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Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
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20.10.2014
È tricolore la «molecola freno» anti-infarto

Da: RICERCA

Un gruppo di lavoro made in Italy ha scoperto la "molecola-freno" che potrebbe divenire una chiave per prevenire l`infarto. Questa sorta di freno molecolare riduce il rischio che la placca di arteriosclerosi si rompa arrestando il flusso di sangue al cuore e quindi causando l`arresto cardiaco. È il risultato di uno studio condotto presso l`Università Cattolica di Roma da un gruppo di cardiologi coordinati da Filippo Crea. La ricerca sarà anticipata domani in occasione di un meeting che si terrà al Policlinico Gemelli sul ruolo dell`infiammazione nell`infarto, e verrà pubblicata sulla rivista Basic Research in Cardiology. Straordinarie potenzialità di cura. Il freno rende inoffensive cellule con proprietà infiammatorie che favoriscono la rottura della placca. L`arteriosclerosi è un`infiammazione cronica della parete delle arterie. Spesso si associa a formazione di una placca, un ispessimento dello strato più interno delle arterie dovuto principalmente all`accumulo di grasso e di tessuto, che forma un cappuccio alla placca stessa. La placca si può rompere per vari motivi, tra cui anche l`attacco di cellule infiammatorie che scatenano reazioni locali e la indeboliscono. Gli esperti hanno osservato che queste cellule infiammatorie a ridosso della placca sono dotate di un freno molecolare, la molecola "CD31" che ne contiene l`azione nociva. Si è visto inoltre, spiega Crea, che il freno CD31 può guastarsi lasciando le cellule infiammatorie a briglia sciolta, il che porta alla rottura della placca e quindi all`infarto. A partire da questa scoperta potrebbero essere sviluppati farmaci che potenzino l`efficacia di CD31 specifici per i soggetti a rischio di infarto. Straordinarie potenzialità di cura. 



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15.10.2014
Olio di oliva e noci dieta mediterranea prevengono diabete. A tavola cibi e grassi buoni meglio di diete con pochi grassi

Da: MEDICINA

Per prevenire il diabete alimentare, nei soggetti predisposti, consumare l`olio di oliva e le noci della dieta mediterranea può essere d`aiuto. Lo dimostrano i ricercatori della università di Sant Joan de Reus, a Reus, Spagna, che hanno condotto un`analisi su 5.800 uomini e donne, dai 22 agli 80 anni. La ricerca è pubblicata sul Canadian Medical Association Journal. Nei gruppi che avevano seguito la dieta mediterranea era calato il grasso addominale e scesi anche i livelli di glucosio nel sangue.



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14.10.2014
Ricoveri ripetuti, sindrome da `porta girevole` per 15% malati

Da: MEDICINA

Si chiamano riammissioni e sono il fenomeno per il quale un paziente torna in ospedale entro 30 giorni dal primo ricovero. Rappresentano, insieme alla mortalità, uno dei parametri di efficienza della struttura sanitaria. In Italia interessano il tra il 9% e il 15% dei pazienti ricoverati, mentre la necessità di tornare in ospedale o in sala operatoria dopo un intervento chirurgico coinvolge il 4% dei pazienti: 16 mila casi l`anno. "L`hanno chiamata `sindrome da porta girevole` e sono gli anziani i più a rischio", spiega Francesco Corcione, presidente eletto della Società italiana di chirurgia, a congresso a Roma sino al 15 ottobre. "Un recente studio effettuato su 2 milioni e 400 mila pazienti americani da Keith Kocher dell`University of Michigan School of Medicine e pubblicato su Lancet - sottolinea - ha riscontrato come quasi un paziente anziano su 5 torni al pronto soccorso dopo un intervento chirurgico: il 17,3% una volta e il 4,4% più volte nei 30 giorni successivi. L`analisi è stata effettuata su pazienti con più di 65 anni sottoposti ai 6 interventi chirurgici più comuni negli Usa: angioplastica, bypass coronarico, aneurisma addominale, frattura di anca, neurochirurgia per la schiena e resezioni del colon per cause oncologiche operati nell`ambito del servizio Medicare che assiste gli over 65 ". Ma diminuire questi numeri è possibile. "Si è visto che il tasso di complicanze dopo un intervento alla colecisti eseguito in laparoscopia e quindi con tecniche mini-invasive è sceso dal 2,28% del 2010 al 1,52% nel 2012, secondo i dati del Programma nazionale esiti dell`Agenas 2013 che ha valutato gli indici in 1400 ospedali pubblici e privati". 



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09.10.2014
Indagine su obesità, per italiani nemico è fame da stress

Da: MEDICINA

È lo stress, e la fame nervosa che `accende, il vero nemico della forma fisica e della linea degli italiani, in particolare delle italiane. A dichiararlo l`Osservatorio Poolpharma Research, che - in occasione della giornata di sensibilizzazione Obesity Day, in programma per venerdì 10 ottobre - ha analizzato i dati del database dei partecipanti allo Slimming Program, un programma di snellimento personalizzato che fornisce consigli di dimagrimento ad hoc a seconda delle risposte fornite a un apposito questionario online. I dati ricavati dal profilo degli oltre 50.000 internauti che hanno richiesto un programma di snellimento personalizzato possono essere considerati un vero e proprio ritratto degli italiani alle prese con il dimagrimento, o meglio delle italiane, che costituiscono l`88% del campione: il gentil sesso si riconferma così il più attento alla linea. Inoltre la fame nervosa causata da stress rappresenterebbe la causa principale dei propri problemi di peso per ben il 32% delle donne `censite, contro il 19% degli uomini. Naturalmente non è il solo motivo: il 26% delle donne confessa una difficoltà costante a perdere peso, mentre il 19% soffre di ritenzione di liquidi. Solo il 12% si dichiara vittima di pasti troppo abbondanti, mentre un buon 11% ha additato come causa principale della difficoltà a dimagrire la menopausa o pre-menopausa, stati che notoriamente provocano pesanti disequilibri ormonali.
 


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07.10.2014
Antidiabetici, da AIFA risultati di efficacia e sicurezza registri

Da: FARMACI

L`Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato, in anteprima open access, su una rivista internazionale indicizzata, alcuni dati di efficacia e sicurezza derivati dai Registri di monitoraggio dei farmaci incretino-mimetici exenatide, sitagliptin e vildagliptin per il diabete di tipo 2. Il lavoro, che esce su `Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases`, analizza i dati relativi a oltre 75.000 pazienti inclusi nei tre Registri di monitoraggio per 30 mesi, considerando caratteristiche cliniche dei soggetti, dati di sicurezza, cause di interruzione del trattamento e percentuale di coloro che hanno raggiunto il successo terapeutico in termini di riduzione dell`emoglobina glicata. L`analisi demografica - si legge in una nota dell`Aifa - ha evidenziato che il Registro ha monitorato un ampio numero di pazienti con caratteristiche cliniche solitamente non incluse nei trial clinici registrativi. I profili di sicurezza di exenatide, sitagliptin e vildagliptin emersi dai dati analizzati sono risultati, invece, simili a quelli provenienti dai trial clinici registrativi. Complessivamente sono state riportate 1.116 sospette reazioni avverse, inclusi 12 casi di pancreatite acuta. Rispetto all`efficacia clinica intermedia, in termini di valori di emoglobina glicata (HbA1c), il trattamento con i farmaci monitorati produce riduzioni medie di 0,9-1%, accompagnate da perdita di peso compresa dell`1-3,5%. Il rischio di fallimento terapeutico è confermato nei pazienti con scarso controllo metabolico. Considerando che perdita di peso ed esercizio fisico riproducono parte degli effetti del trattamento farmacologico sul controllo metabolico - osserva l`Aifa - i dati del Registro confermano che il counseling sullo stile di vita e il relativo cambiamento dovrebbero precedere l`intensificazione del trattamento farmacologico con terapie incretino-mimetiche nei pazienti con diabete di tipo 2. I Registri di monitoraggio dei farmaci antidiabetici hanno rappresentato il primo esempio di monitoraggio d`uso nella vita reale di medicinali utilizzati nel trattamento di una condizione ad alta prevalenza come il diabete di tipo 2, i cui pazienti sono generalmente presi in carico dal medico di medicina generale, conclude l`Aifa.



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06.10.2014
EMA pubblicherà report clinici di tutti i prodotti che approva

Da: SANITÀ

L`Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha deciso di pubblicare i resoconti clinici che sono alla base del proprio processo decisionale sui farmaci. A seguito di ampie consultazioni svolte dall`Agenzia con i pazienti, gli operatori sanitari, il mondo accademico, l`industria e altri soggetti europei nel corso degli ultimi 18 mesi, il Consiglio di amministrazione ha adottato all`unanimità la nuova politica. La nuova politica entrerà in vigore il 1 gennaio 2015, e si applicherà alle relazioni cliniche contenute in tutte le domande di autorizzazione all`immissione in commercio centralizzate presentate dopo tale data. Le relazioni saranno rese pubbliche non appena verrà adottata una decisione sulla richiesta di via libera. "L`adozione di questa politica stabilisce un nuovo standard per la trasparenza nel settore della sanità pubblica e della ricerca e sviluppo farmaceutico", dichiara Guido Rasi, direttore esecutivo Ema. "Questo livello senza precedenti di accesso ai resoconti clinici andrà a beneficio dei pazienti, degli operatori sanitari, del mondo accademico e dell`industria", assicura. La nuova politica dell`Ema servirà anche come utile strumento complementare in vista dell`attuazione del nuovo regolamento europeo sui trial clinici, che entrerà in vigore non prima del maggio 2016. Inoltre, la pubblicazione dei dossier aiuterà anche a evitare la duplicazione di studi clinici, a promuovere l`innovazione e a incoraggiare lo sviluppo di nuovi farmaci.


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02.10.2014
Scoperto come la pelle annienta raggi pericolosi del sole. Eumelanina blocca danni, in futuro nuovi filtri protettivi

Da: RICERCA

Un pool di ricercatori svedesi, francesi e italiani, ha scoperto come la pelle si difende dai raggi ultravioletti dannosi. Fino ad oggi il meccanismo è rimasto ignoto, ora si scopre che in un `picosecondo’ (1 miliardesimo di nanosecondo) la eumelanina, un tipo di pigmento della pelle, reagisce ai `proiettili lanciati dai raggi solari e li converte in calore con una efficienza prossima al 100%, annientandoli. Alla scoperta, pubblicata sul Journal of the American chemical society, hanno partecipato anche i dermatologi della Università di Napoli Federico II. "Abbiamo scoperto - spiega Villy Sundstrom, a capo dello studio, in una nota della Lund University - che la eumelanina converte immediatamente i raggi solari pericolosi attraverso una reazione chimica che disarma letteralmente l`energia degli ultravioletti e previene le reazioni chimiche che innescherebbero danni a catena al tessuto colpito, coinvolte anche nella formazione del tumore della pelle. Nel dettaglio l`impalcatura chimica di questo tipo di melanina gli conferisce una proprietà fotoprotettiva molto robusta ed efficace". "Risolvendo finalmente questo gap - conclude l`esperto - su come il corpo si protegge in modo naturale dai raggi UV, adesso ci potremo dedicare allo sviluppo di migliori prodotti di protezione solare in grado di riprodurre lo stesso principio difensivo naturale della pelle".



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01.10.2014
Asma, sintomi diminuiscono se si evitano strade trafficate. Miglioramento non solo con i farmaci, schivare inquinamento aiuta

Da: MEDICINA

Un esperimento condotto da un allergologo americano su una sua paziente asmatica che si recava tutti i giorni a lavoro in bicicletta ed aveva frequenti attacchi allergici durante i giorni feriali, dimostra che non sono solo i farmaci a dare giovamento agli allergici ma bisogna anche riflettere sul proprio stile di vita. Per esempio scegliendo strade da percorrere in bici lontane dal traffico. Il caso è pubblicato su Annals of Allergy, Asthma and immnulogy. La signora in questione, insieme al suo medico, ha scoperto che il 70% del tempo trascorso mentre si recava a lavoro in bicicletta ogni giorno lo passava su percorsi prossimi a strade molto trafficate. Cambiando l`itinerario, scegliendo vie alternative che le permettevano di passare solo il 15% del tempo a 300 metri dalle strade trafficate, i sintomi asmatici si sono notevolmente ridotti, senza dover ricorrere ai farmaci. "È noto che l`inquinamento peggiori i sintomi dell`asma"- precisa Chris Carlsten, autore della ricerca - "Ma sono poche le persone che riflettono sul proprio stile di vita. Gli allergologi dovrebbero parlare di più con i loro pazienti, per conoscerne lo stile di vita e invitarli a rifletterci, aiutandoli ad eliminare quelle abitudini che peggiorano la patologia, invece che ricorrere semplicemente ai farmaci".



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30.09.2014
Rari 22% casi in Europa, per pazienti internet `salva-vita’

Da: ONCOLOGIA

Si chiamano tumori rari, ma non lo sono poi così tanto. In Europa rappresentano il 22% di tutte le nuove diagnosi: si ammalano circa 580 persone l`anno e sono oltre 4 milioni, in totale, a dover fare i conti con queste neoplasie, ben 186 diversi tipi. L`Italia si colloca al quarto posto in Europa, con 68.500 casi l`anno. Più colpita la Germania, dove le nuove diagnosi sono 94.000 mila l`anno. Questi i dati della rete europea Rarecarenet, presentati da Annalisa Trama, epidemiologa dell`Istituto tumori di Milano, al congresso europea di oncologia medica (Esmo) a Madrid. Rispetto alle forme di cancro più comuni, i pazienti con i tumori rari hanno una prognosi più sfavorevole e una sopravvivenza più bassa, spiega la Trama sottolineando che una delle criticità da risolvere è "la scarsa centralizzazione delle cure. Ad esempio, per i sarcomi, che vanno sempre operati, è emerso da una nostra indagine che ancora troppe strutture in Europa hanno all`attivo al massimo 4 interventi l`anno, e questo va a discapito della qualità delle cure". Per i pazienti il problema principale è la mancanza di cure, ma anche di informazioni. Quando la diagnosi arriva, spesso in ritardo e dopo altre sbagliate, non sanno a chi rivolgersi e inevitabilmente cominciano a cercare nella rete: "Internet mi ha salvato la vita - è la testimonianza di Hans Keulen, malato di cordoma dal 2009 e a capo di un`associazione olandese di pazienti - permettendomi di entrare in contatto con altre persone con il mio tumore, di trovare informazioni su trial clinici e terapie e medici esperti. Certo bisogna stare attenti alla veridicità dei contenuti e c`è il problema della lingua, visto che la gran parte dei siti sono in inglese, ma i social media possono davvero essere d`aiuto ai malati".



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29.09.2014
Incinte durante le cure, chemio e radio non nuocciono al bambino

Da: ONCOLOGIA

Diventare mamma durante le cure contro il cancro è possibile, senza dover per forza scegliere fra la propria vita o quella del bebè. La buona notizia arriva da una serie di studi presentati a Esmo 2014, il congresso europeo di oncologia medica in corso a Madrid. Secondo i lavori condotti da Frédéric Amant, del Leuven Cancer Institute (Belgio), chemio e radioterapia in gravidanza non nuocciono al bambino, che cresce normalmente, senza i temuti problemi mentali o danni cardiaci. Una gravidanza su 2 mila viene complicata dalla diagnosi di cancro. Fra i 2 mila e i 5 mila bambini in Europa, stima Amant, sono nati da donne che hanno scoperto di avere un tumore mentre erano in `dolce attesa’: il benessere e la vita della donna sono in conflitto con quelli del nascituro e medici e pazienti si trovano a dover prendere decisioni difficili. Le conclusioni degli studi presentati all`Esmo fanno chiarezza su questo tema controverso: "Se la chemioterapia viene somministrata dopo il primo trimestre di gravidanza - sottolinea Amant - il bambino non rischia e le donne non devono abortire, né rimandare la cura o partorire prima del tempo". Il primo studio ha confrontato 38 bambini esposti in utero alla chemioterapia, arruolati attraverso il registro del Network internazionale su cancro, infertilità e gravidanza (Incip), e altrettanti bimbi non esposti alle terapie antitumorali: intorno ai 2 anni, non sono emerse differenze significative nello sviluppo mentale dei due gruppi, e anche le dimensioni e la funzionalità cardiaca risultano nella norma per entrambi.



