella Macchia, invece, ha presentato uno studio sull`utilizzo della tecnica Vmat nel campo della radiochirurgia per pazienti con recidive/metastasi da neoplasie mammarie o ginecologiche. Questa metodica permette di concentrare nello spazio e nel tempo elevatissime dosi di radiazioni, in grado di distruggere in pochissimi minuti sia tumori che metastasi in varie sedi. Lo studio, che ha visto l`arruolamento di 24 pazienti, costituisce una delle prime esperienze a livello internazionale nell`applicazione di questa tecnica. La tossicità, spiegano i ricercatori in una nota, è stata molto modesta e assolutamente accettabile, inoltre è stata evidenziata una risposta clinica in più di 7 casi su 10.



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09.04.2014
USA, 4 uomini paralizzati tornano a muovere le gambe: elettrostimolazione epidurale del midollo funziona, finanziato dalla Reeve Foundation

Da: RICERCA

Un eccezionale esperimento in Usa accende la speranza per le persone immobilizzate da traumi e lesioni spinali. Quattro uomini paralizzati, infatti, sono stati in grado di muovere le gambe per la prima volta dopo anni, grazie alla stimolazione epidurale elettrica del midollo spinale. Lo riferiscono i medici statunitensi dell`University of Louisville e dell`University of California in uno studio pubblicato su `Brain`.  Andrew Meas, Dustin Shillcox, Kent Stephenson e Rob Summers sono stati trattati presso l`University of Louisville`s Kentucky Spinal Cord Injury Research Centre. Secondo i medici sono stati in grado di flettere dita dei piedi, caviglie e ginocchia, ma non di camminare autonomamente. Stando ai ricercatori l’elettricità renderebbe il midollo spinale più ricettivo ai pochi messaggi che ancora arrivano dal cervello, dunque l`elettrostimolazione potrebbe diventare in futuro un trattamento per le vittime di lesioni spinali.  Il midollo spinale si comporta, infatti, come una linea ferroviaria ad alta velocità, che trasporta messaggi elettrici dal cervello al resto del corpo. Se ci sono danni sui binari, il messaggio non supera le stazioni lesionate. Il team Usa, con un approccio pionieristico, ha applicato la stimolazione elettrica al midollo spinale al di sotto della lesione. Già tre anni fa i ricercatori hanno riferito che il primo paziente, Rob Summers - un giocatore di baseball paralizzato dal torace in giù in seguito a un incidente d`auto - era in grado di muovere le gambe, con un sostegno su un tapis roulant. La ricerca è stata finanziata dalla Reeve Foundation, la fondazione voluta dallo scomparso attore di `Superman`, Christopher Reeve, paralizzato dopo una caduta da cavallo, oltre che dai National Institutes of Health.  



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04.04.2014
Le carezze calmano il cuore, il potere delle coccole Un effetto già noto da tempo, ora si sa che è innato

Da: RICERCA

I neonati sono da subito sensibili alle carezze e reagiscono ad uno stimolo tattile gentile con il rallentamento del ritmo cardiaco e la loro sensibilità a questo tipo di stimoli sembra corrispondere a quella dei genitori, come fosse una dote innata e ereditaria. Lo dimostrano gli esperimenti condotti da Merle Fairhurst del the Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences a Leipzig i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Psychological Science. Nella pratica clinica dei reparti di neonatologia è noto il `potere terapeutico del contatto dei nati prematuri con la propria mamma. Gli esperti tedeschi hanno voluto studiare l`effetto di stimoli tattili di vario tipo sulla pelle di neonati: i piccoli erano tenuti sulle gambe di un genitore e gli psicologi sfioravano il loro braccio con un pennello a differenti velocità. Le reazioni corporee dei piccoli sono state valutate con vari strumenti, misurando ad esempio il ritmo cardiaco del neonato. I bimbi sono risultati sensibili a stimoli tattili gentili simili a quelli di una carezza (ottenuti sfiorando il loro braccio col pennello a media velocità). I ricercatori sostengono che la capacità di percepire ed essere sensibile al tocco piacevole di una carezza è vitale sin dai primi mesi di vita per il bambino a causa del ruolo fondamentale che gioca il contatto fisico nell`avvicinamento, nella formazione del legame affettivo genitore-bebè e nella sincronia che si stabilisce tra i bambini e genitori. 



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02.04.2014
Problemi agli occhi per `overdose di smartphone l`allarme degli ottici GB

Da: MEDICINA

La passione per gli smartphone rischia di tradursi in un aumento di problemi agli occhi, specie per i giovanissimi. A mettere in guardia da un uso eccessivo di cellulari e dispositivi come computer, tablet e televisori a schermo piatto sono gli ottici britannici, forti di un sondaggio su 2.000 persone. Ebbene, gli `under 25` sembra che ormai controllino il telefonino 32 volte al giorno. "La luce blu-viola è potenzialmente dannosa e tossica per la parte posteriore dell`occhio - ha detto l`ottico Andy Hepworth alla Bbc online - E la combinazione di un dispositivo luminoso troppo vicino e del fatto di non strizzare gli occhi abbastanza affatica la vista". "Così, alla lunga, si possono danneggiare gli occhi". Test hanno rilevato che l`iper-esposizione alla luce blu-viola ha il potenziale di aumentare il rischio di degenerazione maculare, una delle principali cause di cecità. Inoltre, secondo gli ottici, un eccesso di luce blu-viola può creare problemi di sonno e influire sullo stato d`animo. Il sondaggio, commissionato da un gruppo di ottici indipendenti, mostra che in media un adulto trascorre quasi sette ore al giorno a fissare uno schermo, e quasi la metà è in ansia se sta troppo a lungo lontano dal cellulare. Il consiglio degli esperti Gb è semplice: evitare l`overdose e riposare gli occhi, spegnendo il cellulare per un po’. 



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01.04.2014
Identificato nuovo gene che causa la Sla, studio italiano: in copertina su `Nature neuroscience`

Da: RICERCA

E` stato identificato da un gruppo di ricercatori italiani un nuovo gene principale causa della sclerosi laterale amiotrofica, o morbo di Lou Gehrig. Il gene, denominato Matrin3 e localizzato sul cromosoma 5, è stato scoperto in diverse ampie famiglie con più membri affetti da Sla e da demenza frontotemporale. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista `Nature Neuroscience` che ha dedicato la copertina alla scoperta.  Gli autori sono un gruppo di ricercatori italiani del consorzio Italsgen (che riunisce 14 centri universitari e ospedalieri italiani che si sono uniti per la lotta contro la Sla), coordinati da Adriano Chio` (Centro Sla del Dipartimento di Neuroscience `Rita Levi Montalcini` dell`ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza e dell’Università di Torino), Gabriella Restagno (Laboratorio di Genetica molecolare dell`Azienda ospedaliero universitaria Città della Scienza e della Salute di Torino) e Mario Sabatelli (dell`Istituto di Neurologia - Centro Sla dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma), in collaborazione con il neurologo Bryan Traynor (Nih di Bethesda, Washington).  La scoperta di un nuovo gene implicato nell`eziologia della Sla fornisce informazioni fondamentali per l`identificazione dei meccanismi della degenerazione dei motoneuroni e avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all`individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici.   



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31.03.2014
L`eterna lotta dell`uomo contro le infezioni, le impronte nel dna studio italiano su evoluzione difese immunitarie, speranza per nuove cure

Da: RICERCA

Dalla peste bubbonica alla pandemia di influenza Spagnola, fino all`epidemia di Aids. Virus e batteri hanno segnato nei secoli la storia dell`uomo, anche decidendo l`esito di guerre o decretando i destini di intere popolazione. Una battaglia senza fine che ha lasciato le sue tracce nel Dna. A seguire le `improntè dell`eterna lotta fra l`uomo e le infezioni è uno studio italiano sull`evoluzione della risposta immunitaria, pubblicato su `Plos Genetics` e frutto della collaborazione tra gli Irccs `Eugenio Medeà di Bosisio Parini (Lecco) e Fondazione Don Gnocchi, università degli Studi e università Bicocca di Milano. Le infezioni - ricordano gli autori - hanno rappresentato un`importante pressione selettiva, agendo come un `setacciò che ha permesso di sopravvivere e riprodursi solo a chi fosse geneticamente meglio `equipaggiato per farvi fronte. Il punto di partenza dello studio è che questa selezione naturale lascia delle `ormè, che possono essere identificate attraverso metodiche di evoluzione molecolare. Individuare queste tracce significa comprendere quali geni e varianti sono stati selezionati per rispondere meglio a una o più infezioni. I ricercatori hanno quindi cercato le impronte lasciate dalla selezione naturale in geni che cooperano a un processo noto come `presentazione dell`antigene: in sostanza la fase iniziale della risposta immune, il meccanismo che ci protegge dalle infezioni stesse. "La storia della nostra specie è scritta anche nel nostro genoma - sottolineano gli scienziati - Saperla leggere può aiutarci a comprendere come abbiamo combattuto i nostri peggiori nemici, chi sia oggi più vulnerabile ad alcune malattie e quali siano i migliori bersagli molecolari per lo sviluppo di nuove terapie". 

 



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25.03.2014
Ernia del disco incombe su 4 italiani su 5, i consigli del Cismer: diffuse soprattutto tra i 35 e i 45 anni

Da: MEDICINA

Le ernie discali rappresentano un`anomalia della colonna vertebrale molto diffusa: più di 4 italiani su 5 hanno, o avranno, problemi di ernia del disco nella propria vita, con sintomi che variano da un dolore lombare blando ad uno acuto. La fascia d’età più colpita? Quella tra i 35 e i 45 anni, quando il nucleo centrale è ancora ben idratato e gelatinoso. Con l`avanzare dell’età, invece, il nucleo polposo cambia: si disidrata progressivamente, riducendo così il rischio di formazione di ernie.  Sono quattro le tecniche utilizzate per risolvere il problema: intervento percutaneo, endoscopica, microchirurgica, e microchirurgica strumentata, con supporti strumentali, ossia gli spaziatori. "Tutte le patologie della colonna - sostiene Pier Vittorio Nardi, presidente dell`associazione Chirurgia italiana spinale mininvasiva e robotica (Cismer) - originano dalla degenerazione discale lombare precoce che nel tempo peggiora gradatamente diventando l`anticamera delle successive erniazioni. Ecco perché` trattare la degenerazione discale vuol dire prevenire l`evoluzione patologica dei dischi, tra le nuove possibilità l`utilizzo delle membrane amniotiche iniettabili per via percutanea in anestesia locale nei dischi, caratterizzate da un mixed di fattori di crescita e cellule stromali, consente la rigenerazione e protezione dei dischi, anche se al momento la durata protettiva sembrerebbe durare circa 1-2 anni".  E il rischio di recidiva è elevato: "Nell`80% dei casi - aggiunge Nardi - si tende a curare l`ernia al disco in modo conservativo, attraverso la fisioterapia, farmaci e stili di vita più attenti. Ma un`ernia seguita in questo modo non assicura un risultato a lungo termine: è stato certificato, infatti, che a distanza di un anno e mezzo, a seconda della gravità dell`ernia, i problemi tornano a farsi sentire nel 30% dei casi". Un ruolo cruciale per prevenire le ernie discali lo rivestono l’attività fisica e il fitness, ma occorre essere seguiti da personale specializzato, utilizzando anche cinture apposite.



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21.03.2014
Supercomputer Watson cercherà terapie personalizzate cancro Progetto del New York Genome Center, elaborerà le sequenze Dna

Da: Oncologia

Presto gli oncologi potrebbero avere un collega `virtuale` al proprio fianco per scegliere la terapia da usare. Il supercomputer Watson della Ibm, divenuto famoso per aver vinto un gioco a quiz, sarà impiegato in un progetto con il New York Genome Center a caccia di una terapia personalizzata per 20 pazienti con glioblastoma, un tumore al cervello molto aggressivo le cui vittime sopravvivono al massimo 12-14 mesi. Il supercomputer elaborerà i dati ottenuti dalla sequenza del Dna dei tumori dei pazienti, oltre che di quello dei pazienti stessi, confrontandole con il suo database che comprende tutta la letteratura scientifica oltre che informazioni su singoli casi. Partendo dalle mutazioni trovate nei tumori l`intelligenza artificiale cercherà di capire attraverso gli studi scientifici come queste influiscono sulle cellule, se ci sono stati altri tumori con caratteristiche genetiche simili e come sono stati trattati, un lavoro che richiederebbe settimane a un genetista. ``E` come cercare un ago in un pagliaio - ha spiegato John Kelly, direttore della ricerca Ibm - con un pagliaio enorme``. Il risultato dovrebbe essere una serie di ipotesi di terapia personalizzata tra cui i medici poi sceglieranno quella più adatta. La scelta e gli esiti sui pazienti saranno poi reimmessi nel computer che imparerà dall`esperienza. "Da quando è stato sequenziato il primo Dna più di dieci anni fa abbiamo accumulato una grande massa di dati - ha spiegato Robert Darnell, direttore del New York Genome Center, un consorzio di ricercatori -. La sfida ora è capire come usarli per migliorare i trattamenti". 



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20.03.2014
Epidemia dolce tra bimbi italiani, troppo zucchero per 90% livelli massimi già prima dell`anno di vita, tra i rischi obesità, diabete e carie

Da: MEDICINA

`Basta un poco di zucchero e la pillola va giù`. Il motto di Mary Poppins ha conquistato generazioni di bimbi, e di mamme. Che troppo spesso lo applicano alla lettera, con il risultato che in Italia 9 bambini su 10 consumano troppo zucchero già prima di compiere 1 anno. I livelli assunti ogni giorno sono ai massimi consentiti già nei primi 12 mesi di vita. Un``epidemia dolce che rischia di allevare un esercito di potenziali obesi, diabetici, cardiopatici e con i denti malati. Lo dimostra lo studio Nutrintake, condotto da Gianvincenzo Zuccotti, direttore Clinica pediatrica dell`ospedale Sacco-università degli Studi di Milano, su un campione di oltre 400 bambini della Penisola dai 6 ai 36 mesi. "La preferenza per il gusto dolce è innata e contribuisce ad influenzare le preferenze alimentari per tutta la vita", avverte Claudio Maffeis, professore associato di Pediatria all`università di Verona. Ma se è vero che "gli zuccheri sono fondamentali per la crescita e il sostentamento quotidiano", va sottolineato che "la nostra dieta ha già a disposizione tanti alimenti naturalmente dolci che aiutano ad assecondare il gusto dei bambini senza forzature". Invece "spesso tendiamo ad addolcire eccessivamente gli alimenti e a preferire cibi ricchi di zuccheri. Questi errori, se diventano abitudini, possono influenzare negativamente la salute futura dei bambini". Rischi confermati anche da una ricerca dei Cdc americani, pubblicata di recente su `Jamà, che dimostrano la correlazione tra eccesso di zuccheri e comparsa di malattie cardiovascolari gravi. "Gli zuccheri - ricorda Maffeis - sono di due tipi: semplici, tipicamente il cucchiaino di saccarosio che aggiungiamo, e complessi, prevalentemente amidi. Gli zuccheri semplici rilasciano energia immediata, mentre quelli complessi danno energia con gradualità. È soprattutto con gli zuccheri semplici, aggiunti agli alimenti, che tendiamo ad eccedere per i nostri bambini. Se pensiamo che in natura non esistono carboidrati a rilascio immediato, ci rendiamo conto di quanto possa essere opportuno limitare l`aggiunta di zucchero. Anche la frutta, naturalmente dolce, fornisce in realtà un complesso di zuccheri `buon che portano con sé altre importanti sostanze quali fibre, vitamine, minerali eccetera, con un valore nutritivo ben superiore a quello fornito dal solo fruttosio in essa contenuto".

 



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19.03.2014
Infezioni, 8 mln persone muoiono ogni anno per sepsi nel mondo ogni episodio costa 25mila euro

Da: MEDICINA

Le infezioni gravi sono ancora un serio problema sanitario. Ogni anno, nel mondo, 27 milioni di persone sviluppano una sepsi e di queste circa 8 milioni muoiono. La sepsi, infatti, fa più vittime del cancro alla prostata, del tumore al seno e dell`Hiv messi insieme. Sono solo alcuni dati ricordati dagli esperti nel corso dell`incontro - all`interno del congresso internazionale sulle cure intensive e l`emergenza in medicina, aperto a Bruxelles - dedicato allo sviluppo di una tecnologia rapida, a cui lavora la Abbot, per l`identificazione di più patogeni in un solo test. La mortalità legata alla sepsi, indicano i dati, è più alta del 51-65% in Europa rispetto agli Stati Uniti. E secondo le stime di alcuni studi europei ogni episodio costa al sistema sanitario circa 25mila euro; nei reparti di terapia intensiva un degente costa sei volta di più rispetto a un paziente senza sepsi. Nei Paesi in via di sviluppo la sepsi causa dal 60 all`80% delle morti nei bambini. Uno dei problemi è che i sintomi di questa condizione, avvertono gli esperti, possono essere confusi con quelli di altre patologie, ed è per questo difficile diagnosticare il problema in fase iniziale 



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19.03.2014
Sintetizzato cuore battente, verso cerotti post-infarto toppe hi-tech con nuovo gel elastico, promessa jolly in medicina rigenerativa

Da: RICERCA

Un tessuto sintetico che riproduce fedelmente il muscolo battente, da utilizzare un giorno come `toppa sul cuore infartuato. Il materiale è già pronto; sembra funzionare non solo in provetta, ma anche nelle cavie da laboratorio, ed è in attesa di essere testato su animali di dimensioni maggiori. Il `cuore in provetta viene presentato a Dallas, dove è in corso il 247° National Meeting & Exposition dell`American Chemical Society (Acs). Lo hanno messo a punto gli scienziati del Brigham and Woman`s Hospital-Harvard Medical School di Boston e dell`università di Sydney in Australia, riuscendo a combinare un nuovo idrogel dotato di proprietà elastiche con una tecnologia miniaturizzata in grado di creare un tessuto cardiaco che mima le proprietà meccaniche e biologiche del cuore vero. Per prima cosa, gli scienziati hanno sintetizzato una nuova famiglia di gel utilizzando una proteina elastica umana chiamata tropoelastina. Questo materiale, però, doveva essere `modellato perché assumesse la giusta architettura. Per farlo, i ricercatori hanno sfruttato le nuove metodiche di stampa in 3D e tecniche di microingegneria, che hanno permesso di ottenere piccoli `cerotti di cellule organizzate in modo da battere in sincronia all`interno dell`idrogel elastico. "I nostri cuori sono ben più di un cumulo di cellule messe una sull`altra - spiega infatti Ali Khademhosseini, che insieme a Nasim Annabi ha fabbricato il nuovo materiale - Sono organizzate in un`architettura particolare" che gli studiosi sono riusciti a copiare. Le nuove toppe elastiche potranno essere impiegate anche per rigenerare altri tessuti: dai vasi sanguigni ai muscoli scheletrici, dalle valvole cardiache alla pelle vascolarizzata.



