15.02.2010 ONCOLOGIA: Tumori:formazione e crescita esempio evoluzione Darwiniana
Da: Oncologia
"Il processo di formazione e crescita di un tumore è un esempio paradigmatico di evoluzione darwiniana". E` quanto affermato da Lucio Luzzatto, direttore scientifico dell`Istituto Toscano Tumori, nel corso di una lettura all`Accademia dei Lincei. Secondo Luzzatto, "i meccanismi di selezione descritti da Darwin sono al centro della biologia dei tumori". E` il caso, per esempio, delle mutazioni somatiche, che avvengono continuamente e spontaneamente nelle cellule del nostro corpo, la cui stragrande maggioranza è innocua. "Supponiamo che una mutazione aumenti la capacità di una cellula di dividersi o alteri i meccanismi di regolazione ai quali la divisione cellulare è soggetta - ha detto Luzzatto - in questo caso, il frutto della moltiplicazione che chiamiamo `clone mutante`, avrà un vantaggio di crescita rispetto alle cellule vicine. Per di più, siccome ciascuna cellula moltiplicata può, a sua volta, mutare ancora, il fenomeno può ripetersi, come avviene, appunto nella formazione e crescita di un tumore". Da qui la dimostrazione che questi processi seguono l`evoluzione darwiniana. "Come un organismo può avere un vantaggio di crescita - ha aggiunto Luzzatto - così può esserci una cellula che grazie ad una mutazione è in grado di riprodursi più velocemente delle altre". Questo, secondo il direttore dell`Itt, è un processo lento, che può essere "accelerato" da agenti mutageni presenti nell`ambiente. Secondo Luzzatto, "é abbastanza prevedibile che i geni mutati coinvolti nella regolazione del ciclo cellulare potrebbero aumentare il rischio di trasmissione del tumore e finora sono noti 400 di questi geni". L`obiettivo per realizzare una cura sarebbe quello di mirare ai recettori cruciali della crescita ma "il target perfetto - ha proseguito - sarebbe la stessa mutazione somatica e il farmaco ideale sarebbe quello che è in grado di agire sulla proteina mutante ma senza colpire le mutazioni innocue".
15.02.2010 ONCOLOGIA: Tumori:formazione e crescita esempio evoluzione Darwiniana
Da: Oncologia
"Il processo di formazione e crescita di un tumore è un esempio paradigmatico di evoluzione darwiniana". E` quanto affermato da Lucio Luzzatto, direttore scientifico dell`Istituto Toscano Tumori, nel corso di una lettura all`Accademia dei Lincei. Secondo Luzzatto, "i meccanismi di selezione descritti da Darwin sono al centro della biologia dei tumori". E` il caso, per esempio, delle mutazioni somatiche, che avvengono continuamente e spontaneamente nelle cellule del nostro corpo, la cui stragrande maggioranza è innocua. "Supponiamo che una mutazione aumenti la capacità di una cellula di dividersi o alteri i meccanismi di regolazione ai quali la divisione cellulare è soggetta - ha detto Luzzatto - in questo caso, il frutto della moltiplicazione che chiamiamo `clone mutante`, avrà un vantaggio di crescita rispetto alle cellule vicine. Per di più, siccome ciascuna cellula moltiplicata può, a sua volta, mutare ancora, il fenomeno può ripetersi, come avviene, appunto nella formazione e crescita di un tumore". Da qui la dimostrazione che questi processi seguono l`evoluzione darwiniana. "Come un organismo può avere un vantaggio di crescita - ha aggiunto Luzzatto - così può esserci una cellula che grazie ad una mutazione è in grado di riprodursi più velocemente delle altre". Questo, secondo il direttore dell`Itt, è un processo lento, che può essere "accelerato" da agenti mutageni presenti nell`ambiente. Secondo Luzzatto, "é abbastanza prevedibile che i geni mutati coinvolti nella regolazione del ciclo cellulare potrebbero aumentare il rischio di trasmissione del tumore e finora sono noti 400 di questi geni". L`obiettivo per realizzare una cura sarebbe quello di mirare ai recettori cruciali della crescita ma "il target perfetto - ha proseguito - sarebbe la stessa mutazione somatica e il farmaco ideale sarebbe quello che è in grado di agire sulla proteina mutante ma senza colpire le mutazioni innocue".
