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Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
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03.02.2016
Studio, con ogni ora di sedentarietà +22% rischio diabete tipo 2

Da: MEDICINA

Ogni ora in più di tempo trascorso seduti al computer o davanti alla televisione è associata a un aumento del 22% del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. È la clamorosa conclusione di una nuova ricerca pubblicata sulla rivista “Diabetologia” (giornale dell`Associazione europea per lo studio del diabete). Lo studio è di Julianne van der Berg dell`Università di Maastricht, nei Paesi Bassi, e dei suoi colleghi. Sono stati inclusi 2.497 partecipanti con un`età media di 60 anni, il 52% uomini, a cui è stato chiesto di indossare un accelerometro 24 ore al giorno per 8 giorni consecutivi. Gli autori hanno calcolato e valutato la quantità giornaliera di tempo trascorso in sedentarietà. Per determinare lo stato di diabete, i partecipanti sono stati sottoposti a un test di tolleranza al glucosio orale. Nel complesso, 1.395 volontari (il 56%) sono risultati avere un metabolismo del glucosio normale; 388 (il 15%) avevano valori alterati e 714 (il 29%) avevano il diabete di tipo 2. È emerso che i partecipanti diabetici avevano trascorso la maggior parte del tempo in `modalità sedentaria, fino a 26 minuti in più al giorno rispetto ai partecipanti con un metabolismo del glucosio normale. L`aumento del rischio di diabete per ogni ora che si passa al pc o guardando la tv è risultato del 22%. Secondo gli autori "dovrebbero essere condotti studi sui diabetici per confermare i nostri risultati, che potrebbero avere importanti implicazioni per la salute pubblica". 



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28.01.2016
Verdure ripassate in olio extravergine d`oliva più sane e anti-cancro

Da: MEDICINA

Saltare le verdure in olio extravergine d`oliva è il sistema più salutare per cucinarle: in questo modo, infatti, sono più ricche di antiossidanti e di composti che aiutano a prevenire numerose malattie, fra cui i tumori. A promuovere le verdure ripassate nell`olio extravergine è uno studio condotto da un`università spagnola. La ricerca sfata il mito della bollitura in acqua calda, a lungo consigliata nelle diete, specie quelle dimagranti. Gli studiosi diretti da Cristina Samaniego Sanchez dell`Università di Granada hanno eseguito una serie di esperimenti, confrontando i diversi metodi di cottura. La ricerca, pubblicata su `Food Chemistry` e rimbalzata sulla stampa britannica, mostra che le patate e le verdure usate nei test hanno mantenuto più nutrienti salutari dopo essere state saltate in olio d`oliva, rispetto a quando venivano lessate in acqua calda. In particolare, i vegetali fritti in olio extravergine d`oliva aumentavano la loro capacità antiossidante e il contenuto di sostanze che contrastano malattie come il cancro, il diabete e la cecità. I ricercatori hanno cercato di scoprire gli effetti dei vari metodi di cottura impiegando verdure tipiche della dieta mediterranea, come patate, pomodori, zucca e melanzane. I risultati non hanno lasciato dubbi. Secondo Samaniego Sanchez "possiamo confermare - spiega al `Telegraph` - che la frittura è il metodo che produce i maggiori incrementi nella frazione fenolica, il che significa un miglioramento del processo di cottura". La bollitura comunque "può essere raccomandata quando il cibo viene consumato insieme con l`acqua di cottura", conclude la studiosa.



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19.01.2016
La dieta di braccio di ferro aiuta gli occhi, spinaci battono carote

Da: MEDICINA

Scatoletta di spinaci e pipa sono i 2 oggetti che non mancano mai a Braccio di ferro, il muscoloso marinaio dei fumetti e dei cartoni animati, amato da generazioni di bambini. La scienza ha da tempo verificato che questa verdura verde a foglia larga, seppur salutare, non contiene più ferro di altre. L`idea che basti mangiare spinaci per avere un corretto apporto di uno dei minerali fondamentali per il nostro organismo è dunque falsa. Tuttavia, una nuova ricerca americana accende i riflettori su altre proprietà dell`ortaggio preferito dall`eterno fidanzato di Olivia: quelle legate alla vista. Per gli scienziati di Boston - riporta il `Telegraph` - gli spinaci batterebbero le carote, decantate per i loro effetti positivi sugli occhi. Le verdure verdi a foglia larga permetterebbero infatti una riduzione del rischio di glaucoma del 20-30%, a dispetto dello sguardo imperfetto di Braccio di ferro. Il problema però è che molti questi vegetali non piacciono, soprattutto ai bambini. Ed ecco che ancora una volta viene in aiuto l`eroe dei fumetti ultra-ottuagenario. Secondo uno studio tailandese di 6 anni fa, infatti, i bimbi che guardano regolarmente i suoi cartoni animati mangiano il doppio di spinaci



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14.01.2016
121 mila casi in prima settimana 2016, 900 mila italiani colpiti

Da: MEDICINA

Superano quota 121 mila (121.300) i casi di influenza registrati nella prima settimana di gennaio (dal 4 al 10), monitorata dal Servizio Influnet dell`Istituto superiore di sanità nell`ultimo bollettino diffuso. Il totale dei casi, dall`inizio della sorveglianza, è di circa 900 mila. In tutte le regioni - sottolinea il report - l`incidenza è sotto la soglia epidemica tranne in Piemonte, in Emilia-Romagna, nelle Marche, nel Lazio, in Abruzzo, in Campania, in Sardegna e in Basilicata. L`attività dei virus influenzali è ai livelli di base e, nelle ultime due settimane, il valore dell`incidenza è inferiore a quello raggiunto in molte delle precedenti stagioni influenzali. Nell`ultima rilevazione l`incidenza totale è pari a 2 casi ogni mille assistiti. Nella fascia d`età 0-4 anni sale a 3,72 casi per mille; dai 5 ai 14 anni è di 2,09/mille; nella fascia 15-64 anni di 2,23/mille, e tra gli over 65 di 1,12 casi per mille assistiti.



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12.01.2016
Studio, con troppe bibite zuccherate aumenta grasso “viscerale”

Da: RICERCA

Bere bevande zuccherate ogni giorno è un`abitudine associata all`aumento di un particolare tipo di grasso corporeo che può influenzare il rischio di diabete e malattie cardiache, secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista `Circulation`, dell`American Heart Association. Si tratta di dati dal Framingham Heart Study che mostrano una correlazione diretta, tra gli adulti di mezza età, fra il maggior consumo di bevande dolcificate e l`aumento del grasso viscerale. Il grasso viscerale o profondo si accumula attorno a una serie di importanti organi interni come il fegato, il pancreas e l`intestino, influenzando la funzionalità di alcuni ormoni e anche la resistenza all`insulina, cosa che può aumentare il rischio di diabete di tipo 2 e di malattia cardiaca. I ricercatori hanno esaminato sia il consumo di bevande zuccherate che gassate dietetiche, e non hanno osservato questa stessa associazione con il consumo di queste ultime bibite, a basso contenuto di calorie e zucchero. "Ci sono" dunque "evidenze che collegano l`uso di bevande zuccherate con malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2", evidenzia Caroline Fox, autore principale dello studio ed ex ricercatore del Framingham Heart Study al National Heart, Lung and Blood Institute e ora volontaria ai National Institutes of Health (Nih). "Il nostro messaggio ai consumatori è quello di seguire le linee guida dietetiche attuali e di essere consapevoli di quanti di questi prodotti si consumano. Per i politici, si tratta di un ulteriore elemento di prova al crescente corpo di ricerca che suggerisce che le bevande zuccherate possono essere dannose per la nostra salute". Un totale di 1.003 partecipanti allo studio, con un`età media di 45 anni e quasi la metà composto da donne, ha risposto a questionari alimentari e si è sottoposto a Tac all`inizio e alla fine della ricerca, per misurare le variazioni del grasso corporeo. Sono stati poi classificati in 4 categorie: non-bevitori; bevitori occasionali (bevande zuccherate una volta al mese o meno di una volta alla settimana); bevitori frequenti (una volta alla settimana o meno di una volta al giorno); coloro che bevono almeno una bevanda zuccherata al giorno. In un periodo di follow-up di 6 anni, indipendentemente dall`età, dal sesso, dall`attività fisica, dall`indice di massa corporea dei partecipanti e da altri fattori, il team ha rilevato che il volume del grasso viscerale è aumentato di: 658 centimetri cubi nei non-bevitori; 649 centimetri cubi nei bevitori occasionali; 707 centimetri cubi nei bevitori frequenti e 852 centimetri cubi in coloro che bevono una bevanda dolce al giorno. Il meccanismo biologico esatto non è noto, chiarisce un altro autore dell`indagine, Jiantao Ma, ma è possibile che gli zuccheri aggiunti contribuiscano alla resistenza all`insulina, uno squilibrio ormonale che aumenta il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiache. "I nostri risultati sono in linea con le linee guida dietetiche attuali che suggeriscono di limitare il consumo di bevande zuccherate", conclude.



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22.12.2015
Giovane ricercatrice lancia raccolta fondi online “start-up” per non vedenti

Da: RICERCA

È partita la Campagna di raccolta fondi online sulla piattaforma Kickstarter per raccogliere 250mila euro necessari per il progetto `Soundsight Training`, un software opensource `made in Italy` che permetterà ai ciechi di tutto il mondo di orientarsi attraverso le onde sonore. C`è tempo fino all`8 febbraio per partecipare al crowfunding. A lanciare il progetto Irene Lanza (25 anni), studentessa di Ingegneria all`Università di Modena e Reggio Emilia e ricercatrice al Cern di Ginevra per il progetto `Soundsight Training`. La start-up lanciata dalla ricercatrice punta a sviluppare un software in grado di creare una realtà acustica virtuale che permetterà ai non vedenti di allenare il proprio udito a percepire e identificare gli oggetti. "In questo momento lavoriamo su un prototipo dimostrativo già testato da non vedenti - ricorda Lanza - che può essere utilizzato con un normale computer. Servono due periferiche: cuffie e microfono. Grazie al microfono il non vedente dà un input e ascolta il ritorno dell`eco in base all`ambiente simulato all`interno del software. Il principio è lo stesso del sonar, la tecnica del pipistrello. Allenandosi, anche i vedenti possono migliorare le loro capacità. Chiunque potrebbe imparare ad ecolocalizzarsi in base al suono". Per sviluppare il software la ricercatrice ha lavorato con un gruppo di tre volontari, tutti non vedenti tra cui Cecilia Camellini di Formigine (già campionessa paralimpica di nuoto). Con una donazione di 25 euro si riceverà il proprio nome in braille, con 50 euro sarà possibile avere un video illustrativo del software SoundSight, con 250 euro sarà possibile ricevere una licenza del programma da donare a una scuola o a una associazione di ciechi, con 630 euro si potrà scegliere le caratteristiche ambientali del software, mentre con 1.800 euro i tecnici realizzeranno una simulazione dell`ecolocalizzazione su un luogo reale a tua scelta.



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18.12.2015
Analisti, continua boom di accordi e acquisizioni

Da: INDUSTRIA

Il valore complessivo degli accordi e delle acquisizioni fra aziende farmaceutiche è passato da 110 miliardi di dollari nel 2010 a 160 mld nel 2014, ma aumenterà notevolmente quest`anno, con un valore complessivo di 261 mld totalizzato già alla fine di luglio. Lo rileva la società di business intelligence Gbi Research. Con il costo medio per far arrivare un nuovo farmaco sul mercato salito a quasi 2,5 miliardi di dollari, e il sempre minor numero di blockbuster, gli accordi fra aziende farmaceutiche stanno diventando sempre più importanti. L`obiettivo è compensare l`aumento dei costi di ricerca e sviluppo (R&S). L`ultimo report Gbi evidenzia come le aziende farmaceutiche stiano prendendo in considerazione varie strategie per superare le sfide attuali, ma il `deal-making` è il metodo più usato per incrementare i ricavi a breve termine. Priyatham Salimadugu, analista Gbi Research, spiega: "Le piccole imprese che svolgono prevalentemente attività di ricerca, sviluppo e produttive stanno sempre più guardando alla stipula di accordi con i leader di settore. In questo modo cercano di valorizzare i loro punti di forza in termini di competenza alla commercializzazione e presenza globale, col fine ultimo di incrementare le loro entrate. Nel frattempo, le grandi società farmaceutiche sono desiderose di assicurarsi molecole promettenti collaborando con `piccoli giocatorì del comparto, riducendo i rischi di R&S. Le partnership sono il tipo più popolare di accordo registrato tra gennaio 2014 e luglio 2015, seguite dagli accordi di licenza e acquisizioni. Anche se le acquisizioni sono di meno, il loro valore è il più alto". Basti pensare alla recente Pfizer-Allergan, conclude l`esperto.



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16.12.2015
Alimentazione, Adi, occhio a diete vegetariane in pazienti oncologici

Da: ONCOLOGIA

Quando si parla di diete vegetariane e tumori è fondamentale tenere distinti due livelli: preventivo se si parla a soggetti sani, clinico se a persone già affette da patologie oncologiche. Quest`ultime, infatti, se informate scorrettamente e non seguite nell`alimentazione da professionisti del settore, possono peggiorare il proprio stato di salute incorrendo il più delle volte in stati di malnutrizione calorico proteica, perché spinti dal timore di ingerire qualsiasi tipo di alimento di origine animale. A distanza di due mesi dal parere emesso dall`Oms sulla cancerogenicità delle carni lavorate, l`Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica torna sull`argomento alimentazione e tumori, durante il XVI Corso nazionale a Roma, con l`obiettivo di fare chiarezza sia in termini di prevenzione che dal punto di vista clinico, sulla confusione generale sollevata dai media attorno al tema del vegetarianismo. In questi ultimi mesi - dichiarano gli esperti Adi - ci siamo trovati più volte di fronte a pazienti oncologici disorientati perché non sapevano più cosa fosse sano o dannoso per il loro organismo e se eliminare del tutto la carne dalla loro alimentazione. Il paziente oncologico è già di per sé una persona confusa e con poche certezze, messaggi scorretti o superficiali possono metterlo ancora più in difficoltà e in pericolo. Se non opportunamente gestiti da specialisti del settore, i regimi dietetici di tipo vegetariano e in particolar modo quello vegano possono dare origine nel paziente a importanti deficit nutrizionali, soprattutto a carico di proteine, acidi grassi omega tre, calcio, ferro e cobalamina. Dall`analisi degli studi epidemiologici condotti sino a oggi sul rapporto fra vegetarianismo e cancro non sono emersi, secondo Adi, vantaggi in termini di mortalità, anzi si registrano significative perdite di peso che nei pazienti oncologici possono comportare un aumentato rischio di diventare malnutriti e di conseguenza esporsi a un tasso di infezioni più alto, incorrere in complicanze post operatorie e addirittura ridurre la tolleranza e la risposta ai trattamenti radio-chemioterapici. Dopo il parere dell`Oms abbiamo assistito a una sorta di processo di demonizzazione della carne, come alimento da bandire dalle nostre tavole - concludono gli specialisti Adi - ciò che preoccupa però non è l`alimento in sé, ma le porzioni consumate, la frequenza e la quantità di nitriti e nitrati presenti nelle carni conservate che si trasformano in nitrosammine dannose per la nostra salute. In termini di prevenzione si raccomanda quindi di modificare gradualmente la propria alimentazione consumando cereali integrali, frutta e verdura e sostituendo le proteine della carne in modo corretto con pesce, uova, latticini a ridotto contenuto di grassi e soprattutto legumi. Diversamente, in termini di terapia clinica bisogna sempre stare attenti nei pazienti oncologici a non fomentare false speranze e facili allarmismi dannosi per la loro salute.



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01.12.2015
Studio Usa, cani fanno bene a bambini riducendo ansia

Da: MEDICINA

I bambini che crescono con cagnolini domestici soffrono meno di ansia, in particolare in situazioni sociali: a rivelare il beneficio per la salute mentale dei più piccoli, grazie alla convivenza con amici a quattro zampe, è un nuovo studio Usa. Crescere con cani domestici è già stato legato ad una inferiore incidenza adi allergie ed asma nei bambini. Ora, ricercatori del Bassett Meical Center di New York hanno seguito la salute di 643 bambini tra i 6 ed i 7 anni di età ed hanno scoperto che il 21% dei piccoli in case senza cani soffriva di ansia. Contro solo il 12% dei ragazzini che vivevano con un cagnolino. Nel rapporto guidato da Anne Gadomski e pubblicato sulla rivista “Preventing Chronic Disease”, si osserva che spesso i bimbi di 7 o 8 anni definiscono gli animali domestici più importanti delle persone nel veicolare “conforto,autostima, fiducia”. In particolare dalla ricerca è emerso che i bambini con cani avevano meno ansia da separazione.



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27.11.2015
Il medico, a cena fuori col gelo? Rischi per cardiopatici e ipertesi

Da: MEDICINA

Con l`improvviso abbassarsi delle temperature "ipertesi, cardiopatici e chi soffre di angina è particolarmente vulnerabile. Il gelo può causare crisi anginose e una vasocostrizione che provoca un aumento della pressione. Insomma, è bene che queste persone evitino di uscire nelle ore più fredde della giornata e che comunque si coprano molto bene". Lo raccomanda Antonio Rebuzzi, professore di Cardiologia presso l`Università Cattolica di Roma e direttore della Terapia intensiva cardiologica del Policlinico Gemelli, che avverte: "I pericoli si moltiplicano quando si va a cena fuori". "Questo perché il cuore dopo mangiato è già sovraffaticato dall`impegno nella digestione; se a questo si aggiunge il carico di uno spasmo da freddo - dice Rebuzzi - possono manifestarsi dei problemi. Ecco dunque perché occorre coprirsi bene, ed evitare passeggiate nelle notti gelide". Raccomandazioni particolarmente indicate "alle persone che hanno subito un infarto, si sono sottoposte ad angioplastica o soffrono di problemi di pressione e angina".



