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Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
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25.07.2014
Guarigioni raddoppiate in 40 anni, 60% ce la fa

Da: ONCOLOGIA

Tumori, non più e non sempre `male incurabile`. Alla fine degli anni `70 solo poco più del 30% degli italiani colpiti dal cancro sconfiggeva la malattia. Negli anni `90 si è arrivati a quasi il 47%, oggi ce la fa circa il 60%. Nel giro di 40 anni, dunque, sono raddoppiate le guarigioni dal cancro, ma la malattia fa ancora paura. Questi dati testimoniano "i risultati importanti che abbiamo ottenuto in questi anni", sottolinea Francesco Cognetti, presidente della Fondazione `Insieme contro il Cancro` che per il primo anno di attività ha realizzato il libro, dal titolo significativo, "Il male (in)curabile. I progressi nella lotta contro il cancro e il nuovo ruolo della comunicazione", presentato questa mattina al ministero della Salute. Nel 2013 in Italia sono stati diagnosticati 366 mila nuovi casi cancro. Il miglioramento delle percentuali di guarigione è evidente per le neoplasie più diffuse come quelle della prostata (91%), del seno (87%) e del colon-retto (64% uomini e 63% donne). Grazie ai tanti passi avanti compiuti nella lotta al cancro, aumentano gli italiani che hanno avuto la malattia e l`hanno sconfitta o cronicizzata. Erano meno di un milione e mezzo all`inizio degli anno `90, circa 3 milioni nel 2013. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo, un `esercito`. "Il merito - commenta Cognetti - è da attribuire alle diagnosi in fase più precoce e alle terapie sempre più efficaci. Senza dimenticare le campagne di prevenzione: fino al 40% dei tumori può essere prevenuto con un corretto stile di vita. Ma l`Italia spende poco in prevenzione, collocandosi agli ultimi posti in Europa". Se aumentano i malati che guariscono o cronicizzano la malattia, "sono ancora in tanti, in troppi a non riuscire a vincere la loro battaglia per la vita. Bisogna quindi trovare nuove strade per continuare a incidere su questa malattia".  



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24.07.2014
Alzheimer, scoperta origine formazioni tossiche

Da: RICERCA

Individuata per la prima volta l`origine delle formazioni tossiche nel cervello che causano la malattia di Alzheimer. A metterla in luce è un gruppo di ricerca italiano, in uno studio coordinato da Antonino Cattaneo (Scuola Normale Superiore di Pisa) e svolto in collaborazione con Giovanni Meli (Ebri, Roma) e Roberta Ghidoni (Irccs Fatebenefratelli, Brescia). Lo studio, svolto presso l`Ebri, l`Istituto di ricerca sul cervello fondato dalla Accademica dei Lincei e premio Nobel Rita Levi Montalcini, ha consentito di individuare, su cellule di criceto, il sito intracellulare dove cominciano a formarsi gli oligomeri del peptide Abeta che danno inizio alla patologia, come si legge su `Nature Communications`. Grazie allo studio, in futuro sarà possibile sviluppare un `proiettile magico` per combattere precocemente la malattia, prevedono gli scienziati.  Gli oligomeri protagonisti dello studio sono specie molecolari tossiche coinvolte in maniera cruciale negli eventi precoci della malattia di Alzheimer. Prima di questo lavoro non si conosceva molto sulla loro formazione intracellulare a causa della mancanza di metodi selettivi, per il loro riconoscimento a livello molecolare. ``Lo studio - spiega Cattaneo - ha la doppia valenza di aver stabilito gli oligomeri intracellulari di Aß come target nel trattamento dell`Alzheimer e consente di prospettare una strategia sperimentale dal forte potenziale terapeutico``. Su questa base, sarà possibile in futuro colpire precocemente le strutture patologiche, nel luogo dove si formano, prima che vengano trasportate fuori dalla cellula, attraverso sonde molecolari mirate, una sorta di `magic bullet` che colpisce con alta selettività solo le formazioni tossiche. 

 



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23.07.2014
Sla, prelievo sangue per stabilire evoluzione malattia Studio italiano, si misurano due molecole

Da: RICERCA

 Con un semplice prelievo di sangue si potrà capire l`evoluzione della malattia di un paziente malato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), ovvero stimare quanto è grave il suo male già al momento della diagnosi: il segreto è misurare la concentrazione plasmatica di alcune molecole, albumina e creatinina. La scoperta si deve a uno studio italiano diretto da Adriano Chiò, neurologo all`ospedale Le Molinette di Torino ed esperto di Sla. La ricerca, che ha coinvolto prima 712 pazienti poi altri 122, è stata pubblicata sulla rivista Jama Neurology. La Sla è una malattia neurodegenerativa che colpisce i neuroni che controllano i movimenti muscolari (motoneuroni). La malattia resta incurabile ed in media il paziente sopravvive 2-4 anni dall`esordio del male e 1-3 anni dalla sua diagnosi. Gli esperti hanno analizzato il sangue dei primi 712 pazienti alla ricerca di una correlazione tra la prognosi di ciascuno e la presenza di concentrazioni differenti di alcune molecole plasmatiche. È emerso che la prognosi è tanto più grave quanto minori sono le concentrazioni di albumina e creatinina al momento della diagnosi. Il risultato è stato confermato sul secondo gruppo di pazienti. Capire la prognosi di ciascun malato all`atto stesso della diagnosi può essere utile, anche ad esempio nell`eventualità di arruolare il paziente in una sperimentazione clinica.



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21.07.2014
Tumori del sangue, migliora la sopravvivenza in Europa. Maggior parte patologie Italia è in media o superiore

Da: Oncologia

Negli ultimi 11 anni è cresciuta in Europa la sopravvivenza ai tumori del sangue, anche grazie ai nuovi farmaci a bersaglio molecolare. Lo affermano i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell`Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell`Iss di Roma, pubblicati su The Lancet Oncology. Lo studio ha dimostrato che in Europa la sopravvivenza per i principali tumori ematologici è aumentata nel corso degli ultimi 11 anni dal 10 al 20%, a seconda del tipo di neoplasia. Sono stati analizzati i dati di 30 registri di tumori in 20 paesi europei, confrontando la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi di 560.400 pazienti di età superiore ai 15 anni con tumore del sangue diagnosticato tra il 1997 e il 2008, seguiti fino alla fine del 2008. "Dal 1997 al 2008 gli incrementi maggiori della sopravvivenza si sono avuti in particolare per i linfomi di tipo diffuso (si è passati dal 42% nel 1997 al 55% nel 2008), follicolare (da 59% a 74%), per la leucemia mieloide cronica (da 32% a 54%) e per la leucemia promielocitica acuta (da 50% a 62%). Aumenta anche la sopravvivenza per il linfoma di Hodgkin (da 75% a 79%), per la leucemia linfatica cronica (da 66% a 69%), il mieloma multiplo (da 30% a 40%), e la leucemia linfatica acuta (da 30% a 41%)", si legge nello studio. Nonostante il miglioramento generalizzato, persistono notevoli differenze fra le aree geografiche esaminate, soprattutto tra le Regioni dell`Europa dell`Est rispetto alle altre.

 



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17.07.2014
Studio, +32% fratture femore in 10 anni

Da: MEDICINA

Aumentano i `crack` alle ossa conseguenza dell`osteoporosi. Le fratture femorali negli `over 65` sono passate da poco meno di 72.000 nel 2000 (56.000 donne e 16.000 uomini) a oltre 93.000 nel 2009 (72.000 donne e 21.000 uomini): un aumento del 28% per le donne e addirittura del 36% per gli uomini in 10 anni (+32% in media). Queste le dimensioni del problema, come risulta da 15 anni di ricerche condotte dall`epidemiologo Prisco Piscitelli, direttore del laboratorio di ricerca sull`Osteoporosi dell`Isbem (Istituto scientifico biomedico euro mediterraneo): 839.000 anziani ricoverati per frattura di femore nel decennio 2000-2009, con circa 120.000 decessi stimati e 150.000 casi d`invalidità permanente, quantificabili in costi per il Ssn superiori a 9 miliardi e mezzo di euro, a cui aggiungere un altro miliardo di euro a carico dell`Inps. I numeri emergono da uno studio pubblicato sul numero di luglio del `World Journal of Orthopaedics`, condotto da Piscitelli e coordinato da Umberto Tarantino dell`Università di Roma Tor Vergata, con la collaborazione della Seconda Università di Napoli e dell`Università di Firenze sui dati dei ricoveri ospedalieri forniti dalla direzione generale del Sistema informativo coordinamento e sviluppo del ministero della Salute. "È dal 2002 che ci dedichiamo all`analisi dei flussi di ricovero per frattura femorale negli anziani - spiega Piscitelli - i nostri sforzi hanno finora portato a dimostrare che il problema delle complicanze fratturative dell`osteoporosi ha assunto dimensioni paragonabili per incidenza e costi a quelle dell`infarto e degli ictus cerebrali, un dato ormai recepito anche dalle autorità sanitarie nazionali". "Quello che emerge per la prima volta in quest`ultima ricerca - aggiunge - è che nelle donne di età compresa tra 65 e 74 anni si osserva una riduzione del 7,9% in termini di incidenza di fratture di femore tra il 2004 e il 2009, col numero delle fratture femorali in questa fascia di età che ritorna ai livelli più bassi mai registrati dal 2000 (non più di 9.300 fratture nell`ultimo anno esaminato). E in alcune Regioni italiane il trend di riduzione delle fratture di femore sembrerebbe coinvolgere anche le donne di età compresa tra 75 e 84 anni". "Sono infatti gli `over 85` a pesare per il 40% del totale delle fratture di femore nonostante rappresentino solo il 2,5% della popolazione italiana (in particolare le donne over 85 ammontano al 30% del totale fratture) - precisa Tarantino, direttore della Uoc di Ortopedia e Traumatologia della Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma - i risultati del nostro studio che attestano una riduzione delle fratture nelle donne meno anziane fino al 2009 sembrano confermati anche da analisi preliminari sui ricoveri del 2012. È impossibile non collegare questi primi segnali positivi alla crescente attenzione verso la prevenzione dell`osteoporosi, risultato di una maggiore cultura e sensibilità da parte dei medici di famiglia e degli specialisti, oltre che di una più ampia disponibilità di farmaci efficaci nel ridurre il rischio di frattura".

 



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16.07.2014
Studio, se cambia colore o forma pillola rischio stop cure

Da: RICERCA

Farmaci identici fra loro nella composizione possono avere colori o forme diverse, a seconda del produttore. Ma queste differenze rappresentano una potenziale causa di confusione per i pazienti, tanto da spingere alcuni a smettere di assumere medicinali necessari: lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista `Annals of Internal Medicine da ricercatori del Brigham and Women`s Hospital di Boston, dopo aver studiato le abitudini di più di 10.000 pazienti in tutto il Paese che erano stati ricoverati in ospedale dopo un attacco di cuore tra il 2006 e il 2011. E nel corso del primo anno dopo un evento del genere, è fondamentale che i malati assumano a dovere beta-bloccanti e statine per abbassare il colesterolo. Lo studio ha rilevato che quando i pazienti si riforniscono dei loro farmaci e il colore o la forma delle loro pillole cambiano, le probabilità che smettano di assumerle o di ricomprarle aumenta drammaticamente: il 34% va incontro a questo pericolo quando cambia il colore della compressa e il 66% quando si modifica la forma. Un fenomeno che potrebbe aumentare il rischio di complicazioni inutili e anche il costo sanitario, hanno concluso gli scienziati. "Quando ti rechi in farmacia per ritirare i tuoi medicinali e ti danno una pillola rosa circolare invece di una pillola gialla oblunga, è un pò stridente agli occhi del malato", evidenzia Aaron Kesselheim, docente di Harvard e ricercatore senior dello studio. "Potete immaginare come questo possa causare confusione". Certamente lo studio ha dei limiti: i ricercatori hanno valutato solo tre classi di farmaci assunti da malati di cuore, e non hanno preso in considerazione determinate informazioni sui pazienti, come lo status socio-economico o l`iscrizione a programmi automatici di `ricarica delle prescrizioni, che sono molto comuni negli Stati Uniti, ma non in Europa. Spesso, Oltreoceano, queste modifiche insorgono quando una farmacia cambia fornitore o un paziente inizia ad acquistare le pillole online, e improvvisamente lo stesso farmaco per il colesterolo ha un aspetto diverso. La Food and Drug Administration non richiede infatti che le compresse di generici abbiano colore o forma simili. Questi prodotti sono comunque clinicamente intercambiabili e l`agenzia assicura che il farmaco all`interno è chimicamente identico. L`anno scorso, però, la stessa Fda ha ammesso la sua preoccupazione per il fatto che le differenze nelle caratteristiche fisiche di farmaci identici "possono influenzare la compliance del paziente e portare a errori terapeutici". L`agenzia ha anche emesso linee guida non vincolanti per le aziende farmaceutiche, raccomandando di considerare questo effetto sui pazienti. Gli autori dello studio concludono dicendo che l`ente regolatorio forse dovrebbe richiedere che i nuovi farmaci generici corrispondano nell`aspetto agli originator. Gli effetti, scrivono, non sono solo estetici, ma anche "clinicamente rilevanti". 



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15.07.2014
Proteina a due facce dietro insorgenza diabete giovanile

Da: RICERCA

Una proteina a due facce all`origine del diabete autoimmune di tipo 1. Questa forma che si manifesta prevalentemente nell`infanzia e nell`adolescenza, sembra essere legata al ``voltafaccia` di GAD65, una proteina altamente flessibile. La scoperta è il frutto di una collaborazione internazionale tra un gruppo di ricercatori australiani guidati da Ashley Buckle (Monash University, attualmente professore visitatore della Sapienza), il gruppo di ricerca di Daniela De Biase (Istituto Pasteur e Dip. di Scienze e Biotecnologie Medico-Chirurgiche Sapienza Università di Roma, Latina) e Alessandro Paiardini (Dipartimento di Scienze Biochimiche della Sapienza). Pubblicata su `Pnas`, la ricerca apporta un contributo essenziale per progettare vaccini terapeutici efficaci contro la malattia. Il diabete di tipo 1 è causato da auto-anticorpi che inducono il sistema immunitario ad aggredire e distruggere le cellule del pancreas produttrici di insulina. GAD65 è uno dei maggiori ``autoantigeni` che scatenano la patologia e, negli anni passati, è stato utilizzato nel tentativo di insegnare al sistema immunitario dei pazienti a tollerare la proteina, per evitare la reazione autoimmune. Gli studi clinici tuttavia non hanno avuto il successo sperato; oggi, però, lo studio del team internazionale indica la direzione da seguire per migliorare l`approccio terapeutico. "GAD65 - spiega De Biase - è una proteina dai due volti: la forma ``on`` (attiva) e quella ``off`` (spenta). Per adempiere correttamente e al momento opportuno alle proprie funzioni (cioè produrre GABA, un neurotrasmettitore necessario al controllo della trasmissione degli impulsi nervosi), la proteina passa da un `voltò all`altro, attraverso forme intermedie, e nel fare ciò può causare dei danni. I nostri studi suggeriscono che sia proprio il suo continuo `voltafaccia a rendere GAD65 irriconoscibile, un estraneo suscettibile agli attacchi del sistema immunitario". Con questo studio i ricercatori hanno evidenziato le differenze sostanziali tra i volti `on` e `off` di GAD65. "Nel mio laboratorio - continua De Biase - abbiamo analizzato la proteina a livello biochimico, studiandone i cambiamenti di forma in vitro. Inoltre, l`esperienza ventennale sulla Gad (e su enzimi che appartengono alla stessa famiglia) si è rivelata fondamentale per isolare i due volti della proteina, permettendo così di eseguire altri importanti esperimenti in vitro in Australia e in Francia. Il risultato è stato a dir poco entusiasmante: tutti gli approcci utilizzati, dalla dinamica molecolare, che richiede sofisticati computer, agli esperimenti in vitro, hanno portato alla stessa conclusione". E oggi la ricerca prosegue: il passo successivo è di fotografare GAD65 ``in flagrante`, assieme agli anticorpi, e comprendere così perché ne diventa il bersaglio. Un passo importante verso la progettazione di un approccio terapeutico efficace. Il contributo al lavoro del gruppo di De Biase (Dipartimento di scienze e biotecnologie medico chirurgiche - Sapienza - sede di Latina) è stato possibile grazie al sostegno dell`Istituto Pasteur - Fondazione Cenci Bolognetti.