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18.03.2014
Stile di vita e dieta contro le `malattie non trasmissibili` Medici e diabetologi, dal 5/4 tour della prevenzione in 30 città

Da: INIZIATIVE

Basterebbe modificare il nostro `stile di vita`, con un` alimentazione più sana e una moderata attività fisica per prevenire le `malattie non trasmissibili` responsabili nel mondo dell`80% delle morti e del 70% delle disabilità. Per questo i medici di famiglia, hanno promosso la 2/a edizione di `visitiamo la tua città`, tour che toccherà le piazze di 30 città, soprattutto del centro e del sud d`Italia. Delle malattie non trasmissibili - spiega Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) - fanno parte obesità e sovrappeso, ipertensione, dislipidemie (troppo colesterolo e trigliceridi), che a loro volta causano diabete, malattie cardiovascolari, renali, respiratorie, tumori. In questo progetto educativo, la Simg sarà affiancata dall` Associazione Medici Diabetologi (Amd) e godrà del contributo non condizionato di Doc Generici. I diabetologi entrano nel `tour` per contribuire ad abbassare il rischio di una malattia la cui diffusione è aumentata del 60% negli ultimi 20 anni - spiega Antonio Ceriello, presidente Amd - che vede oggi 5 milioni di italiani diabetici (8% della popolazione), di cui la metà non sa di esserlo. Senza dimenticare l`alta prevalenza dei soggetti sovrappeso e obesi, pari al 35,5% e al 9,9%. Soprattutto al Sud. Il tour partirà il 5 aprile da Cagliari e proseguirà il 7 a Trapani, facendo tappa in altri quattro capoluoghi della Sicilia, per poi risalire la Penisola attraverso le città di Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo, Marche, Toscana, dove il 15 maggio si concluderà, a Empoli. Nelle piazze di queste città saranno montati piccoli `villaggi della salute` (tendoni, camper), dove i cittadini compileranno un questionario sulle abitudini quotidiane, per una valutazione del loro `stile di vita`. Infermiere professioniste misureranno il rischio cardiovascolare e li indirizzeranno al colloquio col medico o il diabetologo. 



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17.03.2014
Al via studio su impatto dipendenza da web nelle università schiavo di internet o giochi 1 italiano su 10

Da: MEDICINA

Un progetto per valutare l`impatto delle dipendenze da Internet dei giovani italiani, con il coinvolgimento degli studenti universitari di Pisa, Napoli e Brescia. Lo ha elaborato Donatella Marazziti, docente di psichiatria all`università degli Studi della città pisana. "Si tratta della prima, grande campionatura italiana su una popolazione universitaria così vasta. Cercheremo di capire - afferma in una nota Marazziti - attraverso la somministrazione di questionari realizzati con metodi scientifici, il grado di dipendenza dalla rete dei nostri giovani, per comprendere meglio la differenza e i confini tra utilizzo professionale o ludico di Internet e impossibilità di liberarsi dalla sua morsa". "Le dipendenze non chimiche - aggiunge Marazziti - riguardano ormai un decimo della popolazione, considerando l`aumento esponenziale della ludopatia". Al progetto ha collaborato Mario Campanella, in libreria in questi giorni con `Maladolescenza quello che i figli non dicono (Piemme edizioni). "Voglio ringraziare Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga - conclude Marazziti - che ha sostenuto l`idea". 



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14.03.2014
Giornata mondiale rene, rischi per troppe proteine nel piatto Colpiti 5 mln di italiani, prevenzione con dieta corretta

Da: INIZIATIVE

Reni a rischio per troppe proteine, fosforo e potassio, consumati con l`alimentazione. Le patologie renali colpiscono 5 milioni di italiani ma si possono prevenire anche con una corretta dieta, sostengono gli specialisti della Associazione nazionale dei dietisti (Andid) che, in occasione della giornata mondiale su rene che ricorre oggi, elencano le regole da adottare per mantenere una sana funzionalità renale. Frutta e verdura in abbondanza, raccomanda l`Andid, e ad ogni pasto includere cereali sia bianchi che integrali; cucinare la pasta con sughi semplici di verdure e a tavola preferire pane senza sale e senza olio e i biscotti secchi. Consumare 2 volte alla settimana zuppe di legumi ricchi di minerali e vitamine, come piatto unico. Evitare doppi `secondi` di carne, pesce, uova, formaggi, salumi. Il pesce 2-3 volte la settimana, formaggi o latticini al massimo 2-3 volte settimanali. Olio extravergine di oliva come condimento a crudo e usare utensili che riducono la quantità di grasso dei cibi in cottura. "La dieta ipoproteica è fondamentale anche durante i trattamenti sostitutivi con dialisi o trapianto, oltre che monitorare l`apporto di liquidi, potassio e fosforo - sottolinea Anna Laura Fantuzzi, segretario dell`associazione.

 



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12.03.2014
Alzheimer: "placche silenti" indicano rischio declino cognitivo

Da: RICERCA

 L`imaging del cervello tramite colorante radioattivo aiuta a individuare precocemente quei segni dell`Alzheimer che potrebbero predire il futuro declino cognitivo fra adulti con lieve o assente peggioramento cognitivo. Lo studio della Duke University è stato pubblicato sulla rivista `Molecular Psychiatry`. L`identificazione delle placche beta-amiloidi silenti che si sviluppano nel cervello potrebbe aiutare i medici nelle decisioni terapeutiche per i pazienti a rischio di Alzheimer. "La nostra ricerca - ha spiegato P. Murali Soraiswamy, fra gli autori dello studio - ha mostrato che gli adulti in salute e quelli con lievi perdite mnemoniche che risultano positivi allo scan cerebrale per queste placche hanno un declino della memoria, del linguaggio e del ragionamento più veloce nel giro di tre anni". Lo studio ha coinvolto 152 adulti con minimo 50 anni di età.

 


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10.03.2014
Aifa su Lucentis-Avastin, massina cautela a tutela pazienti, azioni legali contro chi ha collegato agenzia con intesa collusiva aziende

Da: Sanità

Dai dati chiesti alle Regioni sui pazienti trattati con Avastin per uso oftalmico "è emerso un quadro di preoccupante incertezza legato alla evidente difficoltà nel raccogliere i dati di sicurezza relativi a queste molecole nell`uso oculare. Quindi, a fronte delle raccomandazioni restrittive da parte dell`Ema e in mancanza di studi comparativi adeguati", l`Agenzia italiana del farmaco "non ha potuto fare altro che ribadire la posizione di massima cautela finalizzata all`esclusiva tutela della salute dei pazienti". Ci tiene a sottolinearlo la stessa Aifa, con una serie di precisazioni regolatorie sul caso Lucentis-Avastin, dopo la sanzione pecuniaria decisa dall`Antitrust e la bufera scoppiata sulle aziende Roche e Novartis per il presunto accordo a favore del farmaco più caro. Pur essendo "certa di aver chiarito la verità dei fatti dal punto di vista regolatorio", l`Aifa, "in considerazione di talune dichiarazioni effettuate nei propri confronti, agirà nelle sedi competenti per la tutela dei propri diritti nei confronti di chi ha collegato l`intesa collusiva tra due imprese farmaceutiche accertata dall`Antitrust, che in sé non coinvolge la responsabilità dell`Aifa, nè tale circostanza emerge dalla decisione dell`Autorità garante". L`agenzia specifica ancora che "quale autorità regolatoria del farmaco, infatti, non ha né i poteri nè gli strumenti in possesso dell`Antitrust per prevenire e contrastare i comportamenti da quest`ultima sanzionati. Nè si comprende come si possa ricollegare direttamente il comportamento elusivo delle aziende con l`ipotesi di episodi di corruzione che possano coinvolgere, più o meno direttamente, l`Agenzia. Nel frattempo, da tutti gli attori sociali sarebbe auspicabile responsabilità e rispetto delle evidenze giuridiche. È per l`onore delle Istituzioni. Tutte. Anche di quelle da cui si dissente, legittimamente", si sottolinea in una lunga nota sul sito Internet dell`Aifa.

 



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10.03.2014
Cuore sano tra alimentazione e informazione online, congresso SIPREC

Da: MEDICINA

Dall`Expo 2015 all`informazione che viaggia online. Anche di questo si è parlato al XII Congresso nazionale della Società italiana per la prevenzione cardiovascolare (Siprec). Partendo dallo slogan `Nutrire il Pianeta - Energia per la Vità sono stati affrontati diversi temi: dalla nutrizione alla dieta mediterranea, dal biomediterraneo al ruolo che una società scientifica come la Siprec può avere nell`Expo 2015, fino agli scenari futuri che questa manifestazione internazionale è in grado di aprire. Sul tavolo del confronto anche il ruolo di una corretta informazione medico-scientifica, che può favorire uno stile di vita più sano, e le modalità per aiutare il cittadino-paziente a districarsi tra le tante notizie presenti in rete. Si è discusso di come il fenomeno del `Dottor Web` abbia cambiato il rapporto medico-paziente, di come un messaggio di prevenzione debba essere strutturato per essere in target con il web e i social network e di quali siano gli errori da evitare. Sono stati illustrati, inoltre - spiega ancora una nota - gli strumenti di comunicazione che la Siprec utilizza per informare i pazienti: dalle campagne sui tradizionali mezzi di comunicazione e sul web, agli aggiornamenti a disposizione del cittadino sul sito internet www.siprec.it e sui più moderni social network quali facebook, twitter e instagram. Tra le iniziative portate avanti dalla Siprec, la realizzazione di un concorso che ha visto gli studenti del Corso di semiotica dei media della Luiss - Università Guido Carli di Roma, misurarsi in una campagna di comunicazione web based, con l`obiettivo di diffondere tra i cittadini la conoscenza dei progetti e della mission della società scientifica. Il progetto vincitore del Premio intitolato Marcello Santoro - La prevenzione in un clik è `Campagna di comunicazione <3`, che ha ricevuto il riconoscimento nel corso della Cerimonia inaugurale del congresso da Bruno Trimarco, presidente della Siprec e direttore della cattedra e Divisione di Cardiologia, Dipartimento di Scienze mediche avanzate dell`università di Napoli Federico II. 

 



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05.03.2014
Scoperto interruttore per rigenerare cellule cuore. Consente la divisione cellulare che normalmente si ‘spegne’ dopo la nascita

Da: MEDICINA

Scoperto un interruttore molecolare che apre la strada alla rigenerazione del tessuto cardiaco danneggiato dall`infarto. Il tutto senza l`impiego di cellule staminali. In uno studio eccezionale, che ha avuto inizio su una coppia di fratellini con un raro difetto cardiaco, i ricercatori della Johns Hopkins University hanno identificato un interruttore molecolare che regola la divisione cellulare del cuore, e che normalmente la `spegne’ intorno al momento della nascita. La ricerca, scrivono gli scienziati su `Nature Communications`, potrebbe essere utile per `riattivare’ il processo selettivamente, e rigenerare il tessuto cardiaco danneggiato.  "Questo studio offre la speranza che si possa trovare un modo per ripristinare la capacità delle cellule del cuore di dividersi in risposta a una lesione e aiutare i pazienti a riprendersi da vari tipi di disfunzione cardiaca", spiega il cardiologo Daniel P. Judge, direttore del Johns Hopkins Heart and Vascular Institutès Center for Inherited Heart Disease. "Normalmente i problemi si risolvono in molte parti del corpo attraverso la divisione cellulare, fatta eccezione per cuore e cervello. Sebbene un altro lavoro abbia generato entusiasmo circa la possibilità di trattamento con le cellule staminali, la nostra ricerca indica una direzione completamente diversa da perseguire per riparare dall`interno un cuore danneggiato".  A differenza di molte altre cellule del corpo, che muoiono e nascono continuamente, quelle cardiache raramente si dividono dopo la nascita. Quando sono danneggiate da infarto, infezioni o altro, insomma, il danno è irreparabile. La scoperta è emersa dall`individuazione di una mutazione genetica che sembra consentire, in casi molto rari, alle cellule cardiache di continuare a replicarsi. La storia di questa scoperta è iniziata con due fratelli, nati a distanza di anni, ma a cui nelle prime settimane di vita è stata diagnosticata un`insufficienza cardiaca. Uno ha subito un trapianto di cuore a tre mesi, l`altro a cinque mesi. Quando i patologi hanno esaminato i cuoricini danneggiati dopo l`espianto, hanno scoperto che le cellule del cuore dei neonati avevano continuato a dividersi, un processo che non doveva verificarsi alla loro età. Così il team ha indagato sulle anomalie che poteva spiegare il fenomeno, analizzandone il genoma. Un elemento balzava agli occhi degli studiosi: il gene Alms1 era presente in due copie anomale in ciascun fratellino.  I ricercatori della Johns Hopkins hanno contattato i colleghi dell`Hospital for Sick Children di Toronto, in Canada, che avevano rilevato la stessa proliferazione delle cellule del cuore in cinque baby pazienti, tra cui alcuni fratelli. L`analisi genetica ha mostrato che quei bambini avevano mutazioni nello stesso gene Alms1: questo sembra causare una carenza della proteina che induce le cellule del cuore a smettere di dividersi nei tempi previsti. Una divisione cellulare `impazzita’oggi responsabile, spiegano gli scienziati, dei danni al cuore dei piccoli. In ulteriori esperimenti i ricercatori della Johns Hopkins hanno coltivato cellule cardiache di topo, per poi spegnere il gene Alms1. Rispetto agli animali normali, questi hanno visto aumentare del 10% il numero di cellule del cuore. Un risultato confermato da ricerche fatte dai colleghi del Jackson Laboratory nel Maine, che hanno allevato topi transgenici portatori della mutazione nel mirino. La proliferazione cellulare alla fine si è fermata negli animali mutati, dice Judge.  Secondo lo studioso la conoscenza precisa del ruolo della mutazione dovrebbe aprire la strada a sistemi per favorire la rigenerazione del tessuto del muscolo cardiaco in modo controllato. Ma il cammino è ancora lungo. "I bambini che ci hanno aiutato a riconoscere l`importanza di questo gene sono nati con una rara condizione che porta a insufficienza cardiaca e molti altri problemi, come il diabete, l`obesità, la cecità e sordità. Ora - conclude - speriamo di applicare queste scoperte per aiutarne milioni di altri con malattie cardiache".  

 



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04.03.2014
Usa, speranze contro morbo Gehrig da farmaco anti-ictus. Per ‘malattia dei calciatori’ lavoro promettente su topi

Da: RICERCA

Un farmaco sperimentale, usato contro l`ictus, potrebbe essere la svolta per chi è affetto da Sla (sclerosi laterale amiotrofica) o morbo di Gehrig, dal nome del giocatore statunitense di baseball che fu la prima vittima accertata di questa patologia (morto nel 1941 a 38 anni). A stabilirlo è una ricerca del Zilkha Neurogenetic Institute dell`Università della California pubblicata su `Pnas`.  La Sla determina una perdita dei motoneuroni spinali, bulbari e corticali, con conseguente compromissione delle funzioni motorie. L`incidenza di questa tipologia di sclerosi è di circa 1,5-2 casi l`anno ogni 100 mila persone. Negli ultimi anni c`è stato un aumento di frequenza in alcuni sport, ad esempio il calcio e il football americano, ma non è stato ancora chiarito il motivo di questo fenomeno. I ricercatori hanno trovato, nei topi, che il danno vascolare degli animali affetti da Sla contribuisce allo sviluppo precoce della malattia neurodegenerativa, mentre un intervento farmacologico può ritardi i danni. "Sia le persone che i roditori transgenici affetti da questa malattia sviluppano spontaneamente un problema alla barriera ematospinale (la cui funzione è quella di proteggere il tessuto cerebrale dagli elementi nocivi presenti nel sangue) - spiega Berislav Zlokovic, autore del lavoro - ma non sappiamo come queste lesioni microscopiche influenzino lo sviluppo della malattia".  "In questo studio - aggiunge lo scienziato - siamo riusciti a dimostrare che, ripristinando l`integrità della barriera, si può ritardare la degenerazione dei motoneuroni. Un farmaco sperimentale, attualmente allo studio sui pazienti colpiti da ictus, sembra proteggere nei topi l`integrità della barriera e ritardarne la compromissione e la degenerazione". Il farmaco, 3K3A - APC , è stato sviluppato da una `start-up` biotecnologica creata da Zlokovic, la `ZZ Biotech`. 



