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21.10.2013
CNR, scoperto motore staminali, favorisce formazione metastasi

Da: ONCOLOGIA

Scoperto il motore delle staminali. Modifica il comportamento delle cellule pluripotenti, e dà loro la capacità di muoversi e di invadere i tessuti generando metastasi. A innescare tutto questo è un semplice aminoacido, chiamato L-Prolina, uno dei tanti `mattoni` che compongono le proteine cellulari. È quanto emerge da uno studio sulla regolazione di motilità, invasività e capacità metastatica delle staminali che ha coinvolto i ricercatori degli Istituti di genetica e biofisica Buzzati-Traverso (Igb-Cnr) di Napoli e delle applicazioni del calcolo `Mauro Piconè (Iac-Cnr) di Roma del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l`Institute of Molecular Oncology Foundation (Ifom) di Milano. La ricerca si è guadagnata la copertina di `Stem Cell Reports` di ottobre. "Grazie a questo lavoro - spiegano Gabriella Minchiotti e Maria Rosaria Matarazzo, ricercatrici dell`Igb-Cnr - è stato possibile identificare un meccanismo che permette a una cellula staminale pluripotente di acquisire la capacità di muoversi e di invadere i tessuti, un fenomeno cruciale per la formazione delle metastasi tumorali". La rilevanza della scoperta "risiede nel fatto che questo fenomeno non è innescato da alterazioni genetiche o da un fattore di crescita - sottolineano - ma dalla proprietà dell`aminoacido L-Prolina di modificare l`espressione dei geni, senza alterare, mutare nè modificare la sequenza del Dna delle cellule".



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21.10.2013
Sclerosi multipla, fino a 70% pazienti soffre di disturbi cognitivi

Da: RICERCA

 Fino al 70% delle persone affette da sclerosi multipla soffre di disturbi cognitivi. È quanto emerge dagli studi presentati da massimi esperti a livello internazionale nel campo della ricerca neurologica sulla sclerosi multipla, riuniti a Taormina in occasione dell`evento `Cognitive dysfunction in Ms: New insights and clinical management`. L`iniziativa è organizzata da Serono Symposia International Foundation, per confrontarsi sulla natura e sulla corretta gestione clinica dei disturbi cognitivi provocati dalla sclerosi multipla, malattia che l`Organizzazione mondiale della sanità ha inserito tra quelle socialmente più gravose, con costi sociali superiori a quelli sostenuti per altre patologie come l`ictus cerebrale e l`Alzheimer. Questa condizione colpisce frequentemente i pazienti anche nelle primissime fasi della malattia, con un effetto negativo sulla loro qualità della vita e le relazioni sociali. La sclerosi multipla è una delle malattie neurologiche più comuni al mondo e il numero stimato delle persone affette da questa patologia è passato da 2,1 milioni nel 2008 a 2,3 milioni nel 2013. Il danneggiamento cognitivo si manifesta soprattutto in una minore attenzione, nella diminuita velocità di elaborazione delle informazioni (episodica), nella scarsa memoria, altera le funzioni esecutive e spesso colpisce la vita personale e professionale dei pazienti. "Questa disfunzione cognitiva nella sclerosi multipla ha un forte impatto sulle attività della vita quotidiana dei pazienti - ha dichiarato Francesco Patti, Professore di neurologia Università degli Studi di Catania e responsabile del Centro sclerosi multipla policlinico di Catania del dipartimento di Neuroscienze, Università di Catania, organizzatore scientifico locale dell`evento - anche se stiamo ancora discutendo su come trattare il declino cognitivo, studi controllati indicano che le terapie immunomodulanti sono associate a un miglioramento cognitivo modesto".

 


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18.10.2013
SOS vista per nativi digitali, tra 10 anni sarà miope 40% ragazzi il doppio di oggi, da esperti monito su abuso tablet, cellulari e `smartgaget

Da: MEDICINA

C’è un paio di occhiali da vista nel futuro dei nativi digitali, bambini e adolescenti cresciuti fra `clic` e `touch`, connessi h24 in uno slalom fra tv, pc, tablet, cellulari, e-reader e smartgadget di ogni tipo. "La digitalizzazione globale sta presentando il conto", avvertono gli oculisti che iniziano a parlare di "un`epidemia di miopia": se già oggi circa il 21% dei giovani da 18 a 25 anni vede male da lontano, nei prossimi 10 anni la percentuale è destinata a raddoppiare al 40%. A lanciare l`Sos sono gli esperti riuniti a Milano, per il 35esimo Congresso nazionale di chirurgia della cataratta e della refrattiva presieduto da Lucio Buratto, direttore del Centro ambrosiano oftalmico (Camo). In Europa la miopia colpisce più di una persona su 3 (35% circa), contro il 20% degli anni `70 e il 10% degli anni `30. Solo in Italia il problema riguarda un esercito di 12 milioni e il trend è in continua crescita. "La miopia è in aumento ovunque - sottolinea Antonio Scialdone, direttore medico dell`ospedale Oftalmico Fatebenefratelli di Milano, intervenuto alla presentazione del summit - Il miglioramento delle tecniche diagnostiche e la diffusione dei controlli non bastano più a spiegare questa crescita esponenziale", e così è stato osservato che l`aumento dei miopi è un comune denominatore per "tutti i Paesi in cui ha preso piede l`utilizzo massiccio delle nuove tecnologie". Il messaggio è che, quando lo schermo diventa un compagno di vita - e sempre più spesso anche di scuola, grazie alla rivoluzione delle classi `senza carta` che sta contagiando anche la Penisola - se non si usano prudenza e buon senso la salute degli occhi può farne le spese. Un rischio tanto maggiore quanto più prolungato è l`impiego dei dispositivi digitali: il 14% degli `adepti` arriva a totalizzare 10-12 ore di utilizzo, mentre il 30% resta connesso per 6 ore (dati The Vision Council, da una survey del 2012). In media, gli italiani trascorrono più di 4 ore al giorno davanti alla tv e a mini-schermi hi-tech. Ormai delle appendici del corpo umano, da cui secondo uno studio inglese non ci si stacca nemmeno in bagno per truccarsi o farsi la barba. Il risultato, spiegano Buratto e Scialdone, e` che "si costringono gli occhi a una messa a fuoco da vicino molto prolungata nel tempo, disabituandoli alla vista da lontano". C’è poi l`effetto luce blu, quella tipica dei Led, che arriva dritta alla retina e la stressa.

 



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18.10.2013
Ricerca conferma, donne sopportano dolore meglio di uomini

Da: RICERCA

 Le donne sopportano meglio il dolore rispetto agli uomini? I dati emersi da una ricerca duepuntozero/Doxa lo confermano. Almeno per quanto riguarda i dolori muscolari (torcicollo/cervicale, lombalgia, dolori muscolari dorsali quali mal di schiena e colpo della strega, contratture e crampi), ma escludendo l`area dei traumi sportivi. La ricerca mirava ad analizzare quanto e come viene vissuta la problematica del dolore muscolare e come questa incida sullo stile di vita nel quotidiano. I dolori più ricorrenti (87%) sono il mal di schiena, poi il male al collo (77% con punte del 80% tra le donne contro il 73% degli uomini), i crampi (55% le donne versus il 50% degli uomini), il dolore a una spalla (51%) e le contratture (45% contro 39%). In particolare il mal di collo è tipico delle giovani donne tra i 25 e i 34 anni (86% vs il 74% delle donne tra i 45 e i 54) mentre il mal di spalla è più caratteristico delle donne più mature (45-54 anni), che ne sono colpite per il 59% (contro il 42% delle giovani). Ma cosa provoca il dolore muscolare? Quasi il 90% della popolazione sofferente vede il proprio dolore in qualche modo collegato a movimenti sbagliati dovuti a disattenzione per il 63% degli uomini contro il 55% delle donne o a incombenze quotidiane come portare la spesa; momenti e attività del tempo libero, per il 20% con uno scarto di 10 punti tra uomini e donne (25% versus 15%); ancora, una postura non corretta al lavoro.

 


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18.10.2013
Studio conferma, sonno aiuta a ripulire la mente

Da: RICERCA

Confermato il vecchio adagio secondo cui la notte porta consiglio (e un buon sonno libera la mente). Merito di un nuovo studio della University of Rochester (Usa) pubblicato su `Science`, che mostra come il sistema di ripulitura del cervello sia attivo principalmente di notte, durante il riposo. Una scoperta che potrebbe trasformare la comprensione degli scienziati dello scopo biologico del sonno e portare nuovi modi per trattare i disordini neurologici. "Questo studio mostra che il cervello ha diversi stati funzionali quando è `addormentato` e quando è sveglio - dice Maiken Nedergaard, uno degli autori. "In effetti, la definizione di sonno ristoratore sembra davvero essere il risultato della ripulitura dei sottoprodotti dell’attività neurale che sono stati accumulati durante la veglia". Il metodo unico che il cervello usa per la rimozione dei `rifiuti` - soprannominato sistema glinfatico - è dunque molto attivo durante il sonno e ripulisce anche dalle tossine responsabili del morbo di Alzheimer e di altri disturbi neurologici. I ricercatori hanno anche scoperto che durante il sonno le cellule del cervello si riducono di dimensione, permettendo ai rifiuti di essere rimossi in modo più. 

 



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15.10.2013
Cavoli e broccoli proteggono da radiazioni, studio su animali: esperti, possibile uso per pazienti in radioterapia e vittime disastri nucleari

Da: RICERCA

Da cavoli, cavolfiore e broccoli uno `scudo` anti radiazioni. I poteri antiossidanti delle verdure sono noti ormai da tempo, ma gli scienziati del Georgetown Medical Center negli Stati Uniti hanno scoperto che le proprietà benefiche dei vegetali appartenenti alla famiglia delle crucifere vanno oltre a quanto si potesse immaginare, e lo dimostrano in uno studio su topi e ratti pubblicato su `Pnas`. La molecola anti-radiazioni contenuta in queste verdure è il di-indolilmetano (Dim), già noto per avere effetti anticancro.  I ricercatori americani per 2 settimane hanno irradiato dei ratti con dosi letali di raggi gamma: ad alcuni di questi roditori sono state fatte iniezioni quotidiane di Dim 10 minuti dopo l`esposizione alle radiazioni, e "tutti i ratti non trattati sono morti - afferma l`autore dello studio Eliot Rosen - mentre la metà di quelli trattati sono sopravvissuti per altri 30 giorni dopo la somministrazione delle radiazioni". La molecola sarebbe dunque in grado di prolungare la vita di topi sottoposti a dosi letali di radiazioni. Da un secondo studio effettuato dal team americano su topi, la molecola sembrerebbe inoltre avere effetto protettivo anche qualora somministrata 24 ore prima o fino a 24 ore dopo l`esposizione a radiazioni.  Secondo gli esperti il composto, che si è già dimostrato sicuro nell`uomo, "potrebbe proteggere i tessuti sani in pazienti sottoposti a radioterapia per il cancro, ma potrebbe anche proteggere le persone dalle conseguenze letali di un disastro nucleare". In particolare, lo studio ha dimostrato che nei topi irradiati e poi trattati con Dim, la riduzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine indotta dalle radiazioni era notevolmente inferiore che nei topi non trattati. 



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15.10.2013
"Mini-cervello" è simile a quello umano più del previsto

Da: RICERCA

All`inizio di quest`anno, gli scienziati hanno scoperto l`eccitante nuova possibilità di usare staminali embrionali per crescere un “organoide cerebrale", strutture in miniatura simili al cervello umano, in vitro. Ora, in un nuovo articolo comparso su Science, Byoung-il Bae e Christopher A. Walsh dell`Howard Hughes Medical Institute di Boston sottolineano il potenziale di questi organoidi cresciuti in laboratorio per l`avanzamento nella comprensione dello sviluppo del cervello e delle malattie. Questi ``mini-cervelli`, sostengono i ricercatori, esibiscono caratteristiche dello sviluppo embrionale umano del cervello più di quanto ci si aspettasse. Inoltre, crescono molto rapidamente in laboratorio, sviluppando neuroni in 8-10 giorni e definendo regioni cerebrali in 20-30 giorni (un vero embrione umano impiega mesi per fare la stessa cosa). Nonostante questi cervelli siano molto più piccoli, includono molte distinte regioni caratteristiche di un normale cervello umano e mostrano la migrazione dei neuroni 

 


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10.10.2013
Asma, 1 italiano su 2 non si cura ma così Ssn spende di più: in fumo ogni anno 0,3% Pil, lanciato nuovo `device` più facile da usare

Da: FARMACI

In Italia un persona asmatica su 2 non si cura: una decisione che costa cara non solo alla salute del diretto interessato, ma anche allo Stato italiano che ogni anno spende così circa 1.400 euro per paziente. Un costo che rappresenta la terza voce di spesa per il Sistema sanitario nazionale, raggiungendo lo 0,3% del Pil. A lanciare l`allarme sono i gli esperti di pneumologia, oggi a Milano ad un incontro promosso da Chiesi farmaceutici per la presentazione di un nuovo inalatore per il trattamento dell`asma. Un dispositivo che, secondo gli esperti, dovrebbe favorire la compliance da parte della popolazione. "L`aderenza alla terapia permetterebbe di ridurre le spese in maniera notevole, infatti il 70% dei costi è legato alle ospedalizzazioni e a spese indirette e non ai farmaci", afferma Francesco Blasi, Past-President della European Respiratory Society. Il nuovo dispositivo è un inalatore che rispetto agli spray attualmente disponibili è "molto più semplice da usare, e in grado di arrivare `più` in profondità` nelle vie aeree", afferma Alfredo Antonio Chetta, Ordinario di malattie respiratorie all’Università di Parma. L`inalatore eroga particelle extrafini dell`associazione fissa beclometasone e formoterolo. Essendo così fini, "le particelle arrivano nelle vie aeree più piccole, consentendo anche somministrazioni di beclometasone, che toglie l`infiammazione, a dosi inferiori con la stessa efficacia", conclude Chetta.
 