 



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14.07.2014
Scienza boccia cure alternative, calcoli sbagliati

Da: MEDICINA

Bocciate dalla scienza. "Le medicine complementari non possono definirsi basate sulle evidenze, come invece avviene per la medicina ufficiale". È la conclusione a cui approdano due scienziati italiani che hanno condotto uno studio pubblicato sulla rivista scientifica `European Journal of Internal Medicine. Da molti anni, spiegano gli autori - Maurizio Pandolfi, già professore ordinario all`università di Lund in Svezia, e Giulia Carreras dell`Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo) di Firenze - le medicine complementari (`non convenzionali o alternative), come l`agopuntura e l`omeopatia, provano a dimostrare la loro fondatezza e utilità usando i metodi scientifici e i moderni studi clinici. Ora però, sulla base dei risultati dello studio, gli scienziati gettano un`ombra: queste cure, sottolineano, si dichiarano efficaci e credibili sulla base di un calcolo sbagliato. Le prove cliniche effettuate finora dalle medicine complementari non sarebbero, in sostanza, valide. L`efficacia delle cure mediche è valutata con procedure standard che mettono a confronto un gruppo di pazienti trattati con la terapia in esame e un gruppo di controllo che non riceve il trattamento o ne riceve uno diverso. La differenza tra i 2 gruppi viene poi analizzata con calcoli statistici per stabilire se è `significativa, cioè se è davvero rilevante e concreta. Questa significatività è rappresentata dal valore-P: se P è uguale o inferiore a 0.05, vuol dire che la differenza c`è e che una delle due terapie è più valida dell`altra. Secondo Pandolfi e Carreras, "il problema delle medicine complementari non sta nel modo con cui sono messe alla prova, dato che questi studi clinici sono spesso ben condotti, ma nell`elaborazione statistica dei risultati. Infatti, la statistica comunemente usata nella moderna clinica non è adatta a valutare ipotesi di efficacia come quelle delle medicine complementari, che si discostano da principi scientifici riconosciuti: ad esempio l`omeopatia infrange le leggi della chimica e l`agopuntura presuppone un`improbabile energia vitale". Queste ipotesi "sono tali da far perdere al valore-P il suo potere reale, assieme alla capacità di provare le differenze tra i gruppi allo studio". Gli autori portano esempi e calcoli matematici "che mostrano la relazione inversa tra credibilità scientifica dell`ipotesi in esame e probabilità di ottenere valori-P realmente significativi". In pratica, meno l`ipotesi di partenza è credibile, più è probabile che il calcolo risulti sbagliato e giustifichi una pratica medica che non ha validità. Ne consegue, aggiungono gli scienziati, "che la significatività statistica fin qui riportata nella letteratura medica a prova dell`efficacia delle medicine complementari risulta indebitamente amplificata e quindi inattendibile: le medicine complementari non possono definirsi basate sulle evidenze". Lo studio, commenta il direttore scientifico del Policlinico di Milano e redattore capo dell`European Journal of Internal Medicine, Pier Mannuccio Mannucci, "stabilisce che chi pensa di avvalorare le medicine complementari con i metodi della scienza in realtà sta commettendo un grave errore. Queste non potrebbero e non dovrebbero essere proposte come cure complementari, anche se oggi alcune pratiche sono impiegate in ospedali pubblici e insegnate nelle facoltà di medicina". Si rischia, conclude Mannucci, "di distogliere fondi e risorse alla medicina seria e ufficiale, l`unica che sia stata scientificamente validata e che abbia una efficacia dimostrata con i dati". 

 



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10.07.2014
LANCET, tassi di TBC fra bimbi più alti di stime OMS

Da: RICERCA

Più di 650.000 bambini in tutto il mondo sviluppano ogni anno la tubercolosi. È la stima contenuta in uno studio che appare sulla rivista `Lancet Global Health` e che è di quasi il 25% più alta rispetto alle previsioni attuali effettuate dall`Organizzazione mondiale della sanità, che nel 2012 parlavano di 530.000 casi l`anno, cifra che sta comunque per essere rivista. Il team dell`Università di Sheffield, dell`Imperial College di Londra e della Global Alliance for Tb Drug Development ha creato un modello matematico, sfruttando i dati provenienti dalla popolazione adulta con la malattia. Tenendo conto del comportamento naturale dei batteri e delle situazioni nelle famiglie e nelle comunità di 22 Paesi con i più alti livelli di malattia, sono riusciti a stimare quanti bambini hanno la tubercolosi. Ebbene, si pensa che circa 15 milioni di bambini attualmente vivano nella stessa abitazione di un adulto con Tbc contagiosa e che quasi 53 milioni abbiano una Tbc inattiva, una forma che può progredire in qualsiasi momento. Peter Dodd dell`Università di Sheffield, autore principale della ricerca, fa notare che "i bambini sono una parte spesso ignorata, ma importante degli sforzi di controllo della tubercolosi. I nostri risultati evidenziano una grande opportunità per il trattamento antibiotico preventivo tra i bambini che vivono nello stesso ambiente di un adulto con Tbc contagiosa. Un uso più ampio del trattamento preventivo ridurrebbe sostanzialmente il numero di bambini che sviluppano la malattia".



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08.07.2014
Creato primo `kit` per diagnosticare menopausa

Da: MEDICINA

Creato alla Monash University (Australia) il primo `kit` al mondo per la diagnosi e il supporto alla gestione della menopausa, che potrà essere utilizzato dai medici per le donne a partire dall`età di 40 anni. Pensato per essere il primo del suo genere, il kit include uno strumento di diagnostica, così come un compendio di terapie ormonali approvate, e si è guadagnato le pagine della rivista `Climacteric`. Guidati dalla professoressa Susan Davis, il team di ricerca della Scuola di Sanità pubblica e medicina preventiva dell`ateneo australiano ha messo insieme la letteratura esistente sulla menopausa, gli algoritmi diagnostici e la propria vasta esperienza clinica per sviluppare lo strumento diagnostico. Progettato per l`utilizzo in un ambulatorio medico, prende in considerazione i fattori che emergono dalla storia medica della paziente e con gli elementi di rischio, fino ad arrivare a suggerire la migliore soluzione di trattamento. In pratica, si tratta di un flusso di domande standardizzate da fare alle pazienti per valutare se stiano potenzialmente vivendo la menopausa. Viene fornito inoltre un elenco di tutte le terapie ormonali approvate dalle autorità di regolamentazione in diversi Paesi dei trattamenti non ormonali. Secondo Davis il nuovo kit "riempie il vuoto di linee guida chiare sulla diagnosi e la gestione della menopausa, dotando i medici dei fondamenti per la cura di ogni donna che varca la porta del loro ambulatorio. Anche se le linee guida dettagliate sono disponibili, la realtà è che la maggior parte dei medici non ha il tempo di esaminare un rapporto di 40 pagine quando hanno solo 5 o 10 minuti da spendere con la paziente". 



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06.07.2014
Giordano, studio ISS su terra fuochi fa emergere ritardi e silenzi

Da: Oncologia

Lo studio `Sentieri dell`Istituto superiore di sanità "ci dice finalmente come stanno davvero le cose e fa emergere anche il ritardo con cui si sono mosse le istituzioni. Ora è evidente una verità scientifica sul legame inquinamento ambientale, rischio oncologico e aumento dei decessi tra chi vive nella `Terra dei fuochi e dei velenì. Una verità che molti in questi anni hanno voluto tenere nascosta. Bisogna agire subito con i programmi di screening e di bonifica, non c`è più tempo". Ad affermarlo è Antonio Giordano, scienziato napoletano da tanti anni negli Usa, dove dirige lo Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine e il Centro di biotecnologia del College of Science and Technology, Temple Universitydi Philadelphia. Giordano è stato tra i primi nel 2008 a studiare il legame tra i tumori della popolazione della Terra dei fuochi e l`inquinamento prodotto dai roghi dei rifiuti, lanciando poi l`allarme sul grave rischio. "Oggi grazie anche all`impegno dei cittadini, dei medici sul territorio, degli attivisti, dei magistrati e dei ricercatori indipendenti - aggiunge l`oncologo - l`emergenza sanitaria della Terra dei fuochi sta uscendo fuori. Lo studio `Sentieri conferma quello che anche altri gli studi avevano già detto su quanto l`inquinamento del territorio può incidere sulla salute dei cittadini. La cosa importante - conclude - è che la Regione Campania e le altre istituzioni si muovano presto e senza indugi per dare risposte alla popolazione "



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03.07.2014
Italia paese del sole ma non di vitamina d, esporre braccia aiuta

Da: MEDICINA

L`Italia è il Paese del sole, ma non della vitamina D. Parola di esperti che sottolineano come nel Belpaese, e in altre zone del bacino Mediterraneo, la carenza di questo ormone essenziale per la salute delle ossa sia praticamente endemica: interessa fino all`86-90% degli `over 70` e fino al 10% dei giovani adulti. Eppure basterebbe poco per migliorare la situazione: non bagni di sole in bikini, né tintarella forzata. Semplicemente far sì che le braccia vengano `baciate dai raggi solari per 5-30 minuti, nelle ore comprese tra le 10 e le 15 per due o tre volte a settimana. Il ruolo della vitamina D è uno dei temi `caldi al centro del terzo Congresso `Clinical Update in endocrinologia e metabolismo (Cuem), in partenza all`università degli Studi di Brescia, sotto l`egida della Società italiana di endocrinologia e con il patrocinio del Cnr e dell`Istituto superiore di sanità. Durante il meeting presieduto da Andrea Giustina, direttore della Cattedra di Endocrinologia nell`ateneo di Brescia, centro di riferimento a livello nazionale in questo campo, gli scienziati sottolineeranno l`importanza di "raccomandare uno stile di vita che preveda un`esposizione regolare ai raggi del sole, ricordando che la quantità di irradiazione necessaria alla sintesi di vitamina D è di molto inferiore a quella necessaria a stimolare l`abbronzatura". Durante l`esposizione solare nei mesi più caldi, l`organismo fa `scorta di vitamina D che viene usata anche nei mesi invernali. Ma non sempre basta, soprattutto perché la capacità della cute di produrla si riduce progressivamente con l`età. Se l`80% del `contributo alla causa arriva dal sole, il 20% arriva dalla dieta. Tuttavia la lista dei cibi `alleati è scarna: olio di fegato di merluzzo, salmone, uova anche se in piccole quantità. In giro per il mondo, assicurano gli esperti, ci sono esperienze virtuose di Paesi che hanno affrontato `a muso durò il problema della carenza di vitamina D. E, a sorpresa, si trovano a Nord. Nel passaparola fra gli esperti è noto come il `paradosso scandinavo: questi Paesi non sono avvantaggiati dalla latitudine, ma hanno tentato con successo di compensare la scarsa esposizione solare con la fortificazione degli alimenti con vitamina D, riducendo drasticamente la frequenza di ipovitaminosi D. "In Italia - osservano gli endocrinologi del Cuem - questa pratica socio-sanitaria è iniziata in maniera molto timida, ma sicuramente nei prossimi anni potrebbe diventare più incisiva". Quando manca la vitamina D - considerata `orò per le ossa, per via della sua azione che favorisce l`assorbimento e regola il deposito di calcio - il rischio di fratture aumenta. "L`osso - spiega Giustina in occasione della presentazione del Congresso - risulta fragile. Una condizione simile all`osteoporosi. E il mix di queste due problematiche negli anziani è molto pericoloso". Nelle persone carenti l`alta frequenza di `crack` delle ossa è favorita anche da un altro `effetto collaterale: con poca vitamina D anche la forza contrattile dei muscoli risulta alterata. Il messaggio degli scienziati è: questa carenza va corretta. E in generale il ruolo della vitamina D non va sottovalutato. A maggior ragione, concludono gli esperti, se si considera che studi recenti suggeriscono che la poca vitamina D potrebbe essere associata anche a malattie come diabete, ipertensione, infarto del miocardio, tumori maligni e malattie autoimmuni. 



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02.07.2014
Malaria cambia odore corpo in `profumò che calamita zanzare

Da: RICERCA

I parassiti della malaria sono in grado trasformare l`odore del corpo in un `profumò a cui le zanzare non riescono a resistere: vengono attirare come da una calamita. A stabilirlo è uno studio dell`Istituto Federale Svizzero di Tecnologia (Eth) di Zurigo condotto sui topi e pubblicato sulla rivista `Pnas`. Ora l`obiettivo degli scienziati è indagare direttamente sul campo, in Africa, gli sviluppi della ricerca. Se i dati saranno confermati anche sull`uomo, si potrebbe sviluppare un nuovo metodo non invasivo per la diagnosi della malaria basato sull`odore del corpo, così sensibile da identificare anche le persone che rimangono contagiose pur non manifestando i sintomi della malattia. Lo studio ha dimostrato infatti che il parassita della malaria è capace di alterare in maniera permanente l`odore del corpo delle sue `vittime. Secondo Consuelo De Moraes, tra i principali autori della ricerca, "dai nostri risultati abbiamo un aumento complesso di diversi composti che sono una calamita per le zanzare. Questo accade - osserva - perché i parassiti sono in grado di modificare l`odore del soggetto che li ospita per garantirsi una sopravvivenza continua". 



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01.07.2014
Farmaci per fertilità non aumentano rischio tumori femminili

Da: RICERCA

Una buona notizia per le donne ricorse alla fecondazione assistita per realizzare il desiderio di avere un figlio. I farmaci per la fertilità non aumentano il rischio di tumori del seno o delle ovaie, temuta conseguenza dei trattamenti ormonali utilizzati per la stimolazione ovarica. È la "rassicurante" conclusione di uno studio americano presentato al Congresso Eshre 2014 (Società europea di riproduzione umana ed embriologia), in corso a Monaco di Baviera. La ricerca, in parte finanziata dai National Institutes of Health e condotta dall`Università dell`Illinois a Chicago e dall`Us National Cancer Institute, ha analizzato più di 12 mila donne trattate per infertilità fra il 1965 e il 1988 in 5 centri americani. Dopo 30 anni in 9.892 pazienti è stata verificata l`eventuale insorgenza di tumori: sono stati identificati 749 casi di cancro al seno, 119 all`endometrio, 85 alle ovaie. Secondo gli autori dello studio, i farmaci utilizzati per aumentare le chance di concepimento e gravidanza non sono associati a un aumento del rischio di questi tumori femminili. In particolare, le gonadotropine, i più utilizzati attualmente per la stimolazione ovarica, non risultano favorire l`insorgenza del cancro, come si temeva, fatta eccezione per un piccolo gruppo di donne che però non ha avuto figli dopo il trattamento. I farmaci per la fertilità aumentano i livelli degli ormoni femminili, estradiolo e progesterone, entrambi implicati nella genesi del tumore del seno, dell`ovaio e dell`utero. Da qui "la plausibilità biologica - spiega Humberto Scoccia dell`Università dell`Illinois, uno dei coordinatori della ricerca - del legame fra questi trattamenti e il rischio di neoplasia. Ma nonostante questa plausibilità, i risultati ottenuti non supportano un legame significativo fra utilizzo dei farmaci per la fertilità e tumori femminili. Il quadro che emerge è piuttosto variegato, con alcune sostanze che mostrano un qualche aumento del rischio, altre che lo riducono e altre ancora che non hanno alcun legame causa-effetto, e molte questioni rimangono irrisolte, ma - sottolinea - si tratta di risultati rassicuranti. 



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30.06.2014
Febbre da stress,ecco area neurale che fa salire termometro Centri neurali variano la temperatura a seconda della fatica

Da: MEDICINA

Vita troppo frenetica e tante preoccupazioni possono condurre a una condizione di stress cronico associato al rischio di febbre anche persistente e forte sensazione di affaticamento. Da oggi, grazie ad una ricerca di scienziati nipponici, l`origine di questa febbre da stress è stata individuata in precisi centri neurali nel cervello deputati proprio ad alzare o abbassare la temperatura corporea in relazione allo stress. La scoperta, resa nota questa settimana sulla rivista Cell Metabolism, si deve al gruppo di Kazuhiro Nakamura dell`università di Kyoto e potrebbe portare allo sviluppo di rimedi per questo problema non indifferente e molto comune specie in età adolescenziale, che può impossibilitare ad avere una vita normale. Lo stress cronico può dare non pochi sintomi fisici, tra cui la comparsa di febbre anche prolungata, la cosiddetta `febbre psicogena`, o di origine psicologica. Si tratta di una condizione non rara e spesso non compresa dal medico, che va a caccia di tutte le possibili motivazioni fisiche senza venire a capo del motivo di quell`innalzamento della temperatura corporea. Gli esperti giapponesi hanno studiato le origini della febbre psicogena su roditori esposti a condizioni che inducono una reazione di stress cronico, con comparsa di febbre psicogena. In particolare hanno studiato il cervello dei roditori con questa forma di febbre da stress e in condizione di forte affaticamento ed hanno rintracciato in una regione precisa - l`ippocampo dorso-mediale - dei neuroni che di fatto fanno da interruttore a questo innalzamento di temperatura corporea. Gli esperti hanno visto che inibendo l`attività di questi neuroni la febbre va via e che, viceversa, stimolandone l`attività compare la febbre anche se l`animale non è in condizioni di stress.
 