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25.02.2014
Malattie rare: Iss, con ‘videofavola’ bambini raccontano fragilità e integrazione. Online sul portale del Ministero della Salute

Da: Sanità

Le malattie rare scoperte e raccontate dai bambini attraverso la fiaba, il confronto, i colori, l`arte. È la videofavola ‘Con gli occhi tuoi’, un articolato progetto dell`Istituto superiore di sanità per Uniamo Fimr onlus, frutto di un impegno corale, oltre che dei bambini di due classi elementari, di diverse istituzioni, che da domani sarà online sul portale del ministero della Salute. L`iniziativa, è infatti promossa dal dicastero di Lungotevere Ripa e realizzata in collaborazione con l`ospedale pediatrico Bambino Gesù e il ministero dell`Istruzione, Università e Ricerca, e con il patrocinio del Centro per la Pastorale della Salute del Vicariato di Roma.  Si tratta di un`esperienza-pilota che potrà essere ripetuta in tutte classi. Anche per questo la favola e i materiali, compresa una Guida all`uso per i docenti, saranno disponibili da domani sul portale del ministero. ‘Con gli occhi tuoi’ è una favola d`autore, nata dalla fantasia dei bambini che, insieme con l`artista Vera Puoti che ha rielaborato per Uniamo i loro disegni, hanno inventato le trame. Dalla fantasia di giovani alunni di II e III elementare è nata una storia - con finali differenti e che lascia spazio alla rielaborazione - per grandi e piccoli che affronta il tema dell`inclusione e dell`integrazione attraverso la vicenda di un bambino fragile divenuto eroe grazie alla musica e ai suoi amici. La favola è interamente realizzata dai bambini per i bambini. Oltre che dagli allievi delle classi ‘Ermenegildo Pistelli’ e ‘Giacomo Leopardi’ di Roma, le musiche del video sono state eseguite dagli allievi della Scuola di musica ‘Sylvestro Ganassi’.  "Al nostro telefono verde arrivano tante telefonate sul disagio che provano i bambini malati nei contesti sociali, nelle diverse comunità - afferma Domenica Taruscio, direttore del Centro nazionale delle malattie rare dell`Iss - La scuola è uno degli scogli più difficili da affrontare per questi bambini, ma spesso le difficoltà cominciano proprio dagli altri genitori e dalla paura che genera la condizione di malattia ed è per questo che, accanto alla ricerca, che è la nostra principale attività, cerchiamo di promuovere anche tutto ciò che intorno a queste persone crea un tessuto di solidarietà e accoglienza perché la loro invisibilità non sia per loro l`ennesima ferita". Uniamo ha portato i malati nelle classi, attraverso le associazioni, e ha fatto in modo che i bimbi potessero ascoltare una storia vera, creare empatia, perché i laboratori partissero da un`esperienza reale e i bambini fossero spinti a elaborare una relazione reale e non un racconto astratto.  "Abbiamo cercato di spiegare ai bambini cosa volesse dire essere orfani di una cura e persino di una diagnosi, del nome di una malattia - spiega Renza Barbon Galluppi, presidente di Uniamo - perché la scuola è una delle palestre d`inclusione sociale più importante e perché una comunità scolastica che impara ad accogliere e a sostenere è una comunità che non solo accoglie il bambino il malato, ma aiuta l`intera famiglia a sostenere il peso della patologia". Un messaggio condiviso anche dal Vicariato di Roma che ha patrocinato il progetto e ha seguito le fasi di realizzazione dei testi.  La presentazione ufficiale della videofavola è prevista mercoledì 26 febbraio all`Iss, dove sarà illustrato il metodo con cui sono stati realizzati i laboratori interdisciplinari e saranno premiate le classi che hanno realizzato il progetto pilota. Inoltre, la Fondazione W Ale Onlus, grazie a un accordo con Marcello Pittella, presidente della Regione Basilicata, distribuirà in tutte le scuole primarie della regione la versione cartacea e il dvd della videofavola e promuoverà in modo attivo l`adozione del kit didattico e del percorso formativo nelle classi. 

 


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25.02.2014
Nasce algoritmo `made in Italy` per ipertensione. Valuta andamento pressione, primo al mondo nel suo genere

Da: MEDICINA

Da oggi valutare l`andamento e la storia ‘pressoria’ di un paziente, e ottimizzare le cure di chi soffre di ipertensione non è più un problema, grazie ad un innovativo algoritmo, elaborato da QuasarMed e introdotto nei servizi AmicoMed. Pascal, questo è il nome dell`algoritmo - chiamato così in onore del fisico cui si deve l`unità di misura della pressione - è il primo al mondo nel suo genere ed è in grado di interpretare l`andamento della pressione nel tempo: ogni volta che l`utilizzatore inserisce una misura, Pascal analizza quella misura e la confronta anche con tutte le misurazioni precedenti, fornendo deduzioni cliniche che aiutano a individuare specifici trend nell`evoluzione della pressione e quindi a meglio prevenire e curare l`ipertensione.  L`algoritmo `made in Italy` ha ottenuto la validazione della Società italiana dell`ipertensione arteriosa (Siia) e, lo scorso 3 dicembre, è stato marcato CE come dispositivo medico di Classe IIa (la medesima classe cui appartengono, ad esempio, i misuratori di pressione). A testimonianza della bontà e dell`innovatività del progetto, è già stata depositata domanda di brevetto per la metodologia su cui si fonda l`algoritmo. L`algoritmo "è il risultato dell`impegno di cardiologi, bioingegneri e sviluppatori di software nel tradurre l`esperienza clinica in complessi calcoli matematici - chiarisce Giangiacomo Rocco di Torrepadula, amministratore delegato di QuasarMed - è da qui che nasce il processo di simulazione della deduzione clinica che tiene conto degli stati influenzanti gli andamenti pressori e della rilevanza dei fenomeni di oscillazione della pressione stessa".  Oltre a raffinare continuamente il proprio giudizio sulla base di quante più misure ha a disposizione e, in caso di situazioni di rischio, ad avvisare tempestivamente l`utilizzatore, Pascal va oltre identificando eventuali anomalie nei trend, che possano essere indici di fenomeni pressori anomali o indicatori di tendenze verso situazioni ipertensive che possono essere così gestite, e spesso evitate, precocemente.

 



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24.02.2014
Guardando s`impara, visione filmati migliora performance cervello

Da: RICERCA

Guardando s`impara, parola di scienziati. La visione di filmati che riproducono semplici attività motorie della vita quotidiana migliora la destrezza manuale e la performance motoria nelle persone sane, grazie a modificazioni strutturali del cervello. Lo dimostra uno studio condotto dal team di Massimo Filippi dell`Unità di neuroimaging quantitativo dell`Irccs ospedale San Raffaele e dell`università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che verrà presentato al 66esimo meeting dell`American Academy of Neurology (Philadelphia, 26 aprile-3 maggio). Il lavoro, finanziato dalla Fondazione italiana sclerosi multipla, apre nuove orizzonti per migliorare il recupero della plasticità cerebrale in pazienti neurologici. I ricercatori del San Raffaele hanno reclutato 36 adulti sani destrimani, sottoponendoli a 10 sessioni giornaliere di training motorio della mano destra della durata di 40 minuti ciascuna. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: quelli del primo vedevano filmati che presentavano movimenti specifici compiuti da altre persone in comuni attività quotidiane, ad esempio utilizzare chiodi e martello, maneggiare monete, scrivere con una penna o alla tastiera di un computer, tutti movimenti oggetto del training; i destrimani del secondo gruppo vedevano invece filmati con paesaggi `neutrì come montagne, colline, alberi. Prima e dopo le 10 sedute di training, tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una sequenza di risonanza magnetica morfologica ad alta risoluzione, che permette di identificare le modifiche di volume di singole regioni encefaliche. Risultato: i partecipanti del primo gruppo mostravano un miglioramento di performance fino a 11 volte superiore rispetto a quelli del secondo, soprattutto in termini di forza e destrezza manuale. L`effetto era associato a variazioni del volume di regioni della sostanza grigia e della sostanza bianca cerebrale, che fanno parte del circuito motorio (come la corteccia motoria primaria e il cervelletto) e di quello visivo (corteccia occipitale). 
 
 

 



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24.02.2014
Al via megastudio su cellule ripara-cuore dopo infarto, obiettivo dimostrare che riducono del 25% tassi mortalità

Da: RICERCA

Al via a Londra il più grande studio mai effettuato sulle cellule staminali come possibile strada per riparare il cuore dopo un infarto. Coinvolgerà 3.000 pazienti in 11 Paesi europei e punta a dimostrare che il trattamento è in grado di ridurre di almeno un quarto i tassi di mortalità conseguenti agli attacchi di cuore. Il trial si chiama Bami (Bone Acute Myocardial Infarction) e ha ricevuto quasi 5 milioni di sterline di finanziamento da parte della Commissione europea. I risultati saranno resi noti entro 5 anni. Tutti i volontari dovranno sottoporsi a una terapia standard per allargare le arterie ristrette dopo l`infarto, con l`inserimento di uno stent. Alla metà dei pazienti verranno però prelevate cellule staminali dal midollo osseo, che verranno poi iniettate nel cuore. "È fantastico far parte di questa sperimentazione", ha detto Neal Grainger, 54 anni, dall`Essex, il primo paziente arruolato nel Regno Unito, sottoposto a prelievo delle cellule al London Chest Hospital pochi giorni dopo aver avuto un infarto, a gennaio. "È strano vedere che ti tolgono qualcosa, che poi dovrà essere rimesso nel tuo corpo, ma spero che tutto questo possa aiutare me e molte altre persone". In passato sono state organizzate decine di trial più piccoli che hanno impiegato le staminali per curare i pazienti colpiti da attacco di cuore. Un`analisi della Cochrane Collaboration nel 2012 ha suggerito che questo trattamento offre "modesti miglioramenti". Ma molte ricerche coinvolgono solo un piccolo numero di pazienti. "Questa sarà la prova definitiva", è convinto Anthony Mathur, direttore della Cardiologia al Barts Health Nhs Trust e ricercatore principale dell`indagine. "Dopo 15 anni di ricerca - assicura - ora avremo una chiara risposta. Speriamo di dimostrare che le iniezioni di cellule staminali sono in grado di ridurre il numero di persone che muoiono di attacchi cardiaci del 25%". 
 
 
 
 

 



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21.02.2014
Da Verona nuova tecnica per diagnosticare forme rare: permette di sequenziare 50 geni contemporaneamente

Da: Oncologia

Sequenziare contemporaneamente 50 geni da una piccola porzione di tessuto, prelevata dalla biopsia o durante l`intervento chirurgico. Una "rivoluzione nella diagnostica dei tumori rari", annuncia l`università` di Verona, resa possibile dal team del Centro di ricerca sul cancro `Arc-Net` dell`ateneo, guidato da Aldo Scarpa, direttore del Dipartimento di patologia e diagnostica. I risultati di un loro studio sono stati pubblicati `Journal of Clinical Oncology`, rivista ufficiale dell`Asco, la Società americana di oncologia clinica.  La nuova metodica - spiega l’università di Verona in una nota - è stata utilizzata nello studio di un tumore raro del fegato, il carcinosarcoma, di cui si è potuto stabilire con certezza l`assetto molecolare sia della cellula progenitrice che delle diverse sottopopolazioni di cellule variamente differenziate che compongono il tumore esaminato. Questa caratterizzazione molecolare ha permesso di individuare le mutazioni di geni bersaglio di farmaci già esistenti.  "Il lavoro - sottolinea Scarpa - dimostra la potenzialità diagnostica delle nuove metodiche di sequenziamento del Dna nell`identificazione del complesso di mutazioni geniche presenti in un tumore, ai fini della caratterizzazione molecolare di ogni singolo tumore. Un importante passo in avanti che guarda alla personalizzazione delle terapie attraverso l`impiego di farmaci mirati a bloccare le molecole alterate nello specifico cancro di ciascuna persona. Solo leggendo l`insieme delle mutazioni del codice genetico insite nelle cellule tumorali, infatti, potremo sfruttare al meglio i farmaci bersaglio". La tecnica `made in Verona` getta le basi per un passo avanti decisivo in questa direzione, conclude la nota. 



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21.02.2014
Da Verona nuova tecnica per diagnosticare forme rare: permette di sequenziare 50 geni contemporaneamente

Da: Oncologia

Sequenziare contemporaneamente 50 geni da una piccola porzione di tessuto, prelevata dalla biopsia o durante l`intervento chirurgico. Una "rivoluzione nella diagnostica dei tumori rari", annuncia l`università` di Verona, resa possibile dal team del Centro di ricerca sul cancro `Arc-Net` dell`ateneo, guidato da Aldo Scarpa, direttore del Dipartimento di patologia e diagnostica. I risultati di un loro studio sono stati pubblicati `Journal of Clinical Oncology`, rivista ufficiale dell`Asco, la Società americana di oncologia clinica.  La nuova metodica - spiega l’università di Verona in una nota - è stata utilizzata nello studio di un tumore raro del fegato, il carcinosarcoma, di cui si è potuto stabilire con certezza l`assetto molecolare sia della cellula progenitrice che delle diverse sottopopolazioni di cellule variamente differenziate che compongono il tumore esaminato. Questa caratterizzazione molecolare ha permesso di individuare le mutazioni di geni bersaglio di farmaci già esistenti.  "Il lavoro - sottolinea Scarpa - dimostra la potenzialità diagnostica delle nuove metodiche di sequenziamento del Dna nell`identificazione del complesso di mutazioni geniche presenti in un tumore, ai fini della caratterizzazione molecolare di ogni singolo tumore. Un importante passo in avanti che guarda alla personalizzazione delle terapie attraverso l`impiego di farmaci mirati a bloccare le molecole alterate nello specifico cancro di ciascuna persona. Solo leggendo l`insieme delle mutazioni del codice genetico insite nelle cellule tumorali, infatti, potremo sfruttare al meglio i farmaci bersaglio". La tecnica `made in Verona` getta le basi per un passo avanti decisivo in questa direzione, conclude la nota. 



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21.02.2014
Da Verona nuova tecnica per diagnosticare forme rare: permette di sequenziare 50 geni contemporaneamente

Da: Oncologia

Sequenziare contemporaneamente 50 geni da una piccola porzione di tessuto, prelevata dalla biopsia o durante l`intervento chirurgico. Una "rivoluzione nella diagnostica dei tumori rari", annuncia l`università` di Verona, resa possibile dal team del Centro di ricerca sul cancro `Arc-Net` dell`ateneo, guidato da Aldo Scarpa, direttore del Dipartimento di patologia e diagnostica. I risultati di un loro studio sono stati pubblicati `Journal of Clinical Oncology`, rivista ufficiale dell`Asco, la Società americana di oncologia clinica.  La nuova metodica - spiega l’università di Verona in una nota - è stata utilizzata nello studio di un tumore raro del fegato, il carcinosarcoma, di cui si è potuto stabilire con certezza l`assetto molecolare sia della cellula progenitrice che delle diverse sottopopolazioni di cellule variamente differenziate che compongono il tumore esaminato. Questa caratterizzazione molecolare ha permesso di individuare le mutazioni di geni bersaglio di farmaci già esistenti.  "Il lavoro - sottolinea Scarpa - dimostra la potenzialità diagnostica delle nuove metodiche di sequenziamento del Dna nell`identificazione del complesso di mutazioni geniche presenti in un tumore, ai fini della caratterizzazione molecolare di ogni singolo tumore. Un importante passo in avanti che guarda alla personalizzazione delle terapie attraverso l`impiego di farmaci mirati a bloccare le molecole alterate nello specifico cancro di ciascuna persona. Solo leggendo l`insieme delle mutazioni del codice genetico insite nelle cellule tumorali, infatti, potremo sfruttare al meglio i farmaci bersaglio". La tecnica `made in Verona` getta le basi per un passo avanti decisivo in questa direzione, conclude la nota. 