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25.11.2015
Luppi, in UE 40 mila morti l`anno per mancata protezione anti-influenza

Da: FARMACI

Nell`Unione europea "per la mancata vaccinazione antinfluenzale si verificano 40.000 morti all`anno. Puntare sulla prevenzione per tutelare la salute di milioni di persone. È proprio questo il compito dei vaccini". Lo ha dichiarato Nicoletta Luppi, Presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria, nel convegno `La funzione dei vaccini nella prevenzione” che si è tenuto al Forum Risk Management ad Arezzo. "Grazie alla vaccinazione si è perso il ricordo, soprattutto nelle fasce più giovani della società occidentale, di alcune malattie. Di altre poi è sensibilmente diminuita l`incidenza". Risultati "ora messi a rischio da una crescente sfiducia nei programmi di profilassi che ha visto diminuire il numero di vaccinati. Le conseguenze purtroppo sono serie: nell`Unione europea per la mancata vaccinazione antinfluenzale si contano 40.000 morti all`anno, soprattutto anziani. E in Italia - prosegue Luppi - i casi di influenza nel biennio 2014-2015 sono stati di 6,3 milioni, un valore vicino al massimo storico. Vaccinare significa agire in chiave strategica: investire oggi per evitare costi domani. Tutti ne uscirebbero vincitori: le singole persone e la società nel complesso, che può contare su cittadini sani, e lo Stato, che spende di meno. Con un solo euro per le vaccinazioni si risparmiano fino a 24 euro necessari per assistere chi si ammala. Liberando così risorse che potrebbero contribuire a rendere più sostenibile il Servizio sanitario nazionale e migliorare la salute delle persone". "Anche i programmi vaccinali per gli anziani - e in particolare influenza, pneumococco e herpes zoster - contribuiscono a un invecchiamento più attivo, che implica una reale riduzione dell`impatto sulla spesa sociale. Un dato significativo, se si considera che solo in Europa il numero di persone sopra i 65 anni raddoppierà nei prossimi 50 e quello degli over 80 triplicherà entro il 2060. Le vaccinazioni - conclude Luppi - generano numerosi benefici non solo a vantaggio della salute, ma anche del Sistema Paese, in termini economici e di welfare. È auspicabile quindi che gli sforzi da parte delle Autorità centrali e regionali su questo tipo di intervento sanitario siano congiunti e sempre crescenti".



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24.11.2015
Influenza, niente panico da febbre alta del bimbo, pronto decalogo

Da: MEDICINA

L`influenza che colpisce un bambino con febbre alta e dolori può far spaventare i genitori "complice anche la scarsissima attenzione dei genitori italiani verso la vaccinazione, pediatrica e non. Ci si aspetta quindi il conseguente grande panico da febbre alta del bambino, che porta spesso mamma e papà ad “impasticcare” il figlio di antipiretici per abbassarla, collegando l`assenza della febbre alla guarigione. Non deve essere così". A spiegarlo è Maurizio de Martino, Ordinario di pediatria all`Università di Firenze e Direttore del dipartimento di Pediatria internistica ospedale Pediatrico Meyer di Firenze, anticipando i contenuti del Convegno di infettivologia e vaccinologia pediatrica che si svolgerà all`Università di Firenze la prossimo settimana. "Con poche e semplici regole - suggerisce de Martino - è possibile risolvere nella stragrande maggioranza dei casi il problema febbre: come misurarla, valutarne la causa, decidere quindi come intervenire velocemente sulle cause e con quali cure dopo aver naturalmente avvisato il medico pediatra". ``La febbre - spiega de Martino - esiste negli animali da 40 milioni di anni ed è presente in tutte le specie, incluse quelle più in basso nella scala zoologica. Quando un fenomeno biologico è mantenuto a lungo in tutte le specie vuol dire che è indispensabile per la sopravvivenza. E la febbre lo è, perché a temperatura febbrile funzionano meglio i meccanismi immunologici e funzionano peggio virus e batteri. I medici sanno che è brutta la prognosi di bambini con infezioni gravi ma che non sviluppano febbre. E sanno anche che abbassare la febbre comporta regolarmente un allungamento delle condizioni infettive`. Da queste considerazioni deriva che non si deve combattere mai la febbre in quanto tale. Anche le convulsioni in corso di febbre non derivano direttamente dalla febbre, ma da una predisposizione geneticamente determinata del fisico a produrre, in corso di infezione, una particolare interleuchina in eccesso. "Mentre l`utilizzo dell`antibiotico, essendo sotto controllo medico pediatrico - osserva de Martino - è, almeno in teoria, più gestibile e controllabile. L`antipiretico invece è disponibile in farmacia come farmaco da banco e quindi senza controllo. L`abuso di questa sostanza si verifica spesso proprio nei casi di `panico da febbre”, con grande superficialità da parte degli adulti, soprattutto se lo somministrano ai figli piccoli, e con altrettanti rischi per la salute". "L`antipiretico di prima scelta - continua l`esperto - è il paracetamolo (con dosaggio di 60 mg/kg/giorno, suddiviso in 4 dosi - da somministrare ogni 6 ore), è l`unica possibilità di cura, ma deve essere impiegato soltanto quando la febbre si associa a condizioni di malessere e dolore (mal di testa, dolori muscolari, dolori articolari). Se il bambino è febbrile, ma sta bene, somministrare l`antipiretico è un errore molto grave". Ecco dunque le 10 regole per risolvere nella stragrande maggioranza dei casi il problema febbre: 1) Per la misurazione impiegare solo il termometro elettronico digitale e solo sotto l`ascella: è lo strumento migliore di misurazione della temperatura corporea. La via rettale è causa di sconforto e anche di incidenti; 2) Far visitare in giornata il lattante febbrile, perché è frequente la possibilità di infezione batterica grave; 3) Se la febbre non si abbassa non intestardirsi con l`antibiotico: non sempre la febbre è causata da infezione; 4) Rispettare le dosi prescritte dal medico o indicata nel foglio illustrativo; 5) Rispettare i tempi di assunzione indicati dal medico, senza prolungarli o accorciarli; 6) 90 minuti. Questo è il tempo massimo entro il quale deve essere atteso l`effetto dell`antipiretico. 7) La via di somministrazione è sempre quella orale, salvo casi rari; 8) No ai “rimedi della nonna”: spugnature, ghiaccio, o pezzette sono non solo inutili (la febbre è un innalzamento centrale e non periferico della temperatura corporea), ma anche controproducenti: causano brivido e quindi innalzamento della temperatura e malessere nel bambino (ché ha già i guai suoi per la malattia in corso); 9) La crescita dei dentini non provoca febbre: non esiste cioè la febbre da eruzione dentaria. Infine: 10) Attenzione alla malaria se il bambino febbrile è di ritorno da un Paese ad endemia malarica.



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20.11.2015
Farmindustria, bene ok emendamento su innovativi

Da: FARMACI

L`approvazione dell`emendamento alla legge di Stabilità che istituisce il Fondo per i farmaci innovativi "premia gli sforzi fin qui fatti dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e dal Governo per trovare le risorse e garantire ai cittadini l`accesso all`innovazione farmaceutica. E questo è fonte di soddisfazione e segno di grande responsabilità sociale, che un Paese come l`Italia deve sempre avere". È il commento di Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria. "Resta comunque a carico delle imprese - spiega - il possibile sforamento del fondo. Imprese che sono già gravate da ingenti misure di payback sullo sfondamento di tetti di spesa palesemente sottostimati. Sono però certo che, nell`ambito della riforma complessiva della governance del settore, le Istituzioni italiane stiano andando nella giusta direzione nell`interesse dei cittadini e delle politiche economiche del Paese".



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17.11.2015
495.000 donne hanno sconfitto i tumori al seno, servono percorsi riabilitazione

Da: ONCOLOGIA

Sono più di 495 mila le donne in Italia che hanno sconfitto il tumore del seno. Pur se la malattia è ormai alle spalle, molte risentono per tutta la vita di alcune conseguenze della neoplasia o delle terapie seguite per favorire la guarigione. "Anche per queste pazienti che ce l`hanno fatta, è importante affrontare organicamente i molteplici disturbi che talvolta inficiano gravemente la loro qualità di vita: dovrebbe essere compiuto ogni sforzo per avviare programmi complessivi di riabilitazione che affrontino e risolvano tutti questi aspetti, per restituire loro una piena integrità psichica e fisica una volta raggiunta la guarigione", sottolinea Francesco Cognetti, direttore dell`Oncologia medica del Regina Elena Roma, dove si è svolto l`International Meeting on `New Drugs in Breast Cancer`, presieduto dall`oncologo. I disturbi da affontare sono "in particolare quelli sessuali, della fertilità, psico-sociali. Senza dimenticare il distress, la depressione o le conseguenze organiche, cardiologiche, neurologiche, conseguenti alla cura, oltre alla fatigue e all`osteoporosi - ricorda l`esperto - Tutte le Istituzioni che trattano queste pazienti dovrebbero considerare questi aspetti ed affrontarli organicamente". "Per le pazienti con espressione o amplificazione del fattore di crescita Her2, i progressi negli ultimi 10 anni sono stati incredibili - spiega Clifford Hudis, past president della Società americana di oncologia clinica (American Society of Clinical Oncology, Asco), e responsabile del Breast Medicine Service al Memorial Sloane Kattering Cancer Center di New York - Decisivi anche i risultati clinici, con numerose decine di migliaia di donne guarite nel mondo grazie a farmaci specifici contro questo fattore di crescita". "Recentemente sono stati introdotti anche in questo sottogruppo di pazienti - continua l`esperto - nuovi farmaci che potentemente integrano l`attività dei trattamenti di prima generazione. Sono in corso sperimentazioni cliniche nella malattia in fase precoce anche prima della chirurgia, per valutare in quali casi somministrare i trattamenti più convenzionali (probabilmente nelle donne a minor rischio) e quando invece utilizzare insieme tutti questi farmaci (i più tradizionali e i più moderni) in aggiunta alla chemioterapia (nelle donne ad alto rischio)". "L`immunoterapia nella neoplasia del seno - spiega Giuseppe Curigliano, direttore Sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative all`Istituto europeo di oncologia di Milano - apre per il futuro tre grandi argomenti di ricerca: innanzitutto come rendere immunogenici i tumori che non lo sono (ovvero come rendere riconoscibili dal sistema immunitario i tumori che meglio si mimetizzano); come potenziare la risposta immunitaria attraverso la combinazione di più anticorpi che attivano in modo più efficace il sistema immunitario; come identificare i pazienti responsivi rispetto ai non responsivi. Quest`ultimo quesito trova la risposta nell`analisi di marcatori nel sangue periferico e non nell`analisi del tumore". Per Curigliano, "ogni farmaco a cui il paziente è esposto induce `perturbazionì del sistema immunitario. Intercettarle e studiarle attraverso l`analisi citofluorimetrica dei linfociti e l`analisi del trascrittoma, ci consentirà di meglio selezionare i pazienti candidati a terapie con inibitori dei checkpoint immunologici".



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13.11.2015
Dal panno freddo al dolore che educa, falsi miti su febbre bimbi

Da: MEDICINA

Dal rimedio della nonna alla terapia fai-da-te, fino all`invito a sopportare "così diventi grande". Quando il bimbo ha la febbre la fantasia di mamma e papà si scatena: "Quasi il 60% dei genitori somministra farmaci antipiretici senza consultare il pediatra e oltre il 60%" usa mezzi `empirici per far scendere la temperatura, "come ad esempio panni imbevuti di acqua fredda. Inoltre, ben il 50% ritiene che il dolore sia uno strumento educativo per la crescita del figlio e che per questo un dolore anche lieve debba essere sopportato". Gli esperti riuniti a Milano per il 34° Congresso di antibioticoterapia in età pediatrica analizzano così i falsi miti che viaggiano nelle case italiane quando la colonnina di mercurio si alza, in base a uno studio condotto dall`Unità di pediatria ad alta intensità di cura della Fondazione Irccs Policlinico-università degli studi del capoluogo lombardo, diretta da Susanna Esposito. E in attesa di discutere le Linee guida per gestire febbre e dolore nei bambini, i pediatri dettano alle famiglie le 10 regole d`oro per non sbagliare. Il punto di partenza è la corretta definizione di febbre: "Un incremento della temperatura corporea centrale rispetto alla normalità", che l`Organizzazione mondiale della sanità fissa tra 36,5 e 37,5°C. In generale, secondo i dati emersi dalla ricerca risulta che "i genitori, seppure abbastanza informati su come gestire la febbre nei bambini, nella realtà adottano comportamenti errati affidandosi al passaparola o alla saggezza popolare".



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12.11.2015
Probiotici alleati in gravidanza, al via congresso a Milano

Da: MEDICINA

L`uso dei probiotici in gravidanza è fra i temi al centro del 34esimo Congresso nazionale di antibioticoterapia in età pediatrica, che si è aperto a Milano. "I probiotici sono microrganismi vivi presenti in molti alimenti comuni, come yogurt o latte fermentato che rappresentano dei validi alleati per la salute delle donne in gravidanza e del bambino nei primi anni di vita quando somministrati in quantità adeguate", spiega Susanna Esposito, presidente del Congresso, direttore dell`Unità di pediatria ad alta intensità di cura del Policlinico-università degli Studi di Milano e presidente Waidid, l`associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici. "L`uso dei probiotici - continua l`esperta - è raccomandato come strumento efficace nella prevenzione delle patologie allergiche come riniti, asma e allergie alimentari, e infettive come le infezioni causate da Streptococcus agalactiae", principale causa di infezioni neonatali gravi nei Paesi industrializzati. Annidandosi nel tratto gastrointestinale o genitale della mamma, viene contratto durante il passaggio nel canale del parto. L`infezione vaginale è asintomatica nella donna in gravidanza, mentre nel neonato questo microrganismo può produrre quadri clinici di estrema gravità: nelle forme a esordio precoce si riscontrano casi di sepsi, polmonite e, meno frequentemente, di meningite. Studi scientifici recenti hanno evidenziato che in Italia un terzo dei neonati figli di donne portatrici è colonizzato al momento del parto e durante i primi 7 giorni di vita, e circa il 3% dei bebè colonizzati può sviluppare un`infezione a esordio precoce che può essere fatale o produrre gravi conseguenze. Per la prevenzione delle infezioni da Streptococcus agalactiae, si è rivelata però efficace la profilassi antibiotica nelle donne portatrici, eseguita con penicillina, da iniziare al momento del travaglio fino al momento del parto, riducendo così il rischio di infezione precoce dal 4,7% allo 0,4%. Per la prevenzione è stata dimostrata inoltre la validità dell`Enterococcus faecium L3, probiotico che vive nell`intestino umano e la cui somministrazione in gravidanza potrebbe essere in grado di ridurre la positività materna allo Streptococcus agalactiae e, nei neonati prematuri, la frequenza di complicazioni infettive, come la diarrea da Clostridium difficile e manifestazioni dispeptiche.



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11.11.2015
Oms, forse errori comunicazione ma limitare carne lavorata

Da: SANITÀ

"Possono esserci stati degli errori di comunicazione a causa del mancato inquadramento del tema in modo facilmente comprensibile. Ma i contenuti non cambiano assolutamente" e cioè la carne processata è cancerogena e probabilmente anche la carne rossa. A spiegarlo Roberto Bertollini, rappresentante dell`Organizzazione mondiale della sanità (Oms) presso l`Unione europea, audito in Parlamento europeo sul tema dell`allarme lanciato dallo Iarc sulla cancerogenicità di questi alimenti. "Abbiamo fatto una valutazione - precisa - relativa esclusivamente alla cancerogenicità delle carni processate e rosse. Cioè abbiamo posto la domanda: sono o meno cancerogene? Questa cosa non è stata capita perché è stato aggiunto un ragionamento su quanta carne bisogna mangiare. La comunicazione può essere stata non sufficientemente chiara. Non abbiamo detto che non si deve mangiare la carne, abbiamo detto che la carne processata ha un potere cancerogeno per ragioni di carattere biologico relative alla sua preparazione. E che la carne rossa è probabilmente anch`essa cancerogena. Questo vuol dire che, nel quadro di un`alimentazione bilanciata, essendo la carne anche una fonte di elementi nutritivi come proteine, ferro e vitamine, la raccomandazione è evitare per quanto possibile le carni processate e limitare le carni rosse".



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10.11.2015
Influenza, picco a gennaio con 1 mln casi, appello infettivologi a vaccino

Da: MEDICINA

 "Il vaccino anti-influenza è fondamentale" e "non bisogna ripetere l`errore dell`anno scorso, quando per evitare gli effetti collaterali che erano stati segnalati, ma non sono mai stati effettivamente riscontrati, c`è stato un aumento di mortalità per infezioni respiratorie".
L`appello a proteggersi arriva da Massimo Andreoni, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), riunita a Catania per il suo 14° Congresso nazionale.
"Il vaccino antinfluenzale comincia a essere disponibile già nelle farmacie, ma la distribuzione è appena iniziata - sottolinea Andreoni - Il picco massimo degli influenzati è previsto per la seconda metà di gennaio", quando secondo le previsioni "saranno circa 1 milione gli italiani ammalati".
"Il vaccino è fondamentale - ribadisce il numero uno della Simit - ed è già stato preparato sui ceppi virali che hanno circolato nell`altro emisfero, nonostante vi sia anche una stretta sorveglianza pronta ad adeguarlo a eventuali nuovi ceppi".
Come sempre "i più a rischio sono le persone fragili: over 65, pazienti con insufficienza renale, cardiopatici, ipertesi. Queste persone, nel caso di infezione e di non vaccinazione - avverte Andreoni - potrebbero incorrere in gravi complicanze, in alcuni casi addirittura mortali".



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05.11.2015
Shock anafilattico nei bambini, non abbassare la guardia.

