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Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
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30.04.2015
Al via Campagna `Punto nel Vivo’ contro punture insetti

Da: MEDICINA

Da maggio prende il via la prima edizione della campagna d`informazione "Punto nel Vivo", con l`obiettivo di far conoscere al pubblico l`esistenza, le caratteristiche e le terapie delle reazioni allergiche da punture di imenotteri. Un "ordine", quello degli imenotteri, che comprende oltre 100.000 specie d`insetti, tra i quali, i più noti e comuni sono le api, le vespe e i calabroni. "Sono oltre 5 milioni gli italiani che ogni anno vengono punti dichiara la Dott.ssa Maria Beatrice Bilò, coordinatrice di Punto nel Vivo e specialista in Allergologia degli Ospedali Riuniti di Ancona ma si stima che da 1 a 8 su 100 sviluppi una reazione allergica senza essere a conoscenza delle conseguenze. L`allergia al veleno di Imenotteri può provocare reazioni localizzate (dal 2,4% al 26%) o severe reazioni sistemiche (dall`1% al 8,9%) di tipo respiratorio e cardiocircolatorio che si possono complicare fino alla morte, con circa 10 casi all`anno accertati in Italia." L`iniziativa "Punto nel vivo" è promossa dai "25 esperti" che fanno riferimento ai principali Centri Allergologici Specializzati nella diagnosi e terapia dell`allergia al veleno di imenotteri, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus Federazione Italiana Pazienti (www.federasmaeallergie.org) e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abello’ (www.alk-abello.it). "Punto nel vivo" ha in programma una serie di azioni e strumenti di comunicazione, che partendo da Facebook come canale di comunicazione semplice e fruibile al servizio di tutto il pubblico, arrivano fino all`informazione e formazione di tutti i professionisti della salute che sono coinvolti nel percorso diagnostico e terapeutico dei pazienti allergici a veleno di imenotteri. 



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30.04.2015
Due settimane `junk food` aumentano rischio tumore colon Test con `scambio dieta’ Usa-Africa

Da: RICERCA

Bastano due settimane di `junk food` per avere effetti visibili sulla salute dell`intestino, con l`inizio delle condizioni che aumentano il rischio di tumore. Lo afferma uno studio in cui a 20 statunitensi è stato chiesto di `scambiare la dieta’ con 20 sudafricani pubblicato dalla rivista Nature Communications. Per due settimane gli occidentali hanno seguito la dieta rurale tipica africana, ricca di fibre e legumi e povera di grassi. Agli africani invece sono stati fatti mangiare gli alimenti tipici della dieta statunitense, con molta carne e grassi, compresi hamburger e patatine. Al termine dell`esperimento negli statunitensi erano diminuiti i segni dell`infiammazione, e anche la flora batterica intestinale era più varia, mentre le condizioni dell`altro gruppo erano sensibilmente peggiorate. ``In appena due settimane - spiega Stephen ÒKeefe dell`università di Pittsburgh - un cambiamento di dieta ha modificato i biomarker del rischio di tumore, segno che non è mai troppo tardi per modificare il rischio di tumore al colon``. Secondo gli esperti un terzo dei tumori al colon, uno dei più diffusi sia tra gli uomini che tra le donne, potrebbe essere evitato proprio cambiando la dieta.


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29.04.2015
Per colpa di obesità e diabete -18% produttività entro 20 anni

Da: MEDICINA

`The bitter after taste of sugar`, letteralmente `Il retrogusto amaro dello zuccherò, è questo il titolo del rapporto redatto dagli esperti della banca d`investimenti Morgan Stanley, che hanno analizzato dal punto di vista economico l`impatto del consumo eccessivo di zuccheri sulla salute e sulla crescita economica nei principali Paesi, sviluppati e in via di sviluppo, del pianeta. Nei Paesi dell`area Ocse, questo impatto negativo - legato all`accoppiata diabete/obesità - è valutato all`incirca in un -18% di produttività nei prossimi 20 anni. È uno dei temi su cui si confronteranno gli esperti dell`associazione Associazione medici diabetologi al ventesimo congresso, organizzato a Genova che aprirà i battenti il 13 maggio al Centro congressi `Magazzini del cotone’. Secondo gli esperti Morgan Stanley un`alimentazione equilibrata è un fattore chiave nel determinare lo sviluppo economico a lungo termine di una popolazione, e l`eccesso nel consumo di zuccheri, che porta a sovrappeso, obesità e diabete, mette a serio rischio la crescita economica. Tra i Paesi a maggior rischio figurano quelli in cui i tassi di diabete e obesità sono già particolarmente elevati (Cile, Repubblica Ceca, Messico, Usa, Australia e Nuova Zelanda), che vedranno perdite di produttività tra il 20 e il 32%. Migliore la situazione in Giappone, sotto al 10%, Svizzera, Francia e Italia, sotto al 15%. 


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29.04.2015
Nature, nel cervello l`interruttore per `spegnere’ la fame

Da: RICERCA

Nuove speranze per chi ha bisogno di perdere peso. Gli scienziati della Harvard Medical School e dell`Università di Edimburgo hanno identificato le cellule del cervello che creano la sensazione di fame, importantissimo passo avanti, dicono su `Nature Neuroscience’, per creare "un nuovo target promettente per lo sviluppo di farmaci dimagranti". Il team internazionale ha scoperto che un circuito del cervello noto come recettore della melanocortina-4 (MC4R) è l`insieme di cellule che controlla il desiderio di mangiare. `Spegnendo’ queste cellule in un gruppo di topi, gli scienziati hanno visto aumentare la fame nei roditori, mentre accendendole si è fermato lo stimolo a nutrirsi. "I nostri risultati mostrano che l`attivazione artificiale di questo particolare circuito cerebrale non è dannosa e può ridurre l`alimentazione nei topi, con un risultato sostanzialmente simile a quello ottenuto con la dieta, ma senza la sensazione cronica di fame", ha spiegato il co-autore senior dello studio Bradford Low, professore di Medicina di Harvard e ricercatore del Beth Israel Deaconess Medical Center for Nutrition and Metabolism. 


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24.04.2015
Dermatologia: in Italia oltre 3 mln di persone colpite da rosacea

Da: MEDICINA

Molti la confondono con la couperose, ma il nome corretto è rosacea, una malattia infiammatoria della pelle che colpisce soprattutto le aree centrali del viso, come le guance il naso e le palpebre. Si presenta con rossore, eritema persistente, pustole, capillari superficiali, pelle del viso secca. In Italia sono 3.200.000 le persone colpite da rosacea, circa il 7-8 per cento della popolazione adulta. La malattia è sottovalutata e solo 1 persona su 10 si rivolge al medico e ottiene una diagnosi. Questo è quanto emerso in occasione del 90esimo Congresso Nazionale SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse). "La maggior parte delle persone è convinta che il rossore sia una caratteristica naturale della propria pelle", ha spiegato Giampiero Girolomoni, presidente SIDeMaST. "Al contrario, la rosacea - ah continuato - è una malattia e in quanto tale va diagnosticata e curata. La rosacea acquisisce la dignità di malattia solo nella sua manifestazione più conclamata quando papule, pustole e ispessimento della pelle hanno già aggravato le condizioni del paziente, mentre il semplice rossore viene ignorato. Invece di risolvere il problema alla radice, le persone affette da rosacea cercano di camuffare l`infiammazione cutanea con l`impiego di cosmetici che, contenendo alcool o profumo, peggiorano la condizione della pelle aumentandone l`infiammazione e l`irritazione; la rosacea è una malattia e come tale va trattata. Oggi esistono tanti rimedi che possono migliorare questa condizione ma, se non curata la rosacea si aggrava e dalle forme più lievi si passa a quelle più gravi". Le cause della rosacea non sono ancora completamente chiare, si sa che l`infiammazione è alla base di questa patologia e diversi trattamenti possono migliorare la condizione clinica dei pazienti. Con l`intento di produrre un documento condivisibile in ambito scientifico, un gruppo di esperti dermatologi ha messo a punto le Raccomandazioni sulla Gestione della Rosacea con focus sulle opzioni terapeutiche più efficaci.


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24.04.2015
Asma, possibile cura entro 5 anni grazie a studio-svolta

Da: RICERCA

Curare l`asma entro cinque anni. Una promessa che arriva dai ricercatori della Cardiff University e del Kings College di Londra, che hanno identificato quali cellule portano le vie aeree a restringersi quando vengono a contatto con sostanze irritanti come smog o allergeni, e anche come impedire che ciò avvenga. Esistono già farmaci che possono disattivare queste cellule, sono conosciuti come calciolitici e sono usati per trattare le persone con osteoporosi. Gli scienziati sperano che in futuro gli asmatici possano assumerli per prevenire gli attacchi. "I nostri risultati sono incredibilmente eccitanti", ha detto Daniela Riccardi della Cardiff University School of Biosciences. "Se riusciremo a dimostrare che i calciolitici sono sicuri quando somministrati direttamente ai polmoni, in cinque anni potremmo essere in grado di curare i pazienti e potenzialmente impedire che l`asma si manifesti". Gli scienziati - rivela la rivista `Science Translational Medicinè - erano già a conoscenza del fatto che l`asma è causata da un`infiammazione dei bronchi, ma non sapevano cosa la innescasse. Esperimenti sui topi e su tessuti umani delle vie aeree hanno messo in evidenza che le cellule recettore sensore del calcio (CaSr) - che rilevano i cambiamenti dell`ambiente - nelle persone asmatiche vanno in tilt, innescando spasmi, infiammazione e restringimenti delle vie respiratorie. Ma con i farmaci calciolitici le cellule si disattivano e si fermano tutti i sintomi. Gli scienziati sperano ora che gli studi clinici inizieranno presto.


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23.04.2015
Funziona gel anti-Parkinson, parola dei pazienti

Da: MEDICINA

Fino a oggi una cura per il morbo di Parkinson sembrava una chimera nonostante decenni di studi intensivi. Ma un nuovo trattamento di recente approvazione potrebbe contribuire ad alleviare sensibilmente i sintomi della malattia. Ne parla John Slevin, professore di neurologia e vice presidente ricerca dell`Uk`s Kentucky Neuroscience Institute, sul `Journal of Parkinson`s Disease’. Ma lo assicurano anche i pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione. L`esperto ha lavorato con un team di ricercatori internazionali per esplorare l`efficacia del farmaco levodopa in dosaggio continuo, utilizzando un gel appositamente sviluppato e chiamato Cles (Duopa*), che viene somministrato direttamente nell`intestino tenue da una pompa di infusione portatile. Il paziente Marion Cox è diventato il primo `testimonial` del medicinale: è un contadino di 70 anni, ex agente immobiliare, e soffre di Parkinson da 16 anni. Dopo un periodo di cure inefficaci, quando ha provato il nuovo rimedio all`interno dello studio clinico si è sentito "subito diverso". Ora cammina meglio, si veste più facilmente, e coltiva i suoi 800 ettari di terreno ogni giorno. "Non sono ancora come ero una volta, prima che avessi il Parkinson, ma sto maledettamente bene", assicura. 
 


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20.04.2015
Studio, con un po’ di zucchero lo stress va giù

Da: RICERCA

Basta un poco di zucchero e lo stress va giù. A spegnere i sensi di colpa di chi si concede una pausa consumando bevande dolci è uno studio americano, che rivela come in questo modo si riduce nelle donne il cortisolo, l`ormone spia dello stress. La ricerca dell`università della California, al momento solo su piccoli numeri, ha coinvolto 19 persone: a 11 sono state fatte bere bibite ad alto contenuto di zucchero, mentre le altre otto si sono dovute accontentare di dolcificanti. Ebbene, secondo l`equipe, le donne che avevano consumato le bevande più zuccherate hanno minori livelli di cortisolo nella saliva. "Questi risultati provano per la prima volta che lo zucchero, ma non l`aspartame, può alleviare lo stress negli esseri umani", commenta Kevin Laugero, dell`ateneo della California, sull`Independent.



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20.04.2015
Bolle nelle nocche, ecco perché` le dita scrocchiano

Da: MEDICINA

Un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati dell`Università dell`Alberta (Canada) ha svelato il segreto delle dita che `scrocchiano, un mistero che durava da 77 anni. All`origine del `croc` ci sono delle bolle che si formano all`interno delle nocche. C`è infatti una cavità tra la giuntura della nocca e l`articolazione formata da muscoli e tendini, nella quale ristagna il liquido sinoviale che ricopre e lubrifica l`articolazione e dove si vengono a formare delle bolle di idrogeno e ossigeno. Quando ci scrocchiamo le dita attiviamo la formazione delle bolle e si produce il caratteristico rumore. Lo studio è pubblicato su `Plos One. Per arrivare alla loro conclusione, i ricercatori hanno `fotografato con una risonanza magnetica l`intero fenomeno grazie a un tiraggio artificiale del dito posto all`interno della macchina. "La capacità di far scrocchiare le nocche potrebbe essere correlata alla salute delle articolazioni", sottolinea Greg Kawchuk, autore principale dello studio e docente della Facoltà di Medicina riabilitativa. Secondo lo scienziato, questa ricerca potrebbe avere implicazioni per altri studi sulle articolazioni del corpo tra cui la colonna vertebrale e aiutare a spiegare perché le articolazioni diventano, ad esempio, artritiche. "Può darsi - conclude Kawchuk - che potremo utilizzare questa nuova scoperta per analizzare quando iniziano i problemi articolari molto prima della comparsa dei sintomi. Questo darebbe ai pazienti e ai medici la possibilità di affrontare in anticipo problemi molto gravi".



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16.04.2015
Scoperta proteina possibile causa Alzheimer

Da: RICERCA

Si apre una nuova strada nella ricerca di una cura per l`Alzheimer. Scienziati della Duke University in North Carolina (Usa) evidenziano sul `Journal of Neuroscience’ di aver scoperto una nuova potenziale causa della malattia, che potrebbe aiutare a indirizzare nuovi trattamenti farmacologici. Gli esperti hanno osservato su modello animale che, in presenza della malattia, nelle cellule immunitarie che normalmente proteggono il cervello si inizia a consumare una sostanza nutritiva vitale chiamata arginina. Bloccando questo processo con un farmaco è possibile prevenire la formazione delle ormai note placche nel cervello caratteristiche della malattia di Alzheimer, e anche fermare la perdita di memoria nei topi. I risultati sono particolarmente incoraggianti perché fino a ora, evidenziano gli autori, il ruolo esatto del sistema immunitario e dell`arginina nell`Alzheimer era completamente sconosciuto. Il farmaco che è stato utilizzato per bloccare la risposta immunitaria del corpo a livello di arginina - conosciuto come difluorometilornitina - è già in fase di studio per alcuni tipi di cancro ed è idoneo alla sperimentazione come potenziale terapia anti-Alzheimer.