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20.02.2014
Ecco come carenza ferro aumenta rischio ictus. ‘Infarto cerebrale’ colpisce ogni anno colpite 15 mln di persone nel mondo

Da: MEDICINA

La carenza di ferro può aumentare il rischio di ictus perché rende il sangue più ‘appiccicoso’. A stabilirlo è una ricerca dell`Imperial College di Londra pubblicata su ‘PlosOne’. Il più comune ictus è quello ischemico che si verifica quando un`arteria che fornisce il sangue ricco di ossigeno al cervello si ostruisce. Ogni anno nel mondo 15 mln di persone sono colpite da questo ‘infarto cerebrale’, quasi 6 mln sono i decessi e 5 mln di persone rimangono disabili.  Negli ultimi anni diversi studi hanno dimostrato che la carenza di ferro - che colpisce circa 2 mld di persone nel mondo - può essere un fattore di rischio per l`ictus ischemico negli adulti e nei bambini. Ma come il deficit di ferro agisca, arrivando a raddoppiare il rischio di ictus è stato per molto tempo un enigma per il mondo della medicina. Ora il team di ricerca dell`Imperial College ha scoperto che la carenza di ferro incrementa la viscosità del sangue causata dalle piastrine, responsabili appunto della coagulazione. Il legame tra carenza di ferro e capacità delle piastrine di ‘appiccicarsi’ è nota da quasi 40 anni ma il suo ruolo è stato trascurato fino ad oggi.  I ricercatori hanno studiato un gruppo di pazienti (497) con una malattia rara, la teleangiectasia emorragica ereditaria (Hht), una displasia a carico del sistema vascolare che colpisce i vasi sanguigni (soprattutto capillari e venule). Lo studio ha verificato che i pazienti con livelli di ferro moderatamente bassi, circa 6 micromole per litro (µmol/l), avevano il doppio del rischio di ictus rispetto a chi aveva una quantità di ferro pari alla metà del normale, tra 7 e 27 µmol/l. Normalmente i vasi sanguigni dei polmoni agiscono come un filtro per rimuovere i piccoli coaguli di sangue prima che il flusso si immetta nelle arterie. Ma nei pazienti con vasi polmonari anomali il sangue è in grado di evitare il filtro, così piccoli coaguli di sangue sono in grado di viaggiare fino al cervello. I pazienti che hanno partecipato allo studio erano a corto di ferro e avevano più probabilità di avere un ictus. I ricercatori hanno esaminato in in laboratorio le piastrine di questi soggetti con bassi livelli di ferro e hanno scoperto che quando queste erano trattate con una sostanza che innesca la coagulazione si raggruppavano insieme in modo più rapido.  Secondo Claire Shovlin, autore dello studio "Il prossimo passo è quello di verificare se siamo in grado di ridurre la probabilità di avere un ictus trattando la carenza di ferro dei pazienti ad alto rischio - sottolinea il ricercatore - Ci sono ancora molti passi da fare per capire come un coagulo in un vaso sanguigno arriva a svilupparsi in maniera definitiva, quindi non è ancora chiaro quanto sia importante in questo processo la capacità delle piastrine di ‘unirsi’. Il nostro - conclude - è un primo passo, ma ne serviranno altri". 
 

 



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20.02.2014
Malattie rare: italiani fanno luce su ruolo epilessia in sindrome ring14. Studio, condiziona sviluppo cognitivo e comportamento bimbi colpiti

Da: MEDICINA

Il ritardo mentale che colpisce i bimbi malati di sindrome `Ring14` non dipende solo dal difetto cromosomico all`origine di questa patologia rara, ma anche dalla gravità dell`epilessia che affligge i piccoli pazienti. Lo dimostra per la prima volta uno studio italiano pubblicato sulla rivista internazionale ‘Epilepsia’, condotto da Giuseppe Gobbi, primario di Neuropsichiatria infantile all`ospedale Bellaria di Bologna, e dalla neuropsichiatra infantile Simona Giovannini. Il lavoro, possibile grazie a un finanziamento erogato da Ring14 Onlus - comunica l`associazione pazienti in una nota, in vista della Giornata mondiale delle malattie rare (28 febbraio) - con il sostegno della Fondazione Manodori di Reggio Emilia, rappresenta uno studio pilota che descrive l`epilessia nei pazienti Ring14 come base per tutti gli studi futuri.  "Grazie all`importante ruolo svolto dall`associazione Ring14 - sottolinea Gobbi - è stato possibile raccogliere un`ampia casistica con pazienti", 22 in tutto, "provenienti da tutto il mondo. In questo modo si sono potute descrivere con precisione le caratteristiche dell`epilessia, stabilendone l`evoluzione a lungo termine e ricavandone anche fattori di prognosi importanti". Aggiunge Giovannini: "Grazie alla possibilità di accedere a informazioni cliniche dettagliate e di visitare i bambini, è stato possibile descrivere meglio le caratteristiche cliniche dell`epilessia, la sua storia naturale e la risposta farmacologica".  "Il risultato principale - riassume Gobbi - è stato poter stabilire come la gravità dell`epilessia, soprattutto nei primi anni di vita, possa incidere in maniera determinante anche sullo sviluppo cognitivo dei pazienti e sul loro comportamento. Questo è importante perché, al contrario di quanto si poteva sostenere in passato, la disabilità mentale dei pazienti portatori della sindrome Ring14 non dipende solo, o preminentemente, dall`anomalia cromosomica, ma anche dalla gravità dell`epilessia stessa. Da un punto di vista strettamente medico, questo studio porta un contributo molto consistente nella diagnostica differenziale precoce delle encefalopatie epilettiche a insorgenza precoce". I pazienti affetti da Ring14 - ricorda l`associazione familiari - presentano epilessia a esordio precoce, ritardo mentale (per lo più grave profondo), disturbo del linguaggio, microcefalia, dismorfismi facciali. L`epilessia è uno dei sintomi cardine di questa cromosomopatia: è presente nel 100% dei casi e ne condiziona pesantemente l`evoluzione. Le crisi, difficilmente controllabili dai farmaci, iniziano di solito nel primo anno di vita. Gli attacchi durano a lungo, fino a innescare veri e propri stati di male epilettici convulsivi.  "Lo studio - conclude Giovannini - ha consentito di descrivere meglio il fenotipo epilettico della sindrome Ring14 e di individuare 3 stadi di sviluppo: un esordio spesso improvviso con crisi epilettiche frequenti, di lunga durata e resistenti al trattamento antiepilettico; una fase intermedia, durante la quale le crisi epilettiche persistono frequenti influenzando il livello di sviluppo cognitivo ed emozionale; una terza fase con riduzione degli eventi critici ma persistenza della disabilità cognitiva e dei disturbi comportamentali". 
 
 

 



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19.02.2014
Aids: roche lancia nuovo test per diagnosi Hiv nei bebè. Riduce il rischio di falsi positivi

Da: MEDICINA

Un nuovo test per la diagnosi del virus dell`Aids nei bimbi piccoli. Il prodotto, lanciato dal gruppo svizzero Roche, sarà in vendita in Ue e in tutti i mercati che riconoscono la certificazione ‘Ce’. Il test permette di identificare il virus Hiv nel plasma sanguigno, ma anche nel sangue disidratato. Proprietà particolarmente utili in numerose regioni africane, sottolinea Roche in una nota. Il cosiddetto ‘depistaggio’ dell`Hiv nei bebè è una grossa sfida, ricorda la compagnia basilese, a causa del passaggio degli anticorpi della madre al bambino al momento del parto, per un periodo che può estendersi fino a 15 mesi. Spesso, dunque, i test producono dei cosiddetti `falsi positivi’. La nuova analisi identifica invece l`Hiv-1 Tna, che è rivelatore di un`infezione attiva e quindi conferirebbe all`esame maggiore affidabilità. 



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18.02.2014
Alimenti, l`ipotesi, nella psiche origine intolleranze a cibi. Mela legata a senso di colpa, latte al legame con la madre

Da: MEDICINA

Spesso confuse con le allergie ad alcuni alimenti, le intolleranze sono in crescita: secondo i dati dell`Istituto superiore di sanità il 7,5-8% dei bambini e il 2% della popolazione adulta soffre di ‘reazioni avverse ad uno o più cibi’, che si manifestano con dolori addominali, crampi, diarrea, vomito. Nonostante solo un terzo delle intolleranze sia diagnosticato con il Test della provocazione orale, gran parte della popolazione ritiene di essere ‘intollerante’ a qualche alimento. Ora una singolare ipotesi eziologica è quella di Edi Salvadori, psicopedagogista e counselor: dietro al rifiuto di un cibo da parte dell`organismo ci sarebbe una emozione non riconosciuta e riconducibile all`alimento stesso.  Ne consegue che alla rimozione del blocco emotivo, il sintomo scompaia. "Nella mia esperienza professionale - sostiene Salvadori in una nota - mi sono accorta che le intolleranze alimentari nascono, essenzialmente, dalla nostra incapacità di ascoltarci, di ascoltare i nostri desideri più profondi, di dare fiducia alla saggezza antica del nostro corpo". Ecco dalla mela al latte, fino al glutine, quali sono, secondo l`esperta, le più comuni intolleranze e le relative correlazioni sintomatiche:  Mela = Senso di colpa. La correlazione nasce dalla simbologia che associa questo frutto al peccato. Le persone che si sentono in colpa perché hanno atteggiamenti arroganti nei confronti delle persone con cui hanno un legame affettivo più profondo e scagliano su di loro la rabbia inespressa possono sviluppare questa intolleranza, che si manifesta con gonfiore a livello addominale o crampi. Latte = Legame figura materna. Legata alla presenza di una madre ansiosa o assente. Le persone sviluppano insicurezza e spesso intolleranza verso l`alimento che li ha nutriti, perché si carica di stati emotivi che l`organismo non riesce più a `digerire’. Disturbi digestivi, senso di gonfiore o peso diventano i compagni di vita di queste persone. L`intestino è correlato al secondo chakra che, a sua volta, è correlato alla relazione con la figura materna, per cui una sua distorsione genera un blocco energetico che può provocare la sintomatologia. L`intolleranza al latte, che compare in età adulta, può esprimere un conflitto irrisolto. Trovarsi nella condizione di dover eliminare il latte dalla propria dieta vuol dire ‘stare alla larga’ dagli zuccheri che compongono il latte e che simbolicamente, possiamo associare al bisogno di dolcezza/affetto.  Glutine = Difficoltà di intessere relazioni stabili e paura dell``invischiamento’, soprattutto nel contesto familiare. Solitamente i soggetti che sviluppano questa intolleranza sono persone vissute all`interno di contesti familiari particolarmente ‘fagocitanti’, dove non è stato facile rivendicare la propria individualità. I sintomi fisici sono a livello gastrico ed intestinale.  Prezzemolo = Difficoltà di porre dei confini. Questa intolleranza può insorgere in quelle persone particolarmente disponibili, gentili, responsabili, sempre pronte a mettere da parte il proprio sentire, al punto tale che non pongono dei confini per cui si lasciano invadere continuamente. Questa intolleranza deve indurre la persona a riflettere che è arrivato il momento di scrollarsi di dosso delle responsabilità eccessive di cui si sta caricando, per eccesso di disponibilità, iniziando a dire dei no. Carne = Stile di vita frenetico e caotico. Fare tante cose contemporaneamente, non riuscire a stare fermi e quando lo si fa sentirsi in ansia, con un forte stato di angoscia, ci può portare a prestare attenzione verso il fare e non il sentire. "L`azione ci impedisce di pensare, di ascoltare il disagio che c`è dentro di noi. Quando il corpo non regge più questo meccanismo, in quanto emerge un forte stato di stress e di stanchezza, anche come conseguenza di un sovraccarico energetico del fegato. Questa intolleranza può essere l`espressione di persone che non si concedono nemmeno il tempo per nutrirsi, proprio perché la carne necessita di tempi più lunghi per la masticazione e l`assimilazione", spiega l`esperta.  Cioccolato fondente = Vita sessuale vissuta come senso del dovere e non del piacere.  Cioccolato al latte = Bisogno di coccole, di affetto, di dolcezze. Il cioccolato, simbolicamente, rappresenta uno dei piaceri della vita , ma quando questa è costellata di dovere non è facile lasciarsi andare nemmeno nell`intimità, così come potremmo non concederci di esternare il nostro bisogno di essere amati. Si tende a compensare ciò che manca con questo alimento, fino al giorno in cui non sarà più sufficiente e il nostro corpo lo esprime con l`intolleranza. "L`intolleranza alla cioccolata e quella alla caffeina insorgono in persone particolarmente rigide con se stesse, con un grande senso del dovere e con una forte responsabilità". Soggetti che pensano che ciò che ottengono deve essere sempre il frutto di grandi sacrifici, e se ottengono qualcosa facilmente non se lo godono Per assurdo gli unici momenti che si concedono potrebbero essere proprio le pause caffè, ma ecco che scatta l`intolleranza. 

 


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18.02.2014
Udito a rischio per chi fa musica e chi la ascolta, il vademecum. Le raccomandazioni dell`audiologo alla vigilia di Sanremo

Da: MEDICINA

Musica croce e delizia per le orecchie, sia di chi la fa sia di chi la ascolta. Una recente ricerca condotta in Nuova Zelanda ha calcolato che più della metà dei musicisti adulti soffre di un deficit uditivo. E che circa il 20% degli adolescenti, uno su 5, lamenta udito debole nonostante la giovanissima età. Un calo precoce collegabile secondo gli esperti all``overdose’ di musica in cuffia ad altissimo volume, con un numero di casi di ipoacusia aumentato del 30% negli ultimi 15 anni, insieme al dilagare di strumenti come mp3, iPod, tablet e smartphone. Per ricordare le regole d`oro salva-udito, alla vigilia del 64esimo Festival di Sanremo arriva il `Piccolo vademecum dei decibel sotto controllò, realizzato da Amplifon con la consulenza dell`audiologo: 8 consigli, 4 per chi suona e 4 per chi ascolta. "Il nostro udito è prezioso e bisognerebbe fare di tutto per mantenerlo in buone condizioni funzionali - osserva l`audiologo Antonio De Caria - Eppure l`esposizione a cui sono sottoposti musicisti, fonici e disc-jockey è sottovalutata quando si discute di lavoratori esposti a rumore. Per non parlare della miriade di musicisti non professionisti che, non disponendo di impianti adeguati, continuano a esporsi a ondate di decibel fuori controllo". Inoltre, i `dottori dell`udito’ segnalano la diffusione in tutto il mondo di un cattivo uso dei mezzi di riproduzione musicale: "Sempre più persone ascoltano la musica `outdoor` - spiega De Caria - direttamente dalle cuffiette del proprio mp3 o cellulare, con volume altissimo per mascherare, per esempio, il rumore del traffico o di un mezzo di trasporto, come succede quando si è in treno. Si possono così raggiungere e superare anche i 100 decibel, un rumore paragonabile al frastuono di un aeroplano al decollo. Tutto ciò può portare a un precoce deterioramento uditivo, come dimostrato da numerose ricerche clinico-epidemiologiche". - Ecco quindi il vademecum per proteggere il benessere dell`udito, lo strumento più prezioso: PER CHI SUONA: 1) Mantenere le distanze dagli strumenti più rumorosi. Ad esempio, è consigliabile posizionare gli strumenti a fiato, quando possibile, un metro al di sopra degli altri musicisti; 2) Sottoporsi a una valutazione audiologica costante per musicisti: non solo l`audiometria clinica di base, ma anche lo studio del campo dinamico e della tolleranza acustica, della risposta in frequenza globale dell`orecchio, della distorsione (se presente) e della funzione di discriminazione di frequenza (spesso primo segno di un iniziale deficit uditivo); 3) Indossare specifici protettori acustici per musicisti: esistono sistemi personalizzabili di attenuazione acustica, passivi o attivi come gli ear monitor; 4) Utilizzare sistemi di insonorizzazione ambientali. PER CHI ASCOLTA: 5) Regolare il volume del proprio dispositivo per l`ascolto della musica in modo da riuscire a sentire i suoni circostanti; 6) Non utilizzare le cuffiette per periodi prolungati; 7) Concedersi delle pause di riposo acustico durante un concerto dal vivo della durata di più di 2 ore; 8) Non avvicinarsi troppo agli altoparlanti. 
 
 

 



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18.02.2014
Epilessia, a ricercatrice italiana il Morris-Coole Epilepsia Prize

Da: MEDICINA

È tutto italiano lo studio che ha evidenziato il ruolo della neuroinfiammazione nelle epilessie farmaco-resistenti. Così, dopo 5 anni, sventola nuovamente il tricolore sul gradino più alto del podio Morris-Coole Epilepsia Prize, prestigioso riconoscimento internazionale che l`Ilae (International league against epilepsy) destina ogni anno a studi particolarmente interessanti pubblicati dall`autorevole rivista `Epilepsià. Quest`anno è infatti Cristina Roseti, ricercatrice presso il laboratorio di elettrofisiologia dell`Irccs San Raffaele Pisana di Roma, ad aggiudicarsi l`edizione 2013 del premio che le sarà ufficialmente conferito nel corso dell`11.mo `European Congress on Epileptology`, a Stoccolma dal 29 giugno al 3 luglio 2014.  L`epilessia colpisce circa l`1% della popolazione mondiale. Tra le sue varie forme, quella del lobo temporale (Tle) è la più diffusa e presenta in circa il 30% dei pazienti una forte refrattarietà alla terapia farmacologica convenzionale. "Il nostro lavoro - spiega Roseti - analizzando per la prima volta tessuto cerebrale umano ottenuto da pazienti con epilessia farmaco resistente, ha evidenziato che la ridotta funzionalità del sistema inibitorio gabaergico può essere ripristinata dall`applicazione di una chemochina, la fractalchina, rilasciata durante gli stati infiammatori".  Lo studio premiato è stato svolto in collaborazione con l`Università di Roma, di Amsterdam e l`istituto Neuromed e, come puntualizza Eleonora Palma, a capo del Laboratorio di elettrofisiologia dell`Irccs San Raffaele, "indica il ruolo fondamentale della neuroinfiammazione nell`epilessia del lobo temporale suggerendo nuovi approcci terapeutici basati sull`ipotesi che la propagazione delle crisi epilettiche possa essere influenzata dai processi infiammatori". 
 