 



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25.06.2014
Maroni e Zingaretti a Lorenzin: «Più attenzione alle industrie del farmaco»

Da: SANITÀ

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, hanno scritto una lettera al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per «evidenziare il tema delle imprese farmaceutiche che rischia di essere sacrificato in un dibattito che spesso non mette a fuoco il loro deciso potenziale di leva di sviluppo economico». «Nelle Regioni Lombardia e Lazio si concentra infatti - proseguono Zingaretti e Maroni - la gran parte dell`impresa farmaceutica italiana. Bastano pochi dati per descrivere la capacità di valore di questo settore: dopo la Germania siamo il principale produttore d`Europa per un valore pari a circa 26 miliardi di euro, con circa 64mila addetti. Quello della farmaceutica è un settore che ha aumentato anche negli anni della crisi la sua capacità di esportazione e che si connota, rispetto alla restante industria manifatturiera, per tassi alti di investimenti in ricerca e per una domanda di lavoro pregiata, perché i dipendenti del settore sono ad alto titolo di studio (90% laureati o diplomati) e con una forte componente di genere (40% donne contro il 26% del totale industria)». In sintesi concludono i governatori «l`industria del farmaco costituisce uno dei settori di specializzazione produttiva che permette all`Italia di competere nei mercati internazionali e di attrarre investimenti. Ovviamente il settore farmaceutico deve responsabilmente concorrere agli obiettivi di finanza pubblica e il servizio sanitario deve perseguire obiettivi di consumo ragionevoli e appropriati. Tuttavia il settore farmaceutico è stato fino a oggi uno dei principali contributori al contenimento della spesa sanitaria, valutazione che porta a chiedere al Governo di prestare la massima attenzione ad un settore che merita una valutazione autonoma». «Riteniamo che l`industria del farmaco sia disponibile ancora oggi a confrontarsi su un terreno di sfida economica - conclude la lettera - che comporti anche ulteriori obiettivi di risparmio ma chiede di condividere le soluzioni per arrivare a questo traguardo. 



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24.06.2014
Farmaco anti-diabete testato come scudo anticancro seno il trial Tevere coinvolge 16 mila donne in tutta Italia

Da: Oncologia

Un `vecchio farmaco anti-diabete testato come scudo contro il tumore al seno. "Un impiego differente di alcuni farmaci può rivelarsi fondamentale nell`ottica della prevenzione. E proprio questo ha portato all`avvio, ormai nel 2011, di un interessante studio per giocare d`anticipo contro il cancro al seno. Nello studio Tevere, infatti, stiamo testando gli effetti preventivi della metformina, comune farmaco antidiabete, su 16 mila donne sane". Lo spiega Paola Muti della McMaster University (Canada), illustrando una ricerca tutta italiana, di cui si è parlato all`International Workshop on metabolism, diet and chronic disease a Roma. La ricerca è nata da una collaborazione tra l`Istituto Regina Elena di Roma, dove Muti è stata direttore scientifico, e l`Istituto dei Tumori di Milano. "L`obiettivo era valutare l`efficacia della molecola usata contro il diabete, nel riparare i difetti metabolici che possono causare il cancro", spiega la ricercatrice. Il lavoro, finanziato dal ministero della Salute, prende il via da un altro studio in cui si evidenziava una forte associazione tra i livelli di glicemia a digiuno e il rischio di tumore al seno. Insomma, l`idea è quella di intervenire sugli squilibri metabolici per proteggere le donne. In tutto 16 mila donne sane e in menopausa da almeno 12 mesi, tutte tra i 45 e i 74 anni, sono state divise in due gruppi: 8 mila assumono metformina e altrettante un placebo. Lo studio è `in ciecò: le partecipanti prendono per anni una o due compresse al giorno, senza sapere cosa stanno assumendo. Si presentano poi periodicamente alla visita fino alla fine dello studio. La scommessa dei ricercatori è quella di aver trovato una sostanza in grado di proteggere da questo tumore. "Alcune donne sembrano più sensibili di altre alla metformina, ma ancora non sappiamo perché", conclude Muti. 



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23.06.2014
Tecnologia: nuova app misura frequenza respiratoria bimbi

Da: MEDICINA

Una nuova applicazione per smartphone è in grado di misurare la frequenza respiratoria dei bambini circa sei volte più velocemente dei metodi manuali standard. L`app, sviluppata dalla University of British Columbia, si chiama RRate e offre in modo affidabile la misurazione della frequenza respiratoria in una media di 9,9 secondi. Attualmente gli operatori sanitari in genere contano i respiri di un paziente in sessanta secondi con un cronometro. La tecnologia è uno strumento estremamente prezioso per migliorare la diagnosi di bimbi affetti da polmonite e altre malattie respiratorie. La polmonite, secondo l`Organizzazione Mondiale della Sanità, è la principale causa di morte dei bambini in tutto il mondo. Con una diagnosi tempestiva e accurata, i bambini affetti potrebbero essere salvati con terapie semplici, come gli antibiotici. RRate consente di misurare il tasso respiratorio toccando il touch screen ogni volta che il bambino inala. La app fornisce anche la versione animata di un bimbo che respira, permettendo un diretto confronto con il piccolo paziente. Una versione gratuita dell`app è disponibile online all`indirizzo www.phoneoximeter.org/projects/rrate. L`app è stata descritta sulla rivista `Plos One`. 



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23.06.2014
In futuro smartphone analizzeranno Dna

Da: MEDICINA

In futuro lo smartphone potrebbe permettere di calcolare la temperatura corporea, i livelli di zucchero nel sangue dei diabetici e persino analizzare il Dna. La tecnologia che sfrutta la fotonica è stata sviluppa da un team di ricercatori del Polytechnique Montreal e descritta sulla rivista Optics Express. Si tratta di un sistema fotonico laser trasparente, costituito da un sensore della temperatura e un meccanismo inedito per l`autenticazione dello smartphone che sfrutta la luce infrarossa e la tipologia di vetro attualmente in uso nella maggioranza dei telefonini intelligenti. Oltre a possedere raffinati sensori biomedici, la tecnologia permetterà di inserire il dispositivo in qualsiasi superficie di vetro, come finestre o tavoli, creando un touchscreen trasparente come quello di film come Avatar e Iron Man 



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20.06.2014
HIV, oltre 3 mln i baby-pazienti nel mondo anche in Italia arrivano terapie a misura di bambino

Da: MEDICINA

L`infezione da Hiv nel mondo ha spesso il volto di un bambino. Nel 2012 i pazienti pediatrici a livello globale erano circa 3,3 milioni, quasi il 10% dei circa 35 milioni di persone che convivono con l`infezione. In Italia, come in tutti i Paesi europei, i pazienti pediatrici sono in diminuzione, ma ancora oggi si registrano casi di trasmissione verticale dell`infezione da madre a figlio, da parte di donne che non vengono `intercettate nei controlli anti-Hiv prima e durante la gravidanza. Dal 1982 al 2012 in Italia sono stati notificati 784 casi di Aids in età pediatrica. È anche sul futuro di questi bambini che si concentra adesso l`innovazione in virologia. Oggi l`aspettativa di vita è comparabile a quella della popolazione generale, ma con un percorso scandito dal rapporto quotidiano con la terapia. Un rapporto molto problematico per i pazienti fragili come i bambini con Hiv, per i quali perfino la formulazione del farmaco può rappresentare un ostacolo quasi insormontabile per la somministrazione della terapia. Ora però arrivano anche in Italia le formulazioni pediatriche "a misura di bambino" di raltegravir, capostipite degli inibitori dell`integrasi. A differenza di altri antiretrovirali, che vengono semplicemente adattati al peso dei bambini, "raltegravir - si legge in una nota di Msd Italia - è stato appositamente studiato nella popolazione pediatrica; adesso la nuova formulazione in compresse masticabili, dal sapore gradevole, ne faciliterà la somministrazione nei bambini da 2 a 11 anni, garantendo un miglior assorbimento del farmaco". All`orizzonte vi è inoltre la formulazione granulare orale, che potrà essere somministrata ai neonati già a partire dalle 4 settimane. "Raltegravir si differenzia da altri antiretrovirali perché viene testato da anni, precisamente dal 2007, e il suo elevato profilo di tollerabilità oltre che di efficacia è ormai consolidato - dichiara Antonio Di Biagio, dirigente medico della Clinica di Malattie infettive dell`Irccs San Martino-Ist di Genova - questione non di poco conto quando si parla di pazienti in età pediatrica, i più difficili da trattare. I vantaggi di questa nuova formulazione sono indiscutibili ed enormi dal punto di vista clinico e pratico: la masticabilità aumenta l`aderenza, migliora il profilo farmacocinetico del medicinale, mentre la sua efficacia non cambia". 

 


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18.06.2014
Mandelli, leucemia fa sempre meno paura, 8 su 10 guariscono

Da: Oncologia

 Le leucemie fanno sempre meno paura. "In 10 anni abbiamo fatto molti passi avanti. Oggi in alcune forme, 8 bambini su 10 guariscono grazie alle nuove terapie e la nostra speranza è di arrivare presto al 95% delle guarigioni. E in un futuro non lontano a fare in modo che una diagnosi del genere possa essere considerata alla stregua di una broncopolmonite". A dirlo è l`ematologo Franco Mandelli, presidente dell`Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma (Ail), che ha presentato a Roma la giornata dedicata a queste malattie, in programma il 21 giugno, che quest`anno sarà incentrata sull`ultimo decennio che ha cambiato completamente le prospettive della malattia, e sulle speranze dei prossimi 10 anni, che promettono ancora progressi di cura. Le 82 sezioni di Ail sul territorio nazionale, per tutto il mese di giugno, organizzeranno incontri e iniziative (l`elenco è online su www.ail.it), mentre è in viaggio la barca a vela del progetto `Sognando Itacà, che approderà a Taranto il 20 giugno. "Quando una persona viene colpita da una di queste malattie - spiega Mandelli - è fondamentale non perdere la speranza, perché le possibilità che arrivi un farmaco o una terapia più efficace ci sono. Oggi celebriamo un decennio entusiasmante, nel quale siamo riusciti a portare avanti la frontiera della ricerca e la cura delle malattie del sangue, rendendo possibile la guarigione per molti pazienti, una lunga sopravvivenza per molti altri e una buona qualità di vita quasi per tutti". Il presidente dell`Ail, però, invita anche a guardare anche avanti. "Le conoscenze acquisite grazie alla leucemia mieloide cronica rappresentano il modello e un bagaglio formidabile per nuove e più avanzate ricerche, sempre più orientate alla caratterizzazione molecolare delle malattie e quindi allo sviluppo di nuovi farmaci mirati". In questo decennio, infatti, "sono migliorate sopravvivenza e qualità di vita di tutte le forme tumorali del sangue: ma quello della leucemia mieloide cronica resta ancora oggi il caso più eclatante", afferma Giuliana Alimena, docente di Ematologia al Dipartimento di Biotecnologie ed Ematologia dell`Università Sapienza di Roma. "Fino ad alcuni anni fa, l`evoluzione di questa forma in leucemia acuta con prognosi altamente infausta era pressoché ineluttabile, tranne che per un gruppo limitato di pazienti candidati a ricevere il trapianto di midollo osseo. Oggi la sopravvivenza dei pazienti è sovrapponibile a quella della popolazione generale", conclude.

 

 


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18.06.2014
Alzheimer: olio di pesce diminuisce rischi Acidi grassi omega-3 prevengono perdita volume cerebrale

Da: MEDICINA

Supplementi quotidiani di olio di pesce diminuirebbero il declino mentale associato al morbo di Alzheimer e così il rischio dello sviluppo e della progressione della malattia neurologica. A sostenerlo - sulla base di analisi sulle capacità mentali di 819 volontari e sulla stessa dimensione del cervello - è un nuovo studio americano pubblicato sulla rivista "Alzheimer & Dementia". L`indagine ha seguito i partecipanti per oltre 4 anni sottoponendoli a test cognitivi e ad esami di risonanza magnetica cerebrale. I volontari erano anziani con vari livelli di capacità mentali - dai sani totali a pazienti già malati di Alzheimer, a persone con leggeri problemi di senilità - all`inizio della ricerca. Gli studiosi del Rhode island hospital guidati da Lori Daiello, hanno osservato che tutti i partecipanti che assumevano regolarmente olio di pesce ricco di grassi omega-3 "davano risultati migliori nei test di memoria e ragionamento rispetto a chi non prendeva i supplementi". "Inoltre - ha spiegato Daiello - la corteccia cerebrale e l`ippocampo, ossia le aree del cervello responsabili della formazione e ritenzione della memoria, hanno evidenziato una diminuzione di volume inferiore a quella di chi non prendeva gli omega-3". 

 



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17.06.2014
Troppe ore al pc "secca gli occhi", ridotto film protettivo Condizione può dare bruciore oculare e offuscare la vista

Da: MEDICINA

Stare troppe ore davanti al computer ``secca gli occhi``, rendendoli irritati fino anche ad offuscare la vista. Infatti, si riducono le secrezioni oculari, le lacrime che servono a tenere gli occhi umidi e in salute, portando a una condizione detta dell`occhio secco. E` quanto dimostra uno studio giapponese pubblicato sulla rivista JAMA Ophthalmology e condotto da Yuichi Uchino dell`Università Keio a Tokio. Gli oftalmologi nipponici hanno visto che gli occhi di lavoratori che trascorrono troppe ore al pc sono carenti del film lacrimale che li dovrebbe proteggere e mantenere umidi. Inoltre sono carenti della proteina che costituisce l`ingrediente principale di questo film, `MUC5AC`, una `mucina` che serve a trattenere il liquido delle lacrime. Gli esperti hanno coinvolto un campione di quasi 100 persone che lavoravano in ufficio e hanno esaminato la composizione del loro film lacrimale, nonché hanno posto loro delle domande sul numero di ore trascorse al pc e sulla salute dei propri occhi. E` emerso che il 7% dei maschi e il 14% delle femmine aveva la condizione dell`occhio secco. Una buona parte del campione, inoltre, lamentava occhi irritati, bruciore e vista appannata, sintomi tipici dell`occhio secco. Il problema è che di fronte al computer tendiamo a spalancare di più gli occhi e a sbattere meno di frequente le palpebre, quindi l`occhio si secca.

 


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17.06.2014
Melanoma, prevenzione con filtri solari non basta Ricerca conferma, contro tumore pelle serve stare all`ombra

Da: Oncologia

Una nuova ricerca conferma che applicare uno schermo solare sulla pelle mentre si sta sotto il solleone non basta ad evitare il rischio che si sviluppi il melanoma. Ci vogliono più accorgimenti, come stare all`ombra quando il sole è forte. Lo sostengono i ricercatori dell`Istituto di ricerca sul cancro della University of Manchester insieme ai colleghi dello stesso istituto di Londra con una ricerca pubblicata su Nature. Gli studiosi hanno condotto un esperimento per valutare gli effetti dei raggi ultravioletti applicando creme protettive su topolini di laboratorio predisposti al melanoma. Gli schermi non eliminano del tutto i danni dei raggi UV a livello cellulare. "I raggi UV - spiegano gli autori - modificano il DNA delle cellule della pelle e danneggiano il gene P53, coinvolto nella formazione del melanoma, aumentando quindi il rischio che si sviluppi il tumore. Gli schermi solari riducono la quantità dei danni cellulari ma i raggi solari danneggiano comunque il gene in questione". Precisa Richard Marais, dell`Istituto di ricerca sul cancro di Londra a capo dell`indagine: "Il nostro studio dimostra l`importanza di combinare l`uso dei filtri solari con altre strategie per proteggere la pelle, come indossare cappelli e abiti anti-raggi e soprattutto rimanere all`ombra quando il sole è forte". 



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16.06.2014
Esperti, agenti tossici e fumo, boom cancro naso e base cranio in un decennio 3 mila casi, ma oltre 2 mila concentrati in ultimi 5 anni

Da: Oncologia

Adenomi ipofisari, tumori del cranio, patologie nasali e naso-sinusali benigne e maligne: sono tumori complessivamente rari (1% delle forme maligne), ma che in Italia contano circa 3 mila casi in 10 anni, con un boom negli ultimi 5 anni (2.200 casi). L`identikit dei soggetti a rischio? Maschi adulti intorno ai 45-50 anni, che svolgono professioni a contatto con alcuni agenti tossici: polveri derivanti dalla lavorazione del legno, della pelle, dei tessuti, di nichel e cromo ma anche colle, formaldeide e solventi organici. E ancora: forti fumatori e persone che si sono sottoposte a radioterapia o sono affette da particolari tipi di virus. È il quadro tracciato a Milano dagli esperti di chirurgia endoscopica del basi-cranio, spina ed endoventricolare - Paolo Castelnuovo, Giorgio Frank, Davide Locatelli, Ernesto Pasquini - che di recente hanno tenuto un congresso mondiale nel capoluogo lombardo. Non si parla molto di queste patologie, sottolineano, ed è difficile in questo contesto pensare a campagne di informazione e prevenzione, che sarebbero fondamentali soprattutto tra le categorie a rischio. L`Italia, spiegano, è all`avanguardia sul fronte delle tecniche chirurgiche endoscopiche che consentono di evitare cicatrici deturpanti e craniotomie che caratterizzavano la chirurgia maggiore fino a 15-20 anni fa. Oggi al tumore si arriva attraverso la via naturale del naso, con risparmio di effetti collaterali, riduzione della morbilità dell`80%, contenimento di costi, miglioramento a un anno di qualità della vita e sopravvivenza media. Sono esclusi dal trattamento endoscopico i tumori con invasione tissutale o di stadio troppo avanzato. "È possibile raggiungere anche il cranio nella parte più alta e la colonna spinale, con accessi estremamente piccoli che consentono di asportare lesioni o curare malformazioni neonatali - spiega Davide Locatelli, direttore del Dipartimento di neuroscienze all`ospedale di Legnano - Abbiamo esportato la tecnica anche in Africa consentendo ai medici del luogo di curare migliaia di pazienti con idrocefalo. Il chirurgo, con una valigetta portatile e un endoscopio, si sposta da un ospedale all`altro, con minimi costi". 



