Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
 
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18.05.2010
MEDICINA: ictus; mai troppo tardi per guarire, ecco come.

Da: Sanità

Non è mai troppo tardi per recuperare i danni di un ictus: uno studio italiano dimostra per la prima volta che con un programma di riabilitazione mirato c`é un grosso margine di recupero delle capacità motorie anche a molti dall`evento che ha danneggiato il cervello. Pubblicato sulla rivista internazionale Clinical Rehabilitation, il lavoro è di una equipe di neurologi dell`Università Cattolica di Roma guidati da Vincenzo Di Lazzaro, insieme a colleghi del National Hospital of Neurology di Londra. A oltre un anno di distanza dall`ictus si riteneva impossibile migliorare ulteriormente le capacità motorie del paziente e la disabilità residua che permaneva a un anno dall`evento era considerata un danno permanente. Ma grazie al programma di riabilitazione messo a punto all`ateneo romano si é visto che ci sono ancora chance di guarigione anni dopo l`ictus.   Testata su pazienti che avevano avuto un ictus mediamente tre anni prima e riportavano ancora deficit motori a un braccio, la terapia riabilitativa è costituita da `tecniche di shaping` (esercizi a complessità crescente in cui il terapista incoraggia e rinforza positivamente il paziente) ed esercizi di rinforzo muscolare. Breve ma intensa (in tutto 10 sedute di un`ora e mezzo al dì, cinque volte a settimana), la terapia ha prodotto un miglioramento del 25%.   Prossimo obiettivo dei ricercatori è associarla a stimolazione neurale con tecniche elettrofisiologiche per promuovere la plasticità del cervello e vedere gli effetti su pazienti post-ictus con paralisi.
 



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18.05.2010
Farmaci: Sigma Tau, Fda valuta terapia per disturbo Cistinosi.

Da: Sanità

La Food and drug administration (Fda) ha accettato la domanda per l`immissione in commercio presentata dalla Sigma Tau per una soluzione oftalmica a base di ciste amina cloridrato, terapia sperimentale per il trattamento del deposito di cristalli di cistina nella cornea in pazienti affetti da cistinosi, attribuendole la procedura di valutazione prioritaria. Lo rende noto la stessa azienda farmaceutica in una nota.  L`azienda è assegnataria dello stato di farmaco orfano per questo prodotto e ha già ottenuto fondi dalla Orphan Drug Product Division della Fda per il finanziamento della ricerca sul trattamento. Qualora ottenesse l`approvazione, il farmaco rappresenterebbe il primo trattamento approvato dalla Fda per il deposito di cristalli di cistina nella cornea, disturbo che può provocare alterazioni della vista e fotofobia. La cistinosi è una rara malattia genetica caratterizzata da un anomalo accumulo lisosomiale dell`aminoacido cistina. Secondo le stime, la patologia interessa 2.000 persone in tutto il mondo, di cui 300 negli Usa, con particolare incidenza nei bambini, e provoca un accumulo di cristalli di cistina nei reni, nel fegato, nei muscoli, nel pancreas, nell`encefalo, nei globuli bianchi e negli occhi. Bencheé esista un trattamento per la riduzione dell`accumulo di cistina nell`organismo, non c`é ancora nessuna terapia approvata dalla Fda per il deposito di cristalli di cistina nella cornea.



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17.05.2010
Chirurgia; via il bisturi in cura tumori del pancreas.

Da: ONCOLOGIA

Anche nella cura dei tumori del pancreas si potrà tra qualche tempo fare a meno di intervenire chirurgicamente nei casi di pazienti anziani o di gravi rischi anestesiologici. L`indicazione arriva da oltre 40 chirurghi, provenienti da tutta Italia, che a Padova si sono confrontati sulle ultime frontiere della chirurgia dei tumori del pancreas al congresso della Società Triveneta di Chirurgia  e di Endoscopia Chirurgica. "Nell`analisi scientifica dell`ampia casistica della scuola del prof Davide D`Amico - afferma il prof. Mauro Frego presidente del congresso - abbiamo trattato quasi 500 tumori pancreatici in 25 anni, una parabola senz`altro incoraggiante sul fronte della diagnosi: più veloce e più precisa soprattutto nella valutazione dello stadio della malattia che permette interventi mirati, personalizzati". I progressi, sottolineano i medici, permettono di asportare più massa tumorale nei casi più avanzati, insomma una maggiore pulizia e quindi più sopravvivenze. I chirurghi del congresso sono tutti allineati sul fatto che il miglioramento delle tecniche e le nuove tecnologie hanno ridotto la mortalità al minimo,  le complicanze e il tempo di ricovero. Là dove non si può intervenire chirurgicamente  per età avanzata o rischi anestesiologici passi da gigante sono stati fatti nella palliazione. Il tumore si può trattare per via endoscopica o percutanea, cioé inserendo delle endoprotesi, dei tubicini della dimensione di mezzo centimetro che permettono di risolvere l`itterizia, il sintomo più grave dei tumori pancreatici. Ultima frontiera, oltre al cyberknife, la radiofrequenza che può eliminare il bisturi e l`intervento. "Di tumori ne abbiamo operati tanti - aggiunge Frego -  L`ampia esperienza acquisita dalla Clinica Chirurgica 3 del Policlinico padovano con  la radiofrequenza in altri settori ha permesso e garantito esiti molto favorevoli. Ora si può pensare di applicare questa tecnica anche nei tumori del pancreas." 



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17.05.2010
240 mila morti in Italia ogni anno per ipertensione.

Da: MEDICINA

Sono oltre 240 mila le morti in Italia ogni anno legate all`ipertensione arteriosa, una malattia che colpisce il 30% della popolazione italiana. I dati sono stati diffusi dalla società Italiana dell`Ipertensione Arteriosa (SIIA) in occasione della VI Giornata Mondiale contro questa malattia. L`obiettivo di quest`anno é la lotta all`obesità. La Giornata è promossa in tutto il mondo dalla World Hypertension League. A livello planetario si calcola che ne siano portatori un miliardo e mezzo di individui e che l`I.A. sia responsabile del 47% di tutte le forme di cardiopatia ischemica e del 54% degli ictus cerebrali con 7 milioni e mezzo di morti premature (circa il 13% del totale globale) e di 92 milioni di anni di vita attiva perduti (circa il 6% del totale globale). I dati relativi all`Italia mostrano che circa 15 milioni di persone soffrono di ipertensione arteriosa ma, nonostante la disponibilità di terapie efficaci per la grande maggioranza dei casi, solo un paziente iperteso su 5 è adeguatamente curato. La Società Italiana dell`Ipertensione Arteriosa (SIIA) aderisce all`evento promuovendo sul territorio iniziative di informazione. In numerosi capoluoghi di provincia, inoltre, con il supporto della Croce Rossa Italiana, in questi giorni sono state allestite postazioni in 150 piazze per offrire ai cittadini l`opportunità di un controllo gratuito della pressione arteriosa. La campagna della CRI si concluderà martedì 18 maggio a Montecitorio, dove parlamentari si sottoporranno ai controlli.



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13.05.2010
Cervello: scoperte due proteine chiave per sviluppo normale.

Da: RICERCA

Scoperte due proteine `chiave` per lo sviluppo normale del cervello. Il risultato, descritto sulla rivista Neuron da ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit), potrebbe fare luce sulla evoluzione delle dimensioni del cranio e del cervello umano e potrebbe un giorno aiutare a prevenire o correggere condizioni genetiche legate a dimensioni del cervello più piccole del normale. Le proteine scoperte si chiamano Cdk5rap2 e pericentrina e lavorano insieme per regolare la proliferazione delle cellule progenitrici neurali che fanno sviluppare gli strati del cervello chiamati neocorteccia. Già era sospettato un coinvolgimento di queste proteine in alcune malattie genetiche caratterizzate da una circonferenza della testa troppo piccola, quali microcefalia primaria autosomico – recessiva (Mcph) e nanismo di Majewski osteodisplastico primordiale di tipo II (MOPDII), ma il ruolo esatto delle due proteine non era mai stato compreso. Per scoprirlo i ricercatori hanno messo fuori combattimento la proteina CdkSrap2 negli embrioni di tipo durante lo sviluppo embrionale e come risultato hanno subito notato un`alterata distribuzione di cellule negli strati corticali del cervello e hanno poi dimostrato che la pericentrina recluta Cdk5rap2 e insieme le due proteine lavorano per regolare la proliferazione di cellule progenitrici neurali.



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11.05.2010
Tumori: UE, 3 mln nuovi casi e 1,7 mln decessi l`anno.

Da: Sanità

l cancro rappresenta la seconda causa di morte in Europa con più di 3 milioni di nuovi casi e 1,7 milioni di decessi l`anno. Considerando che per la medicina odierna un terzo dei tumori è prevedibile, i deputati europei, nell`approvare una piano di lotta contro la malattia, hanno lanciato un appello alla Commissione e agli Stati membri per migliorarne la prevenzione e la diagnosi precoce. Nella relazione presentata dalla parlamentare slovacca del Ppe, Alojz Peterle, i deputati accolgono con favore la proposta della Commissione di creare un Partenariato europeo contro il cancro per il periodo 2009-2013, al fine di sostenere gli sforzi degli Stati membri volti a contrastare la malattia. Si chiede quindi ai partner europei di elaborare al più presto piani oncologici integrati e di ridurre del 15% entro il 2020 il carico delle malattie neoplastiche. I deputati tengono a sottolineare che la prevenzione rappresenta la risposta economicamente più vantaggiosa e invitano la Commissione Ue "a incentivarla con ogni mezzo possibile". Le istituzioni e gli Stati membri vengono anche sollecitati "a promuovere campagne d`informazione sullo screening dei tumori rivolte al grande pubblico e a tutti i prestatori di servizi di assistenza sanitaria". La risoluzione del Parlamento europeo sprona quindi a sostenere la ricerca sulla prevenzione del cancro, sugli effetti delle sostanze chimiche nocive e degli inquinanti ambientali, della nutrizione, dello stile di vita, dei fattori genetici e dell`interazione di tutti questi elementi. Infine, si chiede con forza la disponibilità uniforme dei farmaci anti-cancro in tutti i paesi Ue.



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11.05.2010
Diabete: oltre 4 milioni malati in Italia, 1/3 risiede al sud.

Da: Sanità

Sono oltre 4 milioni le persone con diabete in Italia e quasi 1,4 milioni risiedono nelle regioni del Mezzogiorno. Basilicata e Calabria detengono il record per la maggior percentuale di popolazione diabetica, con oltre l`8%, contro il 6,8-7% del dato nazionale. Per far fronte al problema, esperti italiani si riuniranno a Rossano Calabro nel cosentino per discutere proposte per l`assistenza e la cura dei diabetici del sud Italia. "Si tratta di un importante simposio che permetterà di conoscere, anche a livello locale, dati clinici, economici e sociali sul diabete, e consentirà ai cittadini di modificare i comportamenti a rischio per la salute", afferma Franco Filareto, Sindaco di Rossano Calabro. "Inoltre - prosegue – la manifestazione accredita Rossano come città della scienza, della prevenzione, del confronto e dell`ospitalità". Nei due giorni sarà lanciato ufficialmente il Progetto Prevenzione Diabete e Obesità, voluto dalla Provincia di Cosenza e realizzato con la collaborazione scientifica dell`Associazione Medici Diabetologi. Il progetto, della durata triennale, ha l`obiettivo di sensibilizzare la popolazione di una delle aree del Paese maggiormente colpite dalla malattia, attraverso azioni di formazione ed informazione che coinvolgeranno anche scuole e  farmacie. Infine, sabato 8 e domenica 9 maggio, sempre a Rossano Calabro, si svolgerà un Master di formazione rivolto a diabetologi, nutrizionisti, farmacisti, e operatori professionali della salute in genere.



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11.05.2010
Genetica, da Sardegna studio individua gene sclerosi multipla.

Da: RICERCA

Dall`Italia un passo avanti verso la conoscenza della sclerosi multipla: i ricercatori dell`Istituto di neurogenetica e neurofarmacologia (Inn) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) hanno identificato una variazione del Dna che predispone alla malattia. Il consorzio di ricerca sardo ha coinvolto anche le Università di Cagliari e Sassari, le aziende ospedaliere di Cagliari, Sassari e Ozieri, e il Centro di Ricerca Sviluppo e Studi Superiori in Sardegna (CRS4), e la ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Genetics. I ricercatori, analizzando oltre sei milioni di marcatori genetici, hanno scoperto che una variazione del gene `Cblb`, aumenta il rischio di sviluppare la sclerosi multipla, malattia causata dal processo auto-distruttivo con cui il nostro sistema immunitario aggredisce la mielina, la guaina isolante fondamentale per la conduzione dell`impulso nervoso e per il funzionamento delle cellule del sistema nervoso centrale. "Questo gene produce una proteina dotata di molteplici funzioni", spiega Francesco Cucca, direttore dell`Inn-Cnr, tra cui "l`attivazione del recettore dei linfociti", cellule che hanno un ruolo chiave nel regolare le risposte immuni. "I nostri risultati sono coerenti con studi genetici su modelli animali - prosegue Cucca, spiegando che - nel topo, l`assenza di questo gene, indotta sperimentalmente, causa una malattia simile alla sclerosi multipla". La ricerca rientra nello studio di associazione dell`intero genoma `Gwas-Genome wide association study`, condotto su 883 pazienti e 872 volontari sani, tutti sardi. E "i dati provenienti da questo studio preliminare - aggiunge Giulio Rosati, dell`Università di Sassari - sono importanti per capire meglio i meccanismi alla base della malattia e per trovare nuovi potenziali bersagli terapeutici, anche se la strada è ancora lunga". "Il progetto - aggiunge Cucca - richiede un lavoro di squadra organizzato, strumenti sofisticati e un centro di supercalcolo all`avanguardia", e questo è "solo l`inizio di un grande progetto che prevede di espandere lo studio su almeno 2000 volontari sani e 2000 pazienti, oltre al sequenziamento dell`intero genoma di centinaia di individui".



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11.05.2010
Emirati, evidenziato legame tra henne` e leucemia.

Da: RICERCA

Potrebbe esserci uno stretto legame tra l`uso dell`henna (o henné), la tipica tintura rossomogano molto diffusa in Medio Oriente per decorare il corpo e colorare i capelli, e il manifestarsi della leucemia, forma tumorale del sangue. Ne dà notizia il quotidiano degli Emirati Arabi Uniti `The National`. Il giornale cita uno studio dell`Università degli Emirati Al Ain nel quale si evidenzia come il tasso di questo cancro del sangue e del midollo osseo sia il 93% più alto nelle donne che negli uomini del paese.