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10.10.2013
Staminali: promettenti cellule amniotiche contro difetti cuore bebè

Da: RICERCA

I ricercatori dell’Università del Michigan (Usa) hanno iniziato la sperimentazione di una valida alternativa alle cellule staminali embrionali per rigenerare il tessuto muscolare dei bambini con difetti cardiaci congeniti, circa 40.000 ogni anno solo negli Stati Uniti secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc). Una ricerca in corso su questo nuovo approccio, che utilizza le cellule staminali del liquido amniotico, è stata infatti presentata oggi al congresso dell`American College of Surgeons.  L`uso di cellule staminali embrionali continua a essere controverso per le polemiche etiche che solleva. Anche le staminali del midollo osseo si sono dimostrate promettenti, ma ottenerle da un feto è ovviamente molto difficile. Inoltre, ricevere midollo osseo da un donatore comporta lo stesso rischio di un trapianto di cuore, perché` si deve sopprimere ugualmente il sistema immunitario del neonato. Infine, sono state considerate anche le cellule staminali cardiache, ma il loro numero nel cuore è molto limitato. Le cellule staminali amniotiche, invece, contengono lo stesso corredo genetico del feto e dunque non comportano rischio di rigetto. Sono poi facilmente ottenibili attraverso l`amniocentesi.  A partire dal 2011, il team guidato da Shaun Kunisaki, chirurgo pediatrico e docente di Chirurgia, ha raccolto campioni di liquido amniotico da otto donne in gravidanza. Ha estratto un tipo di cellule chiamate cellule stromali mesenchimali, il tipo più comune di cellule nel liquido amniotico. Il passo successivo è stato trasformare le cellule in staminali pluripotenti indotte con l`esatta composizione genetica del feto. Questo ha richiesto di riprogrammare geneticamente le cellule per essere simili alle cellule staminali embrionali, abbastanza flessibili da trasformarsi in qualsiasi cellula del corpo umano, come quelle del cuore. Dopo tre settimane di coltura, le cellule staminali amniotiche si sono effettivamente trasformate in cellule del muscolo cardiaco. Nel futuro, Kunisaki immagina di poter somministrare le cellule staminali amniotiche ai bambini con difetti cardiaci congeniti subito dopo il parto. 

 



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09.10.2013
Radioterapia ultraveloce debutta al San Raffaele di Milano 70% tempi e più precisione per tomoterapia prima in Italia e seconda in Europa

Da: ONCOLOGIA

 Tempi più che dimezzati, maggiore precisione. Sono le promesse di una nuova tomoterapia installata in questi giorni all`ospedale San Raffaele di Milano per la radioterapia dei tumori. Un`apparecchiatura prima in Italia e seconda in Europa, annuncia l`Irccs di via Olgettina. "Uno dei primi risultati sarà la riduzione del tempo della singola seduta di trattamento, che si abbatterà del 70% rispetto all`attuale - spiegano dall`Istituto - e una precisione ancora maggiore nel colpire la lesione tumorale, con un importante risparmio dei tessuti sani limitrofi". L`apparecchiatura e` estremamente versatile - assicurano ancora dall`ospedale - e ugualmente efficiente per l`irradiazione di lesioni sia molto piccole sia molto grandi, caratteristica che la rende unica tra le tecnologie di ultima generazione. "Sarà possibile eseguire in tempi rapidissimi trattamenti su più sedi corporee simultaneamente", afferma il primario di radioterapia, Nadia De Muzio. "E poiché` è noto che durante il trattamento possono manifestarsi modificazione della forma e dimensioni sia della lesione che dei tessuti sani circostanti", grazie a un sofisticato sistema di controllo che permette di visualizzare la posizione del paziente e dei suoi organi interni "l`apparecchiatura è in grado di monitorare tali variazioni - aggiunge l`esperta - e consentirci di adeguare il trattamento al mutare della situazione in tempo reale". Per la specialista, l`apparecchiatura offrirà la "possibilità di incrementare ulteriormente le dosi di trattamento", ottimizzando i risultati terapeutici, riducendo la tossicità e migliorando la qualita` di vita dei malati. La prima tomoterapia in Italia fu installata nel 2004 proprio al San Raffaele presso l’Unità operativa di radioterapia, ricorda l`Irccs, oggi "uno dei pochi centri di riferimento a livello internazionale per l`utilizzo della tomoterapia sia nell`ambito clinico che di ricerca", prosegue la nota. "L`installazione della nuova apparecchiatura - conclude - è testimonianza del ruolo che l`Irccs ospedale San Raffaele riveste come centro oncologico a livello italiano e non solo. La caratteristica principale e punto di forza della struttura milanese è la sinergia tra specialisti: oncologi, radioterapisti, specialisti di medicina nucleare e chirurghi, afferenti ognuno al suo distretto, lavorano in squadra per ottenere i migliori risultati a livello di cura, e l`interazione continua tra clinici e ricercatori permette di tradurre più efficacemente i risultati dal laboratorio al letto del paziente e viceversa, con l`obiettivo di personalizzare sempre di più le cure".

 


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09.10.2013
Allarme `Cybercondria`, ricerca cure su web non fa bene ad ansiosi.

Da: RICERCA

Studio USA, immagini e informazioni online generano visite ed esami inutili
Usare internet come vaticinio per cercare la risposta a malattie che si è sicuri di avere ma che in realtà non si hanno può essere un rischio per chi è già ansioso. La `cybercondria`, la versione moderna dell`ipocondria, è la preoccupazione eccessiva e infondata di una persona riguardo il suo stato di salute, che ora invece di investire il medico di famiglia trova online lo sfogo più diffuso. Negli Usa, 8 persone su 10 cercano informazioni mediche su internet. "Ma questo navigare sulla rete in maniera ossessiva leggendo e informandosi su ogni sorta di patologia peggiora lo stato di salute di chi è ansioso, generando anche un aumento delle spese del sistema sanitario", spiega Thomas Fergus, del Baylor`s College of Arts&Sciences (Usa), autore della ricerca pubblicata su `Cyberpsychology, Behavior and Social Networking`. "Se si è una persona che non ama l`incertezza quando si tratta di salute, la `cybercondria` - aggiunge - può aumentare lo stato d`ansia e terrore. Il soggetto inizierà a monitorare il corpo alla ricerca di segni e sintomi di qualsiasi patologia osservata sul web e andrà dal medico sempre più spesso". Fergus ha esaminato 512 adulti sani (52% donne) con un’età media di 33,4 anni. Il 59% aveva almeno una laurea, il 53% aveva lavorato almeno 20 ore settimanali e il 67% non erano coniugati. Ebbene - secondo la ricerca - la sovrabbondanza di informazioni mediche online, in parte provenienti anche da fonti discutibili e poco scientifiche, possono generare "uno stato d`ansia e terrore, spesso non giustificati, maggiori rispetto a quelle contenute nei manuali medici", conclude il ricercatore.
 

 



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08.10.2013
Con boom economico più morti tra anziani e persone mezza età: 1 punto in più di Pil equivale a +0,38% decessi 40-44enni e +0,36% tra 70-74enni

Da: Sanità

Il boom economico coincide con l`aumento della mortalità tra persone di mezza età e anziani. Si è parlato molto della ripercussione della crisi economica sulla salute tra depressione e stress, ma a quanto pare il numero di morti sale proprio quando il lavoro riparte. E incidenti stradali e tensione nervosa da `overworking` sembrerebbero non essere motivazioni sufficienti a spiegare il trend. E` quanto rileva uno studio pubblicato sul `Journal of Epidemiology and Community Health`. I ricercatori della Leyden Academy on Vitality and Ageing di Rijnsburgerweg, in Olanda, hanno calcolato il prodotto interno lordo di 19 Paesi sviluppati in Europa, Scandinavia, Nord America e Australasia tra il 1950 e il 2008. Sul lungo termine, a un Pil più elevato corrispondeva un maggiore benessere della popolazione, ma l`analisi dei dati di mortalità tra uomini e donne di età compresa tra i 40 e 44 anni e tra 70 e 74 anni in momenti specifici di crisi finanziare e ripresa dell`economia hanno rivelato una realtà piuttosto inaspettata. Per gli uomini tra 40 e 44 anni l`incremento di un punto percentuale del Pil corrisponde a un aumento della mortalità dello 0,38%, e una percentuale simile (+0,36%) è stata riscontrata anche tra i settantenni (70-74 anni). L`insolita tendenza sembrerebbe essere soprattutto al maschile. Per le donne, infatti, l`incremento di mortalità registrato è praticamente la metà: +0,16% tra le quarantenni e +0,18% tra le settantenni.  Secondo gli autori lo stile di vita poco sano, lo stress e l`aumento del traffico e dell`inquinamento tipici dei periodi di ripresa economica potrebbero contribuire al trend, ma non lo spiegano del tutto. Sicuramente, suggeriscono gli esperti, anche avere meno tempo a disposizione da dedicare alle cure degli anziani non aiuta a migliorarne la qualità di vita e lo stato di salute.

 



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08.10.2013
Sordità quintuplica rischio demenza, curare udito aiuta cervello: documento di consenso esperti, intervenire con test e apparecchi ad hoc

Da: MEDICINA

Oltre 7 milioni di italiani e 590 milioni di persone nel mondo convivono con un deficit dell`udito. Un problema che può avere conseguenze anche sul cervello arrivando a quintuplicare il rischio di demenza, avvertono gli esperti intervenuti oggi a Milano alla presentazione del documento di consenso `Sentire bene per allenare la mente`. a probabilità di decadimento cognitivo - spiegano gli specialisti - è direttamente proporzionale al livello di ipoacusia: può aumentare fino a 5 volte nei casi più gravi di sordità, mentre per ogni peggioramento dell`udito pari a 10 decibel il rischio di demenza cresce di circa 3 volte. E se un terzo dei casi di demenza (36 milioni di persone colpite nel mondo) può essere causata da ipoacusia, il decadimento cognitivo può essere a sua volta responsabile di una progressiva perdita dell`udito. "Oggi sappiamo che tra ipoacusia e demenza esiste una relazione bidirezionale - sottolinea Alessandro Martini, direttore Dipartimento di neuroscienze e organi di Senso e professore ordinario di otorinolaringoiatria all`azienda ospedaliera università di Padova - Dobbiamo quindi intervenire tempestivamente sul danno uditivo, con opportuni test audiometrici e i giusti apparecchi acustici, in modo da contrastare il più possibile il decadimento della funzione uditiva. Rallentare anche di un solo anno l`evoluzione del quadro clinico porterebbe a una riduzione del 10% del tasso di prevalenza della demenza nella popolazione generale, con un notevole risparmio in termini di risorse umane ed economiche". Soprattutto alla luce del fatto che nei prossimi 30 anni la percentuale di anziani raddoppierà, e nel 2050 gli over 60 saranno quasi 2 miliardi (il 21% della popolazione mondiale). Nello stesso periodo anche le persone affette da sordità raddoppieranno e supereranno il miliardo, mentre i pazienti con una forma di demenza triplicheranno a oltre 100 milioni. 


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08.10.2013
Con ricerca contro invecchiamento +5% di over 65 sani ogni anno: autori, studi `anti-aging` a lungo termine danno più benefici di quelli su cure malattie

Da: RICERCA

Ritardare l`invecchiamento e gli acciacchi che ne conseguono è l`arma più efficace per migliorare la salute della popolazione garantendo benefici, anche economici, di molto superiori rispetto a quelli che si ottengono con i progressi individuali nella ricerca su patologie mortali come il cancro o malattie cardiache. Secondo uno studio pubblicato sul numero di ottobre di `Health Affairs`, anche solo una modesta comprensione dei meccanismi che permettono di rallentare la vecchiaia garantirebbe, tra il 2030 e il 2060, una vita in salute ad un 5% in più all`anno di over 65: per il 2060 ci sarebbero 11,7 milioni di adulti sani, che sarebbero altrimenti malati gravando, tra le altre cose, anche sull`economia. I dati sono stati ricavati da una grossa analisi che ha visto la collaborazione di prestigiose università americane come Harvard, la University of California e la Columbia, e di diverse istituzioni. Gli studiosi hanno messo in conto che investire in questo tipo di ricerca, porterebbe a una riduzione dell` 1,25% del rischio di malattie legate all’età. Contrariamente ai trattamenti per le malattie mortali, rallentare l`invecchiamento non comporterebbe benefici per la salute in un primo momento, ma avrebbe vantaggi significativi a lungo termine. "In questi anni l`aspettativa di vita per chi è malato sta crescendo più velocemente rispetto all`aspettativa di vita totale, lasciando il numero di anni che una persona può aspettarsi di vivere in buona salute, invariato o diminuito - spiega l`autore dello studio Dana Goldman, presidente al Leonard D. Schaeffer, direttore presso la Usc Schaeffer Center for Health Policy and Economics - Se possiamo invecchiare più lentamente, siamo in grado di ritardare l`insorgenza e la progressione di molte malattie invalidanti simultaneamente".

 


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07.10.2013
In Italia 15 mila ragazzi con diabete, disagi a scuola e poca assistenza. Studenti con patologia `discriminati` nello sport e attività extra scolastica

Da: MEDICINA

Sono 15 mila i ragazzi da 0 a 14 anni che hanno il diabete giovanile, 20 mila se si considerano anche i giovani fino a 18 anni. La patologia cronica infantile-giovanile più diffusa nel nostro Paese in questa fascia d’età e con un`incidenza in crescita. Si calcola, infatti che, tra 0-14 anni ci siano dai 6 agli 11 casi ogni 100 mila abitanti ad eccezione della Sardegna, dove si arriva addirittura a 40 casi su 100.000 abitanti, il peggior dato a livello nazionale. "Eppure nonostante l`Italia abbia una legge a tutela dei diabetici, la n. 115 del 1987, e abbia recentemente adottato un Piano nazionale diabete (Pnd), la situazione per i giovani affetti da questa patologia è ancora critica". A lanciare l`allarme sono i rappresentanti delle associazioni dei pazienti che a Baveno hanno partecipato al seminario `I Giovani e il Diabete` con esperti e istituzioni. Un evento organizzato con il supporto organizzativo di Roche Diagnostics. In base all`indagine promossa dalla Federazione nazionale diabete giovanile (Fdg) il 50% degli alunni diabetici non trova un giusto inserimento nell’attività motoria e sportiva, il 64% ha problemi di socializzazione e integrazione. La maggior parte dei giovani diabetici, a causa di atteggiamenti di iper protezione degli adulti viene escluso da attività scolastiche ed extra-scolastiche quali gite, tornei creando delle vere e proprie discriminazioni nel 71% dei casi. Il report ha rilevato inoltre, disagi relativi al controllo glicemico e alla pratica della terapia insulinica per l`86% dei giovani diabetici, con problemi inerenti all`alimentazione nella mensa scolastica per il 59%. "Il Piano Nazionale sulla Malattia Diabetica dedica un intero capitolo alla parte pediatrica - afferma Paola Pisanti, presidente della Commissione nazionale diabete del ministero della Salute - ed è il frutto congiunto di un lungo lavoro per colmare il vuoto assistenziale e l`abbandono istituzionale spesso lamentato dai pazienti con diabete e dalle loro famiglie".