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15.04.2015
Alzheimer: individuata causa principale, si spera potenziale cura

Da: RICERCA

Dagli Stati Uniti giunge la notizia della scoperta della possibile causa principale dell`Alzheimer, dando nuove speranze ai tanti malati nel mondo. In test - condotti finora solo su cavie da laboratorio - si è visto che un tipo di cellule del sistema immunitario del cervello, le microglia, quando iniziano a consumare dosi abnormi di un nutriente, l`arginina (un aminoacido), iniziano a dividersi e cambiare contemporaneamente all`apparire dell`Alzheimer. I ricercatori statunitensi della Duke University hanno scoperto che bloccando questo processo con la somministrazione nei topi di un noto `inibitore enzimatico’ (molecola in grado di diminuire l`attività di un enzima), la `difluorometilornitina’ (Dfmo), si riduce il consumo di arginina, da parte delle microglia e si riduce sia il numero di queste cellule che delle cosiddette `placche amiloidi’. Sono queste ultime (insieme al malfunzionamento delle proteine Tau) che, depositandosi tra i neuroni (le cellule del cervello), ne alterano, rallentandolo, il funzionamento causando la demenza tipica dell`Alzheimer. "Se (sarà accertato anche negli uomini) che il consumo di arginina gioca un ruolo così importante nel processo degenerativo, forse potremmo bloccarlo ed invertire il corso della malattia", ha spiegato Carol Colton, professore di Neurologia alla Duke University School of Medicine, uno degli autori dello studio pubblicato sul Journal of Neuroscience. Ricerca che sempre secondo Colton "apre le porte ad un modo completamente diverso di pensare l`Alzheimer, in grado di farci superare il punto morto in cui ci trovavamo nella lotta contro" la malattia.


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15.04.2015
Messo a punto test respiro per diagnosi cancro stomaco

Da: RICERCA

Un semplice test del respiro potrebbe aiutare a rilevare il cancro allo stomaco nelle prime fasi di sviluppo. Il nuovo sistema, sviluppato da un gruppo di ricercatori israeliani del Russell Berrie Nanotechnology Institute di Haifa, è in grado di rilevare i segnali chimici nell`aria espirata che sono collegati allo sviluppo del tumore. Non solo. Secondo quanto riportato dalla rivista Gut, gli scienziati sono riusciti anche a distinguere i pazienti ad alto e basso rischio di sviluppare la neoplasia. Il nuovo sistema, secondo i ricercatori, è preciso ed economico, e permette ai pazienti di essere monitorati senza l`utilizzo di procedure invasive. Il test del respiro consente di rilevare una proteina che sembra giocare un ruolo fondamentale nella rapida crescita dei tumori. "Le cose interessanti di questo test - ha detto Hossam Haick, autore principale dello studio - sono la sua non invasività, la facilità d`uso. la rapida predittività, l`insensibilità ai fattori di confondimento e il potenziale basso costo". Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato campioni di aria espirata di 484 persone, tra cui 99 avevano già ricevuto una diagnosi di cancro allo stomaco. I campioni sono stati analizzati grazie ai cosiddetti sensori nano materiali, in grado di "leggere" un segnale chimico o un pattern collegati al tumore dello stomaco. Il test è così preciso che potrebbe rilevare la differenza tra i tumori gastrici in fase precoce e tardiva. I ricercatori sperano di poter utilizzare questo nuovo strumento al posto di endoscopie, un tipo di procedura invasiva e costosa utilizzata per diagnosticare i tumori gastrici. Attualmente è in corso un ampio studio su migliaia di pazienti in Europa che ha lo scopo di testare questa tecnologia come metodo di screening.


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13.04.2015
Fiuto cani da Nobel, `scova’ cancro alla prostata nel 98% dei casi

Da: RICERCA

Il fiuto dei cani pastore tedesco da premio Nobel. I quattrozampe possono scovare il cancro alla prostata annusando le urine di un paziente con un`esattezza che arriva al 98%. Lo ha stabilito un nuovo studio del dipartimento di Urologia dell`Ircss Humanitas di Rozzano (Milano) diretto da Gianluigi Taverna - riporta il `Telegraph`- La ricerca è stata pubblicata sulla rivista `Journal of Urology`. Il lavoro ha utilizzato due esemplari di pastore tedesco femmina che hanno annusato i campioni di urina di 900 uomini, 360 con cancro alla prostata e 540 senza. Un cane è riuscito a scovare con il 98,7% dei tumori alla prostata, l`altro esemplare si è fermato al 97,6%. Gli animali, come già attestato in altri studi, sono in grado di rilevare specifici composti organici volatili del tumore alla prostata presenti nelle urine. 



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09.04.2015
AIFA pubblica Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia

Da: SANITÀ

L’Agenzia Italiana del Farmaco rende disponibile il quarto Rapporto sulla sorveglianza postmarketing dei vaccini in Italia - anno 2013, redatto in collaborazione con i componenti del gruppo di lavoro sull’analisi dei segnali dei vaccini, che prosegue l’attività volta a fornire l’informazione di ritorno ai segnalatori e a tutti gli operatori sanitari che operano nel campo dei vaccini. In continuità con i rapporti precedenti, i contenuti del quarto rapporto sono concentrati sull’analisi delle segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse registrate nella rete nazionale di farmacovigilanza, osservate dopo la somministrazione di vaccini, e forniscono un aggiornamento degli eventi significativi avvenuti nel 2013 legati a vaccini e vaccinazioni. Il rapporto è arricchito da contributi regionali e da una sezione finale in cui viene presentato un elenco di lavori concernenti i vaccini, cui hanno partecipato autori e gruppi italiani, e offre dunque strumenti di conoscenza e di approfondimento agli operatori sanitari con la duplice intenzione di fornire un riscontro a tutti coloro che hanno segnalato sospette reazioni avverse e di contribuire a ridurre incertezze su vaccini e vaccinazioni fornendo evidenze.


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30.03.2015
Guanto robotico dopo ictus per aiutare a muovere mano

Da: RICERCA

La ricerca rincorre i film di fantascienza, mettendo a punto dispositivi innovativi per restituire la capacità di movimento. Questa volta viene presentato il prototipo di un `guanto robotico che aiuta i movimenti della mano in persone colpite da patologie neurologiche. Il nuovo esoscheletro, frutto della ricerca italiana ed europea, sarà presentato a Fiere di Parma, in occasione della 14esima edizione di Mecspe, la fiera internazionale delle tecnologie per l`innovazione, organizzata da Senaf. Tra le novità presenti quest`anno, all`interno della Piazza della Robotica & degli Umanoidi, saranno visibili gli ultimi progetti rivolti al mondo della riabilitazione e al miglioramento della deambulazione per le persone con mobilità e indipendenza ridotta. In particolare, l`Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant`Anna, nell`ambito del progetto di ricerca Way (Wearable interfaces for hAnd function recoverY), dopo gli studi effettuati con successo sulla protesi di mano bionica nel 2008 e nel 2014 - rivolta però solo a pazienti amputati - presenterà in anteprima proprio il prototipo robotico indossabile, studiato per essere usato da chi ancora ha l`arto, ma non riesce più a utilizzarlo a causa di danni neurologici (ictus, lesioni del midollo spinale o del plesso brachiale). Si chiama HX il `guanto robotico per il recupero della funzionalità della mano post trauma, con assistenza funzionale alla presa degli oggetti. Un sistema indossabile che circonda la mano del paziente, come una sorta di `guanto, e promette di restituire gesti quotidiani a moltissime persone. Si stima infatti che questo problema all`arto superiore in Europa ogni anno conti 7.500 nuovi casi. L`esoscheletro consente al paziente di riacquistare la funzionalità degli arti superiori e delle mani e il controllo dei movimenti tramite sistemi a pulsantiera e segnali elettroencefalografici, spiegano i ricercatori.


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26.03.2015
Figli di fumatori più a rischio malattie cardiache

Da: RICERCA

I figli di fumatori possono avere fino a quattro volte più probabilità di sviluppare una malattia cardiaca da grandi. Il fumo passivo, infatti, compromette lo sviluppo cardiovascolare dei bambini. Lo ha scoperto uno studio dell`Università di Turku (Finlandia) in uno studio pubblicato sulla rivista Circulation. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno osservato lo stato di salute di un gruppo di giovani finlandesi, esposti al fumo da piccoli in un periodo fra il 1980 e il 1983. Dopo aver tenuto conto alcune variabili importanti (sesso, abitudini, ecc.), gli scienziati hanno analizzato condizioni della carotide dei soggetti nel 2001, nel 2007 e nel 2014 I ricercatori hanno misurato inoltre i livelli di cotinina, un biomarcatore dell`esposizione al fumo passivo, nei campioni di sangue risalenti al triennio 1980-83. Dai risultati è emerso che la percentuale di bambini con livelli di cotinina non rilevabili erano più alta tra le famiglie in cui nessuno dei genitori fumava (84 per cento), scendeva nelle famiglie in cui un genitore aveva l`abitudine di fumare (62 per cento) e calava ancora di più nelle famiglie con entrambi i genitori fumatori (43 per cento). Ebbene, il rischio di sviluppare placche carotidee in età adulta è risultato quasi il doppio (1,7) per quegli adulti che da piccoli erano stati esposti al fumo di uno o due genitori rispetto agli adulti figli di non fumatori. Inoltre nei soggetti con entrambi i genitori fumatori questa percentuale si è quadruplicata nel caso in cui da piccoli i genitori non avessero preso precauzioni, come ad esempio fumare fuori dalle mura domestiche. "Il nostro consiglio ai neogenitori è quello di smettere di fumare", ha detto Costan Magnussen, autore principale dello studio. "Nel frattempo è bene evitare l`esposizione al fumo passivo dei propri figli il più possibile per evitare di compromettere il loro sviluppo cardiocircolatorio", ha concluso. 


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19.03.2015
Infarto, in 1 paziente su 3 angioplastica non basta al cuore

Da: MEDICINA

L`infarto non sempre trae benefici dall`angioplastica, quando ci sono anche problemi di flusso sanguigno nel cosiddetto microcircolo (piccoli vasi e capillari) nel cuore. Per questi pazienti, circa uno su tre, bisogna cercare soluzioni sempre più personalizzate e anche la speranza di una soluzione che si era intravista alcuni anni fa in una nuova terapia, la cosiddetta trombo-aspirazione, non ha trovato conferme. Lo spiega Filippo Crea del Dipartimento di scienze cardiovascolari dell`università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma in un editoriale appena pubblicato sulla prestigiosa rivista `New England Journal of Medicine a commento di un grosso studio clinico - chiamato Total - coordinato in Canada dal Sanjit Jolly e pubblicato sulla stessa rivista. Secondo Crea si deve guardare avanti verso lo sviluppo di nuove strategie per cambiare la sorte di questi pazienti più sfortunati. I ricercatori dell`Istituto di cardiologia dell`Università Cattolica - si legge in una nota - sono in prima fila nella ricerca di procedure alternative per riscrivere la sorte di questi pazienti più difficili, per esempio è in corso una ricerca basata sull`utilizzazione del laser e un`altra è stata recentemente pubblicata sull`uso dell`adenosina con risultati promettenti. L`infarto cosiddetto `Stemi è il più grave di tutti perché caratterizzato dall`ostruzione completa dell`arteria coronarica che ossigena il cuore. L`angioplastica primaria migliora la prognosi del paziente, ma in circa un terzo dei pazienti il vantaggio della procedura risulta annullato dal fatto che il sangue non riesce comunque a raggiungere il cuore per un`ostruzione del microcircolo. Lo studio Total dimostra che una soluzione terapeutica proposta alcuni anni fa, detta trombo-aspirazione, in realtà non funziona. Si tratta di una procedura che consiste nell`aspirare il trombo nella coronaria prima di riaprirla con uno stent durante l`angioplastica.



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17.03.2015
Con gambe `bioniche` pazienti amputati tornano a camminare

Da: MEDICINA

Nuovi sistemi robotici, leggeri e indossabili, autentiche `gambe bioniche’, restituiscono la possibilità di una camminata più efficiente e con minore sforzo fisico a persone che hanno subìto l`amputazione degli arti inferiori, al di sopra del ginocchio, riducendo il rischio di cadute e imprimendo ai movimenti la regolarità di una falcata ritmica e sicura. È il risultato ottenuto grazie al progetto europeo triennale `Cyberlegs` (The CYBERnetic LowEr-Limb CoGnitive Ortho-prosthesis) appena concluso e finanziato dalla Commissione Ue con 2.5mln di euro, suddivisi tra 5 istituzioni riunite in consorzio, con il coordinamento dell`Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant`Anna di Pisa. I test, che da agosto 2014 hanno coinvolto 11 volontari a cui erano stato amputato uno degli arti inferiori, sono stati condotti alla Fondazione Don Carlo Gnocchi di Firenze e confermano l`efficacia delle rivoluzionarie applicazioni. I risultati ottenuti da `Cyberlegs` saranno illustrati nel meeting conclusivo in programma alla Fondazione Don Gnocchi a Firenze. Al consorzio hanno aderito come partner docenti universitari da tutta Europa in rappresentanza di importanti istituzioni, come Renaud Ronsse (Université catholique de Louvain, Louvain la Neuve, Belgio); Dirk Lefeber e Romain Meeusen (Vrije Universiteit Brussel, Brussel, Belgio); Marko Munih e Roman Kamnik (Univerza v Ljubljani, Ljubljani, Slovenia); il cardiologo Raffaele Molino-Lova (Fondazione Don Carlo Gnocchi, Firenze). Il progetto Cyberlegs è stato lanciato nel 2012 da Maria Chiara Carrozza, allora rettore della Scuola Superiore Sant`Anna di Pisa e bioingegnere. 


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17.03.2015
Neoplasie urologiche, nasce team italiano per assistenza `doc`

Da: ONCOLOGIA

Cinque società scientifiche italiane si alleano e serrano i ranghi contro i tumori urologici: il cancro alla prostata, quello alla vescica, le neoplasie a rene testicolo e pene. Malattie che vedono l`Italia in prima linea sul fronte delle terapie e dei risultati. "Ma deve ancora migliorare il dialogo tra esperti, e servono percorsi di cura condivisi e centri di riferimento". Da qui l`annuncio di Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Airo (Associazione italiana radioterapia oncologica), Cipomo (Collegio italiano primari oncologi medici ospedalieri), Siu (Società italiana di urologia) e Siuro (Società italiana di urologia oncologica): la sigla un accordo per dar vita al primo team multidisciplinare urooncologico. "In Italia siamo all`avanguardia nella gestione dei pazienti colpiti dalle neoplasie urooncologiche, come dimostrano le alte percentuali di sopravvivenza nel carcinoma della prostata (91%), del testicolo (94%) e della vescica (80%) - affermano i presidenti Carmine Pinto (Aiom), Riccardo Maurizi Enrici (Airo), Gianpiero Fasola (Cipomo), Maurizio Brausi (Siu) e Giario Conti (Siuro) - Ma persiste ancora la problematica della comunicazione fra urologo, oncologo, radioterapista e le altre figure chiave coinvolte. Partendo da questa base, come società scientifiche ci siamo riuniti e abbiamo dato vita ad un processo per la condivisione culturale e la definizione del team multidisciplinare per i tumori urologici. La patologia oncologica in ambito urologico necessita sempre più di una formazione e di un approccio di questo tipo", specie considerando che "in quest`ambito - avvertono i 5 numeri uno delle società alleate - rientrano alcune fra le neoplasie più frequenti nella popolazione italiana".
 