 

 



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17.02.2014
Da CDM ok a norme contro falsi, vendita on line regolata norme contro carenza e broker

Da: Sanità

Nuove norme per la lotta ai falsi farmaci: dalla vendita on line regolamentata di medicinali senza ricetta a strumenti per evitare la carenza, fino alla creazione di un sistema nazionale antifalsificazione e alla istituzione di broker di medicinali registrati al ministero della Salute . Il Consiglio dei ministri di ha infatti approvato in via definitiva il provvedimento per l`attuazione della direttiva europea mirata ad impedire l`ingresso dei medicinali falsificati nella catena di fornitura legale. Un provvedimento articolato, con alcuni punti cardine. Eccoli:1) nuova definizione di `servizio pubblicò che consente prioritariamente di soddisfare, nel rispetto degli obblighi comunitari, il fabbisogno territoriale di farmaci evitando così situazioni di indisponibilità degli stessi. Ciò attraverso una modifica dell`articolo 105 del dlgs n. 219 del 2006; tale disposizione consente, con una procedura di segnalazione, effettuata dal farmacista, alla regione competente di accertare che non sia stato violato l`obbligo di servizio pubblico; nel qual caso, il distributore potrà esser sottoposto oltre che ad una sanzione amministrativa pecuniaria anche alla sospensione o, nell`ipotesi di reiterazione della violazione, anche alla revoca della autorizzazione allo svolgimento dell`attività di grossista; 2) possibilità di vendita a distanza al pubblico dei medicinali (vendita on line) senza obbligo di prescrizione, attraverso farmacie o parafarmacie; a tale scopo, i siti internet che vendono medicinali conterranno un link, collegato al sito internet del ministero della salute, che indicherà la lista di tutti gli enti o persone autorizzate alla vendita di farmaci in rete. Sarà utilizzato un logo comune che renderà tali siti riconoscibili e sicuri; 3) garanzia che il trasporto dei medicinali venduti on line, sia effettuato nel rispetto delle linee guida in materia di buona pratica di distribuzione, quindi in modo da consentire all`acquirente di ricevere i farmaci con le medesime garanzie di quelli acquistati nella farmacia o nella parafarmacia". 4) creazione del Sistema nazionale antifalsificazione che, attraverso la task-force nazionale anti-falsificazione, con il coinvolgimento anche del Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas) e dell`Agenzia delle dogane e dei monopoli, è inteso a impedire la circolazione sul territorio nazionale di medicinali falsificati e quindi potenzialmente pericolosi per la salute; 5) introduzione dell`attività di broker di medicinali che, espletando una attività di negoziazione da posizione indipendente e per conto di un`altra persona fisica o giuridica, è condizionata solo a una registrazione presso il ministero della salute. 6) semplificazione e riduzione dei tempi procedurali connessi alla produzione e importazione delle sostanze attive. In particolare, i produttori e gli importatori di sostanze attive stabiliti in Italia dovranno registrare la loro attività presso l`Aifa in luogo della precedente autorizzazione. In ogni caso saranno seguite le buone pratiche di fabbricazione, sia che tali sostanze provengano da Paesi Ue sia che si tratti di prodotti importati da Paesi terzi. Nel caso di fabbricazione in Paesi terzi di sostanze attive destinate all`esportazione verso l`Unione europea, l`autorità competente del Paese esportatore dovrà attestare che gli stabilimenti interessati siano stati sottoposti a controlli periodici severi e trasparenti, disposti anche a garanzia di un livello di tutela della salute pubblica almeno pari agli standard richiesti a livello europeo; 7) una semplificazione per i distributori di sostanze attive stabiliti in Italia che dovranno registrare la loro attività, inviando un modulo di registrazione all`autorità territorialmente competente (regioni e province autonome), almeno sessanta giorni prima dell`inizio dell`attività. In ogni caso, al fine di tutela della salute pubblica, l`autorità competente, in base alla valutazione del rischio, potrà effettuare ispezioni, dandone comunicazione al richiedente la registrazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto di recepimento della direttiva Ue in materia di prevenzione delle ferite da taglio o da punta nel settore ospedaliero e sanitario . Scopo del provvedimento è ridurre il numero di ferite e punture accidentali che si verificano in ambienti sanitari, per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e per la riduzione dei costi connessi (valutati in circa 850 euro per evento, a carico del datore di lavoro pubblico o privato). Studi del settore ne stimano infatti in Italia un`incidenza pari a circa 96.000 casi all`anno.

 



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17.02.2014
5 mln di italiani incontinenti, cresce attenzione istituzioni

Da: MEDICINA

In Italia cresce l`attenzione delle Istituzioni verso l`incontinenza urinaria, un problema che riguarda 5 milioni di connazionali di ogni età. Dopo il Piemonte, anche la Sardegna (dove a soffrire di incontinenza sono 70-100 mila persone) ha avviato un network per la prevenzione, la diagnosi e la cura del disturbo. La Regione ha aderito infatti alla proposta di Fondazione italiana continenza e ha creato una nuova rete assistenziale integrata - composta da centri di primo, secondo e terzo livello - per affrontare in modo sempre più mirato e appropriato il problema. Dopo avere istituito lo scorso anno un tavolo di confronto regionale sull`incontinenza, in gennaio la Giunta sarda ha approvato 3 linee guida che dovrebbero essere secondo la Fondazione un "modello positivo per le altre Regioni italiane": l`istituzione dei centri dedicati (3 di primo livello sul territorio, 12 di secondo livello attrezzate per terapie chirurgiche, 2 di terzo livello ad altissima specializzazione nel trattamento dell`incontinenza e di patologie pelviche secondarie a condizioni neurologiche maschili e femminili); la definizione di elementi utili alla razionalizzazione della spesa (determinazione di un tetto, differenziato su vari livelli di gravità, che garantisca l`effettiva appropriatezza prescrittiva e consenta a ciascun paziente di approvvigionarsi direttamente degli ausili più idonei, ad esempio i pannoloni); l`adozione, come prima Regione in Italia, della Carta dei diritti della persona con incontinenza.
 
 
 

 



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14.02.2014
Respiro malato per oltre 1 italiano su 10, metà non lo sa. 300 esperti a congresso a Verona su asma e bpco

Da: MEDICINA

Oltre un italiano su 10 ha il respiro malato, ma più della metà non lo sa. È uno dei dati al centro del 17° Congresso nazionale sulle malattie respiratorie `Asma bronchiale e Bpco: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie’. Trecento specialisti riuniti a Verona da tutta Italia per "il più longevo appuntamento monotematico in Italia tra quelli non organizzati da società scientifiche", sottolinea Roberto Dal Negro, responsabile del Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria.  Secondo le ultime stime - ricordano gli esperti - l`asma colpisce il 7% della popolazione italiana, mentre il 5,5% soffre di Bpco (con punte del 20-40% tra i fumatori): in sintesi, più di un decimo dei connazionali (12,5%) soffre di malattie respiratorie. Eppure queste patologie vengono spesso sottovalutate, dalle Istituzioni e dagli stessi pazienti. Un malato su due non sa di esserlo, avvertono gli specialisti: il 30% degli asmatici e fino al 75% dei pazienti con bronchite cronica non hanno mai ricevuto una diagnosi. E quando si scopre la verità potrebbe essere già troppo tardi: circa il 50% dei pazienti con Bpco grave muore entro 10 anni dalla diagnosi.  Le patologie respiratorie mostrano "un`epidemiologia sempre in crescita - sottolinea Dal Negro - eppure non hanno ancora il giusto riconoscimento dalle Istituzioni e si investe troppo poco per la ricerca, per la sensibilizzazione della popolazione e per il supporto dei malati. Urge un dialogo tra parti. Basti pensare che nel nostro Paese asma e Bpco costano al Ssn circa 14 miliardi di euro all`anno: di fatto 1 punto di Pil. È paradossale - denuncia l`esperto - che, nonostante il continuo aumento di casi e di gravità, strutture specialistiche subiscano sempre più tagli, a favore di un contenitore aspecifico di una medicina tuttologica".

 


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14.02.2014
Malattie cervello costano più di somma cancro, diabete e cardiopatie. Esperta, da 386 miliardi euro in 2004 a 798 mld euro nel 2010, insostenibili in futuro

Da: MEDICINA

"Le malattie che colpiscono il cervello costano più di cancro, diabete e disturbi cardiovascolari messi insieme. E saranno assolutamente insostenibili per i sistemi sanitari nel futuro", in mancanza di azioni specifiche. A sottolinearlo Mary Baker, past president dell`European Brain Council, a Barcellona in occasione del convegno `Brai.Ns 2014`, che vede riuniti 450 esperti internazionali per parlare di ricerca e innovazioni scientifiche in questo campo.  "Si è passati dai 386 miliardi di dollari necessari a trattare queste malattie nel 2004 solo in Europa - ha aggiunto Baker - ai 798 miliardi del 2010. Il 23% è rappresentato da costi diretti non medici, il 40% da costi indiretti e il resto da costi medici diretti. I fondi destinati alla ricerca in questo settore sono in aumento, ma questa non deve essere una competizione per chi prende più soldi. Bisogna però pensare che è il cervello che gestisce cancro, diabete e altre malattie, e ci sono buone evidenze che mostrano che se un malato diventa depresso non segue le cure, i costi aumentano, così come cresce lo stress per lui e per la sua famiglia".  Baker ha ricordato infine che "nel quadro dell`Innovative Medicines Initiative (Imi) europeo, alle malattie del cervello è destinato il budget più alto (9%) dopo quello riservato alla ricerca di nuovi antibiotici e di nuove entità farmaceutiche. L`obiettivo dell`European Brain Council è cercare di aumentare la conoscenza dell`importanza di questo organo e del prendersene cura". 
 
 

 



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12.02.2014
Istat, tumori e malattie cuore prime cause ricovero in Italia

Da: Sanità

I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello regionale. È quanto emerge dal rapporto ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, realizzato dall`Istat. In particolare, le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i Paesi dell`Ue e in Italia il tasso standardizzato di mortalità per questa causa è pari a 30,4 decessi ogni 10 mila abitanti, mentre quello relativo ai tumori è pari a 25,9, con valori maggiori negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3). I tumori sono la seconda causa di morte sia in Italia sia nel gruppo dei 27 Paesi Ue.  I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono inoltre le patologie per cui è più frequente il ricorso all`ospedale. Ma i ricoveri in regime ordinario (con pernottamento) per queste diagnosi sono diminuiti nel tempo. Tale diminuzione è stata più rilevante per le malattie del sistema circolatorio (-21,5% tra 1999 e 2011) che per i tumori (-16,3%). Ciò "dipende dalla tendenza a trattare queste patologie in contesti assistenziali diversi (day hospital o ambulatori), oltre che da un possibile miglioramento del quadro nosologico". Nel 2011, inoltre, in Italia si sono registrate 1.214 dimissioni ogni 100 mila residenti per i tumori e 2.144 per le malattie del sistema circolatorio.  Quanto ai tumori, la diminuzione della mortalità "è legata al successo di misure di prevenzione primaria, che influiscono sulla riduzione del rischio di sviluppare la malattia, così come agli avanzamenti diagnostici e terapeutici che aumentano la sopravvivenza dei malati. Nel 2010 il tasso standardizzato di mortalità per tumori in Italia è pari a 25,9 decessi ogni 10 mila abitanti, in leggero calo rispetto al valore di 26,3 del 2009". I livelli di mortalità per tumori sono maggiori negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3), sebbene la mortalità degli uomini stia diminuendo nel tempo più rapidamente di quella delle donne. 



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12.02.2014
Linfomi, italiani identificano proteine `target` per nuove cure.

Da: Oncologia

Nuove terapie all`orizzonte contro i linfomi, grazie a uno studio condotto da scienziati dell`Istituto nazionale tumori di Milano in collaborazione con il Centro di riferimento oncologico di Aviano (Pordenone). I ricercatori, in un lavoro pubblicato sul `The American Journal of Pathology`, hanno identificato nuove proteine chiave nello sviluppo di una forma rara di linfoma (effusione linfomatosa primaria o Pel), che si presenta nelle cavità corporee come la pleura, il peritoneo o il pericardio, in assenza di una vera e propria massa tumorale. Le proteine individuate potranno rappresentare il bersaglio per la messa a punto di nuovi farmaci contro questo e altri tipi di linfoma. Il modello utilizzato per lo studio è stato un linfoma a cellule B associato al virus Kshv o Hhv8 (Human herpes virus 8), spiega Annunziata Gloghini del Dipartimento di patologia dell`Int di Milano. Ma "i risultati della scoperta potranno essere trasferiti ad altri linfomi per individuare nuovi target terapeutici", precisa l`esperta. "Applicando tecniche di proteomica per analizzare le proteine secrete" da 4 linee cellulari di Pel, "abbiamo individuato nuove proteine coinvolte nell`interazione tra cellule del linfoma e del microambiente - riferisce Italia Bongarzone del Laboratorio di proteomica dell`Int - e proteine che potrebbero essere rilevanti per la patogenesi e la terapia". I ricercatori, aggiunge Paolo De Paoli, direttore scientifico del Cro di Aviano, "hanno usato metodologie sofisticate per collegare le proteine identificate nel secretoma del Pel con possibili funzioni biologiche usando software di bioinformatica". Con questo approccio, continua il direttore scientifico dell`Int Marco Pierotti, "abbiamo definito una serie di nuove proteine coinvolte nello sviluppo e nella progressione tumorale che nel Pel o in altri linfomi potrebbero fornire nuovi candidati come target per farmaci selettivi". Tuttavia "sono necessari ulteriori studi per confermare e convalidare l`importanza di questi processi e il loro ruolo nello sviluppo e progressione tumorale dei linfomi". Lo studio è stato finanziato da ministero della Salute e Cro. 



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12.02.2014
Boncinelli, scoperto gene della ‘mancanza d`intelligenza’

Da: RICERCA

Scoperto un gene dell`intelligenza? Secondo Edoardo Boncinelli, genetista e scienziato italiano, sarebbe meglio parlare piuttosto del "gene della mancanza d`intelligenza. Di intelligenza si parla molto - dice lo scienziato - ma non sappiamo ancora definirla. Per questo, per `misurarla’, si ricorre ai test. Penso che l`intelligenza sia controllata sicuramente dai geni, probabilmente da un numero altissimo. E naturalmente quelli che controllano elementi organici, come lo spessore della materia grigia, hanno un ruolo più importante di altri. Ebbene, il gene messo in luce dalla ricerca" coordinata dal King`s College di Londra "appartiene evidentemente a questo gruppo. Anche se, piuttosto che dell`intelligenza, potremmo chiamarlo gene della mancanza dell`intelligenza".  La variante messa in luce Oltremanica, infatti, influisce sullo spessore della materia grigia riducendolo, e ciò si rifletterebbe anche in risultati peggiori nei test totalizzati dagli adolescenti protagonisti della ricerca. "Gli studi sull`intelligenza sono estremamente interessanti", conclude Boncinelli che prevede la scoperta in futuro di altri geni coinvolti in questo aspetto.  

 


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11.02.2014
Scoperte 7 nuove regioni genetiche legate a diabete. Studio su nature, passi avanti verso ‘mappatura’ malattia e verso cure

Da: MEDICINA

Identificate 7 nuove regioni genetiche associate al diabete di tipo 2, grazie al più grande studio effettuato finora per l`approfondimento della base genetica della malattia. Sono stati presi in considerazione dati del Dna di oltre 48.000 pazienti e 139.000 persone sane provenienti da quattro diversi gruppi etnici. La ricerca è stata condotta da un consorzio internazionale di scienziati provenienti da 20 Paesi in quattro continenti, guidati dall`Oxford University`s Wellcome Trust Centre for Human Genetics.  Fino a oggi, la maggior parte di questi studi era stata condotta su popolazioni europee. Notevole dunque l`inclusione, questa volta, dei dati di popolazioni di origine asiatica e ispanica. E i ricercatori sono convinti che, con sempre più dati genetici a disposizione di un numero sempre maggiore di popolazioni diverse, sarà possibile mappare i geni implicati nel diabete di tipo 2 in maniera molto precisa.  Tra le nuove regioni genetiche individuate dal team di ricerca internazionale ce ne sono due, in prossimità dei geni Arl15 e Rreb1, che mostrano anche forti legami con elevati livelli di insulina e di glucosio nel corpo, due caratteristiche principali del diabete di tipo 2. Questa scoperta fornisce dettagli sui processi biochimici di base coinvolti nel rischio di sviluppare la malattia, assicurano gli scienziati. "I nostri risultati - dicono - ci porteranno a nuovi modi di pensare la malattia, con l`obiettivo, in ultima analisi, di sviluppare nuove terapie per trattare e prevenire il diabete. Ci sono tutte le ragioni per aspettarsi" che si possano sviluppare "farmaci che agiranno su questi processi biologici con un impatto molto maggiore sul diabete" rispetto a quanto ottenuto con le cure attuali. 



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11.02.2014
Tumori: iniezioni di vitamina C ad alte dosi per uccidere cellule cancro. Studio sui topi, potenzialità di efficacia, sicurezza e basso costo

Da: Oncologia

L`iniezione di un concentrato di vitamina C ad alte dosi può aiutare a eliminare le cellule tumorali. A stabilirlo, per ora sui topi, è una ricerca dell`Università del Kansas pubblicata su `Science Translational Medicinè. Secondo gli scienziati, la somministrazione per via endovenosa di vitamina C potrebbe essere un trattamento potenzialmente sicuro, efficace e a basso costo per combattere il tumore ovarico e altri tipi di neoplasie.  I ricercatori Usa sembrano avere superato uno degli ostacoli che in passato avevano frenato l`utilizzo della vitamina C in campo oncologico, e cioè che il corpo espelle rapidamente la sostanza quando viene assunta per via orale. Ora il nuovo studio ha dimostrato che l`uso dell`iniezione può aiutare l`assorbimento della vitamina C, e renderla efficace nell`uccidere le cellule cancerogene senza pregiudicare quelle sane. Il trattamento a base di vitamina C per via endovenosa ha agito insieme ai tradizionali farmaci chemioterapici per rallentare la crescita del tumore nei topi. Nel frattempo, un piccolo gruppo di pazienti (22) ha riferito un minor numero di effetti collaterali quando gli veniva somministrata la vitamina C insieme alla chemioterapia.  Ad allarmare gli scienziati è lo scarso interesse dell`industria farmaceutica nei confronti di un composto organico che non si può brevettare. "Poichè la vitamina C non ha le potenzialità commerciali di una nuova molecola, crediamo che il suo sviluppo in campo oncologico non sarà supportato dalle aziende farmaceutiche", concludono i ricercatori.  