Da: MEDICINA

Esperti Siaip, iniettare prima possibile adrenalina intramuscolo In pochi minuti una puntura d`insetto piuttosto che un cibo "vietato" o un farmaco possono mettere a rischio la vita. "Nei bambini - dichiara Roberto Bernardini, Presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia pediatrica (Siaip) - la causa di shock anafilattico è riconducibile per oltre la metà dei casi ad allergia alimentare. Occorre prestare molta attenzione ai campanelli d`allarme di una grave reazione e occorre iniettare il prima possibile adrenalina per via intramuscolo, poiché lo shock evolve rapidamente e il più delle volte dei casi non si arriva neanche in tempo al pronto soccorso". "Le morti da shock anafilattico riportano all`attenzione il problema alquanto diffuso delle allergie che - sottolinea Bernardini - non va affatto sottovalutato e sottostimato, se ancora oggi per allergia si continua a morire". "Occorrerebbe - evidenzia Bernardini - sviluppare una maggiore cultura e consapevolezza nella popolazione sul problema delle allergie anche attraverso campagne di comunicazione dedicate con le Istituzioni". "Per questo - conclude Bernardini - consiglio sempre alle mamme di rivolgersi in caso di sospetta allergia del loro bambino a centri e pediatri specialisti nel settore ed altamente qualificati che confermeranno o meno tale sospetto prescrivendo poi la corretta terapia farmacologica e la corretta dieta con un monitoraggio accurato del quadro allergico".



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03.11.2015
Essere madri riduce 20% rischio di morire per ictus e cancro

Da: MEDICINA

I figli non sono solo una gioia, ma anche elisir di lunga vita. Essere madri, infatti, migliora le possibilità di sopravvivere a malattie come cancro, ictus e infarto e, complessivamente, riduce di ben il 20% il rischio di morte. Un beneficio che aumenta se si va oltre il primo figlio e se si allatta al seno, ma che viene annullato qualora la donna sia una fumatrice. A confermare con l`evidenza dei dati un`ipotesi già nota è uno studio dell`Imperial College di Londra (ICL), pubblicato sulla rivista BMC Medicine. I ricercatori hanno analizzato i dati di 322.972 donne in 10 paesi, tra cui Regno Unito, Francia, Germania e Svezia, un`età media di 50 anni. Ogni donna è stata seguita per una media di 12,9 anni. Durante questo periodo, ci sono stati 14.383 decessi, che comprendevano 5.938 morti per cancro e 2.404 decessi per malattie del sistema circolatorio. Il team ha confrontato una serie di fattori riproduttivi, come gravidanza, allattamento e assunzione di contraccettivi, con il rischio di morte per cancro al seno, ictus e malattie cardiache. Si è visto che le donne che avevano partorito avevano una riduzione del 20% del rischio di morte rispetto alle altre. E allattando al seno il rischio scendeva di un ulteriore 8%. Rispetto alle morti per cancro, il rischio era ancor più ridotto nelle donne che avevano avuto due o tre bambini in confronto a quelle che avevano un solo figlio. Infine, coloro che avevano assunto contraccettivi orali avevano un rischio inferiore del 10% di morire rispetto a quelle che non li avevano assunti. L`abitudine al fumo, però, annullava tutti i benefici di questi fattori. "Risultati spiegabili", secondo Melissa Merritt, ricercatrice che ha condotto lo studio, "grazie all`azione di meccanismi ormonali".
 


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02.11.2015
Tumori, Martina, non generalizzare, carne italiana superiore

Da: ONCOLOGIA

Un invito a "non generalizzare e a non creare allarmismi" è arrivato dal Ministro all`Agricoltura, Maurizio Martina, a proposito dello studio dell`Oms che accusa la carne rossa e processata di essere cancerogena. A margine dell`assemblea della CIA a Expo, Martina ha sottolineato che risultati simili di ricerche "sono noti da tempo" e che quello che mettono in luce altro non è che "la correttezza della dieta e l`equilibrio nella nutrizione. Non dobbiamo creare allarmismi esagerati - ha detto il ministro - anche perchè gli effetti già si vedono sulla filiera dunque è giusto reagire. Ricordiamo che le carni italiane sono da sempre iper-controllate e superiori alle carni di altre paesi. Dobbiamo inoltre considerare - ha concluso Martina - che sono studi che considerano altri consumi di carne, relativi ad altri paesi, dove sono straordinari". 



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02.11.2015
Tumori, Martina, non generalizzare, carne italiana superiore

Da: ONCOLOGIA

Un invito a "non generalizzare e a non creare allarmismi" è arrivato dal Ministro all`Agricoltura, Maurizio Martina, a proposito dello studio dell`Oms che accusa la carne rossa e processata di essere cancerogena. A margine dell`assemblea della CIA a Expo, Martina ha sottolineato che risultati simili di ricerche "sono noti da tempo" e che quello che mettono in luce altro non è che "la correttezza della dieta e l`equilibrio nella nutrizione. Non dobbiamo creare allarmismi esagerati - ha detto il ministro - anche perchè gli effetti già si vedono sulla filiera dunque è giusto reagire. Ricordiamo che le carni italiane sono da sempre iper-controllate e superiori alle carni di altre paesi. Dobbiamo inoltre considerare - ha concluso Martina - che sono studi che considerano altri consumi di carne, relativi ad altri paesi, dove sono straordinari". 



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30.10.2015
Risveglio da incubo per 6 italiani su 10, come ritrovare il buonumore

Da: MEDICINA

Stress, nervosismo e nessuna voglia di alzarsi dal letto: il risveglio è un incubo per il 61% degli italiani. Lo stato d`animo quando suona la sveglia influenza, oltre all`umore, la produttività e il rapporto che si avrà nel corso della giornata con famigliari e colleghi. Se il 71% degli italiani afferma di svegliarsi nervoso, il 52% è molto assonnato e, nel 39% dei casi, addirittura arrabbiato. Secondo psichiatri e nutrizionisti - che regalano il decalogo del buonumore - l`antidoto perfetto per vincere la `crisi da risvegliò è la colazione, momento ideale per ritrovare la pace dei sensi (65%), l`armonia con la famiglia (57%) e acquistare il giusto umore per affrontare la giornata (48%). È quanto emerge da uno studio condotto da Nestlé su circa 1.800 italiani, maschi e femmine di età compresa tra i 18 e i 65 anni, condotto con metodologia Woa (Web Opinion Analysis) in occasione del lancio del video su YouTube `Insieme per un buongiorno, attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community dedicate, per esaminare in che modo gli italiani affrontano il risveglio e il rito della colazione. "È risaputo che la prima colazione sia uno dei pasti fondamentali della giornata - commenta Nicola Sorrentino, specialista in Scienza dell`alimentazione e Dietetica - Interrompe il digiuno della notte e fornisce la giusta energia per riprendere le attività psico-fisiche. Circa il 30% degli adulti, però, sceglie alimenti sbagliati sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Per una prima colazione completa ed equilibrata non dovranno mancare una porzione di cereali e derivati, una tazza di latte o yogurt e frutta fresca di stagione. Il latte e i suoi derivati forniscono proteine, calcio, fosforo e potassio. Anche le persone intolleranti al lattosio possono godere di tutti i principi nutritivi del latte, optando per il latte a ridotto contenuto di lattosio il quale permette una migliore digeribilità e mantiene inalterate qualità e bontà".



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22.10.2015
Scienziati, gli uomini temono le donne più intelligenti di loro

Da: RICERCA

Gli uomini sono impauriti dalle donne più intelligenti di loro. Parola di scienziati. In un lavoro pubblicato su `Personality and Social Psychology Bulletin`, un gruppo di ricerca americano ha analizzato le caratteristiche femminili che attraggono i maschi, dimostrando che l`essere `smart` è un fattore respingente. Lo studio è stato condotto dalle università di Buffalo, del Texas e dalla California Lutheran University, ed è stato diviso in due parti. Nella prima è stato chiesto a 105 uomini di immaginare una situazione in cui una donna sia più brava di loro in matematica e inglese, figurandosela come possibile partner sessuale. Sulla carta "gli uomini si sono dimostrati favorevolmente impressionati dalle donne più intelligenti di loro", scrivono gli autori. Nella seconda parte del lavoro, però, i ricercatori sono entrati più nel concreto e hanno chiesto ai partecipanti se sarebbero usciti con una donna più intelligente di loro. Ebbene, "messi di fronte a questo scenario di vita reale - conclude lo studio - gli uomini si sono raffreddati prendendo le distanze dalla possibilità e dimostrandosi meno interessati a un appuntamento". I ricercatori chiariscono tuttavia che servono altri studi per confermare le conclusioni del lavoro.



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22.10.2015
Vaccini causano molto raramente anafilassi: uno studio del CDC

Da: RICERCA

Secondo uno studio, promosso dai Centers for Disease Control and Prevention degli Stati Uniti, la vaccinazione scatena molto raramente l’anafilassi, una reazione allergica potenzialmente molto grave. L’equipe del Dott. Michael McNeil ha cercato di stimare l`incidenza dell’anafilassi a seguito della somministrazione di vaccini e di descrivere le caratteristiche demografiche e cliniche dei casi confermati. Utilizzando i dati estratti dalla banca dati sui vaccini Safety Datalink, i ricercatori hanno determinato i tassi di anafilassi dopo la vaccinazione nei bambini e negli adulti. In primo luogo si è proceduto all’identificazione di tutti i pazienti tramite un registro vaccinale, nel periodo compreso tra gennaio 2009 e dicembre 2011, e gli autori hanno usato codici diagnostici e procedure per identificare potenziali casi di anafilassi. Le cartelle cliniche dei casi potenziali sono state poi riesaminate da McNeil e colleghi. I casi confermati dovevano rientrare nei criteri definiti dalla Brighton Collaboration per l’anafilassi e i ricercatori hanno dovuto determinare che siano stati innescati dalla vaccinazione. Inoltre McNeil et al. hanno calcolato l`incidenza dell’anafilassi in seguito alla somministrazione di tutti i vaccini combinati e per i singoli vaccini selezionati.



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19.10.2015
Esoscheletro stampato in 3D per bimbi con patologie neuromuscolari

Da: RICERCA

Arriva oggi al `Maker Faire di Roma `Wake-Up`, un esoscheletro stampato in 3D composto da un modulo di ginocchio e un modulo di caviglia, progettati in modo da poter fornire assistenza in modo sinergico a bambini con patologie neuromuscolari (ad esempio la paralisi cerebrale infantile). L`obiettivo principale di `Wake-up` è di evitare il fenomeno del `drop-foot` (o piede cadente), che è la incapacità di flettere e quindi tenere sollevato il piede durante il cammino. Questo si traduce in problemi di deambulazione poiché il contatto con il terreno avviene con la punta del piede invece che con il tallone. L`esoscheletro è realizzato con la tecnica del `reverse engineering` un sistema di scansione laser che rileva la superficie della gamba del paziente e realizza poi i gusci dell`esoscheletro con una stampante 3D. Il sistema è basato su attuatori elastici seriali, i Rotary Series Elastic Actuator (RSEA), che sono costituiti da una molla torsionale connessa in serie al motore. Il controllo, che costituisce il “cervello” del dispositivo, è stato realizzato per fornire assistenza al paziente solo quando è necessario: si tratta cioè di un controllo in impedenza che, in tempo reale, fa variare il posizionamento della molla per fornire il momento torcente adeguato a correggere la traiettoria del piede, solo se e quando sia necessario. Il progetto, finanziato con fondi dell`Istituto italiano di tecnologia (Iit) e del Ministero della Salute, è stato sviluppato presso il Laboratorio di Misure Meccaniche e Termiche del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale dell`Università Sapienza di Roma. Il dispositivo è stato brevettato in Italia ed in Europa. Il `Wake- Up` classificato al terzo posto del BarCamp 2015 promosso dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro e ItaliaCamp.



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13.10.2015
Meno disabilità e morti per ictus, grazie a “doppia” terapia

Da: MEDICINA

Si riducono morti e disabilità da ictus ischemico. Il binomio terapeutico di trombolisi farmacologica sistemica e trattamento endovascolare attraverso trombectomia meccanica consente, infatti, in maniera meno invasiva, di ridurre in modo significativo le morti e i danni causati da questo evento, prima causa di disabilità, seconda causa di demenza e terza causa di morte nel mondo industrializzato. Una patologia che, solo in Italia, fa registrare 250.000 nuovi casi l`anno. Al 46° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin) si fa il punto su questa nuova frontiera terapeutica, "la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata da recenti pubblicazioni scientifiche nel corso del 2015", dicono gli esperti Sin riuniti a Genova fino a domani. "Per poter garantire ai pazienti la trombectomia meccanica - spiega il Aldo Quattrone, Presidente Sin e rettore dell`Università Magna Graecia di Catanzaro - è necessario riorganizzare il sistema delle stroke unit di II livello introducendo la figura del neuro-interventista, uno specialista che deve avere tutte le competenze richieste per operare nell`ambito di questo nuovo scenario terapeutico per la cura dell`ictus ischemico. L`obiettivo è quello di formare, attraverso specifiche sessioni professionalizzanti (Master di II livello), gli operatori coinvolti: neurologi, neurochirurghi, neuro-radiologi e radiologi, confermando il ruolo centrale del neurologo nel percorso di cura". La trombolisi sistemica, che consiste nella somministrazione di un farmaco in grado di disostruire l`arteria cerebrale occlusa, è ad oggi la miglior terapia per l`ictus ischemico in fase acuta, dicono i neurologi Sin. Associare questa terapia farmacologica al trattamento endovascolare con rimozione meccanica e non invasiva del trombo significa guardare a nuovi ed entusiasmanti orizzonti per la cura di questa patologia. Un panorama che vede sensibilmente migliorate le prospettive terapeutiche e la qualità di vita dei pazienti. La trombectomia meccanica è attualmente praticata attraverso `stent` di nuova generazione (stent retriever) che, aprendosi nell`arteria occlusa, ricostituiscono un passaggio per il flusso sanguigno. Trombolisi sistemica e trombectomia meccanica sono però entrambe strettamente legate al “fattore tempo”: è di 4,5 ore il periodo utile per praticare la trombolisi, mentre si apre fino a 8 ore la stretta finestra terapeutica della trombectomia meccanica.



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13.10.2015
Esperto su danni acido palmitico a cellule produttrici insulina

Da: MEDICINA

"Il messaggio della nostra pubblicazione sulla rivista scientifica “Diabetologia” è che l`acido palmitico danneggia le cellule beta-pancreatiche produttrici di insulina attraverso un aumento della proteina p66Shc. Questo risultato è stato ottenuto valutando gli effetti dell`acido palmitico in cellule di ratto, in isole pancreatiche di topo e in isole pancreatiche umane". Lo precisa in una nota Francesco Giorgino, Ordinario di Endocrinologia dell`Università di Bari. "È stato anche dimostrato che nelle cavie di laboratorio una dieta ricca di acido palmitico, in cui l`olio di palma idrogenato rappresentava il 60% delle calorie totali, produce effetti dannosi sulle cellule produttrici di insulina attraverso un aumento della proteina p66Shc. Questo messaggio è interamente valido e tale resta. Non vi è stata infatti da parte nostra alcuna smentita, ma solo una precisazione riportata nella rivista che ha pubblicato i risultati della ricerca, relativamente ai metodi utilizzati, al fine di permettere ad altri ricercatori di riprodurre i nostri risultati", prosegue l`esperto. Oggetto della precisazione alla rivista è il fatto che "negli esperimenti condotti con le cavie esposte a dieta ricca di acido palmitico è stata utilizzata una dieta in cui l`olio di palma rappresentava il 60% delle calorie totali (anziché il 60% del peso) e che l`olio di palma utilizzato era idrogenato. Si tratta - afferma l`esperto - di una precisazione che non modifica il dato che la dieta utilizzata per questo tipo di esperimenti è ricca di acido palmitico: infatti la quota di acido palmitico, sia nell`olio di palma idrogenato che nell`olio di palma non idrogenato, è pari al 40-47%, e quindi non si modifica in seguito al processo di idrogenazione". "Nell`olio di palma idrogenato i due acidi grassi insaturi contenuti (oleico e linoleico) vanno incontro a saturazione: l`acido linoleico idrogenato diventa acido oleico; l`acido oleico idrogenato si trasforma in acido stearico. L`acido palmitico, essendo un grasso saturo, non può essere idrogenato, e pertanto la percentuale di acido palmitico non cambia. Aumenta la quota complessiva di acidi grassi saturi. La nostra ricerca non è stata effettuata valutando gli effetti della assunzione di alimenti che contengono olio di palma nella specie umana - conclude - ma una dieta creata appositamente per gli animali (prodotta dalla ditta Mucedola di Settimio Milanese, Milano, Italia), e questo è stato chiaro sin dal momento della pubblicazione dei nostri risultati. La nostra ricerca ha documentato gli effetti dannosi dell`acido palmitico in cellule che producono insulina, sia di roditore che umane, anche attraverso l`impiego di una dieta ricca di acido palmitico perché - conclude - a base di olio di palma".



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06.10.2015
SIP, pediatri preoccupati per drammatico calo di vaccini in Italia

Da: MEDICINA

"Torniamo nuovamente a esprimere la preoccupazione di tutti i Pediatri italiani il pericoloso calo delle vaccinazioni e per i danni che sta provocando sulla salute dei bambini", il presidente della Giovanni Corsello, Società italiana di pediatria (Sip) commentando l`allarme lanciato dal presidente dell`Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi. "Stiamo assistendo al ritorno di malattie che credevamo debellate. Un esempio tra tutti è la morte di bambini per pertosse, malattia che sta avendo una recrudescenza nei bambini nei primi mesi di vita, proprio per il calo della copertura vaccinale", dice Corsello. Per contribuire a contrastare questo fenomeno la Società italiana di pediatria ha deciso di dedicare gli Stati Generali della pediatria, che si terranno il 19 novembre in occasione della giornata mondiale del bambino e dell`adolescente, proprio al tema delle vaccinazioni, con iniziative di comunicazione rivolte agli studenti e finalizzate a promuovere un messaggio positivo sui vaccini tra le giovani generazioni.