15.02.2010 ONCOLOGIA: Il potere `anti tumori` del rabarbaro
Da: Oncologia
Il rabarbaro contiene sostanze chimiche che uccidono il cancro. Se viene cotto per 20 minuti, la sua concentrazione di anti-cangerogeni aumenta significativamente. Almeno questo e` quanto ha scoperto un gruppo di ricercatori britannici della Sheffield Hallam University in uno studio pubblicato sulla rivista Food Chemistry. Il rabarbaro sarebbe ricco di sostanze chimiche, chiamate `polifenoli`, capaci di uccidere o impedire la crescita delle cellule tumorali. Secondo i ricercatori, i polifenoli potrebbero essere usati per sviluppare nuovi farmaci anti-tumorali meno tossici e più efficaci. E` possibile pensare di estrarre queste potenti sostanze chimiche direttamente dal rabarbaro e utilizzarle soprattutto per quei tipi di tumore resistenti ad altri trattamenti. "La nostra ricerca", ha detto Nikki Jordan-Mah, che ha coordinato lo studio, "ha dimostrato che il rabarbaro britannico e` una potenziale fonte di sostanze chimiche che possono essere utilizzate per sviluppare nuovi farmaci anti-tumorali". Il rabarbaro, ha continuato l`esperto, "ha dimostrato di avere polifenoli molto interessanti che hanno proprietà anti-tumorali. Se saremo in grado di estrarre i polifenoli -ha concluso- possiamo pensare di usarli per aiutare a combattere il cancro con la chemioterapia. I trattamenti attuali non sono efficaci in tutti i tumori e la resistenza e la tossicità è un problema comune`". –
11.02.2010 ONCOLOGIA: dalle nanoparticelle viene anche la diagnosi precoce dei tumori
Da: Oncologia
E` stato messo a punto un nuovo test per la diagnosi precoce dei tumori. Si tratta di una nanotecnologia basata sui chip microfluidici che ha il vantaggio di poter presto essere messa a disposizione dei laboratori di diagnostica. L’annuncio arriva dalla Fraunhofer-Gesellschaft. I ricercatori tedeschi coordinati da Jörn Probst hanno realizzato, al Fraunhofer Institute for Silicate Research di Wurzburg, delle nanoparticelle biofunzionalizzate che costituiscono dei microtunnel nei quali viene introdotto un campione di sangue che, entrando in contatto con degli elettrodi microscopici, crea un interazione con gli anticorpi capaci di tracciare proteine marker di tumori in fase iniziale. Se l’anticorpo ‘aggancia’ la proteina per la quale è disegnato, l’elettrodo si attiva e passa il segnale. “Abbiamo migliorato la capacità diagnostica finora raggiunta di almeno cento volte”, spiega Probst. “Dove prima avevamo bisogno di centinaia di molecole di una determinata proteina per individuarla, ora ci basta una sola molecola".
11.02.2010 SALUTE: Iss, maschi piu` obesi e meno fumo,donne non smettono
Da: Sanità
Con i dati raccolti su un campione nella fascia di età fra i 35 e i 79 anni, l`Italia parteciperà a un`indagine pilota a livello europeo (European Health examination survey, Ehes) che entro il 2011 traccerà una fotografia dell`andamento dei fattori di rischio nel Vecchio Continente per "pianificare - ha spiegato il leader del progetto Kuri Kuulasamaa - azioni mirate per la prevenzione". Il "40% delle morti in Europa", ha ricordato, sono causate da patologie cardiovascolari, che possono invece essere tenute sotto controllo attraverso "corretti stili di vita". Alla fase iniziale del progetto - nato per avere un quadro chiaro della situazione visto che "gli ultimi dati risalgono al progetto Monica di 15 anni fa" partecipano 14 Paesi, attraverso il monitoraggio di 200 casi ciascuno, ma l`obiettivo è di arrivare tra due anni a "4.000 campioni per Stato di tutti i componenti dell`Unione". L`indagine italiana, che si chiuderà anch`essa entro il 2011, arriverà a coprire un campione di 9.020 persone in tutte le Regioni: "Nel 2010 ci dedicheremo alla popolazione di Marche Lombardia e Umbria - ha spiegato Giampaoli - ed è fondamentale l`analisi regione per regione perché soprattutto tra nord e sud si registrano ancora molte differenze e andranno poi pensate azioni mirate".