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30.04.2010
ONCOLOGIA: tumori: colon-retto; GB, test screening riduce morti del 43%

Da: Oncologia

Un breve test di screening può prevenire migliaia di morti all`anno per cancro al colon-retto. Lo afferma uno studio dell`Imperial College di Londra pubblicato dalla rivista Lancet. La ricerca ha esaminato i dati di 200mila pazienti sottoposti al test tra i 55 e i 64 anni, e secondo l`articolo in 10 anni le morti sono state abbattute del 43%. Il test, che viene svolto sui pazienti in cui sono state trovate tracce di sangue nelle feci, si basa su una piccola sonda per individuare e rimuovere i polipi, precursori del tumore. Questa procedura è molto più semplice di una colonoscopia, e ha consentito di ridurre di un terzo i casi di tumore al colon-retto, e quasi della metà i decessi. "Uno screening di questo tipo - scrivono gli autori della ricerca - salverebbe una vita ogni 400 pazienti, un numero superiore a quello degli screening per i tumori della mammella, che ne salvano uno su 500".
 



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23.04.2010
Tumori: studio italiano scopre legame tra alcol e cancro.

Da: ONCOLOGIA

Svelato il legame tra l`elevato consumo di alcol, il rischio di tumori e l`invecchiamento precoce delle cellule: la causa è l`accorciamento dei telomeri, ovvero le regioni terminali dei cromosomi che regolano la vita della cellula. La scoperta è italiana e arriva dai ricercatori dell`Università di Padova, in collaborazione con l`Università degli Studi di Milano e la Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Lo studio ha confrontato il Dna del sangue di 59 persone che hanno fatto largo consumo di alcol con quello di 197 volontari che hanno assunto invece una quantità di alcol nella norma. Nei risultati, che sono stati appena presentati al congresso annuale dell`Associazione americana per la ricerca sul cancro, gli esperti hanno notato una lunghezza dei telomeri "drammaticamente ridotta" nei soggetti che hanno consumato quantità eccessive di alcol: in pratica più si beve più si rischia di perdere il meccanismo che fa invecchiare le cellule in modo naturale e, con i telomeri danneggiati, le cellule possono trasformarsi in un tumore. "Tutte le cellule del nostro corpo hanno un vero e proprio orologio biologico - spiega Andrea Baccarelli, responsabile della ricerca condotta dal Policlinico di Milano - e questo orologio sono i telomeri". "Gli alcolisti - aggiunge Sofia Pavanello, responsabile della ricerca portata avanti dall`Università di Padova - sembrano più vecchi di quanto non siano in realtà e un eccessivo consumo di alcol è associabile all`insorgenza di tumori di diverso tipo. La diminuzione dei telomeri che abbiamo trovato - conclude l`esperta - è di entità così grande che siamo stati sorpresi noi stessi dall`aver trovato un effetto dell`alcol così forte a livello cellulare".



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22.04.2010
In Italia 10% bimbi nasce con cardiopatie congenite.

Da: MEDICINA

Ogni anno in Italia nascono circa 4500 bambini con cardiopatie congenite, vale a dire l`8-10% del totale dei neonati. La sopravvivenza in età adulta dei cardiopatici congeniti operati, anche complessi, è dell`80-90%, "per cui è necessaria una regolare sorveglianza di circa 70mila cosiddetti `congeniti adulti`". E` una delle indicazioni contenute nel `Quaderno del Ministero della Salute`, dedicato alle malattie cardiovascolari, curato dal dicastero e presentato oggi. Secondo la pubblicazione, alla luce di questi dati "è indispensabile una collaborazione tra il cardiologo generale e il cardiologo esperto in patologia congenita". L`obiettivo del del documento è quello di redigere delle linee guida per realizzare una Rete Cardiologica nazionale. In particolare, nel caso dei bambini affetti da patologie cardiovascolari acquisite o su base genetica, (in Italia sono circa 2.500), raccomanda la messa a punto di "riferimenti specialistici, all`interno della Rete Cardiologica, rappresentati da uno o più cardiologi o pediatri dell`ospedale di riferimento, con competenze tali da poter affrontare eventuali emergenze cardiologiche".



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22.04.2010
Malattie cardiovascolari prima causa morte in Italia.

Da: MEDICINA

"Le malattie cardiovascolari, in Italia, rappresentano la prima causa di morte". E` quanto riportato dalla pubblicazione `Quaderni del Ministero della Salute`, prima opera di una collana curata dal Ministero, dedicata alle malattie cardiovascolari, presentata oggi dal ministro Ferruccio Fazio. Il ministro, citando dati dell`Istituto Superiore di Sanità ha sottolineato come, nel ventennio tra il 1980 e il 2000, il numero di decessi per malattie cardiovascolari è sceso di 42.930 unità, "questo è dovuto per il 58% alle misure di prevenzione e per il 40% al trattamento delle malattie". Nonostante questi progressi, "l`impatto delle patologie cardiovascolari - ha aggiunto Fazio - in termini di mortalità, morbosità e anche sui ricoveri ospedalieri si mantiene elevato", sebbene con una considerevole disomogeneità fra le varie regioni. Secondo le indicazioni contenute nel Quaderno del Ministero della Salute, "maggiori sforzi dovranno essere orientati verso la prevenzione globale al Sud e nelle Isole, mentre al Centro-Nord, la tendenza decrescente dei tassi di mortalità sottolinea l`impatto degli interventi preventivi rivolti sia ai soggetti ad alto rischio, per esempio migliorando il controllo anche farmacologico dell`ipertensione, sia all`intera popolazione, con campagne contro il fumo e l`obesità".



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19.04.2010
La proteina che fa paura al cuore.

Da: Il secolo XIX

L`hanno chiamata "la proteina che affonda", perchè è particolarmente densa e quindi "pesante" quando circola nel sangue. Ed è nota da più i trent`anni, anche se solo negli ultimi tempi si è confermato il suo ruolo come fattore di rischio [...]



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13.04.2010
Obesita`: aperta via a farmaci bruciagrassi.

Da: RICERCA

Dimagrire potrebbe diventare facile come mandare giù una pillola: il segreto è spingere le cellule del tessuto adiposo bianco, che accumulano calorie, a cambiare identità, trasformandosi in cellule del tessuto adiposo bruno. Per anni il mondo scientifico ha considerato questa ipotesi poco credibile, ma ora le cose sono cambiate. Lo dimostrano una ricerca italiana e la rassegna dedicata a questo tema dalla maggiore rivista internazionale sul metabolismo, Cell Metabolism. - CELLULE TRASFORMISTE: Per la prima volta sono state osservate anche nell`uomo cellule adipose nel momento in cui stanno cambiando identità, trasformandosi da bianche in brune. La scoperta, pubblicata sull`American Journal of Physiology, è del gruppo dell`Università Politecnica delle Marche coordinato da Saverio Cinti. Le cellule trasformiste sono state osservate in pazienti colpiti dal tumore delle ghiandole surrenali chiamato feocromocitoma, Poiché la malattia comporta una grande produzione di adrenalina e noradrenalina, si creano nell`organismo condizioni simili a quelle che il freddo determina negli animali. - FREDDO BENEFICO: "E` verosimile - osserva Cinti - che quando l`uomo si espone al freddo prolungato, per esempio durante l`inverno, avvenga la stessa cosa". Il freddo, spiega, "stimola la trasformazione delle cellule adipose bianche in brune". Finora si pensava che il tessuto bruno fosse solo nei neonati, ma studi recenti hanno dimostrato che "anche negli uomini adulti di 40-50 anni c`é tanto tessuto adiposo bruno". - MECCANISMO ANTICO: Molto probabilmente in passato il tessuto bianco ha avuto un ruolo decisivo nella sopravvivenza dell`uomo. E` possibile che secoli fa, nei periodi di carestia, siano sopravvissuti solo coloro che avevano le maggiori riserve di tessuto bianco, e con esso una fonte per nutrire di energia il resto dell`organismo. - RIPENSAMENTO: "All`inizio la possibilità di trasformare il tessuto adiposo bianco in bruno è stata un`ipotesi molto contestata e aveva sollevato un grande dibattito nella comunità scientifica", racconta Cinti. Ma adesso le cose sono davvero cambiate, tanto che la conferma ufficiale da parte del mondo scientifico è arrivata con la pubblicazione di cinque rassegne da parte di laboratori di primo piano a livello internazionale, compreso quello di Anatomia e biologia cellulare dell`Università Politecnica delle Marche diretto da Cinti: quelli statunitensi dell`università di Harvard e del Pennington Biomedical Research Center, e agli svedesi delle università di Stoccoloma e Goteborg. - FUTURI FARMACI: "Adesso ci sono tutti gli elementi per progettare futuri farmaci capaci di indurre la trasformazione del tessuto adiposo bianco in tessuto bruciagrassi. "Averli a disposizione - ha concluso Cinti - non è soltanto una terapia per combattere l`obesità, ma anche un`arma contro il diabete".



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13.04.2010
Scompenso cuore; in donne piu` 171% ricoveri da 1976.

Da: MEDICINA

I ricoveri per scompenso cardiaco nelle donne sono aumentati del 171% dal 1976 ad oggi. E infarto e ictus sono oggi i `killer` numero uno per le donne, e uccidono più delle più temute cause di morte, come il tumore al seno, responsabile di meno del 5% delle morti contro il 40-50% delle malattie cardiovascolari. Sono dati citati dagli esperti al Congresso Internazionale sulle Malattie cardiovascolari nella donna, che si svolge a Milano. "E` vero che fino a 65 anni l`uomo è 5 volte più esposto della donna a queste malattie - dice Luigi Padeletti, dell`università di Firenze - e ancora oggi sono molto più le vedove che i vedovi per cause cardiovascolari, ma un grande incremento di patologie cardiache nelle donne si registra dopo la menopausa, soprattutto per il diverso equilibrio ormonale legato alla perdita di fertilità, che favorisce ipertensione, diabete, dislipidemia, obesità, a cui soprattutto oggi si aggiungono altri gravi fattori di rischio quali fumo, stress, scorrette abitudini alimentari e sedentarietà". Oggi si scopre una cardiologia al femminile: è tutto femminile, ad esempio nell`infarto, il dolore al petto `atipico` rispetto al tradizionale dolore maschile al torace e al braccio sinistro, ed è spesso accompagnato da nausea, fatica improvvisa e sofferenza alla schiena. "Il cuore delle donne - dice Edoardo Gronda, direttore della cardiologia all`Irccs Multimedica di Milano - ha anche una forma diversa: è più piccolo e ha pareti più spesse, e le patologie che ne derivano sono diverse da quelle dell`uomo". Ma il problema è ancora sottovalutato: "basti pensare che i trial clinici - spiega Francesco Donatelli dell`università di Milano - sono stati condotti prevalentemente su uomini e solo per il 22% sulle donne, e questo vuol dire che non ci sono stati studi clinici soddisfacenti sugli effetti dei farmaci nelle donne".



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07.04.2010
Tumori: Veronesi, benefici frutta e verdura non contraddetti.

Da: ONCOLOGIA

"Lo studio pubblicato dal Jnci non pare in contraddizione con quanto sappiamo sull`effetto protettivo di frutta e verdura. Innanzitutto nessuno ha mai messo in dubbio che un`alimentazione ricca di frutta e verdura da sola basti a pervenire tutti i tumori" così l`oncologo Umberto Veronesi e direttore scientifico dell`Istituto Europeo di Oncologia commenta lo studio pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute secondo cui mangiare frutta e verdura avrebbe solo deboli effetti preventivi anti-cancro. "La prevenzione oncologica - prosegue Veronesi - prevede ad esempio lo stop al fumo di sigaretta, la riduzione dei fattori inquinanti, la protezione dall`esposizione agli agenti cancerogeni, come virus e radiazioni, la limitazione del cibo in generale. In secondo luogo è noto che non tutti i tumori beneficiano di una riduzione di rischio in uguale misura, va quindi fatto un distinguo parlando di `rischio cancro` in generale". In terzo luogo, aggiunge Veronesi, "oggi sappiamo che esistono molecole protettive per tipi specifici di tumore. Ad esempio il licopene contenuto nei pomodori protegge dal cancro della prostata, l`indolo e il tetracarbinolo contenuto nelle crucifere protegge dal cancro del seno, il resveratrolo contenuto nel vino protegge da diversi tipi di tumori. Il futuro é dunque certamente nella ricerca delle sostanze protettive per ogni forma tumorale e dunque nella dieta mirata per le persone ad aumentato rischio di una determinata forma di malattia. Come sostiene Walter Willet, della Harvard School of Public health, nell`editoriale che accompagna l`articolo del JNCI".



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07.04.2010
Ipotesi trattamento diabete da studio acidi grassi.

Da: RICERCA

Un accumulo eccessivo di acidi grassi nei muscoli può contribuire allo sviluppo di insulino-resistenza e di conseguenza al diabete di tipo 2. Per controllare la patologia è necessario capire i meccanismi di regolazione dell`assorbimento degli acidi grassi da parte dei vasi sanguigni, attraverso le cui pareti vengono trasportati gli acidi grassi. Da qui è partita la ricerca di un gruppo di studio finanziato dall`Unione Europea, per 9 milioni di euro. Gli scienziati hanno osservato la proteina VEGF-B che trasmette i segnali dai muscoli ai vasi sanguigni. Questa proteina è in grado di controllare il livello di FATP, le proteine di trasporto degli acidi grassi nelle pareti vascolari. "I topi privi della proteina VEGF-B o dei suoi recettori - ha affermato Ulf Eriksson, del Karolinska Institutet in Svezia - avevano un assorbimento inferiore di grassi nei muscoli e nel cuore e un minor accumulo di grassi nei diversi tessuti". Inoltre, i topi privi della proteina VEGF-B (che quindi avevano un assorbimento inferiore di grasso muscolare) presentavano un maggiore assorbimento di zucchero nel cuore. La resistenza all`insulina, l`assorbimento ridotto di zucchero nei muscoli e alti livelli di glucosio ematico sono tutti segni principali del diabete di tipo 2. I ricercatori ora sono impegnati a trovare il modo per controllare la segnalazione dell`insulina e ridurre il livello di glucosio nel sangue dei topi diabetici, bloccando la via di segnalazione VEGF-B.



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31.03.2010
Il cancro rischia di diventare una malattia orfana?