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02.10.2015
Asma, c’è un legame tra la malattia e i microbi nell`organismo

Da: RICERCA

Con i batteri giusti e al momento giusto il rischio di sviluppare l`asma da grandi può essere ridotto in maniera considerevole. Lo hanno scoperto un gruppo di ricercatori dell`Università della British Columbia e del Children Hospital di Vancouver, che hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche sulla rivista Science Translational Medicine. Nel nostro organismo muffe, funghi e batteri sono molto numerosi, addirittura dieci volte più numerosi delle nostre stesse cellule. Da tempo si ritiene che queste popolazioni composite di microorganismi abbiano un impatto significativo sulla nostra salute sotto diversi aspetti. Uno di questi è il sistema respiratorio. L`asma è infatti causata da fenomeni di irritazione delle mucose del tratto alto della gola. I ricercatori hanno scoperto che se i bambini non avevano una completa e sufficiente composizione del microbioma in questa area nei primi tre mesi di età, allora avevano un rischio più alto di sviluppare asma da grandi. In particolare i ricercatori si sono accorti che i bambini che avevano sviluppato asma avevano una specifica carenza di quattro diverse specie di batteri: aecalibacterium, Lachnospira, Veillonella, and Rothia (Flvr). Lo studio suggerisce dunque che un eccesso di igiene nei primi mesi di crescita, così come una mancanza di un allattamento al seno o l`uso eccessivo di antibiotici in questa delicata fase della vita del bambino, può avere conseguenze sotto il profilo della composizione del microbioma e dunque dell`asma.



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30.09.2015
150 minuti di passo svelto a settimana battono l`obesità

Da: MEDICINA

Ritagliare 150 minuti a settimana per l`attività fisica, da una semplice camminata a passo svelto fino ad una seduta più tonica in palestra. È questa la semplice regola da seguire per non finire vittime del sovrappeso o peggio dell`obesità. L`attività fisica è anche la parola d`ordine dell`Obesity day 2015, in programma il 10 ottobre, la giornata di sensibilizzazione e informazione sul tema obesità promossa tutti gli anni dall`Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione clinica (Adi) tramite la sua fondazione. Secondo recenti studi sembrerebbe, infatti, che stare sotto il livello di 150 minuti a settimana non modifichi significativamente il peso - osserva l`Adi - Livelli al di sopra determinano modesti decrementi (2-3 chilogrammi), mentre livelli compresi tra 225-420 dimostrano un calo ponderale dai 5 ai 7,5 kg, questo a dimostrazione della probabile esistenza di un rapporto dose-risposta per l`attività fisica. "Praticata 2-3 volte a settimana, a una media intensità, l`attività fisica nei pazienti obesi o sovrappeso è un importante strumento terapeutico che influenza positivamente il calo ponderale, il mantenimento del peso perduto e migliora nei pazienti diabetici il compenso glicometabolico - afferma Giuseppe Fatati, Presidente della Fondazione Adi - La persona obesa o in sovrappeso richiede un`attenta valutazione prima di iniziare un programma di esercizio fisico a causa delle frequenti patologie associate (cardiovascolari, respiratorie, osteo-articolari). Rispetto alle persone normopeso "il soggetto con un girovita sovradimensionato - aggiunge Fatati - necessita di un approccio multidisciplinare che coinvolga, oltre al dietologo clinico, diverse figure come un cardiologo, un medico dello sport, un ortopedico o un fisioterapista per valutare l`impatto del programma e essere, infine, seguito da una figura professionale specializzata in scienze motorie". È importante, precisa l`Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione clinica (Adi), che così come nell`alimentazione anche nel movimento ci sia il giusto equilibrio nel dosaggio, per non affaticare troppo il fisico e anche per non cadere in un meccanismo di dipendenza, che può verificarsi sia con il cibo che con l`attività fisica. Infatti, chi pratica sport in maniera assidua e non agonistica, a volte può presentare sintomi quali l`irritabilità se non riesce a fare gli esercizi o tende a trascurare altri interessi, fino a far diventare il programma di allenamento l`unico obiettivo della giornata. "In questo senso - conclude Fatati - è fondamentale favorire un`educazione e una cultura del movimento soprattutto nei giovani, ecco perché l`11 ottobre, il giorno dopo l``Obesity day, promuoveremo anche una passeggiata nei parchi e nei centri storici di tutto il Paese. In Italia e in Europa esistono già diversi programmi che, nati dalla collaborazione fra pubblico e privato, si stanno rivelando virtuose pratiche di educazione al movimento".



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28.09.2015
Tumori, aumenta sopravvivenza in Ue, Italia nella media

Da: ONCOLOGIA

 La sopravvivenza per tumore in Europa, a 5 anni dalla diagnosi, aumenta costantemente. E l`Italia si piazza in linea con il valore medio Ue. Lo rivela il programma di ricerca Eurocare-5, coordinato dall`Istituto superiore di sanità e dalla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. I risultati saranno presentati a Vienna in occasione dell`annuale appuntamento dell`European Cancer Congress. "Questo studio, che ha riguardato oltre 10 milioni di pazienti adulti in 30 Paesi Europei - afferma Walter Ricciardi, Presidente dell`Iss - ci dice che la sopravvivenza dei tumori continua a migliorare. Anche in Italia sono stati compiuti passi davvero significativi. Tuttavia persistono diseguaglianze e criticità su cui è necessario intervenire per migliorare la performance dei sistemi sanitari". Lo studio Eurocare-5 copre mediamente il 50% della popolazione Europea. Sono stati analizzati i dati di oltre 10 milioni di pazienti adulti diagnosticati per 40 diversi tipi di tumore nel periodo 1995-2007 e seguiti fino al 2008. Lo studio rivela che la percentuale di pazienti oncologici che sopravvivono 5 anni dopo la diagnosi, pur essendo migliorata rispetto alla fine degli anni novanta, è ancora molto variabile tra Paesi Europei. Le differenze sono più accentuate per i tumori ematologici, per i quali ci sono stati importanti avanzamenti terapeutici nel corso degli anni 2000. In generale, nel periodo considerato, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi aumenta costantemente in tutte le regioni Europee per la maggior parte dei 40 tipi di tumore esaminati, e aumenta in modo particolare nei paesi dell`Est Europa, che sono in genere i più svantaggiati. Tuttavia le differenze tra Paesi permangono e il divario maggiore si osserva proprio per le patologie interessate da notevoli progressi terapeutici, come le leucemie mieloidi croniche, i linfomi non Hodgkin e due suoi sottotipi (linfomi follicolari e linfomi diffusi a grandi cellule B). In Italia la sopravvivenza per i tumori ematologici è generalmente in linea con il valore medio Europeo in particolare per i linfomi di Hodgkin (82% contro 81%) e non Hodgkin (62% contro 60%), per le leucemie mieloidi croniche (53%) e acute (16% contro 17%). La sopravvivenza dei pazienti italiani affetti da mieloma multiplo è invece significativamente più elevata della media (46% contro 39%). "La sopravvivenza media a 5 anni per la leucemia mieloide cronica è del 53% in Europa - sottolinea Roberta De Angelis del Centro nazionale di epidemiologia dell`Iss, autrice dello studio sui tumori ematologici - ma presenta la più grande variabilità geografica, da un minimo di 33% nei paesi dell`Est, fino a valori che oscillano tra 51 e 58% nel resto d`Europa. Le differenze tra paesi sono ancora più ampie con valori intorno al 65-70% in Francia, Svezia e Scozia e molto al di sotto della media regionale in Lettonia (22%)".



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22.09.2015
Allergie alimentari,4 mln esami inutili,300 mln/anno in fumo. Prime linee guida li mettono al bando

Da: MEDICINA

Arrivano le prime linee guida che mettono al bando test "fasulli" per scoprire le allergie alimentari. Le ha stilate la Società Italiana di Allergologia Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC). Per la diagnosi esistono, infatti, test validati, ma ogni anno sono circa 4 milioni gli esami fasulli eseguiti in Italia: positivi 9 volte su 10, hanno la stessa attendibilità diagnostica del lancio di una monetina ma fanno sprecare ben 300 milioni di euro l`anno. Fra i test messi al bando quello del capello e quello della forza muscolare, "del tutto privi di fondamento scientifico". La SIAAIC li ha preparati pensando ai medici e all`informazione dei pazienti e il documento è in corso di pubblicazione su Clinical Molecular Allergy. I veri allergici, affermano gli esperti, sono oltre 2 milioni e gli intolleranti a lattosio, nickel o altre sostanze negli alimenti sono complessivamente circa 10 milioni, ma si stima che siano almeno altri 8 milioni gli italiani "ipersensibili immaginari" che imputano a un cibo qualsiasi i sintomi più vari.



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21.09.2015
Diabete, dalla regola dell` “Abcde” alla terapia di precisione

Da: MEDICINA

Contro il diabete "no al trattamento “taglia unica” da 10 a 90 anni. Sì invece alla regola dell` “Abcde”, che oggi ci aiuta a modellare al meglio la terapia sul singolo paziente, in attesa di perfezionare gli strumenti della futura medicina di precisione". Questo il messaggio di Stefano Del Prato, Past President della Sid (Società italiana di diabetologia), che al Congresso dell`Easd (Associazione europea per lo studio del diabete) di Stoccolma ha tenuto una lecture sulle `istruzioni per l`uso del moderno armamentario terapeutico antidiabete. Il primo comandamento è che, per controllare nel modo migliore la malattia metabolica e i suoi effetti sui piccoli e grandi vasi, bisogna "trattare tutti i fattori di rischio cardiovascolari e non tralasciarne alcuno": ipertensione e colesterolo alto, senza ovviamente dimenticare la glicemia. "I dati epidemiologici - sottolinea l`esperto, Presidente della Fondazione Diabete ricerca e Ordinario di endocrinologia all`Università di Pisa - dimostrano infatti che il diabetico, anche con colesterolo e pressione normali, continua ad avere un rischio cardiovascolare doppio rispetto a un non diabetico". Vietato dunque trascurare l`eccesso di zuccheri nel sangue. Per Del Prato il vero obiettivo è una terapia a 360 gradi ispirata a una visione “olistica” della malattia, che porta "notevoli vantaggi anche in termini di spesa e qualità della vita". Lo provano "recenti analisi - ricorda - secondo cui trattare un solo fattore di rischio, rispetto a trattarne due, è meno efficace in termini di eventi, ma anche di riduzione di ricoveri e di controlli ambulatoriali". Come fare allora a personalizzare il trattamento del diabete scegliendo la terapia giusta per il paziente giusto? "Oggi - risponde il Past President della Sid - possiamo solo basarci su parametri clinici molto empirici, seguendo la `regola dell`alfabeto` o dell`Abcde: A come Age (età), B come Body weight (peso), C come Complicanze (assenza, presenza, severità di altre patologie associate), D come Durata della malattia, E come Eziologia (i meccanismi che in questo determinato paziente causano l`iperglicemia), ma anche come Educazione del paziente e come Economia. Un aspetto, quest`ultimo, con cui abbiamo a che fare ogni giorno e che va tenuto presente anche nella gestione del diabetico". Guardando avanti, però, anche nella `borsa del diabetologo` sono destinati a entrare i nuovi strumenti della farmacogenetica: "Marcatori genetici - prospetta Del Prato - saranno in grado di darci informazioni sia sulla possibilità di risposta a un certo tipo di trattamento, sia sul possibile rischio di effetti collaterali per quella terapia". Non solo, conclude: "Stiamo cercando di individuare anche biomarcatori, facilmente acquisibili da un prelievo di sangue o un campione di urine, che ci permetteranno di identificare i pazienti ai quali è indicato un trattamento, piuttosto che un altro".



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17.09.2015
`Ormone dello sport` è anche fabbrica ossa, scoperta italiana

Da: MEDICINA

Esiste un ormone `fabbrica ossa e il corpo lo produce praticando sport: è questa la scoperta, tutta italiana, esito di una ricerca durata 3 anni dell`università di Bari in collaborazione con l`università politecnica delle Marche (Ancona) e con il supporto dalla Siomms (Società italiana dell`osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro). Lo studio, pubblicato sùPnas`, ha definito il meccanismo con cui l`irisina (il cosiddetto `ormone dello sport`), prodotta dall`attività fisica, crea tessuto osseo. La scoperta apre nuove prospettive per la nascita di farmaci simulanti un vero e proprio esercizio fisico: uno sviluppo importante soprattutto per le persone esposte all`osteoporosi, che non possono praticare sport, per esempio anziani o malati di altre patologie, si legge in una nota delle università. Per salvaguardare i risultati della ricerca, Maria Grano dell`università di Bari e Saverio Cinti dell`università politecnica delle Marche hanno depositato un brevetto sulla possibilità di utilizzare la molecola per la cura dell`osteoporosi. L`irisina, scoperta nel 2012 dal ricercatore statunitense Bruce Spiegelman, è ancora poco conosciuta e la scoperta italiana porta un contributo importante per conoscerne il ruolo. Gli scienziati statunitensi hanno infatti dimostrato come l`irisina sia `brucia grassi, mentre lo studio italiano rivela che l`ormone è in grado di agire efficacemente anche sull`osso: l`effetto `dimagrante si verifica solo in presenza di grandi quantità dell`ormone, mentre bastano piccole concentrazioni per quello `fabbrica osso.



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14.09.2015
Mangiare male prima causa di morte prematura nel mondo

Da: MEDICINA

Mangiare male è la prima causa di morte prematura nel mondo. Mettere in tavola i cibi sbagliati - troppa carne rossa e molte bevande zuccherate, e quantità insufficienti di verdura, cereali, frutta fresca e secca - è la scelta che uccide prima del tempo il maggior numero di persone nel pianeta, aumentando l`incidenza di malattie cardiovascolari, ictus e diabete. In particolare l`ipertensione, killer diretto numero uno, ha tra i fattori di rischio chiave proprio la dieta scorretta, insieme alla vita sedentaria e all`obesità. A riscrivere la classifica dei sicari della salute è un maxi-studio condotto negli Usa dall`Institute for Health Metrics and Evaluation (Imhe), che analizzando i dati raccolti in 188 Paesi dal 1990 al 2013 ha aggiornato il Global Burden of Disease del 2010, considerato il report internazionale più autorevole sulle cause di malattia. Nel 2013 - si legge fra i risultati del rapporto - ben 11,3 milioni di decessi sono risultati associati a una dieta scorretta, la prima voce tra le 6 principali. Seguono pressione alta sistolica (10,4 milioni di morti), fumo (6,1 milioni di morti), smog (5,5 mln), alto indice di massa corporea-Bmi (4,4 mln) e malnutrizione materna e infantile (1,7 mln). In generale, gli autori del rapporto hanno osservato che complessivamente i fattori di rischio per morte prematura sono passati nel periodo considerato da 67 a 79, nonostante la riduzione registrata in alcune singole nazioni. Il podio delle principali cause di morte prematura cambia ovviamente in base all`area geografica esaminata. Un caso a parte è rappresentato ad esempio dall`Africa sub-sahariana, dove sul conto dei decessi pesa un insieme di fattori che include malnutrizione materna e infantile, rapporti sessuali a rischio, acqua contaminata, problemi igienici. Per quanto riguarda le donne, in quasi tutti i Paesi di America, Nord Africa e Medio Oriente, e in molte altre nazioni ad alto reddito, il primo fattore di rischio è il Bmi elevato, mentre la pressione alta guida la classifica nella maggior parte dell`Europa Centrale e dell`Est, e nel Sud e Sudest asiatico. Quanto invece agli uomini, la pressione alta e il fumo sono la prima causa di morte prematura in quasi tutti i Paesi ad alto reddito, in Nord Africa, Medio Oriente, Europa e Asia. Infine, sull`asse Kenya-Sudafrica i rapporti sessuali a rischio sono primi nella lista sia per la popolazione femminile che per la maschile. "Fattori comportamentali, ambientali, occupazionali e rischi metabolici possono spiegare la metà della mortalità globale, offrendo dunque ampi margini di prevenzione", osservano gli studiosi. "Tra i primi fattori di rischio, in 23 anni l`impatto di un Bmi è cresciuto in modo particolare", aggiungono. "C`è un grande potenziale di miglioramento della salute - dichiara al quotidiano britannico Guardian il Direttore dell`Imha, Christopher Murray - evitando alcuni fattori di rischio come il fumo e la cattiva alimentazione, e affrontando i fattori di rischio ambientali come l`inquinamento atmosferico. La sfida per i decisori politici sarà proprio quella di mettere a frutto quanto sappiamo per guidare gli sforzi in prevenzione e politiche sanitarie".



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11.09.2015
Il cuore batte in sincronia se c’è fiducia fra due persone

Da: RICERCA

La fiducia scalda i cuori, ma soprattutto li sincronizza, come fossero due cronografi. Lo dimostra il fatto che il cuore di due persone batte all`unisono se si fidano l`una dell`altra. Lo rivela uno studio pubblicato sul `Journal of Physiology and Behavior` dal team di Panagiotis Mitkidis dell`Interacting Minds Centre dell`Aarhus University. Gli scienziati hanno studiato proprio il legame tra battito cardiaco e fiducia. Nella ricerca 37 coppie di partecipanti dovevano eseguire un compito insieme, costruendo macchinine con i Lego. Se però il gruppo di controllo doveva fare solo questo, l`altro era impegnato anche in un esperimento per valutare l`elemento fiducia. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che "quando le persone sono impegnate nel costruire fiducia tra loro, i cuori entrano in sincronia e battono all`unisono. La fiducia è un ingrediente necessario per una cooperazione di successo, ed è molto importante per la nostra società", commenta Mitkidis. Lo studio ha dimostrato che c`è una risposta fisiologica maggiore nel `gruppo della fiducia, sotto forma di un aumento e soprattutto della sincronia delle frequenze cardiache delle persone, rispetto al gruppo di controllo.