11.02.2010 SANITA`: donazioni, ora il sì o no su carta identità
Da: Sanità
Dichiarazione scritta su richiesta della Asl, tesserino blu e adesso la carta d`identità: la storia della dichiarazione della volontà di donare i propri organi dopo la morte è cominciata in Italia 22 anni fa e il punto di arrivo è il provvedimento contenuto nel decreto milleproroghe. L`emendamento approvato prevede che la volontà o meno di donare gli organi debba essere espressa nella carta di identità. E`l`ultimo capitolo di un dibattito cominciato nel febbraio 1988, quando il principio del silenzio-assenso informato debuttò in parlamento. Per la prima volta allora si considerava che tutti i cittadini italiani al di sopra dei 18 anni avrebbero dovuto decidere se acconsentire o meno a donare i loro organi per i trapianti. Si prevedeva un silenzio assenso informato, ossia il cittadino doveva essere informato e chiamato ad esprimere esplicitamente la propria volontà in materia di donazione di organi dalla Asl o dal medico di famiglia, ma anche da parte della pubblica amministrazione, nel momento della richiesta di un documento di identità. Si arrivò così alla legge 91 del primo aprile 1999, che introduceva il silenzio-assenso informato. Un provvedimento rimasto però sulla carta in quanto prevedeva sia l`esistenza di un registro informatico dei potenziali donatori, sia la notifica per circa 48 milioni di italiani con il conseguente costo di circa 10 euro a cittadino, per un totale di 480 milioni. "Nel frattempo, comunque, ha funzionato bene l`articolo 23 della legge 91, sulla base del quale il cittadino può esprimere la volontà di donare", spiega il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Alessandro Nanni Costa. "Finora - aggiunge - un milione di persone hanno espresso la loro volontà". Hanno potuto farlo in modi diversi, tutti legalmente validi. Ad esempio, con una dichiarazione scritta nella quale siano specificati nome, cognome e data di nascita, accompagnata da data e firma, oppure con una tessera di un`associazione di donatori, o ancora con il tesserino blu introdotto dal ministero della Salute nell`aprile 2000. "Tutte queste possibilità sono ugualmente valide", rileva il direttore del Centro Nazionale Trapianti. Se una persona ha espresso la propria volontà, al momento della morte se ne prende atto; se non lo ha fatto, i familiari hanno diritto ad opporsi all`espianto degli organi. La legge prevede che possa farlo in coniuge, in assenza di questi i figli e, in assenza dei figli, i genitori. Il sistema finora ha funzionato bene, tanto che in Italia i "no" espressi esplicitamente alla donazione sono fra i più bassi in Europa, pari al 30% dei potenziali donatori. Riesce meglio solo la Spagna, con il 18%. In Francia i "no" sono il 34%, in Gran Bretagna oltre il 40%, in Germania fra il 40% e il 50%.