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10.02.2014
Pediatria: palloncino anti-fame che si ingoia. Pillola di appena 6 grammi usata per la prima volta in campo pediatrico

Da: MEDICINA

Utilizzata per la prima volta in campo pediatrico al Bambino Gesù di Palidoro una metodica che permette di posizionare un palloncino anti-obesità nello stomaco semplicemente ingoiando una pillola. In Italia il 25% dei bambini è in sovrappeso, mentre il 13% è addirittura obeso. Non sempre, purtroppo, le strategie dietetiche e comportamentali riescono a risolvere il problema, per cui si rendono necessari trattamenti non convenzionali. Tra questi, il metodo meno invasivo prevede l`inserimento di un palloncino che viene gonfiato all`interno dello stomaco per indurre il senso di sazietà e aiutare così il paziente a seguire una dieta più corretta e dimagrire in maniera significativa. Fino a poco tempo fa - spiega una nota del nosocomio pediatrico - questi palloncini venivano inseriti per via endoscopica, ma oggi è disponibile una procedura alternativa che permette al paziente di inghiottire semplicemente una `pillola, del peso di appena 6 grammi, che verrà poi gonfiata all`interno dello stomaco attraverso un sottile tubicino dal diametro inferiore al millimetro. "Costituito da una membrana sottilissima - spiega Francesco De Peppo, responsabile della Chirurgia pediatrica generale del Bambino Gesù di Palidoro - il palloncino è studiato per resistere agli acidi dello stomaco ed è praticamente indistruttibile. Gonfiandolo con un gas più leggero dell`aria, l`azoto, facciamo sì che vada a posizionarsi nella parte alta dello stomaco, nel fondo gastrico, interagendo con i recettori dell`appetito e inducendo un senso di sazietà precoce". La nuova procedura era stata finora applicata solo agli adulti, ma l`Unità di Chirurgia del Bambino Gesù di Palidoro l`ha di recente utilizzata - per la prima volta - su un bambino di 11 anni, con Indice di massa corporea (Bmi, il rapporto tra peso e altezza del paziente) pari a 33 e un eccesso ponderale di oltre 30 chili rispetto al peso forma per altezza ed età. "Il bambino sul quale è stata utilizzata per la prima volta questa procedura - continua De Peppo - è riuscito a deglutire il palloncino al primo tentativo e, nel momento in cui lo abbiamo gonfiato con l`azoto, ci ha assicurato di non aver provato alcun dolore ma, al più, una `sensazione di bolle che si muovono. Dopo circa un mese dal primo palloncino, ne abbiamo inserito un secondo (se possono inserire fino a tre) per aiutare il bambino a seguire lo schema dietetico fissato dal medico". In questo modo il paziente può sentirsi sazio senza la fastidiosa sensazione di ingombro e peso allo stomaco provocata dal palloncino di vecchia generazione. Finora il nuovo palloncino è stato utilizzato in altri 10 pazienti, di età variabile tra 10 e 17 anni, e con Bmi compresi tra 33 e 43 (si tratta di bambini e adolescenti che arrivano a pesare anche 130 chili). Grazie a questa nuova metodica - prosegue la nota - il Bambino Gesù è ora in grado di trattare a 360° i problemi legati all`obesità patologica in età pediatrica e adolescenziale: infatti oltre all`attività svolta dai nutrizionisti, epatologi ed endocrinologi sui programmi di educazione alimentare, il nuovo palloncino endo-gastrico deglutibile si va ad aggiungere al palloncino tradizionale (preferibile nei pazienti con Bmi molto elevato) e agli interventi chirurgici laparoscopici di tipo restrittivo (riduzione della capacità gastrica) come la sleeve gastrectomy o di tipo malassorbitivo (come il By-pass o in casi estremi la diversione bilio-pancreatica). "Un altro vantaggio del nuovo palloncino - conclude De Peppo - è che può essere utilizzato su bambini con indici di massa corporea compresi tra 30 e 35 (col vecchio sistema, invece, si potevano trattare solo pazienti con Bmi superiore a 35). In questo modo sarà possibile intervenire più precocemente sui casi di obesità patologica, senza dover aspettare che la situazione si aggravi ulteriormente". Recentemente è stata attivata anche un`altra attività correlata al programma di trattamento dell`obesità patologica con l`esecuzione di interventi di chirurgia plastica (addominoplastica, liposuzione, ecc.) nei pazienti con ridondanza cutanea dopo importanti cali ponderali (oltre 40-50 Kg) successivi a intervento chirurgico. 

 



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10.02.2014
Influenza: esperti, acqua, doccia tiepida e riposo stratagemmi anti-febbre. Gli esperti prevedono incremento del virus influenzale

Da: MEDICINA

In arrivo il picco dell`influenza anche in Italia. Alcuni piccoli accorgimenti possono aiutare a prevenire questi spiacevoli malanni: alimentazione sana, corretta idratazione e giusto riposo sono fra i più preziosi alleati. Tra gli altri consigli contro la febbre, anche una doccia tiepida, un abbigliamento a strati e impacchi freddi, che aiutano a ripristinare la normale temperatura corporea. È quanto riporta il water magazine `In a Bottle in un focus su idratazione e influenza. La febbre è senza dubbio il sintomo più comune dell`influenza. Studiosi della Brendesis University hanno spiegato perché, in caso di febbre e quindi di aumento della temperatura corporea, una corretta idratazione si rivela fondamentale per l`organismo e come l`acqua sia tra le bevande preferibili: favorisce ad alleviare alcuni dei sintomi che segnalano l`alterazione del normale stato di salute come mal di testa, dolori muscolari, spossatezza. Uno studio dell`Università di Lethbridge ha fatto chiarezza sui virus influenzali e su come il giusto apporto idrico in caso di influenza possa essere un vero e proprio aiuto. I ricercatori hanno spiegato che esistono vari tipi di virus influenzali che possono causare febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di gola e tosse. I virus attaccano le cellule del naso e della gola o del tratto respiratorio inferiore e si moltiplicano per mezzo della tosse o degli starnuti. Per questo l`organismo viene debilitato e una prima reazione che può sorgere è la carenza di sete e appetito. Ma se il fisico viene sottoposto a disidratazione, con le difese basse, i sintomi possono anche aggravare col tempo. Infine, i Centers for Disease Control and Prevention americani hanno scoperto che i virus dell`influenza e del raffreddore attecchiscono di più quando si è disidratati. Raccomandano quindi di fare attenzione alla disidratazione anche nei periodi più freddi, bevendo almeno ogni tre ore. Mantenere una buona idratazione aiuta a mantenere forte il proprio sistema immunitario.  



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10.02.2014
Gestire crisi ipoglicemiche, al via campagna diabete

Da: INIZIATIVE

Per le persone con diabete, la gestione delle crisi ipoglicemiche è un obiettivo imprescindibile, di cui spesso il paziente è poco a conoscenza e per il quale è necessaria una consapevolezza più diffusa. A 7 anni dal lancio di sitagliptin, MSD Primary Care Diabete presenta `L`educazione innanzitutto, un nuovo progetto educazionale che ha come obiettivo quello di informare sulla consapevolezza del problema ipoglicemia, sulle complicanze a essa associate e sul ruolo della sua corretta gestione. La campagna prende avvio con il lancio di un cortometraggio, interpretato dagli attori Enzo Decaro e Marta Zoffoli, che pone l`accento sui rischi che derivano dal sottovalutare l`ipoglicemia. Il cortometraggio si rivolge alle persone con diabete con la finalità educazionale di far comprendere cosa sia l`ipoglicemia e quali siano le complicanze ad essa associate. Il corto vuole inoltre essere uno spunto di riflessione per i medici e gli esperti di diabetologia circa l`importanza della consapevolezza da parte dei pazienti del problema ipoglicemia e la necessità di una sua corretta gestione. L`iniziativa si colloca in un programma più ampio che vede MSD Primary Care Diabete impegnata nel sostegno, nella realizzazione e promozione di iniziative sociali ed educazionali ad alto valore innovativo, dedicate alla conoscenza e alla prevenzione del diabete. Prima vetrina di lancio del cortometraggio è il convegno scientifico DDay- Defeating Diabetes in corso a Milano per fare il punto sull`impatto sociale ed economico del diabete, la ricerca e l`innovazione terapeutica e che vedrà la partecipazione dei più illustri esperti in diabetologia del panorama scientifico italiano e internazionale.  



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06.02.2014
Memoria fa il montaggio, riscrive passato con presente. Primo studio dimostra come il cervello elabora vissuto

Da: RICERCA

La memoria non è un database immobile da cui attingere, ma modifica ciò che è stato raccolto in passato con le esperienze del presente, e spesso può essere difettosa e farsi beffe del mosaico della vita, inserendo immagini e ricordi vissuti recentemente con altri avvenuti anni addietro. A verificare per la prima volta come la memoria può riscrivere ciò che si ricorda, e il ruolo dell`ippocampo in questo meccanismo, è uno studio della Northwestern University Feinberg School of Medicine (Usa) pubblicato sul `Journal of Neurosciencè. Il lavoro dimostra concretamente il processo per cui il cervello inserisce frammenti del presente nei ricordi del passato, quando quei momenti vengono recuperati dalla memoria. Una sorta di montaggio del vissuto.  "La nostra memoria non registra come una videocamera - spiega Donna Jo Bridge, autrice del lavoro - ma ristruttura e modifica gli eventi per creare una storia che può soddisfarci oggi, ovvero per essere attuale. Questa specie di montaggio, ha stabilito la ricerca, avviene a livello dell`ippocampo, dove il cervello lavora come un team di esperti di montaggio ed effetti speciali" nel cinema. Per l`esperimento i ricercatori hanno selezionato 17 uomini e donne che hanno studiato 168 posizioni di alcuni oggetti sullo schermo di un computer con vari sfondi, da una scena marina a una veduta aerea di terreni agricoli. Successivamente i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di cercare di posizionare gli oggetti osservati in precedenza nella posizione originale, ma su un nuovo sfondo. Ebbene, i partecipanti hanno sempre inserito gli oggetti nel punto sbagliato. "Questo dimostra che la loro memoria originaria del luogo è cambiata per riflettere la posizione che cercano di ricordare, però sul nuovo sfondo. Dunque il cervello ha aggiornato le informazioni a disposizione inserendo nuove informazioni nel vecchio ricordo", concludono gli scienziati. 
 


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06.02.2014
Studio, credere di avere tutto sotto controllo allunga la vita. Fatalisti bocciati, essere sicuri di sé premia soprattutto i meno istruiti

Da: MEDICINA

Credere di avere tutto sotto controllo, e di poter mantenere saldo il timone anche nelle avversità, allunga la vita e regala un tasso di mortalità fino a 3 volte inferiore rispetto a un approccio fatalista all`esistenza. Il monito a chi si lascia travolgere dagli eventi arriva da uno studio condotto da scienziati dalla Brandeis University e dell`Università di Rochester, negli Usa. La ricerca, pubblicata su `Health Psychology` e sostenuta dal National Institute on Aging, dimostra che a beneficiare di un atteggiamento sicuro e determinato sono soprattutto le persone meno istruite.  Da precedenti studi è emerso infatti che le persone con livelli di istruzione inferiore tendono a morire prima di chi è andato avanti negli studi. Ma ora, analizzando i dati di un`indagine nazionale che ha coinvolto oltre 6 mila persone, gli studiosi americani suggeriscono che, in qualche modo, la convinzione di poter governare gli eventi in ogni situazione ‘annulla’ l`effetto di un`istruzione inferiore: i partecipanti alla ricerca meno istruiti, ma con la percezione di un alto potere di controllo sulla propria vita, valutato attraverso questionari ad hoc, mostravano infatti tassi di mortalità 3 volte minori rispetto a chi ha uno scarso senso del controllo.  "Esistono metodi e strategie per migliorare il senso di controllo - sottolinea Margie Lachman, fra gli autori - Potremmo attuare questi approcci nei programmi di educazione e salute pubblica, con l`obiettivo di promuovere atteggiamenti e comportamenti vantaggiosi per la salute e quindi, in ultima analisi, riducendo i rischi di mortalità".

 



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06.02.2014
Funziona prima mano bionica made in Italy che ‘sente’ gli oggetti. Guidata col pensiero, impiantata a un uomo amputato dopo scoppio petardo

Da: MEDICINA

La mano biomeccanica applicata al cavaliere Jedi Luke Skywalker in Guerre Stellari, capace di sentire gli oggetti e guidata dalla mente, non è più solo fantascienza. La protesi, frutto di un progetto internazionale che vede l`Italia protagonista, è stata sperimentata da un paziente danese amputato di mano sinistra: si è rivelata in grado di trasmettere sensazioni tattili al cervello e gli ha permesso di manipolare degli oggetti con la giusta forza. Ma anche di riconoscere la consistenza di un bicchiere, una palla da baseball o un mandarino. Lo studio LifeHand2, descritto su `Science Translational Medicinè, è il seguito dell`omonimo progetto di ricerca che cinque anni fa portò alla prima protesi capace di rispondere agli impulsi cerebrali.  A sperimentare con successo questa soluzione hi-tech sono medici e bioingegneri dell`Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, dell`Università Campus Bio-Medico di Roma, della Scuola Superiore Sant`Anna di Pisa e dell`Ircss San Raffaele di Roma. Fanno parte del gruppo di ricerca anche due Centri oltreconfine: l`Ecole Polytechnique Federale di Losanna e l`Istituto Imtek dell`Università di Friburgo. In questo lavoro la mano artificiale, in grado di dialogare direttamente con il cervello del paziente e dotata di sensori tattili sulle dita, ha inviato al cervello informazioni su forma, consistenza e posizione di differenti oggetti. Insomma, la mano di metallo innestata sul braccio amputato si è rivelata capace di muoversi non solo rispondendo direttamente agli impulsi del cervello, ma anche di trasmettere sensazioni tattili, facendo ‘sentire’ forme e consistenza degli oggetti impugnati.  La storia di questo eccezionale esperimento inizia nel capodanno del 2004, quando Dennis Aabo Sorensen, 36enne danese, subì l`amputazione della mano sinistra, distrutta da un petardo. Da allora solo una protesi estetica e l`impegno a ricominciare con una forza d`animo che gli ha permesso di superare i test psicologici di selezione, fino ad arrivare a Roma, per affrontare la fase sperimentale di LifeHand 2. Non è uno scherzo, infatti, adattarsi alla mano bionica: è recente la decisione di Walter Visigalli, il primo italiano a subire un trapianto di mano, di restituire la sua protesi hi tech perché non riusciva a dosare la forza. In questo caso, però, la comunicazione tra il cervello di Dennis e la mano artificiale dotata di tatto ha effettivamente funzionato, grazie a un complesso sistema d`impulsi tra centro e periferia, tra organismo e arto artificiale, che ha avvicinato ulteriormente la scienza all`impresa di riprodurre ciò che naturalmente accade nell`organismo umano. "Quella del feedback sensoriale è stata per me un`esperienza stupenda - racconta Dennis - Tornare a sentire la differente consistenza degli oggetti, capire se sono duri o morbidi e avvertire come li stavo impugnando è stato incredibile", dice Dennis. La sua esperienza è stata confermata dall`osservazione sperimentale. In otto giorni di esercizi, infatti, il giovane è stato in grado di riconoscere la consistenza di oggetti duri, intermedi e morbidi in oltre il 78% delle prove effettuate. Nell`88% dei casi, inoltre, ha definito correttamente dimensioni e forme di oggetti come una palla da baseball, un bicchiere o l`ovale di un mandarino. Non solo. Ha saputo anche localizzare la loro posizione rispetto alla mano con il 97% di accuratezza, riuscendo a dosare - con una precisione non troppo distante da quella di una mano naturale - la forza da applicare per afferrarli.  I dati sperimentali, riferiscono i ricercatori, hanno dimostrato che è possibile ripristinare un effettivo feedback sensoriale nel sistema nervoso di un paziente amputato, utilizzando i segnali provenienti dalle dita sensorizzate della protesi. A collegare il sistema nervoso di Dennis con la protesi biomeccatronica sono quattro elettrodi intraneurali, poco più grandi di un capello, impiantati nei nervi mediano e ulnare del suo braccio. Un intervento delicato, durato più di otto ore, eseguito il 26 gennaio del 2013 al Policlinico Gemelli di Roma dal neurochirurgo, Eduardo Marcos Fernandez. Sviluppati nel Laboratorio di Microtecnologia biomedica Imtek, sotto la direzione di Thomas Stieglitz, gli elettrodi sono stati impiantati trasversalmente rispetto ai fascicoli nervosi, in modo da moltiplicare la loro possibilità di contatto con le fibre dei nervi e di conseguenza la loro capacità di comunicazione con il sistema nervoso centrale.  Il gruppo di lavoro coordinato da Silvestro Micera, docente di Bioingegneria all`Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant`Anna di Pisa e all`Ecole Polytecnhique Federale di Losanna, ha sviluppato parallelamente una serie di algoritmi capaci di trasformare in un linguaggio comprensibile al cervello di Dennis le informazioni provenienti dalla mano artificiale. "Il paziente è riuscito a modulare in maniera molto efficace e in tempo reale la forza di presa da applicare sugli oggetti - commenta Micera - Ha svolto, inoltre, gli esercizi bendato, riuscendo a riconoscere le varie proprietà di questi oggetti grazie unicamente al continuo invio d`informazioni sensoriali dalla protesi al suo sistema nervoso. È la prima volta che si realizza qualcosa di simile". La "sperimentazione appena conclusa - sintetizza Eugenio Guglielmelli, direttore del Laboratorio di Robotica biomedica e biomicrosistemi dell`Università Campus Bio-Medico - ci permette di guardare con fiducia all`obiettivo di integrare in questo tipo di protesi un numero sempre più elevato di sensori tattili". Per una mano bionica sensibile come quella che ha permesso a Skywalker di sconfiggere l`Impero. 