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12.06.2014
24 mln italiani l`anno in pronto soccorso, 25% per problemi sociali al via settimana nazionale per far conoscere lavoro medici d`emergenza

Da: MEDICINA

Sono 24 milioni gli italiani che ogni anno entrano in pronto soccorso. Casi di differente gravità: alcuni rischiano la vita, altri hanno traumi o patologie molto meno gravi. E nel 25% dei casi presentano problemi di tipo sociale: vittime di abusi sessuali, anziani malati e fragili con patologie complesse e condizioni economiche svantaggiate, tossicodipendenti, senza dimora e stranieri irregolari. È la fotografia scattata dalla Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), che organizza dal 16 al 22 giugno in tutte le Regioni la Settimana nazionale del pronto soccorso. L`obiettivo è "creare un`alleanza con la popolazione, al di là della tensione dei casi di emergenza personale in occasione dei quali ci si rivolge al pronto soccorso, per costruire insieme, professionisti sanitari e cittadini un sistema sanitario migliore", sottolinea la Simeu. Secondo i dati del ministero della Salute e dell`Iss rielaborati dalla Simeu e messi a confronto con quelli Istat ed Eurostat, l`84% dei 24 mln di accessi ai pronto soccorso viene dimesso dopo aver risolto il problema di salute grazie alle cure ricevute e solo poco più del 15% viene ricoverato; i codici rossi sono l`1% del totale degli accessi, i verdi il 66%, i gialli il 18% e i bianchi, i casi meno gravi, il 14%. Su tutto il territorio nazionale ci sono 844 fra Dipartimenti di emergenza e accettazione (331), più complessi dal punto di vista organizzativo, e pronto soccorso semplici (513).  



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12.06.2014
Iavarone, per cervello farmaco efficace ma è corsa contro il tempo appello scienziato italiano in USA, riduce lesione del 50% però urge studio mirato

Da: Oncologia

C`è un farmaco che potrebbe fare la differenza tra la morte certa e la speranza di vita per chi soffre di una forma particolare di glioblastoma, il cancro al cervello più diffuso e aggressivo. La molecola è in sperimentazione per altre malattie, ma secondo i primissimi dati disponibili su persone colpite da ricadute di glioblastoma causato da una specifica alterazione genetica, "ha ridotto del 50% circa il volume della lesione rilevato con la risonanza magnetica. E i malati sono ancora vivi", benché siano passati più dei 2-4 mesi che in questi casi rappresentano la sopravvivenza media. Ad annunciare all`Adnkronos Salute i risultati, "assolutamente preliminari" e tuttavia "senza precedenti", è Antonio Iavarone, scienziato italiano emigrato negli Usa nel 1999 insieme alla moglie Anna Lasorella, dopo avere denunciato un caso di nepotismo ai loro danni. Il ricercatore, nome di punta del Columbia University Medical Center di New York, è tornato in Italia per una serie di congressi. È ottimista, ma parla di "corsa contro il tempo. È fondamentale verificare al più presto i dati con uno studio mirato, su questa o su un`altra molecola altrettanto promettente. Solo così potremo dare una speranza a una tipologia di pazienti che nel 100% dei casi sviluppa una recidiva di glioblastoma entro 2 anni, con un`aspettativa di vita di pochissimi mesi". Si tratterebbe di un trial di fase I-II, perché i dati di sicurezza sull`uomo sono già disponibili. Dovrebbe coinvolgere una trentina di pazienti di centri canadesi, nordamericani ed europei (anche italiani), e "mi auguro possa partire entro fine anno", auspica Iavarone. "Tutto dipende - spiega - dalle aziende farmaceutiche che hanno sviluppato i composti e dalla loro volontà di investire sul glioblastoma". Anzi su un suo `sottotipo, legato a un preciso profilo genetico (fusione dei due geni Fgfr e Tacc), presente nel 3% dei pazienti. Anche se "pare - puntualizza l`esperto - che questo tipo di mutazione esista anche in altri tumori: polmone, vescica, testa-collo, forse anche ovaio e seno". La posta in gioco, dunque, potrebbe essere molto più alta.



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11.06.2014
1 adulto su 5 ha mal di schiena cronico, test online svela cause fino a 10 anni per diagnosi forma infiammatoria, al via campagna

Da: MEDICINA

Un mal di schiena che non passa, con dolori che persistono per decine di settimane senza attenuarsi. È rivolta a chi lamenta disturbi da più 3 mesi, circa un adulto su 5, la campagna online `Non voltargli la schiena (www.nonvoltarglilaschiena.it), che attraverso un test via web aiuta a capire le possibili cause del mal di schiena cronico. Se infatti nella maggior parte dei casi il problema a monte è di tipo meccanico, uno strappo o una lesione muscolare, nel 3% dei casi il dolore cronico è causato da un`infiammazione che va gestita in modo mirato. L`obiettivo dell`iniziativa, promossa da AbbVie a livello internazionale in collaborazione con i principali specialisti europei del settore e in Italia con l`Associazione nazionale malati reumatici (Anmar), è accorciare i tempi di diagnosi del mal di schiena infiammatorio (Inflammatory back pain-Ibp), che oggi arrivano fino a 10 anni. Un ritardo preoccupante, avvertono gli esperti, perché nel tempo le condizioni che provocano un Ibp possono limitare i movimenti e nei casi più gravi causare la fusione delle ossa della colonna vertebrale, trasformandosi in qualche forma di spondiloartrite, tra cui la spondiloartrite assiale. "Si tratta di una patologia sottostimata che necessita di maggiori attenzioni - sottolinea Ignazio Olivieri, responsabile del Dipartimento di reumatologia all`ospedale San Carlo di Potenza - perché viene diagnosticata di solito dopo 3-4 anni dall`insorgenza della lombalgia infiammatoria, quando sui radiogrammi del bacino compaiono segni indubbi di infiammazione articolare". "Fondamentale per il precoce riconoscimento della malattia - prosegue lo specialista - è la diagnosi differenziale tra lombalgia infiammatoria e lombalgia meccanica. Un supporto in questo senso viene dal progetto `Non voltargli la schiena, un sito Internet in grado di fare informazione di base anche attraverso un questionario online che consente ai pazienti di riconoscere i diversi tipi di lombalgia". Risultati del test alla mano, insieme al medico è possibile far luce sulle vere cause del dolore e affrontarlo il prima possibile con l`approccio più corretto. 



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09.06.2014
Aids: scoperto metodo che smaschera Hiv latente

Da: RICERCA

Individuata una strategia che permette di smascherare l`Hiv latente, un traguardo che potrebbe contribuire a superare uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo di una terapia efficace e definitiva per l`infezione da Hiv. I ricercatori del Gladstone Institutes di San Francisco hanno scoperto che aumentando l`attività casuale - o rumore - associata all`espressione del gene Hiv - senza incrementare il livello medio dell`espressione genetica - è possibile riattivare l`Hiv latente. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista `Science. Quando l`Hiv infetta una cellula immunitaria inserisce il suo materiale genetico nel Dna della cellula infettata. Nella maggior parte dei casi, la "fabbrica" di cellule immunitarie produce copie del materiale genetico virale, un processo noto come trascrizione. Il meccanismo conduce infine alla produzione - o espressione - di tutti i componenti necessari a diffondere nuovi virus, infettando altre cellule immunitarie del corpo. In alcuni casi, tuttavia, l`espressione dell`Hiv entra in un circuito di attesa e il virus si ferma ad uno stato di latenza all`interno della cellula immunitaria infettata. Una piccola percentuale di Hiv è quindi in grado di nascondersi, introvabile anche dai farmaci più innovativi. Ecco perchè comprendere come riattivare l`Hiv latente è una delle maggiori sfide da vincere per trovare una cura definitiva contro il virus. 



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06.06.2014
Pediatri, dermatite atopica per 1 mln bimbi italiani, è scritta nei geni a breve nuove linee guida per trattamenti topici mirati alla cute

Da: MEDICINA

Cambio di rotta nella diagnosi e nella terapia della dermatite atopica dei bambini, problema della pelle che ne colpisce circa 1 milione in tutta Italia. Partendo dalle indicazioni che arrivano dalle società scientifiche americane, infatti, anche nel Belpaese i pediatri avvertono: la scienza ha fatto passi avanti enormi e si è finalmente compreso che non è un disturbo provocato da agenti allergizzanti, dal latte ai pollini, bensì insito nei geni del piccolo paziente. Tanto che a breve saranno anche messe a punto specifiche linee guida. Se ne parla in occasione dell`International Pediatric Workshop in corso a San Pietroburgo. "Anche attraverso la revisione della letteratura scientifica relativa agli anni 2008-2014 - spiega Giuseppe Mele, presidente di Paidoss (Osservatorio nazionale sulla salute dell`infanzia e dell`adolescenza) e della Simpe (Società italiana medici pediatri) - abbiamo iniziato un percorso di cambiamento: finora si è sempre pensato che, quando si parla di dermatite atopica, l`allergia fosse al centro del processo che crea il problema. Poi, in molti casi, quando si vanno a fare le prove allergiche a latte, polvere, pelo di animale, pollini, non viene fuori mai nulla". "Grazie all`analisi dei dati e alle nostre constatazioni - prosegue il pediatra - abbiamo capito che è la cute il fulcro del problema, e anche dal punto terminologico non dovremmo più parlare di dermatite atopica, bensì di `eczema costituzionale. Si tratta infatti di un problema di costituzione, ereditario, che certamente può rispondere ad agenti fisici irritativi. Ma è la cute a essere al centro del processo infiammatorio e non bisogna quindi trattare le allergie ad esempio eliminando il latte, ma curando la pelle con prodotti non sistemici, ma topici, emollienti non cortisonici che finora erano considerati solo complementari alla terapia. Al forum internazionale di Paidoss che si terrà a Napoli a settembre presenteremo quindi le linee guida italiane sull`eczema costituzionale".



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05.06.2014
500.000 italiani con valvole cuore malate, pochi interventi soft esperti, situazione a macchia di leopardo e viaggi della speranza

Da: MEDICINA

Sono oltre mezzo milione gli italiani che soffrono di malattie delle valvole cardiache, le `porte che regolano il flusso del sangue all`interno del nostro organo motore. I disturbi più frequenti sono quelli alla valvola mitralica che collega atrio e ventricolo sinistri: "Un`insufficienza mitralica di grado moderato o severo è presente in quasi il 10% degli over 75, circa mezzo milione di italiani", spiega Sergio Berti, presidente del Gise-Società italiana di cardiologia invasiva, a Milano durante un incontro sul presente e il futuro della sostituzione valvolare, la chirurgia salvavita per questi pazienti. C`è poi la stenosi della valvola aortica che collega il ventricolo sinistro all`aorta, autostrada del sangue: "Si stima che ne soffrano il 4% degli ultra 75enni italiani, di cui 3 su 4 (oltre 150 mila persone) della forma più grave" che può portare a sincope, angina e insufficienza cardiaca. "Dalla comparsa dei sintomi funzionali, la prognosi è di 2-3 anni in media". "Fino a una quindicina di anni fa - sottolinea Francesco Musumeci, direttore di Cardiochirurgia all`ospedale San Camillo di Roma - l`unica possibilità era l`intervento di cardiochirurgia per sostituire, o se possibile riparare, la valvola danneggiata". Un`operazione `a cuore aperto` molto invasiva, che non tutti i pazienti possono affrontarla per età, malattie concomitanti, fragilità generale. "La svolta si deve al cardiologo francese, Alain Cribier - ricorda Corrado Tamburino, professore ordinario di cardiologia all`università di Catania - che pensò di trattare la patologia valvolare accedendo alla valvola attraverso l`arteria femorale, anziché aprendo il torace". Nel 2002 nacque così la Tavi, l`impianto di una valvola aortica artificiale per via transcatetere. Un intervento eseguito in 12 anni su circa 100 mila persone, operate in oltre 600 centri del mondo. Ma per l`Italia gli esperti segnalano "un numero di procedure inferiore a quelle che si renderebbero necessarie". Con una situazione a macchia di leopardo che ancora alimenta i cosiddetti viaggi della speranza.

 



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05.06.2014
Anziani a corto di vitamina D, non arrivano a metà dosi consigliate i consigli degli esperti per fare il pieno di “vitamina del Sole”

Da: MEDICINA

Vitamina D: un`alleata per la salute delle ossa, contro osteoporosi e rischio fratture, ma anche un possibile scudo per le malattie più svariate. Dai tumori a seno, prostata e colon, a patologie autoimmuni come la sclerosi multipla, a quelle neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Anche se il fabbisogno giornaliero della sostanza si raggiunge difficilmente con l`alimentazione (in gran parte viene sintetizzata esponendo la pelle ai raggi ultravioletti del sole, soprattutto in estate), la dieta gioca comunque un ruolo chiave. Eppure, da uno studio sulle abitudini alimentari di 1.000 anziani italiani, emerge un insufficiente introito giornaliero di vitamina D assunta con il cibo: gli over 65 ne introducono in media 3,7 microgrammi, meno della metà rispetto alla dose consigliata che arriva fino a 10 microgrammi. "È importante soddisfare con l`alimentazione il fabbisogno di vitamina D ed esporsi al sole per sintetizzarla e accumularla nei mesi estivi, così da mantenere un adeguato livello circolante anche nei mesi invernali", raccomanda Michela Barichella, medico responsabile della Struttura di dietetica e nutrizione clinica degli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) di Milano, e membro dell`Osservatorio nutrizionale Grana Padano che ha condotto la ricerca sugli anziani. Ecco quindi i consigli degli specialisti per fare il pieno di `vitamina del sole: 1) Fare una passeggiata tutti i giorni al sole affinché la vitamina D si attivi. Bisognerebbe esporsi alla luce solare (non filtrata da vetri, con la maggior superfice del corpo possibile e per un periodo variabile in base al proprio fototipo) circa 10-15 minuti al giorno in estate e 20-30 minuti in inverno, tra le 11 e le 15 quando i raggi Uv sono più attivi. 



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04.06.2014
FOFI-TDM `bugiardini modificati consegnati in farmacia stop ritiro medicinali con foglietti illustrativi cambiati, innovazione

Da: SANITÀ

Il farmacista potrà dispensare il medicinale con il foglietto illustrativo modificato al paziente, consegnandogli la stampata del nuovo `bugiardino. È entrata infatti in vigore la determinazione dell`Aifa che mette fine al complesso meccanismo del ritiro dei medicinali presenti nelle farmacie, i cui foglietti illustrativi hanno subito delle modifiche. Per la Federazione degli Ordini dei farmacisti (Fofi) e Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato si tratta di "un`innovazione estremamente positiva anche per i suoi riflessi più generali". "Il farmacista, oltre a consegnare il nuovo foglietto, fornirà al paziente tutte le indicazioni del caso, spiegando anche la natura delle modificazioni", sottolinea il presidente della Fofi, il senatore Andrea Mandelli, autore dell`emendamento al `Decreto del fare che è all`origine del provvedimento. "Finora in questi casi era necessario ritirare, sconfezionare e riconfezionare medicinali perfetti per tutti gli altri aspetti, con un costo stimabile in milioni di euro ogni anno e con conseguenze negative anche per il cittadino, che poteva trovarsi nell`impossibilità momentanea di accedere al farmaco che gli era stato prescritto. Peraltro, è una misura che farà bene anche all`ambiente, visto che si elimina la necessità di trasporti e attività industriali non necessarie dal punto di vista della sicurezza del paziente", prosegue Mandelli. "Va anche fatto notare - aggiunge - che, grazie alla Banca dati dell`Aifa, dalla quale il farmacista preleverà il nuovo foglietto illustrativo, l`Italia ha messo a punto una procedura che non ha eguali in Europa. Per una volta è un piacere poter segnalare un primato tricolore, reso possibile anche dalla struttura del nostro servizio farmaceutico che affida la dispensazione dei medicinali esclusivamente al farmacista, lo specialista del farmaco che da sempre ha gli strumenti e la famigliarità necessari a dialogare con il cittadino".