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25.09.2014
3% italiani con Epatite C, più di resto Europa

Da: MEDICINA

L`Italia è il Paese Ue con più alta prevalenza di infezione da virus dell`epatite C. È infetto quasi il 3% della popolazione, di cui la metà non sa di esserlo. "Dopo 25 anni dalla scoperta del virus siamo di fronte alla svolta epocale di sconfiggere la malattia, grazie a terapie combinate composte da farmaci antivirali ad azione diretta, caratterizzati non solo da un alto profilo di efficacia, ma anche da una facile somministrazione orale e da quasi totale assenza di effetti collaterali", afferma Maria Rendina, del Comitato coordinatore dell`Associazione italiana per lo studio del fegato (Aisf) tra i relatori a Roma del convegno `La lotta all`epatite al banco di prova delle richieste dei pazienti e dei bisogni del sistema di salute’, promosso da AboutPharma. Questi farmaci salvavita hanno però un problema: ogni pillola costa circa 600 euro e per un ciclo di terapia servono almeno 60.000 euro. Sono cifre inaccessibili per gran parte dei malati - sottolineano gli esperti - eccessive perché il sistema sanitario italiano possa farsi carico della spesa, e anche per i bilanci di molti paesi Ue, anche per un medicinale determinante per i pazienti infettati dal virus dell`epatite C. "Il problema non è solo il costo della terapia, ma la corretta gestione di una patologia gravata da una lunga storia naturale e pertanto molto costosa - spiega Antonio Gasbarrini, docente di gastroenterologia dell`Università Cattolica di Roma - un farmaco usato al momento adeguato può diventare un risparmio per il Ssn. Il numero dei pazienti da trattare si aggira tra i 300 e i 400 mila, questo pone una delicata questione dell`accesso all`innovazione terapeutica. Servirebbe - suggerisce Gasbarrini - l`adozione di un piano diagnostico-terapeutico unico a livello nazionale e la rapida entrata in vigore del Piano nazionale per la lotta alle epatiti virali che le associazioni, i medici e il ministero della Salute hanno prodotto nella versione definitiva. Questo potrebbe uniformare le cure e l`accesso in tutte le Regioni".



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22.09.2014
Nuovo Css, fra temi farmaci fertilità malate cancro a carico Ssn

Da: SANITÀ

Al lavoro il nuovo Consiglio superiore di sanità (Css), con una donna come presidente per la prima volta in quasi 150 anni. E tra le questioni più urgenti che saranno affrontate già nelle prossime settimane dal Css, la prescrizione di gonadotropine a carico del Ssn (necessario al trattamento di induzione dell`ovulazione per il recupero di ovociti a fini riproduttivi) per la preservazione della fertilità nelle donne con patologie oncologiche che devono affrontare un percorso chemioterapico. Lo rende noto un comunicato del ministero della Salute. "Il Consiglio superiore di sanità - commenta il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin - è un organo scientifico consultivo fondamentale per il ministro della Salute e sono sicura che nella nuova composizione più snella, con una rappresentanza femminile numerosa e qualificata, con la guida autorevole della presidente, dei due vicepresidenti e dei presidenti di sezione sarà in grado di garantire oltre all`altissimo valore scientifico anche pareri in tempi rapidi, necessari per le decisioni dell`organo di Governo". Il nuovo Consiglio superiore di sanità oltre alla presidente, Roberta Siliquini, direttore della Scuola di specializzazione di Igiene e Medicina preventiva dell`Università di Torino, ha eletto due vicepresidenti: Adelfio Elio Cardinale, professore di Radiologia all`Università di Palermo - che già nel precedente Consiglio ricopriva questo ruolo - ed Eleonora Porcu, responsabile del Centro sterilità procreazione medica assistita presso l`Università di Bologna-Policlinico S. Orsola Malpighi. 



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18.09.2014
Diabete tipo 2, over 75 un malato su 4, raddoppia qualità cure

Da: MEDICINA

In Italia in 8 anni è quasi raddoppiata la qualità delle cure dedicate agli anziani con diabete di tipo 2, un `esercitò di malati in continuo aumento. Dei 3 milioni di persone colpite dalla `malattia del sangue dolce nel Paese, due terzi hanno un`età superiore ai 65 anni, e uno su 4 (25%) è over 75. Una fotografia dell`assistenza al segmento dei pazienti ultra 75enni è stata scattata dagli Annali Amd (Associazione medici diabetologi). Dati dai quali, spiegano gli esperti, emerge che nell`arco di quasi un decennio è stato registrato un miglioramento della qualità delle cure e una diminuzione del rischio di complicanze a cui i pazienti anziani vanno incontro. "Nel 2012 - spiega Antonio Ceriello, presidente dell`Amd - partendo dal database Annali Amd, che raccoglie oltre 500 mila cartelle cliniche di persone con diabete, assistite in quasi la metà dei circa 650 centri diabetologici nazionali, abbiamo pubblicato il primo Rapporto `Anziani con diabete che forniva un`importante fotografia sull`assistenza riservata a questa particolare categoria. Oggi siamo in grado di presentare, al 50esimo congresso dell`European Association for the Study of Diabetes (Easd)" in corso a Vienna, "l`analisi dell`evoluzione della qualità dell`assistenza prestata negli 8 anni dal 2004 al 2011". In questo lasso di tempo è passato dal 19,2% al 35,7% il numero di over 75 con score Q superiore a 25, parametro che identifica la qualità delle cure. Avere un punteggio sopra 25 indica una situazione migliore dello standard, mentre quando si scende sotto questa soglia si vede aumentare il rischio di episodi come ictus o infarto.



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17.09.2014
Lei più sensibile a malattie respiratorie, per lui più danni

Da: MEDICINA

Polmoni tallone d`Achille delle donne. Sono più suscettibili alle malattie respiratorie, ma è il `sesso forte a fare i conti con le forme più gravi. La donna, infatti, è colpita meno frequentemente dalla Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva), almeno in Italia, ed ha una minore compromissione funzionale respiratoria indipendentemente dall`età. Inoltre, se malata, ha una maggiore percezione dei sintomi e attenzione alla sua salute e quindi ricorre prima al medico. L`uomo, forse anche sottovalutando i primi sintomi, si presenta dallo specialista in fase più tardiva, quando l`ostruzione delle vie aeree è di grado più severo. Sono i risultati di una ricerca italiana ad hoc, che verranno presentati nel corso del XV Congresso nazionale Simer- Fip (Società italiana di medicina respiratoria, Genova, 1-3 ottobre), e confermano che prevalenza ed espressione delle malattie respiratorie si differenziano significativamente nei due generi. La necessità di studi mirati nasce dal fatto che le patologie nelle donne sono state trascurate. Studi scientifici e clinici che sperimentano farmaci a volte le escludono quando sono in età fertile, mentre le ricerche epidemiologiche spesso non analizzano separatamente i due sessi. "Esaminando circa 400 pazienti sintomatici, arrivati da noi senza una diagnosi, abbiamo notato che gli uomini presentano maggior prevalenza di Bpco con o senza sovrapposizione di asma, mentre le donne vengono più colpite da patologie di tipo irritativo delle vie aeree, come l`asma, o da sintomi come la tosse cronica associata a rinosinusite", spiega Caterina Bucca dell`Ospedale S. Giovanni Battista di Torino.



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15.09.2014
L`esperto, farsi una lampada aumenta rischio del 16%

Da: ONCOLOGIA

L`estate sta finendo, l`abbronzatura sbiadisce e cresce la tentazione di ravvivarla sotto un lettino. Ma l`oncologo avverte: "Non esistono lampade solari sicure". A ribadire "con forza l`estrema pericolosità" della tintarella artificiale è Tonino Pedicini, direttore generale dell`Istituto Pascale di Napoli, durante la presentazione di un fumetto che sarà distribuito nelle scuole del Sud Italia per la prevenzione del melanoma. "Un recente studio pubblicato dal `Journal of the American Academy of Dermatology`, dell`università di Ottawa" in Canada, "ha sottolineato che il rischio associato anche a una singola esposizione aumenta in media del 16%. Se si superano le 10 sedute si arriva addirittura a un + 34%", avverte l`esperto, ricordando che "il ministero della Salute ha vietato l`uso di queste apparecchiature agli under 18".



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12.09.2014
Tatuaggi, i dermatologi insegnano come conservarli bene. Colori sempre brillanti e occhio a segni di disagio della pelle

Da: MEDICINA

L`American academy of dermatology ha stilato le prime linee guida per la manutenzione dei tatoo sempre brillanti, postando anche un video esplicativo su youtube. Un terzo della popolazione americana fra i 18 e i 25 anni e il 40% degli adulti fra i 26 e i 40 anni possiede almeno un tatuaggio. Sono invece circa un milione e mezzo gli italiani tatuati, e i ragazzi tra i 12 e i 18 anni rappresentano il 7,5% del totale, secondo gli ultimi dati dell`Istituto superiore di sanità. I dermatologi statunitensi bocciano l`uso di creme alla vaselina sui disegni, generalmente usate se la pelle si secca troppo. Meglio quelle a base di acqua perché i derivati del petrolio scoloriscono gli inchiostri del decoro. Anche il sole sbiadisce i colori ed è bene usare dei filtro anti UV con un fattore di protezione solare (SPF) di 30 o più. "Applicare sul disegno la protezione solare 15 minuti prima di andare fuori e riapplicare almeno ogni due ore" ricordano gli esperti. Anche le lampade abbronzanti schiariscono alla lunga gli inchiostri, oltre a favorire la comparsa del cancro cutaneo. "In alcune persone, la luce UV può anche reagire con gli inchiostro e provocare una reazione cutanea dolorosa" precisano gli autori. "Quando si considera un nuovo tatuaggio, meglio farlo sulla pelle libera da nei perché il disegno può rendere più difficile diagnosticare i primi segni di cancro della pelle" - proseguono gli specialisti. "Infine - ricordano gli esperti - se la pelle disegnata cambia aspetto, anche a distanza di anni,b meglio rivolgersi ad un medico perché può essere un segnale di una reazione allergica".



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11.09.2014
Allarme nutrizionisti, pesa troppo quasi 1 bimbo italiano su 2

Da: MEDICINA

Il 45% dei bambini italiani, quasi uno su due, pesa troppo: il 30% è sovrappeso e il 15% è obeso, secondo un`indagine diffusa alla vigilia della ripresa dell`anno scolastico e condotta analizzando le abitudini e le `misure’ di 2.062 bambini di età compresa fra i 6 e i 13 anni. Dalla ricerca emerge che i più piccoli (6-10 anni) si muovono meno dei più grandi (11-13 anni): 9,9% di `sportivi’ contro 18,2%. Inoltre, i bimbi più piccoli consumano meno frutta e verdura e quasi la metà del pesce che mangiano i più grandi. "Si conferma una tendenza negativa sull`eccesso di peso dei bambini che vede l`Italia", patria della dieta mediterranea e prossima a ospitare a Milano l`Expo dedicata all`alimentazione, "ai primi posti della classifica europea", sottolineano gli esperti dell`Osservatorio nutrizionale Grana Padano che ha promosso l`indagine. "La vita sedentaria e la scarsa attività dei bimbi potrebbero spiegare l`eccessivo aumento del peso dei bambini più piccoli, mentre le cattive abitudini alimentari e la scarsa introduzione di fibra potrebbero concorrere a peggiorare il quadro metabolico", spiega Michela Barichella dell`Osservatorio, responsabile Struttura di dietetica e nutrizione clinica Icp Milano. Gli autori dell`indagine hanno lavorato sui percentili di crescita, poiché nell`infanzia e nell`adolescenza l`indice di massa corporea Bmi è un dato molto variabile. Considerando che il 50° percentile rappresenta il valore mediano di Bmi, sono stati paragonati i percentili di crescita a dei binari di normalità ed è stato valutato dove si posiziona il campione preso in esame. È emerso che solo il 20% dei bambini è al 50esimo percentile e che i bambini sopra il 97esimo percentile sono più del 13%. Se si divide il campione per fasce d`età, risulta che il grave aumento ponderale si osserva soprattutto nei bimbi tra 6 e 10 anni (15%); i bambini sovrappeso sono il 30%, quindi il totale dei ragazzini che hanno un peso in eccesso raggiunge il 45%".



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10.09.2014
Linfociti `disertori, italiani scoprono perché` si alleano con cancro

Da: ONCOLOGIA

Lo strano caso dei linfociti disertori: da soldati del sistema immunitario a `natural killer` capaci di scatenare il `fuoco amicò. A squarciare il velo sul tradimento di un sottotipo di cellule immunitarie è un team tutto italiano che ha svelato cosa spinge una particolare popolazione dei linfociti Natural Killer, battezzata Tink, ad abbandonare la loro missione - proteggere l`organismo - e passare dalla parte dei cattivi: nello specifico il tumore ai polmoni. Queste cellule immunitarie si infiltrano, sostenendo la crescita e la progressione neoplastica. Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell`Irccs MultiMedica (guidato da Douglas Noonan, direttore scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus e Adriana Albini, direttore del Dipartimento ricerca statistica Irccs `Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia) i tumori e il microambiente tumorale sono in grado di riprogrammare, o meglio polarizzare, queste cellule `natural killer`, cellule dell`immunità innata in grado di riconoscere in maniera spontanea (naturale, appunto) il cancro ed eliminarlo. Così facendo il tumore favorisce la propria crescita attraverso l`induzione dell`angiogenesi. Il lavoro, che si è guadagnato le pagine del `Journal of the National Cancer Istitute (Jnci), è stato condotto in collaborazione con l`università degli Studi dell`Insubria, l`ospedale di Circolo-Fondazione Macchi di Varese e l`università degli Studi di Messina. E alla scoperta ha contribuito anche un giovane borsista Airc-Firc, Antonio Bruno.



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09.09.2014
Prostata ingrossata per 80% italiani `over 50`, luce verde la cura

Da: MEDICINA

Un nuovo laser per trattare in sicurezza l`ipertrofia prostatica benigna, che affligge l`80% degli italiani `over 50`. Al I Meeting Internazionale New Horizons in the Medical and Surgical Treatment of Bph and Prostate Cancer, al Policlinico Tor Vergata di Roma, si è parlato nuovo tipo di laser al triborato di litio, che risolve il disturbo in un solo giorno con dimissioni in 12 o 24 ore. Il laser a raggio verde, grazie all`istantanea coagulazione dei vasi, è anche l`unico che consente di trattare in sicurezza pazienti finora inoperabili come quelli con malattie cardiovascolari. L`ipertrofia prostatica "è un problema sociosanitario con costi altissimi, con oltre 40 mila interventi chirurgici l`anno, 14.854 ricoveri, 327,8 milioni di euro spesi per il trattamento farmacologico e 74.834 giornate di assenza dal lavoro", dice Giuseppe Vespasiani, direttore dell`Unità Operativa di Urologia della Fondazione Policlinico Tor Vergata, Roma. "Un problema destinato ad aumentare a causa dell`invecchiamento della popolazione maschile". Inoltre "incide pesantemente sulla qualità di vita, provocando disturbi che vanno dalla difficoltà a urinare, all`insopprimibile urgenza, all`aumentata frequenza minzionale diurna ma anche notturna che disturba il sonno dei pazienti. Infine, nei casi più seri, porta alla completa ritenzione urinaria che richiede l`urgente ricorso al catetere per lo svuotamento della vescica". Si accompagna talvolta anche a disfunzioni sessuali, impotenza e problemi di eiaculazione.



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08.09.2014
Primi passi per cellula artificiale, creato modello che cambia forma

Da: RICERCA

Primi passi verso la cellula artificiale. Un team di ricerca capitanato dagli scienziati della Technische Universität di Monaco (Tum) e che coinvolge anche la Sissa, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste, ha messo a punto un modello di cellula artificiale, in grado di muoversi e cambiare di forma autonomamente. Le cellule sono oggetti complessi con un sistema metabolico sofisticato. I loro antenati evolutivi, le cellule primordiali, erano composte semplicemente da membrane e qualche molecola. Erano sistemi tanto minimalisti quanto perfettamente funzionanti. Così, `ritornare alle origini della cellula è diventato il motto del gruppo di ricerca internazionale guidato da Andreas Bausch. Il sogno è quello di creare un modello semplificato di cellula con una funzione specifica usando pochi ingredienti base. Gli scienziati stanno seguendo il principio della sintesi biologica in cui singoli blocchi cellulari sono assemblati per creare sistemi biologici artificiali con nuove caratteristiche. Obiettivo, creare un modello simile alla cellula con funzioni biomeccaniche in grado di muoversi e cambiare la forma senza influenze esterne. I ricercatori hanno spiegato i risultati nella loro ultima pubblicazione su `Science. Il modello biofisico comprende la membrana, due diversi tipi di biomolecole e una sorta di `carburante. L`involucro, cioè la vescicola, è fatto con un doppio strato di membrana lipidica, analogamente alle membrane delle cellule naturali. Gli scienziati hanno riempito le vescicole con microtubuli, componenti a forma di tubo del citoscheletro, e da molecole di chinesina.