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11.09.2015
Colesterolo alto, in Italia diagnosi corretta per 1 su 100

Da: MEDICINA

Sono 12 milioni gli italiani con il colesterolo alto. Tra questi circa 240 mila soffrono di ipercolesterolemia su base genetica, ai quali si aggiungono 1,2 mln di connazionali interessati dalla forma poligenica comune che dipende anche dallo stile di vita, in particolare dall`alimentazione. "Alti livelli di colesterolo sono un fattore determinante per la possibilità che si verifichi un infarto", spiega Alberico Catapano, direttore generale della Fondazione Sisa (Società italiana per lo studio dell`aterosclerosi), presidente Eas (European Atherosclerosis Society) e professore ordinario di Farmacologia all`università degli Studi di Milano. "Numerosi studi scientifici recenti - ricorda - dimostrano come l`ipercolesterolemia familiare sia ampiamente sottodiagnosticata. In Italia, in particolare, meno dell`1% dei pazienti riceve una corretta diagnosi. In alcuni casi non vengono eseguiti esami, in altri non si dà peso al colesterolo elevato". Dal 24 al 29 settembre si celebra nel Belpaese la Settimana dell`ipercolesterolemia familiare, promossa dalla Sisa. Il 24 ricorre inoltre in tutta Europa, su iniziativa dell`Eas, la Giornata europea dedicata alla malattia. In Italia l`iniziativa prevede la possibilità per i cittadini di contattare o recarsi nei centri specializzati Sisa, per ricevere informazioni gratuite sulla patologia e sulla necessità di controllare i livelli di colesterolo fin da giovani. Aderiscono alla manifestazione i 38 centri per lo studio delle dislipidemie del progetto Lipigen, network italiano delle dislipidemie genetiche (elenco completo sul sito www.sisa.it).



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10.09.2015
Fumo, danni causati da ictus potrebbero aiutare a smettere

Da: RICERCA

I danni al cervello causati da un ictus potrebbero aiutare i fumatori a farla finita con le "bionde". Uno studio coordinato da Amir Abdolahi, ricercatore del Philips Research North America, ha identificato una particolare regione del cervello responsabile della dipendenza da fumo. Si tratta della corteccia insulare, un`area che spesso rimane danneggiata nei pazienti sopravvissuti a un ictus. Per arrivare a queste conclusioni, pubblicate sulla rivista Addiction and Addictive Behaviors, i ricercatori hanno studiato 156 pazienti colpiti da un ictus e con diversi tipi di lesioni cerebrali. In particolare, scansioni cerebrali hanno rilevato che 38 pazienti avevano subito danni alla corteccia insulare, mentre i restanti 118 ad altre parti del cervello. Tutti i soggetti sono stati invitati dal medico a smettere di fumare. I ricercatori hanno così deciso di seguire i pazienti per 3 mesi per vedere chi di loro effettivamente avesse smesso di fumare. Ebbene, quelli che hanno riportato danni alla corteccia insulare hanno avuto più probabilità di abbandonare il vizio. Non solo. Hanno anche riferito meno sintomi di astinenza rispetto agli altri. I n particolare, 22 pazienti su 32 con danni alla corteccia insulare sono riusciti a smettere di fumare rispetto ai 38 su 103 pazienti che hanno riportato altre lesioni. Per questo i ricercatori sono convinti che una buona strategia per aiutare i fumatori a dire basta alle sigarette è quella di usare la corteccia insulare come bersaglio. L`ipotesi è quella di sviluppare farmaci o di utilizzare tecniche come la stimolazione cerebrale profonda o la stimolazione magnetica transcranica per aiutare i fumatori a combattere la dipendenza. "È necessaria molta più ricerca per consentire di comprendere meglio il meccanismo di base e il ruolo specifico della corteccia insulare, ma è chiaro che qualcosa sta succedendo in questa parte del cervello che influenza la dipendenza", ha detto Abdolahi.



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09.09.2015
Obesità, in Italia il più alto tasso europeo tra i bambini

Da: MEDICINA

In Italia sempre più persone hanno problemi con il cibo. I dati a disposizione vedono infatti il Belpaese fanalino di coda in Europa con il più alto tasso di obesità infantile: il 22% dei bambini è sovrappeso, mentre il 10,6% è obeso. Tra gli adulti, ha problemi di peso il 42% della popolazione (il 31% è sovrappeso e l`11 soffre d`obesità) e nel Paese si spendono ogni anno circa 9 miliardi di euro per l`obesità e le malattie correlate. Secondo l`Organizzazione Mondiale della Sanità, entro 15 anni nel mondo sarà sovrappeso il 70% degli uomini e il 50% delle donne. I numeri sono stati ricordati durante un incontro promosso dall`associazione `Amici obesi onlus` per illustrare alcune soluzioni al problema dei chili di troppo, fra cui anche il palloncino intragastrico. "Sembra un fenomeno inarrestabile, eppure esistono strumenti e strategie in grado di arginarlo - assicura Marina Biglia, Presidente di Amici obesi onlus - Se da un lato l`obesità può essere curata, dall`altro devono essere sviluppati e applicati programmi di prevenzione che educhino alla corretta alimentazione sin dall`infanzia e che aiutino le persone già in sovrappeso a non diventare obese". Il sovrappeso, infatti, è una condizione che tende ad aggravarsi con il tempo. Quando non basta correre ai ripari con la dieta, si può intervenire con soluzioni non chirurgiche in grado di prevenire un ulteriore aumento del peso ed educare le persone ad alimentarsi meglio. "Nella pratica clinica quotidiana, vediamo pazienti molto diversi per classe sociale ed età - spiega Alfredo Genco del Dipartimento di Chirurgia generale e specialistica del Policlinico `Umberto I di Roma e Harvard Medical School Lecturer 2014 - Ciò che li accomuna è la sorpresa nel rendersi conto di aver preso un peso eccessivo e la grande difficoltà a seguire un programma alimentare restrittivo nel lungo periodo. Per le persone in sovrappeso grave o obesità leggera ci sono soluzioni non chirurgiche come il palloncino intragastrico, sicuro ed efficace, in grado di far perdere fino al 59% del peso in eccesso in 6 mesi". Il palloncino permette di sentire prima il senso di sazietà e quindi diminuisce il desiderio di introdurre grandi quantità di cibo. Ha un alto profilo di sicurezza e efficacia - assicurano gli esperti - come dimostrano gli studi pubblicati negli ultimi 20 anni. Per essere inserito non è necessario un intervento chirurgico, ma basta un`endoscopia. Inoltre, può essere rimosso e riposizionato a intervalli di tempo più o meno lunghi, per dare continuità al trattamento. Il tempo limite è di 6 mesi, dopo i quali è necessario rimuoverlo e, prima di un reinserimento, bisogna attendere un periodo di tempo variabile determinato dal medico. A questo percorso viene associato un programma di supporto di 12 mesi, anche con l`obiettivo di insegnare al paziente a modificare le proprie abitudini alimentari e il proprio stile di vita. "Il ricorso al posizionamento del palloncino intragastrico è un valido aiuto, ma rappresenta il 50% della soluzione - ricorda Biglia - Il restante 50% è nelle mani del paziente, che deve cambiare il modo di rapportarsi al cibo. È questa l`unica strada per fare prevenzione ed evitare che non ricada negli stessi errori, mantenendo i risultati a lungo termine. Il palloncino intragastrico, unito al coaching, può permettere di rompere questo circolo vizioso e prendersi davvero cura della propria salute. Il peso eccessivo non è, infatti, solo una questione estetica, è soprattutto una questione di salute". L`obesità si può misurare con l`indice di massa corporea (BMI), un rapporto tra peso e altezza. Si ritiene obesa una persona con BMI superiore a 30, mentre tre 25 e 30 è considerata sovrappeso. "Da un punto di vista medico - conclude Genco - intervenire precocemente, sia in termini di peso, sia in termini di età, rende la terapia più efficace e duratura. Intervenire prima di aver raggiunto uno stato di obesità pone meno rischi, e più si è giovani più è facile modificare stili di vita non corretti. Inoltre, dato che le patologie concomitanti insorgono col tempo, intervenire prima permette di ridurne l`incidenza e la gravità".



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08.09.2015
CNR, modello matematico spiega perché si ripresenta cancro prostata

Da: RICERCA

Un modello matematico rivela perché il cancro della prostata si ripresenta dopo le cure. L`elevato tasso di ricaduta che caratterizza questo tumore potrebbe essere attribuibile anche agli effetti delle terapie ormonali impiegate per contrastarlo, secondo uno studio condotto da un team dell`Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Icb-Cnr) di Napoli, in collaborazione con il Dipartimento di matematica dell`Università di Portsmouth, in Inghilterra. Il lavoro, recentemente pubblicato su `Cancer Research` e segnalato nei `Research Highlights` di `Nature Review Urology`, è arrivato a questa conclusione attraverso l`analisi, appunto, di un modello matematico elaborato per simulare il decorso della malattia. Se confermata dalla sperimentazione in vivo, la scoperta consentirebbe di rimodulare le terapie in modo da renderle più efficaci. "Nella pratica clinica la crescita del carcinoma prostatico - spiega Alessia Ligresti, dell`Icb-Cnr - si contrasta attraverso terapie mirate a sopprimere la produzione degli ormoni maschili (androgeni) responsabili sia dello sviluppo dell`apparato genitale sia della progressione della malattia. Tuttavia, questo tipo di tumore spesso sviluppa una resistenza a questi trattamenti ormonali, ovviamente associata a una ripresa della malattia". Il cancro, dunque, si beffa delle terapie. "Si riteneva già che un ruolo fondamentale fosse svolto dall`attività delle cellule neuroendocrine formatesi a partire da quelle tumorali. L`obiettivo della nostra ricerca, quindi, era quello di fare chiarezza sui meccanismi biologici alla base di questo fenomeno", afferma.



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08.09.2015
Per gli scienziati antenate cruciali nello sviluppo del modello coppia fissa

Da: RICERCA

Nonne ‘garanti` della fedeltà di coppia. Secondo un team americano sarebbero proprio loro le responsabili del fatto che il numero di uomini fertili supera quello delle donne in età procreativa. Elemento che spiegherebbe la tendenza maschile a formare una coppia fissa invece di accoppiarsi con altre partner, e che sarebbe legato a doppio filo con la longevità. "Sembra che le nonne siano state cruciali nello sviluppo delle coppie fisse negli esseri umani", riferisce sull`edizione online di `Pnas` l`antropologa Kristen Hawkes dell`università dello Utah. Nella ricerca, Hawkes e il suo gruppo evidenziano come la monogamia sia ciò che ci distingue dagli altri animali, anche molto vicini a noi. E l`ipotesi degli studiosi è che le coppie umane siano il risultato dell`evoluzione delle nostre nonne. La teoria contraddice la visione classica che lega la solidità di coppia all`istinto di procreazione, per cui l`uomo si occuperebbe della donna perché gli garantisce la discendenza. Secondo la cosiddetta `ipotesi della nonna, pubblicata da Hawkes insieme a due colleghi alla fine degli anni `90, ci sarebbe invece un terzo protagonista: la nonna appunto. Il motivo per il quale la donna avrebbe più figli non è perché l`uomo le porta il cibo, ma perché la nonna la aiuta con i figli già svezzati. E facendo questo, ne guadagnerebbe in longevità lei e tutta la sua progenie.



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07.09.2015
Piccoli italiani insonni, ma dormire bene aiuta rendimento e salute

Da: MEDICINA

Sta per suonare la campanella e prima ancora la sveglia per bambini e ragazzi che dalla prossima settimana tornano a scuola. "Il sonno è ancora una delle più rilevanti componenti per il loro sviluppo intellettuale. Tuttavia i giovani italiani dormono troppo poco e questo non è solo un fatto privato, ma un problema di salute pubblica che le famiglie e le istituzioni, comprese quelle scolastiche, non possono sottovalutare o, ancor peggio, ignorare". A lanciare l`allarme è il Professor Francesco Peverini, Direttore Scientifico della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno Onlus, alla vigilia dell`avvio del nuovo anno scolastico. "La percentuale di studenti che non acquisiscono un sonno sufficiente, 2 su 3 - ricorda l`esperto - è rimasta stabile dal 2007 e purtroppo non sembrano profilarsi miglioramenti spontanei all`orizzonte". Eppure, "il sonno è un importante fattore di successo in classe, elemento che non dovremmo disprezzare - sottolinea Peverini - come ha ribadito pure un documento programmatico sul sonno e sull`orario scolastico degli adolescenti americani, pubblicato dall``American Academy of Pediatrics`". Il fabbisogno medio di sonno di un bambino delle elementari "arriva anche a 10-11 ore - spiega - quello di un adolescente a 9-10 ore. Purtroppo l`esperienza quotidiana e numerosi studi scientifici testimoniano una drastica riduzione di questo fabbisogno nel mondo industrializzato ed una cronica contrazione delle ore di sonno, dovuta anche ai cambiamenti fisiologici associati alla pubertà, possibili scelte di vita delle famiglie, esigenze e decisioni accademiche". Non dormire a sufficienza ha le sue conseguenze: "paradossale iperattività, scarsa capacità di apprendimento e quindi deficit di attenzione nei più piccoli, mentre negli adolescenti si determina obesità, stanchezza, sonnolenza e talora depressione - elenca Peverini - ridotta capacità di consolidamento della memoria, fumo di tabacco, fino ad un aumentato rischio di assunzione o abuso di sostanze farmacologicamente attive". Pericoli quasi tutti ignorati. "Il più rilevante è il sovrappeso: dormire meno accentua la produzione di ormoni che stimolano l`appetito. Bambini privati di un sonno corretto e ristoratore mostrano un peso corporeo maggiore rispetto a coetanei con un sonno più regolare. È evidente quanto, nei più giovani, il sovrappeso sia recentemente aumentato di pari passo con la costante riduzione delle ore di sonno - evidenzia - e con esso, già negli adolescenti, elevata pressione arteriosa, insulino-resistenza, alterazioni del colesterolo e del quadro metabolico generale". Secondo l`esperto, "un`efficace contromisura per la perdita cronica di sonno da parte degli studenti più giovani, con molteplici potenziali benefici per quanto riguarda la salute fisica e mentale, la sicurezza e lo stesso rendimento scolastico potrebbe essere uno slittamento dell`avvio dell`orario scolastico, come diverse ricerche hanno ormai dimostrato". Un cambiamento piuttosto complicato in Italia, riconosce lo stesso Peverini, "perché incide sulle abitudini delle famiglie oltre che sulla stessa organizzazione del lavoro, della scuola e dei trasporti". Per "stimolare una maggiore attenzione a questi problemi e favorire livelli ottimali di sonno, ossia 8-10 ore a notte, a seconda dell`età dello studente", ecco allora cosa suggerisce l`esperto: pianificare gradualmente una buona durata di sonno notturno. Ossia cominciare l`anno scolastico dopo aver disciplinato il sonno dei ragazzi almeno una settimana prima dell`inizio della scuola. "Non potremmo ottenere nulla in una sola notte", sostiene. Restare coerenti con gli orari stabiliti anche durante il fine settimana, quando sia i genitori che i ragazzi sono tentati di far molto tardi la sera per poi illudersi di recuperare tutto il mattino successivo, cosa che non potrà avvenire il lunedì. Cercare l`aiuto della luce al mattino perché attraverso una più vantaggiosa produzione di melatonina facilita a resettare l`orologio interno (ritmo giorno-notte) segnalando alla corteccia cerebrale che è il momento di essere svegli, regolando anche meglio l`assunzione di cibo. Ricordare che è altrettanto importante svolgere attività fisica durante il giorno, per giungere stanchi la sera al momento di addormentarsi. "È un documentato meccanismo fisiologico che ci porta ad addormentarci più facilmente la sera", afferma Peverini. Non permettere che i bambini assumano bevande contenenti caffeina oltre un certo orario. La caffeina stimola il sistema nervoso centrale, rendendo sì un pò più attenti, ma quasi sicuramente insonni. La tecnologia non è un tabù, ma troppa luce da schermi retro-illuminati (tv, computer, tablet, telefonini) incrementa l`attività elettrica del cervello di un giovane, l`esatto opposto di quello che dovrebbe accadere prima di andare a dormire. La luce può inoltre confondere la naturale produzione di melatonina. Non ricorrere a rimedi farmacologici per aiutare i ragazzi a dormire. "È invece importante parlare con il medico quando gli sforzi per ottenere un buon sonno sembrano fallire", raccomanda.



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01.09.2015
Studio UE, in 7 anni malati di cuore né dimagriti né meno sedentari

Da: RICERCA

In Europa, negli ultimi 7 anni, chi soffre di cuore non sembra fare abbastanza per cambiare il proprio stile di vita e ridurre così il rischio di danni ancora più gravi, o addirittura di morte. È quanto emerge dai risultati delle ultime indagini Euroaspire, messi a confronto con quelli del 2006-2008, presentati per la prima volta oggi al congresso della European Società of Cardiology (Esc) di Londra da Kornelia Kotseva, Presidente del comitato direttivo Euroaspire e ricercatrice presso l`Imperial College della capitale inglese. Secondo le rilevazioni, su un totale di 3.827 pazienti con problemi di cuore in 5 Paesi che avevano preso parte anche alla prima parte del lavoro (Bulgaria, Croazia, Polonia, Romania e Regno Unito), non è avvenuto nessun cambiamento tra le due indagini nella prevalenza di sovrappeso e obesità (con percentuali alte, rispettivamente dell`82% e di circa il 43%), o nei livelli di attività fisica. Meno di un paziente su cinque ha riferito di effettuare attività fisica al di fuori del lavoro per almeno 20 minuti, tre volte alla settimana. Il controllo terapeutico della pressione arteriosa nei pazienti con problemi risulta leggermente migliorata, ma non in modo significativo (28% e 35%), con il 65% dei pazienti che rimane al di sopra dell`obiettivo raccomandato. La proporzione di pazienti in terapia ipolipidemizzante che ha raggiunto il target di colesterolo cattivo Ldl indicato dai medici è aumentata in modo rilevante, dal 29% al 37%. Ma guardando il bicchiere “mezzo vuoto”, indicano gli esperti, effettivamente il 63% dei pazienti ancora non ha raggiunto l`importante traguardo. Il controllo glicemico in pazienti con diabete è rimasto invariato (62% e 60%), con il 40% che non ha raggiunto l`obiettivo di sicurezza. Infine, la prevalenza di fumatori è rimasta la stessa (17%), ma la proporzione di persone che non hanno alcuna intenzione di smettere è aumentata (dal 23% al 24%). "Le tendenze negli stili di vita non si stanno muovendo nella giusta direzione", ha detto Kotseva. "La prevalenza di fumo e obesità non è cambiata nel corso dei due sondaggi, con più di quattro pazienti su cinque ad alto rischio di sviluppare malattie cardiovascolari che risultano ancora in sovrappeso o obesi. Il controllo terapeutico della pressione arteriosa e dei lipidi non è migliorata in modo significativo e la stragrande maggioranza dei pazienti non raggiunge gli obiettivi fissati. La nostra analisi mette in evidenza la necessità urgente di moderni programmi di cardiologia preventiva, che integrino stile di vita e interventi medici", ha avvertito l`esperta.