 



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13.03.2015
Occhio secco in agguato nell`era 2.0, donne 2 volte più colpite

Da: MEDICINA

Occhi arrossati, affaticati, che bruciano e avvertono fastidio se la luce è intensa. Sono i sintomi più comuni di un disturbo molto frequente, amplificato nell`era `2.0` dopo una giornata trascorsa tra computer, smartphone, tablet, e-book e altri device mobile. Le più colpite sono le donne, due volte più esposte rispetto all`uomo a causa dell`altalena ormonale. Particolarmente vulnerabili sono anche gli anziani che assumono alcuni farmaci, gli allergici e in generale le persone sensibili al vento e alle `bizze’ del meteo. "I sintomi della sindrome dell`occhio secco sono piuttosto tipici - spiega Stefano Bonini, direttore della cattedra di oftalmologia del Campus Bio-Medico di Roma, intervenuto a Milano a un incontro promosso dal gruppo Dompé - Si va dal bruciore oculare alla fotofobia e alla percezione di corpo estraneo nell`occhio, per arrivare all`arrossamento e all`affaticamento quando si trascorre molto tempo concentrati davanti a uno schermo. A rischio soprattutto le donne, in particolare dopo la menopausa o in gravidanza per le alterazioni della situazione ormonale, ma anche gli anziani, specie se sottoposti ad alcuni trattamenti farmacologici come antidepressivi, diuretici o derivati del cortisone". Fra gli altri fattori nemici di una corretta lubrificazione dell`occhio ci sono l`inquinamento atmosferico e l`abuso di aria condizionata. "Le lacrime sono fondamentali - precisa Bonini - Distribuendosi sulla superficie oculare grazie all`ammiccamento delle palpebre, consentono di mantenere lubrificato l`occhio. Ed è sempre grazie al film lacrimale che l`occhio viene protetto da eventuali sostanze estranee e che la cornea riceve le necessarie sostanze nutritive. Per questo occorre prestare sempre maggior attenzione alla comparsa dei sintomi tipici, affinché lo specialista possa intervenire tempestivamente e nel modo più appropriato. Attualmente sono in sviluppo nuovi trattamenti che nel futuro potranno consentire di rispondere meglio ai bisogni non ancora completamente soddisfatti di molti pazienti".


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09.03.2015
Alimentazione: dieta semi-vegetariana allunga la vita

Da: MEDICINA

Seguire una dieta semi-vegetariana, dove il 70 per cento del cibo consumato provenienti da fonti vegetali, può ridurre del 20 per cento il rischio di morire a causa di malattie cardiovascolari, rispetto a chi segue una dieta con meno del 45 per cento di alimenti provenienti da fonti vegetali. Almeno questo è quanto emerso da uno studio dell`Imperial College London, presentato al meeting annuale dell`American Heart Association EPI/Lifestyle. I ricercatori hanno analizzato le abitudini alimentari di oltre 450mila cittadini europei che hanno preso parte al progetto Epic (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), partito nel 1992. Nessuno dei soggetti coinvolti soffriva di malattie a lungo termine all`inizio dello studio e tutti avevano un`età compresa tra i 35 e i 70 anni. Gli scienziati hanno seguito i partecipanti per un periodo di 12 anni, raccogliendo informazioni sul peso, la dieta e lo stile di vita in generale. Dai risultati è emerso che una dieta semi-vegetariana potrebbe aiutare a prevenire malattie cardiache e ictus, e di conseguenza allungare la vita delle persone. "Invece di evitare drasticamente gli alimenti di origine animale, sostituire solo in parte il consumo di carne con cibi provenienti da fonti vegetali può essere un modo molto semplice e utile per abbassare la mortalità cardiovascolare", hanno concluso i ricercatori.


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02.03.2015
Per adolescenti vietato saltare prima colazione, favorisce diabete

Da: MEDICINA

Saltare la prima colazione fa male, in particolare agli adolescenti. La cattiva abitudine di cominciare a digiuno la giornata può infatti interferire con i valori della glicemia e contribuire allo sviluppo del diabete di tipo 2, secondo uno studio realizzato dall`università del Missouri e pubblicato su `European Journal of Clinical Nutrition`. Lo studio ha coinvolto un gruppo di giovani donne in sovrappeso o obese tra i 18 e i 20 anni. A quelle che saltavano la prima colazione è stato chiesto di seguire per tre giorni uno dei tre schemi: fare un pasto mattutino ricco di zuccheri oppure ricco di proteine o ancora continuare ad evitarlo. Mentre chi già faceva colazione doveva scegliere uno dei primi due schemi. Il quarto giorno le ragazze hanno continuato a comportarsi al mattino come nei giorni precedenti mentre i ricercatori misuravano loro la glicemia ad intervalli regolari per l`intera giornata.


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02.03.2015
Scoperti nel cervello i neuroni che prevedono il futuro

Da: RICERCA

Capire in anticipo se un bacio sarà ricambiato può fare la differenza in un rapporto o in un`amicizia. Tutte le nostre interazioni sociali ci impongono di anticipare, o almeno di provare a prevedere, le intenzioni e le azioni altrui. Ora un team di ricercatori americani ha scoperto quali sono le specifiche cellule cerebrali che ci permettono di `prevedere il futuro. E gli scienziati sperano che il loro studio possa mettere in luce nuove vie per trattare condizioni come l`autismo. La ricerca è stata condotta sulle scimmie, ma si ritiene che queste cellule agiscano nello stesso modo nell`uomo. Keren Haroush e Ziv Williams dell`Harvard Medical School di Boston hanno addestrato alcune scimmie a giocare una versione del dilemma del prigioniero, un gioco usato per studiare la cooperazione. Le scimmie sedevano una accanto all`altra e dovevano decidere se collaborare o meno con il compagno, muovendo un joystick: spostarlo verso un cerchio arancione significava cooperare, verso un triangolo blu significava "non ora". Nessun animale - si legge su `Cell` - poteva vedere il volto dell`altro, o ricevere qualche indizio circa la sua intenzione. Se le scimmie collaboravano, inoltre, ricevevano quattro gocce di succo. Se uno collaborava e l`altro no, il primo otteneva una goccia e il secondo sei, mentre se entrambi rifiutavano ricevevano due gocce di succo. Una volta fatta la propria scelta, gli animali potevano vedere cosa era toccato al compagno. Le scimmie hanno giocato diverse migliaia di volte. E, proprio come gli esseri umani, sono state più propense a collaborare se l`altro in precedenza lo aveva fatto.


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24.02.2015
Malattie respiratorie, Cnr: «In una casa su quattro biossido di azoto oltre i limiti. L`impatto sui più giovani»

Da: MEDICINA

In un quarto delle abitazioni è superato il limite dei livelli di biossido di azoto, un inquinante irritante per le vie aeree, sospettato di indurre una maggiore prevalenza di disturbi respiratori negli adolescenti. È il risultato di uno studio dell`Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Cnr condotto a Palermo, ma i risultati sono adattabili a tutti i grandi centri urbani. I risultati sono pubblicati su Environmental Research. È stato appena pubblicato un lavoro dell`Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibim-Cnr) sull`inquinamento degli ambienti indoor, che rivela non solo un`alta frequenza di superamento delle soglie stabilite ma anche il nesso con l`insorgenza di patologie respiratorie negli adolescenti. Lo studio ‘Effect of indoor nitrogen dioxide on lung function in urban environment`, svolto in collaborazione con i ricercatori Cnr dell`Istituto di scienze e tecnologie dell`informazione di Pisa e dell`Istituto di analisi dei sistemi ed informatica di Roma, è finanziato dall`Agenzia regionale per la protezione ambientale della Regione Siciliana ed è uscito sulla rivista Environmental Research. I risultati sono stati presentati a Roma, presso il Ministero della salute nel corso del workshop `Inquinamento atmosferico interno e salute nelle scuole italiane’. «Esposto» il 90% dei soggetti asmatici. «La valutazione di oltre 300 abitazioni domestiche della città di Palermo - spiega Fabio Cibella dell`Ibim-Cnr - ha messo in evidenza come i livelli di biossido di azoto (NO2) superino nel 25% dei casi i limiti (40 µg/m3) indoor definiti dall`Organizzazione mondiale della sanità. I livelli più elevati di NO2, un inquinante secondario irritante per le vie aeree e prodotto da qualsiasi processo di combustione in atmosfera, sono stati messi in relazione a una maggiore prevalenza di disturbi respiratori negli adolescenti. È risultato esposto a elevate concentrazioni di NO2 nella propria abitazione quasi il 90% dei soggetti asmatici, mentre il 22% dei soggetti allergici ed esposti a elevate concentrazioni di NO2 indoor presentano asma corrente. Anche la funzione respiratoria, misurata mediante spirometria, è risultata peggiore del 15% nei ragazzi esposti a livelli più elevati di NO2 con storia di asma». «Esposto» il 90% dei soggetti asmatici. Se il biossido di azoto è «fatto in casa». «Questo ancora una volta pone il problema degli effetti dell`inquinamento urbano sulla salute delle fasce di popolazione più suscettibile (bambini, anziani, adulti con preesistente patologia) anche all`interno delle proprie case», conclude il direttore dell`Ibim-Cnr Giovanni Viegi. «È da notare, nonostante l`NO2 derivi anche da sorgenti specificatamente indoor quali le cucine e le caldaie a gas - conclude Viegi - che sono proprio le abitazioni delle zone cittadine più centrali e quindi più trafficate a mostrare i livelli maggiori di inquinamento. I nostri dati, che derivano da un sottocampione di una vasta indagine epidemiologica che ha coinvolto negli anni passati oltre duemila adolescenti palermitani, appaiono pertanto utili e adattabili a qualunque realtà urbana italiana analoga». Se il biossido di azoto è «fatto in casa».  


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19.02.2015
Sla. Una molecola naturalmente presente nell’organismo è tra i responsabili della malattia

Da: MEDICINA

Il solfuro di idrogeno, un composto naturalmente presente nel nostro organismo, prodotto da specifici enzimi, risulta aumentato nei pazienti con Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e implicato nella progressione della malattia. Lo afferma uno studio*, condotto da un team di ricerca tutto italiano, dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dell’Università degli Studi di Perugia e dell’Irccs Fondazione Santa Lucia. Lo studio verrà pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Neurology. Abbiamo parlato di questo risultato con Nicola Biagio Mercuri, Professore di Neurologia e Direttore della Unità di Neurofisiopatologia di Tor Vergata e del Laboratorio di Neurologia sperimentale del Santa Lucia. “Il solfuro di idrogeno è un gas naturalmente presente nel nostro organismo (come anche l’ossido nitrico e l’anidride carbonica), che viene prodotto da specifici enzimi, non solo nell’intestino ma anche nel cervello: nelle giuste quantità è essenziale per il corretto funzionamento del sistema nervoso”, spiega il Professor Mercuri. “Abbiamo scoperto, invece, che nei pazienti affetti da Sla la concentrazione di questo gas all’interno del liquor – il fluido cerebrospinale, che rappresenta lo spazio extracellulare essendo un componente fondamentale nel sistema nervoso centrale – è ben 3 o 4 volte superiore rispetto ai livelli presenti negli individui sani. Questo eccesso di solfuro di idrogeno presenta effetti tossici a livello cerebrale e comporta che il gas risulti coinvolto nel processo di morte dei motoneuroni, le cellule nervose che rappresentano il principale bersaglio della malattia: in pratica, esso blocca la respirazione mitocondriale, causando la morte dei neuroni per anossia”. Questo composto, dunque, innocuo in quantità contenute, potrebbe diventare un ‘gas killer’ di tali neuroni, quando presente in quantità eccessive. “Si era a conoscenza della sua potenziale tossicità a livello cerebrale, tuttavia si tratta della prima volta in cui viene dimostrato l’eccesso di solfuro di idrogeno e la sua eventuale tossicità nei pazienti con Sla”, prosegue l’esperto. “Abbiamo preso in considerazione individui con diverse patologie neurodegenerative e abbiamo valutato i livelli del gas nel liquor prelevato dai pazienti, mediante analisi condotte dall’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. L’aumento del composto nei pazienti con Sla è stato confermato anche attraverso misurazioni delle concentrazioni in modelli murini, all’interno di una ricerca sperimentale condotta dall’Irccs Fondazione Santa Lucia”. Tale risultato potrebbe aprire prospettive di studio volte allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. “Una volta compresi i meccanismi molecolari coinvolti, e dunque stabilito il ruolo patogenetico del gas, il nostro obiettivo potrebbe essere quello di provare a ridurre i livelli di solfuro di idrogeno”, spiega il Professor Mercuri, “valutando i potenziali effetti benefici contro la malattia”. Insomma, il solfuro di idrogeno, un gas naturalmente prodotto dal nostro corpo in diversi processi fisiologici (nell’intestino e non solo), potrebbe essere uno dei più importanti responsabili della malattia e dunque individuare la chiave di volta per la comprensione dei meccanismi alla base della Sla, nonché il punto di partenza per lo sviluppo di nuovi interventi. 



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19.02.2015
Tumori. Scoperta la molecola che li rinforza. Verso nuovi marcatori per le neoplasie più aggressive

Da: ONCOLOGIA

Nuovo passo in avanti della ricerca per la lotta contro i tumori: studiando casi di pazienti con tumore testa-collo, i ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena hanno identificato uno specifico meccanismo molecolare con cui alcune neoplasie si rinforzano, diventando più aggressive. Mediante il risultato odierno, pubblicato* su Oncotarget, “è possibile sviluppare specifici marcatori diagnostici e predittivi, oltre che definire nuovi e accurati bersagli molecolari terapeutici”, ha affermato Ruggero De Maria, direttore scientifico del Regina Elena. Ma di quale meccanismo si tratta? Tutto sta nelle modalità con cui la proteina p53 mutata blocca la riparazione del Dna danneggiato: vediamo come. Intanto, è noto che la proteina p53 svolge un’azione oncosoppressoria, controllando la corretta duplicazione delle cellule, per mantenere integra l’informazione genica. Insomma, essa è una sorta di sentinella contro il tumore, dato che nel caso di danni al Dna, dovuti a stress ambientali e cellulari di vario tipo, è in grado di bloccare la divisione cellulare ed attivare dei complessi proteici deputati al riparo del danno, oppure programmare l`eliminazione della cellula, detta apoptosi, se il danno è giudicato irreparabile. È anche noto che proprio questa proteina risulta mutata nel 50% di tutte le neoplasie umane, con mutazioni che possono disattivare un’importante barriera protettiva a livello genico. In molti tumori, infatti, essa è responsabile dell`invasività, del grado di aggressività, dell`alta instabilità genomica del tumore e del tipo di prognosi del paziente. Oggi, gli scienziati hanno individuato il meccanismo molecolare attraverso il quale la proteina p53 mutata blocca l’attività di ‘rammendò del Dna danneggiato: essa si lega con un fattore inibitorio (E2F4), costituendo un complesso oncogenico che ostacola l’azione riparatoria esercitata da altre due proteine (RAD17 e BRCA1). “Questo meccanismo è stato confermato in una casistica di pazienti del nostro istituto con tumori testa-collo (faringe, laringe e cavità orale)”, spiega Silvia Di Agostino, autrice dello studio. “Campioni di tumore che presentavano il gene p53 mutato correlavano con una bassa espressione di RAD17 e BRCA1. I pazienti con il gene p53 mutato e bassa espressione di RAD17 e BRCA1 avevano caratteristiche cliniche associate ad un tumore di tipo aggressivo e seguendo il loro follow-up sono risultati avere una bassa sopravvivenza”. Oltre all’opportunità di sviluppare nuovi marcatori e studiare bersagli molecolari, “protocolli terapeutici sull`attività della proteina p53 mutata potrebbero avere una vasta applicazione in campo oncologico”, conclude Ruggero De Maria, “in particolare sui tumori più aggressivi”. 