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03.09.2014
Proteina scudo alleata metastasi cancro seno, studio italiano

Da: ONCOLOGIA

Si chiama osteopontina ed è un`insospettabile proteina, normalmente presente al di fuori delle cellule e coinvolta nella regolazione di diversi processi fisiologici. Ma un team di scienziati italiani ha scoperto il suo `lato oscurò: l`osteopontina è al centro di un inedito meccanismo responsabile delle metastasi nel cancro al seno, spiegano in uno studio pubblicato su `Cancer Research` i ricercatori dell`Istituto nazionale tumori (Int) di Milano che lo hanno identificato. Questa proteina della matrice extracellulare fa in qualche modo da `scudo: viene prodotta sia dalle cellule tumorali, e ne assicura la loro sopravvivenza in ambiente ostile, sia dalle cellule mieloidi del sistema immunitario, globuli bianchi che non la rilasciano all`esterno ma la trattengono. In questo caso l`osteopontina protegge le cellule tumorali che stanno formano la metastasi dall`attacco immunologico.

 


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02.09.2014
Fibrillazione atriale, assistenza inadeguata per 2 cardiologi su 3

Da: MEDICINA

Cure su misura, assistenza in team multispecialistici e familiari dei malati più coinvolti, attori protagonisti per una terapia doc. Sono questi i `sogni nel cassetto dei cardiologi che assistono pazienti con fibrillazione atriale, secondo un`indagine mondiale che ha coinvolto 1.100 medici del cuore in 7 Paesi (Brasile, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Spagna, Usa). Dalla survey, presentata da Daiichi Sankyo e dall`Heart Rhythm Society (Hrs) al congresso della Società europea di cardiologia-Esc in corso a Barcellona, risulta che solo un cardiologo su 3 ritiene adeguato il coordinamento multispecialistico nella gestione dei malati. Due su 3 vorrebbero più gioco di squadra. E 3 su 4 (75%) pensano che debba essere dato più spazio a chi li assiste da vicino, anche se purtroppo soltanto un paziente su 2 può contare su un caregiver. L`altro è solo. Interrogati sulla rapidità della diagnosi di fibrillazione atriale non valvolare, fra i cardiologi è plebiscito: il 98% risponde che per questi pazienti il rischio di arrivare tardi all`attenzione dello specialista è concreto, soprattutto perché si tratta di una condizione `silenziosa (86%), ma anche per scarsa consapevolezza della malattia tra i medici generalisti (40%) e l`opinione pubblica (36%). E ancora. Per il 58% dei cardiologi non esiste un `paziente-tipo con fibrillazione atriale: l`88% ritiene piuttosto che ogni malato faccia storia a sé e che sia quindi importante focalizzarne le esigenze per un`assistenza personalizzata, più efficace e sicura. Infine, dall`indagine emerge che "una quota significativa dei pazienti che secondo le linee guida potrebbero assumere un anticoagulante orale contro il rischio di ictus, in realtà non lo riceve", evidenzia Hugh Calkins, past president dell`Hrs. Rifiuto da parte dei malati, alto rischio di sanguinamento e controindicazioni sono i 3 motivi principali per cui molti pazienti mancano all`appello. 



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29.08.2014
Impulsi elettrici al cervello per curare danni memoria

Da: RICERCA

La stimolazione elettrica di una precisa zona del cervello può contribuire a migliorare la memoria e a trattare i disturbi derivati dall`ictus, dai traumi cranici o in chi è affetto dall`Alzheimer. E` quanto afferma la ricerca della Northwestern University pubblicata su `Science`. Lontana dal famigerato elettroshock, usato in passato per trattare le malattie mentali, la ricerca ha usato gli impulsi elettrici generati dalla tecnologia non invasiva `Transcranical magnetic stimulation`. "Abbiamo dimostriamo per la prima volta che è possibile intervenire su specifiche funzioni della memoria del cervello negli adulti senza l`uso della chirurgia o dei farmaci, che in alcuni casi non si sono dimostrati efficaci - spiega Joel Voss, autore della ricerca - Questa stimolazione non invasiva migliora anche la capacità di imparare cose nuove, ha un enorme potenziale per il trattamento dei disturbi della memoria. Molte zone del cervello - osserva Voss - lavorano come un`orchestra. Ebbene, la stimolazione elettrica può dare al cervello un direttore con più talento e questo ne aumenta la qualità". L`approccio con la `Transcranical magnetic stimulation` - avvertono gli scienziati - ha anche il potenziale per essere usata nel trattamento della schizofrenia.

 



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28.08.2014
Oms, milioni di persone a rischio per cambiamenti clima

Da: MEDICINA

 I cambiamenti climatici influenzano fortemente la salute umana, per questo azioni volte a migliorare le politiche energetiche e dei trasporti potrebbero salvare milioni di vite ogni anno. Le trasformazioni del clima stanno causando oltre 60 mila morti ogni anno per via dei disastri naturali legati al clima, più che triplicati dal 1960. E` l`allarme dell`Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), che parla di milioni di persone a rischio di problemi di salute legati ai cambiamenti climatici. A Ginevra si apre la prima Conferenza mondiale sulla salute e il clima. "Il colera, la malaria e la dengue sono malattie infettive molto sensibili alle mutazioni del clima - scrivono gli esperti dell`Oms - Eventi come le ondate di calore e inondazioni, effetti delle trasformazioni dell`ambiente dovute all`impatto industriale, causano ogni anno decine di migliaia di morti". Secondo Maria Neira, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell`Oms "l`inquinamento atmosferico nel 2012 è stato responsabile per 7 milioni di morti, uno su 8 di tutti i decessi a livello mondiale". 



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27.08.2014
Vertebra da stampante 3D impiantata per prima volta in ragazzo

Da: RICERCA

 Per la prima volta una vertebra creata da una stampante in 3D è stata impiantata con successo in un essere umano. L`intervento - durato 5 ore ed avvenuto pochi giorni fa - è stato realizzato in un ospedale di Pechino su un giovane cinese di 12 anni che non ha ancora ripreso a parlare dopo l`intervento, ma che, secondo l`ospedale, si ristabilirà completamente entro 3 mesi. Il ragazzo si era ferito durante una partita di calcio ma durante gli accertamenti gli era stato diagnosticato un tumore alla vertebra cervicale lesionata. I chirurghi hanno deciso di sostituire la vertebra con una versione stampata in 3D, più fedele all`anatomia del paziente e più solida, piuttosto che con una protesi in titanio. Questa tecnologia è sperimentata da tempo in Cina, visto che l`uso delle stampanti 3D è stata introdotta in diversi ospedali cinesi già dal 2002. 



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26.08.2014
L`esperto su italiana in Turchia, 50% viaggiatori non fa profilassi malaria

Da: MEDICINA

 "Un viaggiatore su due che si reca in Paesi a forte rischio malarico non fa la profilassi". A fotografare la scarsa propensione dei turisti a difendersi dall`attacco delle malattie infettive è Massimo Andreoni, presidente Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), commentando il caso della ragazza di 23 anni di Modena, ricoverata in Turchia per il timore che avesse contratto il virus Ebola ma che sarebbe affetta da malaria. A riferirlo i suoi compagni di viaggio in Ciad che, riporta `Il Resto del Carlino`, sembra non abbiano effettuato la profilassi. "Esistono patologie infettive come la malaria, la febbre Dengue o la Chikungunya, da noi non frequentissime - sottolinea l`esperto - che hanno sintomi iniziali come febbre acuta, dolori muscolari, nausea e vomito, molto simili a quelli manifestati da chi ha contratto il virus Ebola. Ma quest`ultimo procura anche un`emorragia che invece è assente nelle patologie infettive. Quindi dopo i primi giorni di incertezza, e con esami diagnostici, è molto evidente se ci si trova di fronte ad un caso di Ebola o di malaria.



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25.08.2014
Ematologa Enrica Morra premiata a Londra

Da: MEDICINA

Enrica Morra, ematologa dell`ospedale Niguarda di Milano, ha ricevuto nei giorni scorsi a Londra il Waldenström Award per il suo contributo al progresso scientifico nella lotta contro la macroglobulinemia di Waldenström. Il riconoscimento le è stato consegnato presso la Churchill Room della House of Commons del Parlamento Britannico, al termine dell`VIII Workshop internazionale sulla malattia di Waldenström, che si è svolto dal 13 al 17 agosto nella capitale inglese. Alla specialista, terza donna a ricevere il premio dopo la svedese Eva Kimby (2010) e la francese Veronique Leblond (2012), vanno le congratulazioni del vice presidente e assessore alla Salute della Regione Lombardia, Mario Mantovani. "Ancora una volta - afferma l`assessore in una nota - la Lombardia è orgogliosa dei suoi medici che con il loro lavoro, riconosciuto a livello internazionale, contribuiscono a definire l`eccellenza della sanità lombarda". La malattia - ricorda l`ospedale Niguarda - prende il nome dal medico svedese Waldenström, che per primo ne descrisse la sintomatologia negli anni `40. Si tratta di un raro linfoma non Hodgkin per il quale sono in corso numerosi studi biologici e clinici in tutto il mondo. L`award internazionale, oltre a riconoscere l`impulso dato alla ricerca biologica e l`attività clinica della dottoressa Morra, premia la dedizione di tutta una vita per la formazione e il supporto ai giovani ricercatori impegnati in questa patologia. 
 


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01.08.2014
Gli esperti, tra luglio e agosto picco allergia all`ambrosia

Da: MEDICINA

Ambrosia, spauracchio estivo per tantissimi allergici. Pianta erbacea originaria degli Stati Uniti, dove il 40% della popolazione è allergico, in Italia questa allergia colpisce soprattutto nel Nord, ma non mancano le sensibilizzazioni nelle regioni centrali. La pianta inizia a fiorire nel mese di maggio e ha il suo periodo di massima fioritura proprio a luglio e agosto. Secondo gli esperti sono addirittura 300 mila i lombardi che tra luglio ed agosto soffrono per questa allergia. Le persone affette da allergia all`ambrosia devono affrontare diverse problematiche che possono degenerare anche in intolleranze a cibi quali melone, anguria e banana. L`allergia, di solito, si manifesta con asma, rinite o raffreddore, fastidi al naso, occhi rossi, prurito. Studi recenti, realizzati in America, su 784 soggetti allergici all`ambrosia mostrano che un trattamento con terapia sublinguale, testato contro placebo per 52 settimane, ha dimostrato un significativo miglioramento dei sintomi e una analoga riduzione della necessità di utilizzare farmaci sintomatici, con una copertura per i pazienti per tutta la stagione pollinica dell`ambrosia. "Questo studio è un`importante conferma della validità dell`immunoterapia per l`ambrosia", spiega Giorgio Walter Canonica, Direttore della Clinica di Malattie dell`apparato respiratorio e allergologia Irccs San Martino Genova e presidente Società Italiana Allergologia Asma e Immunologia Clinica (Siaaic) - L`allergia all`ambrosia è iniziata dalle regioni del Nord, come Lombardia, Piemonte, Veneto ma presenta due problemi che la rendono preoccupante per il futuro. Il primo è la continua e progressiva espansione di quest`allergia a nuovi territori, con difficoltà a contenere la diffusione della pianta; il secondo è la particolare gravità delle comorbidità collegate a quest`allergia, che in oltre il 50% dei casi consistono in asma bronchiale". 



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30.07.2014
Sufficienti 5 porzioni frutta e verdura, con 7 nessun beneficio in più

Da: MEDICINA

Bastano 5 porzioni giornaliere di frutta e verdura per ridurre il rischio di morte. Andare oltre sembrerebbe non avere alcun ulteriore effetto benefico, dicono i ricercatori di Harvard e dell`Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development sulla rivista `British Medical Journal`. Lo studio va contro un`altra ricerca recentemente secondo cui le porzioni di frutta e verdura dovrebbero essere almeno 7 al giorno. Il team di ricercatori cinesi e americani hanno voluto chiarire la situazione esaminando l`associazione tra l`assunzione di frutta e verdura e il rischio di morte per tutte le cause, per motivi cardiovascolari e per cancro. Hanno analizzato i risultati di 16 studi condotti su un totale di 833.234 partecipanti e 56.423 decessi. Il maggiore consumo di frutta e verdura è risultato significativamente associato a un minor rischio di morte per tutte le cause, in particolare per malattie cardiovascolari. Il rischio di morte per tutte le cause è stato ridotto del 5% per ogni porzione giornaliera aggiuntiva di frutta e verdura, mentre il rischio di morte cardiovascolare è stato ridotto del 4% per ogni `surplus` di mele, pesche o pomodori. Ma i ricercatori hanno identificato una `soglia di circa 5 porzioni al giorno, oltre la quale il rischio di morte non si riduce ulteriormente. I ricercatori dicono che il loro studio "supporta le attuali raccomandazioni di aumentare il consumo di frutta e verdura per promuovere la salute e longevità".

 



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29.07.2014
Nuovo studio su guardiano genoma, determinante per cancro seno

Da: ONCOLOGIA

È soprannominato il `guardiano del genomà: la proteina `p35` regola il ciclo cellulare e ricopre la funzione di soppressore tumorale. La sua funzione è infatti particolarmente importante per sopprimere sul nascere i tumori. Ora lo studio, pubblicato sulla rivista `Oncotarget` e coordinato Maddalena Barba, ricercatrice della divisione di Oncologia medica B dell`Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, apre nuove prospettive terapeutiche. "Abbiamo riscontrato - spiega Barba - le evidenze sul ruolo dell`oncosoppressore p53, che potrebbero contribuire ad una più dettagliata definizione della popolazione bersaglio ed aiutare nell`interpretazione dei risultati ottenuti in seguito ad interventi basati sulla somministrazione del trastuzumab". "Inoltre - avverte l`oncologa - i risultati della ricerca potrebbero guidare le decisioni sulla somministrazione di farmaci e sugli stili di vita che agiscono sul metabolismo del glucosio". Dell`oncosoppressore `p53` si sa molto, ma non tutto. Ha un ruolo fondamentale nel decidere se una cellula in procinto di dividersi debba essere fermata o addirittura indotta a suicidarsi perché il suo Dna è danneggiato. Lo studio vede coinvolti diversi centri di ricerca italiani e americani. I progressi realizzati nell`ambito della ricerca applicata al cancro mammario hanno consentito la definizione di caratteri molecolari che rappresentano il bersaglio di terapie innovative sempre più efficaci, note come terapie intelligenti - afferma Antonio Giordano, tra gli autori della ricerca e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine Temple University di Philadelphia - il trastuzumab ha rivoluzionato il trattamento delle pazienti positive all`Her2 (un carcinoma mammario molto aggressivo). Allo stesso tempo, abbiamo aumentato le conoscenze sul ruolo di fattori legati al metabolismo del glucosio nello sviluppo di numerosi tumori, incluso il cancro mammario". ``Se confermati da studi successivi condotti in pazienti con caratteristiche sovrapponibili - conclude Giordano - è possibile che opportune modifiche dello stile di vita o la somministrazione di uno o più farmaci diretti contro il metabolismo del glucosio in donne trattate con trastuzumab, possano tradursi in un aumento dell`efficacia terapeutica e incremento della sopravvivenza".  