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31.08.2015
Cuore: cibi ricchi di proteine riducono rischio infarto e ictus

Da: RICERCA

Mangiare una piccola bistecca o una fetta di salmone al giorno può far bene al cuore come se si smettesse di fumare o come se si aumentasse l`attività fisica svolta. Uno studio della University of East Anglia ha infatti scoperto che le persone che mangiano molti alimenti ricchi di proteine hanno maggiori probabilità di beneficiare di una pressione sanguigna più bassa, di uno stato di salute delle arterie migliore, riducendo significativamente il rischio di infarto e ictus. Come hanno spiegato i ricercatori sul Journal of Nutrition, questo effetto dipende dagli aminoacidi, i "mattoni" delle proteine, che contribuiscono a rafforzare le cellule, i tessuti e i muscoli del nostro corpo. Lo studio si è basato sui dati di 2mila donne britanniche. I ricercatori hanno studiato gli alimenti consumati dalle donne, concentrandosi in particolare su sette diversi amminoacidi. Ebbene, coloro che hanno consumato la più alta quantità di aminoacidi avevano una pressione sanguigna più bassa e le arterie più in buona salute. Ogni fonte di aminoacidi è risultata legata a diversi vantaggi. Gli aminoacidi di verdure e legumi (come fagioli, lenticchie, broccolo e spinaci) sono associati a una pressione sanguigna più bassa. Mentre gli amminoacidi provenienti dai prodotti lattiero-caseari, come carne e pesce, sono legati a livelli più bassi di rigidità arteriosa. "Aumentare l`assunzione di cibi ricchi di proteine come carne, pesce, latticini, fagioli, lenticchie, broccoli e spinaci potrebbe essere un modo importante e facilmente realizzabile per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari", ha detto Amy Jennings, autrice dello studio



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27.08.2015
Modello malattia in 3D svela segreti su come si diffondono

Da: ONCOLOGIA

Modelli in 3D elaborati al computer per rivelare come piccoli movimenti di cellule siano in grado di trasformare rapidamente la composizione di un intero tumore. A elaborarli gli esperti dell`Università di Edimburgo, della Harvard University e della Johns Hopkins University, per uno studio pubblicato sulla rivista “Nature”. I modelli computerizzati servono a rafforzare gli studi di laboratorio svolti per capire come si evolvono e si diffondono i tumori, e perché i pazienti sono in grado o meno di rispondere alla terapia, o si verificano ricadute. I ricercatori hanno utilizzato algoritmi matematici per creare simulazioni tridimensionali di sviluppo tumorale. Hanno studiato come il cancro inizia con una “cellula canaglia” che si moltiplica fino a diventare una massa maligna, che contiene molti miliardi di cellule. I modelli prendono anche in considerazione le variazioni genetiche che rendono alcune cellule più adatte all`ambiente di un tumore rispetto ad altre. Gli esperti hanno dunque scoperto che il movimento e il `turnover` delle cellule in un tumore permettono di far fiorire quelle che si adattano meglio all`ambiente canceroso. Una qualsiasi di queste può inserirsi in un tumore esistente, sostituendo rapidamente la massa originaria con nuove cellule. Questo aiuta a spiegare perché i tumori sono composti principalmente di un solo tipo di cellula, mentre il tessuto sano tende a essere costituito da una miscela di diverse cellule. Tuttavia, questo meccanismo non fa sì che le cellule si mescolino tutte all`interno del tumore. E questo può portare al fatto che parti del carcinoma diventino immuni ad alcuni farmaci, permettendo loro di resistere al trattamento chemioterapico. Secondo gli autori, dunque, terapie che colpiscano i piccoli movimenti delle cellule cancerose potrebbero contribuire a rallentare la progressione della malattia. Bartlomiej Waclaw dell`Università di Edimburgo, autore principale dello studio, spiega: "Il `computer modeling` ci permette di acquisire una conoscenza diretta di come questa complessa malattia si sviluppa nel tempo, il tutto in tre dimensioni".



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26.08.2015
Mangiare a colori il segreto della dieta mediterranea

Da: MEDICINA

Mangiare a colori per contrastare malattie e danni dell`invecchiamento. Il segreto che fa della dieta mediterranea un caposaldo della prevenzione, riconosciuto dalla scienza a livello internazionale, si nasconde nei pigmenti che dipingono gli ingredienti tipici dello stile alimentare all`italiana: in particolare negli antociani, i responsabili della gamma cromatica che dal rosso al blu accende frutta e verdura. Lo ricordano Lucia Guidi e Marco Landi del Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell`Università degli Studi di Pisa, autori di un contributo dal volume `Handbook of Anthocyanins: Food Sources, Chemical Application and Health Benefits` (Nova Science Publisher). Gli studiosi dell`ateneo toscano riportano nel libro il contenuto di antociani nei principali alimenti, stilando una sorta di classifica dei cibi miniera di antociani. La lista vede in testa l`uva nera (800-900 mg di antociani ogni 100 grammi), seguita da ciliegia (350-400 mg per etto), ribes (80-420 mg) e olive (55-430 mg), fino ad arrivare al vino rosso (24-35 mg). Grazie alle loro proprietà antiossidanti, gli antociani possono contribuire alla prevenzione di malattie cronico-degenerative associate alla produzione di radicali liberi. Il loro nome deriva dal greco (anthos, fiore e kyanos, blu); sono tra i pigmenti più diffusi nel regno vegetale e molti alimenti tipici della dieta mediterranea ne sono ricchi: "Mirtilli, melanzane, pesche, arance, fichi, ciliegie e olive solo per annoverarne alcuni", elenca Guidi. "È stato calcolato - aggiunge l`esperta - che l`apporto pro-capite di antociani attraverso la dieta può variare nei Paesi europei tra i 19,8 e 64,9 mg al giorno, e che certamente gli italiani sono tra i maggiori consumatori di queste molecole proprio in virtù della dieta mediterranea e dell`assunzione quotidiana di frutti come more, fragole o prugne, di ortaggi come melanzane e radicchio, senza dimenticare il vino".



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26.08.2015
Melanoma, nuove linee guida dal Nice inglese

Da: ONCOLOGIA

Garantire gli stessi standard di cura a tutte le persone colpite dal melanoma, migliorandone la sopravvivenza. Con questo obiettivo, in Gb, il National Institute for Health and Care Excellence (Nice) ha pubblicato delle linee guida aggiornate sul trattamento del più aggressivo dei tumori cutanei. Le indicazioni dell`Istituto inglese coprono l`intero percorso di cura e contengono raccomandazioni sulla gestione dei bassi livelli di vitamina D e sull`uso della biopsia del linfonodo sentinella per determinare lo stadio della neoplasia. Il melanoma - ricorda l`Agenzia italiana del farmaco (Aifa) in una nota, segnalando la pubblicazione delle nuove linee guida - è il tumore cutaneo più mortale ed è legato all`esposizione ai raggi ultravioletti emessi dal sole o dai lettini abbronzanti. Si stima che circa 9 casi di melanoma maligno su 10 (oltre l`86%) possano essere causati proprio dalle radiazioni Uv. Negli ultimi 30 anni i tassi di melanoma maligno sono aumentati più rapidamente di quelli dei 10 tumori più comuni. Poiché il melanoma è legato a doppio filo alle radiazioni ultraviolette, e nel 10% circa dei pazienti la malattia si ripresenta, spesso i medici al momento della diagnosi chiedono di ridurre l`esposizione ai raggi Uv. Tuttavia nel Regno Unito, dove per questioni climatiche le persone hanno una limitata esposizione alla luce solare, evitare il sole può ostacolare l`assorbimento di vitamina D, importante per mantenere ossa e denti sani. La carenza di questa sostanza, inoltre, può portare a deformità quali il rachitismo nei bambini e l`osteomalacia negli adulti, provocando dolore e fragilità ossea. Le linee guida raccomandano quindi la misurazione dei livelli di vitamina D a tutti i pazienti affetti da melanoma al momento della diagnosi specialistica. In questo modo i medici possono identificare sia chi presenta bassi livelli di vitamina D e potrebbe beneficiare di supplementi vitaminici, sia i pazienti con alti livelli di vitamina D, nei quali gli stessi supplementi potrebbero essere dannosi. E ancora. Le linee guida del Nice raccomandano ai camici bianchi di utilizzare la biopsia del linfonodo sentinella per definire lo stadio del tumore, piuttosto che per stabilire il trattamento dei pazienti in determinate condizioni. Ai malati, inoltre, dovrebbero essere fornite informazioni dettagliate sui possibili vantaggi di questa procedura: i medici, in particolare, dovrebbero spiegare che non ci sono evidenti benefici in termini di sopravvivenza, ma che l`esame può essere utile per prevedere l`andamento futuro della malattia. Chi viene sottoposto a biopsia del linfonodo sentinella, poi, potrebbe essere inserito in studi clinici su nuove potenziali terapie. "In questo periodo dell`anno - afferma Mark Baker, direttore del Centro di pratica clinica del Nice - noi tutti vogliamo uscire e goderci il sole e ci sono molti modi per farlo in maniera sicura: utilizzare uno schermo solare con un alto Spf, restare all`ombra tra le 11 e le 15, evitare le scottature, coprirsi con cappello, t-shirt e occhiali da sole. Ma la sovraesposizione ai raggi ultravioletti può avere ripercussioni molto gravi". "Il melanoma provoca più morti di tutti gli altri tumori della pelle - avverte l`esperto - e la sua incidenza è in aumento a un ritmo preoccupante, più veloce di qualsiasi altro cancro. Se preso in tempo, il melanoma può essere rimosso chirurgicamente, ma se diagnosticato in stadi avanzati può diffondersi e diventare difficile da trattare. Tuttavia ci sono varie opzioni disponibili per rallentarne il progresso e migliorare la qualità della vita dei pazienti". "Queste nuove linee guida affrontano aree di incertezza e disomogeneità di trattamento nella pratica clinica - conclude Baker - e saranno per i medici un valido supporto per fornire le migliori cure alle persone con diagnosi, anche sospetta, di melanoma, ovunque vivano".



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25.08.2015
SID, `test delle mamme` predice rischio diabete a 5 anni

Da: RICERCA

Misurare la probabilità di ammalarsi di diabete nei 5 anni successivi utilizzando un esame low-cost, già eseguito di routine sulle future mamme: il test da carico orale di glucosio. È lo scenario aperto da uno studio italiano condotto da Giorgio Sesti, presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (SID), insieme ai ricercatori delle università Magna Graecia di Catanzaro e Roma Tor Vergata, e pubblicato sul `Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism` (Jcem), organo ufficiale della Società di endocrinologia americana. Il lavoro dimostra che è possibile prevedere la comparsa del diabete anche in persone finora ritenute non a rischio di `malattia del sangue dolce`, ma che invece hanno una probabilità quadruplicata di svilupparla. Secondo le ultime stime dell`International Diabetes Federation - riporta la SID - sono 387 milioni le persone diabetiche nel mondo. Solo in Italia i pazienti diagnosticati sono circa 3 mln, e un altro milione e mezzo di connazionali sono malati senza saperlo. Al livello internazionale si calcola che una persona su 2 soffra di diabete a sua insaputa. Ma il diabete di tipo 2, soprattutto non diagnosticato o trattato tardivamente, porta a conseguenze molto pesanti: dalla perdita della vista all`amputazione degli arti inferiori, dall`ictus all`infarto, all`insufficienza renale che costringe alla dialisi. Attraverso questo mix di complicanze il diabete può causare morte precoce, al ritmo di una persona ogni 7 secondi, fino a un totale di 4,9 milioni di decessi nel mondo (dato 2014). Da qui l`importanza di scoprire in tempo la malattia per poterla affrontare e trattare immediatamente, modificando lo stile di vita, correggendo i fattori di rischio e assumendo se necessario farmaci ad hoc. Il nuovo studio ha individuato con un semplice test di uso comune una nuova categoria di persone con pre-diabete, i cosiddetti `NGT-con alta glicemia a un`ora, che presentano un rischio aumentato del 400% di ammalarsi di diabete entro 5 anni. Un esercito finora `invisibile` alle strategie di prevenzione, che merita invece una stretta sorveglianza. Il team guidato da Sesti ha seguito per oltre 5 anni un gruppo di partecipanti allo studio `Catameri`, osservando che "le persone con normale tolleranza glucidica, ma con valori di glicemia maggiori di 155 mg/dl un`ora dopo l`assunzione di una bevanda contenente 75 grammi di glucosio (test da carico orale di glucosio, Ogtt) - spiega l`esperto - hanno un rischio maggiore di sviluppare il diabete mellito di tipo 2 rispetto a quelli con alterata glicemia a digiuno (IFG- ImpairedFastingGlucose), una condizione considerata a rischio secondo le linee guida internazionali e caratterizzata da un valore di glicemia a digiuno compreso tra 100 e 125 mg/ml". In particolare, gli `NGT-alti a un`ora` "presentano 2 aspetti patogenetici tipici del diabete 2: riduzione della sensibilità insulinica e ridotta funzione secretoria da parte delle beta cellule pancreatiche". Il rischio diabete in queste persone quadruplica, contro il +90% dei soggetti con alterata glicemia a digiuno. "L`importanza del nostro studio - sottolinea il presidente eletto della SID - è di aver fatto emergere una condizione di rischio per diabete di tipo 2, in un gruppo di persone considerate a basso rischio secondo le attuali linee guida". "L`utilizzo a scopo diagnostico dei valori della glicemia a un`ora dall`assunzione di un carico orale standard di glucosio – ricorda Sesti - è già consolidato per la diagnosi del diabete gestazionale, quello che compare durante una gravidanza e rappresenta una condizione di rischio sia per la gestante che per il feto. “Il nuovo studio, prosegue l`esperto, "fa seguito a una serie di altre nostre ricerche che hanno dimostrato come questa condizione di elevata glicemia, un`ora dopo carico standard di glucosio, sia associata a un peggiore profilo di rischio cardiovascolare". "L`aspetto nella pratica clinica più rilevante - precisa Sesti - è che la misurazione della glicemia un`ora dopo carico orale di glucosio, in aggiunta alle 2 misurazioni che abitualmente si eseguono (glicemia a digiuno e quella a 2 ore), consente di identificare persone a rischio di diabete tipo 2 che sarebbero altrimenti ignorate nel tempo e private di indicazioni utili a modificare lo stile di vita e a prevenire lo sviluppo della malattia. Il tutto con un test ambulatoriale, comunemente eseguito e dai costi assai limitati". Primo autore del lavoro è Teresa Vanessa Fiorentino, che ha svolto parte della sua attività di ricerca grazie a una borsa di studio per l`estero finanziata dalla SID. In conclusione, "i risultati di questo studio hanno permesso di individuare una nuova categoria di soggetti ad elevato rischio di diabete negli anni immediatamente a venire, sulla quale concentrare dunque tutti gli sforzi di prevenzione -raccomanda la società scientifica - per ritardare la comparsa di questa condizione o per trattarla adeguatamente sul nascere". 