 



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07.10.2013
CNR, nel DNA `spazzatura` la causa di tumori e malattie genetiche studio su Science identifica regioni chiave

Da: RICERCA

Nel Dna `spazzatura` si nasconde anche la causa di tumori e malattie genetiche. Lo dimostra uno studio internazionale pubblicato su Science, che tra i primi firmatari ha Vincenza Colonna dell`Istituto di genetica e biofisica del Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr) di Napoli. A differenza della regione di Dna che contiene le informazioni per fabbricare le proteine, dove `abitano` 23.000 geni, la parte non codificante (non-coding), che rappresenta il 98% del genoma umano, non è ancora ben compresa. A partire da studi recenti che hanno evidenziato la funzione di questa regione nella regolazione delle proteine, Colonna e colleghi hanno identificato le regioni del genoma che non codificano per proteine rilevanti dal punto di vista funzionale, scoprendone il ruolo potenziale nello sviluppo di vari tipi di tumore. "In questa ricerca si è cercato di identificare le regioni non codificanti del genoma definite `ultrasensitive`". E cioè quelle "dove - spiega Colonna - così come nelle regioni codificanti, le mutazioni che risultano dannose vengono rimosse e le mutazioni benefiche subiscono al contrario una selezione `positiva`, affinché` la loro frequenza aumenti nelle popolazioni. Tali mutazioni sottoposte a selezione positiva sono molto rare, ma hanno effetti importanti: in questo lavoro dimostriamo per la prima volta che alcune di esse si trovano in regioni non-coding centrali per la regolazione genica". 



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03.10.2013
Atlante sclerosi multipla, 2,3 mln malati nel mondo, +9,5% da 2008: donne 2 volte più a rischio, 5% pazienti la sviluppa prima dei 18 anni

Da: FARMACI

Sempre più persone con sclerosi multipla nel mondo: nel 2013 il numero dei pazienti ha toccato quota 2,3 milioni, il 9,5% in più rispetto al 2008, quando risultavano essere 2,1 milioni. E` quanto emerge da Atlas, la più vasta indagine mondiale della malattia, la cui nuova versione è stata presentata al congresso dell`European Committee for Research and Treatment in Multiple Sclerosis (Ectrims), che si apre a Copenhagen. Il nuovo `Atlante` fornisce anche i dati sulla prevalenza di sclerosi multipla nei bambini: fino al 5% dei pazienti sviluppa la malattia prima dei 18 anni. E conferma che le donne hanno una probabilità due volte più alta di avere la sclerosi multipla rispetto agli uomini, anche se in alcuni Paesi queste chance sono addirittura tre volte più alte. L`Italia figura fra i Paesi con una prevalenza di sclerosi multipla pari a meno di 100 persone su 100.000 abitanti, la fascia più bassa. Da Atlas emerge anche che il numero di neurologi in tutto il mondo è aumentato del 30% e che la fornitura di apparecchiature di risonanza magnetica, che sono fondamentali per la diagnosi precoce e il trattamento della sclerosi multipla, è raddoppiata negli ultimi 5 anni nei Paesi emergenti. Si evince poi che le terapie sono in parte o interamente finanziate dai Governi nel 96% dei Paesi ad alto reddito, ma la quota scende a zero nei Paesi a basso reddito. L`Atlante (Atlas) della Sm 2013 è stato pubblicato dalla Federazione internazionale sclerosi multipla (Msif) con sede a Londra, aggiornando la prima versione pubblicata nel 2008. "L`Atlas della Sm 2013 - commenta Mario Alberto Battaglia, vice presidente della Msif e presidente di Fism, Fondazione dell`Associazione italiana sclerosi multipla - mostra che ci sono più persone con sclerosi multipla in tutto il mondo rispetto a quanto è stato precedentemente stimato e, che nei Paesi a basso reddito, non vi è alcun finanziamento pubblico per i farmaci e per il trattamento. Ecco perché` si chiede più ricerca scientifica per vincere la malattia e dare qualità di vita ai malati e si chiede di rendere i trattamenti piu` accessibili a tutti. La sclerosi multipla è una patologia che non rispetta confini geografici: tutte le persone hanno diritto ai migliori trattamenti possibili nella propria vita".  



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03.10.2013
Sviluppato nuovo vaccino anti-tubercolosi rafforza attività del `vecchio` metodo di profilassi riattivando difese immunitarie

Da: MEDICINA

E` stato sviluppato un nuovo vaccino contro la tubercolosi, un `sostegno` in grado di rafforzare l`efficacia dell`ormai `50enne` metodo di profilassi (Bcg) contro il `top-killer` virus, secondo solo all’HIV per letalità. L``AdHu5` è stato progettato dai ricercatori della McMaster University in Ontario, Canada, per essere dato dopo la vaccinazione Bcg iniziale, in modo da riattivare elementi immunitari innescati da Bcg che nel tempo diminuiscono. Lo studio è pubblicato su `Science Translational Medicine`. Per realizzare il vaccino gli scienziati hanno modificato geneticamente un virus del raffreddore. Il virus agisce come una `navicella` che trasporta materiale genetico nel polmone, e questi geni una volta giunti a destinazione comunicano attivamente con il sistema immunitario e lo aiutano a respingere il tipo di batterio che causa la tubercolosi. Ci sono voluti 10 anni per realizzare il nuovo vaccino, e già nel primo trial nel 2009 su 24 pazienti, dei quali la metà già immunizzati con Bcg, aveva dimostrato di aumentare le difese immunitarie ed essere sicuro. E ulteriori sperimentazioni verranno effettuate per misurare il reale potenziale del vaccino. Una persona su 3 nel mondo è infettata con microorganismo che rimane nell`organismo in maniera latente. Una su 10 di queste persone sviluppa la malattia, che nel 50% dei casi porta alla morte. Bastano un semplice starnuto o un colpo di tosse per trasmetterla, e si stima che ci sia una nuova infezione ogni secondo. Perdita di peso, febbre bassa ma persistente, tosse e sangue nell`espettorato sono i sintomi più comuni. I polmoni sono infatti gli organi più colpiti, e quando il batterio si annida distrugge piano piano i tessuti che vanno incontro a necrosi. 
 
 

 



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02.10.2013
Rischio demenza ridotto del 30% con anti-colesterolo: revisione di 41 studi `smentisce` rischio di problemi cognitivi da uso statine

Da: FARMACI

Rischio demenza ridotto quasi del 30% (-29%) per chi assume le statine: il farmaco anti-colesterolo fa bene non solo alle arterie e al cuore, ma anche al cervello. Questa la conclusione di una vasta revisione sistematica e metanalisi dei dati di 41 diversi studi sull`argomento, i cui risultati sono stati pubblicati online su `Mayo Cinic Proceedings`. La ricerca ribalta la teoria secondo cui l`uso di questi medicinali, nel breve periodo, darebbe problemi di memoria.  Un rischio che nel 2012 aveva spinto la Food and Drug Administration (Fda) americana a far apporre obbligatoriamente in etichetta il possibile effetto collaterale, per mettere in guardia i consumatori. Tra gli studi che hanno `smentito` questa teoria, ce n’è anche uno `made in Taiwan` presentato recentemente ad Amsterdam al Congresso 2013 della Società europea di cardiologia (Esc), secondo il quale l`assunzione di dosi elevate di statine permetterebbe di abbattere di 3 volte il rischio di demenza.  Con questa nuova ricerca gli scienziati della Johns Hopkins University di Baltimora, Usa, hanno dimostrato non solo che le statine non danneggiano il cervello, ma che aiutano a prevenirne i danni. "Non abbiamo trovato alcun legame tra l`uso di statine nel breve periodo e la perdita di memoria o altri tipi di disfunzione cognitiva - afferma il primo autore dello studio Kristopher Swiger - Anzi, l`uso di statine a lungo termine è stato associato a un effetto protettivo dalla demenza". 
 
 

 



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02.10.2013
Alzheimer: stress mezza età aumenta rischio demenza in donne

Da: MEDICINA

Eventi traumatici o situazioni abbondanti di stress quotidiano durante la fase media dell`esistenza possono innescare cambiamenti fisiologici duraturi nel cervello e aumentare il rischio di demenza e di Alzheimer nelle donne, secondo un nuovo studio condotto dalla Sahlgrenscka Academy della Goteborg University e pubblicato su Bmj. Subire notevoli quantità di stress in mezza età incrementa la vulnerabilità all`insorgenza di demenza in tarda età, sostiene la ricerca che ha coinvolto ottocento donne svedesi. Lo stato di salute mentale e fisica delle partecipanti è stato monitorato per un periodo di quasi quarant`anni attraverso il Prospective Population Study of Women di Goteborg iniziato nel 1968. Lo studio ha valutato l`impatto psicologico di 18 fattori di stress comuni come divorzio, vedovanza, grave malattia o morte di un figlio, malattie mentali o alcolismo di un membro della famiglia, disoccupazione personale o del partner, scarso supporto sociale. E l`incidenza di sintomi come disagio, irritabilità, paura e disturbi del sonno. I dati suggeriscono che lo stress durante la mezza età può causare danni strutturali e funzionali al cervello e promuovere l`infiammazione nel tempo associata allo sviluppo di demenza.

 


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02.10.2013
Depressione: litio si accumula all`interno delle vie nervose

Da: MEDICINA

Il litio utilizzato come antidepressivo si accumula maggiormente nella materia bianca del cervello piuttosto che nella materia grigia. Lo ha scoperto un team di ricercatori della Technische Universitat Munchen (Tum) attraverso una serie di esperimenti. La scoperta rivela che il litio si comporta diversamente dai farmaci psicotropi sintetici. Attualmente il litio è più famoso per il suo utilizzo nelle batterie ricaricabili ma per decenni è stato usato per il trattamento di varie malattie psicologiche come depressione, manie e disturbi bipolari. E` noto che il litio alleggerisce gli stati d`animo e riduce il potenziale di aggressività. Diversi studi internazionali, inoltre, hanno dimostrato che un contenuto superiore di litio naturale nell`acqua potabile porta a tassi di suicidio minori nella popolazione generale. La ricerca tedesca ha valutato la presenza di litio nel cervello di persone depresse trattate, non trattate e sane. Dai risultati è emerso che le persone depresse trattate mostrano un accumulo di litio nella materia bianca, area del cervello dove corrono le vie nervose mentre nella vicina materia grigia il contenuto è inferiore di tre-quattro volte. L`accumulo nella materia bianca non è stato osservato tra i depressi non trattati, ciò mette in evidenza che il litio non agisce negli spazi tra le cellule nervose - come altri farmaci psicotropi - ma all`interno delle stesse vie nervose. I risultati potrebbero permettere di prescrivere il litio con maggior precisione e accuratezza per il trattamento dei disturbi psicologici. Lo studio è stato pubblicato su `Medical Physics`.

 


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01.10.2013
Combattere la resistenza ad antibiotici alternandoli

Da: FARMACI

 Il fenomeno della resistenza agli antibiotici potrebbe essere battuto usando una combinazione dei farmaci esistenti alternati in modo controllato, sfruttando il fatto che un ceppo resistente a una terapia di solito è più sensibile alle altre. Lo afferma uno studio della Technical University of Denmark pubblicato da `Science Translational Medicine`. I ricercatori hanno usato per il loro test due ceppi diversi di Escherichia Coli, trattati con quantità crescenti di un antibiotico fino allo sviluppo della resistenza. I batteri risultanti sono stati poi esposti a 23 altri farmaci, verificando la loro efficacia. I risultati elaborati da un algoritmo hanno prodotto 200 diverse combinazioni utilizzabili per una terapia mirata. "Questi antibiotici - spiegano gli autori - possono essere usati in cicli da due, tre e anche quattro farmaci alternati".

 


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01.10.2013
oche, bene Trastuzumab Emtansine contro cancro seno: quasi raddoppiato tempo libero da peggioramento vs trattamento di scelta medico

Da: ONCOLOGIA

 - I risultati dello studio di fase III in aperto, Th3resa, presentati in occasione dell`European Cancer Congress, hanno dimostrato che trastuzumab emtansine (T-Dm1) ha prolungato in modo significativo la durata di vita delle pazienti con carcinoma della mammella Her2-positivo avanzato (non resecabile localmente recidivato o metastatico) senza peggioramento della malattia rispetto al trattamento di scelta da parte del medico.  I dati - evidenzia una nota - hanno inoltre mostrato che nelle donne che assumevano T-Dm1 il rischio di peggioramento della malattia o di morte è stato ridotto del 47%. Non sono stati rilevati nuovi segnali relativi alla sicurezza di T-Dm1. Lo studio ha arruolato pazienti con carcinoma della mammella avanzato Her2-positivo, progredito nonostante un precedente trattamento con almeno due farmaci mirati contro Her2. Nello studio è stata effettuata una randomizzazione tra il trattamento con trastuzumab emtansine e uno a scelta del medico della paziente. Nell`80% delle donne che hanno ricevuto il trattamento scelto dal loro medico, è stato utilizzato un regime contenente trastuzumab. "Lo studio Th3resa - ha dichiarato Hal Barron, Chief Medical Officer, Head Global Product Development di Roche - è il secondo grande studio di fase III in cui trastuzumab emtansine ha dimostrato di essere in grado di migliorare la sopravvivenza libera da progressione nelle donne con una forma avanzata di carcinoma mammario Her2-positivo. Siamo lieti che i dati provenienti da più studi clinici rafforzino il beneficio di trastuzumab emtansine nel trattamento delle donne con questa forma aggressiva di malattia". Allo stesso congresso sono stati presentati i risultati dello studio PrefHer che dimostrano come la nuova formulazione sottocutanea di trastuzumab per il trattamento del carcinoma mammario Her2 positivo riduca sia i tempi di somministrazione sia il tempo che il personale medico e infermieristico dedicano alla terapia, contribuendo in questo modo ad aumentare l`efficienza dell`ospedale.



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30.09.2013
Celiachia: escluso legame con autismo

Da: MEDICINA

 Non c’è nessun legame tra celiachia e disordini dello spettro autistico. Ad escludere la relazione è stato un grande studio fatto in Svezia e coordinato dal Karolinska Institute di Stoccolma, pubblicato dalla rivista Jama Psychiatry.I ricercatori hanno usato i dati di diversi database svedesi sulle due malattie, per un totale di 250mila persone, senza trovare nessuna corrispondenza tra le diagnosi di celiachia e autismo. L`unico legame trovato è quello tra autismo e positività al test dell`intolleranza al glutine, che però da solo non basta a formulare la diagnosi e non è valido senza quello che dimostra il danno all`intestino. "Quest`ultimo particolare è interessante - scrivono gli autori - perché` sembrerebbe suggerire qualche ruolo del glutine".