Da: ONCOLOGIA

Nuovi programmi di interazione tra centri di ricerca e industrie farmaceutiche per far fronte al crescente bisogno di farmaci nuovi e piu` efficaci: sara` questo il tema di cui si discutera` nel corso del meeting scientifico internazionale `Innovation in Drug Discovery - L`innovazione nella ricerca sui nuovi farmaci` in programma a Milano al Campus IFOM-IEO. L`obiettivo del programma e` stabilire collaborazioni tra gli enti che svolgono le ricerche - organismi e centri universitari - e le industrie farmaceutiche che si occupano delle applicazioni dei nuovi farmaci. Negli ultimi anni la domanda di farmaci molecolari basati sulla conoscenza dei meccanismi che danno origine alle malattie e` cresciuta enormemente, mettendo in luce i limiti di questa separazione tra ricerca di base e ricerca applicata e creando le basi per nuove interazioni tra i centri accademici e l`industria farmaceutica. In questo quadro si colloca il nuovo programma di Ricerca sui Nuovi Farmaci dell`Istituto Europeo di Oncologia, strettamente connesso con la ricerca di base sviluppata al Campus IEO-IFOM, e che verra` presentato al meeting. Uno dei principali obiettivi del programma e` stabilire collaborazioni con istituti pubblici e privati che hanno come missione la cura delle malattie: `Il cancro rischia di diventare una malattia orfana - spiega Pier Giuseppe Pelicci, promotore del meeting e direttore del Dipartimento di Oncologia Sperimentale allo IEO -. Il processo di sperimentazione e produzione dei farmaci di nuova generazione e` diventato talmente costoso e lungo che un numero sempre maggiore di molecole, che si rivelano efficaci in laboratorio, non arrivano al letto del malato e nessuno, per motivi diversi, se ne occupa piu`, ne` l`industria ne` i centri di ricerca. Tutto il mondo si sta chiedendo come risolvere questo impasse: nel corso del meeting discuteremo la proposta dello IEO`. Tra i relatori, Giulio F. Draetta del Dana Farber Cancer Institute & Belfer Institute for Applied Cancer Science at the Dana-Farber Cancer Institute di Boston (USA); Stephen Hanessian del Department of Chemistry dell`University of Montreal (Canada); Steve Jackson del The Gurdon Institute, University of Cambridge (Regno Unito); John McCall del Pharmac LLC di Fort Myers (USA).



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31.03.2010
Alla base di molti tumori un singolo gene mutato.

Da: ONCOLOGIA

Un singolo gene che normalmente protegge il corpo dal cancro puo` invece scatenare una serie di tumori in diversi organi in caso di mutazione. Lo ha scoperto uno studio della Ohio State University pubblicato dalla rivista Pnas. La ricerca ha esaminato il gene chiamato `Pten`, il secondo piu` mutato dell`organismo, una mutazione che provoca la sindrome di Cowden, una condizione che aumenta il rischio di tumori in diversi organi, tra cui seno, tiroide, prostata e pancreas. Fino a questo momento non si sapeva il perche` le persone con la sindrome di Cowden potessero sviluppare differenti tumori: lo studio ha dimostrato invece che specifiche mutazioni del gene sono legate ai diversi tipi di cancro. "Abbiamo dimostrato che le mutazioni hanno un ruolo determinante - ha spiegato Gustavo Leone, uno degli autori - quindi sulla base di un`analisi genetica sara` possibile determinare a quale tumore e` piu` probabile vada incontro il paziente".



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31.03.2010
Tumori: dieta sana e esercizio fisico riducono 1/3 casi al seno.

Da: ONCOLOGIA

Fino a un terzo dei casi di cancro al seno si potrebbe evitare seguendo una dieta sana e facendo esercizio fisico. E` quanto ha dichiarato il prof. Carlo La Vecchia dell`università di Milano alla conferenza internazionale sul tumore al seno di Barcellona. Secondo La Vecchia con le moderne terapie e la mammografia si e` raggiunto il picco delle cure. Ora bisogna passare a cambiare lo stile di vita. Il cancro al seno e` il tumore più diffuso fra le donne: nella sola Europa si sono registrati 421.000 casi e 90.000 vittime nel 2008. All`origine di molte neoplasie ci sono gli estrogeni, l`ormone prodotto nei tessuti grassi.



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30.03.2010
Tumori: cocktail farmaci elimina polipi precursori quello a colon.

Da: ONCOLOGIA

Un cocktail di farmaci potrebbe essere in grado di distruggere i polipi intestinali che hanno il potenziale di diventare tumori del colon senza intaccare i tessuti sani. Lo afferma uno studio statunitense pubblicato dalla rivista `Nature`. I farmaci sperimentati per ora solo sui topi dagli scienziati dell`Università del Texas sono la vitamina A acetato e il Trail (acronimo per `legante che induce l`apoptosi`). I ricercatori hanno cercato di colpire il meccanismo che controlla la vita o la morte delle cellule dei polipi. Nelle cellule normali l`apoptosi, cioe` la morte cellulare, avviene automaticamente, mentre nei polipi, cosi` come nei tumori, e` incontrollata. La combinazione dei due farmaci ha portato all`apoptosi del polipo nelle cavie trattate in misura quattro volte maggiore rispetto a quelle curate con uno solo dei farmaci.



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29.03.2010
Dal ribes un aiuto per chi soffre di asma allergica.

Da: RICERCA

Un aiuto per chi soffre di asma può arrivare dal ribes. Alcuni ricercatori neozelandesi della New Zealand Plant & Food Research hanno dimostrato infatti che i composti chimici naturali derivanti da questo frutto aiutano a respirare chi soffre di alcuni tipi di asma, come spiegano nella rivista Molecular Nutrition and Food Research. I ricercatori hanno trovato un composto nel ribes neozelandese, l`epigallocatechina, capace di ridurre l`infiammazione dei polmoni con un assalto multi-azione nell`asma di origine allergica. In laboratorio si è visto che potenzia i meccanismi naturali di difesa nel tessuto dei polmoni sopprimendo le reazioni causa dell`infiammazione, che così si riduce. Quando i polmoni sono esposti agli allergeni, la naturale risposta del corpo è di attaccare l`elemento percepito come estraneo, che in alcuni soggetti dà origine ad un`infiammazione cronica. L`epigallocatechina del ribes lavora insieme con le altre naturali risposte immunitarie che si producono per combattere l`infiammazione. I ribes sono inoltre ricchi di antocianine, un antiossidante, che agisce sempre su questi stessi meccanismi, offrendo una migliore risposta dell`organismo.
CMGRP



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29.03.2010
Smascherato nuovo killer del cuore, è una proteina.

Da: MEDICINA

Identificato con certezza un nuovo fattore di rischio cardiovascolare: è la lipoproteina (a), conosciuta come `la proteina che affonda` per la sua elevata densità, che ha un ruolo di primo piano nello sviluppo di infarto. Uno studio pubblicato a fine 2009 sul New England Journal of Medicine dimostra che persone con livelli elevati di questa proteina presentano un rischio di infarto raddoppiato rispetto ad altre persone. I dati sono stati illustrati a `Conoscere e curare il cuore 2010`, il simposio promosso a Firenze dal Centro nazionale per la Lotta contro l`Infarto. Ma dallo stesso convegno arriva anche una buona notizia: risultati incoraggianti nella riduzione di livelli di lipoproteina(a) si sono ottenuti con la L-carnitina, una sostanza endogena nota per il ruolo chiave svolto nel metabolismo cellulare degli acidi grassi. "Da tempo – afferma Cesare Sirtori, Dipartimento di Scienze Farmacologiche Università di Milano - si sapeva che la lipoproteina(a) è associata all`infarto. La novità è il `ruolo causale`, cioè la responsabilità della lipoproteina(a) nella malattia cardiovascolare: oggi sappiamo che la lipoproteina(a) è un fattore di rischio cardiovascolare indipendente da quelli tradizionali come colesterolo totale, ipertensione, diabete, obesità e fumo, per cui i suoi effetti si sommano a quelli dei fattori di rischio più conosciuti".



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24.03.2010
RICERCA: test genetico predice efficacia contro emicrania.

Da: RICERCA

Un test genetico può predire l`efficacia delle cure contro l`emicrania, evitando che si sviluppi inutilmente dipendenza dai farmaci, un fenomeno in continuo aumento, e che la patologia diventi cronica. Lo ha scoperto uno studio italiano condotto da Paolo Martelletti, direttore del centro di riferimento regionale per le cefalee presso l`ospedale di Roma Sant`Andrea. La ricerca, pubblicata dal Journal of Headache and Pain, ha dimostrato su 102 pazienti che la risposta ai triptani, la classe di farmaci più comune usata per l`emicrania, è dettata da un preciso segmento del Dna. Nel 50% dei casi il paziente non risponde o risponde poco al trattamento proprio perché non ha i `geni` giusti, e questo provoca la cronicizzazione della patologia spesso accompagnata da fenomeni di dipendenza dai farmaci. "Bisogna riconoscere precocemente le emicranie che non rispondono ai triptani - insiste Martelletti – perche la dipendenza da farmaci è molto pericolosa, e può dare vita a problemi cardiovascolari anche letali. Nei casi di emicrania serve prima di tutto un test genetico, e in chi non può essere curato con i farmaci tradizionali occorre passare subito a terapie innovative, come quella che utilizza la tossina del botulino". L`emicrania episodica è presente nel 13% della popolazione, mentre quella cronica riguarda una quota variabile dall`1 al 5%. La trasformazione dell`emicrania da episodica a cronica dipende da vari fattori, genetici ed ambientali, ma anche dall`uso prolungato di farmaci poco efficaci.



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24.03.2010
ONCOLOGIA: la noce fa bene, anche alla prostata.

Da: ONCOLOGIA

Che le noci facciano bene è cosa nota, ora uno studio prova che l`assunzione di noci è in grado, almeno nei topi di laboratorio, di rallentare la crescita del tumore alla prostata. La noce è molto nutriente e di elevato potere calorico e l`olio che contiene è ricco di acido alfa linoleico, un precursore degli omega-3, che riducono i rischi di malattie cardiovascolari. Ora uno studio condotto da Paul Davis, nutrizionista e ricercatore dell`UC Davis Cancer Center, rivela che mangiare noci ha anche la capacità di rallentare la crescita dei tumori alla prostata negli animali da laboratorio, oltre ad avere benefici effetti sui diversi geni collegati al controllo della crescita del tumore e al metabolismo. Davis, che ha presentato la ricerca al meeting annuale dell`American Chemical Society a San Francisco, ha detto che i risultati forniscono ulteriori prove che le noci, anche se molto ricche di grassi, sono salutari. "Questo studio mostra che quando i topi con tumori alla prostata consumano una quantità di noci paragonabile a quella che può essere facilmente mangiata da un uomo, la crescita del tumore viene controllata - spiega Davis - lasciando molto sperare che questo possa portare a benefici anche per i pazienti", e annuncia altre ricerche su come le noci siano in grado di ridurre la crescita delle cellule tumorali.



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23.03.2010
Oncologia: diagnosi precoce tumori colon evita 50% morti.

Da: ONCOLOGIA

Il tumore del colon-retto, terzo tra i maligni per incidenza e mortalita`, colpisce ogni anno 35 mila persone in Italia, con un picco di incidenza dai 55 anni in su. Eppure, oggi, vi sono ottime possibilita` di guarigione: gli screening diagnostici sono in grado di identificare oltre il 75% dei tumori del colon-retto e ricerche dimostrano che il 50% delle morti puo` essere evitato proprio grazie alla diagnosi precoce e ai nuovi trattamenti oggi disponibili. E` agli over 50, che si rivolge una nuova campagna di prevenzione e sensibilizzazione; per invitare tutti quelli che ben ricordano il mitico Carosello degli anni `60 a pensare al tumore del colon-retto. `E` ora di pensarci`, recita lo slogan. Presentata questa mattina a Roma e promossa da Aistom (Associazione italiana stomizzati onlus), Aiom (Associazione italiana oncologica medica), sotto il patrocinio del ministero della Salute e della Favo, la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia) e supportata da Roche spa, la Campagna prendera` il via a maggio con la prima tappa di Palermo; poi sara` la volta di Catania, Bari, Napoli e Roma. "Perche` - ha sottolineato il professor Francesco de Lorenzo, presidente Favo - e` proprio nelle regioni del Mezzogiorno che si registra una diffusione ancora insufficiente dei programmi di screening e un tasso di adesione troppo basso". I dati dell`Osservatorio Nazionale Screening mostrano che l`adesione agli inviti (dato che rappresenta la reale porzione di popolazione che si dovrebbe sottoporre ai test) raggiunge il 44,5% nelle regioni del Nord e il 41% al Centro per scendere al 28,7 nel Sud e nelle Isole, dove soltanto l`1,2% della popolazione target e` stata effettivamente sottoposta ai test. "La maggiore diffusione dei programmi di screening per il tumore del colon-retto e` tra le priorita` del ministero - ha ribadito Filippo Palumbo, direttore del Dipartimento Programmazione Sanitaria del ministero della Salute - anzi, nel Piano oncologico nazionale, che e` quasi pronto e che il ministro presentera` alle regioni dopo le elezioni, una quota annua pari al 3% verra` sbloccata soltanto dopo aver verificato il buon governo e la buona assistenza - continua Palumbo - e dimostrare di saper fare bene questi screening (colon retto, mammella e cervice uterina), contribuira` a sbloccare queste risorse alle regioni". Da maggio a novembre quindi, via alla campagna di prevenzione: in piazza verra` allestito `un colon retto di plastica` presso il quale il pubblico potra` ricevere materiale informativo. Sul sito internet www.tumoredelcolonretto.it tutte le informazioni su fattori di rischio, prevenzione, diagnosi precoce, test e le interviste agli specialisti; anche Facebook, Youtube e Wikipedia contribuiranno a veicolare i messaggi di invito alla prevenzione. "Dobbiamo informare la popolazione e sensibilizzare soprattutto le categorie a rischio - ha dichiarato nel suo intervento Giuseppe Dodi, presidente Aistom - per far comprendere quanto sia importante sottoporsi agli esami diagnostici quale il sangue occulto nelle feci". Perche` se la neoplasia viene individuata in una fase iniziale si guarisce nella stragrande maggioranza dei casi, mentre "la percentuale cala al 40-50% quando la diagnosi e` tardiva poiche` il tumore ha avuto modo e tempo per espandersi", conclude il professore Marco Venturini, presidente Eletto Aiom.
 



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23.03.2010
Malaria: fattori genetici aumentano trasmissione.