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24.08.2015
Scoperta a Palermo molecola `telecomando` che accende Dna

Da: RICERCA

Scoperta a Palermo la molecola telecomando che `accende’ il Dna. Il team di ricercatori dell`Istituto Telethon Dulbecco all`Università degli Studi di Palermo, guidato dal cervello rientrato dagli Usa Davide Corona, ha scoperto e osservato per la prima volta al mondo la molecola che, attivando i geni del Dna, permette alle cellule di riprodursi mantenendo intatte le loro caratteristiche. Lo studio, finanziato da Telethon, è stato pubblicato su `Plos Genetics`. Il gruppo diretto da Corona, tornato in Italia grazie a un finanziamento Telethon dopo le esperienze in Germania e Stati Uniti, e composto da Maria Cristina Onorati e Walter Arancio, ha scoperto che una specifica molecola genetica, l`Rna non codificante, è il `telecomando’ che programma le cellule per diventare un tipo particolare di tessuto e svolgere le loro specifiche funzioni. Ogni cellula del nostro corpo conserva nel suo nucleo tutto il Dna e quindi, quando si duplica, potrebbe generare qualsiasi tipo di tessuto: una cellula del cuore, ad esempio, potrebbe produrne una del fegato. Ciò, tuttavia, non accade mai negli organismi sani e tutte le cellule continuano correttamente a svolgere le funzioni della cellula da cui derivano. Gli scienziati di tutto il mondo da tempo osservano questo fenomeno, ma il merito del team di ricercatori di Palermo è aver capito e dimostrato che ciò avviene grazie a questa particolare molecola che, prodotta dal Dna della cellula madre, comunica al Dna della cellula figlia di `accendere’ specifici geni e non altri, sviluppandosi così con specifiche caratteristiche e funzioni, ovvero quelle corrette per la salute dell`organismo. "Proprio il cattivo funzionamento del meccanismo biologico che abbiamo osservato - spiega Corona, biologo dell`Istituto Telethon Dulbecco e dello Stebicef all`Università di Palermo - è alla base di diverse malattie genetiche rare e di alcune forme di cancro. Per questo uno degli sviluppi più interessanti di questa scoperta, anche se si tratta di una prospettiva a lungo termine, è la possibilità di intervenire nell`attività di una cellula che non funziona a dovere: non solo imporre a una cellula di un tessuto di produrne una di un altro, ma per esempio imporre a una cellula tumorale di generarne una sana". Questo lavoro giunge a conclusione di un percorso che ha ricevuto da Telethon un finanziamento complessivo di 1,3 milioni in 10 anni. I ricercatori hanno lavorato sulle cellule del moscerino della frutta (Drosophila melanogaster), molto utilizzato negli studi genetici vista la grande somiglianza tra il suo patrimonio genetico e quello degli umani. Il team di Corona per la prima volta al mondo è riuscito a spiegare uno dei processi biologici più osservati e misteriosi, la fedele lettura e trasmissione delle informazioni presenti nel Dna da una cellula madre alle cellule figlie. È come se il Dna fosse un grande manuale di istruzioni che la cellula madre passa interamente alle sue figlie, spiegano i ricercatori. Tuttavia, di questo grande manuale le cellule usano poche pagine, solo quelle necessarie allo sviluppo dei tessuti di cui fanno parte. È per questo che in un organismo sano una cellula del fegato continua a generare cellule di fegato pur avendo in sé le informazioni per diventare qualsiasi altra cellula. Ma come fanno le cellule a sapere quali sono le pagine del Dna da consultare e quali quelle da ignorare? Come osservato dai ricercatori di Palermo, ciò accade grazie agli Rna non codificanti, che la cellula madre trasmette alle figlie e che funzionano come post-it collocati solo sulle pagine che la cellula deve considerare. Queste molecole, in pratica, consentono di attivare solo i geni utili all`attività di una determinata cellula. Lo studio è riuscito a svelare e spiegare per la prima volta che un particolare tipo di Rna non codificante è proprio quello che permette alla cellula di leggere correttamente il Dna e di continuare a riprodursi sempre identiche a loro stesse. Il successo di questa ricerca è stato possibile anche grazie al ritorno in Italia di cervelli dall`estero. Corona infatti, dopo un`esperienza di ricerca all`estero, prima in Germania nel Laboratorio europeo di biologia molecolare di Heidelberg, poi negli Usa all`Università della California, è rientrato in patria nel 2004 grazie all`Istituto Telethon Dulbecco. Lo studioso ha scelto di svolgere la sua attività all`Università di Palermo, dove è professore di genetica al Dipartimento Scienze e Tecnologie Biologiche Chimiche e Farmaceutiche.



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31.07.2015
Strategia anti-diabete, fare sempre colazione

Da: MEDICINA

Saltare il pasto principale della giornata, la colazione, arrivando digiuni fino all`ora di pranzo. Fino a oggi si sapeva molto poco su quanto e come questa abitudine potesse influire sulla salute delle persone con diabete. Ci hanno pensato i ricercatori dell`Università di Tel Aviv, che hanno pubblicato uno studio su `Diabetes Care. Ebbene, il digiuno fino a mezzogiorno dà luogo a importanti picchi di zucchero nel sangue (iperglicemia postprandiale) e danneggia la risposta insulinica per tutto il resto della giornata, dicono gli esperti. "Negli individui con diabete di tipo 2 - specificano gli autori dello studio clinico su 22 diabetici con 56,9 anni di età in media - saltare la colazione è associato a un aumento significativo nell`intera giornata di picchi glicemici e di HbA1c, valore che rappresenta il livello di glucosio nel sangue nei tre mesi precedenti. Questo significa che ridurre la quantità di amido e zuccheri a pranzo e a cena non avrà alcun effetto sul calo dei livelli di glucosio se gli individui diabetici saltano la prima colazione", assicurano. Intanto, una nuova ricerca dell`Università di Uppsala mostra progressi questa volta contro il diabete di tipo 1. Lo studio, pubblicato sulla rivista open access `Scientific Reports`, rivela che la somministrazione di interleuchina-35 (una proteina prodotta dalle cellule del sistema immunitario) a topi con diabete di tipo 1, è in grado addirittura di curare la malattia.



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31.07.2015
Imaging 3D esplora cervello con risoluzione mai raggiunta prima

Da: RICERCA

Un nuovo strumento di imaging in 3D potrà esplorare il cervello e ricostruirlo al computer in maniera dettagliatissima, arrivando a riprodurre immagini su scala nanoscopica. Un traguardo fino ad oggi impensabile e molto simile a quello che ha significato per la conoscenza dello spazio l`avvento del telescopio. La prima dimostrazione di questa nuova tecnologia è avvenuta sul cervello di un topo e lo studio, firmato dall`Università di Harvard, è stato pubblicato su `Cell`. Per riprodurre una zona dell`organo è stato usato il software Vast in grado di assegnare diversi colori, nella riproduzione in 3D sul computer, ai neuroni o ai vasi sanguini. In questo modo i ricercatori hanno ricostruito, nelle tre dimensioni, le membrane e la parte centrale di un dendrite del tessuto nervoso della cavia. Secondo gli autori, "lo strumento ha un grande potenziale per rispondere a molte domande che la medicina di pone, ad esempio - osserva - su come si presenta un disturbo neurologico o cosa rende il cervello diverso in ogni individuo".



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28.07.2015
Epatite: Ecdc, in Europa 10 mln infetti ma molti non lo sanno oggi giornata mondiale, "favorire accesso a diagnosi e cure"

Da: MEDICINA

In Europa dieci milioni di persone hanno un`infezione cronica da epatite B o C, ma la maggior parte non lo sa. Lo ricorda l`European Center for Diseases Control and Prevention (Ecdc) alla vigilia del World Hepatitis Day che si celebra nel mondo. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall`istituto, nel continente sono stati riportati nel 2013 circa 20mila casi di epatite B, la cui incidenza è dimezzata tra il 2006 e il 2013, e 32mila di epatite C, che invece è in aumento, mentre l`epatite A ha colpito duramente nel 2014 e nel 2015 con tre grandi focolai il più grande dei quali con più di 1500 casi. Il peso dell`epatite, afferma però Andrea Ammon, direttore dell`Ecdc, è in realtà molto più alto. "In Europa si stima che 10 milioni di persone siano infette da epatite B e C cronica - sottolinea - ma la maggior parte di questi individui non sa di avere l`infezione. Un test del sangue rapido può stabilire se si ha il virus o no. Soprattutto chi è più a rischio dovrebbe avere un accesso facile al test, ad esempio gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini o chi fa uso di droghe iniettabili". Dopo la diagnosi, ricorda Ammon, ora sono disponibili diversi trattamenti, anche se la prevenzione rimane l`arma principale. "La vaccinazione è la misura individuale più efficace per proteggersi dalle epatiti A e B - sottolinea l`esperto -. E l`epatite C può essere curata, soprattutto se trovata e trattata precocemente".



 
28.07.2015
Tumori, causa non è solo nel dna, studio svela ruolo squilibri proteine

Da: RICERCA

Un nuovo studio scopre il meccanismo non genetico che causa il cancro: alla base gli squilibri di proteine all`interno delle cellule. È quanto stabilisce il lavoro dell`Università di Leeds e dell`Università del Texas pubblicato sulla rivista `Oncogene’. La scoperta è un passo in avanti importante perché fino ad oggi le alterazioni genetiche erano viste come la causa principale di quasi tutti i tumori. Secondo i ricercatori l`azione di questo meccanismo di squilibrio delle proteine potrà essere un potente strumento di prognosi: indicando se i pazienti sono in grado di rispondere alla chemioterapia e se un tumore è più probabile che si diffonda ad altri siti. Inoltre, i risultati della ricerca aprono anche alla possibilità di nuove terapie in grado di prevenire pericolosi corto circuiti nelle cellule. "C`è stato un enorme investimento - afferma John Ladbury, autore della ricerca - nel sequenziamento del genoma umano con l`idea che, se avessimo ottenuto tutte le informazioni genetiche rilevanti, avremmo potuto prevedere una predisposizione al cancro. E, in ultima analisi, utilizzare la medicina personalizzata per sviluppare un approccio terapeutico. Il nostro studio - precisa lo scienziato - dimostra che lo screening genetico da solo non basta". I ricercatori hanno preso in esame il percorso di segnalazione all`interno delle cellule (denominato Akt) che guida la formazione del cancro ovarico e la sua diffusione nell`organismo.



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23.07.2015
Olio extravergine d`oliva `farmaco’ anti-diabete

Da: MEDICINA

L`olio l`extravergine d`oliva farmaco naturale contro il diabete. A stabilirlo è uno studio dell`Università Sapienza di Roma, pubblicato su `Nutrition & Diabetes`, che ha messo in evidenza gli effetti di un particolare olio extra vergine d`oliva (proveniente dalla zona collinare della provincia di Viterbo) nella prevenzione e nella cura della patologia. Dalla ricerca emerge infatti che l`extra vergine di oliva (una dose di 10 grammi al giorno) si comporta come un antidiabetico orale con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale che riducono il livello della glicemia nel sangue). L`assunzione di olio extra vergine di oliva si associa, infatti, a un aumento nel sangue delle incretine. La ricerca è stata presentata questa mattina, alla presenza del rettore Eugenio Gaudio, nella sala multimediale del rettorato di Ateneo, da Francesco Violi, coordinatore dello studio. "I risultati di questo lavoro hanno dimostrato che l`olio extra vergine di oliva riduce la glicemia ed aumenta l`insulinemia nei pazienti sani - sottolineano gli autori - aprendo interessanti prospettive sul suo uso nei pazienti con diabete, in cui la glicemia post-prandiale può essere molto elevata e potenzialmente dannosa per il sistema cardio-circolatorio. Negli studi finora pubblicati non era stato mai individuato il meccanismo attraverso cui l`olio interferisce con il metabolismo del glucosio". Nella ricerca condotta al Policlinico Umberto I-Sapienza Università di Roma è stato analizzato il profilo glucidico e lipidico di 25 soggetti sani randomizzati, sperimentando, con una metodologia `cross-over`, la somministrazione di una dose di 10 grammi di olio d`oliva in un pasto con tipico cibo mediterraneo.



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21.07.2015
Federfarma, al via consegna a domicilio per persone fragili

Da: SANITÀ

Da oggi chi è solo e non può recarsi in farmacia per una patologia grave o cronica può usufruire del servizio gratuito di consegna a domicilio di farmaci, fornito a livello nazionale dalle farmacie italiane aderenti a Federfarma e patrocinato dal ministero della Salute. Ad annunciarlo la stessa Federazione dei titolari di farmacia in un nota. Apprezzamento per il nuovo servizio è stato espresso dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha sottolineato il valore sociale dell`iniziativa: "La consegna a domicilio di farmaci, attivata dalle farmacie in favore di persone particolarmente fragili - afferma Lorenzin - rientra in un quadro di grande attenzione alle esigenze di salute espresse da una popolazione che invecchia e in cui aumenta il livello di cronicità". "D`altronde - aggiunge - la Farmacia dei Servizi è uno dei capisaldi del Patto per la Salute. Le farmacie costituiscono un patrimonio prezioso del servizio sanitario perché garantiscono con professionalità e capillarità l`accesso al farmaco in tutto il Paese, fin nelle zone meno popolate. E questa iniziativa ne è una dimostrazione". I soggetti non in grado di camminare, per una patologia cronica o grave, che non abbiano a disposizione persone che possano recarsi in farmacia, possono chiamare il numero verde 800 18 95 21 (attivo i giorni feriali, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18) e fornire all`operatore le generalità e l`indirizzo al quale recapitare il farmaco. Il servizio, pubblicizzato dal 20 al 26 luglio sulle reti Rai, tramite uno spot televisivo promosso dal Segretariato sociale della Rai, è gratuito. L`operatore del call center mette in contatto telefonicamente il cittadino con la farmacia più vicina, individuata tramite un programma di geolocalizzazione. L`interessato comunica direttamente al farmacista il farmaco di cui ha bisogno e prende accordi per il ritiro della ricetta, se necessaria, e la consegna del farmaco. Il servizio non garantisce consegne urgenti e nel rispetto della normativa sulla privacy, la farmacia dovrà consegnare i medicinali contenuti in un involucro che non consenta di identificare il farmaco dispensato.



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20.07.2015
Cardiologo, con canicola massimo rischio colpi di calore e disidratazione

Da: MEDICINA

Si alzano le temperature e scatta l`allerta per le persone più fragili, non solo i bambini e gli anziani, e soprattutto per chi vive solo nelle grandi città. "Sono giorni di massima allerta per gli `over 65`, con particolare attenzione per chi ha problemi di cuore", avverte Francesco Romeo, direttore della Uoc di Cardiologia del Policlinico Tor Vergata di Roma, che illustra all`Adnkronos Salute i maggiori pericoli per la salute. "La perdita di liquidi e di elettroliti è il rischio peggiore nelle giornate con picchi di temperatura, una condizione che rende soprattutto le persone anziane a rischio di insufficienza renale acuta - aggiunge Romeo - Per questo devono bere molto, mangiare frutta e verdura ed evitare l`esposizione al sole nelle ore più calde". "Il colpo di calore è, invece, un evento acuto, che può avere delle conseguenze gravi se la vittima è un anziano cardiopatico, ma anche i giovani in buone condizioni di salute possono incorrervi - ricorda Romeo - Ed è spesso legato a un errore di esposizione al sole con un intenso stress termico, che può anche causare svenimenti".



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20.07.2015
Resveratrolo e quercetina chiavi per migliorare cure

Da: ONCOLOGIA

Resveratrolo e quercetina, due polifenoli che sono stati ampiamente studiati per le loro proprietà salutari, potrebbero presto diventare la base di un nuovo importante passo avanti nel trattamento del cancro, migliorando in particolare l`efficacia e la tollerabilità di un farmaco chemioterapico già esistente. Lo dimostrano i risultati di una ricerca pubblicati sul `Journal of Controlled Release da scienziati del College of Pharmacy della Oregon State University e della Facoltà di Farmacia della Pacific University. La quercetina è un potente antiossidante e raggiunge alcuni dei suoi più alti livelli naturali in capperi, frutti di bosco, ortaggi e verdure a foglia verde. Il resveratrolo, un altro antiossidante presente nel vino rosso e in alcuni alimenti (uva, tè verde, alcuni frutti, bacche e cioccolato fondente), ha già ricevuto molta attenzione come possibile spiegazione del `paradosso francese: una bassa incidenza di malattie cardiovascolari nonostante una dieta spesso ricca di grassi, ma anche di vino rosso. Grazie ai loro nuovi esperimenti di laboratorio, gli scienziati hanno sviluppato un sistema per aumentare la biodisponibilità di questi composti nel corpo utilizzando `copolimeri che li rendono solubile in acqua e ne consentono l`ingresso nel flusso sanguigno, creando livelli molto superiori rispetto a quelli che potrebbero mai essere ottenuti con la dieta o l`assunzione orale. In più, gli studiosi assicurano che il resveratrolo e la quercetina possono ridurre la tossicità cardiaca di un farmaco antitumorale molto diffuso, l`adriamicina. La co-somministrazione di questi polifenoli potrebbe permetterne un uso più ampio dell`attuale, limitato proprio per gli effetti negativi sul cuore.



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17.07.2015
Troppi grassi saturi alterano l`umore e favoriscono le dipendenze

Da: MEDICINA

Evitare i cibi `pesanti’ non è solo una questione di linea. I grassi saturi a tavola modificano il fisico, ma anche l`umore e influiscono profondamente sul cervello, alterando le funzioni della dopamina, neurotrasmettitore che ha un ruolo importante nella comunicazione tra neuroni. L`indicazione arriva da uno studio dell`università di Montreal realizzato sui topi e pubblicato sulla rivista `Neuropsychopharmacology`. I ricercatori hanno lavorato su tre gruppi di topi che sono stati alimentati in maniera differente: il primo con una dieta povera di grassi, con uguali quantità di acidi grassi mono-insaturi e saturi; il secondo con un regime ricco in grassi alimentari mono-insaturi di cui il 50% proveniente da olio d`oliva; infine il terzo con una dieta ricca di grassi saturi di cui il 50% proveniente da olio di palma. Nei topi di quest`ultimo gruppo le funzioni della dopamina risultavano considerevolmente attenuate. Secondo i ricercatori canadesi, dunque, un`alimentazione grassa, al di là dell`aumento di peso e dei rischi cardiovascolari, provoca deficit nel funzionamento dei circuiti cerebrali che governano l`umore, le dipendenze e la sovralimentazione. "I grassi in sé - spiega Stéphanie Fulton, docente del dipartimento di Nutrizione dell`università canadese e autrice dello studio - non costituiscono un rischio, ma dovrebbero rappresentare una percentuale molto ridotta della nostra dieta".



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17.07.2015
Memoria addio per `effetto google’, 90% ha amnesie digitali

Da: MEDICINA

È finita l`era dei cervelli dalla memoria prodigiosa, stile Pico della Mirandola. Complice la tecnologia `user friendly`, ormai tendiamo a dimenticare numeri di telefono, indirizzi e perfino compleanni, certi di poter contare su un aiutino digitale. È l`effetto Google, che moltiplica le informazioni e ci spinge ad archiviarle su un `disco di memoria temporanea’, che si resetta in poco tempo. Così si finisce per avere, quando va bene, solo un vago ricordo di cose che un tempo si conoscevano a menadito. A interrogarsi sull`effetto Google e sulla tecnologia che rende stupidi è un`analisi sull`Independent, forte dei dati di alcuni studi in materia. Stando alla ricerca del Kaspersky Lab, il 90% degli utenti di device tecnologici soffre di amnesia digitale: oltre il 70% non conosce a memoria il numero di telefono dei figli e il 49% quello del partner. Tanto c`è la rubrica sul telefonino (e sulla chat), e basta un click per trovare ciò che serve. Solo chi è cresciuto nell`era archeologica del telefono a cornetta ricorda ancora i numeri di casa degli amici dell`epoca: secondo i ricercatori, ormai siamo certi che le risposte che ci servono arriveranno in un click, e tutto sommato siamo felici di trattare il web come una sorta di memoria esterna. La buona notizia, stando almeno a Maria Wimber dell`University of Birmingham, è che Internet ha semplicemente cambiato il nostro modo di gestire e conservare le informazioni. Insomma, l`effetto Google non ci rende più stupidi, ma "più bravi a ricordare dove cercare alcune informazioni". E "non memorizziamo più i dati come facevamo un tempo, perché sappiamo che Internet sa tutto". Una conclusione simile a quella di Betsy Sparrow della Columbia University: "La nostra mente ricorre a internet in modo molto simile a quello con cui ricorriamo alla memoria di un amico, un familiare o un collega".