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25.07.2014
Guarigioni raddoppiate in 40 anni, 60% ce la fa

Da: ONCOLOGIA

Tumori, non più e non sempre `male incurabile`. Alla fine degli anni `70 solo poco più del 30% degli italiani colpiti dal cancro sconfiggeva la malattia. Negli anni `90 si è arrivati a quasi il 47%, oggi ce la fa circa il 60%. Nel giro di 40 anni, dunque, sono raddoppiate le guarigioni dal cancro, ma la malattia fa ancora paura. Questi dati testimoniano "i risultati importanti che abbiamo ottenuto in questi anni", sottolinea Francesco Cognetti, presidente della Fondazione `Insieme contro il Cancro` che per il primo anno di attività ha realizzato il libro, dal titolo significativo, "Il male (in)curabile. I progressi nella lotta contro il cancro e il nuovo ruolo della comunicazione", presentato questa mattina al ministero della Salute. Nel 2013 in Italia sono stati diagnosticati 366 mila nuovi casi cancro. Il miglioramento delle percentuali di guarigione è evidente per le neoplasie più diffuse come quelle della prostata (91%), del seno (87%) e del colon-retto (64% uomini e 63% donne). Grazie ai tanti passi avanti compiuti nella lotta al cancro, aumentano gli italiani che hanno avuto la malattia e l`hanno sconfitta o cronicizzata. Erano meno di un milione e mezzo all`inizio degli anno `90, circa 3 milioni nel 2013. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo, un `esercito`. "Il merito - commenta Cognetti - è da attribuire alle diagnosi in fase più precoce e alle terapie sempre più efficaci. Senza dimenticare le campagne di prevenzione: fino al 40% dei tumori può essere prevenuto con un corretto stile di vita. Ma l`Italia spende poco in prevenzione, collocandosi agli ultimi posti in Europa". Se aumentano i malati che guariscono o cronicizzano la malattia, "sono ancora in tanti, in troppi a non riuscire a vincere la loro battaglia per la vita. Bisogna quindi trovare nuove strade per continuare a incidere su questa malattia".  



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24.07.2014
Alzheimer, scoperta origine formazioni tossiche

Da: RICERCA

Individuata per la prima volta l`origine delle formazioni tossiche nel cervello che causano la malattia di Alzheimer. A metterla in luce è un gruppo di ricerca italiano, in uno studio coordinato da Antonino Cattaneo (Scuola Normale Superiore di Pisa) e svolto in collaborazione con Giovanni Meli (Ebri, Roma) e Roberta Ghidoni (Irccs Fatebenefratelli, Brescia). Lo studio, svolto presso l`Ebri, l`Istituto di ricerca sul cervello fondato dalla Accademica dei Lincei e premio Nobel Rita Levi Montalcini, ha consentito di individuare, su cellule di criceto, il sito intracellulare dove cominciano a formarsi gli oligomeri del peptide Abeta che danno inizio alla patologia, come si legge su `Nature Communications`. Grazie allo studio, in futuro sarà possibile sviluppare un `proiettile magico` per combattere precocemente la malattia, prevedono gli scienziati.  Gli oligomeri protagonisti dello studio sono specie molecolari tossiche coinvolte in maniera cruciale negli eventi precoci della malattia di Alzheimer. Prima di questo lavoro non si conosceva molto sulla loro formazione intracellulare a causa della mancanza di metodi selettivi, per il loro riconoscimento a livello molecolare. ``Lo studio - spiega Cattaneo - ha la doppia valenza di aver stabilito gli oligomeri intracellulari di Aß come target nel trattamento dell`Alzheimer e consente di prospettare una strategia sperimentale dal forte potenziale terapeutico``. Su questa base, sarà possibile in futuro colpire precocemente le strutture patologiche, nel luogo dove si formano, prima che vengano trasportate fuori dalla cellula, attraverso sonde molecolari mirate, una sorta di `magic bullet` che colpisce con alta selettività solo le formazioni tossiche. 

 



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23.07.2014
Sla, prelievo sangue per stabilire evoluzione malattia Studio italiano, si misurano due molecole

Da: RICERCA

 Con un semplice prelievo di sangue si potrà capire l`evoluzione della malattia di un paziente malato di sclerosi laterale amiotrofica (SLA), ovvero stimare quanto è grave il suo male già al momento della diagnosi: il segreto è misurare la concentrazione plasmatica di alcune molecole, albumina e creatinina. La scoperta si deve a uno studio italiano diretto da Adriano Chiò, neurologo all`ospedale Le Molinette di Torino ed esperto di Sla. La ricerca, che ha coinvolto prima 712 pazienti poi altri 122, è stata pubblicata sulla rivista Jama Neurology. La Sla è una malattia neurodegenerativa che colpisce i neuroni che controllano i movimenti muscolari (motoneuroni). La malattia resta incurabile ed in media il paziente sopravvive 2-4 anni dall`esordio del male e 1-3 anni dalla sua diagnosi. Gli esperti hanno analizzato il sangue dei primi 712 pazienti alla ricerca di una correlazione tra la prognosi di ciascuno e la presenza di concentrazioni differenti di alcune molecole plasmatiche. È emerso che la prognosi è tanto più grave quanto minori sono le concentrazioni di albumina e creatinina al momento della diagnosi. Il risultato è stato confermato sul secondo gruppo di pazienti. Capire la prognosi di ciascun malato all`atto stesso della diagnosi può essere utile, anche ad esempio nell`eventualità di arruolare il paziente in una sperimentazione clinica.



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21.07.2014
Tumori del sangue, migliora la sopravvivenza in Europa. Maggior parte patologie Italia è in media o superiore

Da: Oncologia

Negli ultimi 11 anni è cresciuta in Europa la sopravvivenza ai tumori del sangue, anche grazie ai nuovi farmaci a bersaglio molecolare. Lo affermano i risultati di uno studio condotto dai ricercatori dell`Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e dell`Iss di Roma, pubblicati su The Lancet Oncology. Lo studio ha dimostrato che in Europa la sopravvivenza per i principali tumori ematologici è aumentata nel corso degli ultimi 11 anni dal 10 al 20%, a seconda del tipo di neoplasia. Sono stati analizzati i dati di 30 registri di tumori in 20 paesi europei, confrontando la sopravvivenza dopo 5 anni dalla diagnosi di 560.400 pazienti di età superiore ai 15 anni con tumore del sangue diagnosticato tra il 1997 e il 2008, seguiti fino alla fine del 2008. "Dal 1997 al 2008 gli incrementi maggiori della sopravvivenza si sono avuti in particolare per i linfomi di tipo diffuso (si è passati dal 42% nel 1997 al 55% nel 2008), follicolare (da 59% a 74%), per la leucemia mieloide cronica (da 32% a 54%) e per la leucemia promielocitica acuta (da 50% a 62%). Aumenta anche la sopravvivenza per il linfoma di Hodgkin (da 75% a 79%), per la leucemia linfatica cronica (da 66% a 69%), il mieloma multiplo (da 30% a 40%), e la leucemia linfatica acuta (da 30% a 41%)", si legge nello studio. Nonostante il miglioramento generalizzato, persistono notevoli differenze fra le aree geografiche esaminate, soprattutto tra le Regioni dell`Europa dell`Est rispetto alle altre.

 



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17.07.2014
Studio, +32% fratture femore in 10 anni

Da: MEDICINA

Aumentano i `crack` alle ossa conseguenza dell`osteoporosi. Le fratture femorali negli `over 65` sono passate da poco meno di 72.000 nel 2000 (56.000 donne e 16.000 uomini) a oltre 93.000 nel 2009 (72.000 donne e 21.000 uomini): un aumento del 28% per le donne e addirittura del 36% per gli uomini in 10 anni (+32% in media). Queste le dimensioni del problema, come risulta da 15 anni di ricerche condotte dall`epidemiologo Prisco Piscitelli, direttore del laboratorio di ricerca sull`Osteoporosi dell`Isbem (Istituto scientifico biomedico euro mediterraneo): 839.000 anziani ricoverati per frattura di femore nel decennio 2000-2009, con circa 120.000 decessi stimati e 150.000 casi d`invalidità permanente, quantificabili in costi per il Ssn superiori a 9 miliardi e mezzo di euro, a cui aggiungere un altro miliardo di euro a carico dell`Inps. I numeri emergono da uno studio pubblicato sul numero di luglio del `World Journal of Orthopaedics`, condotto da Piscitelli e coordinato da Umberto Tarantino dell`Università di Roma Tor Vergata, con la collaborazione della Seconda Università di Napoli e dell`Università di Firenze sui dati dei ricoveri ospedalieri forniti dalla direzione generale del Sistema informativo coordinamento e sviluppo del ministero della Salute. "È dal 2002 che ci dedichiamo all`analisi dei flussi di ricovero per frattura femorale negli anziani - spiega Piscitelli - i nostri sforzi hanno finora portato a dimostrare che il problema delle complicanze fratturative dell`osteoporosi ha assunto dimensioni paragonabili per incidenza e costi a quelle dell`infarto e degli ictus cerebrali, un dato ormai recepito anche dalle autorità sanitarie nazionali". "Quello che emerge per la prima volta in quest`ultima ricerca - aggiunge - è che nelle donne di età compresa tra 65 e 74 anni si osserva una riduzione del 7,9% in termini di incidenza di fratture di femore tra il 2004 e il 2009, col numero delle fratture femorali in questa fascia di età che ritorna ai livelli più bassi mai registrati dal 2000 (non più di 9.300 fratture nell`ultimo anno esaminato). E in alcune Regioni italiane il trend di riduzione delle fratture di femore sembrerebbe coinvolgere anche le donne di età compresa tra 75 e 84 anni". "Sono infatti gli `over 85` a pesare per il 40% del totale delle fratture di femore nonostante rappresentino solo il 2,5% della popolazione italiana (in particolare le donne over 85 ammontano al 30% del totale fratture) - precisa Tarantino, direttore della Uoc di Ortopedia e Traumatologia della Fondazione Policlinico Tor Vergata di Roma - i risultati del nostro studio che attestano una riduzione delle fratture nelle donne meno anziane fino al 2009 sembrano confermati anche da analisi preliminari sui ricoveri del 2012. È impossibile non collegare questi primi segnali positivi alla crescente attenzione verso la prevenzione dell`osteoporosi, risultato di una maggiore cultura e sensibilità da parte dei medici di famiglia e degli specialisti, oltre che di una più ampia disponibilità di farmaci efficaci nel ridurre il rischio di frattura".

 



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16.07.2014
Studio, se cambia colore o forma pillola rischio stop cure

Da: RICERCA

Farmaci identici fra loro nella composizione possono avere colori o forme diverse, a seconda del produttore. Ma queste differenze rappresentano una potenziale causa di confusione per i pazienti, tanto da spingere alcuni a smettere di assumere medicinali necessari: lo evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista `Annals of Internal Medicine da ricercatori del Brigham and Women`s Hospital di Boston, dopo aver studiato le abitudini di più di 10.000 pazienti in tutto il Paese che erano stati ricoverati in ospedale dopo un attacco di cuore tra il 2006 e il 2011. E nel corso del primo anno dopo un evento del genere, è fondamentale che i malati assumano a dovere beta-bloccanti e statine per abbassare il colesterolo. Lo studio ha rilevato che quando i pazienti si riforniscono dei loro farmaci e il colore o la forma delle loro pillole cambiano, le probabilità che smettano di assumerle o di ricomprarle aumenta drammaticamente: il 34% va incontro a questo pericolo quando cambia il colore della compressa e il 66% quando si modifica la forma. Un fenomeno che potrebbe aumentare il rischio di complicazioni inutili e anche il costo sanitario, hanno concluso gli scienziati. "Quando ti rechi in farmacia per ritirare i tuoi medicinali e ti danno una pillola rosa circolare invece di una pillola gialla oblunga, è un pò stridente agli occhi del malato", evidenzia Aaron Kesselheim, docente di Harvard e ricercatore senior dello studio. "Potete immaginare come questo possa causare confusione". Certamente lo studio ha dei limiti: i ricercatori hanno valutato solo tre classi di farmaci assunti da malati di cuore, e non hanno preso in considerazione determinate informazioni sui pazienti, come lo status socio-economico o l`iscrizione a programmi automatici di `ricarica delle prescrizioni, che sono molto comuni negli Stati Uniti, ma non in Europa. Spesso, Oltreoceano, queste modifiche insorgono quando una farmacia cambia fornitore o un paziente inizia ad acquistare le pillole online, e improvvisamente lo stesso farmaco per il colesterolo ha un aspetto diverso. La Food and Drug Administration non richiede infatti che le compresse di generici abbiano colore o forma simili. Questi prodotti sono comunque clinicamente intercambiabili e l`agenzia assicura che il farmaco all`interno è chimicamente identico. L`anno scorso, però, la stessa Fda ha ammesso la sua preoccupazione per il fatto che le differenze nelle caratteristiche fisiche di farmaci identici "possono influenzare la compliance del paziente e portare a errori terapeutici". L`agenzia ha anche emesso linee guida non vincolanti per le aziende farmaceutiche, raccomandando di considerare questo effetto sui pazienti. Gli autori dello studio concludono dicendo che l`ente regolatorio forse dovrebbe richiedere che i nuovi farmaci generici corrispondano nell`aspetto agli originator. Gli effetti, scrivono, non sono solo estetici, ma anche "clinicamente rilevanti". 



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15.07.2014
Proteina a due facce dietro insorgenza diabete giovanile

Da: RICERCA

Una proteina a due facce all`origine del diabete autoimmune di tipo 1. Questa forma che si manifesta prevalentemente nell`infanzia e nell`adolescenza, sembra essere legata al ``voltafaccia` di GAD65, una proteina altamente flessibile. La scoperta è il frutto di una collaborazione internazionale tra un gruppo di ricercatori australiani guidati da Ashley Buckle (Monash University, attualmente professore visitatore della Sapienza), il gruppo di ricerca di Daniela De Biase (Istituto Pasteur e Dip. di Scienze e Biotecnologie Medico-Chirurgiche Sapienza Università di Roma, Latina) e Alessandro Paiardini (Dipartimento di Scienze Biochimiche della Sapienza). Pubblicata su `Pnas`, la ricerca apporta un contributo essenziale per progettare vaccini terapeutici efficaci contro la malattia. Il diabete di tipo 1 è causato da auto-anticorpi che inducono il sistema immunitario ad aggredire e distruggere le cellule del pancreas produttrici di insulina. GAD65 è uno dei maggiori ``autoantigeni` che scatenano la patologia e, negli anni passati, è stato utilizzato nel tentativo di insegnare al sistema immunitario dei pazienti a tollerare la proteina, per evitare la reazione autoimmune. Gli studi clinici tuttavia non hanno avuto il successo sperato; oggi, però, lo studio del team internazionale indica la direzione da seguire per migliorare l`approccio terapeutico. "GAD65 - spiega De Biase - è una proteina dai due volti: la forma ``on`` (attiva) e quella ``off`` (spenta). Per adempiere correttamente e al momento opportuno alle proprie funzioni (cioè produrre GABA, un neurotrasmettitore necessario al controllo della trasmissione degli impulsi nervosi), la proteina passa da un `voltò all`altro, attraverso forme intermedie, e nel fare ciò può causare dei danni. I nostri studi suggeriscono che sia proprio il suo continuo `voltafaccia a rendere GAD65 irriconoscibile, un estraneo suscettibile agli attacchi del sistema immunitario". Con questo studio i ricercatori hanno evidenziato le differenze sostanziali tra i volti `on` e `off` di GAD65. "Nel mio laboratorio - continua De Biase - abbiamo analizzato la proteina a livello biochimico, studiandone i cambiamenti di forma in vitro. Inoltre, l`esperienza ventennale sulla Gad (e su enzimi che appartengono alla stessa famiglia) si è rivelata fondamentale per isolare i due volti della proteina, permettendo così di eseguire altri importanti esperimenti in vitro in Australia e in Francia. Il risultato è stato a dir poco entusiasmante: tutti gli approcci utilizzati, dalla dinamica molecolare, che richiede sofisticati computer, agli esperimenti in vitro, hanno portato alla stessa conclusione". E oggi la ricerca prosegue: il passo successivo è di fotografare GAD65 ``in flagrante`, assieme agli anticorpi, e comprendere così perché ne diventa il bersaglio. Un passo importante verso la progettazione di un approccio terapeutico efficace. Il contributo al lavoro del gruppo di De Biase (Dipartimento di scienze e biotecnologie medico chirurgiche - Sapienza - sede di Latina) è stato possibile grazie al sostegno dell`Istituto Pasteur - Fondazione Cenci Bolognetti.