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30.09.2013
Infettivologi dei bimbi, vaccini salvano 3 mln di vite all`anno

Da: MEDICINA

Ogni anno grazie ai vaccini vengono evitate circa 2-3 milioni di morti nel pianeta. Il dato dell`Organizzazione mondiale della sanità, ricordato dalla Società italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) è il miglior `biglietto da visita` a conferma dell`efficacia e della sicurezza delle vaccinazioni. Un`arma che - sottolineano gli infettivologi dei bimbi - permette di difendersi da una lunga lista di infezioni tra cui morbillo, rosolia, pertosse, poliomielite, tetano, difterite, meningiti e altre gravi malattie batteriche (sepsi e polmoniti) causate da meningococco, pneumococco ed emofilo. "Ogni volta che le coperture vaccinali diminuiscono si rischia che le malattie prevenibili con le vaccinazioni ricompaiano", avverte Marta Ciofi degli Atti, responsabile dell’Unità di ricerca esiti e percorsi medico-chirurgici all`ospedale pediatrico Bambino Gesù Roma. "Esperienze di questo tipo si sono verificate ad esempio per il morbillo", responsabile di un`epidemia che negli ultimi anni sta allarmando l`Europa. "Ma anche per la pertosse, la difterite e la poliomielite". Per ribadire l`importanza delle vaccinazioni, chiarire dubbi e cancellare paure spesso senza fondamento, la Sitip ha organizzato durante il congresso un Simposio satellite per le famiglie. Un`iniziativa aperta al pubblico, rivolta ai genitori per dare spazio alla loro voce. "L`analisi sul profilo rischio-beneficio dei vaccini e` pienamente favorevole - assicura Ciofi degli Atti - Mantenere la fiducia delle famiglie in questo fondamentale strumento di salute è quindi importante per tutte le strutture sanitarie". 



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30.09.2013
Da studio geni più anni vita, ma ricetta vecchiaia sana mix complesso il genetista, anche la società e il singolo individuo devono fare la loro parte

Da: RICERCA

Cento candeline non sono più un traguardo impossibile. E nel prossimo futuro l’umanità continuerà a guadagnare anni di vita, grazie alla ricerca genetica e biomedica. Invecchiare bene e in salute, però, non è una questione che riguarda solo la medicina e gli scienziati. Una vecchiaia serena - secondo gli esperti - è frutto di un mix complesso, un traguardo che necessita di impegno, da parte della società che deve garantire un`organizzazione adeguata e favorire gli stimoli `vitali` per chi non fa più parte del sistema produttivo. Ma serve anche l`impegno da parte dei singoli che - come suggeriscono molti studi - devono saper `prendersi cura` del proprio organismo, rinunciare alle cattive abitudini `taglia vita` (dal fumo all`abuso di alcol) e adottare stili di vita corretti. E sono ormai noti a tutti i vantaggi di una sana alimentazione e della riduzione delle calorie, confermata come `elisir di lunga vita` da diverse ricerche. Tra queste uno studio dell`Istituto superiore di sanità secondo il quale la restrizione calorica consente, ad individui geneticamente sani, un invecchiamento in salute, senza rischi di infarto, ictus e cancro. Gli scienziati hanno anche confermato l`importanza di una ricca vita sociale. E del buonumore, visto che ridere aiuta la longevità, come ha dimostrato una ricerca dell’università del Maryland a Baltimora: la scarica positiva di una risata avrebbe sulle arterie lo stesso effetto benefico di uno sport aerobico e persino di alcuni farmaci anticolesterolo. E poi lo sport, un vero e proprio salvavita nella terza età, ormai `prescritto` dai medici ai propri pazienti alla stregua di un medicinale. Alleata della longevità, per la scienza come per il senso comune, è anche una soddisfacente vita affettiva. "Dal punto di vista della scienza - spiega Francesco Cucca, direttore dell`Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irgb-Cnr) di Cagliari e professore di Genetica medica presso l’Università di Sassari - avere più anni di vita sana a disposizione è possibile. Ma invecchiare bene è un sistema più complesso: anche la società deve fare la sua parte garantendo agli anziani servizi e possibilità di mantenere un ruolo attivo senza essere isolati". I genetisti, spiega l`esperto, sono a lavoro per `scovare` gli specifici meccanismi di invecchiamento. E Cucca, con il suo staff, può contare su un `laboratorio` di studio molto speciale. La popolazione sarda: una vera e propria miniera per i genetisti. Rappresenta infatti una sintesi del DNA di tutti gli europei, ma anche la memoria di caratteristiche ormai scomparse altrove. 



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23.09.2013
Rapporto Alzheimer, oltre 35 mln malati nel mondo, 115 mln al 2050, costi per 600 mld di dollari (1% pil), domani giornata mondiale

Da: Sanità

Alzheimer e altre demenze: una delle principali sfide di salute pubblica per il futuro. Oggi oltre 35 milioni di persone nel mondo fanno i conti con questa malattia neurodegenerativa, e il numero si stima possa raddoppiare entro il 2030 e persino triplicare nel 2050, toccando quota 115 milioni di malati. E` quanto riporta il Rapporto mondiale Alzheimer 2013 pubblicato in occasione con la Giornata mondiale dedicata alla patologia, che si celebrerà domani 21 settembre. L`appello unito a questa ricorrenza è rivolto ai governi, ai quali si chiede di fare della demenza una priorità nazionale, implementando piani ad hoc e avviando dibattiti urgenti sulle modalità future nella fornitura di cure a lungo termine.  Il rapporto, stilato da esperti del King`s College London, rileva infatti che, con il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale, il tradizionale sistema di cure `informali` che vengono garantite dalla famiglia, dagli amici e dalla comunità, richiederà un sostegno molto maggiore rispetto a quello attuale.  A livello globale, oggi il 13% delle persone di 60 anni o più richiede cure a lungo termine. Tra il 2010 e il 2050, il numero totale di anziani con queste esigenze sarà quasi il triplo: da 101 a 277 milioni. L`assistenza a lungo termine serve principalmente alle persone affette da demenza, pari a circa la metà di tutti gli anziani che hanno bisogno di cure continue e all`80% di coloro che risiedono nelle case di riposo. Il costo a livello mondiale della cura della demenza è attualmente pari a oltre 600 miliardi di dollari, circa l`1% del Pil mondiale.



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23.09.2013
Scoperto gene `alleato` del metabolismo, aiuta cellule affaticate; studio Telethon, opa1 contro malattie mitocondriali

Da: RICERCA

I mitocondri funzionano male? Un grosso aiuto può arrivare da Opa1, un gene che si è rivelato alleato del metabolismo cellulare. Si tratta in realtà di una `vecchia conoscenza` del Dna: lo stesso gene se alterato causa una malattia ereditaria dell`occhio, l`atrofia ottica dominante. A mettere in luce la sua potenzialità di aiutante del metabolismo, lo studio pubblicato su `Cell` dal gruppo di ricerca dell`Istituto Telethon Dulbecco guidato da Luca Scorrano, ordinario di Biochimica all’Università di Padova, in collaborazione con il gruppo spagnolo del Cnic di Madrid. Chiarendo la funzione di questo gene, i ricercatori padovani ne hanno messo in evidenza la potenziale capacità di `aiutante` del metabolismo cellulare, che potrebbe essere sfruttata in chiave terapeutica nell`ambito di numerose malattie mitocondriali. "All`interno delle cellule, i mitocondri ricoprono un ruolo fondamentale, innanzitutto perché` sono responsabili della produzione dell`energia necessaria per portare avanti le attività cellulari, ma anche perché` possono determinare la sopravvivenza o meno della cellula in condizioni di stress" spiega Scorrano, tra i ricercatori di riferimento a livello mondiale per lo studio di questi importanti organelli. "Grazie a Telethon studiamo da oltre dieci anni quelle malattie ereditarie caratterizzate da un malfunzionamento dei mitocondri, come appunto l`atrofia ottica dominante: capirne i meccanismi è essenziale innanzitutto per sviluppare una terapia mirata, ma anche per chiarire come funzionano le nostre cellule e avere così un impatto ancora più ampio sulla ricerca biomedica". Il gene Opa1, difettoso nei pazienti affetti da atrofia ottica dominante, contiene normalmente le informazioni per una proteina, che il gruppo di Scorrano ha progressivamente caratterizzato negli anni, e che regola di fatto la forma di questi organelli. Nei pazienti la sua mancanza si traduce nella morte progressiva di un tipo di neuroni, le cellule ganglionari della retina, responsabili della trasmissione delle immagini dall`occhio alla porzione di cervello deputata alla loro elaborazione. Questa perdita di cellule nervose, e quindi della capacità visiva, è lenta ma progressiva: la malattia si manifesta in genere in età prescolare e può avere diversi livelli di gravità, anche all`interno della stessa famiglia
 
 

 



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20.09.2013
Bpco: in aumento casi, i consigli dello pneumologo

Da: MEDICINA

 "Come oramai ampiamente documentato e di nuovo ribadito al congresso europeo delle malattie respiratorie, tenutosi dal 7 all` 11 settembre a Barcellona, la BPCO, Broncopneumopatia cronica ostruttiva, rispetto alle principali cause di morte, è stabilmente in aumento e soprattutto, per quanto riguarda questo triste primato, unica in controtendenza rispetto alle patologie cardiache e neurologiche". Lo sottolinea Vittorio Cardaci, responsabile del Reparto di Pneumologia Riabilitativa dell`IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, che ricorda: "Nei 28 Paesi della Comunità europea le malattie respiratorie sono responsabili di un caso di morte su otto, ovvero 661.000 morti l`anno. E il futuro non sarà di certo clemente: le proiezioni dell`Organizzazione Mondiale della Sanità per il 2030 stimano infatti che polmoniti, tubercolosi, BPCO e cancro del polmone saranno responsabili di un caso di morte su 5 a livello mondiale". "Un impatto enorme sulla salute e sulle tasche dei cittadini - aggiunge lo pneumologo - dal momento che in Europa i costi per le malattie respiratorie ammontano a 390 miliardi di euro l`anno. Sono questi solo alcuni dei dati pubblicati nel Libro Bianco Europeo del Polmone, presentato a Barcellona in occasione del congresso della Società Europea di Malattie Respiratorie (ERS). "I fattori di rischio", sottolinea, "sono ampiamente noti e taluni per certi versi aggredibili: inquinamento ambientale e fumo di sigaretta in tal senso la fanno da padrone. E` altrettanto vero che è ancora necessario fare una importante campagna di informazione sulla popolazione, al fine di poter effettuare una diagnosi corretta della malattia e così assicurare un intervento precoce ed efficace. Per tale ragione non bisogna mai sottovalutare sintomi quali aumento del catarro e dispnea. Una visita specialistica pneumologia ed una spirometria possono aiutare a svelare situazioni in fase "borderline" che adeguatamente trattare possono limitare i danni di una malattia altrimenti inesorabile"

 

 


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20.09.2013
Bimbi con sindrome genetica non hanno anche autismo

Da: RICERCA

 I bambini che hanno un disordine genetico chiamato sindrome da delezione del 22q11.2, a cui spesso viene diagnosticato anche l`autismo, in realtà non hanno anche questa seconda patologia, e i problemi comportamentali sono dovuti solo alla prima. Lo afferma uno studio pubblicato dal Journal of Autism and Developmental Disorders dell’università della California. La sindrome ha una prevalenza di 1 su 2mila bambini, e comunemente a una porzione dal 20 al 50 per cento dei portatori viene diagnosticato anche l`autismo. Lo studio non ha invece trovato i segni tipici dell`autismo in nessuno dei bambini affetti. "Questo è importante - spiegano - perché` i trattamenti per l`autismo sono quindi inefficaci in questo caso, e aumentano solo l`ansia delle famiglie e dei pazienti". 



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20.09.2013
Per i dislessici più semplice leggere un ebook che un libro Perché contiene meno parole per ogni riga

Da: RICERCA

 Uno strumento utile nei casi di dislessia si può trovare nei libri elettronici, o in generale in tutti quei dispositivi portatili su cui si possono caricare i propri libri preferiti. Lo rivela uno studio su 100 studenti di scuola superiore dislessici. Pubblicata sulla rivista Plos One, la ricerca è stata condotta da Matthew Schneps del Science Education Center presso il centro Harvard-Smithsonian di Boston. Il segreto? Nei libri elettronici la riga è più corta e quindi ci sono meno parole per riga, per cui, leggendo un ebook invece che un libro classico, il soggetto dislessico fa meno fatica a seguire il filo della lettura e non si perde tra le tante parole di una singola riga. Già altri studi avevano evidenziato che i dislessici si trovano meglio con i libri elettronici. Ma il gruppo di Schneps voleva indagare meglio questo fatto e capire il perché. Così, servendosi di uno strumento apposito, ha tracciato i movimenti degli occhi dei 100 ragazzi alle prese con un ebook o con un libro normale. E` emerso che leggere un ebook rende la lettura molto più spedita e senza errori e migliora la comprensione del testo. E si è scoperto anche che il segreto degli eReader è che presentano al lettore meno parole per ciascuna riga e quindi il lettore dislessico fa meno fatica e si confonde meno.

 



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18.09.2013
Oms, nessun legame tra vaccini e autismo

Da: Sanità

Non c`è nessuna prova scientifica del fatto che i vaccini abbiano una relazione con l`autismo, e anzi tutti gli studi fatti finora escludono questa connessione. Lo afferma l`Oms, che ha appena pubblicato sul suo sito un `vademecum` aggiornato sulla malattia. ``I dati epidemiologici disponibili non mostrano nessuna evidenza di correlazione tra il vaccino trivalente per morbillo, rosolia e parotite e l`autismo, e lo stesso vale per ogni altro vaccino infantile - si legge sul sito -. Studi commissionati dall`Oms hanno inoltre escluso ogni associazione con gli adiuvanti al mercurio usati in alcune formulazioni``. La scheda riassume le ultime scoperte, dalla prevalenza, che la media delle ricerche fissa a un caso ogni 160 bambini, al fatto che nella metà dei casi la patologia provoca problemi cognitivi. La diagnosi dell`autismo, anche se sarebbe più corretto parlare di `disordini dello spettro autistico` per sottolineare che si tratta in realtà di una serie di malattie diverse, può essere fatta tra uno e due anni di età del bimbo. Ancora poco, conferma il vademecum, si sa delle cause. ``Le evidenze scientifiche - sottolinea il documento - suggeriscono che vari fattori, sia genetici che ambientali, possono influire sull`insorgere dei disordini dello spettro autistico influenzando lo sviluppo iniziale del cervello``

 



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17.09.2013
L`ottimismo allunga la vita. Studio su persone a rischio infarto, vivono di meno i pessimisti

Da: MEDICINA

L`ottimismo allunga la vita, almeno quella di individui con problemi cardiaci. Lo dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes e condotta su 600 individui seguiti per cinque anni. Lo studio è stato condotto in Olanda dal gruppo di Susan Pedersen dell`università di Tilburg. Tutti i partecipanti avevano sin dall`inizio dello studio un problema cardiovascolare a carico delle arterie che ossigenano il cuore (le coronarie) e quindi erano a rischio infarto. Gli esperti hanno diviso i pazienti per personalità, distinguendo due gruppi: gli ottimisti e coloro che, al contrario, avevano una visione un po` più cupa della vita. A distanza di cinque anni meno del 10% degli ottimisti è deceduto, contro il 16,5% dell`altro gruppo. In altri termini essere di indole positiva riduce il rischio di morte per qualsiasi causa del 42%. Gli esperti hanno anche riscontrato che coloro che tendono ad essere di buon umore sono, in media, più attivi fisicamente e anche questo aspetto può incidere sul loro rischio di morte.