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15.07.2015
Un gesto vale più di mille parole, svelati meccanismi comprensione

Da: MEDICINA

Il dito che oscilla per dire `no’, il braccio che indica la direzione di un luogo, due dita ravvicinate nella zona delle labbra per mimare `sta fumando’ oppure, pollice e indice congiunti, la mano che scrive nell`aria `il conto per piacere’. Sono solo alcune tipologie di gesti analizzate dall`Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Segrate (Ibfm-Cnr) e dal Cognitive Electrophysiology lab dell`Università di Milano-Bicocca, che hanno studiato i meccanismi neurali alla base della comprensione della gestualità spontanea negli udenti. Un gesto vale più di mille parole, soprattutto per noi italiani, che amiamo esprimerci in modo `figurato’. I ricercatori sono partiti da una batteria di 187 gesti utilizzati spontaneamente per accompagnare o sostituire la comunicazione uditivo-verbale nella lingua italiana. Lo studio è pubblicato online sulla rivista `Brain and Language’ ed è in prossima uscita nella versione cartacea. "Per ciascun gesto - spiega Alberto Zani, ricercatore dell`Ibfm-Cnr - sono state scattate foto frontali, con varianti regionali-dialettali e soggettive, coinvolgenti mimica facciale e movimenti o posture caratteristiche, compiuti da sei individui, tre maschi e tre femmine, tra i 24 e i 27 anni d`età, per un totale di 1.222 gesti. Gli stimoli sono stati validati da 18 coetanei, anch`essi studenti universitari". Di questi gesti, "800 sono stati selezionati e abbinati a una descrizione verbale, per la metà incongruente, per testare i meccanismi di comprensione semantica da parte degli studenti: di 14 sono stati registrati i potenziali bioelettrici cerebrali (ERPs)", prosegue.



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15.07.2015
Msf, bene obiettivo cure ma non abbassare la guardia

Da: RICERCA

"Il traguardo di 15 milioni di persone in trattamento contro l`Hiv nei paesi in via di sviluppo è un importante risultato globale, ma non possiamo dimenticare che più della metà delle persone affette oggi da Hiv ancora non ha accesso alle cure. Non possiamo quindi permetterci di perdere lo slancio proprio ora che c`è bisogno di raddoppiare il ritmo di crescita dei trattamenti, perché ogni giorno sempre più persone hanno bisogno di accedere al trattamento rispetto al giorno prima". È il commento di Sharonann Lynch, esperta di Hiv/Tb della Campagna per l`accesso ai farmaci essenziali di Medici Senza Frontiere. "In alcuni Paesi in cui lavoriamo - ricorda - solo il 17% delle persone che ne avrebbero bisogno ha accesso alla terapia antiretrovirale, per questo è necessario dedicare molta più attenzione a questi contesti trascurati. Proprio ora che la terapia antiretrovirale ha raggiunto un numero di persone mai registrato prima e che la ricerca scientifica sta supportando questi progressi a favore di tutte le persone affette da Hiv, sia per i benefici per la loro salute sia per arginare la diffusione del virus, i donatori stanno facendo una delle proposte più ciniche della storia recente, chiedendo al Fondo Globale di ridurre il sostegno per gli interventi di lotta all`Hiv/Aids, tubercolosi e malaria nei paesi in via di sviluppo. Qualsiasi riduzione del sostegno allo sforzo globale contro l`Hiv a questo punto contraddice le indicazioni degli esperti: se non sfruttiamo oggi l`opportunità di ridurre l`epidemia, il rischio è di tornare indietro agli stessi tassi di mortalità e di infezione di cinque anni fa. La scelta che la comunità internazionale ha davanti è cruciale: può ridurre nuovi casi di Hiv e di morte, oppure può tagliare i finanziamenti ai paesi in via di sviluppo per la lotta all`Hiv ma non può fare entrambe le cose".



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14.07.2015
Motori di ricerca per malattie falliscono due volte su tre Algoritmi che partono da sintomi poco precisi e troppo `cauti’

Da: RICERCA

I motori di ricerca su web che a partire dai sintomi trovano una possibile diagnosi sbagliano due volte su tre. Lo ha scoperto uno studio della Harvard Medical School, pubblicato dal British Medical Journal, secondo cui inoltre questi algoritmi sono `troppo cauti’, consigliando di andare dal medico anche quando basterebbe l`automedicazione. Per la ricerca sono state create delle liste di sintomi basata su 45 scenari medici, che sono state poi testate su 23 motori di ricerca. Si tratta dei più usati negli Usa, in Gran Bretagna, in Olanda e in Polonia. Gli algoritmi hanno fornito la diagnosi corretta solo un terzo delle volte, mentre la malattia giusta compariva nelle prime tre ipotesi nel 51% dei casi. L`uso di questi motori, come WebMD o iTriage, è comunque più preciso rispetto alla ricerca `random` su un motore non specifico dei sintomi, affermano gli autori. "Questi programmi tendono anche ad essere troppo cauti, suggerendo di rivolgersi al pronto soccorso o al medico anche quando l`auto trattamento sembra una scelta ragionevole - affermano -. Possono comunque essere usati, ma con l`avvertenza che non possono essere l`unico mezzo con cui si cerca di arrivare alla diagnosi".



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10.07.2015
Più vicino collirio `da Nobel` per curare malattie neurodegenerative

Da: MEDICINA

Semplici gocce per gli occhi potrebbero fornire un importante contributo alla lotta contro le malattie neurodegenerative e alla comprensione dei processi biologici alla base dello sviluppo delle connessioni e delle strutture cerebrali. La ricerca di un team dell`Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Ibcn-Cnr), guidati da Paola Tirassa, è stata pubblicata sulla rivista `European Journal of Neurosciencè. E trae origine dagli studi del premio Nobel Rita Levi Montalcini. Il lavoro ha dimostrato su modello animale come la somministrazione di una soluzione contente Ngf - il fattore responsabile della crescita delle cellule nervose scoperto da Montalcini - è in grado di stimolare la generazione di nuovi neuroni. Attraverso la somministrazione di un collirio contenente Ngf, i ricercatori del Ibcn-Cnr hanno infatti dimostrato che questo trattamento è in grado di contrastare gli effetti del danno neuronale, inducendo le cellule cerebrali progenitrici presenti nel cervello a produrre nuovi neuroni.



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10.07.2015
Probiotici potrebbero essere utili contro ustioni e traumi

Da: RICERCA

I pazienti che hanno subito ustioni e traumi potrebbero riportare profondi cambiamenti in 100 trilioni di batteri all`interno del tratto gastrointestinale. Un gruppo di ricercatori della Loyola University Chicago Health Sciences Division ha scoperto che nei pazienti con gravi ustioni si verifica un aumento significativo di Enterobatteri, una famiglia di batteri potenzialmente pericolosi. Allo stesso tempo si verifica una corrispondente riduzione di batteri benefici che normalmente mantengono i batteri nocivi sotto controllo. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Plos One, suggeriscono che i pazienti potrebbero trarre benefici da trattamenti a base di probiotici. La stessa cosa, secondo i ricercatori, potrebbe valere per i pazienti che hanno subito un trauma, comprese lesioni cerebrali traumatiche. Negli individui sani, il tratto gastrointestinale contiene più di 100 trilioni di batteri (microbioma), che vivono in simbiosi e offrono numerosi vantaggi. Se questo equilibrio si interrompe, si verifica uno stato chiamato disbiosi, che è collegato a molte condizioni, tra cui malattie infiammatorie intestinali, obesità, artrite reumatoide e diabete. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno esaminato campioni di feci di 4 pazienti gravemente ustionati che sono stati trattati nel centro ustioni del Medical Center della Loyola University. I campioni sono stati prelevati 5-17 giorni dopo le ustioni. Il microbioma di questi pazienti sono stati confrontati con il microbioma di un gruppo di controllo di otto pazienti che avevano subito solo lievi ustioni. Nei pazienti gravemente ustionati, gli Enterobatteri rappresentato in media il 31,9 per cento dei batteri del microbioma intestinale. Al contrario, gli Enterobatteri rappresentavano solo lo 0,5 per cento del microbioma dei pazienti che avevano subito lievi ustioni. Gli Enterobatteri appartengono a una famiglia di batteri che includono anche batteri patologici, come E. coli e Salmonella. Secondo i ricercatori, gli squilibri dei batteri possono contribuire al rischio sepsi o ad altre complicazioni infettive che causano il 75 per cento di tutti i decessi nei pazienti con gravi ustioni. Lo squilibrio potrebbe compromettere le pareti del tratto gastrointestinale, permettendo ai batteri nocivi di fuoriuscire dall`intestino e raggiungere il flusso sanguigno. I ricercatori hanno in programma ulteriori studi per confermare questa ipotesi.



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09.07.2015
Tintarella invecchia, 70% macchie e rughe causato da raggi

Da: MEDICINA

Tempo di tintarella, ma attenzione alla pelle: "Deve essere curata prima, durante e dopo l`esposizione al sole". Lo raccomanda Patrizia Gilardino, chirurgo plastico di Milano, che ricorda come i raggi solari non sono solamente responsabili di melanomi. "È anche accertato da studi scientifici che il 70% dell`invecchiamento della pelle dipende dal sole", precisa Gilardino. Ecco quindi alcuni consigli per prendersi cura della pelle in estate. È possibile prepararsi all`esposizione al sole intervenendo qualche settimana prima di partire per le vacanze. "Un trattamento di biorivitalizzazione permette di mantenere la pelle idratata per tutta l`estate", spiega Gilardino. Si tratta di un trattamento naturale, senza alcuna controindicazione e che non necessita di particolari precauzioni. "Si tratta di effettuare delle microiniezioni nelle zone interessate con acido ialuronico o sostanze omeopatiche. È una procedura decisamente soft che permette di intervenire in ogni momento dell`anno e di richiedere tempi brevi per il trattamento. Non servono particolari attenzioni: basta ultimare il trattamento una decina di giorni prima di partire". Inoltre, è possibile preparare la pelle anche con degli integratori alimentari specifici per l`abbronzatura. "Sono a base di sostante naturali e sono utili per la sintesi della melanina. In questo modo la pelle viene predisposta all`abbronzatura". Il momento più delicato, comunque, è proprio quello della tintarella, che richiede particolari attenzioni anche a seconda del tipo di pelle: le persone bionde hanno tendenzialmente la pelle più delicata e più sensibile al sole rispetto a quelle more. "È comunque importante proteggere bene la pelle durante l`esposizione solare con delle ottime protezioni", raccomanda la specialista.

 



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09.07.2015
Caldo, alla guida disidratazione come alcol, favorisce gli stessi errori

Da: RICERCA

In questi giorni di afa non mancano gli appelli a bere acqua. Ma per chi si mette alla guida il consiglio diventa imperativo. Gli automobilisti che non si idratano a sufficienza, infatti, commettono lo stesso numero di errori di chi guida in stato di ebbrezza. La prontezza e la capacità di reazione, infatti, diminuiscono in caso di idratazione insufficiente, e, se questa condizione si protrae, i sintomi possono aggravarsi. Avvertenze che arrivano da un recente studio condotto nel Regno Unito e realizzato dagli esperti della Loughborough University, in collaborazione con lo European Hydration Institute (Ehi). I risultati della ricerca, realizzata grazie a un simulatore, hanno indicato infatti che un`idratazione insufficiente induce chi è alla guida a commettere il doppio degli errori rispetto a chi, al contrario, è adeguatamente idratato: un numero analogo a quello atteso quando chi si mette al volante è sotto l`effetto di droghe o alcol. "Si tratta di uno studio clinico che non lascia spazio a dubbio, considerato che i volontari testati erano idratati oppure leggermente disidratati", spiega Lluís Serra-Majem, membro del Science Advisory Board dello European Hydration Institute. "Il merito maggiore di questo studio è il fatto che per la prima volta sono stati analizzati gli effetti di una leggera disidratazione sulla capacità di reazione e sulla prontezza di riflessi di chi guida nel rispondere a un evento imprevisto", chiarisce l`esperto. Lo European Hydration Institute raccomanda agli automobilisti di bere acqua a sufficienza durante i tragitti più lunghi, per garantire la sicurezza dei passeggeri. "Il motivo principale è che quando viene mantenuto l`equilibrio tra i liquidi che abbiamo introdotto e quelli che abbiamo perso, tutte le cellule lavorano nelle condizioni migliori e, di conseguenza, lo stesso avviene per i messaggi di trasmissione", afferma Serra-Majem. "Tuttavia, non dobbiamo bere più del necessario, perché, in genere, gli errori sono dovuti tanto a una mancanza di liquidi quanto al loro eccesso", prosegue.



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08.07.2015
Parte #smuoviamolaricerca per sconfiggere la malattia

Da: MEDICINA

Una ricerca complessa come quella sulla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) necessita tanto di medici che da anni se ne stanno attivamente occupando, quanto di fondi per giungere alla soluzione del problema. "Abbiamo bisogno anche del tuo aiuto per giungere finalmente a completare la `carta d`identità` genetica della Sla che consentirà di sviluppare una cura efficace". È l`appello lanciato da Vincenzo Silani e il suo gruppo di ricerca dell`Istituto Auxologico Italiano, riuscito a isolare la regione di un cromosoma su cui può essere presente un gene mutato, responsabile della malattia. "Ora però, per mancanza di fondi, anche la ricerca è paralizzata. E per trovare una cura - ribadiscono i ricercatori - c`è bisogno anche della tua donazione. Abbiamo perciò avviato una campagna per la raccolta di fondi necessari a proseguire in modo efficace la ricerca sulla Sla. Ma abbiamo soltanto 2 mesi entro i quali la campagna per la raccolta fondi si concluderà: aiutaci a fermare la malattia. Facciamo in modo che non si abbia ancora a dire: `la ricerca può aspettare, ma la malattia nò. Perché ricerca e malattia - aggiungono - specie nel caso della Sla, sono strettamente legate e interdipendenti. Senza ricerca non vi sarà mai né una soluzione né una cura per la Sla".


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07.07.2015
La ricerca, nel Dna è scritto se saremo fedeli e precoci

Da: RICERCA

Il Dna come una sfera `magica’ predice tanti aspetti del comportamento sessuale. Dall`età della prima volta, alla propensione a sposarsi, passando per la capacità di mantenersi fedeli nel tempo al proprio partner, fino all`orientamento sessuale e all`identità di genere, o al rischio di soffrire di eiaculazione precoce o di una patologia della lubrificazione. È quanto ha stabilito uno studio internazionale pubblicato su `Sexual Medicine Reviews` guidato da Giuseppe Novelli, rettore dell`Università degli Studi Tor Vergata di Roma, genetista di fama internazionale, con Emmanuele A. Jannini, docente di sessuologia medica nella stessa università, insieme ad Andrea Burri e Patrick Jern. I ricercatori italiani, con colleghi inglesi, svizzeri e finlandesi, hanno passato in rassegna tutti i dati prodotti dalla scienza moderna per capire il ruolo dei geni nel comportamento sessuale degli esseri umani. I geni - secondo il lavoro - intervengono sulla dopamina e sulla serotonina, le molecole che regolano nel cervello l`innamoramento, la passione sessuale, il tono dell`umore. "Per fare un esempio - sottolinea lo studio - bloccate il gene della vasopressina (come si fa nell`animale da esperimento) e il più fedele degli individui diventerà un impenitente Don Giovanni. Aumentate l`attività del gene dell`ossitocina e ogni volta che farete l`amore, crescerà l`attaccamento nella coppia. Ossitocina e vasopressina sono ormoni prodotti dall`ipofisi posteriore. Forse negli umani le cose sono, per fortuna, un pò più complicate, ma è affascinate vedere che la manipolazione dei geni che governano una coppia di ormoni è capace di modificare drammaticamente il comportamento sessuale".



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07.07.2015
L`ansia si eredita dai genitori, ecco come

Da: RICERCA

Nelle scimmie Rhesus - proprio come nei loro `cugini’ umani - i genitori ansiosi hanno più probabilità di avere una prole ansiosa. E un nuovo studio condotto su una famiglia allargata di primati fornisce importanti informazioni su come il rischio di sviluppare stati ansiosi e depressione venga trasmesso dai genitori ai figli. Lo studio è del Dipartimento di Psichiatria e dell`Health Emotions Research Institute della University of Wisconsin-Madison e mostra come un circuito iperattivo del cervello che coinvolge tre aree cerebrali venga ereditato di generazione in generazione, e potrebbe preparare il terreno per lo sviluppo di ansia e disturbi depressivi. Lo studio è stato pubblicato questa settimana sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Studiando circa 600 giovani scimmie rhesus da una famiglia multi-generazionale, gli scienziati hanno scoperto che circa il 35% della variazione della tendenza ansiosa si spiega con la storia familiare. Per capire quali regioni del cervello siano responsabili del passaggio dell`ansia di generazione in generazione, gli autori hanno misurato il comportamento ansia-correlato con varie tecniche di brain imaging. Hanno esposto le giovani scimmie a una situazione leggermente minacciosa. Hanno sfruttato dunque la Pet per identificare le regioni cerebrali in cui l`incremento del metabolismo potesse predire i livelli di ansia di ciascun individuo.



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