 


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05.02.2014
Simit, cresce tbc anche per flussi migratori e globalizzazione

Da: Sanità

"La tubercolosi, in termini quantitativi, è una malattia fortemente in crescita. Questo perché la globalizzazione, l`estrema facilità degli individui a viaggiare per il mondo e l`immigrazione, che comporta l`arrivo di persone da zone ad alta endemia, provoca un sempre maggiore aumento dei casi". Lo spiega in una nota Massimo Andreoni, presidente della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit).  "Non si tratta certo di criminalizzare gli immigrati - precisa Andreoni - ma di essere coscienti dei nuovi flussi e porre i rimedi immediati, specie dopo il collasso del sistema sanitario sovietico e l`aumento delle presenze dall`Africa e dal Medio Oriente. Trattandosi di una malattia a trasmissione respiratoria attraverso colpi di tosse e starnuti, la propagazione della malattia aumenta esponenzialmente laddove sono presenti gruppi e luoghi chiusi. L`alta diffusibilità di questa malattia comporta il verificarsi di piccole epidemie, come avvenuto proprio in questi ospedali".  Si tratta di una malattia subdola, che può iniziare con una febbriciattola o con un piccolo dimagrimento, e che provoca una tosse spesso insistente, che persiste nonostante la cura di antibiotici. "Ad avvenuto contagio - continua Andreoni - i primi sintomi rivelatori sono disturbi respiratori, come una bronchite persistente. In questa fase l`Rx del torace permette di fare una diagnosi per capire se si tratta o meno di tubercolosi. Con il passare del tempo la tosse si intensifica sino a provocare espettorati anche emorragici". Tra i consigli degli specialisti della Simit, la presenza costante di uno staff medico che tuteli e sorvegli tutti i principali luoghi di formazione, così da riconoscere sintomi e malattie prima che si propaghino. "I soggetti più a rischio sono gli immunodepressi - conclude il presidente Simit - ossia le persone che fanno uso di farmaci che possono comportare un`immunosoppressione. Parliamo di pazienti che si curano da semplice malattie dermatologiche o gastroenterologiche, o che fanno uso di cortisone. Ma siamo tutti a rischio, e noi medici dobbiamo imparare a diagnosticare più velocemente possibile questa malattia". 

 



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04.02.2014
112 mila bambini a rischio cure, vittime povertà sanitaria. Sabato giornata nazionale raccolta farmaco

Da: Sanità

La ricerca italiana firma un passo avanti nella lotta al glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo che secondo dati Airtum (Associazione italiana registri tumori) fa registrare nel nostro Paese oltre 1.200 casi all`anno. In uno studio condotto in Canada nei laboratori della McGill University di Montreal - con primo autore il neurochirurgo Alessandro Perin, in forze all`Istituto neurologico Besta di Milano - sono state individuate due proteine che avviano la crescita del glioblastoma. Si tratta dei fattori di trascrizione FOXG1 e Groucho/Tle, che in futuro potrebbero essere il bersaglio di nuove terapie in grado di bloccare lo sviluppo del cancro. Il glioblastoma rappresenta il 15% di tutti i casi di tumore cerebrale e colpisce in particolare tra i 45 e i 70 anni, soprattutto gli uomini.  La ricerca, condotta in collaborazione con l`ospedale di Treviso, l`Istituto di genetica e biofisica `Adriano Buzzati Traversò di Napoli e l`Hotchkiss Brain Institute dell`università canadese di Calgary, è pubblicata su Nature Communications. "FOXG1 e Groucho/TLE, come veri e propri interruttori - spiega Perin - accendono e spengono l`espressione e quindi l`azione di numerosi geni: per questo aver scoperto il ruolo di questi due fattori di trascrizione apre diverse possibilità terapeutiche". Lo scienziato tiene tuttavia a puntualizzare che, "sebbene sia un passo importante, non è ancora una cura e quindi andranno ancora sviluppati ulteriori studi prima di un`eventuale applicazione nella pratica clinica".  Le due proteine individuate agiscono su uno specifico gruppo di cellule chiamate Brain-tumor initiating cells (Btics), tra cui anche staminali tumorali, che danno inizio al glioblastoma e ne formano il primo nucleo. Queste cellule riescono a `innescare’ il cancro anche quando sono poco numerose, perciò sono spesso causa di ricadute anche dopo interventi chirurgici, radioterapia e chemioterapia. Bloccando i meccanismi di proliferazione delle Btics, quindi disattivando queste cellule `serbatoio’, i ricercatori mirano a contrastare la formazione di recidive tumorali ancora più aggressive. In una nota, il Besta ricorda infine una curiosità sul fattore Groucho/TLE: deriva il suo nome dall`omonimo comico, componente del trio americano dei fratelli Marx. Il primo ricercatore che si occupò della proteina la studiò infatti nei moscerini della frutta, selezionando varianti mutanti di insetti che iperproducevano il fattore e mostravano una sovrabbondanza di ciglia sopraorbitali, molto simili alle folte sopracciglia di Groucho Marx. 


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04.02.2014
Besta Milano, 2 nuovi bersagli contro il cancro al cervello. Da studio Italia-Canada speranze per bloccare glioblastoma

Da: MEDICINA

La ricerca italiana firma un passo avanti nella lotta al glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo che secondo dati Airtum (Associazione italiana registri tumori) fa registrare nel nostro Paese oltre 1.200 casi all`anno. In uno studio condotto in Canada nei laboratori della McGill University di Montreal - con primo autore il neurochirurgo Alessandro Perin, in forze all`Istituto neurologico Besta di Milano - sono state individuate due proteine che avviano la crescita del glioblastoma. Si tratta dei fattori di trascrizione FOXG1 e Groucho/Tle, che in futuro potrebbero essere il bersaglio di nuove terapie in grado di bloccare lo sviluppo del cancro. Il glioblastoma rappresenta il 15% di tutti i casi di tumore cerebrale e colpisce in particolare tra i 45 e i 70 anni, soprattutto gli uomini.  La ricerca, condotta in collaborazione con l`ospedale di Treviso, l`Istituto di genetica e biofisica `Adriano Buzzati Traversò di Napoli e l`Hotchkiss Brain Institute dell`università canadese di Calgary, è pubblicata su Nature Communications. "FOXG1 e Groucho/TLE, come veri e propri interruttori - spiega Perin - accendono e spengono l`espressione e quindi l`azione di numerosi geni: per questo aver scoperto il ruolo di questi due fattori di trascrizione apre diverse possibilità terapeutiche". Lo scienziato tiene tuttavia a puntualizzare che, "sebbene sia un passo 



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03.02.2014
Allergia arachidi si batte a piccole dosi, successo su 84% pazienti, trial su 85 bambini, dopo 6 mesi sono tornate a mangiarle senza problemi

Da: MEDICINA

Una nuova strada per contrastare l`allergia alle arachidi nei bimbi. A metterla a segno è il trial clinico dell`ospedale di Addenbrooke (Cambridge), i risultati sono stati pubblicati su `Lancet`. Secondo i medici è un passo decisivo per il trattamento dell`allergia alle arachidi che ha trasformato la vita dei piccoli pazienti (85) che hanno partecipano in allo studio clinico e che dovevano mangiare piccole dosi di arachidi tutti i giorni. I risultati del trial indicano che l`84% dei bambini allergici dopo sei mesi poteva mangiare l`equivalente di cinque arachidi al giorno. Oggi ancora non esiste un trattamento definitivo contro questa allergia alimentare, così l`unica opzione per le famiglie e i piccoli pazienti è quella di evitare completamente i prodotti che contengono le arachidi, controllando sempre le etichette per evitare brutte sorprese. Alla base della ricerca dell`ospedale inglese c`è il principio di addestrare il sistema immunitario dei bambini a tollerare le proteine delle arachidi assumendo l`alimento in piccolissime dosi ben al di sotto della soglia che fa esplodere la reazione allergica. 

 
 


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03.02.2014
Sindrome IV settimana, con la crisi triplicati attacchi di panico a chiedere aiuto giovani, mogli preoccupate per i mariti licenziati

Da: MEDICINA

Cresce in Italia la paura di non arrivare a fine mese, perché le entrate sono diminuite, si è perso il lavoro ma le spese restano le stesse. "È la sindrome della quarta settimana, che per moltissimi permane da almeno tre anni, e che ha causato l`insorgere di disagi psicologici molto gravi come gli attacchi di panico. In questi ultimi tre anni il numero delle persone che hanno chiesto aiuto per attacchi di ansia e panico e depressione è triplicato". Lo testimonia Paola Vinciguerra, psicoterapeuta presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico). "Ci chiamano giovani, mogli per i mariti che hanno perso il lavoro, donne e uomini che vivono una precarietà lavorativa e hanno famiglia e mutuo da pagare. Persone impaurite, senza più speranze. Hanno cominciato a soffrire di crisi di ansia per arrivare alla paura, agli attacchi di panico. Si comincia con l`insonnia - spiega l`esperta, responsabile dell`Uiap, Unità italiana attacchi di panico presso la Clinica Paideia di Roma - si va avanti con il possibile aumento della pressione arteriosa; poi arrivano le gastriti. La situazione peggiora, comincia la tachicardia, sia diurna sia notturna. Il giorno si vive con l`ansia sempre più presente. I pensieri allarmanti aumentano, le preoccupazioni tolgono la capacità di socializzare. Si pensa sempre e solo ai problemi, alle difficoltà economiche. Si crede di poter tenere sotto controllo tutto e poi un giorno arriva il primo attacco di panico che somiglia al preludio della morte, o alla paura d`impazzire". 
 

 



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03.02.2014
Test genomico aiuta oncologo a decidere cura seno in 15% casi si può evitare la chemio

Da: Oncologia

Anche il tumore del seno ha il suo Dna: conoscerlo è la chiave per stabilire non solo l`evoluzione della malattia, ma soprattutto la migliore cura, quella più efficace e con meno conseguenze, come la tossicità. Nella maggior parte dei tumori la scelta terapeutica è già iscritta nella storia genetica, ma in altri la combinazione di alcune caratteristiche lasciano di fronte all`incertezza di un trattamento solo ormonale o con l`aggiunta anche di chemioterapia. Ora un nuovo test genomico arriva in aiuto dell`oncologo, per scegliere un approccio il più possibile `su misura. Se ne è parlato a Roma in occasione del Forum internazionale sui test genomici, che puntano alla massima personalizzazione della cura. Solo nel Lazio le nuove diagnosi di tumore del seno sono ogni anno 4.200, quasi 2.000 casi a Roma, di cui circa il 15% `dubbiosi. Per scegliere in questi casi la terapia ad hoc il test prevede un prelievo di un campione di tessuto malato, nel corso dell`intervento o di una biopsia, e su questo si esegue uno studio genomico su 21 geni specifici, analizzandone l`interazione, la funzionalità - ovvero il preciso profilo molecolare - che permette di ipotizzare se il tumore è destinato a ripresentarsi a 10 anni dalla diagnosi e soprattutto se le chemioterapia è necessaria. Con una risposta in 10-14 giorni al massimo. Fondamentale è che il test venga eseguito prima dell`inizio di qualsiasi decisione al trattamento: dai dati in letteratura in un terzo delle pazienti l`oncologo ha potuto modificare il piano terapeutico evitando la chemio. "Disporre di un test genomico che si affianchi agli altri parametri di tipo anatomo-clinico e biologico - dichiara Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell`Istituto nazionale tumori Regina Elena-Ifo di Roma - consente di effettuare una indagine sulla natura del tumore molto più raffinata. Oggi questo tipo di analisi, mirate alla definizione della prognosi, è comunque possibile ma avviene solo tramite una valutazione immunoistochimica che si effettua sul pezzo istologico". 

 


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31.01.2014
310 mila casi in una settimana, oltre 1,7 mln da inizio stagione

Da: MEDICINA

Continua l`ascesa della curva epidemica delle sindromi influenzali. Il numero di casi di sindrome influenzale in Italia, in questa settimana, è pari a circa 310.000, per un totale, dall`inizio della sorveglianza, di circa 1.717.000 casi. È quanto rileva il nuovo bollettino dei medici sentinella della rete Influnet. Il livello di incidenza totale è pari a 5,22 casi per mille assistiti. La fascia di età maggiormente colpita è ancora una volta quella dei bambini al di sotto dei cinque anni, in cui si osserva un brusco aumento del livello di incidenza pari a 16 casi per mille assistiti. Campania, Molise, Marche, Sardegna e Val d`Aosta le Regioni maggiormente colpite.



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31.01.2014
In Italia tra 20 anni +40% diabetici, Amd lancia progetto Nice: un programma organico di formazione ed educazione per gestire malattia

Da: MEDICINA

 Tra 20 anni in Italia aumenterà (+40%) il numero delle persone con diabete rispetto al 2000. Oggi il 55% delle persone con diabete non rispetta i valori standard di emoglobina glicata (HbA1c). E sono troppi gli anziani con diabete in cura con farmaci non adeguati, perché a rischio di crisi ipoglicemiche. Per rilanciare l`appropriatezza delle cure nasce il progetto Nice messo a punto da dall`Amd, l`Associazione medici diabetologi e presentato a Milano. Il nuovo programma organico di formazione, educazione e comunicazione volto al miglioramento delle competenze dei professionisti, dell`organizzazione dell`assistenza e della gestione della malattia. "Pochi anni fa sono chiaramente emersi, da alcuni dei maggiori studi scientifici sul diabete, gli enormi vantaggi di una cura precoce e intensa, della malattia - spiega Antonio Ceriello, presidente Amd - intervenendo adeguatamente sin dal suo primo manifestarsi è possibile ridurre l`insorgenza delle complicanze a lungo termine, specialmente cardiovascolari. E trattare in maniera rigorosa il diabete con almeno 5 anni di anticipo può diminuire queste ultime di oltre il 40%, secondo i dati dello studio Steno-2". Secondo Nicoletta Musacchio, vice presidente Amd "il diabete è caratterizzato da numeri grandi e crescenti, è necessario agire quindi secondo equità e sostenibilità in modo da garantire l`accesso a cure di qualità per tutti - suggerisce Musacchio - la spesa per la cura del diabete nel nostro Paese, calcolata in circa 11 mld di euro, deriva per il 57% dai ricoveri ospedalieri legati alle complicanze della malattia, per il 29% dai farmaci antidiabetici e per la cura di condizioni concomitanti come ipertensione o ipercolesterolemia e per il 14% dalle prestazioni specialistiche. Ma ciò che preoccupa già oggi - ricorda l`esperto - se prendiamo, ad esempio, i dati dei consumi sanitari di Regione Lombardia, è che il 27,5% della popolazione costituita da malati cronici, 1 su 5 dei quali con diabete, assorbe da solo circa il 70% dei costi della sanità". 

 


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31.01.2014
Obesità raddoppia rischio prostata ingrossata e disturbi

Da: MEDICINA

Chili di troppo e problemi alla prostata. La sindrome metabolica sembra infatti avere una influenza sull`iperplasia prostatica benigna e i sintomi urinari negli uomini over 50. Gli esperti ritengono inoltre che la sindrome metabolica sia correlata anche a una condizione di infiammazione cronica che colpirebbe, in maniera diversa, sia l`organismo nel suo insieme, sia la ghiandola prostatica, con sintomi urinari più marcati. "L`infiammazione cronica potrebbe rappresentare l`anello di congiunzione tra l`ipertrofia prostatica benigna e la sindrome metabolica e per questo una corretta alimentazione diventa fondamentale", spiega Furio Pirozzi Farina, associato di Urologia e direttore Uo Urologia andrologica dell`Aou di Sassari. La riduzione del grasso del giro vita - indotto da una dieta ad apporto calorico controllato con riduzione degli zuccheri, dei grassi totali, degli acidi grassi saturi e polinsaturi e del colesterolo - può determinare un rapido miglioramento dei disturbi urinari collegati all`ingrossamento della prostata e della funzione sessuale. "L`alimentazione ideale da consigliare a chi soffre di iperplasia prostatica benigna e sindrome metabolica dovrebbe associare cibi che non favoriscono l`infiammazione cronica ad alimenti a ridotto contenuto di grassi e zuccheri, capaci, quindi, di ridurre soprattutto l`aumento adiposo del giro vita e la glicemia. La giusta dieta deve prevedere un equilibrato apporto di acidi grassi polinsaturi: gli omega-3, presenti nei grassi animali e, particolare, in quelli di pesce (pesce azzurro, olio di pesce, crostacei) riducendo in maniera equilibrata gli omega-6, maggiormente presenti nei grassi vegetali", aggiunge Farina. Semaforo rosso quindi per le carni, fresche e conservate, i salumi e gli insaccati, le uova, le patatine fritte, i dolci, le bevande zuccherate, le farine raffinate ed i formaggi grassi, tutti alimenti ricchi di omega-6 e in grado quindi di favorire la produzione di sostanze ad effetto infiammatorio. 