Da: Medicina

Un nuovo tassello si e` aggiunto nella conoscenza clinica della malaria, malattia che provoca due milioni di morti l`anno nel mondo, la meta` dei quali bimbi sotto i cinque anni, soprattutto nelle regioni dell`Africa subsahariana. La malaria e` un`infezione causata da un parassita (il Plasmodium) trasmessa all`uomo da zanzare del genere Anopheles. Il gruppo di ricercatori coordinati da David Modiano del dipartimento di Scienze di sanita` pubblica della Sapienza ha scoperto, attraverso esperimenti condotti in Burkina Faso (area nella quale la malaria e` endemica) che alcuni fattori genetici protettivi nei confronti della malaria provocano pero` una maggiore trasmissibilita` del parassita dall`uomo alla zanzara. Lo studio e` stato pubblicato sulla rivista Nature Genetics. Ricerche iniziate negli anni `90 avevano dimostrato che una mutazione dell`emoglobina, nota come emoglobina C, presente solo in Africa occidentale, conferisce una evidente resistenza alla malattia. Ora e` stato dimostrato che la variabilita` genetica oltre a influire sulla resistenza/suscettibilita` alle malattie infettive, quali la malaria, influenza anche le dinamiche di trasmissione. In particolare, inchieste malariologiche condotte su 3.700 individui e esperimenti di trasmissione in vivo e ex vivo su 60 bambini e 6.446 zanzare, hanno evidenziato come le emoglobine C e S siano associate a un incremento di circa tre volte dell`efficienza di trasmissione del parassita dall`uomo alla zanzara. Questo significa che se la mutazione genica rappresenta una sorta di protezione per l`uomo che ne e` portatore, che dunque si ammala meno di malaria, dall`altra rende lo stesso piu` "pericoloso" perche` in grado di trasmettere molto piu` efficacemente il parassita alla zanzara. La scoperta apre ulteriori scenari nella individuazione e messa a punto di nuove strategie di controllo della diffusione della malattia che coinvolgono diversi ambiti scientifici dall`epidemiologia alla genetica umana, dalla parassitologia all`entomologia. Il progetto, finanziato da EU, FP6, BioMalPar Network of Excellence e dall`Istituto Pasteur-Fondazione Cenci Bolognetti, e` stato realizzato dai ricercatori della Sapienza in collaborazione con l`Institut de Recherches en Sciences de la Sante` e l`ospedale Saint-Camille del Burkina Faso e con l`Institut de Recherche pour le Developpement Francese.



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22.03.2010
Genetica: malaria, scoperta mutazione alleata contagio.

Da: Ricerca

Potrebbero rivelarsi il tallone d`Achille della malaria, le mutazioni genetiche che rendono più facile la trasmissione del parassita responsabile della malattia, il plasmodio. Le ha scoperte e descritte sulla rivista Nature Genetics un gruppo dell`università di Roma La Sapienza. La ricerca, condotta nell`ambito di un progetto europeo, apre la possibilità di mettere a punto nuove armi contro una malattia che provoca ogni anno nel mondo due milioni di morti, la metà dei quali sono bambini al di sotto dei cinque anni che vivono soprattutto nelle regioni dell`Africa subsahariana. Per esempio, potrebbero essere messe a punto di nuove strategie di controllo della diffusione della malattia che coinvolgono diversi ambiti scientifici dall`epidemiologia alla genetica umana, dalla parassitologia all`entomologia. Il gruppo di ricerca coordinato da David Modiano, del dipartimento di Scienze di sanità pubblica della Sapienza, ha scoperto i fattori che accelerano la trasmissibilità del parassita attraverso esperimenti condotti in Burkina Faso, dove la malaria è endemica. E` il punto di arrivo di ricerche iniziate negli anni `90, che avevano dimostrato come una mutazione dell`emoglobina, nota come emoglobina C, presente solo in Africa occidentale, conferisce un`evidente resistenza alla malattia. La ricerca in Burkina Faso è stata condotta su 3.700 individui e si è basata su esperimenti di trasmissione su 60 bambini e 6.446 zanzare: è emerso che alcune mutazioni dell`emoglobina che proteggono dalla malattia, aumentano la trasmissione del parassita dall`uomo alla zanzara e permettono così la diffusione della malaria. Le mutazioni riguardano le emoglobine C ed S e rendono tre volte più efficiente la trasmissione del parassita dall`uomo alla zanzara. Questo significa che se la mutazione genica rappresenta una sorta di protezione per l`uomo che ne è portatore (e che quindi si ammala meno di malaria), dall`altra rende lo stesso individuo più "pericoloso" in quanto può trasmettere il parassita con maggiore facilità. Finanziato da Commissione Europea e Istituto Pasteur-Fondazione Cenci Bolognetti, il progetto è stato realizzato dai ricercatori della Sapienza in collaborazione con l`Institut de Recherches en Sciences de la Santé e l`ospedale Saint-Camille del Burkina Faso e con il francese Institut de Recherche pour le Developpement.



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22.03.2010
Tumori: Veronesi e oncologi, ottimistico vincerli a breve.

Da: Oncologia

Nei tre anni di governo che mancano alla fine della legislatura "vogliamo anche vincere il cancro". Non sono passate inosservate le parole pronunciate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal palco di piazza San Giovanni a Roma nel corso della manifestazione del Pdl. La guerra contro quello che prima dell`arrivo del 2000 veniva definito "il male del secolo" è in effetti entrato nell`agenda di governo con la presentazione, il 22 gennaio scorso da parte del ministro della Salute Ferruccio Fazio, del piano oncologico nazionale per il triennio 2010-2012, che prevede prevenzione, aggiornamento tecnologico, completamento del registro tumori e rottamazione delle vecchie apparecchiature. Accanto a tutto ciò la costruzione di una rete oncologica nazionale, con una raccolta dei risultati di ogni centro, per avere un quadro chiaro delle strutture che funzionano in modo migliore. La parte più direttamente interessata alle affermazioni del premier è quella degli oncologi, tutti i giorni in prima linea sul fronte della ricerca e della sperimentazione di nuove cure. "La parola `sconfiggere` è molto ottimistica – esordisce Umberto Veronesi, il più famoso degli oncologi italiani, presidente dell`Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. La dichiarazione nel suo insieme dimostra tuttavia la volontà di impegno economico del Governo nella ricerca, nella diagnostica e nella terapia dei tumori, e questo non può che essere accolto con favore sia dalla comunità scientifica sia da quella dei malati". Dello stesso tenore anche la reazione di Carmelo Iacono, presidente dell`Aiom (l`Associazione Italiana di Oncologia Medica):"E` un`affermazione molto forte - dice -. I presupposti scientifici per battere il cancro entro tre anni non si sono. Il tempo è troppo breve. E` importante però che il governo mostri attenzione verso il cancro. Questo vuol dire infatti investire in ricerca e assistenza e noi, come Aiom, siamo pronti a fare la nostra parte". Iacono non manca però di essere ottimista per alcune forme tumorali:"Per certi tipi di cancro otteniamo ottimi risultati sia in termini di guarigione sia di sopravvivenza, in particolare con l`aiuto di alcune nuove terapie come quella biologica. Ma, ripeto, l`affermazione di Berlusconi è importante perché mostra interesse, e se questo vuol dire investimenti, per noi è fondamentale".



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22.03.2010
Tumori: urologi, no a screening massa per quello a prostata.

Da: Oncologia

No allo screening di massa per il tumore alla prostata sopra i 50 anni, in modo da evitare diagnosi affrettate e ansia ai malati. Non indugiare, invece, sulle categorie a rischio. A queste conclusioni è giunta la Società italiana di urologia oncologica (Siuro), in un convegno a Bologna, al termine della settimana di prevenzione dei tumori ed andrologica. Indicazioni che saranno inserite in una sorta di decalogo informativo per medici e pazienti. "A differenza di altri tumori, come ad esempio quello alla mammella - ha spiegato Giuseppe Martorana, presidente Siuro e direttore della clinica andrologica dell`ospedale Sant`Orsola Malpighi - il carcinoma della prostata ha molte forme non aggressive. Motivo per cui non riteniamo che debba arrivare a tutti i maschi che hanno compiuto cinquant`anni una cartolina dallo Stato con l`invito a fare il test del Psa, l`esame ematico che permette una diagnosi precoce". Il rischio, per il presidente della Società degli urologi, é che il test "faccia venir fuori tutti i tumori prostatici in modo indistinto, quelli realmente da trattare e quelli no. Creando così un tunnel d`ansia ai malati". Ciò nonostante, Martorana ha sottolineato l`importanza di ricorrere all`esame "quando ce n`é realmente bisogno: ad esempio nei casi in cui il tumore abbia colpito i familiari o quando ci siano dei sintomi. In questi casi non bisogna indugiare, per non scivolare nell`eccesso opposto".



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18.03.2010
ONCOLOGIA: tumori: ecco `trucco che fa invecchiare` cellule cancro

Da: Sanità

Ecco il `trucco che invecchia` le cellule tumorali e le fa morire inesorabilmente: si tratta di attivare il processo di senescenza cellulare spegnendo un gene (Skp2). Scoperto da uno scienziato italiano di fama mondiale, il trucco potrebbe portare allo sviluppo di un farmaco universalmente efficace contro molti o tutti i tumori. E` l`ennesimo risultato della ricerca di Pier Paolo Pandolfi che, originario di Perugia, attualmente lavora presso la Harvard Medical School di Boston dove è giunto dopo una lunga carriera presso lo Sloan-Kettering Cancer Center di New York. "E` già disponibile - ha anticipato Pandolfi intervistato dall`ANSA - un farmaco sperimentale anti-Skp2; lo abbiamo testato ed è già in fase di sperimentazione clinica".   Secondo quanto riferito sulla rivista Nature, Pandolfi ha scoperto che spegnendo il gene `Skp2`, si fanno invecchiare solo le cellule malate, lasciando tranquille quelle dei tessuti sani. "Skp2 è un gene che causa cancro - ha spiegato Pandolfi - porta a degradazione di proteine fondamentali per la risposta anti-tumorale. Se lo so si blocca (con farnmaci anti-Skp2) le cellule malate riattivano un programma di senescenza naturale" che era stato messo Ko dal tumore. Poiché il processo di senescenza è universale, riguarda cioé tutte le cellule malate del corpo, il farmaco sperimentale testato da Pandolfi potrebbe funzionare contro molti, se non tutti, i tumori. La senescenza cellulare impedisce alle cellule di moltiplicarsi e quindi di aumentare numericamente, per cui può sbarrare la strada al cancro. Ad oggi si conoscono già alcuni geni legati all`invecchiamento delle cellule, ma la scoperta di Pandolfi è del tutto nuova perché riguarda un `programma di invecchiamento` cellulare finora sconosciuto e che funziona in modo indipendente da quelli già noti. Utilizzando cellule maligne coltivate in provetta e topolini colpiti da diversi tipi di cancro, gli esperti hanno scoperto che per far invecchiare le cellule malate e quindi eliminare i tumori basta disattivare il gene Skp2. In questo modo le cellule tumorali, divenendo incapaci di moltiplicarsi, cessano di vivere. Si tratta di assecondare un meccanismo di difesa naturale che abbiamo, ha spiegato: "Infatti la risposta di senescenza è lo stesso meccanismo che protegge la pelle dai danni del sole"; la cellula `scottata` e danneggiata attiva fisiologicamente un programma di autodistruzione. "Il processo di senescenza potrebbe rivelarsi una cura valida per molti, forse tutti i tumori - ha concluso Pandolfi – infatti la risposta di controllo che avvia la senescenza in caso di anomalie cellulari oncogeniche avviene in tutte le cellule del nostro corpo. Sta a noi sfruttarla".



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18.03.2010
FARMACI: esperti, servono 10 nuovi antibiotici entro il 2020.

Da: Sanità

L`arsenale degli antibiotici a disposizione dei medici inizia a scarseggiare, e ne servono almeno 10 nuovi entro il 2020 per evitare che lo sviluppo di batteri resistenti a quelli tradizionali renda impossibile la lotta alle infezioni. Lo afferma un appello della Infectious Diseases Society of America, che ha lanciato la `10 x `20 initiativé con un editoriale pubblicato dalla rivista Clinical Infectious Diseases. L`Organizzazione mondiale della sanità, si legge nell`articolo, ha messo l`insorgenza di batteri resistenti tra le tre principali minacce alla salute umana per il futuro. Inoltre, scrivono gli esperti, recenti studi hanno dimostrato che nella fase di sviluppo industriale ci sono pochi antibiotici, e quelli esistenti stanno diventando sempre meno efficaci. "Le passate generazioni ci hanno fatto il dono degli antibiotici - afferma David Gilbert, uno degli autori – oggi abbiamo l`obbligo morale di far sì che questo tesoro possa essere disponibile anche per le future generazioni". Secondo gli esperti, per risolvere il problema serve il coinvolgimento di industrie e istituzioni pubbliche mondiali, che sviluppino un sistema di incentivi per questo settore che le imprese stanno progressivamente abbandonando.
 



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17.03.2010
RICERCA: studio su diabete, attenti all`acquolina in bocca

Da: Ricerca

Anche l` "acquolina in bocca" può rappresentare un rischio per i diabetici. A lanciare l`allarme é stato un nuovo studio, svolto dalla Duke University Medical Center, che ha messo in evidenza come chi risponde in modo abnorme al gusto o all`odore del cibo possa avere il diabete di tipo 2, la forma più comune della patologia. I ricercatori, da quanto si legge su un articolo pubblicato su Science Signaling, hanno studiato una mutazione del gene che codifica l`anchirina B, una molecola che aumenta il rischio di diabete di tipo 2. Questa mutazione si manifesta quando è anormale la secrezione di insulina da parte del sistema nervoso parasimpatico. Quando ci si `aspetta` un pasto o se ne senta il profumo, il sistema nervoso parasimpatico provoca l`aumento della produzione di insulina in risposta alle aspettative del glucosio che entrerà, a breve, a circolare nel sangue. L`equipe di ricerca ha però dimostrato, attraverso analisi svolte su campioni umani e sui topi, che questa molecola, compromettendo tutta la catena di eventi che portano il parasimpatico a potenziare la secrezione di insulina,  aumenta i livelli di zucchero nel sangue. "Pensiamo che la risposta del parasimpatico è potenzialmente importante nel diabete di tipo 2 - hanno affermato Vann Bennett e James B. Duke,  professori di biologia cellulare, biochimica e neurobiologia all` Howard Hughes Medical Institute.