 



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14.07.2014
Scienza boccia cure alternative, calcoli sbagliati

Da: MEDICINA

Bocciate dalla scienza. "Le medicine complementari non possono definirsi basate sulle evidenze, come invece avviene per la medicina ufficiale". È la conclusione a cui approdano due scienziati italiani che hanno condotto uno studio pubblicato sulla rivista scientifica `European Journal of Internal Medicine. Da molti anni, spiegano gli autori - Maurizio Pandolfi, già professore ordinario all`università di Lund in Svezia, e Giulia Carreras dell`Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo) di Firenze - le medicine complementari (`non convenzionali o alternative), come l`agopuntura e l`omeopatia, provano a dimostrare la loro fondatezza e utilità usando i metodi scientifici e i moderni studi clinici. Ora però, sulla base dei risultati dello studio, gli scienziati gettano un`ombra: queste cure, sottolineano, si dichiarano efficaci e credibili sulla base di un calcolo sbagliato. Le prove cliniche effettuate finora dalle medicine complementari non sarebbero, in sostanza, valide. L`efficacia delle cure mediche è valutata con procedure standard che mettono a confronto un gruppo di pazienti trattati con la terapia in esame e un gruppo di controllo che non riceve il trattamento o ne riceve uno diverso. La differenza tra i 2 gruppi viene poi analizzata con calcoli statistici per stabilire se è `significativa, cioè se è davvero rilevante e concreta. Questa significatività è rappresentata dal valore-P: se P è uguale o inferiore a 0.05, vuol dire che la differenza c`è e che una delle due terapie è più valida dell`altra. Secondo Pandolfi e Carreras, "il problema delle medicine complementari non sta nel modo con cui sono messe alla prova, dato che questi studi clinici sono spesso ben condotti, ma nell`elaborazione statistica dei risultati. Infatti, la statistica comunemente usata nella moderna clinica non è adatta a valutare ipotesi di efficacia come quelle delle medicine complementari, che si discostano da principi scientifici riconosciuti: ad esempio l`omeopatia infrange le leggi della chimica e l`agopuntura presuppone un`improbabile energia vitale". Queste ipotesi "sono tali da far perdere al valore-P il suo potere reale, assieme alla capacità di provare le differenze tra i gruppi allo studio". Gli autori portano esempi e calcoli matematici "che mostrano la relazione inversa tra credibilità scientifica dell`ipotesi in esame e probabilità di ottenere valori-P realmente significativi". In pratica, meno l`ipotesi di partenza è credibile, più è probabile che il calcolo risulti sbagliato e giustifichi una pratica medica che non ha validità. Ne consegue, aggiungono gli scienziati, "che la significatività statistica fin qui riportata nella letteratura medica a prova dell`efficacia delle medicine complementari risulta indebitamente amplificata e quindi inattendibile: le medicine complementari non possono definirsi basate sulle evidenze". Lo studio, commenta il direttore scientifico del Policlinico di Milano e redattore capo dell`European Journal of Internal Medicine, Pier Mannuccio Mannucci, "stabilisce che chi pensa di avvalorare le medicine complementari con i metodi della scienza in realtà sta commettendo un grave errore. Queste non potrebbero e non dovrebbero essere proposte come cure complementari, anche se oggi alcune pratiche sono impiegate in ospedali pubblici e insegnate nelle facoltà di medicina". Si rischia, conclude Mannucci, "di distogliere fondi e risorse alla medicina seria e ufficiale, l`unica che sia stata scientificamente validata e che abbia una efficacia dimostrata con i dati". 

 



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10.07.2014
LANCET, tassi di TBC fra bimbi più alti di stime OMS

Da: RICERCA

Più di 650.000 bambini in tutto il mondo sviluppano ogni anno la tubercolosi. È la stima contenuta in uno studio che appare sulla rivista `Lancet Global Health` e che è di quasi il 25% più alta rispetto alle previsioni attuali effettuate dall`Organizzazione mondiale della sanità, che nel 2012 parlavano di 530.000 casi l`anno, cifra che sta comunque per essere rivista. Il team dell`Università di Sheffield, dell`Imperial College di Londra e della Global Alliance for Tb Drug Development ha creato un modello matematico, sfruttando i dati provenienti dalla popolazione adulta con la malattia. Tenendo conto del comportamento naturale dei batteri e delle situazioni nelle famiglie e nelle comunità di 22 Paesi con i più alti livelli di malattia, sono riusciti a stimare quanti bambini hanno la tubercolosi. Ebbene, si pensa che circa 15 milioni di bambini attualmente vivano nella stessa abitazione di un adulto con Tbc contagiosa e che quasi 53 milioni abbiano una Tbc inattiva, una forma che può progredire in qualsiasi momento. Peter Dodd dell`Università di Sheffield, autore principale della ricerca, fa notare che "i bambini sono una parte spesso ignorata, ma importante degli sforzi di controllo della tubercolosi. I nostri risultati evidenziano una grande opportunità per il trattamento antibiotico preventivo tra i bambini che vivono nello stesso ambiente di un adulto con Tbc contagiosa. Un uso più ampio del trattamento preventivo ridurrebbe sostanzialmente il numero di bambini che sviluppano la malattia".



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08.07.2014
Creato primo `kit` per diagnosticare menopausa

Da: MEDICINA

Creato alla Monash University (Australia) il primo `kit` al mondo per la diagnosi e il supporto alla gestione della menopausa, che potrà essere utilizzato dai medici per le donne a partire dall`età di 40 anni. Pensato per essere il primo del suo genere, il kit include uno strumento di diagnostica, così come un compendio di terapie ormonali approvate, e si è guadagnato le pagine della rivista `Climacteric`. Guidati dalla professoressa Susan Davis, il team di ricerca della Scuola di Sanità pubblica e medicina preventiva dell`ateneo australiano ha messo insieme la letteratura esistente sulla menopausa, gli algoritmi diagnostici e la propria vasta esperienza clinica per sviluppare lo strumento diagnostico. Progettato per l`utilizzo in un ambulatorio medico, prende in considerazione i fattori che emergono dalla storia medica della paziente e con gli elementi di rischio, fino ad arrivare a suggerire la migliore soluzione di trattamento. In pratica, si tratta di un flusso di domande standardizzate da fare alle pazienti per valutare se stiano potenzialmente vivendo la menopausa. Viene fornito inoltre un elenco di tutte le terapie ormonali approvate dalle autorità di regolamentazione in diversi Paesi dei trattamenti non ormonali. Secondo Davis il nuovo kit "riempie il vuoto di linee guida chiare sulla diagnosi e la gestione della menopausa, dotando i medici dei fondamenti per la cura di ogni donna che varca la porta del loro ambulatorio. Anche se le linee guida dettagliate sono disponibili, la realtà è che la maggior parte dei medici non ha il tempo di esaminare un rapporto di 40 pagine quando hanno solo 5 o 10 minuti da spendere con la paziente". 



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06.07.2014
Giordano, studio ISS su terra fuochi fa emergere ritardi e silenzi

Da: Oncologia

Lo studio `Sentieri dell`Istituto superiore di sanità "ci dice finalmente come stanno davvero le cose e fa emergere anche il ritardo con cui si sono mosse le istituzioni. Ora è evidente una verità scientifica sul legame inquinamento ambientale, rischio oncologico e aumento dei decessi tra chi vive nella `Terra dei fuochi e dei velenì. Una verità che molti in questi anni hanno voluto tenere nascosta. Bisogna agire subito con i programmi di screening e di bonifica, non c`è più tempo". Ad affermarlo è Antonio Giordano, scienziato napoletano da tanti anni negli Usa, dove dirige lo Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine e il Centro di biotecnologia del College of Science and Technology, Temple Universitydi Philadelphia. Giordano è stato tra i primi nel 2008 a studiare il legame tra i tumori della popolazione della Terra dei fuochi e l`inquinamento prodotto dai roghi dei rifiuti, lanciando poi l`allarme sul grave rischio. "Oggi grazie anche all`impegno dei cittadini, dei medici sul territorio, degli attivisti, dei magistrati e dei ricercatori indipendenti - aggiunge l`oncologo - l`emergenza sanitaria della Terra dei fuochi sta uscendo fuori. Lo studio `Sentieri conferma quello che anche altri gli studi avevano già detto su quanto l`inquinamento del territorio può incidere sulla salute dei cittadini. La cosa importante - conclude - è che la Regione Campania e le altre istituzioni si muovano presto e senza indugi per dare risposte alla popolazione "



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03.07.2014
Italia paese del sole ma non di vitamina d, esporre braccia aiuta

Da: MEDICINA

L`Italia è il Paese del sole, ma non della vitamina D. Parola di esperti che sottolineano come nel Belpaese, e in altre zone del bacino Mediterraneo, la carenza di questo ormone essenziale per la salute delle ossa sia praticamente endemica: interessa fino all`86-90% degli `over 70` e fino al 10% dei giovani adulti. Eppure basterebbe poco per migliorare la situazione: non bagni di sole in bikini, né tintarella forzata. Semplicemente far sì che le braccia vengano `baciate dai raggi solari per 5-30 minuti, nelle ore comprese tra le 10 e le 15 per due o tre volte a settimana. Il ruolo della vitamina D è uno dei temi `caldi al centro del terzo Congresso `Clinical Update in endocrinologia e metabolismo (Cuem), in partenza all`università degli Studi di Brescia, sotto l`egida della Società italiana di endocrinologia e con il patrocinio del Cnr e dell`Istituto superiore di sanità. Durante il meeting presieduto da Andrea Giustina, direttore della Cattedra di Endocrinologia nell`ateneo di Brescia, centro di riferimento a livello nazionale in questo campo, gli scienziati sottolineeranno l`importanza di "raccomandare uno stile di vita che preveda un`esposizione regolare ai raggi del sole, ricordando che la quantità di irradiazione necessaria alla sintesi di vitamina D è di molto inferiore a quella necessaria a stimolare l`abbronzatura". Durante l`esposizione solare nei mesi più caldi, l`organismo fa `scorta di vitamina D che viene usata anche nei mesi invernali. Ma non sempre basta, soprattutto perché la capacità della cute di produrla si riduce progressivamente con l`età. Se l`80% del `contributo alla causa arriva dal sole, il 20% arriva dalla dieta. Tuttavia la lista dei cibi `alleati è scarna: olio di fegato di merluzzo, salmone, uova anche se in piccole quantità. In giro per il mondo, assicurano gli esperti, ci sono esperienze virtuose di Paesi che hanno affrontato `a muso durò il problema della carenza di vitamina D. E, a sorpresa, si trovano a Nord. Nel passaparola fra gli esperti è noto come il `paradosso scandinavo: questi Paesi non sono avvantaggiati dalla latitudine, ma hanno tentato con successo di compensare la scarsa esposizione solare con la fortificazione degli alimenti con vitamina D, riducendo drasticamente la frequenza di ipovitaminosi D. "In Italia - osservano gli endocrinologi del Cuem - questa pratica socio-sanitaria è iniziata in maniera molto timida, ma sicuramente nei prossimi anni potrebbe diventare più incisiva". Quando manca la vitamina D - considerata `orò per le ossa, per via della sua azione che favorisce l`assorbimento e regola il deposito di calcio - il rischio di fratture aumenta. "L`osso - spiega Giustina in occasione della presentazione del Congresso - risulta fragile. Una condizione simile all`osteoporosi. E il mix di queste due problematiche negli anziani è molto pericoloso". Nelle persone carenti l`alta frequenza di `crack` delle ossa è favorita anche da un altro `effetto collaterale: con poca vitamina D anche la forza contrattile dei muscoli risulta alterata. Il messaggio degli scienziati è: questa carenza va corretta. E in generale il ruolo della vitamina D non va sottovalutato. A maggior ragione, concludono gli esperti, se si considera che studi recenti suggeriscono che la poca vitamina D potrebbe essere associata anche a malattie come diabete, ipertensione, infarto del miocardio, tumori maligni e malattie autoimmuni. 



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02.07.2014
Malaria cambia odore corpo in `profumò che calamita zanzare

Da: RICERCA

I parassiti della malaria sono in grado trasformare l`odore del corpo in un `profumò a cui le zanzare non riescono a resistere: vengono attirare come da una calamita. A stabilirlo è uno studio dell`Istituto Federale Svizzero di Tecnologia (Eth) di Zurigo condotto sui topi e pubblicato sulla rivista `Pnas`. Ora l`obiettivo degli scienziati è indagare direttamente sul campo, in Africa, gli sviluppi della ricerca. Se i dati saranno confermati anche sull`uomo, si potrebbe sviluppare un nuovo metodo non invasivo per la diagnosi della malaria basato sull`odore del corpo, così sensibile da identificare anche le persone che rimangono contagiose pur non manifestando i sintomi della malattia. Lo studio ha dimostrato infatti che il parassita della malaria è capace di alterare in maniera permanente l`odore del corpo delle sue `vittime. Secondo Consuelo De Moraes, tra i principali autori della ricerca, "dai nostri risultati abbiamo un aumento complesso di diversi composti che sono una calamita per le zanzare. Questo accade - osserva - perché i parassiti sono in grado di modificare l`odore del soggetto che li ospita per garantirsi una sopravvivenza continua". 



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01.07.2014
Farmaci per fertilità non aumentano rischio tumori femminili

Da: RICERCA

Una buona notizia per le donne ricorse alla fecondazione assistita per realizzare il desiderio di avere un figlio. I farmaci per la fertilità non aumentano il rischio di tumori del seno o delle ovaie, temuta conseguenza dei trattamenti ormonali utilizzati per la stimolazione ovarica. È la "rassicurante" conclusione di uno studio americano presentato al Congresso Eshre 2014 (Società europea di riproduzione umana ed embriologia), in corso a Monaco di Baviera. La ricerca, in parte finanziata dai National Institutes of Health e condotta dall`Università dell`Illinois a Chicago e dall`Us National Cancer Institute, ha analizzato più di 12 mila donne trattate per infertilità fra il 1965 e il 1988 in 5 centri americani. Dopo 30 anni in 9.892 pazienti è stata verificata l`eventuale insorgenza di tumori: sono stati identificati 749 casi di cancro al seno, 119 all`endometrio, 85 alle ovaie. Secondo gli autori dello studio, i farmaci utilizzati per aumentare le chance di concepimento e gravidanza non sono associati a un aumento del rischio di questi tumori femminili. In particolare, le gonadotropine, i più utilizzati attualmente per la stimolazione ovarica, non risultano favorire l`insorgenza del cancro, come si temeva, fatta eccezione per un piccolo gruppo di donne che però non ha avuto figli dopo il trattamento. I farmaci per la fertilità aumentano i livelli degli ormoni femminili, estradiolo e progesterone, entrambi implicati nella genesi del tumore del seno, dell`ovaio e dell`utero. Da qui "la plausibilità biologica - spiega Humberto Scoccia dell`Università dell`Illinois, uno dei coordinatori della ricerca - del legame fra questi trattamenti e il rischio di neoplasia. Ma nonostante questa plausibilità, i risultati ottenuti non supportano un legame significativo fra utilizzo dei farmaci per la fertilità e tumori femminili. Il quadro che emerge è piuttosto variegato, con alcune sostanze che mostrano un qualche aumento del rischio, altre che lo riducono e altre ancora che non hanno alcun legame causa-effetto, e molte questioni rimangono irrisolte, ma - sottolinea - si tratta di risultati rassicuranti. 



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30.06.2014
Febbre da stress,ecco area neurale che fa salire termometro Centri neurali variano la temperatura a seconda della fatica

Da: MEDICINA

Vita troppo frenetica e tante preoccupazioni possono condurre a una condizione di stress cronico associato al rischio di febbre anche persistente e forte sensazione di affaticamento. Da oggi, grazie ad una ricerca di scienziati nipponici, l`origine di questa febbre da stress è stata individuata in precisi centri neurali nel cervello deputati proprio ad alzare o abbassare la temperatura corporea in relazione allo stress. La scoperta, resa nota questa settimana sulla rivista Cell Metabolism, si deve al gruppo di Kazuhiro Nakamura dell`università di Kyoto e potrebbe portare allo sviluppo di rimedi per questo problema non indifferente e molto comune specie in età adolescenziale, che può impossibilitare ad avere una vita normale. Lo stress cronico può dare non pochi sintomi fisici, tra cui la comparsa di febbre anche prolungata, la cosiddetta `febbre psicogena`, o di origine psicologica. Si tratta di una condizione non rara e spesso non compresa dal medico, che va a caccia di tutte le possibili motivazioni fisiche senza venire a capo del motivo di quell`innalzamento della temperatura corporea. Gli esperti giapponesi hanno studiato le origini della febbre psicogena su roditori esposti a condizioni che inducono una reazione di stress cronico, con comparsa di febbre psicogena. In particolare hanno studiato il cervello dei roditori con questa forma di febbre da stress e in condizione di forte affaticamento ed hanno rintracciato in una regione precisa - l`ippocampo dorso-mediale - dei neuroni che di fatto fanno da interruttore a questo innalzamento di temperatura corporea. Gli esperti hanno visto che inibendo l`attività di questi neuroni la febbre va via e che, viceversa, stimolandone l`attività compare la febbre anche se l`animale non è in condizioni di stress.
 