 


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17.09.2013
Vista: esame del sangue rileva cause cataratta nei bambini

Da: MEDICINA

Sviluppato un test che permette di rilevare la cataratta nei bambini. L`esame del sangue analizza ogni mutazione del DNA nota per causare la condizione e aiuta a diagnosticare precocemente e scegliere il trattamento più adeguato. Il test è stato ideato da un team di ricercatori coordinati da Graeme Black della University of Manchester che lo ha presentato alla British Society for Genetic Medicine. "La diagnosi di cataratta congenita è molto facile alla nascita ma comprenderne le cause richiede molto più tempo", ha spiegato Black. "Attualmente se dobbiamo analizzare un bambino con una storia familiare di cataratta per trovare la causa del disturbo - ha continuato - possiamo impiegare mesi o anni, perché` ogni mutazione deve essere testata singolarmente. Il nostro test invece esamina tutti gli errori nel codice genetico contemporaneamente, riducendo drasticamente i tempi". L`ospedale di Manchster inizierà ad offrire il test a partire da dicembre.

 



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16.09.2013
Diversi fino al DNA, ecco la mappa delle cause genetiche oltre 50 scienziati europei per il più grande studio di sequenziamento RNA umano

Da: RICERCA

Il mondo è bello perché` è vario. Ed ecco perché` le persone sono tanto diverse l`una dall`altra. Fin dentro il DNA. Provano a spiegarlo gli scienziati europei che hanno lavorato al maxi progetto `Geuvadis`, guidati da un team dell’università di Ginevra, e hanno delineato una mappa che indica le cause genetiche delle differenze tra le persone. Lo studio, pubblicato su Nature e Nature Biotechnology, offre il set di dati più grande mai raccolto che collega il genoma umano all’attività genica al livello di Rna. Capire come il genoma unico delle persone le rende più o meno suscettibili alle malattie è una delle più grandi sfide della scienza di oggi, spiegano gli esperti. I genetisti sono al lavoro per capire l`influenza dei diversi profili genetici sul modo in cui vengono attivati o disattivati alcuni geni in diversi soggetti, perché` questo potrebbe essere alla base di una serie di malattie genetiche. Lo studio europeo è stato condotto da oltre 50 scienziati di 9 istituti del Vecchio Continente. Il team ha misurato l’attività genica sequenziando l`Rna nelle cellule umane di 462 individui. Le sequenze dell`intero genoma di questi soggetti erano già state pubblicate come parte del 1000 Genomes Project. Lo studio dunque aggiunge un`interpretazione funzionale al più importante `catalogo` di genomi umani.

 


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16.09.2013
3 giovani su 4 mixano alcol ed energy drink, allarme esperti , psicologo, pericoli sottovalutati e poca trasparenza su finanziatori ricerche

Da: MEDICINA

Tre studenti su 4 in Europa e Stati Uniti mixano regolarmente bevande alcoliche ed energizzanti, ma i rischi di questi `cocktail` per la salute sono ampiamente sottovalutati. Anche per colpa di una scarsa trasparenza sui finanziatori delle ricerche in materia, spesso sostenute dall`industria produttrice di energy drink. A puntare il dito è Peter Miller, professore associato di psicologia alla Deakin University australiana. Il risultato è che gli studi che indagano sui rischi che si corrono mischiando alcolici e bevande energizzanti, fa notare il docente citato dal quotidiano britannico `Daily Mail`, si riferiscono nella maggior parte dei casi a consumi inferiori a quelli reali: il problema non è mixare un singolo energy drink con una bevanda alcolica, perché` di fatto, almeno "nelle città australiane - sottolinea lo psicologo - circa il 40% del popolo che anima la `movida` del venerdì e del sabato sera raggiunge livelli ben più di pesanti intossicazione". L`esperto auspica che l`effetto di alcol e bevande energizzanti sulla salute sia valutato attraverso ricerche indipendenti. 



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13.09.2013
Sconfitta infertilità misteriosa, 3 italiani diventano papà studio italiano, difetto genico `contrastato` da terapia ormonale

Da: MEDICINA

Non riuscivano ad avere un figlio, ma fino a poco tempo fa non si capiva il perché`. "Il loro problema era etichettato come una generica infertilità idiopatica, un problema senza una causa apparente. Poi, grazie a tecnologie avanzate e indagini molecolari, siamo riusciti a mettere in luce un difetto genico che comportava in alcuni pazienti una sottoproduzione dell`ormone Fsh, cruciale per la produzione di spermatozoi. Così abbiamo studiato una terapia, trattando finora i primi 15 uomini, e tre sono già diventati papà in modo naturale". Ad anticipare gli ultimi risultati della ricerca, tutta italiana, è Carlo Foresta, del Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova. Foresta ne parlerà al II Convegno nazionale "Nuove tecnologie di medicina personalizzata nell`era post - genomica", al via a Padova. A infrangere i sogni di un gruppo di aspiranti papà "era infatti un difetto genico, che abbiamo potuto individuare grazie alle indagini molecolari: questo causava una ormone Fsh `pigro`, con un’attività inferiore alla norma, e di conseguenza una oligospermia nei pazienti. Una scoperta ottenuta grazie a uno studio genomico che abbiamo condotto nel nostro centro, con la collaborazione di Alberto Ferlin, e pubblicato su `Fertility and Sterility`. Poi abbiamo sottoposto a indagine un gruppo di uomini, individuando quelli con il difetto genico e trattando finora 15 soggetti con una terapia a base di Fsh". L`idea era quella di riportare l`ormone ai livelli normali, `svegliandolo` un po`. "Abbiamo visto che in questo modo si ripristina la normale produzione spermatica e che i pazienti possono aspirare a diventare papà in modo naturale. Prova ne è - conclude - che i primi tre soggetti hanno avuto un figlio".

 


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13.09.2013
SICGE, task force per curare meglio il cuore degli anziani cardiologi e geriatri insieme per un`assistenza mirata e più equa

Da: MEDICINA

Cuore tallone d`Achille degli anziani: la sindrome coronarica acuta colpisce soprattutto gli over 70, lo scompenso cardiaco gli ultra 75enni e la fibrillazione atriale gli 85enni. Ma almeno nella metà dei casi questi pazienti abbinano al `mal di cuore` anche altre patologie: il 60% degli over 65 soffre di artrosi, il 20% di diabete e il 10% di demenza, che raggiunge il 40% dopo gli 85 anni. E la lista delle malattie si allunga con l’età, tanto che oltre la metà degli ultra 75enni, soprattutto donne, convivono con almeno 3 patologie croniche. E` la fotografia scattata dalla Sicge (Società italiana di cardiologia geriatrica), che sottolinea la necessità di un`assistenza di squadra per garantire agli anziani cardiopatici cure adeguate e a 360 gradi. Una task force che veda alleati innanzitutto cardiologo e geriatra, le due anime della Sicge fondata nel marzo 2012 proprio per integrare le due specialità. Questo il tema al centro di una giornata di studio sui problemi cardiologici in età avanzata, che la Sicge ha organizzato a Vedano al Lambro (Monza Brianza), presso la sede distaccata dell’università degli Studi Milano-Bicocca. L`incontro si svolgerà in contemporanea in altre 3 città italiane: Roma, Palermo e Sassari. L`obiettivo è confrontarsi e capire meglio le esigenze dei `nuovi anziani`, per pianificare un intervento mirato e più equo: che eviti da un lato trattamenti troppo rischiosi, dall`altro terapie `negate` per pregiudizi sull’età. "Il profilo clinico del cardiopatico anziano è piuttosto complesso, tanto da richiedere un approccio di cura interdisciplinare - evidenzia Alessandro Boccanelli, co-fondatore Sicge e past president dell`Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) - Pertanto è essenziale che gli operatori sanitari coinvolti acquisiscano le competenze necessarie a gestire in modo ottimale questa classe di pazienti, tenendo conto di eventuali patologie croniche preesistenti che influiscono sull`aderenza alla terapia e, di conseguenza, sulla sua efficacia". Studi internazionali dimostrano infatti che un over 65 su due non segue la terapia prescritta. 



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13.09.2013
Mancini o destrimani? Lo decidono anche geni, italiana guida studio ma è mix con ambiente e cultura a fare il resto

Da: RICERCA

Sono anche i geni a decidere quale sarà la nostra mano `preferita`, la destra o la sinistra. Lo dimostra uno studio pubblicato su `Plos Genetics`, portato avanti dalle Università di St Andrews, di Oxford, di Bristol e dal Max Plank Institute di Nijmegen, nei Paesi Bassi, che ha messo in chiaro il ruolo di una rete finora sconosciuta di geni coinvolti nella creazione dell`asimmetria sinistra-destra negli embrioni. "Questi geni sono coinvolti nel processo biologico attraverso il quale l`aspetto dell`embrione passa dall`essere quello di una pallina rotonda di cellule a quello di un organismo in crescita, con un lato destro e uno sinistro", spiega il primo autore dell`indagine, William Brandler, dell’Università di Oxford. A guidare i ricercatori è stata però una scienziata italiana, Silvia Paracchini dell’università di St Andrews. Gli esseri umani sono l`unica specie a mostrare una forte propensione verso l`uso di una parte del corpo e circa il 90% delle persone nel mondo preferisce usare quella destra. La causa di questo fenomeno era finora in gran parte un mistero. Secondo gli esperti che hanno effettuato l`indagine, sarebbero dunque i geni attivi allo stadio embrionale a stabilire le differenze sinistra-destra del cervello, che a loro volta influenzano il fatto di essere mancini o meno. Il team ha condotto uno studio di associazione sull`intero genoma, per identificare quali varianti genetiche comuni potessero essere correlate con la scelta della mano che si preferisce utilizzare. Associata in maniera statisticamente significativa e` risultata una variante che trova nel gene Pcsk6, coinvolto nella creazione della `preferenza` di destra o sinistra nell`embrione in crescita. I ricercatori hanno poi utilizzato i dati raccolti da studi precedenti su come Pcsk6 e i geni simili funzionano nei topi, per saperne di più sui processi biologici coinvolti. Ad esempio `silenziare` il Pcsk6 nei topi provoca difetti di `asimmetria sinistra-destra`, come il posizionamento anomalo di organi all`interno del corpo. Secondo Brandler, però, questi risultati non spiegano completamente il fenomeno: "Come in tutti gli aspetti del comportamento umano, anche lo sviluppo della manualità deriva da una mescolanza fra geni, ambiente e influenza culturale". 



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12.09.2013
Sport, dieta e caffè `mix` per ridurre rischio cancro ovarico: ricerca Gb, bastano 30 minuti di attività fisica al giorno

Da: ONCOLOGIA

Il rischio di sviluppare un cancro ovarico può essere ridotto con l`esercizio fisico, una dieta equilibrata e possibilmente un buon caffè. A stabilirlo è una ricerca dell`Imperial College di Londra. Secondo gli scienziati quasi la metà (3.700 casi) delle neoplasie ovariche segnalate ogni anno nel Regno Unito potrebbero essere prevenute. "I dati dimostrano che questa tipologia di tumori può essere evitata grazie a stili di vita più sani e attivi. Inoltre - suggeriscono - le donne possono ridurre il rischio con circa 30 minuti di esercizio fisico al giorno e con una maggiore attenzione alla bilancia". Il World Cancer Research Fund ha scoperto che anche il caffè può aiutare a ridurre il rischio oncologico, ma secondo gli esperti "non ci sono ancora prove sufficienti per raccomandare questa bevanda come scudo anti cancro". Il tumore dell`endometrio o sarcoma dell`utero è la quarta causa di morte per neoplasia tra le donne inglesi. I ricercatori hanno raccolto studi e lavori scientifici sul cancro dell`endometrio e i legami con la dieta, l’attività fisica e il peso corporeo. Ebbene, hanno trovato le prove che circa 3.700 casi potrebbero essere evitati ogni anno se le donne dedicassero 38 minuti al giorno all`esercizio fisico e al loro peso corporeo. Secondo l`autrice dello studio, Teresa Norat "se si è fisicamente attivi e se si sta attenti al peso - riferisce alla `Bbc - è possibile ridurre il rischio di cancro ovarico e migliorare la propria salute".

 



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12.09.2013
S. Raffaele, un gene lega deficit ferro a disturbi neurologici: studio `inchioda` mutazione ferritina, usate cellule biopsia riprogrammate in neuroni

Da: RICERCA

Scienziati dell`Irccs San Raffaele di Milano hanno scoperto per la prima volta nell`uomo una mutazione genetica che causa carenza di ferro, a sua volta responsabile di disturbi neurologici come convulsioni o la cosiddetta sindrome delle gambe senza riposo. Il `difetto` riguarda il gene della ferritina di tipo L, ed è stato individuato grazie a uno studio pubblicato sul `The Journal of Experimental Medicine`. La ricerca, finanziata da Telethon, è coordinata da Sonia Levi, responsabile dell’Unità proteomica del metabolismo del ferro e professore associato in Biologia applicata all’università Vita-Salute San Raffaele. Per le indagini, il team ha utilizzato cellule della pelle prelevate con una biopsia e `riprogrammate` in laboratorio fino a ottenere neuroni. La mutazione individuata causa la mancanza della proteina coinvolta nella regolazione del ferro nel nostro organismo, la ferritina. Questa svolge un ruolo fondamentale nella gestione del ferro e nel mantenimento del suo corretto `bilancio` (omeostasi) nelle cellule del nostro organismo. Se l`accumulo di ferro è responsabile di diverse patologie, fra cui alcune di carattere neurodegenerativo come le Nbia (neurodegenerazioni associate ad accumulo di ferro cerebrale) - ricordano gli esperti - la ferro-carenza, al contrario, è associata ad alterazioni neurologiche che si manifestano nei pazienti con forme di convulsione e la più nota sindrome delle gambe senza riposo, che in Italia colpisce circa il 5% della popolazione. In questo lavoro gli studiosi hanno dimostrato che la mancanza di ferritina causa nell`uomo una carenza di ferro, provocando un aumento dello stress ossidativo e del danno cellulare, e causando così alterazioni neurologiche. 



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10.09.2013
40mila italiani già a letto per virus simili. Esperto, stagione epidemica vera inizierà a ottobre-novembre

Da: MEDICINA

Sono già circa 40mila gli italiani a letto perché colpiti da sindromi parainfluenzali, dovute a virus simili a quelli influenzali ma meno `potenti` e debilitanti. A sottolinearlo è il ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco, precisando che, comunque, ``la vera stagione epidemica deve ancora cominciare e l`avvio è previsto, come di consueto, ad ottobre-novembre``. ``Il virus influenzale non è ancora stato isolato - afferma Pregliasco - ed i casi che si registrano in queste ultime settimane non sono casi di vera influenza, bensì di sindromi simili la cui diffusione è legata agli sbalzi termici dell`ultimo periodo. Solo nell`ultima settimana - ha precisato - i casi registrati in tutta Italia sono circa 40mila``. 