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03.06.2014
Verso test del sangue che svela rischio di morire d`infarto

Da: RICERCA

Uno studio condotto su 338 pazienti con malattia coronarica ha individuato un particolare profilo di attività genica associato a un elevato rischio di morte cardiovascolare. La scoperta potrebbe aprire la strada a una semplice analisi del sangue per identificare le persone più a rischio di morte per infarto. Pazienti da sottoporre a un trattamento personalizzato. Lo studio è stato condotto da ricercatori del Georgia Institute of Technology, della Emory University e della Princeton University, e si inserisce in un filone di ricerca che sembra promettente: risultati analoghi sono stati comunicati nel marzo scorso da un altro team statunitense. Questa volta i ricercatori hanno trovato le `impronte digitali del rischio infarto confrontando i profili di espressione genica di 31 soggetti morti per cause cardiovascolari, con quelli degli altri pazienti del gruppo studiato. Tutti avevano tra 51 e 73 anni. Ebbene, 25 dei 31 morti avevano lo stesso profilo di rischio elevato. In questi soggetti i geni che influenzano l`infiammazione erano iperattivi, mentre quelli che coinvolgono il sistema immunitario e le cellule T non lo erano abbastanza, si legge nel lavoro pubblicato online su `Genome Medicine. "Prevediamo che con il nostro marker di espressione genica, insieme ad alcuni marcatori biochimici e ad informazioni su genotipo e storia familiare, potremmo produrre una valutazione a più livelli del rischio di eventi coronarici", spiega Gregory Gibson, direttore del Center for Integrative Genomics al Georgia Institute of Technology. "Questo potrebbe portare ad un approccio di medicina personalizzata per le persone che hanno subito un attacco di cuore o un bypass coronarico". Non solo, si potrebbe individuare una sorta di test che mette in luce le persone che rischiano di più. "Il nostro sogno sarebbe quello di mettere a punto un device portatile che permetterà ai pazienti, attraverso una goccia di sangue, un po’ come fanno oggi i diabetici, di ottenere una valutazione a casa del proprio rischio. Per aiutarli ad adottare così comportamenti più sani". 



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03.06.2014
Verso test del sangue che svela rischio di morire d`infarto

Da: RICERCA

Uno studio condotto su 338 pazienti con malattia coronarica ha individuato un particolare profilo di attività genica associato a un elevato rischio di morte cardiovascolare. La scoperta potrebbe aprire la strada a una semplice analisi del sangue per identificare le persone più a rischio di morte per infarto. Pazienti da sottoporre a un trattamento personalizzato. Lo studio è stato condotto da ricercatori del Georgia Institute of Technology, della Emory University e della Princeton University, e si inserisce in un filone di ricerca che sembra promettente: risultati analoghi sono stati comunicati nel marzo scorso da un altro team statunitense. Questa volta i ricercatori hanno trovato le `impronte digitali del rischio infarto confrontando i profili di espressione genica di 31 soggetti morti per cause cardiovascolari, con quelli degli altri pazienti del gruppo studiato. Tutti avevano tra 51 e 73 anni. Ebbene, 25 dei 31 morti avevano lo stesso profilo di rischio elevato. In questi soggetti i geni che influenzano l`infiammazione erano iperattivi, mentre quelli che coinvolgono il sistema immunitario e le cellule T non lo erano abbastanza, si legge nel lavoro pubblicato online su `Genome Medicine. "Prevediamo che con il nostro marker di espressione genica, insieme ad alcuni marcatori biochimici e ad informazioni su genotipo e storia familiare, potremmo produrre una valutazione a più livelli del rischio di eventi coronarici", spiega Gregory Gibson, direttore del Center for Integrative Genomics al Georgia Institute of Technology. "Questo potrebbe portare ad un approccio di medicina personalizzata per le persone che hanno subito un attacco di cuore o un bypass coronarico". Non solo, si potrebbe individuare una sorta di test che mette in luce le persone che rischiano di più. "Il nostro sogno sarebbe quello di mettere a punto un device portatile che permetterà ai pazienti, attraverso una goccia di sangue, un po’ come fanno oggi i diabetici, di ottenere una valutazione a casa del proprio rischio. Per aiutarli ad adottare così comportamenti più sani". 



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29.05.2014
Svolta italiana in terapia genica, corretto errore in DNA malato scienziati Tiget, `bisturi molecolarì aggiustano geni di staminali sangue

Da: RICERCA

Svolta italiana sul fronte della terapia genica, quella che prova a curare una malattia `scritta nel Dna correggendo il difetto responsabile. Invece di introdurre dall`esterno la copia sana del gene anomalo, gli scienziati dell`Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (Tiget) di Milano sono riusciti a cancellare l`errore direttamente sul gene malato, grazie a una tecnica chiamata `editing del genoma e ideata dal premio Nobel 2007 per la Medicina, Mauro Capecchi. Utilizzando dei `bisturi molecolari, i ricercatori hanno aggiustato il difetto all`origine di una grave immunodeficienza ereditaria (la Scid-X1), in cui la tradizionale terapia genica aveva dato problemi di sicurezza. In pratica, per la prima volta l`équipe tricolore ha riscritto il Dna di cellule staminali del sangue agendo direttamente sul codice della vita. Lo studio, pubblicato su `Nature, è condotto sui topi ma apre le porte all`applicazione sull`uomo. Al lavoro, finanziato da Fondazione Telethon, Ue e ministero della Salute, ha collaborato anche la società biotech americana Sangamo Biosciences. A firmarlo sono Luigi Naldini, direttore del Tiget e docente dell`università Vita-Salute San Raffaele, e il ricercatore Angelo Lombardo. Il gruppo di Naldini, che in questi giorni è stato premiato a Washington dalla Società americana di terapia genica e cellulare con l`Outstanding Achievement Award, già nel luglio scorso aveva pubblicato su `Sciencè uno studio che dimostrava come la nuova tecnica rappresenti una speranza concreta per gravissime malattie genetiche dell`infanzia, quali la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich. Con la nuova strategia, confidano gli scienziati di via Olgettina, "sarà possibile in futuro non solo superare alcuni dei più importanti ostacoli che oggi rallentano l`applicazione della terapia genica, ma anche ingegnerizzare le staminali in modo sempre più preciso e innovativo, disegnando nuove strategie di cura delle malattie".
 



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29.05.2014
Pancreas artificiale, al via studio su prototipo `made in Italy` uno speciale cellulare regola infusione insulina

Da: RICERCA

Al via uno studio per testare un prototipo `made in Italy` di pancreas artificiale, un micro-infusore che prende ordini da un algoritmo contenuto in uno speciale cellulare e somministra insulina, mimando la funzione del pancreas, compromessa nei pazienti diabetici. Il prototipo, messo a punto a Padova, è fra le novità presentate al XXV congresso nazionale della Società italiana di diabetologia (Sid), che si apre a Bologna. Dall`inizio di giugno un gruppo di pazienti lo utilizzerà a casa di notte per due mesi. Il prototipo, spiega Daniela Bruttomesso, della Divisione malattie del metabolismo dell`azienda ospedaliera universitaria di Padova, "è composto da un microinfusore, un sensore e un cellulare privato delle funzioni di telefono, ma contenente l`algoritmo matematico. Quest`ultimo, che prima era contenuto in un computer portatile, riceve la misura della glicemia fatta dal sensore, elabora i dati e ordina al microinfusore quanta insulina infondere per mantenere la glicemia a livelli quanto più normali possibili". La misura della glicemia arriva ogni 5 minuti all`algoritmo, che decide se confermare o modificare l`infusione di insulina precedentemente suggerita. "Poter abbandonare le iniezioni e le misurazioni ripetute della glicemia nel corso della giornata resta una delle grandi speranze per tante persone con diabete tipo 1 e delle loro famiglie - commenta Stefano Del Prato, presidente della Sid - Il pancreas artificiale è una strada intrapresa ormai molti decenni fa, ma che ora vede avvicinarsi a velocità sempre maggiore la possibilità di un impiego clinico. È motivo d`orgoglio per la comunità diabetologica italiana e la Sid che un contributo sostanziale a questo affascinante sviluppo avvenga proprio ad opera dei nostro ricercatori e clinici". Il lavoro italiano fa parte di un progetto finanziato dalla Comunità europea, a cui hanno partecipato l`università di Montpellier in Francia, l`università di Amsterdam e gruppi di ricerca americani.



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23.05.2014
Allarme esperti, forti rischi da super virus manipolati in laboratorio negli anni sono cresciuti centri ma anche incidenti e smarrimenti di fiale

Da: RICERCA

 C`è un nuovo rischio che sta allarmando la comunità scientifica: la possibilità che si possano liberare, anche a causa di incidenti o smarrimenti in laboratorio, alcuni super virus pericolosi, dalla Sars a Ebola, frutto di manipolazioni e mutazioni dei ceppi naturali, contro cui potrebbe non esserci rimedio se scoppiasse una pandemia. Non è lo scenario fantascientifico di un film hollywoodiano, ma l`allarme lanciato da due epidemiologi, Marc Lipsitch e Alison P. Galvani, in un articolo pubblicato su `PlosMedicine. Secondo i due esperti "la creazione in laboratorio di nuovi agenti infettivi potrebbe mettere la vita umana a rischio". I due scienziati hanno stimato che se questo tipo di manipolazione fosse avvenuta, ad esempio, solo in 10 laboratori americani per un decennio "oggi - spiegano alla rivista `The Atlantic` - ci potrebbe essere una probabilità del 20% che un tecnico di laboratorio sia rimasto infettato da uno di questi nuovi super virus. Con il rischio potenziale di trasmettere la malattia ad altre persone". La preoccupazione degli scienziati è che "si sta facendo qualcosa che non esiste in natura, un`operazione che combina l`alta virulenza di questi patogeni, con la loro capacità di trasmettersi in modo efficiente". Gli incidenti che hanno coinvolgono agenti patogeni coltivati in laboratorio non sono frutto solo della fantasia di scrittori e sceneggiatori. Nel 2003 un tecnico di laboratorio di Singapore è stato inavvertitamente infettato con il virus della Sars. Nel 2004 in un centro siberiano uno scienziato russo è morto dopo essersi punto accidentalmente con un ago contaminato con Ebola. Recentemente si sono verificati altri due casi - riporta la ricerca - uno a Parigi dove l`Istituto Pasteur ha perso 2.000 fiale contenenti il virus della Sars e l`altro in Texas dove il Laboratorio nazionale di Galveston ha smarrito un flaconcino contenente il virus Guanarito, che provoca devastanti emorragie sotto la pelle, negli organi interni, in bocca, occhi e orecchie.



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21.05.2014
Batteri a bordo, resistono anche una settimana in cabina aereo studio USA cronometra sopravvivenza 2 microbi in braccioli, tendine e tavolini

Da: RICERCA

Sono ospiti invisibili, i compagni di viaggio che non ti aspetti. Sugli aerei non volano solo hostess, steward e passeggeri paganti: anche i batteri si imbarcano. Ma il piccolo dettaglio è che, una volta atterrati, non scendono con tutti gli altri. Restano a bordo e possono resistere sulle superfici della cabina per giorni, anche fino a una settimana. A rivelare le `abitudini di questi micro-ospiti senza biglietto è una ricerca presentata al meeting annuale dell`American Society for Microbiology. Perchè i batteri che causano malattie si trasmettano da una superficie della cabina a una persona, devono sopravvivere alle condizioni ambientali all`interno del velivolo. Un team di ricercatori Usa ha testato la capacità di due agenti patogeni - lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente e l`E.coli O157:H7 - di resistere in vita sulle superfici di un aereo. Gli scienziati hanno ricevuto materiali differenti da una compagnia aerea importante: un bracciolo, un tavolino in plastica, un pulsante della toilette di metallo, una tendina parasole, la tasca di stoffa di un sedile, del cuoio. Poi vi hanno inoculato i batteri e li hanno esposti alle tipiche condizioni di un aeroplano. La `gara di sopravvivenza è stata vinta dallo stafilococco aureo sulla tasca di stoffa del sedile: 168 ore, cioè una settimana. Mentre l`E.coli ha resistito più a lungo sul bracciolo: 96 ore, cioè 4 giorni. I dati mostrano che entrambi i batteri possono sopravvivere per giorni su un selezionato tipo di superficie, indipendentemente dal fluido corporeo presente. E questo rappresenta un rischio di trasmissione tramite contatto con la pelle", avverte Kiril Vaglenov dell`Auburn University, presentando i dati dello studio. "Molti viaggiatori temono il rischio di prendere malattie da altri passeggeri, visto il lungo tempo che devono trascorrere in cabine di aerei super affollate", spiega Kiril Vaglenov dell`Auburn University, lo scienziato che ha presentato i dati. "Questo report è un primo passo nell`indagine su questi potenziali problemi. I nostri piani per il futuro sono di esplorare strategie di pulizia e disinfezione efficaci, e testare superfici con naturali proprietà antimicrobiche per capire se aiutano a ridurre la persistenza dei batteri nelle cabine passeggeri". Nel frattempo, il team ha in corso trial con altri patogeni umani, compreso il batterio che causa la tubercolosi. 

 



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19.05.2014
Contro diabete meglio 2 pasti abbondanti ma a orari precisi rispetto a menù `light` ma frequenti nell`arco della giornata

Da: MEDICINA

Due pasti abbondanti al giorno in orari precisi, la colazione e il pranzo (ricchi di frutta, verdure e fibre), possono essere più efficaci nella lotta al diabete di tipo 2 rispetto a pasti più frequenti ma frugali. È quanto stabilito da una ricerca dell`Institute for Clinical and Experimental Medicine di Praga, pubblicata online su `Diabetologia. I ricercatori hanno diviso un gruppo di 54 volontari con diabete di tipo 2, di età compresa tra 30 e 70 anni, in due gruppi di 27 persone. Ai due gruppi sono stati consegnate due diete, di circa 1.700 calorie ciascuna, da consumare però in modi differenti: un gruppo poteva consumare solo due pasti al giorno, uno dalle 6 alle 10 del mattino e l`altro dalle 12 alle 16; l`altro gruppo poteva suddividere le calorie in 6 pasti durante tutto l`arco della giornata. Ebbene, i volontari che hanno seguito le indicazioni più `restrittive hanno perso più chili e la glicemia si è abbassata, rispetto a coloro che mangiavano più `light` ma più frequentemente. In conclusione, secondo la ricerca "consumare due abbondanti pasti al giorno, la colazione e il pranzo, potrebbe essere più efficace per chi ha problemi di peso e di diabete, di frugali ma frequenti pasti durante la giornata". 



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14.05.2014
+30% melanomi in 10 anni, ecco come proteggersi al sole 10 regole d`oro e l`alfabeto dei nei

Da: Oncologia

Quasi 200 mila persone colpite ogni anno nel mondo, 9 mila solo in Italia, con un aumento dei casi pari al 30% negli ultimi 10 anni. Sono i numeri del melanoma, legato a doppio filo con un`esposizione sbagliata al sole: intensa, intermittente, senza protezione adatta soprattutto quando la pelle è chiara e non abituata al `baciò dei raggi. L`Abc della tintarella sicura è stato ricordato a Milano, durante un incontro promosso da Roche per presentare nuovi dati su vemurafenib, la prima terapia personalizzata contro il melanoma avanzato, prodotta dall`Italia per tutto il mondo, disponibile da un anno. Buon senso sotto il sole e diagnosi precoce sono "due strade che permetterebbero di evitare la degenerazione della patologia nel 99% dei casi", assicurano gli esperti. Ecco le 10 regole da seguire: 1) Conoscere il proprio fototipo ed utilizzare creme solari adeguate alla propria pelle, soprattutto su bambini e ragazzi di età inferiore a 15 anni 2) Ridurre al minimo le esposizioni ai raggi solari, specie nelle ore centrali della giornata 3) Evitare le scottature 4) Non esporsi al sole con profumi ed essenze 5) Evitare l`uso di lampade e lettini abbronzanti; 6) Utilizzare indumenti adeguati (cappelli, magliette, occhiali) 7) Sostare all`ombra 8) Non esporre al sole i bambini fino al sesto mese 9) Controllare i nei per verificare eventuali cambiamenti (nel 20-30% circa dei casi il melanoma può degenerare da un neo pre-esistente) 10) Fare un controllo una volta l`anno dal dermatologo o comunque ogni volta che si nota una mutazione dei nei. Occhio dunque all``alfabeto dei nei, e cioè alle caratteristiche da tenere sempre sotto controllo: A come asimmetria (i melanomi sono di solito asimmetrici, con metà macchia più grande dell`altra); B come bordi irregolari (i melanomi li hanno `a carta geografica); C come colore (osservare eventuali cambiamenti); D come dimensione superiore a 6 millimetri (il neo va fatto controllare dallo specialista); E come evoluzione progressiva (in un adulto un neo non deve crescere) 



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13.05.2014
Alcol: Lorenzin, rispettare divieto vendita a minorenni

Da: SANITÀ

Serve un tavolo con gli esercenti, quelli che vendono i superalcolici, bar e commercianti, la distribuzione, per trovare un modo di applicare la norma vigente, perché la legge che vieta la vendita di superalcolici ai giovani già c`è. Il problema è che non viene applicata, non c`è un controllo adeguato". Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine di una visita al policlinico fiorentino di Careggi, parlando con i giornalisti a proposito del fenomeno della diffusione dell`alcol tra i giovani. ``Io sono molto rigorosa e innanzitutto bisogna salvaguardare la salute di un`intera generazione. Abbiamo fenomeni - ha continuato il ministro - non solo di ubriacatura molesta ma anche selvaggia`. ``Per avere un risultato vero - ha aggiunto Lorenzin - bisogna coinvolgere gli attori in una operazione non solo vietando la vendita ai minorenni, verificando chi si ha di fronte, ma anche con una campagna di prevenzione che deve essere fatta. Serve fare commercio e turismo in modo diverso, e non certo puntando sulla cultura degli `happy hour`. Questa, come quella contro la droga, deve essere una grande battaglia per far capire ai ragazzi che ubriacarsi tutti i giorni in questo modo - ha concluso Lorenzin - è veramente un gravissimo danno per la loro salute".