 



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25.06.2014
Maroni e Zingaretti a Lorenzin: «Più attenzione alle industrie del farmaco»

Da: SANITÀ

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, hanno scritto una lettera al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per «evidenziare il tema delle imprese farmaceutiche che rischia di essere sacrificato in un dibattito che spesso non mette a fuoco il loro deciso potenziale di leva di sviluppo economico». «Nelle Regioni Lombardia e Lazio si concentra infatti - proseguono Zingaretti e Maroni - la gran parte dell`impresa farmaceutica italiana. Bastano pochi dati per descrivere la capacità di valore di questo settore: dopo la Germania siamo il principale produttore d`Europa per un valore pari a circa 26 miliardi di euro, con circa 64mila addetti. Quello della farmaceutica è un settore che ha aumentato anche negli anni della crisi la sua capacità di esportazione e che si connota, rispetto alla restante industria manifatturiera, per tassi alti di investimenti in ricerca e per una domanda di lavoro pregiata, perché i dipendenti del settore sono ad alto titolo di studio (90% laureati o diplomati) e con una forte componente di genere (40% donne contro il 26% del totale industria)». In sintesi concludono i governatori «l`industria del farmaco costituisce uno dei settori di specializzazione produttiva che permette all`Italia di competere nei mercati internazionali e di attrarre investimenti. Ovviamente il settore farmaceutico deve responsabilmente concorrere agli obiettivi di finanza pubblica e il servizio sanitario deve perseguire obiettivi di consumo ragionevoli e appropriati. Tuttavia il settore farmaceutico è stato fino a oggi uno dei principali contributori al contenimento della spesa sanitaria, valutazione che porta a chiedere al Governo di prestare la massima attenzione ad un settore che merita una valutazione autonoma». «Riteniamo che l`industria del farmaco sia disponibile ancora oggi a confrontarsi su un terreno di sfida economica - conclude la lettera - che comporti anche ulteriori obiettivi di risparmio ma chiede di condividere le soluzioni per arrivare a questo traguardo. 



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24.06.2014
Farmaco anti-diabete testato come scudo anticancro seno il trial Tevere coinvolge 16 mila donne in tutta Italia

Da: Oncologia

Un `vecchio farmaco anti-diabete testato come scudo contro il tumore al seno. "Un impiego differente di alcuni farmaci può rivelarsi fondamentale nell`ottica della prevenzione. E proprio questo ha portato all`avvio, ormai nel 2011, di un interessante studio per giocare d`anticipo contro il cancro al seno. Nello studio Tevere, infatti, stiamo testando gli effetti preventivi della metformina, comune farmaco antidiabete, su 16 mila donne sane". Lo spiega Paola Muti della McMaster University (Canada), illustrando una ricerca tutta italiana, di cui si è parlato all`International Workshop on metabolism, diet and chronic disease a Roma. La ricerca è nata da una collaborazione tra l`Istituto Regina Elena di Roma, dove Muti è stata direttore scientifico, e l`Istituto dei Tumori di Milano. "L`obiettivo era valutare l`efficacia della molecola usata contro il diabete, nel riparare i difetti metabolici che possono causare il cancro", spiega la ricercatrice. Il lavoro, finanziato dal ministero della Salute, prende il via da un altro studio in cui si evidenziava una forte associazione tra i livelli di glicemia a digiuno e il rischio di tumore al seno. Insomma, l`idea è quella di intervenire sugli squilibri metabolici per proteggere le donne. In tutto 16 mila donne sane e in menopausa da almeno 12 mesi, tutte tra i 45 e i 74 anni, sono state divise in due gruppi: 8 mila assumono metformina e altrettante un placebo. Lo studio è `in ciecò: le partecipanti prendono per anni una o due compresse al giorno, senza sapere cosa stanno assumendo. Si presentano poi periodicamente alla visita fino alla fine dello studio. La scommessa dei ricercatori è quella di aver trovato una sostanza in grado di proteggere da questo tumore. "Alcune donne sembrano più sensibili di altre alla metformina, ma ancora non sappiamo perché", conclude Muti. 



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23.06.2014
Tecnologia: nuova app misura frequenza respiratoria bimbi

Da: MEDICINA

Una nuova applicazione per smartphone è in grado di misurare la frequenza respiratoria dei bambini circa sei volte più velocemente dei metodi manuali standard. L`app, sviluppata dalla University of British Columbia, si chiama RRate e offre in modo affidabile la misurazione della frequenza respiratoria in una media di 9,9 secondi. Attualmente gli operatori sanitari in genere contano i respiri di un paziente in sessanta secondi con un cronometro. La tecnologia è uno strumento estremamente prezioso per migliorare la diagnosi di bimbi affetti da polmonite e altre malattie respiratorie. La polmonite, secondo l`Organizzazione Mondiale della Sanità, è la principale causa di morte dei bambini in tutto il mondo. Con una diagnosi tempestiva e accurata, i bambini affetti potrebbero essere salvati con terapie semplici, come gli antibiotici. RRate consente di misurare il tasso respiratorio toccando il touch screen ogni volta che il bambino inala. La app fornisce anche la versione animata di un bimbo che respira, permettendo un diretto confronto con il piccolo paziente. Una versione gratuita dell`app è disponibile online all`indirizzo www.phoneoximeter.org/projects/rrate. L`app è stata descritta sulla rivista `Plos One`. 



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23.06.2014
In futuro smartphone analizzeranno Dna

Da: MEDICINA

In futuro lo smartphone potrebbe permettere di calcolare la temperatura corporea, i livelli di zucchero nel sangue dei diabetici e persino analizzare il Dna. La tecnologia che sfrutta la fotonica è stata sviluppa da un team di ricercatori del Polytechnique Montreal e descritta sulla rivista Optics Express. Si tratta di un sistema fotonico laser trasparente, costituito da un sensore della temperatura e un meccanismo inedito per l`autenticazione dello smartphone che sfrutta la luce infrarossa e la tipologia di vetro attualmente in uso nella maggioranza dei telefonini intelligenti. Oltre a possedere raffinati sensori biomedici, la tecnologia permetterà di inserire il dispositivo in qualsiasi superficie di vetro, come finestre o tavoli, creando un touchscreen trasparente come quello di film come Avatar e Iron Man 



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20.06.2014
HIV, oltre 3 mln i baby-pazienti nel mondo anche in Italia arrivano terapie a misura di bambino

Da: MEDICINA

L`infezione da Hiv nel mondo ha spesso il volto di un bambino. Nel 2012 i pazienti pediatrici a livello globale erano circa 3,3 milioni, quasi il 10% dei circa 35 milioni di persone che convivono con l`infezione. In Italia, come in tutti i Paesi europei, i pazienti pediatrici sono in diminuzione, ma ancora oggi si registrano casi di trasmissione verticale dell`infezione da madre a figlio, da parte di donne che non vengono `intercettate nei controlli anti-Hiv prima e durante la gravidanza. Dal 1982 al 2012 in Italia sono stati notificati 784 casi di Aids in età pediatrica. È anche sul futuro di questi bambini che si concentra adesso l`innovazione in virologia. Oggi l`aspettativa di vita è comparabile a quella della popolazione generale, ma con un percorso scandito dal rapporto quotidiano con la terapia. Un rapporto molto problematico per i pazienti fragili come i bambini con Hiv, per i quali perfino la formulazione del farmaco può rappresentare un ostacolo quasi insormontabile per la somministrazione della terapia. Ora però arrivano anche in Italia le formulazioni pediatriche "a misura di bambino" di raltegravir, capostipite degli inibitori dell`integrasi. A differenza di altri antiretrovirali, che vengono semplicemente adattati al peso dei bambini, "raltegravir - si legge in una nota di Msd Italia - è stato appositamente studiato nella popolazione pediatrica; adesso la nuova formulazione in compresse masticabili, dal sapore gradevole, ne faciliterà la somministrazione nei bambini da 2 a 11 anni, garantendo un miglior assorbimento del farmaco". All`orizzonte vi è inoltre la formulazione granulare orale, che potrà essere somministrata ai neonati già a partire dalle 4 settimane. "Raltegravir si differenzia da altri antiretrovirali perché viene testato da anni, precisamente dal 2007, e il suo elevato profilo di tollerabilità oltre che di efficacia è ormai consolidato - dichiara Antonio Di Biagio, dirigente medico della Clinica di Malattie infettive dell`Irccs San Martino-Ist di Genova - questione non di poco conto quando si parla di pazienti in età pediatrica, i più difficili da trattare. I vantaggi di questa nuova formulazione sono indiscutibili ed enormi dal punto di vista clinico e pratico: la masticabilità aumenta l`aderenza, migliora il profilo farmacocinetico del medicinale, mentre la sua efficacia non cambia". 

 


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18.06.2014
Mandelli, leucemia fa sempre meno paura, 8 su 10 guariscono

Da: Oncologia

 Le leucemie fanno sempre meno paura. "In 10 anni abbiamo fatto molti passi avanti. Oggi in alcune forme, 8 bambini su 10 guariscono grazie alle nuove terapie e la nostra speranza è di arrivare presto al 95% delle guarigioni. E in un futuro non lontano a fare in modo che una diagnosi del genere possa essere considerata alla stregua di una broncopolmonite". A dirlo è l`ematologo Franco Mandelli, presidente dell`Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma (Ail), che ha presentato a Roma la giornata dedicata a queste malattie, in programma il 21 giugno, che quest`anno sarà incentrata sull`ultimo decennio che ha cambiato completamente le prospettive della malattia, e sulle speranze dei prossimi 10 anni, che promettono ancora progressi di cura. Le 82 sezioni di Ail sul territorio nazionale, per tutto il mese di giugno, organizzeranno incontri e iniziative (l`elenco è online su www.ail.it), mentre è in viaggio la barca a vela del progetto `Sognando Itacà, che approderà a Taranto il 20 giugno. "Quando una persona viene colpita da una di queste malattie - spiega Mandelli - è fondamentale non perdere la speranza, perché le possibilità che arrivi un farmaco o una terapia più efficace ci sono. Oggi celebriamo un decennio entusiasmante, nel quale siamo riusciti a portare avanti la frontiera della ricerca e la cura delle malattie del sangue, rendendo possibile la guarigione per molti pazienti, una lunga sopravvivenza per molti altri e una buona qualità di vita quasi per tutti". Il presidente dell`Ail, però, invita anche a guardare anche avanti. "Le conoscenze acquisite grazie alla leucemia mieloide cronica rappresentano il modello e un bagaglio formidabile per nuove e più avanzate ricerche, sempre più orientate alla caratterizzazione molecolare delle malattie e quindi allo sviluppo di nuovi farmaci mirati". In questo decennio, infatti, "sono migliorate sopravvivenza e qualità di vita di tutte le forme tumorali del sangue: ma quello della leucemia mieloide cronica resta ancora oggi il caso più eclatante", afferma Giuliana Alimena, docente di Ematologia al Dipartimento di Biotecnologie ed Ematologia dell`Università Sapienza di Roma. "Fino ad alcuni anni fa, l`evoluzione di questa forma in leucemia acuta con prognosi altamente infausta era pressoché ineluttabile, tranne che per un gruppo limitato di pazienti candidati a ricevere il trapianto di midollo osseo. Oggi la sopravvivenza dei pazienti è sovrapponibile a quella della popolazione generale", conclude.

 

 


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18.06.2014
Alzheimer: olio di pesce diminuisce rischi Acidi grassi omega-3 prevengono perdita volume cerebrale

Da: MEDICINA

Supplementi quotidiani di olio di pesce diminuirebbero il declino mentale associato al morbo di Alzheimer e così il rischio dello sviluppo e della progressione della malattia neurologica. A sostenerlo - sulla base di analisi sulle capacità mentali di 819 volontari e sulla stessa dimensione del cervello - è un nuovo studio americano pubblicato sulla rivista "Alzheimer & Dementia". L`indagine ha seguito i partecipanti per oltre 4 anni sottoponendoli a test cognitivi e ad esami di risonanza magnetica cerebrale. I volontari erano anziani con vari livelli di capacità mentali - dai sani totali a pazienti già malati di Alzheimer, a persone con leggeri problemi di senilità - all`inizio della ricerca. Gli studiosi del Rhode island hospital guidati da Lori Daiello, hanno osservato che tutti i partecipanti che assumevano regolarmente olio di pesce ricco di grassi omega-3 "davano risultati migliori nei test di memoria e ragionamento rispetto a chi non prendeva i supplementi". "Inoltre - ha spiegato Daiello - la corteccia cerebrale e l`ippocampo, ossia le aree del cervello responsabili della formazione e ritenzione della memoria, hanno evidenziato una diminuzione di volume inferiore a quella di chi non prendeva gli omega-3". 

 



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17.06.2014
Troppe ore al pc "secca gli occhi", ridotto film protettivo Condizione può dare bruciore oculare e offuscare la vista

Da: MEDICINA

Stare troppe ore davanti al computer ``secca gli occhi``, rendendoli irritati fino anche ad offuscare la vista. Infatti, si riducono le secrezioni oculari, le lacrime che servono a tenere gli occhi umidi e in salute, portando a una condizione detta dell`occhio secco. E` quanto dimostra uno studio giapponese pubblicato sulla rivista JAMA Ophthalmology e condotto da Yuichi Uchino dell`Università Keio a Tokio. Gli oftalmologi nipponici hanno visto che gli occhi di lavoratori che trascorrono troppe ore al pc sono carenti del film lacrimale che li dovrebbe proteggere e mantenere umidi. Inoltre sono carenti della proteina che costituisce l`ingrediente principale di questo film, `MUC5AC`, una `mucina` che serve a trattenere il liquido delle lacrime. Gli esperti hanno coinvolto un campione di quasi 100 persone che lavoravano in ufficio e hanno esaminato la composizione del loro film lacrimale, nonché hanno posto loro delle domande sul numero di ore trascorse al pc e sulla salute dei propri occhi. E` emerso che il 7% dei maschi e il 14% delle femmine aveva la condizione dell`occhio secco. Una buona parte del campione, inoltre, lamentava occhi irritati, bruciore e vista appannata, sintomi tipici dell`occhio secco. Il problema è che di fronte al computer tendiamo a spalancare di più gli occhi e a sbattere meno di frequente le palpebre, quindi l`occhio si secca.

 


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17.06.2014
Melanoma, prevenzione con filtri solari non basta Ricerca conferma, contro tumore pelle serve stare all`ombra

Da: Oncologia

Una nuova ricerca conferma che applicare uno schermo solare sulla pelle mentre si sta sotto il solleone non basta ad evitare il rischio che si sviluppi il melanoma. Ci vogliono più accorgimenti, come stare all`ombra quando il sole è forte. Lo sostengono i ricercatori dell`Istituto di ricerca sul cancro della University of Manchester insieme ai colleghi dello stesso istituto di Londra con una ricerca pubblicata su Nature. Gli studiosi hanno condotto un esperimento per valutare gli effetti dei raggi ultravioletti applicando creme protettive su topolini di laboratorio predisposti al melanoma. Gli schermi non eliminano del tutto i danni dei raggi UV a livello cellulare. "I raggi UV - spiegano gli autori - modificano il DNA delle cellule della pelle e danneggiano il gene P53, coinvolto nella formazione del melanoma, aumentando quindi il rischio che si sviluppi il tumore. Gli schermi solari riducono la quantità dei danni cellulari ma i raggi solari danneggiano comunque il gene in questione". Precisa Richard Marais, dell`Istituto di ricerca sul cancro di Londra a capo dell`indagine: "Il nostro studio dimostra l`importanza di combinare l`uso dei filtri solari con altre strategie per proteggere la pelle, come indossare cappelli e abiti anti-raggi e soprattutto rimanere all`ombra quando il sole è forte". 