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12.02.2015
Una morte ogni 20 minuti per diabete, decessi in aumento

Da: MEDICINA

In Italia circa 27.000 persone fra i 20 e i 79 anni muoiono ogni anno a causa del diabete, il che equivale a un decesso ogni 20 minuti. Si tratta di un dato ampiamente sottostimato, sia perché non tiene conto delle fasce di età più avanzate, sia perché molti decessi per cause cardiovascolari, cerebrovascolari e per tumore sono in realtà da attribuire al diabete. E se la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari è in diminuzione, quella per diabete cresce dell`1,1% all`anno fra gli uomini e dell`1,3% fra le donne. Sono i dati contenuti nell`Italian Barometer Diabetes Report 2014, prodotto dall`Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation e presentato questa mattina al ministero della Salute. Oltre a ridurre l`aspettativa di vita di 5-10 anni, il diabete è responsabile di complicanze serie e invalidanti. Dal 60% all`80% delle persone affette da diabete muoiono a causa di malattie cardiovascolari. Queste sono da due a quattro volte più frequenti nelle persone con diabete, rispetto a quelle senza, di pari età e sesso, e sono soprattutto le complicanze più gravi, quali infarto, ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa, a colpire più spesso chi ha il diabete. La retinopatia diabetica costituisce la principale causa di cecità legale fra i soggetti in età lavorativa ed è inoltre responsabile del 13% dei casi di handicap visivo. Circa un terzo delle persone con diabete è affetto da retinopatia e ogni anno l`1% viene colpito dalle forme più severe di questa malattia. Sulla base delle stime che danno in continuo aumento la percentuale sulla popolazione di persone con diabete, e considerando che il 3-5% di queste è soggetto a retinopatia ad alto rischio, 90.000-150.000 cittadini italiani sono a rischio di cecità, se non individuati e curati in tempo. 



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11.02.2015
Cervello: non ha stesse capacità "autoriparative" del cuore

Da: RICERCA

Contrariamente a quanto si pensava prima, i tessuti dei diversi organi hanno capacità molto diverse di riparare i danni al Dna. Il cuore, ad esempio, ha maggiori capacità "autoriparanti", seguito dall`intestino, dai reni, dalla milza, dai testicoli e dai polmoni. Il cervello, invece, non ha mostrato alcuna abilità di riparare i danni al suo Dna. Questo è quanto emerso da uno studio della Nova Southeastern University pubblicato sulla rivista Photochemistry and Photobiology. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti in cellule murine in coltura, ma sulla base di studi precedenti i ricercatori hanno scoperto che lo stesso vale anche per gli esseri umani. Gli studiosi hanno esposto cellule derivate dal tessuto di ogni organo a una dose definita di raggi ultravioletti germicidi, causando gravi danni al Dna. Anche se ci sono cinque tipi diversi di riparazione del Dna, i ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sulla cosiddetta "riparazione per escissione di nucleotidi". Questo tipo di riparazione del Dna è un processo complicato che richiede un elevato livello di investimento metabolico da parte della cellula. Le cellule cerebrali possono concentrare le loro energie su altre attività più importanti ed essenziali. "Il corpo umano non è stato progettato per vivere oltre 30 o 40 anni, così i nostri cervelli non hanno come priorità la riparazione del Dna rispetto ad altre funzioni necessarie", ha detto Jean Latimer, una delle autrici dello studio. "I nostri cervelli non sono spesso fisicamente preparati a durare quanto la scienza medica sta permettendo al nostro corpo di vivere. Questi risultati potrebbero aiutare a spiegare la causa principale dietro la perdita di memoria e la demenza", ha concluso.


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10.02.2015
Classifica delle cause del mal di schiena

Da: MEDICINA

Gli improvvisi attacchi di mal di schiena hanno maggiori probabilità di iniziare prima dell`ora di pranzo. Invece, sollevare o spostare qualcosa quando si è stanchi può triplicare il rischio e stare in una posizione scomoda aumenta di otto volte le probabilità di soffrire. Inoltre, fare uno sforzo fisico in modo distratto può aumentare le probabilità di soffrire di mal di schiene di ben 25 volte. Tuttavia, fare sesso o bere alcol non hanno, inaspettatamente, alcun effetto sulla schiena. A fare una classifica delle cause degli attacchi di mal di schiena, è stato un gruppo di ricercatori australiani, guidati da Manuela Ferreira del George Institute for Global Health e della Sydney Medical School. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Arthritis Care & Research. "Questo studio - ha detto la scienziata - dimostra che non è solo lo stress a lungo termine a portare il mal di schiena". La scienziata, insieme al suo team di ricerca, ha esaminato le cause del mal di schiena in 999 pazienti con un`età uguale o superiore ai 18 anni, visitati nella clinica di Sydney. Ai soggetti è stato chiesto che cosa avessero fatto nei quattro giorni precedenti all`attacco di mal di schiena. Ebbene, l`essere distratti durante un compito a maggior rischio ha aumentato le probabilità di soffrire di 25 volte. Attività che comportano posture scorrette - come lo spostamento di oggetti, persone o animali - hanno aumentato il rischio dalle sei alle otto volte. Mentre fare attività fisica moderata o vigorosa ha incrementato di tre volte le probabilità di soffrire di un attacco di mal di schiena, così come ha aumentato il rischio l`essere stanchi e affaticati durante un lavoro fisico. Contrariamente alle aspettative, le probabilità di un 60enne di soffrire mentre solleva un carico pesante sono risultate 5 volte inferiori rispetto a quelle di un 20enne. Questo, secondo i ricercatori, probabilmente perché la persona più anziana ha imparato a sollevare i pesi in modo corretto. "I risultati di questo studio - ha detto Ferreira - sono unici in quanto dimostrano per la prima volta che anche una breve esposizione a una serie di fattori fisici e psicosociali può aumentare significativamente il rischio di mal di schiena. Il messaggio chiave è che le persone dovrebbero fare più attenzione quando sollevano qualcosa. Anche una breve esposizione a carichi pesanti, posture scomode o una distrazione può scatenare un episodio di mal di schiena".


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09.02.2015
Dalle ossa ai reni, stampanti 3d nuova frontiera

Da: MEDICINA

Stampare fratture ossee per valutarle meglio, imprimere tutori traspiranti per mandare in pensione il vecchio gesso, oppure ricostruire le ossa fino ad arrivare nei prossimi anni a creare milza, reni e altri organi artificiali, fabbricati partendo da cellule vive. Il futuro della medicina passa attraverso la stampa 3D che ha aperto nuove frontiere in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Su questo filone di studi accenderà i riflettori `3DPrint Hub`, un appuntamento che dal 5 al 7 marzo metterà in contatto a Fieramilanocity la nuova galassia delle stampanti tridimensionali con il mondo produttivo italiano, analizzando le infinite applicazioni pratiche nella vita reale: dal settore edile a quelli aerospaziale, meccanico e nautico, passando per l`arredo, l`arte e la gioielleria. In particolare, nel settore medicale - spiegano i promotori della 3 giorni, organizzata da Senaf - con le nuove tecnologie di scansione e stampa 3D è possibile rendere completamente digitale e più accurata la produzione su misura di dispositivi come tutori anatomici e ortesi, che potranno essere ritagliati `sartorialmente’ sul paziente. Al tempo stesso il miglioramento delle Tac, sempre più performanti, permette un post-processing tridimensionale che sta rivoluzionando la medicina soprattutto nella sfera ortopedico-traumatologica. Argomento che, durante i lavori, verrà approfondito nel primo Meeting italiano di stampa 3D nel medicale e in ortopedia e traumatologia. "Grazie alla stampa 3D - afferma Nicola Bizzotto, chirurgo ortopedico dell`università degli Studi di Verona - oggi abbiamo la possibilità di toccare con mano e vedere concretamente, in scala `1 a 1`, una lesione o una frattura, consentendo così una migliore valutazione del quadro clinico e un miglioramento del planning chirurgico. A questo va aggiunto un ulteriore aspetto non meno importante, relativo al rapporto medico-paziente. Quest`ultimo, infatti, osservando per esempio il proprio osso fratturato fedele alla realtà in ogni suo aspetto, dimostra un`ottima comprensione della gravità del danno. Ciò porta a un miglioramento sensibile nella compliance del trattamento proposto dal medico". 



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09.02.2015
10 sfide per la catena rifornimento mondiale del pharma

Da: RICERCA

Se la minaccia di una diffusione planetaria delle insidie per la salute diventa sempre più concreta, come ha mostrato il caso Ebola, la catena di rifornimento del pharma resta troppo frammentata e priva di un coordinamento. Dunque il settore si trova di fronte ad almeno 10 sfide cruciali. La diagnosi arriva da un articolo pubblicato di recente da studiosi della Ny University Wagner e del Mit di Saragozza. "Gli eroi", come i medici e gli infermieri anti-Ebola finiti in copertina su `Time’, "possono vincere le battaglie, ma sono le catene di approvvigionamento che vincono le guerre" contro le malattie, sostengono infatti Natalie Privett e David Gonsalvez su `Operation Research for Health Care’. Lo studio mette in luce le aree di debolezza e le necessità chiave per per potenziare le catene di approvvigionamento farmaceutico. Privett e Gonsalvez hanno intervistato e monitorato 22 professionisti con vari ruoli all`interno delle catene di approvvigionamento, chiedendo loro di identificare le 10 maggiori sfide per il settore. Fra i `nodi’ citati più volte emergono: mancanza di coordinamento; gestione delle scorte; assente domanda di informazioni; dipendenza dalle risorse umane; gestione degli ordini; carenza di risposte; problemi di scadenza; gestione del magazzino; controllo della temperatura; visibilità della spedizione. "La mancanza di coordinamento nella catena di fornitura di prodotti globali per la salute è un elemento chiave, che peggiora direttamente o indirettamente quasi ogni altro aspetto", affermano gli autori. Convinti che studi mirati possano e debbano migliorare le forniture soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, contribuendo a salvare vite umane. 



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06.02.2015
Italiano pioniere chirurgia con ipnosi, possibile in 30% pazienti

Da: MEDICINA

L`ipnosi è sicuramente uno strumento efficace in sala operatoria, "ma non può sostituire completamente l`anestesia. Solo un terzo circa dei pazienti, infatti, può fare un intero intervento con questa tecnica che è legata alla capacità del paziente stesso di entrare in stato ipnotico". Lo spiega Enrico Facco, docente di Anestesia e rianimazione del Dipartimento di neuroscienze dell`università di Padova, commentando la scelta dell`Istituto Curie di Parigi di utilizzare l`ipnosi come alternativa all`anestesia totale nelle operazioni di tumore al seno. Per Facco - pioniere di questo tipo di interventi (nel 2013 ha permesso la rimozione di un tumore totalmente senza anestesia, inducendo uno stato di sedazione mentale in una donna allergica ai farmaci) - bisogna ricordare che "l`ipnosi fa leva sulle capacità soggettive del paziente, non dipende dunque dalla bravura di chi la induce. In generale, 3 o 4 pazienti su 10 riescono ad entrare in uno stato ipnotico che permette un intervento o, in odontoiatria dove viene spesso usata questa tecnica, l`estrazione di un dente. Possiamo stimare, poi, un 5-10% di persone non ipnotizzabili del tutto". Il resto della popolazione può avere effetti analgesici minori ma, in ogni caso, "in almeno l`80% dei pazienti questa tecnica ha una grande efficacia nell`aiutare a vivere le cure con serenità, a ridurre l`ansia e l`angoscia della sala operatoria, di cure invasive o diagnosi difficili", dice l`esperto. Si tratta di uno strumento potente, spiega ancora Facco, "per rafforzare la cosiddetta la resilienza, ovvero quella capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Questo permette al paziente di vivere anche la cura più difficile senza essere succube di ansia, angoscia".



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05.02.2015
`Staminali di memoria’ contro il cancro, studio italiano

Da: ONCOLOGIA

Si chiamano `staminali di memoria’. E grazie a una scoperta tutta italiana potranno contribuire a combattere un cancro e le sue eventuali ricadute sfruttando le naturali difese dell`organismo, `armandole’ a lungo termine contro i tumori. Lo studio, pubblicato su `Science Translational Medicine’, porta la firma dell`Istituto Telethon per la terapia genica (Tiget) con sede all`Irccs ospedale San Raffaele di Milano. In sintesi, gli scienziati del Tiget diretto da Luigi Naldini hanno dimostrato che un particolare tipo di linfociti T `Ogm`, modificati con la terapia genica, sono in grado di mantenere nel tempo - almeno per 12 anni - la capacità di riprodursi e di assolvere alle loro funzioni di baluardo contro attacchi esterni. Un lavoro cruciale per il futuro dell`immunoterapia anticancro, che sfrutta le tecniche della terapia genica per trasformare i soldati del sistema immunitario in `killer specializzati’ nella guerra ai tumori. I primi autori della ricerca sono Serena Scala e Luca Biasco. Quest`ultimo nel dicembre scorso a San Francisco si è guadagnato i riflettori del principale congresso di ematologia al mondo, il meeting annuale dell`Ash, American Society of Hematology. È stato lui, 36 anni, bolognese trapiantato nel capoluogo lombardo dopo varie esperienze all`estero, a presentare davanti a 20 mila addetti ai lavori uno dei 6 studi ritenuti più meritevoli tra i 6.500 illustrati al summit. La sua ricerca, che per prima al mondo svelava dove vanno, cosa fanno e quanto vivono le cellule staminali utilizzate in medicina contro malattie un tempo mortali come la leucemia, prendeva le mosse dagli studi di terapia genica avviati quasi 20 anni fa sui malati di Ada-Scid: i cosiddetti `bimbi in bollà, che a causa di un gene difettoso sono privi delle difese immunitarie necessarie a combattere anche un semplice raffreddore. "Anche questa nuova ricerca nasce da lì - spiega Biasco - e dimostra per la prima volta la sicurezza e la durata d`azione di cellule chiave per l`immunoterapia anticancro". 



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04.02.2015
Giornata mondiale contro il cancro. Il Parlamento europeo fa il bilancio di un anno dalla “Carta europea dei diritti del malato oncologico” e lancia 4 nuove sfide

Da: MEDICINA

Piena attuazione della direttiva sulla transfrontaliera anche per i malati di cancro, garantire accesso alle cure oncologiche in tutti gli Stati UE, garantire cure e farmaci innovativi e più coinvolgimenti delle associazioni dei malati nelle istituzioni. L`iniziativa, lanciata da Elisabetta Gardini (FI), ha avuto il supporto di oltre 100 europarlamentari di tutti i gruppi. In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, che si celebra come ogni anno il 4 febbraio, la parlamentare europea Elisabetta Gardini (FI) ha promosso, assieme all’European cancer patient coalition e con il sostegno di oltre 100 europarlamentari, un evento per presentare al Parlamento e alla Commissione la ‘Carta europea dei diritti del malato oncologico. Un anno dopò. La Carta Europea dei Diritti del Malato di Cancro, che stabilisce i diritti inalienabili dei malati oncologici, è stata presentata lo scorso anno in occasione della Giornata Mondiale Contro il Cancro ad opera della European Cancer Concord – organizzazione che riunisce esperti in ricerca, innovazione e advocacy del “pianeta cancro” in UE – e dalla Coalizione Europea dei Malati di Cancro (ECPC). La Carta, redatta con un ampio supporto da parte di malati oncologici e addetti ai lavori, è stata supportata dall’ex Commissario per la Salute, Tonio Borg, oltre che da numerosi Europarlamentari. 