 


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30.01.2014
Scienziato tricolore al top, Italia non perda guerra dei cervelli. Mantovani (humanitas) recordman di citazioni, si faccia di più per attrarli

Da: Sanità

È il recordman italiano della scienza, il camice bianco da 77 mila citazioni che si è guadagnato la posizione più alta, fra i cervelli del Belpaese, nella nuova classifica Usa sui primi 400 scienziati più influenti al mondo. Ma per Alberto Mantovani, direttore scientifico dell`Irccs Humanitas di Rozzano e docente dell`università degli Studi di Milano - cervello non in fuga - è solo una conferma: lo scienziato è al top ormai da circa 15-20 anni, bandiera del `made in Italy` scientifico che il mondo ci invidia.  Essere nel gotha degli scienziati più influenti, "è un riconoscimento non solo per me", puntualizza, "ma anche per i miei collaboratori. Io non sono che la punta dell`iceberg. Il mio laboratorio attrae giovani scienziati e medici, età media 30 anni, da tutto il mondo - Brasile, India, Usa, Giappone, Croazia, Francia, Svizzera, Cuba, solo per citare alcuni Paesi - ed è importante in una situazione in cui perdiamo cervelli. A parte alcune isole felici, infatti - avverte - il nostro è un sistema ancora poco attrattivo per gli stranieri". Da qui l`appello: "Ora l`Italia non perda la guerra dei cervelli", chiede Mantovani.  "Oggi - spiega - stiamo vivendo un tempo in cui tutto il mondo è in lotta per accaparrarsi i migliori scienziati. Ma il nostro Paese partecipa a questa guerra in modo insufficiente". L`importanza di creare ‘in patria’ un ambiente internazionale "spesso sfugge", sottolinea lo scienziato. "Il modo migliore per aiutare gli italiani è offrire un ambiente stimolante, internazionale, che aiuti la crescita scientifica e umana". Ma c`è un altro risvolto, a parte il contributo alla produttività del Paese: "Avere cervelli stranieri in casa aiuta la cultura italiana. Questi giovani impareranno l`italiano, andranno a teatro, impareranno a mangiare e vestire italiano. Saranno lo sponsor migliore per promuovere l`Italia". Per questo, è il monito di Mantovani, "bisognerebbe fare di più". L`Italia, ricorda, "spende in ricerca scientifica forse la metà rispetto ai suoi competitor, ed è un gravissimo handicap". Riconoscimenti come l`inserimento di nomi illustri del Belpaese nella `top 400` degli scienziati più influenti - classifica stilata secondo un nuovo metodo di misurazione sviluppato da un gruppo di ricercatori americani, e pubblicato sull``European Journal of Clinical Investigation` - hanno un valore: "Ci ricordano che il Paese ha un patrimonio intellettuale e di passione che lo rende capace di contribuire allo sviluppo scientifico, ai massimi livelli. Un patrimonio su cui si dovrebbe decidere di investire, è l`unica speranza per il futuro dei nostri giovani. Oggi, invece, si investe poco e male".  Non è solo questione di spesa, riflette Mantovani: "Io e altri colleghi, sotto diverse etichette, abbiamo identificato lacci e lacciuoli che ostacolano la ricerca. Chiediamo che almeno ci venga ‘alleggerito lo zaino’, se non ci verranno date più risorse. Si tratta di punti che abbiamo presentato a 3 ministri, speriamo sia la volta buona". Mantovani si sofferma sui dati più recenti sulla produzione scientifica, "dati che mostrano come l`Italia contribuisce al progresso scientifico in modo sproporzionato rispetto ai finanziamenti e al numero dei ricercatori: meno della metà in confronto a paesi come Francia, Germania e Inghilterra, ma a questo corrisponde una produttività scientifica confrontabile. Anche se siamo disarmati ci battiamo bene. È un`indicazione: si può contare sulla ricerca italiana".  Allo stesso modo, nel mondo della medicina, si può contare sull`immunologia. Facile parallelismo: l`Italia è un Paese piccolo rispetto a colossi della ricerca come gli Usa, ma offre un gran contributo. Così "l`immunologia è una disciplina piccola che ha avuto un`influenza sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. Sappiamo che c`è una componente immunologica in patologie molto diverse che vanno dal cancro alle malattie cardiovascolari, metaboliche e del sistema nervoso centrale. E l`immunologia è diventata un modo con cui guardiamo e leggiamo buona parte della medicina contemporanea. Un cambiamento a cui noi italiani abbiamo contribuito", sottolinea. 
 
 

 



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30.01.2014
Alimenti, in Francia piano salutista, no a spot tv e più tasse per cibo spazzatura. Proposte misure innovative per premiare qualità e buone abitudini

Da: MEDICINA

Francia pronta alla ‘rivoluzione alimentare’, con un Piano salutista che premia la qualità a tavola e le buone abitudini anti-obesità. Limitazioni delle pubblicità di alimenti in tv, tasse e sovvenzioni modulate rispetto alla qualità nutrizionale, coupon per il ritiro di frutti e legumi, sono solo alcune raccomandazioni di un Rapporto presentato al ministro della Salute - `Proposte per un nuovo slancio della politica nutrizionale francese di sanità pubblica nel quadro della strategia nazionale della sanità` - da Serge Hercberg, specialista della nutrizione dell`Inserm incaricato di realizzare il dossier.  Per l`esperto serve cambiare decisamente registro, visto che le precedenti iniziative, come le carte siglate con gli industriali per gli impegni di responsabilità, non hanno funzionato. Tra le iniziative indicate dal Piano: un logo e imballaggi con un sistema di colori per permettere ai consumatori di individuare facilmente (combinando i colori o individuando il logo) gli alimenti equilibrati negli scaffali del supermercato; cartelli basati su questo sistema dovrebbero essere affissi anche nei locali tipo fast food e pubblicizzati negli spot che fanno riferimento ad alimenti e pietanze. Si punta poi a introdurre tasse proporzionali alla qualità nutrizionale. Ad esempio: il muesli naturale, il pane integrale o i fagioli potrebbero avere una riduzione di determinate tasse (tipo Iva), mentre le patatine fritte avrebbero imposte più elevate.  E ancora, limitazioni per le promozioni pubblicitarie di alimenti durante il giorno con ‘tagli’ decisi al volume di pubblicità su tutti i canali (tv, radio, internet, carta stampata) per bevande zuccherate e cibo salato; distribuzione ai cittadini più svantaggiati di coupon per il ritiro di frutta e verdura; ridurre il sale nel pane e aumentare le fibre; introdurre "coupon sport` per facilitare e promuovere l`attività fisica, in particolare per i bambini di famiglie svantaggiate



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29.01.2014
Ema rivaluta contraccettivi d`emergenza in donne con peso elevato

Da: Sanità

L`Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha avviato una rivalutazione dei contraccettivi di emergenza per valutare se l`aumento del peso corporeo e dell`indice di massa corporea riduca l`efficacia di questi medicinali nel prevenire una gravidanza non voluta, conseguente a un rapporto sessuale non protetto o al fallimento contraccettivo. L`Ema valuterà l`impatto dei nuovi dati secondo cui un elevato peso corporeo potrebbe compromettere l`efficacia dei contraccettivi di emergenza. Si valuterà se apportare eventuali modifiche alle informazioni per tutti i medicinali contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel o ulipristal acetato, indica una nota.  La rivalutazione è stata avviata su richiesta dell`Agenzia svedese regolatoria dei medicinali. Segue a una procedura che si è conclusa nel mese di novembre 2013 per Norlevo, contraccettivo di emergenza contenente levonorgestrel, con l`aggiunta delle seguenti riassunto delle caratteristiche del prodotto: `Negli studi clinici, l`efficacia contraccettiva è risultata ridotta nelle donne che pesano 75 kg o più e il levonorgestrel non si è dimostrato efficace nelle donne che pesavano più di 80 kg`. Attualmente questa informazione non è presente negli altri contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel. Per ulipristal acetato, nessuna informazione per quanto riguarda il peso della donna o l`indice di massa corporeo è attualmente incluso nelle informazioni sul medicinale. 

 



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29.01.2014
Alzheimer, pesticidi come ddt moltiplicano rischio. Studio, nei malati livelli 4 volte maggiori di sostanza spia di esposizione a insetticida

Da: MEDICINA

L`esposizione a pesticidi come il Ddt può aumentare il rischio di ammalarsi di Alzheimer. È la conclusione di uno studio americano pubblicato su `Jama Neurology`, condotto su 86 pazienti colpiti dal ‘ladro della memoria’ e 79 persone sane. Dall`indagine emerge che i malati di Alzheimer, rispetto al gruppo controllo, hanno livelli quasi 4 volte superiori di Dde, il metabolita più persistente del Ddt, quindi una sostanza-spia dell`esposizione all`insetticida. E nei pazienti in cui questa ‘scoria’ del Ddt mostra livelli particolarmente alti, il rischio di Alzheimer passa da 1 a 4. Se i pesticidi sono già finiti sotto accusa per un possibile aumento della probabilità di ammalarsi di Parkinson, "questo è uno dei primi studi che identifica un forte fattore di rischio ambientale per l`Alzheimer", sottolinea il co-autore Allan Levey, direttore dell`Emory`s Alzheimer`s Disease Research Center e a capo della Neurologia dell`Emory University School of Medicine. "L`entità di questa possibile correlazione è notevole: paragonabile - precisa - al `pesò del principale fattore di rischio genetico". In laboratorio gli scienziati hanno fatto anche luce sul possibile meccanismo d`azione dei pesticidi: l`esposizione di neuroni di ratto a elevate concentrazioni di Ddt o Dde, paragonabili a quelle osservate nelle persone più esposte a queste sostanze, aumenta infatti i livelli della proteina precursore della beta-amiloide, principale componente delle placche cerebrali dei malati di Alzheimer. In alcuni Paesi del mondo l`uso agricolo del Ddt è stato vietato solo in tempi abbastanza recenti. Ma anche negli Usa, dove il bando risale al 1972 (in Italia al `78), "siamo ancora esposti a queste sostanze chimiche - avverte Jason Richardson, docente di medicina ambientale e occupazionale alla Rutgers-Robert Wood Johnson Medical School, autore principale dello studio e di precedenti ricerche sul legame fra pesticidi e Parkinson - sia perchè si mangiano prodotti provenienti da altri Paesi, sia perchè il Dde persiste a lungo nell`ambiente" e potrebbe accumularsi andando avanti con l`età. Il che spiegherebbe anche perché l`Alzheimer è una patologia dell`età anziana. Nel 2006 l`Organizzazione mondiale della sanità invitò a riconsiderare l`utilizzo del Ddt per la lotta alla malaria in Africa.

 



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28.01.2014
Ema rivaluta contraccettivi d`emergenza in donne con peso elevato

Da: Sanità

L`Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha avviato una rivalutazione dei contraccettivi di emergenza per valutare se l`aumento del peso corporeo e dell`indice di massa corporea riduca l`efficacia di questi medicinali nel prevenire una gravidanza non voluta, conseguente a un rapporto sessuale non protetto o al fallimento contraccettivo. L`Ema valuterà l`impatto dei nuovi dati secondo cui un elevato peso corporeo potrebbe compromettere l`efficacia dei contraccettivi di emergenza. Si valuterà se apportare eventuali modifiche alle informazioni per tutti i medicinali contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel o ulipristal acetato, indica una nota.  La rivalutazione è stata avviata su richiesta dell`Agenzia svedese regolatoria dei medicinali. Segue a una procedura che si è conclusa nel mese di novembre 2013 per Norlevo, contraccettivo di emergenza contenente levonorgestrel, con l`aggiunta delle seguenti riassunto delle caratteristiche del prodotto: `Negli studi clinici, l`efficacia contraccettiva è risultata ridotta nelle donne che pesano 75 kg o più e il levonorgestrel non si è dimostrato efficace nelle donne che pesavano più di 80 kg`. Attualmente questa informazione non è presente negli altri contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel. Per ulipristal acetato, nessuna informazione per quanto riguarda il peso della donna o l`indice di massa corporeo è attualmente incluso nelle informazioni sul medicinale.  



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28.01.2014
Alzheimer, pesticidi come ddt moltiplicano rischio. Studio, nei malati livelli 4 volte maggiori di sostanza spia di esposizione a insetticida

Da: MEDICINA

 L`esposizione a pesticidi come il Ddt può aumentare il rischio di ammalarsi di Alzheimer. È la conclusione di uno studio americano pubblicato su `Jama Neurology`, condotto su 86 pazienti colpiti dal ‘ladro della memoria’ e 79 persone sane. Dall`indagine emerge che i malati di Alzheimer, rispetto al gruppo controllo, hanno livelli quasi 4 volte superiori di Dde, il metabolita più persistente del Ddt, quindi una sostanza-spia dell`esposizione all`insetticida. E nei pazienti in cui questa ‘scoria’ del Ddt mostra livelli particolarmente alti, il rischio di Alzheimer passa da 1 a 4. Se i pesticidi sono già finiti sotto accusa per un possibile aumento della probabilità di ammalarsi di Parkinson, "questo è uno dei primi studi che identifica un forte fattore di rischio ambientale per l`Alzheimer", sottolinea il co-autore Allan Levey, direttore dell`Emory`s Alzheimer`s Disease Research Center e a capo della Neurologia dell`Emory University School of Medicine. "L`entità di questa possibile correlazione è notevole: paragonabile - precisa - al `pesò del principale fattore di rischio genetico". In laboratorio gli scienziati hanno fatto anche luce sul possibile meccanismo d`azione dei pesticidi: l`esposizione di neuroni di ratto a elevate concentrazioni di Ddt o Dde, paragonabili a quelle osservate nelle persone più esposte a queste sostanze, aumenta infatti i livelli della proteina precursore della beta-amiloide, principale componente delle placche cerebrali dei malati di Alzheimer. In alcuni Paesi del mondo l`uso agricolo del Ddt è stato vietato solo in tempi abbastanza recenti. Ma anche negli Usa, dove il bando risale al 1972 (in Italia al `78), "siamo ancora esposti a queste sostanze chimiche - avverte Jason Richardson, docente di medicina ambientale e occupazionale alla Rutgers-Robert Wood Johnson Medical School, autore principale dello studio e di precedenti ricerche sul legame fra pesticidi e Parkinson - sia perchè si mangiano prodotti provenienti da altri Paesi, sia perchè il Dde persiste a lungo nell`ambiente" e potrebbe accumularsi andando avanti con l`età. Il che spiegherebbe anche perché l`Alzheimer è una patologia dell`età anziana. Nel 2006 l`Organizzazione mondiale della sanità invitò a riconsiderare l`utilizzo del Ddt per la lotta alla malaria in Africa.

 


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27.01.2014
Uomini ricordano meno delle donne, c`è conferma scientifica Studio norvegese, ecco perché scordano anniversari e compleanni

Da: MEDICINA

È ufficiale: gli uomini ricordano meno delle donne e in particolare sono "allergici" a nomi e date. Per questo, ad esempio, scordano anniversari importanti e compleanni, gettando nello sconforto fidanzate e mogli. A dimostrarlo una ricerca dell`Università norvegese di scienza e tecnologia, pubblicata sulla rivista Bmc Psychology. Il professor Jostein Holmen e il suo team hanno condotto uno studio su larga scala, che ha coinvolto circa 37mila persone, alle quali è stato sottoposto un questionario con nove domande sulla capacità di ricordare. In particolare ai partecipanti allo studio è stato chiesto se avevano talvolta difficoltà a ricordare le cose, se riuscivano a dire con esattezza cosa stessero facendo un anno fa o se erano capaci di ricordare in dettaglio alcune conversazioni. Il risultato è stato che gli uomini ricordavano peggio delle donne, in particolare nomi e date. Messi alla prova sui nomi, infatti, dichiaravano di avere difficoltà a ricordare l`86,5 per cento delle donne e l`89,7 per cento degli uomini, mentre per le date la stessa problematica riguardava il 79,4 per cento degli uomini e il 64,7 per cento delle donne. "Si parla molto del fatto che le donne ricordino più degli uomini, ma non abbiamo ancora capito perché. Questo rimane ancora un mistero irrisolto", ha affermato Holmen.
 

 



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27.01.2014
Denti: dentifricio fluoro evita macchie in bimbi con apparecchio

Da: MEDICINA

I bambini che portano l`apparecchio potrebbero evitare le macchie bianche che appaiono sui denti quando lo si toglie usando un dentifricio arricchito di fluoro. Lo afferma uno studio dell`Università di Malmoe pubblicato dalla rivista European Journal of Orthodontics. Lo studio è stato compiuto su 400 bambini, metà dei quali ha usato un dentifricio con 5mila parti per milione di fluoro mentre l`altra metà uno con mille parti per milione, corrispondente alla quantità presente nei normali prodotti commerciali. Dopo 1,8 anni d`uso il 45 per cento dei bambini con il dentifricio normale ha sviluppato le macchie bianche, mentre nell`altro gruppo la percentuale è risultata del 34,6 per cento, corrispondente a una diminuzione del rischio di circa un terzo 



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