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16.06.2014
Esperti, agenti tossici e fumo, boom cancro naso e base cranio in un decennio 3 mila casi, ma oltre 2 mila concentrati in ultimi 5 anni

Da: Oncologia

Adenomi ipofisari, tumori del cranio, patologie nasali e naso-sinusali benigne e maligne: sono tumori complessivamente rari (1% delle forme maligne), ma che in Italia contano circa 3 mila casi in 10 anni, con un boom negli ultimi 5 anni (2.200 casi). L`identikit dei soggetti a rischio? Maschi adulti intorno ai 45-50 anni, che svolgono professioni a contatto con alcuni agenti tossici: polveri derivanti dalla lavorazione del legno, della pelle, dei tessuti, di nichel e cromo ma anche colle, formaldeide e solventi organici. E ancora: forti fumatori e persone che si sono sottoposte a radioterapia o sono affette da particolari tipi di virus. È il quadro tracciato a Milano dagli esperti di chirurgia endoscopica del basi-cranio, spina ed endoventricolare - Paolo Castelnuovo, Giorgio Frank, Davide Locatelli, Ernesto Pasquini - che di recente hanno tenuto un congresso mondiale nel capoluogo lombardo. Non si parla molto di queste patologie, sottolineano, ed è difficile in questo contesto pensare a campagne di informazione e prevenzione, che sarebbero fondamentali soprattutto tra le categorie a rischio. L`Italia, spiegano, è all`avanguardia sul fronte delle tecniche chirurgiche endoscopiche che consentono di evitare cicatrici deturpanti e craniotomie che caratterizzavano la chirurgia maggiore fino a 15-20 anni fa. Oggi al tumore si arriva attraverso la via naturale del naso, con risparmio di effetti collaterali, riduzione della morbilità dell`80%, contenimento di costi, miglioramento a un anno di qualità della vita e sopravvivenza media. Sono esclusi dal trattamento endoscopico i tumori con invasione tissutale o di stadio troppo avanzato. "È possibile raggiungere anche il cranio nella parte più alta e la colonna spinale, con accessi estremamente piccoli che consentono di asportare lesioni o curare malformazioni neonatali - spiega Davide Locatelli, direttore del Dipartimento di neuroscienze all`ospedale di Legnano - Abbiamo esportato la tecnica anche in Africa consentendo ai medici del luogo di curare migliaia di pazienti con idrocefalo. Il chirurgo, con una valigetta portatile e un endoscopio, si sposta da un ospedale all`altro, con minimi costi". 



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12.06.2014
24 mln italiani l`anno in pronto soccorso, 25% per problemi sociali al via settimana nazionale per far conoscere lavoro medici d`emergenza

Da: MEDICINA

Sono 24 milioni gli italiani che ogni anno entrano in pronto soccorso. Casi di differente gravità: alcuni rischiano la vita, altri hanno traumi o patologie molto meno gravi. E nel 25% dei casi presentano problemi di tipo sociale: vittime di abusi sessuali, anziani malati e fragili con patologie complesse e condizioni economiche svantaggiate, tossicodipendenti, senza dimora e stranieri irregolari. È la fotografia scattata dalla Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu), che organizza dal 16 al 22 giugno in tutte le Regioni la Settimana nazionale del pronto soccorso. L`obiettivo è "creare un`alleanza con la popolazione, al di là della tensione dei casi di emergenza personale in occasione dei quali ci si rivolge al pronto soccorso, per costruire insieme, professionisti sanitari e cittadini un sistema sanitario migliore", sottolinea la Simeu. Secondo i dati del ministero della Salute e dell`Iss rielaborati dalla Simeu e messi a confronto con quelli Istat ed Eurostat, l`84% dei 24 mln di accessi ai pronto soccorso viene dimesso dopo aver risolto il problema di salute grazie alle cure ricevute e solo poco più del 15% viene ricoverato; i codici rossi sono l`1% del totale degli accessi, i verdi il 66%, i gialli il 18% e i bianchi, i casi meno gravi, il 14%. Su tutto il territorio nazionale ci sono 844 fra Dipartimenti di emergenza e accettazione (331), più complessi dal punto di vista organizzativo, e pronto soccorso semplici (513).  



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12.06.2014
Iavarone, per cervello farmaco efficace ma è corsa contro il tempo appello scienziato italiano in USA, riduce lesione del 50% però urge studio mirato

Da: Oncologia

C`è un farmaco che potrebbe fare la differenza tra la morte certa e la speranza di vita per chi soffre di una forma particolare di glioblastoma, il cancro al cervello più diffuso e aggressivo. La molecola è in sperimentazione per altre malattie, ma secondo i primissimi dati disponibili su persone colpite da ricadute di glioblastoma causato da una specifica alterazione genetica, "ha ridotto del 50% circa il volume della lesione rilevato con la risonanza magnetica. E i malati sono ancora vivi", benché siano passati più dei 2-4 mesi che in questi casi rappresentano la sopravvivenza media. Ad annunciare all`Adnkronos Salute i risultati, "assolutamente preliminari" e tuttavia "senza precedenti", è Antonio Iavarone, scienziato italiano emigrato negli Usa nel 1999 insieme alla moglie Anna Lasorella, dopo avere denunciato un caso di nepotismo ai loro danni. Il ricercatore, nome di punta del Columbia University Medical Center di New York, è tornato in Italia per una serie di congressi. È ottimista, ma parla di "corsa contro il tempo. È fondamentale verificare al più presto i dati con uno studio mirato, su questa o su un`altra molecola altrettanto promettente. Solo così potremo dare una speranza a una tipologia di pazienti che nel 100% dei casi sviluppa una recidiva di glioblastoma entro 2 anni, con un`aspettativa di vita di pochissimi mesi". Si tratterebbe di un trial di fase I-II, perché i dati di sicurezza sull`uomo sono già disponibili. Dovrebbe coinvolgere una trentina di pazienti di centri canadesi, nordamericani ed europei (anche italiani), e "mi auguro possa partire entro fine anno", auspica Iavarone. "Tutto dipende - spiega - dalle aziende farmaceutiche che hanno sviluppato i composti e dalla loro volontà di investire sul glioblastoma". Anzi su un suo `sottotipo, legato a un preciso profilo genetico (fusione dei due geni Fgfr e Tacc), presente nel 3% dei pazienti. Anche se "pare - puntualizza l`esperto - che questo tipo di mutazione esista anche in altri tumori: polmone, vescica, testa-collo, forse anche ovaio e seno". La posta in gioco, dunque, potrebbe essere molto più alta.



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11.06.2014
1 adulto su 5 ha mal di schiena cronico, test online svela cause fino a 10 anni per diagnosi forma infiammatoria, al via campagna

Da: MEDICINA

Un mal di schiena che non passa, con dolori che persistono per decine di settimane senza attenuarsi. È rivolta a chi lamenta disturbi da più 3 mesi, circa un adulto su 5, la campagna online `Non voltargli la schiena (www.nonvoltarglilaschiena.it), che attraverso un test via web aiuta a capire le possibili cause del mal di schiena cronico. Se infatti nella maggior parte dei casi il problema a monte è di tipo meccanico, uno strappo o una lesione muscolare, nel 3% dei casi il dolore cronico è causato da un`infiammazione che va gestita in modo mirato. L`obiettivo dell`iniziativa, promossa da AbbVie a livello internazionale in collaborazione con i principali specialisti europei del settore e in Italia con l`Associazione nazionale malati reumatici (Anmar), è accorciare i tempi di diagnosi del mal di schiena infiammatorio (Inflammatory back pain-Ibp), che oggi arrivano fino a 10 anni. Un ritardo preoccupante, avvertono gli esperti, perché nel tempo le condizioni che provocano un Ibp possono limitare i movimenti e nei casi più gravi causare la fusione delle ossa della colonna vertebrale, trasformandosi in qualche forma di spondiloartrite, tra cui la spondiloartrite assiale. "Si tratta di una patologia sottostimata che necessita di maggiori attenzioni - sottolinea Ignazio Olivieri, responsabile del Dipartimento di reumatologia all`ospedale San Carlo di Potenza - perché viene diagnosticata di solito dopo 3-4 anni dall`insorgenza della lombalgia infiammatoria, quando sui radiogrammi del bacino compaiono segni indubbi di infiammazione articolare". "Fondamentale per il precoce riconoscimento della malattia - prosegue lo specialista - è la diagnosi differenziale tra lombalgia infiammatoria e lombalgia meccanica. Un supporto in questo senso viene dal progetto `Non voltargli la schiena, un sito Internet in grado di fare informazione di base anche attraverso un questionario online che consente ai pazienti di riconoscere i diversi tipi di lombalgia". Risultati del test alla mano, insieme al medico è possibile far luce sulle vere cause del dolore e affrontarlo il prima possibile con l`approccio più corretto. 



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09.06.2014
Aids: scoperto metodo che smaschera Hiv latente

Da: RICERCA

Individuata una strategia che permette di smascherare l`Hiv latente, un traguardo che potrebbe contribuire a superare uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo di una terapia efficace e definitiva per l`infezione da Hiv. I ricercatori del Gladstone Institutes di San Francisco hanno scoperto che aumentando l`attività casuale - o rumore - associata all`espressione del gene Hiv - senza incrementare il livello medio dell`espressione genetica - è possibile riattivare l`Hiv latente. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista `Science. Quando l`Hiv infetta una cellula immunitaria inserisce il suo materiale genetico nel Dna della cellula infettata. Nella maggior parte dei casi, la "fabbrica" di cellule immunitarie produce copie del materiale genetico virale, un processo noto come trascrizione. Il meccanismo conduce infine alla produzione - o espressione - di tutti i componenti necessari a diffondere nuovi virus, infettando altre cellule immunitarie del corpo. In alcuni casi, tuttavia, l`espressione dell`Hiv entra in un circuito di attesa e il virus si ferma ad uno stato di latenza all`interno della cellula immunitaria infettata. Una piccola percentuale di Hiv è quindi in grado di nascondersi, introvabile anche dai farmaci più innovativi. Ecco perchè comprendere come riattivare l`Hiv latente è una delle maggiori sfide da vincere per trovare una cura definitiva contro il virus. 



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06.06.2014
Pediatri, dermatite atopica per 1 mln bimbi italiani, è scritta nei geni a breve nuove linee guida per trattamenti topici mirati alla cute

Da: MEDICINA

Cambio di rotta nella diagnosi e nella terapia della dermatite atopica dei bambini, problema della pelle che ne colpisce circa 1 milione in tutta Italia. Partendo dalle indicazioni che arrivano dalle società scientifiche americane, infatti, anche nel Belpaese i pediatri avvertono: la scienza ha fatto passi avanti enormi e si è finalmente compreso che non è un disturbo provocato da agenti allergizzanti, dal latte ai pollini, bensì insito nei geni del piccolo paziente. Tanto che a breve saranno anche messe a punto specifiche linee guida. Se ne parla in occasione dell`International Pediatric Workshop in corso a San Pietroburgo. "Anche attraverso la revisione della letteratura scientifica relativa agli anni 2008-2014 - spiega Giuseppe Mele, presidente di Paidoss (Osservatorio nazionale sulla salute dell`infanzia e dell`adolescenza) e della Simpe (Società italiana medici pediatri) - abbiamo iniziato un percorso di cambiamento: finora si è sempre pensato che, quando si parla di dermatite atopica, l`allergia fosse al centro del processo che crea il problema. Poi, in molti casi, quando si vanno a fare le prove allergiche a latte, polvere, pelo di animale, pollini, non viene fuori mai nulla". "Grazie all`analisi dei dati e alle nostre constatazioni - prosegue il pediatra - abbiamo capito che è la cute il fulcro del problema, e anche dal punto terminologico non dovremmo più parlare di dermatite atopica, bensì di `eczema costituzionale. Si tratta infatti di un problema di costituzione, ereditario, che certamente può rispondere ad agenti fisici irritativi. Ma è la cute a essere al centro del processo infiammatorio e non bisogna quindi trattare le allergie ad esempio eliminando il latte, ma curando la pelle con prodotti non sistemici, ma topici, emollienti non cortisonici che finora erano considerati solo complementari alla terapia. Al forum internazionale di Paidoss che si terrà a Napoli a settembre presenteremo quindi le linee guida italiane sull`eczema costituzionale".



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05.06.2014
500.000 italiani con valvole cuore malate, pochi interventi soft esperti, situazione a macchia di leopardo e viaggi della speranza

Da: MEDICINA

Sono oltre mezzo milione gli italiani che soffrono di malattie delle valvole cardiache, le `porte che regolano il flusso del sangue all`interno del nostro organo motore. I disturbi più frequenti sono quelli alla valvola mitralica che collega atrio e ventricolo sinistri: "Un`insufficienza mitralica di grado moderato o severo è presente in quasi il 10% degli over 75, circa mezzo milione di italiani", spiega Sergio Berti, presidente del Gise-Società italiana di cardiologia invasiva, a Milano durante un incontro sul presente e il futuro della sostituzione valvolare, la chirurgia salvavita per questi pazienti. C`è poi la stenosi della valvola aortica che collega il ventricolo sinistro all`aorta, autostrada del sangue: "Si stima che ne soffrano il 4% degli ultra 75enni italiani, di cui 3 su 4 (oltre 150 mila persone) della forma più grave" che può portare a sincope, angina e insufficienza cardiaca. "Dalla comparsa dei sintomi funzionali, la prognosi è di 2-3 anni in media". "Fino a una quindicina di anni fa - sottolinea Francesco Musumeci, direttore di Cardiochirurgia all`ospedale San Camillo di Roma - l`unica possibilità era l`intervento di cardiochirurgia per sostituire, o se possibile riparare, la valvola danneggiata". Un`operazione `a cuore aperto` molto invasiva, che non tutti i pazienti possono affrontarla per età, malattie concomitanti, fragilità generale. "La svolta si deve al cardiologo francese, Alain Cribier - ricorda Corrado Tamburino, professore ordinario di cardiologia all`università di Catania - che pensò di trattare la patologia valvolare accedendo alla valvola attraverso l`arteria femorale, anziché aprendo il torace". Nel 2002 nacque così la Tavi, l`impianto di una valvola aortica artificiale per via transcatetere. Un intervento eseguito in 12 anni su circa 100 mila persone, operate in oltre 600 centri del mondo. Ma per l`Italia gli esperti segnalano "un numero di procedure inferiore a quelle che si renderebbero necessarie". Con una situazione a macchia di leopardo che ancora alimenta i cosiddetti viaggi della speranza.

 



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05.06.2014
Anziani a corto di vitamina D, non arrivano a metà dosi consigliate i consigli degli esperti per fare il pieno di “vitamina del Sole”

Da: MEDICINA

Vitamina D: un`alleata per la salute delle ossa, contro osteoporosi e rischio fratture, ma anche un possibile scudo per le malattie più svariate. Dai tumori a seno, prostata e colon, a patologie autoimmuni come la sclerosi multipla, a quelle neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Anche se il fabbisogno giornaliero della sostanza si raggiunge difficilmente con l`alimentazione (in gran parte viene sintetizzata esponendo la pelle ai raggi ultravioletti del sole, soprattutto in estate), la dieta gioca comunque un ruolo chiave. Eppure, da uno studio sulle abitudini alimentari di 1.000 anziani italiani, emerge un insufficiente introito giornaliero di vitamina D assunta con il cibo: gli over 65 ne introducono in media 3,7 microgrammi, meno della metà rispetto alla dose consigliata che arriva fino a 10 microgrammi. "È importante soddisfare con l`alimentazione il fabbisogno di vitamina D ed esporsi al sole per sintetizzarla e accumularla nei mesi estivi, così da mantenere un adeguato livello circolante anche nei mesi invernali", raccomanda Michela Barichella, medico responsabile della Struttura di dietetica e nutrizione clinica degli Istituti clinici di perfezionamento (Icp) di Milano, e membro dell`Osservatorio nutrizionale Grana Padano che ha condotto la ricerca sugli anziani. Ecco quindi i consigli degli specialisti per fare il pieno di `vitamina del sole: 1) Fare una passeggiata tutti i giorni al sole affinché la vitamina D si attivi. Bisognerebbe esporsi alla luce solare (non filtrata da vetri, con la maggior superfice del corpo possibile e per un periodo variabile in base al proprio fototipo) circa 10-15 minuti al giorno in estate e 20-30 minuti in inverno, tra le 11 e le 15 quando i raggi Uv sono più attivi. 