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04.02.2015
Troppo esercizio fisico uccide come troppa sedentarietà

Da: RICERCA

Troppo esercizio fisico può uccidere proprio come può farlo lo stare seduti per troppo tempo sul divano. Uno studio del Frederiksberg Hospital di Copenhagen, in Danimarca, ha infatti scoperto che a fare bene sono solo piccole quantità di esercizio moderato. Quindi meglio una corsetta lenta al massimo per tre volte a settimana per non più di 2,4 ore complessive. Per arrivare a queste conclusioni, pubblicate sul Journal of American College of Cardiology, i ricercatori hanno esaminato 5.048 persone sane che hanno preso parte al Copenhagen City Heart Study. Tra queste sono state individuate 1.098 persone amanti dello jogging e 413 sedentarie. Prendendo in considerazione le ore di jogging, la frequenza cardiaca e la percezione individuale del ritmo di esercizio fisico, i ricercatori hanno scoperto che, in 12 anni, chi fa jogging intenso ha le stesse probabilità di morire di chi è sedentario, mentre chi la corsa moderata è risultata associata a una mortalità più bassa e una frequenza cardiaca migliore. "Se il vostro obiettivo è quello di diminuire il rischio di morte e di migliorare l`aspettativa di vita - ha detto Peter Schnohr, autore dello studio - fare jogging un paio di volte alla settimana ad un ritmo moderato è una buona strategia. fare di più non è solo inutile, ma può essere dannoso".


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03.02.2015
40% genitori spinge figli verso disciplina che ama

Da: MEDICINA

Prima di essere genitori hanno praticato uno o più sport. E c`è chi, da tifoso sfegatato, non si perde una partita di calcio o basket. Passioni che vorrebbero trasferire anche ai figli. Così il 40% delle mamme e dei papà spinge i piccoli tra 5 e 7 anni verso lo sport che ama, più che considerare l`inclinazione dei bambini. "È un peccato, perché in questo modo il giovane risponde più alle imposizioni, ai desideri o alle illusioni degli altri, non al piacere e all`interesse per ciò che fa. Troppi genitori, possiamo stimare 2 su 5, iscrivono i figli allo sport che piace a loro, quello nel quale si sono divertiti di più o che hanno solo sognato, oppure a quello che promette guadagni da sogno o fa tanto `chic`". Lo spiega Vincenzo Prunelli, medico e psicologo dello sport, presidente dell`Associazione nuovo sport giovani. Tanto sport "è stato trasformato in un lavoro privo di divertimento, mentre, in concreto, il gioco con poche regole è lo strumento più efficace per provare il nuovo, imparare a vincere e scoprire nuove abilità. Sembra strano - osserva Prunelli - ma il gioco è più efficace di un discorso tecnico o dell`imitazione del gesto di un campione. Per un giovane è lo strumento per arrivare all`intuizione, alla creatività e all`ingegno che distinguono il talento. Troppi genitori vogliono far studiare il figlio da campione e pretendono che dal primo giorno impari i gesti del fuoriclasse - sottolinea il medico - salvo dover fare presto i conti con la realtà. E allora c`è quello che ne fa provare tanti, magari tutti insieme, per trovare quello giusto; quello che lo ritira dallo sport e gli fa sentire tutta la sua delusione e quello, ancora più negativo, che lo costringe a continuare fino a nausearlo".


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03.02.2015
Filo della vita senza nodi, italiani svelano segreto del RNA

Da: RICERCA

Nessuno l`aveva verificato prima ma l`Rna, coinvolto in molte funzioni cellulari tra cui la sintesi delle proteine, sembra essere l`unico `filamento della vita a non avere nodi. A descrivere la sua insolita struttura a `trifoglio, che a differenza di quello che accade al Dna è priva di nodi, è un team di ricerca di cui fanno parte ricercatori della Sissa di Trieste. Nel corso degli anni, i progressi nel campo della biologia strutturale hanno stabilito che proteine e Dna non sfuggono alla legge statistica in base alla quale, se c`è un filamento molecolare abbastanza lungo e compatto, questo sarà inevitabilmente annodato. Ma nessuno finora aveva esaminato il caso del Rna. Utilizzando una banca dati pubblica che consente agli scienziati di condividere le informazioni sulla struttura di proteine, Dna e Rna, gli italiani Cristian Micheletti e Marco Di Stefano dalla Sissa, insieme a Henri Orland della Cea di Saclay hanno avviato una ricerca dei nodi. "Ci aspettavamo che questa molecola lunga e molto flessibile si comportasse come le altre, e formasse nodi con una certa frequenza", spiega Micheletti. "Invece ci siamo trovati di fronte ad una sorpresa: su 6.000 strutture note, solo in tre casi c`erano nodi sospetti". Sospetti, poiché i tre casi potrebbero in effetti essere falsi. "Il database, infatti, contiene più descrizioni della stessa molecola inserita da gruppi di ricerca distinti utilizzando diverse tecniche sperimentali con vari gradi di risoluzione. Confrontando le descrizioni alternative dei nostri" candidati nodi, "non abbiamo riscontrato casi effettivi" di grovigli. In natura l`Rna tende ad assumere configurazioni geometriche particolarmente semplici. "Le ragioni alla base di questa disarmante semplicità sono probabilmente molteplici", continua Di Stefano. "È plausibile che la composizione chimica dell`Rna si sia evoluta" così per facilitare le operazioni del macchinario molecolare che lo decodifica, per sintetizzare le proteine. Eventuali nodi influiscono negativamente il processo”.


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02.02.2015
9 mln italiani l`anno con la tosse, 1 su 3 chiede farmaci senza ricetta

Da: MEDICINA

Nove milioni di italiani alle prese ogni anno con la tosse, e uno su tre va in farmacia chiedendo un medicinale senza prescrizione medica. Secondo gli ultimi dati, per vincere questo problema si spendono sino a 100 milioni di euro all`anno. Si parla di tosse a Verona, durante la seconda e ultima giornata del 18° Congresso nazionale sulle malattie respiratorie `Asma bronchiale e Bpco: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie’, organizzato da Roberto Dal Negro, responsabile del Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria. Esistono vari tipi di tosse, spiegano gli esperti: c`è quella da ipersensibilità, legata a piccoli sbalzi di temperatura, stimoli meccanici o esposizione a sostanze chimiche. Poi ci sono quelle più classiche o le sinusiti, o la bronchite virale e quelle scaturite da virus influenzali. E se non passa si corre dal medico: si stimano 5 milioni di visite all`anno. I più colpiti sono donne e bambini: se per quanto riguarda il secondo gruppo, fino agli 8-10 anni, la motivazione è legata a un sistema immunitario ancora incompleto, e quindi più esposto alle infezioni, per le donne si è ipotizzato che ci sia una maggiore sensibilità nel rispondere agli stimoli esterni con la tosse. Da un punto di vista geografico, i più colpiti sono gli abitanti del Nord Italia (+25%), rispetto a quelli del Centro Sud. "Non ci sono farmaci adatti per guarire dalla tosse - afferma Dal Negro - Al momento si lavora su alcune molecole per placarla, farmaci particolarmente promettenti, ma non ancora disponibili. Ad oggi tutto ciò che viene fatto per la tosse potrebbe avere risultati nulli, a meno che non si capisca la causa e la si combatta direttamente. Non si è ancora mai dimostrata nessuna significativa superiorità ad esempio rispetto ai rimedi naturali, che possono essere miele e propoli. Questo non significa che non siano validi, ma che il confronto non permette di optare per una scelta o per un`altra. Sicuramente in alcuni casi, quelli più gravi, è opportuno puntare al farmaco, almeno per il suo effetto sedativo. Altrimenti si può provare ad usare per alcuni giorni latte caldo e miele - suggerisce - e vederne gli effetti". 

 


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02.02.2015
Aiutare gli altri e studiare, due segreti contro le malattie

Da: MEDICINA

Aiutare il prossimo in modo disinteressato o fare volontariato sono azioni in grado di dimezzare il rischio di ammalarsi di tumore; avere un elevato livello di istruzione dimezza il rischio di malattie gravi come il diabete, fare sport e tenere la linea riduce del 30% il rischio di malattie come infarto e diabete. Sono alcuni dei dati emersi dal Rapporto `Salute e Felicità` CEIS Tor Vergata-Fondazione Angelini, coordinato da Leonardo Becchetti dell`ateneo romano, che sarà presentato a Palazzo Giustiniani. La ricerca, su oltre 100.000 osservazioni individuali sugli over-50 di 19 Paesi europei, anticipa Becchetti, mostra anche che in termini economici la riduzione di felicità causata da una malattia cronica equivale per una persona a una perdita media annua di 45-80mila euro a seconda della malattia. Dirimente è risultata anche la spesa sanitaria: più aumenta rispetto al Pil, più si riduce il rischio di malattie croniche della popolazione. E il rendimento di investimenti in sanità è notevole perché se la riduzione di felicità legata all`insorgere di una malattia cronica equivale a una perdita in denaro, al contrario prevenire o curare una di queste malattie produce ricchezza. 


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30.01.2015
Creato cervelletto in provetta, grazie a staminali embrionali

Da: RICERCA

Un modello `vivente e in 3D del cervelletto, molto simile all`originale, in grado di fornire indicazioni dettagliate per ricreare in laboratorio strutture neuronali. I primi tessuti si sono auto-assemblati spontaneamente formando una struttura simile all`originale. È quando realizzato in uno studio dai ricercatori del Centro di biologia evolutiva Riken in Giappone, i ricercatori sono riusciti a far auto-organizzare cellule staminali embrionali umane, grazie al fattore di crescita chiamato Fgf2. La ricerca è stata pubblicata su `Cell Reports`. Uno degli obiettivi primari della ricerca è quello di creare tessuti coltivati in laboratorio da cellule staminali indifferenziate in grado di sostituire parti del corpo danneggiate, ad esempio per pazienti colpiti da atassia spinocerebellare. Per il sistema nervoso questa è una sfida particolare perché non solo devono essere generati neuroni specifici, ma devono essere collegati in modo specifico.


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30.01.2015
L`esperto, al sud più rischi malattie respiratorie

Da: MEDICINA

Quello delle malattie respiratorie ostruttive è un problema più grave di ciò che comunemente si pensa. Una persona su due non sa di essere malata, il 30% degli asmatici e fino al 50% dei pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) non hanno mai ricevuto una diagnosi. Se ne parla a Verona al 18° Congresso nazionale sulle malattie respiratorie, organizzato da Roberto Dal Negro, responsabile del Centro nazionale studi di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria, con sede a Verona. "La Bpco prevale, paradossalmente, al Sud - spiega Dal Negro - complici la maggiore propensione al fumo, l`industrializzazione, lo `smaltimento dei rifiuti, l`inquinamento stradale e veicolare". Durante il Congresso sarà anticipato il primo studio di outcome (condotto in 47 centri in 10 Paesi Europei) su una molecola sintetizzata in Italia, con proprietà di anti-adesività batterica di anti-ossidazione e di anti-flogosi, riscoperta negli ultimi anni per la sua efficacia nella Bpco. L`attenzione degli esperti è alta anche perché, rispetto allo scorso anno, i costi della Bpco in Italia, già elevatissimi, sono ulteriormente aumentati. Rispetto ai 9 miliardi di euro precedentemente calcolati, oggi si stima un ulteriore aumento di oltre il 15% dei costi, arrivando a superare i 10 miliardi. Oltre il 75% di questa somma è legata ai costi dovuti ai ricoveri ospedalieri. "Indipendentemente dai localismi decisionali, è perfino troppo evidente che il prossimo futuro - spiega Dal Negro - questa malattia dovrà essere gestita prevalentemente sul territorio, e riservando all`ospedalizzazione solo le situazioni più gravi o emergenziali. Una vera ed efficiente programmazione in tal senso non può prescindere da un qualitativo e quantitativo contributo della medicina generalistica. Per quanto l`asma, poi, i costi a essa correlati superano 5 i miliardi di euro all`anno. Asma bronchiale e Bpco assieme valgono più di 1 punto di Pil: è quindi giustificato lo sforzo organizzativo e programmatorio per tentare di governarne al meglio".



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26.01.2015
Esperto, su screening neonatale superare differenze regioni

Da: MEDICINA

Sono circa 60 le malattie rare metaboliche, causa soprattutto di ritardo mentale e altre patologie, che possono essere identificate e trattate tempestivamente grazie allo screening `allargato neonatale, a partire da test realizzato su un piccolo prelievo di sangue. Analisi disponibili in Italia, dove ogni neonato è comunque sottoposto da tempo a test di base, che però seguono percorsi diversi a seconda delle Regioni e non sempre sono garantite tutte le ricerche già possibili. "Occorre superare le differenze e garantire omogeneità", dice Nicola Longo, genetista pediatrico dell`Università dello Utah a Salt Lake City, presidente della Società per le malattie metaboliche ereditarie americana (Simd). L`esperto sarà in Italia per un ciclo di conferenze sul tema - ideate e organizzate da Fondazione Sigma-Tau in collaborazione con le rispettive istituzioni - a partire da lunedì all`ospedale Bambino Gesù di Roma, al Meyer di Firenze il 27 e infine al Dipartimento di Pediatria dell`ospedale di Padova il 29 gennaio. "Anche negli Usa fino a 10 anni fa- continua l`esperto - tra gli Stati c`era molta disparità. Ma poi si è arrivati a mettere a punto un iter condiviso, e ora, un bimbo che nasce negli Usa, in qualsiasi città, può beneficiare degli stessi esami che permettono di intervenire per tempo contro malattie con esisti gravi. Anche l`Italia dovrebbe arrivare a una maggiore omogeneità regionale". Ma serve organizzazione. Lo "screening non è solo un test, ma un programma che deve mettere insieme la struttura di sanità pubblica, il laboratorio di screening, il laboratorio di conferma diagnostico, il pediatra di base ed il medico specialista".



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19.01.2015
Tumori: statine possono fermare diffusione metastasi

Da: ONCOLOGIA

Le statine, noti farmaci che tengono a bada il colesterolo alto, possono contribuire a fermare la diffusione del cancro. Almeno questo è quanto emerso da uno studio della University of Pittsburgh, pubblicato sulla rivista Scientific Reports. Le cellule tumorali hanno bisogno del colesterolo per espandersi dal tumore originale e per creare metastasi. Ora gli scienziati americani hanno dimostrato che le statine potrebbero essere in grado di fermare le cellule responsabili della diffusione mortale del cancro. In una serie di esperimenti in provetta, gli studiosi hanno dimostrato che i farmaci anti-colesterolo lavorano meglio contro alcune cellule tumorali rispetto ad altre. "Anche se le statine probabilmente non sono efficaci contro il tumore primario del paziente, potrebbero invece agire per bloccare la capacità del tumore di metastatizzare"; ha detto Zoltan Oltvai, autore dello studio. "Questo è molto importante perché la maggior parte dei malati di cancro muore per le metastasi", ha aggiunto. Una soluzione potrebbe essere quindi quella di somministrare le statine insieme agli altri trattamenti standard, come la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia.