 



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17.03.2010
ONCOLOGIA: tumori: terapia del freddo `congela e uccide` cancro seno

Da: Oncologia

Il tumore al seno, e anche le  metastasi di vari tipi di cancro, possono essere `uccisi per  congelamento` e guariti, quindi, senza chirurgia: è quanto si  riesce a fare con la crioterapia, una terapia minimamente invasiva in cui l"effetto gelò viene guidato attraverso tecniche di imaging nella sede del tumore. Gli studi clinici sono stati presentati al Meeting Annuale  della Society of Interventional Radiology in corso a Tampa, Florida. La sperimentazione contro il tumore al seno ha coinvolto 13  donne che avevano rifiutato di sottoporsi a chirurgia ed è stato coordinato da Peter Littrup della Wayne State University di Detroit che ha guidato anche un`altra sperimentazione su 97 pazienti con metastasi in varie sedi del corpo. La crioterapia consiste nell`applicazione di aghi che portano il `gelo` localmente nella massa tumorale e congelano e uccidono le cellule malate. Gli aghi disponibili oggi sono sufficientemente piccoli e indolore da non richiedere l`intervento chirurgico; il trattamento viene fatto in anestesia locale dai radiologi interventisti i più sedute. Gli esperti sono riusciti a rimuovere il tumore in modo definitivo e praticamente senza lasciare segni. Lo stesso trattamento è stato ripetuto da Littrup su pazienti con metastasi da vari tipi di neoplasie che non potevano essere sottoposti a trattamento chirurgico. Anche questi pazienti hanno beneficiato della crioterapia che potrebbe essere usata, quindi, anche come `terapia di riposo` insieme alla chemio.

 



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17.03.2010
ONCOLOGIA: tumori: GB, negati farmaci a 16 mila malati terminali

Da: Oncologia

Almeno 16 mila malati terminali in Gran Bretagna si sono visti negare la somministrazione di farmaci oncologici che avrebbero potuto prolungare la loro vita di alcuni mesi. Lo riferisce il sito dell`Express, precisando che l`Istituto Nazionale per la Salute e l`Eccellenza Clinica (Nice) non è riuscito a mantenere la promessa di rendere più agevole l`accesso a queste medicine ai malati in fin di vita. Il Nice ha giustificato questa `discriminazione` dall`alto costo dei farmaci in questione e dal fatto che ai pazienti non sarebbe garantita la sopravvivenza per almeno tre mesi. "E` inaccettabile - ha detto Andrew Wilson, responsabile del Forum sui Cancri Rari - che migliaia di pazienti non possano usufruire delle cure di cui hanno bisogno, e che i loro dottori vogliono somministrargli, perché il Nice ha deciso che questo tipo di trattamento non risponde a criteri arbitrari".
 



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17.03.2010
MEDICINA: diabete: 17% pazienti prima visita e` malato gia` da 7 anni

Da: Medicina

Ogni anno il 17% di chi si presenta per la prima volta per una visita, in uno degli oltre 650 centri diabetologici italiani, ha la malattia già in atto da oltre 7 anni. E` uno dei dati che l`Associazione medici diabetologi (Amd) ha reso noto in un incontro sulla gestione della malattia diabetica in Italia, tenutosi a Milano. "Nel nostro Paese - ha spiegato Sandro Gentile, presidente Amd - ci sono 4,5 milioni di persone con diabete, a cui si sommano almeno un milione di persone che non sanno di averlo. Oggi, la spesa per questa malattia assorbe il 15% della spesa sanitaria, e se non si prendono precauzioni da subito il sistema sarà destinato a fallire ". E` per questo motivo che Amd ha voluto lanciare il progetto `Subito`, che sarà presentato ufficialmente alle istituzioni a Roma nel mese di maggio. Il progetto ha un duplice obiettivo culturale e clinico, e propone di cambiare il modo di trattare il diabete da parte di tutti i medici (specialisti e non) rendendoli pronti ad intervenire "sin da subito", ha spiegato Carlo Bruno Giorda, vicepresidente Amd. Perché, ha precisato: "E` dimostrato già da tempo che intervenire precocemente migliora le complicanze, con dei vantaggi sia economici che sociali. Dobbiamo modificare il comportamento seguito sino a poco tempo fa e glicemie di 140-150mg/dl non devono essere tollerate ma devono subito diventare oggetto di cura".  `Subito` si svilupperà nei prossimi quattro anni in diverse direzioni: da una parte verso la formazione del medico per un nuovo approccio alla malattia e l`educazione terapeutica per i pazienti, dall`altra verso la ricerca per migliorare le conoscenze e la misurazione dei risultati".

 



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11.03.2010
MEDICINA: esperti,in Italia sono troppi gli `uteri asportati`

Da: Medicina

In Italia vengono praticati troppi interventi di asportazione dell`utero, detti isterectomie, anche quando si tratta di patologie non neoplastiche. A sollevare il problema sono gli esperti che a Milano hanno presentato i risultati di uno studio internazionale, pubblicato dall`Università danese di Aarhus, che ha coinvolto 228 donne. L`asportazione dell`utero resta il più diffuso intervento al mondo dopo il taglio cesareo e in Italia vengono fatti quasi 70 mila interventi di questo tipo all`anno. "Sono troppe – spiega Valeria Dubini, vicepresidente nazionale Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani - anche perché spesso praticate in modo improprio, soprattutto per risolvere patologie benigne come le mestruazioni abbondanti che, nel nostro Paese, sono la prima causa di ricovero e di visite ginecologiche". I risultati dello studio hanno dimostrato che proprio questo problema, che in Italia colpisce il 20% delle pazienti, potrebbe essere risolto con alternative valide e il tasso degli interventi chirurgici "demolitivi" potrebbe essere ridotto. Addirittura "il 60% di questi interventi - spiega Giampietro Gubbini, ginecologo responsabile del progetto Mestop `salva-utero` - si sarebbero potuti evitare con trattamenti conservativi come la spirale medicata che può salvare utero e fertilità in sei casi su dieci rilasciando il progestinico gradualmente e in maniera controllata". E proprio questa alternativa farmacologica, che "risolve il problema nel 90% dei casi di flussi mestruali abbondanti – ha concluso Dubini - è indicata tra le varie possibilità a disposizione dei medici anche dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo)".

 



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11.03.2010
MEDICINA: Insufficienza renale, malattia "subdola"

Da: Medicina

Si stima siano oltre 5 milioni gli italiani con ridotta funzionalità renale, eppure l’importanza dei reni è spesso sottovalutata, perché l’insufficienza renale nella fase iniziale si manifesta senza sintomi e comporta la perdita progressiva della funzionalità renale fino all’insorgere di serie conseguenze come l’ipertensione e l’anemia. “L’insufficienza renale cronica – spiega Bruno Cianciaruso, professore di Nefrologia presso la Facoltà di Medicina dell` Università degli Studi di Napoli “Federico II”,  – è una malattia ‘subdola’, perché i pazienti non si accorgono per molto tempo di avere una ridotta funzionalità renale. Spesso, inoltre, l’insufficienza renale cronica comporta una riduzione dei livelli di emoglobina e, quindi, causa lo sviluppo di anemia renale. I pazienti si accorgono di aver sviluppato questa condizione attraverso una riduzione della loro capacità di lavoro e di concentrazione. L’anemia si manifesta con una facile e frequente affaticabilità e riduce la capacità di avere una buona qualità di vita”. Prima dell’introduzione di farmaci in grado di correggere l’anemia renale i pazienti si sottoponevano a frequenti trasfusioni di sangue. Con la scoperta dell’eritropoietina sintetica di tipo umano è stato possibile intervenire sui sintomi dell’anemia. Spesso nell’immaginario collettivo la malattia renale viene associata alla dialisi. Eppure i pazienti, a seconda del differente grado di riduzione della funzionalità renale, vivono esperienze diverse della malattia. “È vero che la malattia renale si identifica con la dialisi, che è una terapia in grado di sostituire la funzione dei reni, ma c’è prima un lungo percorso che il paziente compie. Oggi con le terapie a disposizione questo percorso può durare anni e, se si ha una malattia renale poco progressiva, anche decenni. Nella malattia renale cronica, quando non subentra la dialisi, il paziente può condurre una vita normale, fatta di lavoro, svago e rapporti sociali”. Ma che cosa si può fare per proteggere la salute dei propri reni? “Seguire uno stile di vita sano e una corretta alimentazione, garantire all’organismo un’adeguata idratazione ed evitare il fumo sono comportamenti importanti per contrastare l’insorgere di malattie renali. È inoltre consigliabile almeno una volta all’anno fare un esame delle urine, per verificare che non ci sia una perdita di albumina. Occorre poi tenere sotto controllo la pressione arteriosa e prestare particolare attenzione a diabete e ipertensione, in quanto possibili cause di danno renale”.

 



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11.03.2010
ONCOLOGIA: tumori:studio raro sarcoma puo`aiutare terapia tumori comuni

Da: Oncologia

Lo studio di un tumore raro che dà una risposta del 100% alla terapia con farmaci biologici potrebbe essere la strada per `aggiustare la mira` delle terapie a bersaglio molecolare anche per altri tumori più comuni. E` quanto sono impegnati a discutere una cinquantina di biologi e clinici europei, americani e australiani riuniti in un albergo milanese per scambiarsi dati e risultati. Il tumore in questione è il Gist, un sarcoma del tratto gastroenterico che interessa in Italia ogni anno 1,5 persone ogni 100 mila abitanti. I pazienti con questo tumore hanno visto la prognosi ribaltarsi improvvisamente con l`arrivo dei farmaci biologici, in particolare con l`imatinib, che ha portato le loro prospettive di vita da uno a cinque anni, in media. "Significa - spiega il coordinatore del convegno Paolo Casali (Istituto dei Tumori di Milano) - che abbiamo pazienti in cura da 10 anni". Questo rappresenta finora un caso unico nel campo delle nuove terapie a bersaglio molecolare che, a fronte di una spesa alta per il trattamento, aggiungono in genere solo qualche mese alle aspettative di vita del paziente. Ma perché qui il farmaco biologico funziona e in altri tumori no? "Ora è ben chiaro - risponde l`oncologo - che i farmaci biologici aumentano in genere di poco la sopravvivenza solo perché non si sa bene qual è il vero bersaglio molecolare. Qui invece il bersaglio molecolare è stato ben centrato: questa è la grossa lezione dei gist, che ci ha permesso di capire quali sono le resistenze al farmaco. Si tratta ora di sviluppare nuove terapie che ci permettano di colpire in modo mirato le alterazioni molecolari iniziali, una strategia che potrebbe essere molto utile anche per altri tipi di tumore più comuni".

 



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11.03.2010
ONCOLOGIA: tumori: prostata, un virus innocuo uccide cellule malate

Da: Oncologia

Iniezioni locali di un virus  potrebbero rappresentare un`efficace alternativa terapeutica contro il cancro alla prostata: si tratta di un virus innocuo, il reovirus, ubiquitario a cui tutti siamo esposti, che è capace di uccidere le cellule tumorali distruggendo la loro membrana (oncolisi). Il virus è stato testato su sei pazienti e, iniettato localmente, si è dimostrato capace di uccidere le cellule malate risparmiando quelle sane, ha spiegato Don Morris, del Baker Cancer Center in Alberta. Secondo quanto riferito sulla rivista Cancer Research, il  virus agisce facendo rompere la membrana delle cellule malate. Il reovirus è già stato testato con successo su altri tipi  di cancro ma è la prima volta che viene usato contro il tumore  della prostata. Il virus è stato provato su sei pazienti per i quali era  già programmato l`intervento di asportazione della parte della ghiandola prostatica invasa dal tumore. Osservando il tessuto prostatico rimosso chirurgicamente, si è visto che quello dei  pazienti trattati con iniezioni locali del virus conteneva meno cellule tumorali vive, segno che il virus le aveva uccise. Non vi sono effetti collaterali e il tessuto sano non risente del  virus.

 



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09.03.2010
RICERCA: malaria, cambiamento climatico ruolo fondamentale

Da: Ricerca

Nuovi indizi inchiodano i cambiamenti climatici: tra i tanti problemi ad essi connessi c`é anche la diffusione della malaria in alcune parti del mondo che fino ad oggi sembravano relativamente immuni. A lanciare l`allarme è una ricerca, pubblicata nel Quarterly review of biology, in cui si sottolinea come nella diffusione di questa malattia in aree montuose dell`Africa orientale, dell`Indonesia e perfino dell`Afghanistan svolga un ruolo importante il riscaldamento globale. La malaria è endemica nei Paesi del sud del mondo, caratterizzati da climi particolarmente caldi e umidi come in Africa, Sud America e Sud est asiatico. Lo sviluppo e la sopravvivenza, sia della mosca che la diffonde che del parassita che è il veicolo primario della malaria, sono altamente sensibili ai pattern delle temperature giornaliere e stagionali. E` per tale motivo che  questa malattia è tradizionalmente rara nelle zone montuose più fresche. Le ultime analisi tuttavia - come hanno sottolineato gli autori della ricerca, uno dell` università di Atlanta e l`altro di quella di Wegeningen, in Olanda - hanno evidenziato come, nel corso degli ultimi 40 anni, la malaria si sia diffusa anche in zone montuose. La causa di questo devastante processo, secondo le ricerche condotte negli ultimi anni, è da attribuire al riscaldamento globale, tesi questa che tuttavia non è unanimemente condivisa negli ambienti scientifici. Il nuovo studio ha messo a confronto le diverse tesi sull`argomento, considerando anche altri fattori che possono interagire con il clima influendo sul diffondersi della malaria: le emigrazione dalle aree di pianura più calde verso quelle montuose e il diffondersi di nuove culture, il granoturco in particolare, e di diversi sistemi di coltivazione. La conclusione è che il cambiamento climatico ha certamente "un ruolo importante" nell`estendersi delle aree malariche.  "Capire i molti fattori che influenzano il diffondersi della malaria nelle zone montuose potrebbe aiutare nel controllare la sviluppo della malattia a livello mondiale", ha affermato Constantianus Koenraadt, della Wageningen University.