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10.09.2013
Leucemia: individuato gene rischio linfoblastica infantile

Da: MEDICINA

Individuato per la prima volta un link genetico specifico per il rischio di leucemia infantile. Lo studio della University of Washington è stato pubblicato sulla rivista Nature Genetics. Gli studiosi hanno scoperto una mutazione in una famiglia in cui molti membri di diverse generazioni erano stati affetti da leucemia linfoblastica infantile acuta. La mutazione era localizzata nel gene PAX5, che gioca un ruolo nello sviluppo di alcuni tipi di cancro alle cellule del sangue, inclusa la leucemia linfoblastica infantile acuta. Il fattore di trascrizione PAX5 regola l’attività di molti altri geni ed è essenziale per la conservazione dell’identità e delle funzioni delle cellule del sangue. In tutti i partecipanti allo studio, una o due copie di questo gene erano mancanti, e al loro posto c`era solo la versione mutata. 



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10.09.2013
Cervello: disfunzione in orecchio può portare ad iperattività

Da: RICERCA

Disordini dell`orecchio interno potrebbero causare iperattività. Di solito, gli scienziati ritengono che le anomalie comportamentali abbiano la loro origine nel cervello. Ora, un nuovo studio dell`Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva University ha scoperto che una disfunzione dell`orecchio interno potrebbe causare direttamente dei cambi neurologici che aumentano l’iperattività. Lo studio, condotto nei topi, ha rivelato il coinvolgimento di due proteine del cervello in questo processo, fornendo quindi indicazioni per eventuali target di intervento farmacologico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Science. In particolare, gli scienziati hanno scoperto che i problemi dell`orecchio interno dei topi legati all’iperattività erano dovuti a una mutazione del gene chiamato Slc12a2, che media il trasporto di sodio, potassio e cloro in vari tessuti, inclusi l`orecchio interno e il sistema nervoso centrale. Si tratta di un gene che si trova anche nell`uomo. I ricercatori hanno ipotizzato che la disfunzione nell`orecchio interno legata alla mutazione del gene potrebbe portare a un anomalo funzionamento dello striatum, area del cervello che controlla il movimento.



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09.09.2013
Software facilita diagnosi cancro polmoni e riduce mortalità

Da: MEDICINA

Diagnosi di tumore al polmone più facile e, di conseguenza, riduzione della mortalità. Grazie ad un software che determina, con un tasso di precisione molto elevato, quali lesioni dell`organo siano effettivamente maligne. Lo strumento è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori canadesi dell’università della Columbia-Britannica, che hanno pubblicato lo studio su New England Journal of Medicine. Il software si basa sulla tomodensinometria, una tecnica di immagini diagnostiche in 3D, `gestita` da un pc. Il nuovo strumento, secondo gli studiosi, avrebbe un impatto clinico immediato. Sarà possibile, infatti, evitare sin da subito molti interventi inutili, così come gli esami in eccesso, ad esempio le biopsie. Il programma informatico, infatti, indica la grandezza, la densità, la localizzazione dei noduli e può collegare i dati con altre informazioni relative alla storia personale del paziente. Si ricava così un indice di rischio che si è rivelato attendibile al 90% per i piccoli noduli e al 97% per le lesioni più importanti. Lo studio ha anche rivelato che anche se la grandezza dei noduli è un indicatore del cancro al polmone, non necessariamente le lesioni più grandi sono tumorali. "Già sapevamo - spiega Stephen Lam, uno degli autori dello studio - che la diagnosi attraverso la tomodensinometria salva davvero le vite. Ora abbiamo le prove che il nostro software può prevedere con esattezza quali anomalie rilevate in una prima diagnosi sono realmente pericolose o, al contrario, benigne" .

 



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09.09.2013
Sgridare con durezza i figli? Diseducativo e controproducente Studio, inveire e urlare non porta a migliori comportamenti

Da: RICERCA

Sgridare duramente ed inveire contro i propri figli può far male ed essere controproducente ai fini educativi e comportamentali, soprattutto nella prima adolescenza. Lo rivela uno studio che ha coinvolto circa 1000 famiglie e che è stato pubblicato sulla rivista Child Development. Secondo quanto riferito da Ming-Te Wang, docente di psicologia presso la University of Pittsburgh, redarguire verbalmente un adolescente, specie se con durezza, non sortisce i risultati sperati in termini di educazione ma, anzi, genera nel ragazzo irritabilità e aggressività e lo rende ancora più incline a comportamenti disobbedienti, a dire bugie ai genitori, comportarsi male a scuola e con i propri coetanei. Molti studi sono stati pubblicati finora sugli effetti delle punizioni corporali e fisiche sui bambini, bocciando questo tipo di punizioni. Questo nuovo studio si concentra su un`altra forma di ``punizione``, quella verbale che comporta lo sgridare o inveire contro il bambino, spesso con durezza, e magari etichettarlo con parole umilianti come `sei scemo`, `sei pigro`. Secondo dati Usa, il 90% dei genitori sgrida con durezza i propri figli. Gli psicologi Usa hanno somministrato questionari a figli e ai genitori: ai primi hanno chiesto di dire quante volte nell`ultimo anno avessero mentito ai propri genitori, si fossero comportati male a scuola, fossero stati aggressivi o addirittura si fossero resi rei di piccoli furti. Ai genitori hanno chiesto invece quante volte hanno sgridato, e come, i figli per i loro comportamenti scorretti e disobbedienti. Incrociando le informazioni così ottenute, è emerso che i figli si comportano peggio quando vengono sgridati con durezza dai genitori. Inoltre anche a livello psicologico risultano più `destabilizzati`. Cosa fare quindi? L`ideale, spiegano gli psicologi, sarebbe imparare a discutere coi propri figli spiegando loro le conseguenze dei loro comportamenti.


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09.09.2013
Per smettere di fumare e-sigarette efficaci quanto i cerotti Studio su Lancet, riuscita modesta per entrambe i metodi

Da: RICERCA

I fumatori che passano alle sigarette elettroniche per cercare di smettere hanno la stessa probabilità di successo di chi ricorre ai cerotti alla nicotina, ma la riuscita rimane modesta per entrambe le tecniche. E` la conclusione di uno studio neozelandese, pubblicato sulla prestigiosa rivista medica The Lancet, il primo a mettere a confronto le e-sigarette - tubetti di plastica che riscaldano un liquido creando un vapore inalabile - e i cerotti che rilasciano nicotina, valutando gli effetti sulla salute in un ampio gruppo di soggetti, nella vita reale. La sigaretta elettronica è risultata inoltre chiaramente più efficace nel ridurre il consumo di sigarette al tabacco. Guidati da Chris Bullen, direttore del National Institute for Health Innovation dell`Università di Auckland, i ricercatori hanno selezionato 657 fumatori e fumatrici intenzionati a smettere, dividendoli in tre gruppi: 292 hanno ricevuto una fornitura di 13 settimane di e-sigarette con ricariche contenenti fino a 16 mg di nicotina per ml, altri 292 hanno ricevuto un`analoga fornitura di cerotti alla nicotina di un tipo di cui erano noti sicurezza ed efficacia, e i restanti 73 hanno ricevuto e-sigarette placebo, cioè prive di nicotina. I due gruppi dotati di sigarette elettroniche ignoravano la quantità e/o la presenza di nicotina nelle ricariche ricevute. Alla fine delle 13 settimane, e dopo tre mesi di follow up, i volontari sono stati sottoposti a test per stabilire se erano riusciti ad astenersi dal fumo: è così emerso che al termine dei sei mesi complessivi dello studio solo il 5,7 per cento aveva smesso completamente. La percentuale di successi è risultata più alta nel gruppo delle e-sigarette (7,3 per cento), rispetto al 5,8 per cento del gruppo dei cerotti alla nicotina e al 4,1 per cento del gruppo delle e-sigarette placebo. Lo studio è anche il primo a valutare se vi siano effetti nocivi per la salute con l`utilizzo di e-sigarette in un ampio gruppo di persone, e in situazioni di vita reale anziché di laboratorio. Confrontando gli utilizzatori delle e-sigarette e quelli dei cerotti, la ricerca non ha trovato differenze nei tassi di eventi avversi, il che suggerisce che l`e-sigarette sono paragonabili ai cerotti anche in termini di sicurezza. Non sono tuttavia chiari gli effetti di lungo termine, una questione emersa entro l`Unione Europea, che considera di includerle come prodotti medicinali. Alcuni esperti temono che le e-sigarette, sempre più popolari fra i più giovani, possano essere una porta d`ingresso alla dipendenza da nicotina e quindi al fumo di tabacco, mentre altri le vedono come il metodo più utile per ridurre il fumo e aiutare chi vuole smettere. 



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06.09.2013
Imparare una lingua straniera modifica cervello, età determinate

Da: RICERCA

L`imparare una lingua straniera lascia il segno sul cervello. L`apprendimento di un secondo idioma, infatti, ha effetti sulla struttura cerebrale ed è determinate l’età in cui i bambini imparano. Con un apprendimento molto precoce, infatti, lo sviluppo dell`organo è normale e uniforme. Se invece avviene più tardi - nei piccoli che già dominano bene la propria lingua - la struttura cerebrale si modifica: vengono infatti stimolate la crescita dei neuroni e delle loro connessioni. Sono i risultati di uno studio congiunto delle università McGill (Canada) e Oxford (Gb), pubblicato su `Brain and Language`. La ricerca, diretto da Denise Klein, ha coinvolto 66 persone (maschi e femmine) bilingue e 22 monolingue canadesi, sottoposti a risonanza magnetica con l`aiuto di un programma informatico. I risultati indicano che lo sviluppo del cervello è simile se si apprendono una o due lingue dalla nascita. In chi comincia più tardi, invece, avviene una modificazione della cortex frontale inferiore del cervello. Questi risultati, secondo gli autori, lasciano pensare che l`apprendimento di una seconda lingua dopo la prima infanzia stimoli una crescita neuronale. Un risultato comparabile, per quanto riguarda le abilità motorie complesse, alla pratica della giocoleria. "Più l`acquisizione della seconda lingua avviene in ritardo durante l`infanzia - spiega Denise Klein - più i cambiamenti della cortex frontale inferiore sono evidenti. Il nostro studio indica come l’età di apprendimento di una lingua sia cruciale". Per gli scienziati, inoltre, anche le difficoltà di alcune individui ad apprendere da grandi una seconda lingua trovano una spiegazione nella struttura del cervello.

 
 


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06.09.2013
Mappata l`area del cervello che distingue il poco dal molto

Da: RICERCA

Dai bimbi alle prese con i primi insiemi fino ai magazzinieri che spostano tonnellate di carichi ogni giorno, per distinguere il `poco` dal `molto` usiamo tutti una stessa area del cervello, organizzata in modo topografico. A mappare l`area della `numerosità`` nella mente umana è un team di ricercatori olandesi dell’Università di Utrecht. Gli scienziati spiegano su `Science` come i neuroni che lavorano per consentirci di fare questo tipo di valutazione sono disposti in una forma che permette a quelli più strettamente connessi di comunicare e interagire con il percorso più breve. Questo layout, indicato come una sorta di carta topografica, è caratteristico di tutti i sensi primari - vista, udito, tatto, olfatto e gusto - e gli scienziati hanno a lungo ipotizzato che la numerosità, pur non essendo un senso primario, potesse avere caratteristiche simili. Un`ipotesi rimasta finora senza prove. Il team di Benjamin Harvey, è riuscito nell`impresa. La numerosità, sottolineano i ricercatori, è distinta dai numeri simbolici. "Usiamo i numeri simbolici per rappresentare vari aspetti di grandezza, ma il simbolo stesso è solo una rappresentazione," spiega Harvey. La capacità di valutare le quantità nel cervello deriva dall`elaborazione visiva di caratteristiche dell`immagine da esaminare. Capire se l`elaborazione della numerosità e i simboli numerici sono collegati nella nostra mente, sarà possibile proprio grazie alla nuova mappa. Lo studio è stato condotto grazie a otto volontari che hanno dovuto osservare dei gruppi di puntini variabili nel tempo, mentre i ricercatori con la risonanza magnetica `fotografavano` le reazioni delle varie aree cerebrali dei soggetti. L`esame ha evidenziato le caratteristiche dell`area nel mirino e l`organizzazione in stile `carta topografica`. "Crediamo che questo" lavoro "porterà a una comprensione più completa delle abilità numeriche e matematiche uniche degli esseri umani", ha detto Harvey.

 



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05.09.2013
Da Amsterdam nuova alleanza contro il rischio ictus

Da: MEDICINA

Una nuova alleanza tra associazioni e industria per combattere il rischio ictus. La Atrial Fibrillation Association (AF-A) annuncia dal congresso Esc 2013 (European Society of Cardiology) di Amsterdam la collaborazione con Boston Scientific Corporation per aumentare la consapevolezza sul disturbo del ritmo cardiaco più comune, la fibrillazione atriale. Più di 71 milioni di persone nel mondo sono affetti da questa patologia, associata a un rischio elevato di insufficienza cardiaca, disfunzione cognitiva, morte prematura, ed è la principale causa cardiovascolare dell`ictus (ne determina un aumento fino al 500%). Gli ictus correlati a fibrillazione atriale sono più gravi, più invalidanti e determinano una mortalità superiore rispetto agli altri, ricordano i promotori dell`iniziativa. Oltre all`impatto negativo su chi ne è affetto e i suoi familiari, la fibrillazione atriale ha anche un enorme peso economico e rappresenta il 2-3% della spesa sanitaria nell`Unione Europea. L`alleanza di Amsterdam mira a risolvere le inefficienze in termini di cura e trattamento della fibrillazione atriale, per ridurre l`incidenza dell`ictus correlato, attraverso un maggiore impegno di sensibilizzazione e informazione al pubblico. 