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15.01.2015
L`esperta, paese impaurito dal terrorismo si ammala di più

Da: MEDICINA

"Con la paura del terrorismo gli italiani si ammaleranno di più. Una popolazione impaurita è fortemente a rischio dal punto di vista della salute". Lo afferma Paola Vinciguerra, psicologa, psicoterapeuta, presidente dell`Associazione europea disturbi da attacchi di panico (Eurodap). "Quando tra le persone comincia a serpeggiare la paura è necessario cominciare a operare forme di rassicurazione per bloccare l`onda del panico che velocemente rischia di coinvolgere tutti", aggiunge l`esperta, che è anche supervisore Emdr. "La paura può scatenare sintomi di depressione, ansia, panico e può far mettere in atto comportamenti di difesa che tenderanno a farci sentire protetti evitando le situazioni di aggregamento e di trasporto. La gente rischia di bloccarsi in casa o in circuiti ristretti dove avrà la sensazione di essere protetta. Tutto ciò potrà incidere negativamente sia sulla vita personale dell`individuo ma molto anche sull`organizzazione sociale. Per non parlare del disagio psicologico che comunque potrà tendere ad aggravarsi", dice Vinciguerra. Secondo la psicologa, "Ci sentiamo in pericolo. Gli attacchi terroristici ci minano nella nostra ricerca di stabilità, di certezze con le quali cerchiamo di placare le nostre ansie. Si tende quindi a fare programmi sempre più contenuti, sperando che la brevità delle esposizioni riduca il potenziale pericolo". È necessario, dunque, far sentire gli italiani protetti. Il rischio, altrimenti, è che la tensione si traduca nell`individuare il nemico nello straniero creando situazioni di conflitti che potrebbero risolversi anche in modo molto aggressivo. "È anche importante che tutta i media tengano conto delle ripercussioni che l`informazione, che ovviamente va data, può avere, dell`impatto emotivo sulla popolazione".



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15.01.2015
La ricerca, morti fra `under 80` eradicate in 30 anni

Da: RICERCA

Le morti per tumore fra gli `under 80` potrebbero essere eliminate nei prossimi 30 anni. A stabilirlo è una ricerca dell`University College of London, che ha analizzato i tassi di mortalità per i più comuni tipi di cancro: oggi sono estremamente ridotti rispetto al 1995 e, prevedono gli esperti, continueranno a calare. Anche se non si tratta di una `bacchetta magica’, i progressi garantiti dalla diagnosi precoce hanno già drammaticamente ridotto il numero dei morti, un andamento che dovrebbe portare, entro 30 anni, alla fine dei decessi per cancro fra bambini e adulti. Inoltre i ricercatori si aspettano importanti progressi anche dai nuovi trattamenti per i tumori in stadio avanzato. E dalla scoperta di nuovi farmaci sempre più mirati. "Se noi mettiamo tutte queste cose insieme, questi killer dei bambini e degli adulti potranno essere battuti", spiega al `Times` il coautore del rapporto, David Taylor. 


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12.01.2015
Ferite sulla pelle e melanoma, batteri sotto accusa

Da: ONCOLOGIA

I ricercatori del King`s College di Londra hanno identificato un nuovo meccanismo che attraverso le ferite sulla pelle porta allo sviluppo di melanomi. Sotto accusa i batteri e il `legame pericoloso con le cellule immunitarie, un processo che - secondo lo studio pubblicato su `Nature Communications` - potrebbe spostare l`ago della bilancia tra la normale riparazione di una ferita e la formazione di una neoplasia in alcuni pazienti. L`associazione tra danni ai tessuti, l`infiammazione cronica e il cancro è già conosciuta, ma sono ancora poco studiate le cause. Ora lo studio, che ha dimostrato come i batteri presenti sulla pelle possono contribuire allo sviluppo di tumori, apre nuove possibilità terapeutiche per chi soffre di ulcere croniche o di malattie vescicolari della pelle. I ricercatori hanno utilizzando per i loro studi i topi, ebbene quando le cavie erano vittime di un`infiammazione cronica della pelle si sviluppavano i tumori nel sito della ferita. "In questo contesto l`attività di un particolare recettore delle cellule bianche del sangue (TLR-5), potrebbe spostare l`ago della bilancia tra normale riparazione della ferita e la formazione di tumori", avverte Fiona Watt, autore della ricerca, che prosegue "i nostri suggeriscono che l`uso di antibiotici specifici e mirati su una gamma di batteri che sulle ferita potrebbe essere una nuova strada da esplorare a livello clinico". 



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12.01.2015
Impianto elastico fa camminare di nuovo topi paralizzati

Da: RICERCA

Un impianto elastico che si muove insieme con la spina dorsale per ripristinare la capacità di camminare nei ratti paralizzati. È l`esperimento portato avanti con successo dagli scienziati dell`Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne. Gli impianti sono da tempo studiati come possibile soluzione dei danni da lesioni del midollo spinale, ma quelli rigidi hanno finora fallito. Il team svizzero ha dunque messo a punto una soluzione flessibile che ha dato, secondo gli esperti, "risultati innovativi". Il midollo spinale è come un`autostrada con segnali elettrici che corrono su e giù al posto delle automobili. Le lesioni spinali portano alla paralisi quando i segnali elettrici vengono bloccati in una sorta di ingorgo e non possono più arrivare dal cervello alle gambe. L`ultima innovazione, descritta sulla rivista `Science, è un impianto che si muove con il corpo e fornisce stimolazione sia chimica che elettrica. È costituito da silicone elastico e il cablaggio è realizzato in oro. Testato su topi paralizzati, gli animali sono riusciti a muoversi di nuovo. I tempi per l`utilizzo dell`impianto nelle persone non saranno immediati: occorre sviluppare materiali ad hoc. "Ma crediamo veramente che potrà rappresentare una tecnologia solida e robusta per gli esseri umani", dicono gli autori della ricerca.



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23.12.2014
Progetto pubblico in GB, screening DNA contro cancro e malattie rare

Da: RICERCA

Un nuovo progetto di genetica potrebbe aiutare a sbloccare la ricerca su una serie di malattie devastanti, promette il Sistema sanitario inglese. Il progetto pubblico coinvolgerà infatti 11 centri di Medicina Genomica negli ospedali d`Oltremanica per raccogliere campioni di Dna che aiuteranno a elaborare trattamenti mirati per una vasta gamma di patologie. Il progetto, di cui parla la Bbc news on line, si concentrerà sul cancro e le malattie genetiche rare. L`obiettivo è quello di sequenziare 100.000 genomi entro tre anni, al fine di sviluppare nuovi test diagnostici e farmaci, e saranno i medici a offrire ai pazienti la possibilità di partecipa a questo sistema rivoluzionario: dovranno accettare che il loro codice genetico e le cartelle cliniche - spogliati di tutto ciò che potrebbe identificali - vengano messi a disposizione di case farmaceutiche e ricercatori. Per quanto riguarda il cancro, di 25.000 pazienti oncologici saranno messi a confronto il codice genetico dei loro tessuti sani rispetto a quelli malati. 


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23.12.2014
Herpes 8 si trasmette con saliva, la conferma da uno studio

Da: RICERCA

Può bastare la saliva per trasmettere herpesvirus umano 8, microrganismo causa del sarcoma di Kaposi e di rare malattie linfoproliferative. La nuova conferma sulla trasmissione salivare di questo agente patogeno arriva dai ricercatori dell`università di Roma Sapienza e della University of Maryland School of Medicine di Baltimora, che hanno condotto uno studio che sarà pubblicato su `Prevention and Research`. La modalità di trasmissione più frequente dell`herpesvirus umano 8 (Hhv-8) è quella sessuale, ma da qualche tempo alcuni studi suggeriscono una possibile via di trasmissione non sessuale, individuando il rischio nello scambio di saliva. I ricercatori delle università di Roma e Baltimora hanno condotto uno studio su 130 bambini dell`Uganda e sulle rispettive madri dimostrando una relazione significativa della trasmissione del virus da madre a figlio tramite lo scambio di saliva infetta. In zone dell` Africa sub-sahhariana, la presenza di Dna del virus Hhv-8 nella saliva di bambini - per i quali non c`è trasmissione sessuale - conferma che può esserci una trasmissione familiare. Il sarcoma di Kaposi, causato da questo virus, è un tumore che origina da cellule vascolari e linfatiche e si presenta con macchie violacee su cute, mucose e anche su organi e apparati quali ad esempio fegato e tratto digerente. Viene frequentemente riscontrato in paesi quali Spagna, Italia, Grecia, Turchia e Israele e la sua incidenza sta aumentando in seguito alla diffusione dell`Aids. 



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17.12.2014
Yoga non solo antistress, protegge da malattie cuore

Da: MEDICINA

Scegliere lo yoga non solo per scaricare le tensioni e l`ansia: può essere anche un buon modo per proteggersi contro le malattie cardiache. Sopratutto per chi non ha tempo o voglia di fare un`attività fisica più intensa. Lo suggerisce una revisione di 37 studi sull`argomento, che hanno coinvolto 3mila persone, condotta dall`Erasmus University Medical Center di Rotterdam, pubblicato sulla rivista `European Journal of Preventive Cardiology`. I vantaggi secondo gli esperti sono legati agli esercizi che vengono svolti durante le sessioni di yoga: i muscoli e la respirazione lavorano portando più ossigeno all`organismo e questo fa abbassare anche la pressione sanguina. Lo yoga è dunque un elisir per il corpo e anche per la mente, perché abbassa i livelli di ansia e stress, aiutando a proteggerci contro le malattie cardiache. 



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17.12.2014
Diabete Italia, approvare emendamento su dispositivi medici

Da: MEDICINA

"Sappiamo che è in corso di valutazione l`emendamento all`articolo 39 della Legge di Stabilità sui dispositivi medici per i pazienti cronici, presentato trasversalmente da numerosi senatori. Chiediamo al Governo di dare parere favorevole affinché sia approvato", è l`appello di Salvatore Caputo, presidente di Diabete Italia. "Suggeriamo, inoltre - aggiunge in una nota - che sia specificato che i dispositivi medici possano essere sostituiti solo per ragioni terapeutiche, perché se il malato cronico non concede il proprio consenso informato alla sostituzione di un presidio per lui vitale, non può esserci cambio coattivo. Si rischierebbe di incorrere in contenziosi che danneggerebbero i pazienti, ma anche il Servizio sanitario nazionale e regionale. Non è solo una possibilità, è un preciso dovere. Governo, pazienti e medici hanno lo stesso obiettivo: risparmiare ingenti risorse, finora sprecate. Riteniamo tuttavia doveroso, per il benessere dei malati cronici e del sistema sanitario, che questo emendamento sia ulteriormente modificato e approvato".


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16.12.2014
In Ue ritornano malattie infettive, in forte aumento pertosse Ben lontani da obiettivo eradicazione morbillo entro il 2015

Da: MEDICINA

In Europa ci sono ancora decine di migliaia di casi di malattie infettive prevenibili con i vaccini, con un preoccupante ritorno della pertosse insieme agli `evergreen` morbillo e parotite. Lo afferma il Rapporto annuale dell`European Center for Diseases Control and Prevention (Ecdc). Secondo i numeri del Rapporto, che si riferisce al 2012, l`alto tasso di vaccinazione sta tenendo sotto controllo difterite, rabbia, polio e tetano, di cui si contano poche decine di casi nel territorio europeo. Diverso il discorso per morbillo, che con oltre 11mila casi è ben lontano dall`obiettivo di eradicazione entro il 2015, parotite, con quasi 20mila casi, e rosolia, che si avvicina ai 30mila casi anche se il 98% di questi si è verificato in Romania e Polonia. In forte aumento in diversi Paesi europei la pertosse, di cui sono stati notificati nel 2012 oltre 42mila casi, il doppio rispetto al tasso degli anni precedenti, con Norvegia, Olanda e Danimarca con il maggior numero di casi. L`incidenza è maggiore nella fascia di età tra i 5 e i 14 anni, una circostanza che preoccupa gli esperti, che ricordano come ad esempio in Gran Bretagna si vaccinino le donne in gravidanza al terzo trimestre per proteggere i neonati nei primi giorni di vita. ``Il rapporto mostra che la pertosse non è più solo un`infezione pediatrica - si legge -. L`aumento dell`incidenza in adolescenti e adulti preoccupa, perché questi gruppi sono una fonte di trasmissione per i neonati non ancora vaccinati. Poiché le morti e i casi più gravi si presentano proprio nei neonati le istituzioni dovrebbero valutare un richiamo del vaccino per adulti e adolescenti`. 


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16.12.2014
Infarto da giovani, scoperti due geni colpevoli

Da: MEDICINA

Se il cuore si `spezza’ da giovani, le cause si celano nel Dna. Da uno studio condotto tra Stati Uniti e Italia arriva un importante passo in avanti nella comprensione delle cause genetiche che determinano l`infarto del miocardio, in particolare quello giovanile, legato alla presenza di due geni `colpevoli’. Ai risultati hanno contribuito alcuni ricercatori dell`Università di Verona e dell`Azienda ospedaliera universitaria integrata, Domenico Girelli, Nicola Martinelli e Oliviero Olivieri. Il lavoro, coordinato da Sekar Kathiresan dell`Università di Harvard e del Massachusetts Institute of Technology di Boston, si è focalizzato sui soggetti con un infarto insorto prima dei 50 anni negli uomini e prima dei 60 anni nelle donne. Questi casi, spiegano da Verona, rappresentano un modello ideale per studiare il Dna nell`infarto, dato che in essi il ruolo dei fattori genetici è ritenuto importante. Sebbene stili di vita scorretti quali fumo, diete ipercaloriche e ricche di grassi e scarsa attività fisica siano i principali determinanti dell`infarto, un ruolo importante lo giocano anche i fattori genetici, che possono spiegare circa il 40% del rischio. Negli ultimi anni, con il miglioramento delle tecnologie per l`analisi e lo studio del Dna, sono stati fatti enormi progressi nel riconoscimento dei fattori genetici implicati nell`infarto. Il tutto anche grazie a un maxi-studio veneto, che ha permesso di individuare negli ultimi anni diverse varianti genetiche comuni associate a un rischio moderato di sviluppo di infarto. I ricercatori questa volta si sono concentrati sulle varianti relativamente più rare, ma a rischio più elevato. "Ciò - spiegano - è stato possibile applicando metodiche di sequenziamento del Dna di ultima generazione (Next Generation Sequencing o Ngs) per lo studio degli `esomi’, ossia delle regioni dell`intero Dna che controllano la produzione di tutte le proteine che compongono l`organismo umano". Grazie a queste sofisticate metodiche, in grado di studiare il Dna con una precisione e un`accuratezza impensabili fino a qualche anno fa, i ricercatori hanno individuato due geni particolarmente importanti nello sviluppo dell`infarto miocardico. 