 



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09.03.2010
ONCOLOGIA: tumori: senza proteina stop sviluppo cancro osseo, scoperta italiana

Da: Oncologia

Se si `toglie` una proteina di membrana, nota come CD99, le cellule di sarcoma di Ewing non sviluppano più masse tumorali. La scoperta, fatta da sei ricercatrici dell`Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, apre una nuova strada per il trattamento dei tumori delle ossa. La ricerca, anticipata online da Le Scienze, è pubblicata nel numero di marzo del Journal of Clinical Investigation, rivista scientifica internazionale.  La CD99 rende infatti la cellula normale `permissiva` alla trasformazione operata dall`oncogene del sarcoma di Ewing, tumore osseo che insorge fra infanzia e età adulta, seconda neoplasia dell`osso più frequente in età pediatrica, dopo l`osteosarcoma. Una malattia molto aggressiva per la quale gli indici di guarigione sono ancora insoddisfacenti (70% per diagnosi con tumore localizzato, 30% se la diagnosi viene fatta in fase avanzata), comunque ottenuti a prezzo di una forte compromissione della qualità della vita. Secondo quanto hanno scoperto i ricercatori bolognesi, togliendo la CD99 l`oncogene, pur essendo presente e attivo, non indirizza più la cellula malata verso la malignità, bensì verso funzioni normali. Il risultato è frutto di quattro anni di ricerca, ha spiegato Katia Scotlandi, responsabile del Centro di Riferimento Specialistico Sviluppo di Terapie Biomolecolari del Rizzoli. Per arrivare al risultato si è collaborato con un gruppo statunitense dello Utah, con l`Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e l`Istituto Superiore di Sanità. "Va detto con chiarezza che non siamo di fronte a una possibilità immediata di nuove cure per i pazienti - ha spiegato - Siamo però a una svolta, perché per la prima volta sappiamo dove guardare per comprendere origine e modalità di evoluzione del sarcoma di Ewing: interferire con l`azione della proteina CD99 può rappresentare una nuova strategia terapeutica contro questa patologia, ma soprattutto questo lavoro apre la strada all`idea di una terapia differenziativa, cioè che incida sulla capacità delle cellule di differenziarsi in modo normale, per i sarcomi, in analogia alle leucemi".

 



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05.03.2010
RICERCA: ridurre il sale del 10% puo` abbattere infarti e ictus

Da: Ricerca

Un`alleanza tra governo Usa e industrie per ridurre del 10% il sodio negli alimenti farebbe meglio di una tassa sul sale e potrebbe evitare 1 milione tra infarti e ictus, con risparmi sanitari per 32 miliardi di dollari. Lo afferma uno studio appena pubblicato su Annals of Internal Medicine che rilancia la crociata anti-sale incoraggiata da numerosi enti e istituzioni americane. `Per il singolo si tratta di una modesta riduzione della pressione sanguigna - afferma Crystal Smith-Spangler, che ha coordinato i nuovi dati - ma su grandi numeri si traduce in una significativa riduzione delle malattie cardiovascolari e in risparmi sui costi sanitari`. Attualmente ogni americano consuma in media 8-10 grammi di sodio, per la maggior parte contenuto in alimenti confezionati. Gli epidemiologi hanno simulato al computer l`impatto reale di una riduzione del 9,5% di sodio per persona, stabilita d`accordo tra i principali produttori e le autorita`, come gia` avvenuto nel Regno Unito. Il taglio drastico del sale impedirebbe 531.885 ictus e 480.358 attacchi di cuore nella fascia di popolazione tra i 40 e 85 anni.
 



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03.03.2010
RICERCA: tre diverse diete riducono le pareti delle arterie

Da: Ricerca

Tre diversi tipi di diete, fra cui quella Mediterranea, sono efficaci nel ripulire le pareti delle arterie ingrossate dai grassi. Lo afferma una ricerca israeliana pubblicata dalla rivista Circulation. I ricercatori dell`Universita` Ben Gurion hanno studiato 140 persone per due anni, a cui e` stato chiesto di scegliere fra tre tipi di dieta, una con pochi grassi, una con pochi carboidrati e quella definita `Mediterranea`, con molta frutta e verdura e che utilizza olio di oliva come principale fonte di grassi. All`inizio e al termine dello studio e` stato misurato ai volontari, quasi tutti maschi tra i 45 e i 65, il volume delle pareti dell`arteria carotidea, trovando una diminuzione del 5 per cento. "E` molto interessante che tre diete molto diverse diano lo stesso risultato - ha spiegato Iris Shai, uno dei ricercatori, alla Bbc - probabilmente questo e` dovuto al fatto che tutte e tre le diete abbassano la pressione sanguigna. Lo studio ha dimostrato comunque che si possono ridurre le placche delle arterie anche senza pillole".

 



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03.03.2010
RICERCA: dalle spugne marine speranza per farmaci anti-alzheimer

Da: Ricerca

Potrebbe venire dai tunicati, una specie di spugna marina invertebrata, un passo decisivo nella comprensione dello sviluppo dell`Alzheimer e nei test di possibili farmaci. Secondo due ricercatori dell`Università` di San Diego questo invertebrato, che ha l`80 per cento del Dna simile a quello umano, e` infatti un perfetto incubatore della malattia, e il suo utilizzo nei test potrebbe far superare le principali difficoltà in questo senso, prima fra tutte l`estrema lentezza con cui la malattia si manifesta nei modelli animali. Mike Virata e Bob Zeller, che hanno pubblicato lo studio su Disease Models & Mechanisms, sono partiti dall`osservazione che i tunicati, che sono considerati gli organismi invertebrati piu` vicini all`uomo, hanno tutti i geni `necessari` a far sviluppare l`Alzheimer. Una volta introdotta nei tunicati una proteina mutata che nell`uomo e` alla base dello sviluppo delle placche all`origine di questa malattia, i ricercatori hanno effettivamente notato in solo un giorno lo sviluppo della malattia nel cervello degli invertebrati, connessa a problemi nel comportamento. Una volta trattati con un farmaco sperimentale anti-placche gli animali sono tornati normali. ``E` una novità fondamentale - hanno spiegato gli autori - perché tutti i modelli sviluppati in precedenza negli invertebrati non davano luogo alle placche, mentre nei vertebrati queste si formano in diversi mesi. Ora c`e` uno strumento per testare i farmaci rapidamente``.

 



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03.03.2010
RICERCA: meno ricoveri per aritmie bevendo più caffè al dì

Da: Ricerca

Il caffé potrebbe proteggere dalle aritmie: infatti chi lo beve presenta un rischio inferiore di essere ricoverato in ospedale per disturbi del ritmo cardiaco. E` quanto dimostra uno studio di epidemiologia condotto da ricercatori del `Kaiser Permanent Division of Research` a  Oakland, che sarà presentato alla 50/ma conferenza annuale della American Heart Association a San Francisco da Arthur Klatsky. Il tasso di ospedalizzazioni in generale per disturbi del ritmo cardiaco, nei 10 anni di monitoraggio, è risultato ridotto complessivamente del 28% per coloro che bevevano 4 o più tazzine al giorno. Lo studio ha coinvolto 130.054 persone e visto che un consumo di 4 o più tazzine al dì è associato a una riduzione del rischio di ospedalizzazione per aritmie del 18%. La riduzione del rischio scende al diminuire del consumo quotidiano di caffè.

 



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03.03.2010
RICERCA: Cnr, un`iniezione e l`osso danneggiato torna nuovo

Da: Ricerca

Un`iniezione e l`osso danneggiato torna come nuovo. Un passo avanti possibile grazie ad un nuovo materiale composito iniettabile, utilizzabile per il trattamento delle fratture e delle patologie del sistema scheletrico, brevettato dall`Imcb-Cnr di Napoli e Finceramica. Perfezionato dall`Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche (Imcb-Cnr) di Napoli, il nuovo materiale è utilizzabile come sostituto osseo per il trattamento delle fratture da traumi e delle patologie del sistema scheletrico, dalla perdita di sostanza ossea all`osteoporosi. Il brevetto è stato depositato con Finceramica Faenza S.p.a., società spin-off dall`Istituto della scienza e tecnologia dei materiali ceramici del Cnr (Istec-Cnr) di Faenza, che si occuperà del potenziale sfruttamento industriale. "Il dispositivo, costituito da un polimero sintetico e materiale bioceramico riassorbibile - spiega Luigi Ambrosio dell`Imcb-Cnr - è iniettabile mediante tecniche chirurgiche o vie d`accesso anatomiche mini invasive. La solidificazione avviene in pochi minuti, compatibilmente con i tempi della chirurgia, colmando il difetto osseo e stimolando la rigenerazione. Una volta riassorbito, infatti, il materiale promuove il processo di rigenerazione del tessuto osseo, riparando così fratture che presentano tempi lunghi di recupero o riempiendo cavità dovute a interventi chirurgici demolitivi". Inoltre, specifica il ricercatore, "tale materiale si differenzia dagli attuali cementi ossei perché fornisce migliori proprietà meccaniche ed evita lo sviluppo di calore durante la fase di indurimento e i conseguenti danni ai tessuti circostanti", evitando anche effetti collaterali come allergie. Il materiale, essendo `biomimetico`, è in grado di replicare sia la composizione chimica sia l`architettura tridimensionale dell`osso naturale, garantendo così il ripristino strutturale del difetto e il recupero funzionale degli apparati. Il campo di applicabilità, chiarisce Ambrosio, "riguarda tutte le patologie del sistema scheletrico: dalle più comuni legate all`età, quali osteoporosi, artrosi e artriti, alle più gravi, quali sarcomi e cisti ossee". Il brevetto, del quale Finceramica S.p.a. ha ottenuto il potenziale sfruttamento industriale, ora affronterà la fase della realizzazione dei prototipi, dalle sperimentazioni pre-cliniche su soggetti umani all`industrializzazione.

 



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02.03.2010
RICERCA: stress in gravidanza si riflette su sviluppo feto

Da: Ricerca

Donne incinte non stressatevi. L`esposizione del feto ad un alto livello di cortisolo, l`ormone dello stress, può infatti incidere sullo sviluppo cognitivo del bambino. E` quanto emerge da uno studio pubblicato su Biological Psychiatry, condotto da Thomas O`Connor, professore di psichiatria e psicologia all`università di Rochester e direttore del Wynne Center for Family Research. Secondo lo studio, i deficit nei neonati potrebbero manifestarsi nel livello di attenzione o nella capacità di risolvere i problemi. Si tratta, per i ricercatori, di un processo reversibile solo se la madre, nei primi mesi di vita, riesce ad instaurare un legame forte con il bambino. "I nostri risultati - afferma O`Connor - dimostrano che l`esposizione del feto al cortisolo e l`inizio del legame tra la madre e il bambino sono fattori che si combinano per influenzare lo sviluppo neurologico del piccolo". I ricercatori hanno reclutato 125 donne alle quali è stata fatta un`amniocentesi per misurare il livello dell`ormone dello stress nel liquido amniotico, e successivamente hanno effettuato un Bayley test (strumento usato per misurare lo sviluppo mentale e motorio dei bambini) a 17 mesi d`età del bambino per misurarne la capacità di gioco e la memoria. I risultati hanno evidenziato che i bambini con un attaccamento debole e insicuro verso la madre e una elevata esposizione al cortisolo prenatale avevano un livello d`attenzione più basso e maggiori problemi di lingua e nella capacità di risoluzione dei problemi. Mentre i bambini che con le loro mamme avevano un rapporto solido e sicuro, anche nel caso di un`alta esposizione prenatale al cortisolo, non presentavano problemi di sviluppo cognitivo.

 



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02.03.2010
RICERCA: cervello: avere vita piena lo mantiene giovane e sano

Da: Ricerca

Mantenendosi attivi, il cervello è al riparo da malattie e dall`invecchiamento: infatti le persone che hanno molti scopi nella vita, che sono ricche di progetti da  perseguire, hanno un rischio di ammalarsi di Alzheimer della metà più basso di coetanei meno attivi, con meno interessi e  minore grado di coinvolgimento in esperienze di vita. Lo dimostra uno studio su quasi mille anziani diretto da Patricia Boyle della Rush University Medical Center, presso Chicago. Pubblicato sulla rivista Archives of General Psychiatry, lo  studio mette in evidenza che più le persone si sentono bene  quando pensano alle cose che hanno fatto nella vita e a quel che intendono fare nel futuro, meno rischiano il declino cognitivo tipico dell`età e la demenza senile. Anche se non è chiaro il nesso causa-effetto tra il condurre una vita piena di impegni e di scopi e il mantenimento del  cervello giovane e sano, è possibile che un`esistenza `piena` abbia un effetto indiretto sulla salute generale del corpo e in particolare sul funzionamento dei sistemi cardiocircolatorio e immunitario.
 



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01.03.2010
ONCOLOGIA: tumori: esperto, aumento nei bimbi anche effetto inquinamento

Da: Oncologia

Un bambino su 5-600 nel mondo occidentale va incontro a una patologia neoplastica: è la seconda causa di morte nell`infanzia dopo gli incidenti, la prima per patologia nei bambini, ed alcuni studi hanno dimostrato il legame con l`esposizione agli agenti inquinanti, anche dei genitori, mentre in Italia i dati sono "ancora più preoccupanti". Lo afferma, in un`intervista sul quotidiano ecologista Terra, Ernesto Burgio, coordinatore del Comitato scientifico di Isde Italia, l`associazione dei medici per l`ambiente. "Ancor più significativo - spiega Burgio - è il dato sull`incremento dei linfomi: se in Europa è dello 0,9%, in Italia è addirittura del 4,6% annuo. Alcuni ricercatori dell`Environmental Health Institute hanno calcolato che nei primi 2 anni di età abbiamo un incremento 8 volte superiore a quello atteso". E quest`aumento, sottolinea l`esperto, "non può che riflettere l`esposizione genitoriale a numerosissimi fattori ambientali cancerogeni o pro-cancerogeni". L`esposizione, ad esempio, a metalli pesanti e al particolato ultrafine, prodotti dal traffico veicolare, dagli inceneritori e da altri grandi impianti, dice ancora l`esperto, "crea le premesse alle mutazioni che daranno origine ai tumori". E` dunque quest`inquinamento di base, conclude Burgio, che "va combattuto attraverso la prevenzione primaria".
 



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01.03.2010
MEDICINA: messo a punto test di fertilità maschile fai da te

Da: Medicina

Ideato un test della fertilità fai  da te per gli uomini: presto potrebbe arrivare a casa degli  europei per fare la conta degli spermatozoi e capire se è lui,  nella coppia, ad avere problemi di fertilità, e anche quanto  gravi sono questi problemi. Messo a punto dall`equipe di John Herr dell`Università della Virginia a Charlottesville, il test è al momento al vaglio dell`Fda, l`organo regolatorio statunitense, per l`approvazione  finale. Secondo quanto riferito sulla rivista Human Reproduction, il  test fai da te si chiama `SpermCheck Fertility` e, per 25  dollari (molto meno del costo di un test del seme standard eseguito in clinica) conta la concentrazione di spermatozoi usando una molecola che si trova sulla `testolina` di ciascuno spermatozoo (SP-10). Una conta normale, che indica che lui non ha alcun problema  di fertilità, è pari a 20 milioni di spermatozoi per  millilitro di sperma. Sotto questa soglia c`é un deficit e  quindi potenzialmente un problema di fertilità maschile. Il test permette agli uomini di capire se hanno dei problemi e se necessitano di assistenza medica e indica anche l`entità  del problema (a seconda di quanto la concentrazione è inferiore al valore normale). Il test è stato confrontato con la normale analisi del seme fatta in laboratorio ed ha mostrato  un`accuratezza del 95%.