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04.06.2014
FOFI-TDM `bugiardini modificati consegnati in farmacia stop ritiro medicinali con foglietti illustrativi cambiati, innovazione

Da: SANITÀ

Il farmacista potrà dispensare il medicinale con il foglietto illustrativo modificato al paziente, consegnandogli la stampata del nuovo `bugiardino. È entrata infatti in vigore la determinazione dell`Aifa che mette fine al complesso meccanismo del ritiro dei medicinali presenti nelle farmacie, i cui foglietti illustrativi hanno subito delle modifiche. Per la Federazione degli Ordini dei farmacisti (Fofi) e Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato si tratta di "un`innovazione estremamente positiva anche per i suoi riflessi più generali". "Il farmacista, oltre a consegnare il nuovo foglietto, fornirà al paziente tutte le indicazioni del caso, spiegando anche la natura delle modificazioni", sottolinea il presidente della Fofi, il senatore Andrea Mandelli, autore dell`emendamento al `Decreto del fare che è all`origine del provvedimento. "Finora in questi casi era necessario ritirare, sconfezionare e riconfezionare medicinali perfetti per tutti gli altri aspetti, con un costo stimabile in milioni di euro ogni anno e con conseguenze negative anche per il cittadino, che poteva trovarsi nell`impossibilità momentanea di accedere al farmaco che gli era stato prescritto. Peraltro, è una misura che farà bene anche all`ambiente, visto che si elimina la necessità di trasporti e attività industriali non necessarie dal punto di vista della sicurezza del paziente", prosegue Mandelli. "Va anche fatto notare - aggiunge - che, grazie alla Banca dati dell`Aifa, dalla quale il farmacista preleverà il nuovo foglietto illustrativo, l`Italia ha messo a punto una procedura che non ha eguali in Europa. Per una volta è un piacere poter segnalare un primato tricolore, reso possibile anche dalla struttura del nostro servizio farmaceutico che affida la dispensazione dei medicinali esclusivamente al farmacista, lo specialista del farmaco che da sempre ha gli strumenti e la famigliarità necessari a dialogare con il cittadino".



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03.06.2014
Verso test del sangue che svela rischio di morire d`infarto

Da: RICERCA

Uno studio condotto su 338 pazienti con malattia coronarica ha individuato un particolare profilo di attività genica associato a un elevato rischio di morte cardiovascolare. La scoperta potrebbe aprire la strada a una semplice analisi del sangue per identificare le persone più a rischio di morte per infarto. Pazienti da sottoporre a un trattamento personalizzato. Lo studio è stato condotto da ricercatori del Georgia Institute of Technology, della Emory University e della Princeton University, e si inserisce in un filone di ricerca che sembra promettente: risultati analoghi sono stati comunicati nel marzo scorso da un altro team statunitense. Questa volta i ricercatori hanno trovato le `impronte digitali del rischio infarto confrontando i profili di espressione genica di 31 soggetti morti per cause cardiovascolari, con quelli degli altri pazienti del gruppo studiato. Tutti avevano tra 51 e 73 anni. Ebbene, 25 dei 31 morti avevano lo stesso profilo di rischio elevato. In questi soggetti i geni che influenzano l`infiammazione erano iperattivi, mentre quelli che coinvolgono il sistema immunitario e le cellule T non lo erano abbastanza, si legge nel lavoro pubblicato online su `Genome Medicine. "Prevediamo che con il nostro marker di espressione genica, insieme ad alcuni marcatori biochimici e ad informazioni su genotipo e storia familiare, potremmo produrre una valutazione a più livelli del rischio di eventi coronarici", spiega Gregory Gibson, direttore del Center for Integrative Genomics al Georgia Institute of Technology. "Questo potrebbe portare ad un approccio di medicina personalizzata per le persone che hanno subito un attacco di cuore o un bypass coronarico". Non solo, si potrebbe individuare una sorta di test che mette in luce le persone che rischiano di più. "Il nostro sogno sarebbe quello di mettere a punto un device portatile che permetterà ai pazienti, attraverso una goccia di sangue, un po’ come fanno oggi i diabetici, di ottenere una valutazione a casa del proprio rischio. Per aiutarli ad adottare così comportamenti più sani". 



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03.06.2014
Verso test del sangue che svela rischio di morire d`infarto

Da: RICERCA

Uno studio condotto su 338 pazienti con malattia coronarica ha individuato un particolare profilo di attività genica associato a un elevato rischio di morte cardiovascolare. La scoperta potrebbe aprire la strada a una semplice analisi del sangue per identificare le persone più a rischio di morte per infarto. Pazienti da sottoporre a un trattamento personalizzato. Lo studio è stato condotto da ricercatori del Georgia Institute of Technology, della Emory University e della Princeton University, e si inserisce in un filone di ricerca che sembra promettente: risultati analoghi sono stati comunicati nel marzo scorso da un altro team statunitense. Questa volta i ricercatori hanno trovato le `impronte digitali del rischio infarto confrontando i profili di espressione genica di 31 soggetti morti per cause cardiovascolari, con quelli degli altri pazienti del gruppo studiato. Tutti avevano tra 51 e 73 anni. Ebbene, 25 dei 31 morti avevano lo stesso profilo di rischio elevato. In questi soggetti i geni che influenzano l`infiammazione erano iperattivi, mentre quelli che coinvolgono il sistema immunitario e le cellule T non lo erano abbastanza, si legge nel lavoro pubblicato online su `Genome Medicine. "Prevediamo che con il nostro marker di espressione genica, insieme ad alcuni marcatori biochimici e ad informazioni su genotipo e storia familiare, potremmo produrre una valutazione a più livelli del rischio di eventi coronarici", spiega Gregory Gibson, direttore del Center for Integrative Genomics al Georgia Institute of Technology. "Questo potrebbe portare ad un approccio di medicina personalizzata per le persone che hanno subito un attacco di cuore o un bypass coronarico". Non solo, si potrebbe individuare una sorta di test che mette in luce le persone che rischiano di più. "Il nostro sogno sarebbe quello di mettere a punto un device portatile che permetterà ai pazienti, attraverso una goccia di sangue, un po’ come fanno oggi i diabetici, di ottenere una valutazione a casa del proprio rischio. Per aiutarli ad adottare così comportamenti più sani". 



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29.05.2014
Svolta italiana in terapia genica, corretto errore in DNA malato scienziati Tiget, `bisturi molecolarì aggiustano geni di staminali sangue

Da: RICERCA

Svolta italiana sul fronte della terapia genica, quella che prova a curare una malattia `scritta nel Dna correggendo il difetto responsabile. Invece di introdurre dall`esterno la copia sana del gene anomalo, gli scienziati dell`Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica (Tiget) di Milano sono riusciti a cancellare l`errore direttamente sul gene malato, grazie a una tecnica chiamata `editing del genoma e ideata dal premio Nobel 2007 per la Medicina, Mauro Capecchi. Utilizzando dei `bisturi molecolari, i ricercatori hanno aggiustato il difetto all`origine di una grave immunodeficienza ereditaria (la Scid-X1), in cui la tradizionale terapia genica aveva dato problemi di sicurezza. In pratica, per la prima volta l`équipe tricolore ha riscritto il Dna di cellule staminali del sangue agendo direttamente sul codice della vita. Lo studio, pubblicato su `Nature, è condotto sui topi ma apre le porte all`applicazione sull`uomo. Al lavoro, finanziato da Fondazione Telethon, Ue e ministero della Salute, ha collaborato anche la società biotech americana Sangamo Biosciences. A firmarlo sono Luigi Naldini, direttore del Tiget e docente dell`università Vita-Salute San Raffaele, e il ricercatore Angelo Lombardo. Il gruppo di Naldini, che in questi giorni è stato premiato a Washington dalla Società americana di terapia genica e cellulare con l`Outstanding Achievement Award, già nel luglio scorso aveva pubblicato su `Sciencè uno studio che dimostrava come la nuova tecnica rappresenti una speranza concreta per gravissime malattie genetiche dell`infanzia, quali la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich. Con la nuova strategia, confidano gli scienziati di via Olgettina, "sarà possibile in futuro non solo superare alcuni dei più importanti ostacoli che oggi rallentano l`applicazione della terapia genica, ma anche ingegnerizzare le staminali in modo sempre più preciso e innovativo, disegnando nuove strategie di cura delle malattie".
 



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29.05.2014
Pancreas artificiale, al via studio su prototipo `made in Italy` uno speciale cellulare regola infusione insulina

Da: RICERCA

Al via uno studio per testare un prototipo `made in Italy` di pancreas artificiale, un micro-infusore che prende ordini da un algoritmo contenuto in uno speciale cellulare e somministra insulina, mimando la funzione del pancreas, compromessa nei pazienti diabetici. Il prototipo, messo a punto a Padova, è fra le novità presentate al XXV congresso nazionale della Società italiana di diabetologia (Sid), che si apre a Bologna. Dall`inizio di giugno un gruppo di pazienti lo utilizzerà a casa di notte per due mesi. Il prototipo, spiega Daniela Bruttomesso, della Divisione malattie del metabolismo dell`azienda ospedaliera universitaria di Padova, "è composto da un microinfusore, un sensore e un cellulare privato delle funzioni di telefono, ma contenente l`algoritmo matematico. Quest`ultimo, che prima era contenuto in un computer portatile, riceve la misura della glicemia fatta dal sensore, elabora i dati e ordina al microinfusore quanta insulina infondere per mantenere la glicemia a livelli quanto più normali possibili". La misura della glicemia arriva ogni 5 minuti all`algoritmo, che decide se confermare o modificare l`infusione di insulina precedentemente suggerita. "Poter abbandonare le iniezioni e le misurazioni ripetute della glicemia nel corso della giornata resta una delle grandi speranze per tante persone con diabete tipo 1 e delle loro famiglie - commenta Stefano Del Prato, presidente della Sid - Il pancreas artificiale è una strada intrapresa ormai molti decenni fa, ma che ora vede avvicinarsi a velocità sempre maggiore la possibilità di un impiego clinico. È motivo d`orgoglio per la comunità diabetologica italiana e la Sid che un contributo sostanziale a questo affascinante sviluppo avvenga proprio ad opera dei nostro ricercatori e clinici". Il lavoro italiano fa parte di un progetto finanziato dalla Comunità europea, a cui hanno partecipato l`università di Montpellier in Francia, l`università di Amsterdam e gruppi di ricerca americani.



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23.05.2014
Allarme esperti, forti rischi da super virus manipolati in laboratorio negli anni sono cresciuti centri ma anche incidenti e smarrimenti di fiale

Da: RICERCA

 C`è un nuovo rischio che sta allarmando la comunità scientifica: la possibilità che si possano liberare, anche a causa di incidenti o smarrimenti in laboratorio, alcuni super virus pericolosi, dalla Sars a Ebola, frutto di manipolazioni e mutazioni dei ceppi naturali, contro cui potrebbe non esserci rimedio se scoppiasse una pandemia. Non è lo scenario fantascientifico di un film hollywoodiano, ma l`allarme lanciato da due epidemiologi, Marc Lipsitch e Alison P. Galvani, in un articolo pubblicato su `PlosMedicine. Secondo i due esperti "la creazione in laboratorio di nuovi agenti infettivi potrebbe mettere la vita umana a rischio". I due scienziati hanno stimato che se questo tipo di manipolazione fosse avvenuta, ad esempio, solo in 10 laboratori americani per un decennio "oggi - spiegano alla rivista `The Atlantic` - ci potrebbe essere una probabilità del 20% che un tecnico di laboratorio sia rimasto infettato da uno di questi nuovi super virus. Con il rischio potenziale di trasmettere la malattia ad altre persone". La preoccupazione degli scienziati è che "si sta facendo qualcosa che non esiste in natura, un`operazione che combina l`alta virulenza di questi patogeni, con la loro capacità di trasmettersi in modo efficiente". Gli incidenti che hanno coinvolgono agenti patogeni coltivati in laboratorio non sono frutto solo della fantasia di scrittori e sceneggiatori. Nel 2003 un tecnico di laboratorio di Singapore è stato inavvertitamente infettato con il virus della Sars. Nel 2004 in un centro siberiano uno scienziato russo è morto dopo essersi punto accidentalmente con un ago contaminato con Ebola. Recentemente si sono verificati altri due casi - riporta la ricerca - uno a Parigi dove l`Istituto Pasteur ha perso 2.000 fiale contenenti il virus della Sars e l`altro in Texas dove il Laboratorio nazionale di Galveston ha smarrito un flaconcino contenente il virus Guanarito, che provoca devastanti emorragie sotto la pelle, negli organi interni, in bocca, occhi e orecchie.



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21.05.2014
Batteri a bordo, resistono anche una settimana in cabina aereo studio USA cronometra sopravvivenza 2 microbi in braccioli, tendine e tavolini

Da: RICERCA

Sono ospiti invisibili, i compagni di viaggio che non ti aspetti. Sugli aerei non volano solo hostess, steward e passeggeri paganti: anche i batteri si imbarcano. Ma il piccolo dettaglio è che, una volta atterrati, non scendono con tutti gli altri. Restano a bordo e possono resistere sulle superfici della cabina per giorni, anche fino a una settimana. A rivelare le `abitudini di questi micro-ospiti senza biglietto è una ricerca presentata al meeting annuale dell`American Society for Microbiology. Perchè i batteri che causano malattie si trasmettano da una superficie della cabina a una persona, devono sopravvivere alle condizioni ambientali all`interno del velivolo. Un team di ricercatori Usa ha testato la capacità di due agenti patogeni - lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente e l`E.coli O157:H7 - di resistere in vita sulle superfici di un aereo. Gli scienziati hanno ricevuto materiali differenti da una compagnia aerea importante: un bracciolo, un tavolino in plastica, un pulsante della toilette di metallo, una tendina parasole, la tasca di stoffa di un sedile, del cuoio. Poi vi hanno inoculato i batteri e li hanno esposti alle tipiche condizioni di un aeroplano. La `gara di sopravvivenza è stata vinta dallo stafilococco aureo sulla tasca di stoffa del sedile: 168 ore, cioè una settimana. Mentre l`E.coli ha resistito più a lungo sul bracciolo: 96 ore, cioè 4 giorni. I dati mostrano che entrambi i batteri possono sopravvivere per giorni su un selezionato tipo di superficie, indipendentemente dal fluido corporeo presente. E questo rappresenta un rischio di trasmissione tramite contatto con la pelle", avverte Kiril Vaglenov dell`Auburn University, presentando i dati dello studio. "Molti viaggiatori temono il rischio di prendere malattie da altri passeggeri, visto il lungo tempo che devono trascorrere in cabine di aerei super affollate", spiega Kiril Vaglenov dell`Auburn University, lo scienziato che ha presentato i dati. "Questo report è un primo passo nell`indagine su questi potenziali problemi. I nostri piani per il futuro sono di esplorare strategie di pulizia e disinfezione efficaci, e testare superfici con naturali proprietà antimicrobiche per capire se aiutano a ridurre la persistenza dei batteri nelle cabine passeggeri". Nel frattempo, il team ha in corso trial con altri patogeni umani, compreso il batterio che causa la tubercolosi. 

 



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19.05.2014
Contro diabete meglio 2 pasti abbondanti ma a orari precisi rispetto a menù `light` ma frequenti nell`arco della giornata

Da: MEDICINA

Due pasti abbondanti al giorno in orari precisi, la colazione e il pranzo (ricchi di frutta, verdure e fibre), possono essere più efficaci nella lotta al diabete di tipo 2 rispetto a pasti più frequenti ma frugali. È quanto stabilito da una ricerca dell`Institute for Clinical and Experimental Medicine di Praga, pubblicata online su `Diabetologia. I ricercatori hanno diviso un gruppo di 54 volontari con diabete di tipo 2, di età compresa tra 30 e 70 anni, in due gruppi di 27 persone. Ai due gruppi sono stati consegnate due diete, di circa 1.700 calorie ciascuna, da consumare però in modi differenti: un gruppo poteva consumare solo due pasti al giorno, uno dalle 6 alle 10 del mattino e l`altro dalle 12 alle 16; l`altro gruppo poteva suddividere le calorie in 6 pasti durante tutto l`arco della giornata. Ebbene, i volontari che hanno seguito le indicazioni più `restrittive hanno perso più chili e la glicemia si è abbassata, rispetto a coloro che mangiavano più `light` ma più frequentemente. In conclusione, secondo la ricerca "consumare due abbondanti pasti al giorno, la colazione e il pranzo, potrebbe essere più efficace per chi ha problemi di peso e di diabete, di frugali ma frequenti pasti durante la giornata". 



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