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05.09.2013
Cervello: amigdala

Da: RICERCA

E` l`amigdala, il centro neurale della paura e dell`ansia, a fare da "centralina" per l`esagerata anticipazione del dolore conseguente alle possibili perdite derivanti da una scelta. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università Vita-Salute San Raffaele, in uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista The Journal of Neuroscience e finanziato dalla Fondazione Cariplo e da Schroders Italy SIM. Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati del Centro di Neuroscienze Cognitive e del CRESA (Centro di Ricerca in Epistemologia Sperimentale e Applicata) del San Raffaele si sono concentrati sull`origine delle differenze individuali nell`avversione alle perdite, e, utilizzando la risonanza magnetica funzionale, le hanno individuate in un complesso insieme di risposte cerebrali. E` addirittura il volume dell`amigdala a spiegare le differenze tra i singoli individui nella propensione a cadere vittime di questa insidiosa "trappola" decisionale. L`amigdala è una struttura cerebrale posta nella profondità di ciascuno dei due emisferi cerebrali, essenziale per le capacità di apprendere i pericoli intorno a noi, di riconoscerli e preparare l`organismo ad una risposta adeguata, ad esempio "combatti o scappa". Prendere decisioni implica la capacità di prevedere le conseguenze positive e negative di ogni possibile scelta. Questo consente di soppesarle attentamente, per arrivare a selezionare quella che riteniamo più vantaggiosa. Come dimostrato dagli studi del Premio Nobel per l`Economia Daniel Kahneman, però, in questo processo di anticipazione mentale le possibili perdite "pesano" tipicamente più dei guadagni. Nelle nostre scelte, cioè, preferiamo evitare le perdite all`ottenere guadagni, almeno finche` il possibile guadagno non è pari a circa il doppio della possibile perdita. Questo fenomeno pressoché` universale, noto come `avversione alle perdite`, secondo gli esperti sta contribuendo ad aggravare l`attuale crisi economica. Le neuroscienze cognitive si sono interrogate per anni sul possibile ruolo delle emozioni nel sopravvalutare le conseguenze negative delle decisioni: il nostro cervello non sembra anticipare dei freddi numeri, ma piuttosto dei sentimenti negativi. Durante l`esperimento ai volontari è stato chiesto di accettare o rifiutare una serie di scommesse che, come succede quando si gioca a "testa o croce", avrebbero consentito di vincere o perdere dei punti con probabilità pari al 50 per cento. Le possibili vincite e perdite variavano di volta in volta: a volte erano entrambe grandi, a volte entrambe piccole, a volte molto diverse tra loro. In alcuni casi la possibile vincita era circa il doppio della possibile perdita, ovvero la tipica situazione in cui emerge un conflitto tra accettare, assumendosi il rischio della scommessa, o rifiutare, garantendosi la sicurezza di rimanere fermi al punto di partenza. 



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02.09.2013
Lo studio, leggero consumo alcol riduce rischi depressione effetto maggiore in chi beve 2-7 bicchieri di vino a settimana

Da: RICERCA

Un bicchierino al giorno, toglie lo psichiatra di torno? Sembrerebbe proprio di sì: ricercatori dell’università di Navarra (Spagna) affermano sulla rivista `Bmc Medicine` che un consumo moderato di alcol è in grado di fornire la stessa protezione che garantisce contro le malattie cardiache, anche nei confronti della depressione. Nel loro studio, i ricercatori hanno seguito più di 5.500 bevitori di alcol da leggeri a moderati per un massimo di 7 anni. I partecipanti all`indagine sono quelli del precedente studio Predimed, di età compresa tra i 55 e gli 80 anni e che non avevano mai sofferto di depressione o ha avuto problemi alcol-correlati quando è iniziato lo studio. La principale bevanda alcolica consumata dai soggetti esaminati era il vino. I risultati mostrano una relazione inversa tra l`assunzione di alcol e l`incidenza di depressione. I tassi più bassi di depressione sono stati osservati nel gruppo di individui che bevevano 2-7 bicchieri di vino a settimana. Questi risultati sono rimasti significativi anche quando sono stati `aggiustati` per stile di vita, abitudine al fumo, dieta e stato civile. Miguel Martinez-Gonza`lez, autore senior dello studio, commenta: "I livelli più bassi di assunzione di alcol possono esercitare una protezione simile a quanto osservato per la malattia coronarica. Si ritiene che esse condividano alcuni meccanismi comune. Precedenti studi hanno inoltre indicato che i composti non alcolici del vino, come il resveratrolo, possono avere effetti protettivi su alcune aree del cervello". 

 



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02.09.2013
Memoria alterata in chi soffre d`insonnia ecco perché` si manifestano problemi di giorno

Da: RICERCA

Dormire poco influisce sulla memoria, in un modo del tutto particolare. A scoprirlo è un nuovo studio di imaging cerebrale, che può aiutare a spiegare perché` gli insonni spesso lamentano di far fatica a concentrarsi durante il giorno. E questo anche se non mostrano segni di problemi cognitivi. "Abbiamo scoperto che i soggetti con insonnia non attivano in modo corretto regioni cerebrali critiche per compiti pratici, che richiedono l`attivazione della memoria di lavoro, e non spengono quelle irrilevanti per questi compiti", dice Sean Drummond, del Dipartimento di Psichiatria presso l’Università della California a San Diego. "Sulla base di questi risultati, non è sorprendente notare che chi soffre d`insonnia si sente costretto a faticare di più per eseguire lo stesso compito di chi dorme bene". Il gruppo ha studiato 25 persone con insonnia primaria e 25 soggetti normali. I partecipanti avevano un’età media di 32 anni. Tutti sono stati sottoposti a una risonanza magnetica funzionale durante l`esecuzione di un compito che richiedeva l`attivazione della memoria di lavoro. I risultati pubblicati su `Sleep` mostrano che non c`erano differenze in termini di performance tra insonni e non. Lo scanner cerebrale però, ha mostrato qualcosa di molto diverso: le persone con insonnia non modulano in modo corretto l’attività delle regioni cerebrali chiave per eseguire queste operazioni. Quando il lavoro si fa duro, in pratica, gli insonni attivano di più alcune aree (come la corteccia prefrontale dorsolaterale), mentre non sono in grado di `spegnere` quelle che normalmente si accendono solo quando le nostre menti divagano. "I dati ci aiutano a capire che con l`insonnia non solo si hanno problemi a dormire la notte, ma che il cervello non funziona nel modo più efficiente durante la giornata", sintetizza Drummond. 



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26.07.2013
Obesità: nascondere le tentazioni aiuta a dimagrire

Da: MEDICINA

Lontano dagli occhi lontano dal cuore, il noto adagio è valido anche per chi spera di perdere qualche chilo di troppo. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista `Neuron` ha dimostrato, infatti, che nascondere alla vista una gustosa tentazione, come una barretta di cioccolato, è una strategia che incrementa le possibilità di dimagrire rispetto a quando si scommette esclusivamente sulla propria forza di volontà. La determinazione, per quanto forte sia, ha bisogno quindi di un piccolo ma risolutivo aiuto. L`indagine è stata condotta da Molly Crocket dell’Università di Cambridge che ha spiegato: "I nostri risultati dimostrano che il modo più efficace per combattere una tentazione è evitare di averla sotto gli occhi". La strategia, emerge dallo studio, attiva percorsi cerebrali che facilitano la distrazione dall`oggetto del desiderio, rafforzando la volontà individuale. Poter godere di una tattica per aumentare l`autocontrollo verso le tentazioni attiva l`area fronto-polare della corteccia, regione coinvolta nei pensieri relativi al futuro, che a sua volta aumenta la comunicazione con la corteccia prefrontale dorso-laterale, regione che svolge un ruolo importante nei processi che determinano la volontà.

 



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26.07.2013
Lo studio, nelle donne altezza aumenta rischi

Da: RICERCA

Più alta è una donna nel periodo post-menopausa, maggiore è il rischio che sviluppi il cancro, secondo uno studio pubblicato su `Cancer  Epidemiology, Biomarkers & Prevention`, rivista della American Association for Cancer Research. L`alta statura è legata a tumori del seno, del colon, dell`endometrio, del rene, dell`ovaio, del retto e della tiroide, nonché` al mieloma multiplo e al melanoma. E questa  associazione non è cambiata anche dopo aver `aggiustato` i dati secondo fattori noti per influenzare questo tipo di neoplasie. L`indagine ha riguardato 20.928 donne in postmenopausa che avevano ricevuto una diagnosi di cancro nell`arco di 12 anni, identificate all`interno di una grande coorte di 144.701 donne. "Siamo rimasti davvero sorpresi dal numero di sedi tumorali che risultano  associate con l`altezza. A quanto pare sono di più rispetto a quelle legate all`indice di massa corporea", sottolinea Geoffrey Kabat, epidemiologo dell`Albert Einstein College of Medicine della Yeshiva  University di New York. Gli scienziati hanno scoperto che per ogni 10 centimetri in più di altezza rispetto alla media, c’è un aumento medio del 13% del rischio di sviluppare qualsiasi tipo di cancro. Ma il pericolo aumenta fino al 23-29% per quanto riguarda tumori del rene, del retto, della  tiroide e del sangue. E dei 19 tumori studiati, nessuno ha mostrato  un`associazione negativa con l`altezza. "Il cancro è il risultato di  processi che hanno a che fare con la crescita - ricordano gli autori - quindi ha senso che gli ormoni o altri fattori di crescita che influenzano altezza possano avere un effetto anche sul rischio di tumori". 
 
 
 


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26.07.2013
Pancreatite acuta: più vicina la cura con un nuovo farmaco

Da: RICERCA

farmaco contro la pancreatite acuta, patologia per cui ancora non ci sono cure, potrebbe essere più vicino grazie a uno studio dell’università di Cardiff pubblicato dalla rivista `Pnas`, in cui un farmaco già esistente si è rivelato efficace contro un modello della malattia. I ricercatori hanno testato un composto che blocca il canale ionico che porta il calcio all`interno delle cellule, dimostrando che questo riesce a ridurre sensibilmente il flusso di questo elemento all`interno di cellule del pancreas isolate. Proprio l`accumulo di calcio, spiegano gli autori, è la causa della pancreatite acuta, con le cellule che iniziano a fagocitare se stesse. "Questo studio è una prova di principio molto importante - scrivono gli autori - speriamo che stimoli dei test sugli animali e sull`uomo molto presto".
 


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25.07.2013
Il cervello crede a ciò che viene detto in base a chi lo dice: il potere d`azione di chi parla influisce sulla sua attendibilità

Da: MEDICINA

E` vero che l`abito non fa il monaco, ma è altrettanto vero che certe parole risultano molto più attendibili se escono dalla bocca di chi ricoprire una determinata carica o fa uno specifico lavoro. Per intendersi, la stessa gente che tende a dare retta ad un politico che afferma `tiriamo giù questo muro`, non crederebbe alle stesse parole se dette da una persona qualunque. Lo affermano scienziati della University of Marburg in Germania, in uno studio pubblicato su PlosOne. "Il nostro cervello prende subito in considerazione quale sia il potere d`azione da parte di chi fa un`affermazione di un certo tipo", spiegano i ricercatori. E` una reazione spontanea che avviene nella  frazione di 150-450 millisecondi. Quando si tratta di affermazioni  sulla cultura generale invece, la credibilità risulta la medesima a  prescindere da chi parla.
 
 

 



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25.07.2013
La pelle di chi dorme poco invecchia il doppio del normale cute impiega più tempo a ripararsi se manca il sonno

Da: MEDICINA

La pelle di chi dorme poco  invecchia il doppio rispetto a quella di chi fa sonni lunghi e tranquilli. Lo scarso riposo notturno non solo facilita la comparsa di segni sul volto e rughe, ma causa l`alterazione della barriera cutanea che protegge da agenti dannosi come i raggi Uv. Si allungano inoltre i tempi di riparazione della pelle, ad esempio una scottatura ci mette di più a disinfiammarsi. Ad affermarlo sono scienziati americani del Case Medical Center in uno studio presentato all`International  Investigative Dermatology Meeting ad Edimburgo. Lo studio ha coinvolto 60 donne di età compresa tra i 30 e i 49 anni. Dopo una valutazione della pelle e numerosi test non invasivi per osservarne le reazioni, e aver fatto una classificazione della qualità e quantità di sonno delle partecipanti, i ricercatori hanno individuato delle differenze statisticamente significative tra l`invecchiamento della pelle di chi dorme e chi no. In particolare, utilizzando lo Skin aging scoring system, (un sistema standard per  valutare l`invecchiamento della pelle in base ad elasticità  rilassamento cutaneo, pigmentazione irregolare e segni) dove a maggior numero corrisponde una pelle più rovinata, è stato calcolato un punteggio di 2.2 per chi dorme la notte contro un 4.4 per le donne che nel letto passano poco tempo. Anche altri problemi come l’obesità sono legati alla mancanza di sonno: ad esempio il 44% delle partecipanti allo studio con problemi a dormire era obeso, il doppio (23%) rispetto alle donne che non avevano problemi a dormire.

 



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23.07.2013
ONCOLOGIA: CNR su cancro prostata, al via monitoraggio in Italia

Da: ONCOLOGIA

Al via il monitoraggio del tumore alla prostata in Italia. L`iniziativa ha l`obiettivo di analizzare l`incidenza della malattia, gli effetti delle terapie e delle complicanze. Si registrano infatti molte differenze a livello locale: mentre al nord l`incidenza è pari a 110,4 casi ogni 100.000  abitanti, al centro è di 82,6 e al Sud di 59. La decisione è stata  presa durante la prima riunione del Comitato di direzione del progetto Pros-it, coordinato dalla Sezione invecchiamento dell`Istituto di  neuroscienze (In-Cnr) che si è tenuta presso la sede centrale del  Consiglio nazionale delle ricerche. Questa neoplasia è la seconda più frequentemente diagnosticata nella popolazione maschile mondiale. "La sopravvivenza a cinque anni dopo la diagnosi - spiega Gaetano Crepaldi, responsabile scientifico della Sezione  invecchiamento di In-Cnr di Padova - è già elevata, grazie presumibilmente alla diagnosi precoce di questa malattia legata alla larga diffusione del test del Psa e al miglioramento delle tecniche di trattamento. Dati recenti provenienti dai Registri tumori italiani evidenziano che la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è passata dal 66% nel periodo 1990-94, all`80% nel 1995-99 e all`88% nel 2000-04. Esistono però alcune differenze geografiche nella sopravvivenza: 91% nelle regioni del Nord-ovest, 89% nel Nord-est, 85% nel Centro e 78% nel Sud. Specularmente, il tasso di mortalità è pari a 16,7 ogni 100.000 persone al Nord, al 17 nel Centro e al 18,3  nel Sud". Emerge quindi l`importanza di monitorare questa malattia, per  comprendere meglio la variabilità dell`incidenza, gli effetti delle terapie e delle complicanze. "Pros-it - aggiunge Crepaldi - avrà come obiettivo la raccolta sistematica, presso i centri partecipanti, delle informazioni su tutti i maschi di maggiore età con diagnosi bioptica di tumore della prostata. Verranno poi - aggiunge l`esperto -valutati caratteristiche cliniche e demografiche, protocolli di cura e risultati, per identificare i fattori su cui intervenire per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti". Il progetto, con il contributo incondizionato di Takeda Italia e della  durata di 48 mesi, sarà curato da un comitato costituito da urologi,  oncologi, radioterapisti, anatomo-patologi, epidemiologi,  rappresentanti dei Registri tumori.
 