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12.05.2014
Indagine, dolore 2 baby-pazienti su 3 snobbato in pronto soccorso da gruppo Pain in Pediatric Emergency room linee guida per ospedali

Da: MEDICINA

`Pianto-capriccio o perché il bimbo prova dolore? In Italia nel 37% dei piccoli che arrivano in pronto soccorso questa ultima ipotesi non viene valutata a dovere: in un caso su 3 il dolore non si `misura con le apposite scale, in uno su 5 non viene neppure registrato in cartella clinica, e nel 47% dei casi non viene applicato nessun protocollo per trattarlo. Così, solo un bambino su 3 riceve un farmaco per lenire il male. Eppure, il dolore è tuttora la prima causa di accesso al pronto soccorso per gli `under 14`: è quanto emerge dai dati raccolti da Piper (Pain in Pediatric Emergency Room), gruppo di studio sul dolore pediatrico in emergenza, attraverso un`indagine condotta su 19 pronto soccorso italiani dal 2010 al 2013. "Passano in media 50 minuti prima che i piccoli pazienti siano visitati dal medico di Pronto soccorso - ricorda Franca Benini, responsabile del Centro regionale veneto di Terapia antalgica e cure palliative pediatriche all`università di Padova e coordinatrice del gruppo Piper - un tempo infinito se stanno provando dolore". Per migliorare la situazione il gruppo Piper, in occasione del IV Multidisciplinar Pain Meeting in corso a Minorca, presenta le prime raccomandazioni in materia da diffondere in tutte le strutture sanitarie italiane: si tratta delle `linee guida di intervento per la fase di triage, quando il bimbo viene esaminato per indirizzarlo alle cure più adeguate al suo caso, e per le procedure che possono provocare dolore. "Si tratta - spiega Benini - di raccomandazioni formalizzate per la prima volta, stilate tenendo conto della letteratura scientifica sull`argomento e delle conoscenze attuali in materia di gestione del dolore pediatrico, che riguardano ad esempio procedure molto frequenti e temute dai bambini, come le iniezioni o le suture". 

 



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08.05.2014
Sviluppato software che calcola rischio di cancro al seno

Da: Oncologia

Determinare il rischio di cancro al seno grazie ad un software: è quanto sono riusciti a fare alcuni ricercatori dell`Università Politecnica e dell`Istituto di salute Carlos III di Valencia, che hanno sviluppato DMScan, programma informatico che a partire dall`immagine ottenuta con la mammografia, è in grado di quantificare in modo oggettivo la densità della mammella, un valore direttamente collegato al rischio di avere il cancro. Lo studio è pubblicato sulla rivista Computer Methods and Programs in Biomedicine. ``La mammella è composta da tessuto adiposo e fibroghiandolare - spiega Rafael Llobet, uno dei ricercatori - la densità è la proporzione di quest`ultimo in rapporto alla grandezza del seno. Il nosto software quantifica questo valore, differenziando il tessuto denso da quello grasso. In questo modo si ha una misura continua e molto più obiettiva di quella offerta attualmente dai medici, basata sull`ispezione visiva. Si tratta quindi di un aiuto per diagnosticare il cancro del seno``. Il software può funzionare in modo automatico e assistito. In questo caso, l`utente ha la possibilità di aggiustare i diversi parametri associati al cancolo della densità. ``Al momento, la lettura assistita, realizzata da un radiologo esperto - continua - fornisce informazioni di maggior qualità, ma la possibilità di una lettura automatica è molto interessante per avere una prima valutazione nella lavorazione delle tante mammografie che si fanno``. Il programma incorpora tecniche di riconoscimento di forma con l`apprendimento automatico del computer, e include un modello statistico creato a partire da una base di dati di 650 mammografie. 


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07.05.2014
Anche pillole inquinano, progetto su uso consapevole e ambiente da APMAR, fondazione con il sud e AIFA

Da: MEDICINA

Sviluppare una nuova coscienza sociale sull`importanza di un uso consapevole del farmaco anche volto a limitare l`inquinamento che i medicinali possono provocare. Puntando, in particolar modo, al coinvolgimento di alcune fasce di popolazione: anziani, disabili, giovani, famiglie, stranieri, medici di base e veterinari. È l`obiettivo di `Green Health, fai la differenza, campagna di sensibilizzazione per un uso consapevole e senza sprechi del farmaco, un progetto Apmar (Associazione persone con malattie reumatiche), finanziato da Fondazione con il Sud e che vede il coinvolgimento, a livello nazionale, dell`Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Con una spesa nazionale per l`acquisto di farmaci di 25,5 miliardi di euro, pari a circa 430 euro pro capite (rapporto Aifa-Osmed), gli italiani sono grandi consumatori di farmaci, in particolare antinfiammatori e antibiotici. L`inquinamento da farmaci è un problema ambientale emergente e non può essere considerato un inquinamento convenzionale, di matrice industriale, o legato alle attività produttive, ma un inquinamento diffuso a cui ciascuno, più o meno inconsapevolmente, contribuisce. La letteratura scientifica spiega infatti che i farmaci possono essere considerati degli inquinanti ambientali ubiquitari, che contaminano l`ambiente attraverso una miriade di fonti di inquinamento diffuse. Una volta somministrati, molti farmaci non sono metabolizzati e i pazienti, nel caso dei farmaci per uso umano o gli animali, per i farmaci veterinari, sono quindi considerati la principale fonte di inquinamento. In Italia vengono vendute decine di migliaia di tonnellate di farmaci, ed e noto che molti di questi non siano in realtà utilizzati ma vengano gettati erroneamente nella spazzatura, contribuendo cosi a contaminare l`ambiente e in particolare le acque.  



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06.05.2014
CNR, proteina `killer` attiva morte neuroni in malati Parkinson

Da: RICERCA

Un nuovo meccanismo di morte neuronale tipico della malattia di Parkinson, che può diventare un bersaglio terapeutico specifico per questa malattia, è stato identificato da uno studio condotto da ricercatori dell`Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) in collaborazione con gruppi di Columbia e Harvard University e dello Sloan-Kettering Institute. La ricerca, pubblicata su `Nature Communications`, prelude a una possibile nuova strategia terapeutica contro questa malattia. "Abbiamo dimostrato che i neuroni umani che vengono colpiti selettivamente nella malattia di Parkinson esprimono una proteina chiamata MHC-I - spiega Luigi Zecca, direttore dell`Itb-Cnr e coautore dello studio assieme ai colleghi Fabio A. Zucca e Pierluigi Mauri - La proteina lega i frammenti di proteine antigeniche del neurone che i linfociti T citotossici riconoscono come estranei, finendo per attaccare e uccidere il neurone. Nelle regioni cerebrali colpite dalla malattia, la componente dei vasi sanguigni chiamata `barriera ematoencefalica è danneggiata: ha dei `buchi che permettono il passaggio nel parenchima cerebrale dei linfociti che provocano la morte neuronale". L`espressione della proteina risulta elevata nei neuroni presenti nelle aree cerebrali colpite dal Parkinson (sostanza nera e locus coeruleus) e molto bassa in quelli delle aree risparmiate dalla malattia. "Questo spiegherebbe anche la selettività della malattia nel colpire questi neuroni e i loro circuiti", prosegue Zecca. "E poiché la proteina è altamente concentrata negli organelli della neuromelanina, sostanza che si accumula con l`invecchiamento del cervello, questo dimostra l’esistenza di un meccanismo importante che lega l`invecchiamento e le malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson". 

 



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05.05.2014
Italiani scoprono proteina che mantiene giovane cuore

Da: RICERCA

La ricerca italiana mette a segno un altro goal: scoperta la proteina che mantiene giovane il cuore. Uno studio finanziato da Telethon ha individuato una proteina (Atrogin-1) che permette alle cellule del cuore di ripulirsi dalle sostanze tossiche e rigenerarsi, prevenendo così patologie cardiologiche. La ricerca, pubblicata sul Journal of Clinical Investigation, è stata condotta da ricercatori dell`Università di Padova e del Venetian Institute of Molecular Medicine (Vimm). "La patologia osservata, come le altre forme più comuni di cardiomiopatie ipertrofiche, può essere causata da una predisposizione genetica, oppure da altri fattori come invecchiamento e ipertensione", spiega Marco Sandri, ricercatore dell`Istituto Telethon Dulbecco e professore associato dell`Università di Padova. "Ad oggi, tuttavia, sono noti solo alcuni dei geni responsabili di queste patologie. Per questo motivo, aver fatto luce sul ruolo della proteina Atrogin-1 nell`insorgere delle cardiomiopatie, apre prospettive per una migliore comprensione delle cause, anche genetiche di queste malattie, e dei meccanismi coinvolti nello sviluppo dell`insufficienza cardiaca. Poiché le cardiomiopatie ipertrofiche, nelle diverse forme genetiche e acquisite, sono patologie tutt`altro che rare, l`aver identificato il ruolo critico di Atrogin-1 - aggiunge - permetterà di avere ricadute importanti sulla diagnosi, cura e prevenzione di queste malattie". Lo studio dimostra che Atrogin-1 agisce nelle cellule del cuore nella duplice veste di `sentinella e `spazzino delle sostanze tossiche. Tutte le cellule hanno la necessità di rigenerare gli elementi che le compongono quando invecchiano e non funzionano più correttamente, e, allo stesso tempo di smaltire le sostanze di scarto così prodotte per evitare che si accumulino al loro interno con effetti tossici. Atrogin-1, in particolare, incide sui due meccanismi cellulari di smaltimento di tali sostanze, ovvero il proteasoma, il sistema con cui vengono eliminate in modo selettivo le proteine ormai vecchie e non più funzionali all`attività cellulare e l`autofagia, il processo di eliminazione di altri elementi cellulari come ad esempio mitocondri, diversi organelli danneggiati e aggregati proteici.  



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30.04.2014
Boom di insonnia da crisi, sonno prima vittima di instabilità, il neurologo, difficoltà di dormire tra primi sintomi riferiti a medici famiglia

Da: MEDICINA

Spread, disoccupazione, crisi. Parole che tolgono letteralmente il sonno agli italiani. Le difficoltà economiche di questi anni hanno contribuito a far aumentare l`insonnia, "che è il sintomo principale di un disagio psicologico. E può ovviamente essere favorito dalla percezione di instabilità e insicurezza che in questo periodo non è mancata", spiega Sergio Garbarino, docente del Dipartimento di Neuroscienze dell`università di Genova, sottolineando il `pesò di questo disturbo: "Si tratta di uno dei sintomi più lamentati dai pazienti negli ambulatori dei medici di famiglia". La difficoltà di addormentarsi "in un tempo fisiologico che va dai 10 ai 20 minuti", dunque, è la prima spia di ansia, depressione, disagio. Condizioni fortemente favorite dal senso di instabilità, terreno fertile per l`insonnia. "A contare - precisa l`esperto - è la percezione del problema più del problema stesso, e l`attuale crisi è sicuramente molto sentita anche per l`attenzione dei media al tema". E il paradosso è che la mancanza di sonno incide sulla produzione, e questo non aiuta ad uscire da una crisi. "Insomma, un gatto che si morde la coda", spiega l`esperto. Difficile quantificare l`aumento, visto che ad oggi non sono disponibili dati specifici sulla crescita degli insonni durante la crisi. Secondo i dati consolidati di letteratura, il 20% della popolazione italiana ne soffre in maniera cronica e il 40% ha episodi acuti. L`aumento del consumo di medicinali per dormire, però, sottolinea l`esperto, "è un indicatore chiaro che esiste un trend in crescita". Ma a `togliere il sonno non sono solo il disagio psicologico o le malattie psichiatriche. "L`insonnia può essere il segnale d`allarme di molti altri problemi, legati per esempio all`uso di farmaci e di alcol, a patologie respiratorie o sintomatologie dolorose", aggiunge il neurologo. Per questo è fondamentale per i pazienti poter avere risposte dal medico di famiglia, sottolinea l`esperto, organizzatore di `Roma Sonno, in programma nella Capitale dal 9 all`11 maggio. Un appuntamento arrivato al quarto anno, mirato alla formazione dei medici di medicina generale e patrocinato dall`Associazione italiana medicina del sonno (Aism). 

 



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28.04.2014
USA, da team scienziato italiano nuove scoperte su gene “diga”, Pten individuato 15 anni fa, équipe Pandolfi apre a possibili terapie

Da: Oncologia

È stato identificato per la prima volta 15 anni fa e ormai gli scienziati sanno che il gene `Pten` svolge un ruolo fondamentale nel prevenire l`insorgenza e la progressione di numerosi tumori, da quello al seno a quello prostatico. Quando Pten manca o muta, le cellule maligne possono crescere in maniera incontrollata e il cancro ha terreno fertile per svilupparsi. Ora un team di ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center, guidati dall`italiano Pier Paolo Pandolfi, è riuscito a spiegare più precisamente come questo gene `diga di sbarramento del cancro esercita la sua funzione antitumorale e come la sua perdita o alterazione può aprire la strada alla malattia. Il nuovo studio, pubblicato su `Cell`, rivela che la perdita o la mutazione di Pten non hanno le stesse conseguenze, e non solo fornisce conoscenze fondamentali sulla biologia di base dei tumori, ma offre anche una potenziale direzione nella ricerca di nuove terapie antitumorali. La ricerca aveva iniziato a notare che i pazienti oncologici con mutazioni di Pten ottengono risultati più scarsi dalle terapie rispetto ai malati che lo hanno perso del tutto. Ora, usando un modello animale, gli esperti sono riusciti a dimostrare che è davvero così. E poichè le mutazioni di Pten sono estremamente frequenti in vari tipi di tumori, questa scoperta potrebbe aiutare a spianare la strada a un nuovo livello di trattamento del cancro personalizzato, anche grazie alle innovative tecniche di analisi genetica e alla strategia di ricerca sui farmaci basata sul `Mouse Hospital` messo a punto da Pandolfi.



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17.04.2014
Esercizio fisico contro malattie croniche, al via progetto esperti, nell`80% dei casi patologie curabili con il movimento

Da: MEDICINA

Le malattie croniche colpiscono 1 italiano su 3 e costano al Servizio sanitario nazionale circa 60 miliardi di euro ogni anno, un`emergenza sociale ed economica, che compromette la produttività e la qualità della vita. Tuttavia, nell`80% dei casi, queste patologie si potrebbero prevenire e curare con l`esercizio fisico sicuro e controllato, grazie all`assistenza dei medici di famiglia e di un software messo a punto da Dedalus. Sono le fondamenta del progetto `Movimento per la salute, presentato a Roma al convegno nazionale organizzato al Senato della Repubblica. L`evento è promosso da Associazione nazionale impianti per il fitness e per lo sport (Anif), Società italiana di medicina generale (Simg) e Movimento per la salute, con il patrocinio de `Il ritratto della salute e Technogym. "Siamo orgogliosi di dare il nostro appoggio e sostegno a questo progetto - sottolinea Claudio Cricelli, presidente Simg - innanzitutto perché ci vede coinvolti in prima linea, in secondo luogo perché come medici di famiglia stiamo cercando di diffondere lo stesso concetto di prescrizione dell`attività fisica come un vero e proprio farmaco, da assumere in maniera sicura e controllata. Sono sempre più frequenti, infatti, gli studi scientifici che mettono in risalto la stretta correlazione fra sedentarietà e insorgenza di patologie oncologiche, cardiovascolari, metaboliche e osteoarticolari, che hanno pesanti ripercussioni sociali ed economiche". "È questa la novità e l`innovazione: prescrizione, allenamento controllato in sicurezza e monitoraggio da parte del medico di medicina generale sul paziente per verificarne gli effetti e i risultati - aggiunge Massimo Cicognani, Ad di `Movimento per la salute - Il movimento e l`esercizio fisico diventano, in modo strutturato, parte integrante del sistema dell`offerta sanitaria, in quanto prestazione prescritta a tutti gli effetti, analogamente a quanto si fa con un farmaco o una visita specialistica. L`esercizio fisico diventa un surrogato, se non proprio un`alternativa al consumo dei farmaci".
 