 



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01.03.2010
MEDICINA: cardiopatie, più a rischio donne con molti figli

Da: Medicina

La salute cardiaca delle donne é legata anche al numero di figli che mettono alla luce: secondo uno studio svedese le donne con più di cinque figli hanno i rischi più alti di sviluppare disturbi cardiovascolari seguite dalle donne con quattro figli, mentre una prole di non più di due assicurerebbe il cuore più sano e robusto. La ricerca, pubblicata sull`American Heart Journal, si basa sull`analisi di oltre 1,3 milioni di donne dai 50 anni in su, la cui salute è stata seguita una media di 10 anni. E` emerso che le donne con due figli sono risultate il segmento di popolazione femminile con i pericoli più bassi di andare incontro ad infarti o ictus seguite dalle donne senza figli o con un massimo di tre che hanno evidenziato un rischio cardiovascolare più alto del 10%. Le donne con quattro figli hanno mostrato un incremento dei pericoli del 30% e quelle con cinque e più figli un rischio addirittura del 60%.
 



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01.03.2010
RICERCA: Usa; ictus, dieta grassa aumenta rischi donne 40%

Da: Ricerca

Una dieta con alto contenuto di grassi può aumentare i rischi di ictus nelle donne già in età di menopausa sino al 44%. A rivelare i pericoli per la salute femminile di un` alimentazione errata durante il climaterio sono dati emersi  dallo studio di lunga durata su più di 87.000 donne `Women  Health Initiative`, illustrati nel corso della Conferenza della  American Stroke Association a San Antonio. A spiegare i dati è stata Ka He, nutrizionista della università del North Carolina a Chapel Hill che ha sottolineato come lo studio sia il più vasto mai condotto sui rischi di ictus legati alla dieta nelle donne. Le partecipanti all`indagine di età compresa tra i 50 ed i 79 anni sono state seguite per 7 anni durante i quali è stato registrato l`ammontare ed il tipo di grassi ingeriti: dopo aver tenuto in conto tutti gli altri possibili fattori di rischi i  ricercatori hanno osservato nelle volontarie con la dieta più  grassa un rischio di ictus più elevato del 44% rispetto alle  donne che mangiavano meno grassi. Più pericolosi sono inoltre risultati i grassi tipo margarina e quelli contenuti in cibi preparati quali biscotti e crackers. Secondo le linee guida della American Heart Association, i grassi non dovrebbero rappresentare più del 25-35% della calorie quotidiane.

 



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01.03.2010
SANITA’: malattie rare: Fazio, con nuovi Lea introdotte 109 tipologie

Da: Sanità

Dal un lato uno stanziamento di 20 milioni di euro per le Regioni, dall`altro l`introduzione all`interno dei nuovi livelli di assistenza (lea) di ben 109 Malattie rare. Sono questi, secondo il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, "i due interventi principali" realizzati nell`ultimo periodo dal dicastero in merito alle Malattie Rare. "L`emanazione dei nuovi Lea infatti - spiega il ministro a margine di un`iniziativa dedicata a queste patologie - non solo comprendono le 109 nuove malattie rare, ma anche delle modalità differenziate di erogare l`assistenza domiciliare integrata e la residenziale, dividendo la autosufficienza dalla non autosufficienza e quindi rendendo più semplice e più diretto l`accesso alle cure e l`erogazione delle cure stesse". A tale proposito il ministro ricorda che "il provvedimento sui Lea è sul tavolo del ministero dell`Economia, dopo aver superato il vaglio preliminare delle Regioni", e si augura che "una volta accertata la sostenibilità finanziaria possa diventare esecutivo al più presto". L`altro aspetto di rilievo, infine, aggiunge Fazio, è che "in previsione del piano nazionale sulle Malattie rare, stiamo introducendo un finanziamento di 20 milioni di euro per le Regioni, proprio al fine di sperimentare modalità organizzative ottimali che saranno poi quelle del piano".
 



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23.02.2010
ONCOLOGIA: tumori: cure palliative, in Italia per 11.000 bambini

Da: Oncologia

Sono oltre 11.000 in Italia i bambini e i ragazzi fino a 17 anni colpiti da tumori non guaribili e che hanno bisogno di cure palliative, con una spesa complessiva per i ricoveri pari a 650 milioni l`anno. Un costo in gran parte evitabile, con un risparmio stimato in circa 90 milioni l`anno, se i bambini potessero ricevere le cure a casa, come prevede la legge. E` quanto è emerso oggi a Roma, nel convegno sulle cure palliative pediatriche organizzato dalla Fondazione Maruzza Lefebvre d`Ovidio. La legge sulle cure palliative potrebbe essere approvata entro marzo, prima delle elezioni regionali, come ha detto recentemente il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e come é stato ribadito oggi nel convegno dai parlamentari Domenico Di Virgilio e Livia Turco. Poter somministrare le cure a casa, come prevede la legge sulle cure palliative, permetterebbe infatti di evitare 1,6 milioni di giorni di ricovero in ospedale ogni anno e 580.000 giorni nei reparti di terapia intensiva. "Grande impegno è stato speso dal ministero della Salute su questo disegno di legge che permetterà al nostro Paese di dar prova di grande impegno civile", ha rilevato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, in un messaggio inviato al convegno. Fazio si é detto inoltre "convinto di quanto sia fondamentale riconoscere ai bambini inguaribili un ambito specifico di intervento" e ha aggiunto di auspicare che "le Regioni si impegnino nella fase di attuazione delle norme presenti in questo disegno di legge". Approvare l`emendamento sull`età pediatrica all`interno del disegno di legge 1771 sulle cure palliative e la terapia del dolore permetterebbe di fornire alla famiglie un maggiore supporto. Si calcola che oggi un terzo dei nuclei familiari si disgrega dopo la scomparsa del bambino e che più di 300 persone (fra parenti, insegnanti, compagni, vicini di casa) devono modificare le abitudini di vita. In vista dell`approvazione della legge, l`incontro di oggi è stata anche l`occasione per politici, associazioni, amministratori e tecnici per gettare le basi per realizzare una rete nazionale di cure palliative per i bambini.

 



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23.02.2010
ONCOLOGIA: tumori: radioterapia ultra-rapida in 2 settimane a IEO Milano

Da: Oncologia

Radioterapia anti-tumore in sole due settimane anziché in due mesi, mantenendo la stessa efficacia ma riducendo i disagi per il paziente. E` l`obiettivo che si è fissato l`Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi, che oggi ha presentato due nuove apparecchiature `ultra-rapide` per la radioterapia. Entrambi i nuovi macchinari combinano le radiazioni con un sistema di immagini per `guidare` la cura nel modo più preciso possibile, colpendo il tumore ma risparmiando il tessuto sano. E lo fanno in modo molto più veloce: bastano ad esempio solo 1-2 minuti per ciascuna seduta di radioterapia, e la cura totale, invece di durare 6-8 settimane, si esaurisce in un quarto del tempo. "Inizieremo al più presto una grande sperimentazione clinica - ha detto Veronesi - che confronti queste macchine con quelle tradizionali. Ci aspettiamo certamente un miglioramento, comunque dobbiamo verificarne la quantità".


 



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19.02.2010
INDUSTRIA: Cavazza, condividere con stato fase III della ricerca, Sigma-Tau sbarca negli Usa

Da: Industria

Sigma-tau ha deciso impegnativi investimenti nel settore delle malattie rare perché sono, globalmente prese, un grande mercato, ma "anche perché è l` unico modo per arrivare velocemente all`autorizzazione del prodotto. Negli altri settori farmaceutici non c`é più convenienza a investire in ricerca se restano queste regole". Parola di Claudio Cavazza, presidente del Gruppo che ha reso noto oggi a Milano di aver acquisito per 300 milioni il ramo della americana Enzon specializzato in malattie rare. Il settore delle grandi patologie, "potrebbe tornare a essere remunerativo - per l`imprenditore romano - solo se la fase III della ricerca (cioé la sperimentazione clinica per valutare l`efficacia del farmaco - ndr) venisse  condivisa con lo Stato". Secondo Cavazza lo Stato, nella fase III "deve diventare socio dell`azienda. Se no, non si fa più nulla, perché il rischio diventa insopportabile. "C`é uno studio sullo scompenso cardiaco, che mi costa 50 milioni di dollari, come faccio - fa un`ipotesi il Presidente della Sigma-tau - ad affrontarlo da solo? Devo trovare un partner. Una volta lo trovavo fra le grandi imprese. Oggi queste non sono più disposte. Chi lo può fare? Per me, se lo Stato verifica che quello è un farmaco con potenzialità sociali, dovrebbe fare una specie di società con l`impresa e magari prendersi una royalty. E` nell` interesse dello Stato risolvere il problema dello scompenso cardiaco". A sostegno del suo discorso, Cavazza fa notare che la Glaxo "non ha abbandonato solo l`Italia, ma tutto il settore neurologico. E questo - secondo lui - si ripeterà. Per altre aziende. Però - aggiunge - devo dire che quello dell`Italia è il panorama meno attrattivo di tutta l`Europa. Da noi alla caduta dei brevetti (il `generico` ha abbassato i prezzi in modo insostenibile) si aggiunge un ritardo nell`immissione di prodotti nuovi. Poi, ci vorrebbe una politica del credito d`imposta, che è l`unica efficiente sulla ricerca. Paesi vicini a noi come Spagna, Francia, Austria hanno una politica di incentivazione alla ricerca di gran lunga superiore".
 

 



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19.02.2010
INDUSTRIA: Sigma Tau; Dompè un successo del made in Italy

Da: Industria

"Rafforzare la presenza della Sigma Tau sul mercato statunitense è un successo del made in Italy di cui sono molto orgoglioso": è quanto afferma il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé. L`accordo formalizzato oggi con la Enzon, società farmaceutica Usa, quotata al Nasdaq per l`acquisto del ramo d`azienda specializzato in farmaci per malattie rare, viene giudicata, "di grande valore strategico e industriale". Ed "é un`ulteriore conferma - ha concluso - delle capacità delle imprese italiane che pur in un contesto difficile, con prezzi e spesa farmaceutica ai minimi in Europa, competono a livello internazionale, con acquisizioni, esportazioni e nuovi investimenti". 

 



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19.02.2010
RICERCA: l`ottimismo riduce il rischio di problemi al cuore

Da: Ricerca

Le persone ottimiste hanno una minore probabilità di sviluppare problemi cardiaci di quelle che tendono a non essere felici. Lo afferma uno studio statunitense pubblicato dall`European Hearth Journal. I ricercatori della Columbia university di New York hanno seguito per dieci anni 862 uomini e 877 donne, misurando sia i fattori di rischio per problemi cardiaci sia la tendenza a sintomi di depressione o ostilità o al contrario a sentimenti positivi. Al termine della ricerca, lo studio ha trovato che un atteggiamento positivo nei confronti della vita protegge dai problemi cardiaci per un 22 per cento a punto su una scala di 5 punti da `nessuno` a `estremo`. "Chi non ha nessun atteggiamento positivo - ha spiegato Karina Davidson, che ha coordinato lo studio - ha il 22 per cento in più di probabilità di ammalarsi di chi ne ha `poco`, che a sua volta ha il 22 per cento in più di probabilità di chi lo ha `moderato"`. "Ci sono diverse possibili spiegazioni per questo fenomeno, che va comunque ancora approfondito - continua la ricercatrice - per prima cosa chi ha un atteggiamento positivo ha periodi più lunghi di relax, e potrebbe avere una migliore regolazione del sistema parasimpatico. Inoltre gli ottimisti recuperano prima dalle forti condizioni di stress e sono meno inclini a riviverle". -

 



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17.02.2010
MEDICINA: vitamina d riduce in anziani rischio malattie cuore

Da: Medicina

Elevati livelli di vitamina D possono ridurre negli anziani il rischio di sviluppare malattie cardiache o il diabete. Almeno questo e` quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Warwick e pubblicato sulla rivista Maturitas. I ricercatori raccomandano di seguire una dieta sana, che comprenda pesci grassi, e di esporsi alla luce del sole per almeno mezz`ora due volte a settimana. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno riesaminato i risultati di 28 studi focalizzati sugli effetti della vitamina D. In totale, sono stati analizzati i dati riguardanti 99.745 persone raccolti tra il 1990 e il 2009. Ebbene, gli studiosi hanno scoperto che gli anziani e gli adulti di mezza età con elevati livelli di vitamina D nel sangue - che e` possibile raggiungere tramite uno stile di vita sano - avevano il 43 per cento delle probabilità in meno di soffrire di patologie cardiache e di diabete. Studi precedenti hanno dimostrato, inoltre, l`importanza di questa vitamina per la salute delle ossa.
 



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17.02.2010
MEDICINA: sindrome coronarica,21% pazienti recidiva entro anno

Da: Medicina

Un paziente su cinque con sindrome coronarica acuta (Sca), che colpisce in Italia 135 mila persone ogni anno, torna in ospedale entro 12 mesi dal primo episodio con una recidiva. E` il principale dato di un nuovo studio del Cineca (Consorzio interuniversitario fra 39 atenei) presentato a Milano con l`intenzione di accrescere le conoscenze per migliorare la gestione dei pazienti affetti dalla malattia. Secondo Aldo Maggioni, direttore del centro studi dell`Associazione dei cardiologi ospedalieri (Anmco), nei casi di Sca che si manifestano come angina instabile o infarto "una delle cause di riospedalizzazioni per recidiva è la non corretta aderenza alla terapia considerata ottimale. Un paziente su tre infatti - spiega - dopo sei mesi non continua il trattamento con la doppia terapia antiaggregante e dopo 12 mesi lo fa solo uno su due". Queste riospedalizzazioni fanno anche sì che lieviti la spesa sanitaria, visto che - come rileva lo studio - un paziente colpito da Sca costa in media 11.500 euro l`anno al Sistema sanitario, di cui l`85% riguarda proprio le spese sostenute all`interno delle strutture ospedaliere. Mentre l`uso degli antiaggreganti piastrinici (utilizzati spesso in doppia terapia con aspirina) pesa per il 2,2% sulla spesa totale. Da oggi a disposizione dei cardiologi italiani per curare i pazienti affetti da Sca, c`é un nuovo antiaggregante a base di prasugrel che, utilizzato sempre in abbinamento all`aspirina, permette di ridurre, rispetto all`attuale standard terapeutico (clopidogrel più aspirina) le probabilità di un evento cardiaco e della formazione di coaguli provocati dagli stent, evitando quindi il ricovero ospedaliero.