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11.12.2014
Medicina rigenerativa salva soldati feriti e crea nuovi tessuti

Da: RICERCA

Restituire le funzione e l`integrità a tessuti danneggiati attraverso l`impiego di quello che il nostro corpo produce. È l`obiettivo della chirurgia rigenerativa, una settore che negli ultimi anni ha rivoluzionato il lavoro dei medici in campi diversi: in medicina militare, ad esempio, perché si interviene sulle ferite da arma da fuoco grazie a dispositivi `ad hoc` come il `plasma expander` derivato dagli studi della medicina rigenerativa; ma anche in vulnologia, con la cura delle ulcere o del piede diabetico; infine nel campo estetico, con il ringiovanimento del cuoio capelluto e i trattamenti contro alcuni inestetismi. "I fattori di crescita con gel piastrinico sono alla base dei presidi di altissimo livello usati anche in ambito militare, in grado di salvare una vita o permettere al soldato ferito di arrivare vivo nel primo ospedale attrezzato ad un intervento d`emergenza", spiega Valerio Cervelli, direttore della Cattedra di Chirurgia plastica dell`Università Tor Vergata di Roma e tra i promotori della sesta Conferenza internazionale sulla Chirurgia rigenerativa che si apre a Roma in partnership con l`Esercito italiano. Ma il campo della medicina rigenerativa si avvale anche "delle cellule staminali adulte estratte dal tessuto adiposo, che attraverso un processo di filtrazione meccanica consentono di avere cellule necessarie alla rigenerazioni dei tessuti. Così - spiega Cervelli - usiamo le cellule dello stesso paziente non solo per riempire, come nel caso del seno, del viso o per il ringiovanimento della pelle, ma anche per combattere l`alopecia". "Oggi nelle mani dei medici che operano su fronti di guerra ci sono presidi di altissimo livello come il `plasma expander` derivati dagli studi della medicina rigenerativa - ricorda l`esperto - Questa ha tra i suoi obiettivi la ricostruzione dei tessuti e di organi irrimediabilmente danneggiati da malattie, traumi o dal `semplicè invecchiamento, offrendo una nuova filosofia di approccio alla malattia. La prossima frontiera a cui stiamo lavorando è la creazione di una stampate 3D che possa generare tessuti o organi. Questa possibilità rivoluzionerà la biomedicina, aprendo la strada a nuove possibilità di cura e a una migliore qualità della vita dei pazienti".



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11.12.2014
Sviluppato trattamento contro batteri resistenti

Da: RICERCA

Sperimentato con successo un nuovo trattamento molto più efficace degli antibiotici tradizionali nell`inibire la crescita di batteri resistenti ai farmaci, tra cui i cosiddetti "superbatteri" che affliggono gli ospedali e e le case di cura. Ad annunciarlo è stato un gruppo di ricercatori del Center for Vaccine Research della University of Pittsburgh in uno studio pubblicato sulla rivista Antimicrobial Agents and Chemotherapy. I ricercatori hanno sviluppato una versione sintetica e più efficiente di una sequenza di aminoacidi simili a quelli presenti sulla "coda" di una proteina di superficie del virus dell`Hiv, quella che permette di entrare e infettare le cellule. In pratica gli studiosi hanno creato in laboratorio i cosiddetti peptidi antimicrobici cationici (Ecaps), i cui effetti sono stati testati su 100 diversi ceppi batterici isolati dai polmoni di pazienti pediatrici affetti da fibrosi cistica. I risultati sono stati paragonati agli effetti della colistina, uno degli antibiotici standard più potenti, e di un peptide antimicrobico naturale (LL37) . LL37 e la colistina hanno inibito la crescita dei ceppi batterici del 50 per cento, dimostrando un elevato livello di resistenza batterica a questi farmaci. Al contrario i due Ecaps hanno inibito la crescita dei cappi batterici di circa il 90 per cento. "Siamo rimasti molto colpiti delle prestazioni dei due Ecaps rispetto ad alcuni dei farmaci più attuali", ha detto Ronald C. Montelaro, autore principale dello studio. "Tuttavia, abbiamo ancora bisogno di sapere per quanto tempo gli Ecaps sono efficaci prima che i batteri sviluppino resistenza", ha concluso.



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05.12.2014
In futuro per fumatori test allerta precoce cancro polmone

Da: ONCOLOGIA

Gli scienziati dell`University College di Londra hanno scoperto che il modo in cui la luce reagisce a contatto con le cellule umane potrebbe indicare le probabilità che una persona venga colpita dal cancro del polmone. Una sorta di test di allerta precoce soprattutto per i fumatori, ad alto rischio di andare incontro a questa malattia. I risultati degli studi saranno presentati al meeting della British Thoracic Society in corso nella capitale inglese. Utilizzando tamponi nelle guance dei pazienti, i ricercatori hanno scoperto che le cellule di bocca, polmoni e naso di pazienti con cancro del polmone riflettono la luce in modo leggermente diverso rispetto alle persone sane. Gli studi, condotti nella struttura specializzata Diamond Light Source di Oxford, aprono quindi alla possibilità di mettere a punto un metodo non invasivo per individuare le persone che dovrebbero sottoporsi a una Tac per indagini approfondite per confermare la diagnosi di cancro al polmone. Sam Janes, autore dello studio, prevede: "In futuro i fumatori potrebbero sottoporsi a un test dal medico di famiglia o in farmacia". 



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05.12.2014
Farmaco aiuta nervi midollo spinale a crescere e riparare lesioni

Da: RICERCA

Un farmaco che può `incoraggiare’ i nervi del midollo spinale a crescere e riparare le lesioni dopo un incidente o un infortunio. Lo studio della Case Western Reserve University School of Medicine (Usa), pubblicato su `Nature’, ha verificato l`efficacia della molecola `riparatrice’ sui topi di laboratorio. Le cavie hanno mostrato un certo grado di movimento e di controllo della vescica dopo la lesione spinale. Secondo lo studio - riferisce la `Bbc` - il farmaco agisce sul tessuto cicatriziale, consistente come una `colla’ appiccicosa, che impedisce alle cellule nervose di crescere durante un infortunio. I ricercatori hanno iniettato una sostanza chimica sotto la pelle nella zona del midollo spinale interrompendo l`attività della `colla’ che intrappola la parte esile del nervo (l`assone) quando questo cerca di superare la lesione. "È stato incredibile, dopo l`assunzione del farmaco - afferma Jerry Silver, autore del lavoro - gli assoni hanno continuato a crescere". Nei test, 21 su 26 topi hanno mostrato un certo grado di recupero sia nella loro capacità di muoversi che nella funzionalità della vescica.  I risultati degli studi saranno presentati al meeting della British Thoracic Society in corso nella capitale inglese. Utilizzando tamponi nelle guance dei pazienti, i ricercatori hanno scoperto che le cellule di bocca, polmoni e naso di pazienti con cancro del polmone riflettono la luce in modo leggermente diverso rispetto alle persone sane. Gli studi, condotti nella struttura specializzata Diamond Light Source di Oxford, aprono quindi alla possibilità di mettere a punto un metodo non invasivo per individuare le persone che dovrebbero sottoporsi a una Tac per indagini approfondite per confermare la diagnosi di cancro al polmone. Sam Janes, autore dello studio, prevede: "In futuro i fumatori potrebbero sottoporsi a un test dal medico di famiglia o in farmacia". 



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03.12.2014
Studio, dieta mediterranea elisir di longevità

Da: RICERCA

Dieta mediterranea: non solo uno `scudo’ contro malattie croniche e cancro, ma anche un elisir di longevità. Secondo uno studio americano pubblicato online su `Bmj`, condotto da un gruppo di scienziati del Brigham and Woman`s Hospital di Boston su dati relativi a oltre 4.600 donne sane, chi è fedele a uno stile alimentare `all`italiana’ presenta infatti una maggiore lunghezza dei telomeri, sequenze di Dna che incappucciano le estremità dei cromosomi e rappresentano una `spià di invecchiamento: telomeri più corti corrispondono a un`aspettativa di vita inferiore, mentre telomeri più lunghi fanno sperare in un futuro da Matusalemme. Gli scienziati hanno utilizzato i dati del Nurses` Health Study è hanno scoperto che, in generale, mangiare sano regala telomeri più lunghi. In particolare, però, l`associazione con telomeri `XL` risulta in assoluto più forte per chi segue i principi della dieta mediterranea. Il prossimo passo per i firmatari dello studio - Immaculata De Vivo, autore senior, e Marta Crous-Bou, primo autore - sarà quello di capire esattamente quali sono gli ingredienti della dieta patrimonio Unesco che permettono di proteggere i telomeri dagli effetti di stress e infiammazione.


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21.11.2014
Un tappo molecolare per impedire che la cellula diventi tumore

Da: ONCOLOGIA

Il suo nome è TRF2 ed è una proteina strutturale delle regioni terminali dei cromosomi (telomeri), che gioca un ruolo importante nel processo di trasformazione di un cellula sana in cellula tumorale. Bloccarla può quindi rappresentare una efficace strategia antitumorale. La ricerca in questo campo ha ora fatto un passo avanti: un gruppo di ricercatori dell’Istituto Regina Elena di Roma ha infatti sintetizzato un piccolo peptide in grado di interrompere i segnali cellulari ad attività tumorale di TRF2. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista internazionale Journal of American Chemical Society. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Istituto Regina Elena e i chimici dell`università Federico II di Napoli e si fonda sull`osservazione che la proteina TRF2, attraverso il suo dominio TRFH è in grado di convogliare al telomero varie proteine che contribuiscono con la loro attività alla formazione del tumore. I ricercatori, basandosi su dati cristallografici disponibili in letteratura, hanno disegnato e sintetizzato un peptide che, legandosi con alta affinità al dominio TRFH di TRF2, inibisce i segnali coinvolti nel processo di tumorigenesi. Questa molecola non è stata scoperta per caso, ma tramite processi di ingegneria chimica, che hanno permesso la modulazione della sua funzionalità e l’ottimizzazione di determinate proprietà, allo scopo di trovare la molecola giusta. Un approccio che rappresenta il futuro della ricerca in questo campo. «La bioinformatica, e nello specifico gli studi predittivi, permetteranno di ottimizzare quei processi che intercorrono tra la fase di ‘disegnò e quella di selezione dei farmaci a bersaglio molecolare e permetteranno, conseguentemente, di abbattere i tempi e, non ultimo, i costi legati alla sperimentazione», ha spiegato la coordinatrice dello studio Annamaria Biroccio. «Lo studio appena pubblicato rappresenta un esempio di come attraverso un approccio multidisciplinare sia possibile in tempi rapidi passare dall`identificazione di un bersaglio molecolare al disegno di un inibitore specifico», ha aggiunto il direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena Ruggero de Maria. 



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20.11.2014
Più smart al mattino, più abili coi numeri di pomeriggio

Da: RICERCA

Se il mattino ha l`oro in bocca, nelle prime ore di luce del giorno il nostro cervello è anche più smart: più abile e flessibile nel ricordare nomi, informazioni e immagini. Invece nel pomeriggio si impennano le abilità matematiche e anche quelle oratorie. A fotografare l`effetto delle diverse ore del giorno, ma anche della durata del sonno, sulla nostra mente è un mega-studio, condotto su decine di migliaia di persone, e presentato al meeting della Society for Neuroscience a Washington. Sonno, umore ma anche ore del giorno e luminosità impattano sulle prestazioni cognitive. Lo studio ha analizzato oltre 60 milioni di dati su 61.407 partecipanti e ha scoperto che la memoria, la velocità e la flessibilità raggiungono un picco al mattino, in particolare tra le 7.00 e le 9.00, mentre attività di conoscenza cristallizzata come l`aritmetica e la dialettica raggiungono un picco nel pomeriggio (rispettivamente tra le 14 e le 20 e tra le 13 e le 15). Il tutto monitorando le performance a una serie di videogiochi di vario tipo. Nel complesso, inoltre, le abilità sono risultate maggiori dopo sette ore di sonno, e se i giocatori erano in uno stato d`animo positivo. "Siamo stati in grado di scoprire queste sottili differenze nelle prestazioni individuali a causa delle particolari caratteristiche della nostra piattaforma online", dice Daniel Sternberg, Ph.D., Data Scientist di Lumosity e autore principale dello studio. "Questi risultati, combinati con altri dati relativi a salute e stile di vita, hanno il potenziale di fornire uno sguardo chiaro sul modo in cui la vita quotidiana e i suoi ritmi può influire sulle prestazioni cognitive".



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14.11.2014
Dolore cronico per 1 italiana su 3, 6 su 10 insoddisfatte di cure

Da: MEDICINA

Il 35% delle italiane, più di una su 3, soffre di dolore cronico. Una sofferenza di intensità medio-elevata che nella metà dei casi colpisce testa, ossa, muscoli e articolazioni, e che compromette umore, sonno e intimità di coppia. Per cercare soluzioni il 60% si rivolge al medico (nel 51% dei casi a quello di famiglia, nel 49% allo specialista) e 4 su 5 assumono farmaci, soprattutto antinfiammatori non steroidei (i Fans, nel 64% dei casi), per controllare il male cronico come pure gli episodi acuti. Ma il 59% delle pazienti non è soddisfatto della terapia e 2 su 5 sono preoccupate per i possibili effetti collaterali. Questa la fotografia scattata dall`Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), intervistando un campione di 1.000 donne italiane dai 35 ai 98 anni. I risultati emersi dall`indagine, condotta con il sostegno del Centro studi Mundipharma e presentata a Milano, confermano i dati epidemiologici secondo cui molte delle patologie causa di dolore cronico sono malattie `in rosa. Onda ha quindi deciso di coinvolgere gli ospedali a misura di donna, premiati con i bollini rosa, nel progetto Cardiopain. L`obiettivo dell`iniziativa è "migliorare la gestione del dolore attraverso una corretta formazione degli operatori sanitari e una loro maggiore consapevolezza circa l`importanza di prescrivere terapie appropriate, nel rispetto anche delle indicazioni e note Aifa". "In Italia la cultura del dolore non è ancora adeguatamente diffusa tanto che, dopo 4 anni e mezzo dall`approvazione della legge 38 e gli sforzi compiuti per la sua applicazione, prevale tuttora l`opinione che il dolore sia un compagno inevitabile della malattia", osserva la presidente di Onda, Francesca Merzagora. "Nel settembre 2013 - ricorda - l`ospedale di Roccadaspide (Salerno) ha avviato, coinvolgendo le Unità operative di Cardiologia, Chirurgia, Lungodegenza riabilitativa, Medicina e Ortopedia, il progetto pilota Cardiopain che prevede l`inserimento nella lettera di dimissione di un esplicito ammonimento in merito all`uso di farmaci antinfiammatori non steroidei e di inibitori selettivi della Cox-2 in pazienti cardiopatici. L`iniziativa ha raccolto l`adesione di 64 ospedali in tutta Italia, andati ad aggiungersi ai 6 ospedali già attenti al tema. Le strutture entreranno a far parte del network Cardiopain e ai loro operatori sarà offerta la possibilità di fruire di corsi di formazione online e residenziali".