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16.04.2014
Milano, nuova tecnica `salva-cuore` per 4 bimbi italiani/rpt: versione con titolo corretto

Da: MEDICINA

Eccezionale intervento al Policlinico San Donato di Milano. Una nuova tecnica chirurgica `salva-cuore` ha permesso di operare i primi quattro bambini italiani. A idearla i cardiochirurghi pediatrici del Boston Children`s Hospital che, modificando l`utilizzo di una valvola percutanea biologica per adulti, hanno sostituito la valvola mitralica difettosa finora in 20 bambini in tenerissima età, già sottoposti in passato ad almeno un intervento di riparazione valvolare. I cardiochirurghi pediatrici e cardiologi interventisti dell`Irccs Policlinico San Donato hanno eseguito l`intervento sui primi baby pazienti italiani.  "L`intuizione di un cardiochirurgo americano sembrerebbe aver fornito la soluzione per evitare a questi bambini lo spettro di interventi plurimi e ravvicinati", sostiene Alessandro Frigiola, cardiochirurgo pediatrico del Policlinico San Donato. Melody è una valvola biologica che nasce in realtà per sostituire la valvola polmonare difettosa con impianto percutaneo. E` costituita da un tratto di giugulare bovina, con annessa valvola suturata su uno stent, a sua volta montato su un catetere a palloncino. Oltre ad avere delle dimensioni molto piccole, è in grado di essere ri-espansa, assecondando la crescita del bambino. Il suo stent può infatti essere compresso e allargato fino a 22 mm di ampiezza, senza danneggiare la valvola: da queste caratteristiche è nata l`idea per un uso `off label` e per il tentativo di impianto nei bambini con difetti mitralici.  "Abbiamo chiesto ai colleghi americani di supportarci per eseguire il primo intervento ed insieme, vista la perfetta riuscita, abbiamo impiantato la valvola a 4 bambini italiani, tra i 6 mesi e i 6 anni di vita, due maschietti e due femminucce, tutti con almeno due interventi alle spalle per riparazione della valvola mitralica. I bambini hanno reagito ottimamente all`impianto, stanno molto meglio e sono già tornati a casa dalle loro famiglie", continua Frigiola.



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15.04.2014
Studio italiano, nel dna mitocondriale il segreto della longevità

Da: RICERCA

Il segreto della longevità è nel Dna mitocondriale. A questa conclusione sono arrivati i ricercatori delle università di Modena e Reggio Emilia, di Bologna e di Firenze, oltre che del Cnr di Pisa, dell`Istituto superiore di sanità di Roma e del Nosae di Modena, nell`ambito di uno studio sui fenomeni biologici legati al processo di invecchiamento e sullo sviluppo di nuove strategie, terapeutiche ma anche comportamentali, per migliorare lo stato di salute della persona anziana. Lo studio, coordinato da Andrea Cossarizza dell`Unimore e Claudio Franceschi dell`ateneo di Bologna, e portato avanti da Marcello Pinti di Unimore, si è svolto nell`ambito del progetto Europeo Eu-Geha ed è stato finanziato in parte anche dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vignola. "Non c`è dubbio che questa scoperta scientifica - ha affermato il rettore dell`Unimore Angelo Andrisano - dischiude le porte a nuove frontiere di ricerca e terapeutiche. Non si è trovato il mitico elisir di lunga vita - precisa ma certamente sapere di più del nostro sistema immunitario e dei mecccanismi fisiologici che conducono all`invecchiamento consente di far progredire le terapie rivolte agli anziani". Dal 2006 al 2013 i ricercatori coinvolti hanno prima raccolto il plasma, e poi quantificato il Dna mitocondriale presente, di 831 persone sane di diverse nazionalità europee, di età compresa da 1 a 104 anni, fra cui 429 individui appartenenti a coppie di fratelli o sorelle, oltre i 90 anni. Le informazioni raccolte hanno consentito di scoprire che con il processo di invecchiamento aumenta la quantità di Dna mitocondriale circolante nel plasma e, studiando le famiglie di persone molto anziane, che esiste un forte controllo genetico di tale livello.



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14.04.2014
Virus intestinale per 120 mila italiani, -3 kg in due giorni. Pregliasco, complici gli sbalzi termini il trend continuerà

Da: MEDICINA

Se l`influenza stagionale è ormai agli sgoccioli, è tempo di virus gastrointestinali. "La cosiddetta influenza intestinale questa settimana ha colpito 120 mila italiani, complice il meteo e gli sbalzi di temperatura. Si tratta di enterovirus e adenovirus che provocano una febbricola, ma soprattutto dolori di pancia, nausea, vomito e diarrea. Con il risultato che in un paio di giorni si perdono anche 3 kg". Lo spiega il virologo dell`Università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco, sottolineando "che l`effetto immediato sul peso è dovuto alla perdita dei liquidi. Il pericolo, con queste forme virali che si risolvono in un paio di giorni, è quello della disidratazione". Attenzione dunque ad anziani, bambini e persone fragili. "Per gli altri, specie chi ha qualche chilo di troppo, può essere l`occasione per mettersi a dieta: il virus dà infatti inappetenza per 3-5 giorni dopo la scomparsa dei sintomi, ed è utile mangiare poco, spesso e scegliendo alimenti particolarmente digeribili". Secondo il virologo il malanno continuerà a farsi sentire con la stessa intensità anche nella prossima settimana, "colpendo un po’ tutti. Per difendersi non resta che curare bene l`igiene delle mani e - conclude - passare meno tempo possibile in spazi chiusi".



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11.04.2014
Cervello: trovato nesso tra materia bianca e salute cognitiva

Da: RICERCA

Un gruppo di scienziati del Sanders-Brown Center on Aging dell’Università del Kentucky ha trovato una connessione tra la salute della materia bianca, il tessuto cerebrale che supporta le funzioni cognitive, e la presenza di demenza in persone con la sindrome di Down. Come si legge sulla rivista Neurobiology of Aging, gli scienziati si sono focalizzati sui cambiamenti che avvengono nella materia bianca tramite risonanza magnetica per immagini. Gli studiosi hanno confrontato la salute della materia bianca cerebrale di un gruppo di soggetti e quanto fortemente questa connettesse differenti parti del cervello. I risultati indicano un deterioramento della integrità della materia bianca che si poteva commisurare alla salute cognitiva del soggetto. Gli scienziati hanno coinvolto un gruppo di pazienti con sindrome di Down ma non demenza, un gruppo con sindrome di Down e demenza e un gruppo di controllo costituito da persone sane. Le persone con sindrome di Down che avevano migliore coordinamento motorio e miglior apprendimento e memoria erano quelle che avevano una maggiore salute delle connessioni della materia bianca frontale. 



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10.04.2014
Alcol: ISS, causa un terzo morti per incidenti stradali fra uomini

Da: MEDICINA

In Italia il 37% delle morti per incidenti stradali fra uomini è causato dall`alcol. Lo rivelano i dati dell`Osservatorio nazionale Alcol-Cnesps dell`Istituto superiore di sanità (Iss) in occasione dell`Alcohol Prevention Day. Nel nostro Paese, nel 2010, complessivamente 16.829 persone, di cui 11.670 uomini e 5.159 donne di età superiore ai 15 anni, sono morte per cause totalmente o parzialmente attribuibile al consumo di alcol. La percentuale dei decessi alcol-attribuibili varia in base al sesso e all`età delle persone. La tipologia di decesso che caratterizza maggiormente le classi di età giovanili e rappresentata da quelli avvenuti a causa di cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti; nelle fasce di età anziane (ultra 60 enni) il maggior contributo deriva dalle malattie parzialmente attribuibili al consumo di alcol e da cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti a indicare che l`alcol è un fattore di rischio per numerose patologie diffuse quali patologie vascolari, gastroenterologiche, neuropsichiatriche. In Italia, il 20% di tutti i decessi registrabili per neoplasie maligne per i maschi e il 6,9% per le donne è attribuibile all`alcol; i decessi per cancro causato dal consumo di alcol (oltre 4.000/anno) incidono per 1/3 sul totale del numero di decessi maschili alcolcorrelati ponendosi come prima causa di morte parzialmente attribuibile tra i maschi. Il 56% delle cirrosi epatiche tra i maschi e il 24% di quelle femminili è attribuibile all`alcol. La frazione alcol-attribuibile dei decessi per incidenti stradali è del 37% per i maschi e del 18% per le donne; 1 decesso su 3 per i maschi e 1 su 5 per le donne potrebbe dunque essere evitato non ponendosi alla guida dopo aver bevuto. La netta prevalenza nel sesso maschile di un elevato numero di decessi per neoplasie maligne e incidenti sollecita l`urgente necessità di attivare iniziative di sensibilizzazione di prevenzione oncologica mirata e di rafforzamento della sicurezza stradale, evidenzia l`Iss 



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10.04.2014
Radioterapia più efficace, 4 studi italiani da Campobasso a Vienna

Da: Oncologia

Quattro studi italiani sull`ottimizzazione della radioterapia anti-cancro presentati al recente Congresso europeo di radioterapia (Estro 33), appena conclusosi a Vienna. Le quattro ricerche sono state sviluppate dalle unità uperative di Radioterapia, Fisica sanitaria e Oncologia generale della Fondazione Giovanni Paolo II di Campobasso. Il team di Alessio Morganti, direttore della Uo di Radioterapia, ha presentato i risultati di uno studio riguardante l`efficacia di una terapia basata sull`utilizzo di basse dosi di radiazioni in combinazione con uno schema chemioterapico (folfiri-bevacizumab) nei pazienti affetti da tumori del colon-retto metastatici. Lo studio aveva l`obiettivo di valutare la possibilità di incrementare il tasso di risposte complete al trattamento, che con la sola terapia farmacologica non supera il 5%. Ebbene, nelle sedi irradiate il tasso di risposte è stato del 39%, senza che l`aggiunta della radioterapia, grazie all`uso di dosi bassissime, abbia incrementato gli effetti collaterali. Il team di Gabriella Macchia, invece, ha presentato uno studio sull`utilizzo della tecnica Vmat nel campo della radiochirurgia per pazienti con recidive/metastasi da neoplasie mammarie o ginecologiche. Questa metodica permette di concentrare nello spazio e nel tempo elevatissime dosi di radiazioni, in grado di distruggere in pochissimi minuti sia tumori che metastasi in varie sedi. Lo studio, che ha visto l`arruolamento di 24 pazienti, costituisce una delle prime esperienze a livello internazionale nell`applicazione di questa tecnica. La tossicità, spiegano i ricercatori in una nota, è stata molto modesta e assolutamente accettabile, inoltre è stata evidenziata una risposta clinica in più di 7 casi su 10.



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09.04.2014
USA, 4 uomini paralizzati tornano a muovere le gambe: elettrostimolazione epidurale del midollo funziona, finanziato dalla Reeve Foundation

Da: RICERCA

Un eccezionale esperimento in Usa accende la speranza per le persone immobilizzate da traumi e lesioni spinali. Quattro uomini paralizzati, infatti, sono stati in grado di muovere le gambe per la prima volta dopo anni, grazie alla stimolazione epidurale elettrica del midollo spinale. Lo riferiscono i medici statunitensi dell`University of Louisville e dell`University of California in uno studio pubblicato su `Brain`.  Andrew Meas, Dustin Shillcox, Kent Stephenson e Rob Summers sono stati trattati presso l`University of Louisville`s Kentucky Spinal Cord Injury Research Centre. Secondo i medici sono stati in grado di flettere dita dei piedi, caviglie e ginocchia, ma non di camminare autonomamente. Stando ai ricercatori l’elettricità renderebbe il midollo spinale più ricettivo ai pochi messaggi che ancora arrivano dal cervello, dunque l`elettrostimolazione potrebbe diventare in futuro un trattamento per le vittime di lesioni spinali.  Il midollo spinale si comporta, infatti, come una linea ferroviaria ad alta velocità, che trasporta messaggi elettrici dal cervello al resto del corpo. Se ci sono danni sui binari, il messaggio non supera le stazioni lesionate. Il team Usa, con un approccio pionieristico, ha applicato la stimolazione elettrica al midollo spinale al di sotto della lesione. Già tre anni fa i ricercatori hanno riferito che il primo paziente, Rob Summers - un giocatore di baseball paralizzato dal torace in giù in seguito a un incidente d`auto - era in grado di muovere le gambe, con un sostegno su un tapis roulant. La ricerca è stata finanziata dalla Reeve Foundation, la fondazione voluta dallo scomparso attore di `Superman`, Christopher Reeve, paralizzato dopo una caduta da cavallo, oltre che dai National Institutes of Health.  



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04.04.2014
Le carezze calmano il cuore, il potere delle coccole Un effetto già noto da tempo, ora si sa che è innato

Da: RICERCA

I neonati sono da subito sensibili alle carezze e reagiscono ad uno stimolo tattile gentile con il rallentamento del ritmo cardiaco e la loro sensibilità a questo tipo di stimoli sembra corrispondere a quella dei genitori, come fosse una dote innata e ereditaria. Lo dimostrano gli esperimenti condotti da Merle Fairhurst del the Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences a Leipzig i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Psychological Science. Nella pratica clinica dei reparti di neonatologia è noto il `potere terapeutico del contatto dei nati prematuri con la propria mamma. Gli esperti tedeschi hanno voluto studiare l`effetto di stimoli tattili di vario tipo sulla pelle di neonati: i piccoli erano tenuti sulle gambe di un genitore e gli psicologi sfioravano il loro braccio con un pennello a differenti velocità. Le reazioni corporee dei piccoli sono state valutate con vari strumenti, misurando ad esempio il ritmo cardiaco del neonato. I bimbi sono risultati sensibili a stimoli tattili gentili simili a quelli di una carezza (ottenuti sfiorando il loro braccio col pennello a media velocità). I ricercatori sostengono che la capacità di percepire ed essere sensibile al tocco piacevole di una carezza è vitale sin dai primi mesi di vita per il bambino a causa del ruolo fondamentale che gioca il contatto fisico nell`avvicinamento, nella formazione del legame affettivo genitore-bebè e nella sincronia che si stabilisce tra i bambini e genitori. 



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02.04.2014
Problemi agli occhi per `overdose di smartphone l`allarme degli ottici GB

Da: MEDICINA

La passione per gli smartphone rischia di tradursi in un aumento di problemi agli occhi, specie per i giovanissimi. A mettere in guardia da un uso eccessivo di cellulari e dispositivi come computer, tablet e televisori a schermo piatto sono gli ottici britannici, forti di un sondaggio su 2.000 persone. Ebbene, gli `under 25` sembra che ormai controllino il telefonino 32 volte al giorno. "La luce blu-viola è potenzialmente dannosa e tossica per la parte posteriore dell`occhio - ha detto l`ottico Andy Hepworth alla Bbc online - E la combinazione di un dispositivo luminoso troppo vicino e del fatto di non strizzare gli occhi abbastanza affatica la vista". "Così, alla lunga, si possono danneggiare gli occhi". Test hanno rilevato che l`iper-esposizione alla luce blu-viola ha il potenziale di aumentare il rischio di degenerazione maculare, una delle principali cause di cecità. Inoltre, secondo gli ottici, un eccesso di luce blu-viola può creare problemi di sonno e influire sullo stato d`animo. Il sondaggio, commissionato da un gruppo di ottici indipendenti, mostra che in media un adulto trascorre quasi sette ore al giorno a fissare uno schermo, e quasi la metà è in ansia se sta troppo a lungo lontano dal cellulare. Il consiglio degli esperti Gb è semplice: evitare l`overdose e riposare gli occhi, spegnendo il cellulare per un po’. 



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01.04.2014
Identificato nuovo gene che causa la Sla, studio italiano: in copertina su `Nature neuroscience`

Da: RICERCA

E` stato identificato da un gruppo di ricercatori italiani un nuovo gene principale causa della sclerosi laterale amiotrofica, o morbo di Lou Gehrig. Il gene, denominato Matrin3 e localizzato sul cromosoma 5, è stato scoperto in diverse ampie famiglie con più membri affetti da Sla e da demenza frontotemporale. I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista `Nature Neuroscience` che ha dedicato la copertina alla scoperta.  Gli autori sono un gruppo di ricercatori italiani del consorzio Italsgen (che riunisce 14 centri universitari e ospedalieri italiani che si sono uniti per la lotta contro la Sla), coordinati da Adriano Chio` (Centro Sla del Dipartimento di Neuroscience `Rita Levi Montalcini` dell`ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza e dell’Università di Torino), Gabriella Restagno (Laboratorio di Genetica molecolare dell`Azienda ospedaliero universitaria Città della Scienza e della Salute di Torino) e Mario Sabatelli (dell`Istituto di Neurologia - Centro Sla dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma), in collaborazione con il neurologo Bryan Traynor (Nih di Bethesda, Washington).  La scoperta di un nuovo gene implicato nell`eziologia della Sla fornisce informazioni fondamentali per l`identificazione dei meccanismi della degenerazione dei motoneuroni e avvicina la possibilità di nuove terapie mirate, grazie all`individuazione di vie cellulari suscettibili di interventi terapeutici.   