 



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16.02.2010
ONCOLOGIA: scovato "interruttore" di difesa da chemio

Da: Oncologia

Scoperto come alcuni tumori sono capaci di sopravvivere e resistere alla chemioterapia. Lo ha dichiarato un gruppo di ricercatori del Cancer Research del Regno Unito in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Structural and Molecular Biology. I ricercatori hanno individuato la struttura di una proteina che si trova al centro del sistema di difesa del tumore. Conosciuta come `FANCL`, questa proteina aiuterebbe le cellule tumorali a riparare i danni che molti farmaci chemioterapici infliggono al Dna. Questa scoperta potrebbe contribuire a rendere i trattamenti contro cancro molto più efficaci. "Il nostro team - ha spiegato Helen Walden, che ha coordinato lo studio - ha determinato la struttura del motore di `manutenzione` presente nella cellula che, se spento renderebbe le cellule molto più sensibili alla chemioterapia". In pratica, i ricercatori hanno scoperto il bersaglio giusto che aiuterebbe i tumori a resistere alle terapie. Spegnendo infatti quell`interruttore, i tumori rimarrebbero senza difese e i trattamenti sarebbero in grado di sconfiggerlo più efficacemente. .
 



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16.02.2010
ONCOLOGIA: un super-raggio per `bruciarli` con i protoni

Da: Oncologia

Inizia da oggi la nuova guerra ai tumori, con armi di ultima generazione progettate e costruite interamente in Italia. A Pavia apre i battenti il primo Centro Nazionale di Adroterapia oncologica (Cnao), che userà un super-raggio di carbonio e protoni per bombardare il cancro risparmiando i tessuti sani. Inaugurata dai ministri Ferruccio Fazio, Giulio Tremonti e Umberto Bossi, insieme al presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, la struttura è stata realizzata in 4 anni dalla Fondazione Cnao. E` il quarto centro al mondo di questo tipo, dopo quelli di Chiba e Hyogo in Giappone e di Heidelberg in Germania, e si concentrerà in particolare nella cura dei tumori solidi resistenti alla radioterapia o difficilmente operabili, grazie a una radioterapia mirata che utilizza al posto dei normali raggi X particelle subatomiche chiamate adroni. La struttura, costata 125 milioni di euro, avvia oggi la sua fase di sperimentazione, che si concluderà nell`ottobre 2011. Entro la fine di quest`anno, invece, partiranno i primi test sull`uomo che coinvolgeranno 230 pazienti. I primi trattamenti di cura saranno invece effettuati verso la fine del 2011, e il Centro si prevede lavorerà a pieno regime entro il 2013, quando sarà in grado di curare circa 3 mila pazienti ogni anno in circa 20 mila sedute. Il cuore del Centro è il sincrotrone, la macchina cioè che produce i protoni e gli ioni carbonio con i quali verranno bombardati i tumori, e che è stata realizzata dall`Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn). La particolarità di queste particelle è che sono in grado di penetrare in profondità nel corpo umano, arrivando a colpire anche gli organi più difficili da raggiungere con la chirurgia, "senza danneggiare – dicono gli esperti - se non in minima parte i tessuti sani circostanti". Secondo il Cnao, "bastano due o tre minuti per irradiamento e in media una decina di sedute della durata di 25 minuti per curare una varietà sempre più importante di patologie". Tuttavia, aggiunge Roberto Orecchia, direttore scientifico della Fondazione Cnao, "questa terapia non sostituisce la radioterapia convenzionale, ma è un`arma in più a disposizione di medici e pazienti che può essere utilizzata in aggiunta o in sostituzione dei trattamenti tradizionali. Degli oltre 120 mila pazienti che ogni anno vengono sottoposti a radioterapia, si stima che circa il 5% dei casi possa essere curato con i fasci di adroni". La realizzazione del Centro, concludono i suoi responsabili, "consentirà ai pazienti italiani che potrebbero trarre vantaggi dall`adroterapia di non doversi più recare all`estero per la necessaria cura, spesso con onere a carico del Servizio sanitario nazionale. La valutazione dell`efficacia e dei costi della terapia sarà fra gli obiettivi della sperimentazione clinica: si tratta comunque di costi sostenibili all`interno dell`Ssn".

 



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16.02.2010
ONCOLOGIA: seconda causa morte ma sale sopravvivenza

Da: Oncologia

In Italia la mortalità per tumori è in diminuzione, ma i morti legati al cancro costituiscono il 30% di tutti i decessi e rappresentano la seconda causa di morte nel nostro Paese, in particolare la prima fra gli adulti e la seconda fra gli anziani, dopo quelle derivanti dalle malattie cardio circolatorie. E` quanto emerge dall`ultima relazione sullo stato sanitario del paese. Alla fine degli anni 70 la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di cancro era del 33% ed è salita al 47% nei primi anni 90. Anche se, complessivamente, l`incidenza dei tumori nella popolazione italiana è ancora in aumento. Nello specifico si stima che il 2,8% della popolazione italiana, circa 1,8 milioni di persone, abbia avuto nel corso della propria vita una diagnosi di cancro e si prevede che nel 2010 il numero di persone con pregressa diagnosi di tumore nel nostro Paese possa superare il milione e 900 mila unità, di cui il 56% costituito da donne. Andando poi ad analizzare le tipologie di tumori, si scopre che la mortalità per tumore del colon-retto ha registrato, a partire dai primi anni 90, una costante riduzione in entrambi i sessi, mentre il tumore al polmone è in diminuzione tra gli uomini (che vedono pero aumentare i casi di tumore alla prostata) ma in aumento fra le donne; in particolare per il genere femminile è aumentata sia la mortalità (tra il 1970 e il 2002 il tasso è quasi raddoppiato) sia l`incidenza. Riguardo infine al tumore alla mammella, dall`inizio degli anni `90 la mortalità è diminuita di circa il 2% l`anno.
 



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15.02.2010
ONCOLOGIA: Tumori:formazione e crescita esempio evoluzione Darwiniana

Da: Oncologia

"Il processo di formazione e crescita di un tumore è un esempio paradigmatico di evoluzione darwiniana". E` quanto affermato da Lucio Luzzatto, direttore scientifico dell`Istituto Toscano Tumori, nel corso di una lettura all`Accademia dei Lincei. Secondo Luzzatto, "i meccanismi di selezione descritti da Darwin sono al centro della biologia dei tumori". E` il caso, per esempio, delle mutazioni somatiche, che avvengono continuamente e spontaneamente nelle cellule del nostro corpo, la cui stragrande maggioranza è innocua. "Supponiamo che una mutazione aumenti la capacità di una cellula di dividersi o alteri i meccanismi di regolazione ai quali la divisione cellulare è soggetta - ha detto Luzzatto - in questo caso, il frutto della moltiplicazione che chiamiamo `clone mutante`, avrà un vantaggio di crescita rispetto alle cellule vicine. Per di più, siccome ciascuna cellula moltiplicata può, a sua volta, mutare ancora, il fenomeno può ripetersi, come avviene, appunto nella formazione e crescita di un tumore". Da qui la dimostrazione che questi processi seguono l`evoluzione darwiniana. "Come un organismo può avere un vantaggio di crescita - ha aggiunto Luzzatto - così può esserci una cellula che grazie ad una mutazione è in grado di riprodursi più velocemente delle altre". Questo, secondo il direttore dell`Itt, è un processo  lento, che può essere "accelerato" da agenti mutageni  presenti nell`ambiente. Secondo Luzzatto, "é abbastanza prevedibile che i geni  mutati coinvolti nella regolazione del ciclo cellulare  potrebbero aumentare il rischio di trasmissione del tumore e finora sono noti 400 di questi geni".  L`obiettivo per realizzare una cura sarebbe quello di mirare ai recettori cruciali della crescita ma "il target perfetto - ha proseguito - sarebbe la stessa mutazione somatica e il  farmaco ideale sarebbe quello che è in grado di agire sulla  proteina mutante ma senza colpire le mutazioni innocue".

 



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15.02.2010
ONCOLOGIA: Tumori:formazione e crescita esempio evoluzione Darwiniana

Da: Oncologia

"Il processo di formazione e crescita di un tumore è un esempio paradigmatico di evoluzione darwiniana". E` quanto affermato da Lucio Luzzatto, direttore scientifico dell`Istituto Toscano Tumori, nel corso di una lettura all`Accademia dei Lincei. Secondo Luzzatto, "i meccanismi di selezione descritti da Darwin sono al centro della biologia dei tumori". E` il caso, per esempio, delle mutazioni somatiche, che avvengono continuamente e spontaneamente nelle cellule del nostro corpo, la cui stragrande maggioranza è innocua. "Supponiamo che una mutazione aumenti la capacità di una cellula di dividersi o alteri i meccanismi di regolazione ai quali la divisione cellulare è soggetta - ha detto Luzzatto - in questo caso, il frutto della moltiplicazione che chiamiamo `clone mutante`, avrà un vantaggio di crescita rispetto alle cellule vicine. Per di più, siccome ciascuna cellula moltiplicata può, a sua volta, mutare ancora, il fenomeno può ripetersi, come avviene, appunto nella formazione e crescita di un tumore". Da qui la dimostrazione che questi processi seguono l`evoluzione darwiniana. "Come un organismo può avere un vantaggio di crescita - ha aggiunto Luzzatto - così può esserci una cellula che grazie ad una mutazione è in grado di riprodursi più velocemente delle altre". Questo, secondo il direttore dell`Itt, è un processo  lento, che può essere "accelerato" da agenti mutageni  presenti nell`ambiente. Secondo Luzzatto, "é abbastanza prevedibile che i geni  mutati coinvolti nella regolazione del ciclo cellulare  potrebbero aumentare il rischio di trasmissione del tumore e finora sono noti 400 di questi geni".  L`obiettivo per realizzare una cura sarebbe quello di mirare ai recettori cruciali della crescita ma "il target perfetto - ha proseguito - sarebbe la stessa mutazione somatica e il  farmaco ideale sarebbe quello che è in grado di agire sulla  proteina mutante ma senza colpire le mutazioni innocue".

 



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15.02.2010
ONCOLOGIA: Il potere `anti tumori` del rabarbaro

Da: Oncologia

Il rabarbaro contiene sostanze chimiche che uccidono il cancro. Se viene cotto per 20 minuti, la sua concentrazione di anti-cangerogeni aumenta significativamente. Almeno questo e` quanto ha scoperto un gruppo di ricercatori britannici della Sheffield Hallam University in uno studio pubblicato sulla rivista Food Chemistry. Il rabarbaro sarebbe ricco di sostanze chimiche, chiamate `polifenoli`, capaci di uccidere o impedire la crescita delle cellule tumorali. Secondo i ricercatori, i polifenoli potrebbero essere usati per sviluppare nuovi farmaci anti-tumorali meno tossici e più efficaci. E` possibile pensare di estrarre queste potenti sostanze chimiche direttamente dal rabarbaro e utilizzarle soprattutto per quei tipi di tumore resistenti ad altri trattamenti. "La nostra ricerca", ha detto Nikki Jordan-Mah, che ha coordinato lo studio, "ha dimostrato che il rabarbaro britannico e` una potenziale fonte di sostanze chimiche che possono essere utilizzate per sviluppare nuovi farmaci anti-tumorali". Il rabarbaro, ha continuato l`esperto, "ha dimostrato di avere polifenoli molto interessanti che hanno proprietà anti-tumorali. Se saremo in grado di estrarre i polifenoli -ha concluso- possiamo pensare di usarli per aiutare a combattere il cancro con la chemioterapia. I trattamenti attuali non sono efficaci in tutti i tumori e la resistenza e la tossicità è un problema comune`". –



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11.02.2010
ONCOLOGIA: dalle nanoparticelle viene anche la diagnosi precoce dei tumori

Da: Oncologia

E` stato messo a punto un nuovo test per la diagnosi precoce dei tumori. Si tratta di una nanotecnologia basata sui chip microfluidici che ha il vantaggio di poter presto essere messa a disposizione dei laboratori di diagnostica. L’annuncio arriva dalla Fraunhofer-Gesellschaft. I ricercatori tedeschi coordinati da Jörn Probst hanno realizzato, al Fraunhofer Institute for Silicate Research di Wurzburg, delle nanoparticelle biofunzionalizzate che costituiscono dei microtunnel nei quali viene introdotto un campione di sangue che, entrando in contatto con degli elettrodi microscopici, crea un interazione con gli anticorpi capaci di tracciare proteine marker di tumori in fase iniziale. Se l’anticorpo ‘aggancia’ la proteina per la quale è disegnato, l’elettrodo si attiva e passa il segnale. “Abbiamo migliorato la capacità diagnostica finora raggiunta di almeno cento volte”, spiega Probst. “Dove prima avevamo bisogno di centinaia di molecole di una determinata proteina per individuarla, ora ci basta una sola molecola".
 



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11.02.2010
SALUTE: Iss, maschi piu` obesi e meno fumo,donne non smettono

Da: Sanità

Con i dati raccolti su un campione nella fascia di età fra i 35 e i 79 anni, l`Italia parteciperà a un`indagine pilota a livello europeo (European Health examination survey, Ehes) che entro il 2011 traccerà una fotografia dell`andamento dei fattori di rischio nel Vecchio Continente per "pianificare - ha spiegato il leader del progetto Kuri Kuulasamaa - azioni mirate per la prevenzione". Il "40% delle morti in Europa", ha ricordato, sono causate da patologie cardiovascolari, che possono invece essere tenute sotto controllo attraverso "corretti stili di vita". Alla fase iniziale del progetto - nato per avere un quadro chiaro della situazione visto che "gli ultimi dati risalgono al progetto Monica di 15 anni fa" partecipano 14 Paesi, attraverso il monitoraggio di 200 casi ciascuno, ma l`obiettivo è di arrivare tra due anni a "4.000 campioni per Stato di tutti i componenti dell`Unione". L`indagine italiana, che si chiuderà anch`essa entro il 2011, arriverà a coprire un campione di 9.020 persone in tutte le Regioni: "Nel 2010 ci dedicheremo alla popolazione di Marche Lombardia e Umbria - ha spiegato Giampaoli - ed è fondamentale l`analisi regione per regione perché soprattutto tra nord e sud si registrano ancora molte differenze e andranno poi pensate azioni mirate".

 



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