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12.11.2014
Oltre 7,5 mln italiani senza fiato solo 1 su 4 si cura

Da: MEDICINA

"Solo un`emozione ha il diritto di lasciarti senza fiato. Le malattie respiratorie no". È con questo appello che gli specialisti si rivolgono agli oltre 7,5 milioni di italiani alle prese con malattie respiratorie croniche come asma e Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva). Un invito, che diventerà una maxi campagna di sensibilizzazione, a non mollare le terapie, a seguirle correttamente e con costanza e consapevolezza: le 3 `C` dell`aderenza per rimediare a "una fotografia drammatica", spiega a Milano Walter G. Canonica, direttore della Clinica di malattie dell`apparato respiratorio dell`università di Genova e presidente Siaaic (Società italiana di allergologia, asma e immunologia Clinica). Secondo i dati disponibili la metà delle persone affette da queste malattie è senza diagnosi, e più della metà dei pazienti non aderisce correttamente alle terapie e non si cura per più di 3 mesi in un anno. "È uno studio indipendente, condotto di recente nel territorio genovese su 107 mila pazienti, che ha dimostrato come le confezioni di farmaco utilizzate fossero 3,2 invece delle 12 che servono per coprire l`arco di un anno". Alla fine, dunque, "noi riusciamo a trattare solo una minoranza, un paziente su 4", conclude lo specialista. Il quadro peggiora se si guardano i più giovani e gli anziani: da un lato 7 under 14 su 10 dopo un anno hanno abbandonato i farmaci e 6 adolescenti su 10 snobbano proprio le cure; dall`altro oltre il 60% degli anziani segue le terapie per non più di 2 mesi l`anno.


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11.11.2014
Studio Ieo, con super risonanza prostata meno effetti collaterali

Da: ONCOLOGIA

Si chiama risonanza magnetica `multiparametrica’ e secondo uno studio dell`Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Milano, che ne ha valutato il ruolo nella diagnosi e nella cura del tumore alla prostata, questa tecnica speciale può diminuire i più temuti effetti collaterali del trattamento anticancro - impotenza e incontinenza - a parità di efficacia oncologica. La ricerca, sostenuta dall`industriale di Bergamo Giuseppe Mazza e condotta su 278 pazienti con tumore prostatico in due anni, è stata pubblicata su `Radiology`. Mazza con altri due imprenditori bresciani, Felice Berna e Massimo Bossini, ospiterà la presentazione dei risultati a Castelli di Calepio (Bergamo). L`Ieo, spiega Massimo Bellomi, direttore della Divisione di radiologia, "è uno dei tre centri al mondo e l`unico in Italia ad applicare le tecniche d`avanguardia di risonanza magnetica alla diagnosi e alla cura dei tumori. Un esempio è la `Diffusion Whole Body`, esame che è in grado di individuare lesioni di soli 3 millimetri in ogni parte del corpo e che siamo convinti diventerà il gold standard in oncologia, perché permette di raggiungere livelli di accuratezza straordinari senza usare né raggi né mezzi di contrasto". L`ultima innovazione, continua lo specialista, "riguarda il tumore della prostata: abbiamo perfezionato una tecnica speciale di risonanza magnetica, chiamata multiparametrica, che permette di localizzare con estrema precisione i tumori iniziali all`interno della ghiandola prostatica. Con vantaggi sia per la stadiazione (sapere il tipo di tumore e la sua aggressività) sia per il trattamento: fine delle biopsie multiple che prelevano casualmente campioni di cellule, e una chirurgia più mirata ed efficace". 


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10.11.2014
Italiani scoprono come neutralizzare inefficacia chemio per ovaio

Da: ONCOLOGIA

Scoperto come neutralizzare la chemioresistenza del carcinoma ovarico, il più grande ostacolo per la terapia, un fenomeno che dipende sia da meccanismi intrinseci ai tumori, che dal microambiente circostante. Un team di ricercatori dell`Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma ha identificato un nuovo meccanismo molecolare alla base della chemioresistenza e ha trovato il modo di eliminarlo. La ricerca, coordinata da Anna Bagnato e finanziata dall`Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), è pubblicata su `Cancer Research`. Nel carcinoma ovarico l`endotelina, legandosi al suo recettore e alla proteina adattatrice beta-arrestina, attiva altre reti di segnale e si integra con le via molecolare di Wnt/ß -catenina, responsabile dell`insorgere della chemioresistenza. "Lo studio rivela come neutralizzare gli effetti indotti dall`endotelina - spiega Bagnato, che da anni svolge ricerca su questa proteina - utilizzando il farmaco molecolare macitentan. È stato verificato in modelli sperimentali che il trattamento con il macitentan permette anche ai tumori chemioresistenti di rispondere alla cura con chemioterapici". "Bloccando entrambi i recettori A e B dell`endotelina, espressi sia sulle cellule tumorali che sulle cellule endoteliali dei vasi sanguigni - prosegue - il macitentan inibisce non solo la formazione delle metastasi e l`insorgenza della chemioresistenza, ma blocca anche la formazione di nuovi vasi che alimentano il tumore". In studi in vivo, il nuovo farmaco è risultato superiore ad altri antagonisti, selettivi per il solo recettore A, poiché, grazie al legame prolungato con entrambi i recettori, riesce a colpire sia il tumore che il microambiente tumorale.


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06.11.2014
Bere acqua regolarmente nel tempo riduce rischi iperglicemia

Da: MEDICINA

Adottare buone abitudini alimentari è importante anche contro il rischio diabete. Uno studio condotto su oltre tremila americani con livelli normali di zucchero nel sangue ha verificato che chi ha bevuto 4-5 bicchieri di acqua al giorno aveva il 21% di probabilità in meno di sviluppare iperglicemia nei nove anni successivi, rispetto a chi si limita a 2 bicchieri. A descrivere la ricerca è In a Bottle (www.inabottle.it), in un focus su idratazione e diabete. Lo studio su 3.165 uomini e donne con livelli normali di zucchero nel sangue ha dimostrato i vantaggi dell`acqua per la prevenzione dell`iperglicemia. L`analisi ha preso in considerazione altri fattori che possono influenzare il rischio di alta glicemia come l`attività fisica, il peso e l`età.



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05.11.2014
Ricreate in laboratorio prime fasi sviluppo embrione

Da: RICERCA

Ricreate in laboratorio per la prima volta le prime, importantissime fasi di sviluppo di un embrione, quel momento in cui si `progetta l`essere vivente che ne deriverà. Ricercatori dell`Università di Cambridge (Usa) guidati da Alfonso Martinez-Arias ci sono riusciti utilizzando cellule staminali embrionali, fino a uno stadio in cui c`è una massa critica di cellule - non troppo poche, né troppe - che consente loro di auto-organizzarsi in una struttura corretta per formare un embrione. Tutti gli organismi si sviluppano a partire da embrioni: una cellula che poi si divide generando molte cellule. Nelle prime fasi del processo tutte le cellule si assomigliano e tendono ad aggregarsi in una struttura informe, il più delle volte una `pallina. Poi le cellule iniziano a specializzarsi in diversi tipi di cellule e di spazio, formando un asse che inizia a fornire una struttura per lo sviluppo dell`embrione. Negli embrioni animali, questa fase è seguita da un processo noto come gastrulazione: un movimento che assomiglia a una `coreografia delle cellule che, utilizzando l`asse iniziale come riferimento, fa in modo che si posizioni la testa e la coda, la parte anteriore e la parte posteriore. Nella ricerca pubblicata sulla rivista `Development`, i ricercatori segnalano di aver trovato in laboratorio un modo per `spingere le cellule staminali a riorganizzarsi in maniera da formare un embrione, creando un asse e intraprendendo tutti i movimenti che portano al processo di gastrulazione. Usando questo sistema sperimentale, i ricercatori sono riusciti a generare le prime fasi del midollo spinale. Secondo Martinez-Arias del Dipartimento di Genetica dell`ateneo di Cambridge, "la gastrulazione è stato descritto come `l`evento più importante della nostra vita perché crea il `progettò di un organismo. Siamo riusciti a ricrearlo per la prima volta in laboratorio", assicura.



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31.10.2014
Genitori italiani confusi, 60% li prende per integratori

Da: MEDICINA

Genitori italiani confusi in materia di farmaci. Spesso utilizzano medicinali di automedicazione, quelli senza obbligo di ricetta, per curare i disturbi dei loro bambini. Ma il 60% confonde gli integratori con i farmaci e solo il 31% considera il foglietto illustrativo una fonte di informazione. La buona notizia è che il 77% considera il pediatra come punto di riferimento, seguito dal farmacista (11%). Ma il 15% si affida a `dottor Google’, anche se appena l`8% ritiene affidabile ciò che legge sul web. E ancora: in oltre il 5% dei casi mamme e papà usano impropriamente medicine che hanno già in casa. E spesso non le somministrano in modo corretto, nei tempi e nelle dosi. È la fotografia scattata da un`indagine condotta dal Centro studi della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), presentata a Milano durante un incontro promosso da Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione. "Il `dottor Internet` ha spesso provato a sostituire nell`ultimo decennio il pediatra almeno in apparenza - spiega Giampietro Chiamenti, presidente della Fimp - Quando le mamme vengono in ambulatorio molto spesso arrivano già con una diagnosi in mano, soprattutto quelle con una buona istruzione, ma poi per fortuna finiscono per ascoltare il loro pediatra di fiducia. Perché in fondo quello che conta nel rapporto tra medico-paziente, soprattutto quando il paziente è un bambino, è la relazione di fiducia che s`instaura con la famiglia". In questo scenario gli esperti ritengono "fondamentale l`educazione dei genitori a un uso corretto e responsabile dei farmaci di automedicazione", riconoscibili grazie al bollino rosso col sorriso stampato sulla confezione. "C`è molta strada da fare nel campo della conoscenza della possibilità di affrontare i lievi disturbi, soprattutto quelle più frequenti (rinite, febbre, tosse, stipsi) con i farmaci di automedicazione - afferma Adima Lamborghini, pediatra di famiglia e membro del Centro studi Fimp - Le fonti che i genitori ritengono più affidabili (pediatra, medici di famiglia, farmacista) hanno un ruolo in questo processo, ma occorre una sensibilizzazione anche a partire dai mezzi di comunicazione di massa". 


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30.10.2014
Più sesso meno cioccolata, i comandamenti salva prostata

Da: MEDICINA

"Più sesso e meno cioccolata per mettere la prostata al sicuro. Ma anche l`invito ad appendere il boccale al chiodo perché la birra, e in generale gli alcolici e i superalcolici, sono nemici della ghiandola maschile per eccellenza. Al bando pure pepe e frutta secca che, come la cioccolata, sono irritanti. Benvenuta invece una vita attiva, soprattutto sotto le lenzuola. Sono i `comandamenti salva prostata, regole d`oro suggerite dagli urologi italiani per prevenire disturbi come l`ipertrofia prostatica benigna (Ipb), a Milano in occasione del lancio di una nuova campagna di sensibilizzazione sui sintomi della patologia (la quarta più spesso diagnosticata nell`uomo) che avrà come quartier generale i vespasiani di stazioni e aeroporti delle principali città italiane. L`appello rivolto alla popolazione maschile dalla Siu (Società italiana di urologia) è: non sfuggite ai controlli con l`urologo e intraprendete "un percorso di miglioramento dello stile di vita, utile a prevenire l`Ipb", che colpisce circa il 14% degli over 50 (oltre 1,6 mln di persone, 300 mila uomini solo in Lombardia). "Si tratta di un problema che può essere evitato con una vita attiva, una dieta mediterranea in cui si riduca l`apporto di grassi animali, un consumo non eccessivo di alcol - consiglia Aldo Massimo Bocciardi, direttore dell`Unità operativa di urologia all`ospedale Niguarda di Milano - Altrettanto importante, infine, sottoporsi a una visita di controllo urologica annuale dopo i 45 anni".

 


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28.10.2014
Diabetologi Sid, no a glucometro `taglia unica’ per tutti

Da: MEDICINA

Un glucometro `taglia unica’? La Società italiana di diabetologia dice "no" alle gare regionali per l`acquisto di strisce per la misurazione dei livelli di zucchero nel sangue, che portano a scegliere per tutti i diabetici di una regione un`unica tipologia di dispositivo o un paio. "Pur sostenendo ogni iniziativa che abbia come oggetto il contenimento della spesa da parte del Servizio sanitario nazionale e delle regioni", premette il presidente della Sid Enzo Bonora, il prezzo di queste iniziative potrebbero pagarlo i pazienti. La Sid si dice quindi "fortemente contraria" a queste gare e ne spiega i motivi in un documento che presenterà, insieme alle associazioni delle persone con diabete, al ministro della Salute, al Parlamento, alle Regioni e all`Agenas. "Le persone con diabete - ricorda la Sid - potrebbero trovarsi presto costrette a impiegare un`unica o un paio di tipologie di glucometro (il misuratore della glicemia utilizzato per l`automonitoraggio domiciliare) identificate attraverso una gara indetta Regione per Regione. Attualmente sono in commercio una ventina di apparecchi diversi, con le relative strisce reattive, e fino ad oggi le persone con diabete hanno potuto ricevere dal team diabetologico l`apparecchio più indicato alle proprie esigenze: da quelli più semplici, adatti alle persone anziane, a quelli più sofisticati che consentono, ad esempio, di calcolare il bolo di insulina prandiale, adeguandolo alla quantità di carboidrati da assumere con il pasto o elaborare al computer grafici del controllo glicemico in un dato periodo per meglio comprendere che schema terapeutico adottare". "La controproposta di Sid - aggiunge Bonora - è l`individuazione di 3 categorie di strumenti, e relative strisce, a bassa, media e alta tecnologia. A queste categorie, definite con la consulenza dei clinici, dovrebbero essere ricondotti tutti gli strumenti attualmente disponibili e quelli che saranno messi sul mercato in futuro. Per ognuna di queste 3 categorie dovrebbe essere definito un prezzo di rimborso standard, unico su tutto il territorio nazionale, ragionevole per le aziende produttrici e sostenibile per il Ssn, ma tutti gli strumenti dovrebbero restare disponibili". Prezzi di rimborsi unici, osservano i diabetologi, "eviterebbero il ricorso a gare che comportano numerosi problemi, generano potenziali rischi e configurerebbero un aggravio e non una riduzione della spesa." 


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20.10.2014
È tricolore la «molecola freno» anti-infarto

Da: RICERCA

Un gruppo di lavoro made in Italy ha scoperto la "molecola-freno" che potrebbe divenire una chiave per prevenire l`infarto. Questa sorta di freno molecolare riduce il rischio che la placca di arteriosclerosi si rompa arrestando il flusso di sangue al cuore e quindi causando l`arresto cardiaco. È il risultato di uno studio condotto presso l`Università Cattolica di Roma da un gruppo di cardiologi coordinati da Filippo Crea. La ricerca sarà anticipata domani in occasione di un meeting che si terrà al Policlinico Gemelli sul ruolo dell`infiammazione nell`infarto, e verrà pubblicata sulla rivista Basic Research in Cardiology. Straordinarie potenzialità di cura. Il freno rende inoffensive cellule con proprietà infiammatorie che favoriscono la rottura della placca. L`arteriosclerosi è un`infiammazione cronica della parete delle arterie. Spesso si associa a formazione di una placca, un ispessimento dello strato più interno delle arterie dovuto principalmente all`accumulo di grasso e di tessuto, che forma un cappuccio alla placca stessa. La placca si può rompere per vari motivi, tra cui anche l`attacco di cellule infiammatorie che scatenano reazioni locali e la indeboliscono. Gli esperti hanno osservato che queste cellule infiammatorie a ridosso della placca sono dotate di un freno molecolare, la molecola "CD31" che ne contiene l`azione nociva. Si è visto inoltre, spiega Crea, che il freno CD31 può guastarsi lasciando le cellule infiammatorie a briglia sciolta, il che porta alla rottura della placca e quindi all`infarto. A partire da questa scoperta potrebbero essere sviluppati farmaci che potenzino l`efficacia di CD31 specifici per i soggetti a rischio di infarto. Straordinarie potenzialità di cura. 



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