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31.03.2014
L`eterna lotta dell`uomo contro le infezioni, le impronte nel dna studio italiano su evoluzione difese immunitarie, speranza per nuove cure

Da: RICERCA

Dalla peste bubbonica alla pandemia di influenza Spagnola, fino all`epidemia di Aids. Virus e batteri hanno segnato nei secoli la storia dell`uomo, anche decidendo l`esito di guerre o decretando i destini di intere popolazione. Una battaglia senza fine che ha lasciato le sue tracce nel Dna. A seguire le `improntè dell`eterna lotta fra l`uomo e le infezioni è uno studio italiano sull`evoluzione della risposta immunitaria, pubblicato su `Plos Genetics` e frutto della collaborazione tra gli Irccs `Eugenio Medeà di Bosisio Parini (Lecco) e Fondazione Don Gnocchi, università degli Studi e università Bicocca di Milano. Le infezioni - ricordano gli autori - hanno rappresentato un`importante pressione selettiva, agendo come un `setacciò che ha permesso di sopravvivere e riprodursi solo a chi fosse geneticamente meglio `equipaggiato per farvi fronte. Il punto di partenza dello studio è che questa selezione naturale lascia delle `ormè, che possono essere identificate attraverso metodiche di evoluzione molecolare. Individuare queste tracce significa comprendere quali geni e varianti sono stati selezionati per rispondere meglio a una o più infezioni. I ricercatori hanno quindi cercato le impronte lasciate dalla selezione naturale in geni che cooperano a un processo noto come `presentazione dell`antigene: in sostanza la fase iniziale della risposta immune, il meccanismo che ci protegge dalle infezioni stesse. "La storia della nostra specie è scritta anche nel nostro genoma - sottolineano gli scienziati - Saperla leggere può aiutarci a comprendere come abbiamo combattuto i nostri peggiori nemici, chi sia oggi più vulnerabile ad alcune malattie e quali siano i migliori bersagli molecolari per lo sviluppo di nuove terapie". 

 



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25.03.2014
Ernia del disco incombe su 4 italiani su 5, i consigli del Cismer: diffuse soprattutto tra i 35 e i 45 anni

Da: MEDICINA

Le ernie discali rappresentano un`anomalia della colonna vertebrale molto diffusa: più di 4 italiani su 5 hanno, o avranno, problemi di ernia del disco nella propria vita, con sintomi che variano da un dolore lombare blando ad uno acuto. La fascia d’età più colpita? Quella tra i 35 e i 45 anni, quando il nucleo centrale è ancora ben idratato e gelatinoso. Con l`avanzare dell’età, invece, il nucleo polposo cambia: si disidrata progressivamente, riducendo così il rischio di formazione di ernie.  Sono quattro le tecniche utilizzate per risolvere il problema: intervento percutaneo, endoscopica, microchirurgica, e microchirurgica strumentata, con supporti strumentali, ossia gli spaziatori. "Tutte le patologie della colonna - sostiene Pier Vittorio Nardi, presidente dell`associazione Chirurgia italiana spinale mininvasiva e robotica (Cismer) - originano dalla degenerazione discale lombare precoce che nel tempo peggiora gradatamente diventando l`anticamera delle successive erniazioni. Ecco perché` trattare la degenerazione discale vuol dire prevenire l`evoluzione patologica dei dischi, tra le nuove possibilità l`utilizzo delle membrane amniotiche iniettabili per via percutanea in anestesia locale nei dischi, caratterizzate da un mixed di fattori di crescita e cellule stromali, consente la rigenerazione e protezione dei dischi, anche se al momento la durata protettiva sembrerebbe durare circa 1-2 anni".  E il rischio di recidiva è elevato: "Nell`80% dei casi - aggiunge Nardi - si tende a curare l`ernia al disco in modo conservativo, attraverso la fisioterapia, farmaci e stili di vita più attenti. Ma un`ernia seguita in questo modo non assicura un risultato a lungo termine: è stato certificato, infatti, che a distanza di un anno e mezzo, a seconda della gravità dell`ernia, i problemi tornano a farsi sentire nel 30% dei casi". Un ruolo cruciale per prevenire le ernie discali lo rivestono l’attività fisica e il fitness, ma occorre essere seguiti da personale specializzato, utilizzando anche cinture apposite.



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21.03.2014
Supercomputer Watson cercherà terapie personalizzate cancro Progetto del New York Genome Center, elaborerà le sequenze Dna

Da: Oncologia

Presto gli oncologi potrebbero avere un collega `virtuale` al proprio fianco per scegliere la terapia da usare. Il supercomputer Watson della Ibm, divenuto famoso per aver vinto un gioco a quiz, sarà impiegato in un progetto con il New York Genome Center a caccia di una terapia personalizzata per 20 pazienti con glioblastoma, un tumore al cervello molto aggressivo le cui vittime sopravvivono al massimo 12-14 mesi. Il supercomputer elaborerà i dati ottenuti dalla sequenza del Dna dei tumori dei pazienti, oltre che di quello dei pazienti stessi, confrontandole con il suo database che comprende tutta la letteratura scientifica oltre che informazioni su singoli casi. Partendo dalle mutazioni trovate nei tumori l`intelligenza artificiale cercherà di capire attraverso gli studi scientifici come queste influiscono sulle cellule, se ci sono stati altri tumori con caratteristiche genetiche simili e come sono stati trattati, un lavoro che richiederebbe settimane a un genetista. ``E` come cercare un ago in un pagliaio - ha spiegato John Kelly, direttore della ricerca Ibm - con un pagliaio enorme``. Il risultato dovrebbe essere una serie di ipotesi di terapia personalizzata tra cui i medici poi sceglieranno quella più adatta. La scelta e gli esiti sui pazienti saranno poi reimmessi nel computer che imparerà dall`esperienza. "Da quando è stato sequenziato il primo Dna più di dieci anni fa abbiamo accumulato una grande massa di dati - ha spiegato Robert Darnell, direttore del New York Genome Center, un consorzio di ricercatori -. La sfida ora è capire come usarli per migliorare i trattamenti". 



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20.03.2014
Epidemia dolce tra bimbi italiani, troppo zucchero per 90% livelli massimi già prima dell`anno di vita, tra i rischi obesità, diabete e carie

Da: MEDICINA

`Basta un poco di zucchero e la pillola va giù`. Il motto di Mary Poppins ha conquistato generazioni di bimbi, e di mamme. Che troppo spesso lo applicano alla lettera, con il risultato che in Italia 9 bambini su 10 consumano troppo zucchero già prima di compiere 1 anno. I livelli assunti ogni giorno sono ai massimi consentiti già nei primi 12 mesi di vita. Un``epidemia dolce che rischia di allevare un esercito di potenziali obesi, diabetici, cardiopatici e con i denti malati. Lo dimostra lo studio Nutrintake, condotto da Gianvincenzo Zuccotti, direttore Clinica pediatrica dell`ospedale Sacco-università degli Studi di Milano, su un campione di oltre 400 bambini della Penisola dai 6 ai 36 mesi. "La preferenza per il gusto dolce è innata e contribuisce ad influenzare le preferenze alimentari per tutta la vita", avverte Claudio Maffeis, professore associato di Pediatria all`università di Verona. Ma se è vero che "gli zuccheri sono fondamentali per la crescita e il sostentamento quotidiano", va sottolineato che "la nostra dieta ha già a disposizione tanti alimenti naturalmente dolci che aiutano ad assecondare il gusto dei bambini senza forzature". Invece "spesso tendiamo ad addolcire eccessivamente gli alimenti e a preferire cibi ricchi di zuccheri. Questi errori, se diventano abitudini, possono influenzare negativamente la salute futura dei bambini". Rischi confermati anche da una ricerca dei Cdc americani, pubblicata di recente su `Jamà, che dimostrano la correlazione tra eccesso di zuccheri e comparsa di malattie cardiovascolari gravi. "Gli zuccheri - ricorda Maffeis - sono di due tipi: semplici, tipicamente il cucchiaino di saccarosio che aggiungiamo, e complessi, prevalentemente amidi. Gli zuccheri semplici rilasciano energia immediata, mentre quelli complessi danno energia con gradualità. È soprattutto con gli zuccheri semplici, aggiunti agli alimenti, che tendiamo ad eccedere per i nostri bambini. Se pensiamo che in natura non esistono carboidrati a rilascio immediato, ci rendiamo conto di quanto possa essere opportuno limitare l`aggiunta di zucchero. Anche la frutta, naturalmente dolce, fornisce in realtà un complesso di zuccheri `buon che portano con sé altre importanti sostanze quali fibre, vitamine, minerali eccetera, con un valore nutritivo ben superiore a quello fornito dal solo fruttosio in essa contenuto".

 



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19.03.2014
Infezioni, 8 mln persone muoiono ogni anno per sepsi nel mondo ogni episodio costa 25mila euro

Da: MEDICINA

Le infezioni gravi sono ancora un serio problema sanitario. Ogni anno, nel mondo, 27 milioni di persone sviluppano una sepsi e di queste circa 8 milioni muoiono. La sepsi, infatti, fa più vittime del cancro alla prostata, del tumore al seno e dell`Hiv messi insieme. Sono solo alcuni dati ricordati dagli esperti nel corso dell`incontro - all`interno del congresso internazionale sulle cure intensive e l`emergenza in medicina, aperto a Bruxelles - dedicato allo sviluppo di una tecnologia rapida, a cui lavora la Abbot, per l`identificazione di più patogeni in un solo test. La mortalità legata alla sepsi, indicano i dati, è più alta del 51-65% in Europa rispetto agli Stati Uniti. E secondo le stime di alcuni studi europei ogni episodio costa al sistema sanitario circa 25mila euro; nei reparti di terapia intensiva un degente costa sei volta di più rispetto a un paziente senza sepsi. Nei Paesi in via di sviluppo la sepsi causa dal 60 all`80% delle morti nei bambini. Uno dei problemi è che i sintomi di questa condizione, avvertono gli esperti, possono essere confusi con quelli di altre patologie, ed è per questo difficile diagnosticare il problema in fase iniziale 



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19.03.2014
Sintetizzato cuore battente, verso cerotti post-infarto toppe hi-tech con nuovo gel elastico, promessa jolly in medicina rigenerativa

Da: RICERCA

Un tessuto sintetico che riproduce fedelmente il muscolo battente, da utilizzare un giorno come `toppa sul cuore infartuato. Il materiale è già pronto; sembra funzionare non solo in provetta, ma anche nelle cavie da laboratorio, ed è in attesa di essere testato su animali di dimensioni maggiori. Il `cuore in provetta viene presentato a Dallas, dove è in corso il 247° National Meeting & Exposition dell`American Chemical Society (Acs). Lo hanno messo a punto gli scienziati del Brigham and Woman`s Hospital-Harvard Medical School di Boston e dell`università di Sydney in Australia, riuscendo a combinare un nuovo idrogel dotato di proprietà elastiche con una tecnologia miniaturizzata in grado di creare un tessuto cardiaco che mima le proprietà meccaniche e biologiche del cuore vero. Per prima cosa, gli scienziati hanno sintetizzato una nuova famiglia di gel utilizzando una proteina elastica umana chiamata tropoelastina. Questo materiale, però, doveva essere `modellato perché assumesse la giusta architettura. Per farlo, i ricercatori hanno sfruttato le nuove metodiche di stampa in 3D e tecniche di microingegneria, che hanno permesso di ottenere piccoli `cerotti di cellule organizzate in modo da battere in sincronia all`interno dell`idrogel elastico. "I nostri cuori sono ben più di un cumulo di cellule messe una sull`altra - spiega infatti Ali Khademhosseini, che insieme a Nasim Annabi ha fabbricato il nuovo materiale - Sono organizzate in un`architettura particolare" che gli studiosi sono riusciti a copiare. Le nuove toppe elastiche potranno essere impiegate anche per rigenerare altri tessuti: dai vasi sanguigni ai muscoli scheletrici, dalle valvole cardiache alla pelle vascolarizzata.



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18.03.2014
Stile di vita e dieta contro le `malattie non trasmissibili` Medici e diabetologi, dal 5/4 tour della prevenzione in 30 città

Da: INIZIATIVE

Basterebbe modificare il nostro `stile di vita`, con un` alimentazione più sana e una moderata attività fisica per prevenire le `malattie non trasmissibili` responsabili nel mondo dell`80% delle morti e del 70% delle disabilità. Per questo i medici di famiglia, hanno promosso la 2/a edizione di `visitiamo la tua città`, tour che toccherà le piazze di 30 città, soprattutto del centro e del sud d`Italia. Delle malattie non trasmissibili - spiega Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) - fanno parte obesità e sovrappeso, ipertensione, dislipidemie (troppo colesterolo e trigliceridi), che a loro volta causano diabete, malattie cardiovascolari, renali, respiratorie, tumori. In questo progetto educativo, la Simg sarà affiancata dall` Associazione Medici Diabetologi (Amd) e godrà del contributo non condizionato di Doc Generici. I diabetologi entrano nel `tour` per contribuire ad abbassare il rischio di una malattia la cui diffusione è aumentata del 60% negli ultimi 20 anni - spiega Antonio Ceriello, presidente Amd - che vede oggi 5 milioni di italiani diabetici (8% della popolazione), di cui la metà non sa di esserlo. Senza dimenticare l`alta prevalenza dei soggetti sovrappeso e obesi, pari al 35,5% e al 9,9%. Soprattutto al Sud. Il tour partirà il 5 aprile da Cagliari e proseguirà il 7 a Trapani, facendo tappa in altri quattro capoluoghi della Sicilia, per poi risalire la Penisola attraverso le città di Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Lazio, Umbria, Abruzzo, Marche, Toscana, dove il 15 maggio si concluderà, a Empoli. Nelle piazze di queste città saranno montati piccoli `villaggi della salute` (tendoni, camper), dove i cittadini compileranno un questionario sulle abitudini quotidiane, per una valutazione del loro `stile di vita`. Infermiere professioniste misureranno il rischio cardiovascolare e li indirizzeranno al colloquio col medico o il diabetologo. 



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17.03.2014
Al via studio su impatto dipendenza da web nelle università schiavo di internet o giochi 1 italiano su 10

Da: MEDICINA

Un progetto per valutare l`impatto delle dipendenze da Internet dei giovani italiani, con il coinvolgimento degli studenti universitari di Pisa, Napoli e Brescia. Lo ha elaborato Donatella Marazziti, docente di psichiatria all`università degli Studi della città pisana. "Si tratta della prima, grande campionatura italiana su una popolazione universitaria così vasta. Cercheremo di capire - afferma in una nota Marazziti - attraverso la somministrazione di questionari realizzati con metodi scientifici, il grado di dipendenza dalla rete dei nostri giovani, per comprendere meglio la differenza e i confini tra utilizzo professionale o ludico di Internet e impossibilità di liberarsi dalla sua morsa". "Le dipendenze non chimiche - aggiunge Marazziti - riguardano ormai un decimo della popolazione, considerando l`aumento esponenziale della ludopatia". Al progetto ha collaborato Mario Campanella, in libreria in questi giorni con `Maladolescenza quello che i figli non dicono (Piemme edizioni). "Voglio ringraziare Giovanni Serpelloni, capo del Dipartimento politiche antidroga - conclude Marazziti - che ha sostenuto l`idea". 



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14.03.2014
Giornata mondiale rene, rischi per troppe proteine nel piatto Colpiti 5 mln di italiani, prevenzione con dieta corretta

Da: INIZIATIVE

Reni a rischio per troppe proteine, fosforo e potassio, consumati con l`alimentazione. Le patologie renali colpiscono 5 milioni di italiani ma si possono prevenire anche con una corretta dieta, sostengono gli specialisti della Associazione nazionale dei dietisti (Andid) che, in occasione della giornata mondiale su rene che ricorre oggi, elencano le regole da adottare per mantenere una sana funzionalità renale. Frutta e verdura in abbondanza, raccomanda l`Andid, e ad ogni pasto includere cereali sia bianchi che integrali; cucinare la pasta con sughi semplici di verdure e a tavola preferire pane senza sale e senza olio e i biscotti secchi. Consumare 2 volte alla settimana zuppe di legumi ricchi di minerali e vitamine, come piatto unico. Evitare doppi `secondi` di carne, pesce, uova, formaggi, salumi. Il pesce 2-3 volte la settimana, formaggi o latticini al massimo 2-3 volte settimanali. Olio extravergine di oliva come condimento a crudo e usare utensili che riducono la quantità di grasso dei cibi in cottura. "La dieta ipoproteica è fondamentale anche durante i trattamenti sostitutivi con dialisi o trapianto, oltre che monitorare l`apporto di liquidi, potassio e fosforo - sottolinea Anna Laura Fantuzzi, segretario dell`associazione.

 



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12.03.2014
Alzheimer: "placche silenti" indicano rischio declino cognitivo

Da: RICERCA

 L`imaging del cervello tramite colorante radioattivo aiuta a individuare precocemente quei segni dell`Alzheimer che potrebbero predire il futuro declino cognitivo fra adulti con lieve o assente peggioramento cognitivo. Lo studio della Duke University è stato pubblicato sulla rivista `Molecular Psychiatry`. L`identificazione delle placche beta-amiloidi silenti che si sviluppano nel cervello potrebbe aiutare i medici nelle decisioni terapeutiche per i pazienti a rischio di Alzheimer. "La nostra ricerca - ha spiegato P. Murali Soraiswamy, fra gli autori dello studio - ha mostrato che gli adulti in salute e quelli con lievi perdite mnemoniche che risultano positivi allo scan cerebrale per queste placche hanno un declino della memoria, del linguaggio e del ragionamento più veloce nel giro di tre anni". Lo studio ha coinvolto 152 adulti con minimo 50 anni di età.

 


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