 

 



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23.07.2013
clerosi multipla, dose concentrata farmaco riduce ricadute Risultati studio Gala su glatiramer acetato

Da: RICERCA

Una dose di glatiramer acetato pari a 40mg/1mL somministrata per via sottocutanea tre volte la settimana riduce significativamente l`incidenza di ricadute, nella Sclerosi Multipla Recidivante Remittente (Smrr), nell`arco di 12 mesi. Lo dimostrano i risultati dello studio Gala, pubblicati su Annals of Neurology. Attualmente - riferisce Teva, la società produttrice del farmaco - la dose approvata glatiramer acetato è di 20mg/1mL, sotto forma di iniezione sottocutanea quotidiana. Lo studio Gala, un trial controllato internazionale, di fase III, in doppio cieco con placebo, è stato messo a punto per valutare l`efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di una dose sperimentale di GA 40mg/1mL, somministrata tre volte la settima per un periodo di 12 mesi nel trattamento della SMRR. I risultati pubblicati dimostrano che la dose, somministrata tre volte a settimana, riduce del 34% l`incidenza delle ricadute e del 34,7% il numero complessivo delle lesioni. Le misurazioni sono state condotte a 6 e a 12 mesi e comparate ai risultati ottenuti dal placebo con Smrr. ``Tali esiti potrebbero condurre a benefici significativi nei pazienti affetti da Smrr - spiega il primo autore dello studio Omar Khan, professore di Neurologia alla Wayne State University School of Medicine di Detroit - Inoltre, il farmaco alle dosi sperimentate ha dimostrato un profilo di sicurezza e tollerabilità soddisfacente, con una frequenza di effetti collaterali comparabili a quelli rilevati nel gruppo placebo``. Lo studio è stato condotto su 1.524 pazienti in 142 centri di 17 Paesi.

 


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19.07.2013
Creato bisturi intelligente `fiuta tumori` per evitare di lasciare tessuti malat

Da: MEDICINA

Un bisturi `intelligente`, in grado di fiutare i tumori per migliorare la chirurgia del cancro. E` stato sviluppato dagli scienziati britannici dell`Imperial College di Londra, che sperano così di superare il problema dei frammenti di tumore lasciati inavvertitamente all`interno del corpo dei pazienti. I primi risultati, descritti sulla rivista `Science Translational Medicine`, mostrano che l`attrezzo innovativo, battezzato `iKnife`, potrebbe identificare con precisione il tessuto tumorale residuo. Il bisturi hi-tech è ora in fase di sperimentazione in alcuni studi clinici negli ospedali inglesi. Ma come nasce iKnife? Il team  dell`Imperial College di Londra ha modificato una lama chirurgica che utilizza il calore per tagliare i tessuti. Si tratta di un bisturi  già utilizzato negli ospedali di tutto il mondo, modificato in modo che i chirurghi possano analizzare il fumo sprigionato quando la lama taglia il tessuto operato. Il fumo viene risucchiato in un `naso`  hi-tech, uno spettrometro di massa che rileva le sottili differenze tra le emissioni di tessuti cancerosi e sani. Questa informazione è a disposizione del chirurgo in pochi secondi. Prove eseguite su 91 pazienti hanno mostrato che il bisturi può accuratamente dire se la parte `tagliata` è sana o malata. Zoltan Takats, che ha inventato il sistema, assicura: "Questi risultati forniscono prove convincenti che iKnife può essere applicato a una vasta gamma di procedure di chirurgia del cancro. Fornisce un  risultato quasi istantaneamente, permettendo ai chirurghi di eseguire procedure con un livello di precisione che non era possibile prima. Crediamo che abbia il potenziale di ridurre i tassi di recidiva del tumore e permettere a più pazienti di sopravvivere". I trial, riferisce la Bbc online, sono in corso presso tre ospedali di Londra:  St Mary, Hammersmith e Charing Cross 



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19.07.2013
GB, al via studio genetico da 16 mln euro su 850 tumori polmonari cancer research uk, 2 cancri al polmone su 10 non sono causati da fumo

Da: RICERCA

Nel Regno Unito sta per  partire un vasto studio da oltre 16 milioni di euro, grazie al quale verrà delineato il profilo genetico di 850 tumori al polmone. Sei centri di ricerca dislocati in diverse aree del Paese (Londra, Leicester, Cardiff, Birmingham, Manchester e Aberdeen) collaboreranno per analizzare sviluppo ed evoluzione del tumore al polmone in 9 anni, al fine di identificare le più comuni mutazioni genetiche, possibile bersaglio di futuri farmaci. "Solitamente il cancro al polmone viene diagnosticato quando la malattia è in uno stadio già avanzato - ha detto alla Bbc online Harpal Kumar, amministratore delegato di Cancer Reasearch Uk - Il fumo è responsabile di 1 tumore su 4 tra tutti quelli esistenti - ricorda - ma per quanto riguarda il tumore al polmone non bisogna dimenticare che per due casi su 10 la malattia non ha niente a che vedere con il fumo". L`Istituto Superiore di Sanità nel 2012 ha registrato circa 364 mila nuovi casi di tumore nel nostro Paese, dei quali circa 38 mila al polmone. Il tasso di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di  tumore al polmone è del 13%.  



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17.07.2013
Grasso nemico ossa, obesità espone al rischio fratture tessuto adiposo si accumula nel midollo, primo passo per osteoporosi

Da: MEDICINA

L`accumulo di grasso intorno  ad alcuni organi, in particolare il fegato, i muscoli e nel sangue può aumentare il rischio di perdita della massa ossea e portare all`osteoporosi. A stabilirlo è uno studio dell`Harvard Medical School di Boston pubblicata su `Radiology`. I ricercatori hanno scoperto che le persone obese, quindi con livelli più elevati di tessuto adiposo nel fegato, nel tessuto muscolare e nel sangue, hanno anche una maggiore quantità di grasso nel loro midollo osseo, un fattore che li espone al rischio di osteoporosi. "Abbiamo scoperto - spiega Miriam A. Bredella, autrice della  ricerca - che non è vero, come si pensava in precedenza, che l’obesità ha un effetto protettivo contro la perdita di massa ossea.  Mentre altri lavori - precisa la ricercatrice - hanno esaminato la relazione tra grasso viscerale e la densità minerale ossea, questo studio ha esaminato la quantità di grasso dentro il midollo osseo, il tessuto molle sede principale dell`emopoiesi, il processo di produzione delle cellule del sangue. Scoprendo come l`accumulo di grasso esponga la persona al rischio osteoporosi". 

 


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17.07.2013
Rischio infarto quadruplicato per chi non prende anti-ipertensione vasto studio internazionale su oltre 70 mila persone

Da: MEDICINA

La cura antipertensiva può essere considerata alla stregua di un trattamento `salva-vita`: secondo un nuovo studio infatti, il rischio di infarto aumenta di 4 volte per chi soffre di pressione alta e non  segue la terapia prescritta dal medico per abbassarla (dopo un anno  dalla prescrizione), rispetto a chi prende regolarmente i medicinali  previsti. E il rischio, a lungo termine, cresce ulteriormente. Inoltre, maggiore di circa 3 volte è anche il numero dei ricoveri a causa di infarto tra chi non si cura, rispetto a chi è ligio alle prescrizioni. "Oltretutto, abbiamo notato che anche i dosaggi dei medicinali sono correlate direttamente al rischio di infarto: `peggio` una persona fa la cura, maggiori sono i rischi", spiega Kimmo Herttua della University of Helsinki. Lo studio pubblicato sull``European Heart Journal` ha coinvolto scienziati finlandesi e inglesi. Ai fini della ricerca sono stati utilizzati i dati di oltre 70 mila persone, ottenuti dal registro nazionale finlandese. 
 
 

 



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16.07.2013
Sindrome dell`occhio secco per 30% italiani, controlli in farmacia

Da: MEDICINA

Il 30% della popolazione italiana al di sopra dei 45 anni soffre di disfunzione lacrimale, meglio nota come sindrome dell`occhio secco. Una patologia favorita negli ultimi anni da condizioni ambientali e cattive abitudini: aria  condizionata, utilizzo di tablet per molte ore e uso non corretto di lenti a contatto. Bausch + Lomb promuove da oggi un`iniziativa nelle farmacie italiane per controllare lo stato di salute dei propri occhi e riconoscere alcuni segnali di allarme tipici della sindrome dall`occhio secco. "Oltre all`inquinamento atmosferico e alle elevate temperature - spiega Roberto Bellucci, direttore dell`U.o. di oculistica dell`Ospedale civile maggiore di Verona e segretario dell`Escrs-European society of cataract refractive surgeons - anche alcuni comportamenti, quali la lunga permanenza in ambienti con aria condizionata e non correttamente illuminati, l`utilizzo di videoterminali e tablet per molte ore, l`uso non corretto di lenti a contatto, possono determinare un progressivo deficit della composizione e funzionalità delle lacrime". "Smartphone, computer e tablet - aggiunge Bellucci - catturano lo sguardo, che diventa fisso, si riducono gli ammiccamenti, i rapidi e involontari movimenti di chiusura e riapertura dell`occhio ed aumenta l`evaporazione di lacrime. Di conseguenza la superficie  oculare risulta non sufficientemente lubrificata e protetta dal film  lacrimale, provocando la sensazione di occhi stanchi, arrossati, che bruciano e danno l`impressione come di avere della sabbia negli occhi", conclude Bellucci. Specialmente durante la bella stagione, quando il sole e il calore possono ridurre la naturale lubrificazione dell`occhio, possono manifestarsi alcuni dei segnali tipici di questo disturbo. Ecco perché` è importante non trascurarlo, dice l`esperto. Da oggi nelle farmacie è disponibile un test per valutare la presenza di eventuali sintomi e suggerire un approfondimento diagnostico se necessario.

 



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16.07.2013
Anomalie genetiche aumentano rischio cancro in diabetici

Da: RICERCA

Alcune anomalie del DNA possono contribuire ad aumentare il rischio cancro nelle persone con diabete di tipo 2. Lo studio dell`Imperial College London è stato pubblicato su Nature Genetics. Gli scienziati hanno infatti scoperto che un tipo di anomalia genetica legata al cancro è più comune nelle persone con diabete di tipo 2 rispetto al resto della popolazione. In particolare, si tratta di una mutazione chiamata Cme (clonal mosaic events), un difetto che si verifica in qualche cellula che ha delle copie extra, o mancanti, di larghi tratti di DNA. Molto raro nelle persone giovani, questo difetto genetico è più frequente negli ultrasettantenni, che ne sono colpiti in proporzione di uno ogni 50. Secondo il nuovo studio, la mutazione Cme era quattro volte più comune nelle persone con diabete di tipo 2: la ricerca si integra con un`altra, della fine dello scorso anno, che aveva mostrato che questa mutazione aumentava di 10 volte il rischio di ammalarsi di cancri del sangue. .
 


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16.07.2013
Per fratture spina dorsale intervento non più efficace

Da: RICERCA

Nel caso di fratture da compressione della colonna vertebrale l`intervento chirurgico potrebbe non essere più efficace di altre terapie meno invasive. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista JAMA Internal Medicine dell’università di Seattle. Lo studio ha analizzato gli effetti del cosiddetto "arricchimento spinale", il riempimento cioè della frattura con una specie di cemento, confrontandolo con altri trattamenti come l`uso di antidolorifici o busti. I ricercatori hanno confrontato i dati di più di diecimila persone con l`arricchimento spinale e più di centomila con le altre.



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15.07.2013
Fofi su innovativi, così Italia si avvicina all’Europa

Da: SANITÀ

 "L`iniziativa del ministro Lorenzin è un passo sostanziale per ridurre il gap tra l`Italia e il resto d`Europa sull`accesso ai farmaci innovativi". Lo sostiene il presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), Andrea Mandelli a commento della decisione del Consiglio dei ministri di accettare la proposta del titolare del dicastero della salute di un intervento legislativo che permetta di ammettere in tempi rapidi la dispensazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale dei farmaci di nuova introduzione indicati per alcuni gruppi di pazienti particolarmente fragili, come i portatori di malattie rare o patologie oncologiche. "La nostra Agenzia del farmaco svolge in modo impeccabile le sue funzioni, e grazie a normative più snelle e razionali, non potrà che rendere migliore e più adeguata ai reali bisogni l`assistenza farmaceutica nel nostro Paese", conclude Mandelli.

 


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15.07.2013
Artroscopia scelta migliore per lussazione spalla studio USA, offre garanzia nel rapporto costi-benefici per paziente

Da: RICERCA

In caso di lussazione della spalla, che si accompagna spesso ad una danno da impatto sulla testa dell`omero (lesione di Hill Sachs) e sulla glena (lesione di Bankart), la chirurgia in artroscopia può essere la scelta migliore, soprattutto in pazienti giovani e per chi è al primo trauma alla spalla. A stabilirlo è una ricerca del Dartmouth-Hitchcock Medical Center di Lebanon (Usa) presentato al congresso annuale dell` American Orthopaedic Society for Sports Medicine`s (Apssm) di Chiacago. "Le lussazioni della spalla - spiega lo studio - sono uno dei problemi ortopedici più comuni e la nostra ricerca mostra che dopo aver valutato tutte le opzioni la chirurgia può essere sia utile per il processo di recupero e anche nel rapporto costo-efficacia". I ricercatori hanno basato le loro conclusioni dello studio utilizzando il modello di Markov (uno strumento algebrico che trova applicazione anche in altri ambiti) che tiene conto di come la chirurgia influisce sul recupero dei paziente in relazione ai costi effettivi delle cure mediche e alla qualità della ripresa del paziente Ebbene, la ricerca ha dimostrato che sia i costi dell`operazione che la probabilità di una seconda lussazione hanno dato punteggi al di sotto dei limiti previsti dal sistema sviluppato con il modello di Markov. Insomma, l`intervento in artroscopia è "un buon investimento per i pazienti", precisano gli scienziati. 

 



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04.07.2013
Farmindustria, vaccinando tutti a 50-64 anni risparmio 746 mln euro

Da: FARMACI

L`uso corretto dei farmaci e dei vaccini genera significativi risparmi. E` quanto evidenzia  Farmindustria in occasione dell`assemblea pubblica 2013 che si è tenuta a Roma. Ad esempio, l`associazione stima che vaccinando tutti i cittadini tra i 50 e i 64 anni contro l`influenza, con un investimento massimo di 76 milioni di euro, si otterrebbe un risparmio per il Ssn pari a 746 milioni di euro, con un rapporto costo/beneficio di 1 a 10. Inoltre, un euro speso per la vaccinazione può equivalere a 24 euro per curare chi si ammala rendendo non necessari interventi chirurgici, accorciando i tempi di ospedalizzazione o evitando il ricovero ospedaliero (un giorno in ospedale costa oltre 1.000 euro, pari a 4 anni di assistenza farmaceutica procapite), rallentando la degenerazione o attenuando la sintomatologia di alcune malattie  tipiche dell`invecchiamento o riducendo il rischio di malattie invalidanti. Secondo Farmindustria, infine, i vaccini, oltre che per i risvolti per la salute, rivestono grande importanza anche dal punto di vista industriale. Quasi un terzo dei prodotti biologici in sviluppo negli Usa sono vaccini e in Italia, dei 109 farmaci biotecnologici disponibili, 34 sono vaccini. L`Italia ha visto una crescita importante dell`export di vaccini, grazie alla presenza di centri di  eccellenza internazionale che producono ed esportano in tutto il mondo.

 



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