09.02.2010 RICERCA: la birra fa bene contro l`osteoporosi
Da: Ricerca
Bere la birra fa bene contro l`osteoporosi. Una buona novella per tutti gli amanti della bevanda al luppolo: lo studio svolto dal Department of Food Science and Technology presso l`Università della California, ha evidenziato che la birra e una ricca fonte di silicio organico, un ingrediente fondamentale per aumentare la densità minerale ossea.L`analisi, che e stata pubblicata sul Journal of the Science of Food and Agriculture, ha analizzato una vasta gamma di diversi tipi di birre commerciali per determinare la loro relazione tra metodi di produzione e tenore di silicio. I risultati a cui sono arrivati i ricercatori sono rassicuranti per tutti gli appassionati di una delle più antiche bevande alcoliche al mondo: un moderato consumo di birra può, dicono gli studiosi, aiutare a combattere l`osteoporosi, la malattia del sistema scheletrico sistemica dell`apparato scheletrico caratterizzata da una bassa densità minerale ossea e da un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Il silicio organico e presente nella birra in forma solubile di acido orto silicico (OSA), con un tenore medio di 6,4-56,5 mg per litro. Un valore questo che fa diventare la bevanda, affermano i ricercatori, una delle principali fonti del minerale nelle diete occidentali. L`analisi svolta ha infatti evidenziato che sia il luppolo che il malto, i due principali ingredienti da cui si produce la birra, contengono alti livelli di silicio. Per quanto riguarda il malto i ricercatori spiegano che nella buccia dell`orzo risiede la maggiore concentrazione del minerale, parte che non viene influenzata nel corso della germinazione del cereale. E inoltre le analisi effettuate sul luppolo hanno rilevato livelli di silicio quattro volte superiori rispetto a quelli del malto. La birra contiene alti livelli di malto d`orzo e di luppolo che sono le più ricche fonti di silicio - ha commentato Charles Bamforth, autore principale dello studio - il grano contiene meno silicio rispetto all`orzo, perché è l`involucro dell`orzo ad essere ricco di questo elemento. Questa parte invece e presente durante la fabbricazione della birra facendo sopravvivere il silicio nella bevanda tanto amata.
09.02.2010 MEDICINA: forza presa della mano anziani dice quanto vivranno
Da: Medicina
La presa della mano rivela `quanta presa hai sulla vita`: infatti per gli anziani la forza della mano nell`afferrare oggetti è un parametro indicativo del loro rischio di morte per qualsiasi causa: più debolmente afferrano un oggetto, minore è la loro speranza di vita. Lo rivela un`indagine svolta su 555 ottantacinquenni e pubblicata sul Canadian Medical Association Journal da Carolina Ling dell`università di Leiden in Olanda. La forza della presa della mano è correlabile alla forza muscolare e si misura con uno strumento semplicissimo detto dinamometro. Gli esperti hanno misurato la forza dei volontari a 85 e poi di nuovo a 89 anni. E` emerso che il rischio di mortalità per tutte le cause è tanto maggiore quanto minore è la forza della presa di ciascuno e quanto maggiore il suo declino da 85 a 89 anni. Non è chiaro in che modo il parametro della forza di presa della mano sia collegato alla mortalità; è possibile, concludono gli scienziati, che dietro il collegamento vi siano altri fattori o la forza muscolare in toto.
09.02.2010 SANITA`: Consiglio Superiore Sanita`, i componenti
Da: Sanità
Questi i membri del nuovo Consiglio superiore di sanità (Css): Presidente Enrico Prof. Garaci; Vice presidenti Santoro Prof. Eugenio Scala Prof. Antonio Emilio. - Componenti: Albertini Prof. Alberto Direttore Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Presidente dell`area di ricerca del CNR di Milano; Bacigalupo Prof. Andrea Servizio di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo A.O. San Martino di Genova; Bernabei Prof. Roberto Professore Ordinario di Medicina Interna presso l`Università Cattolica "Sacro Cuore" di Roma - Direttore del Dipartimento di Scienze Gerontologiche, Geriatriche e Fisiatriche, Policlinico Gemelli; Bianco Dott. Amedeo Dirigente medico internista presso l`Ospedale Mauriziano di Torino - Presidente della Federazione Nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (FNOMCeO); Biggio Prof. Giovanni Professore Ordinario di Neuropsicofarmacologia presso l`Università degli Studi di Cagliari; Brancato Dott. Giuseppe Dirigente area tecnico sanitaria e della riabilitazione della A.O. Universitaria Meyer di Firenze - Presidente Federazione Nazionale dei Collegi dei Tecnici sanitari di radiologia medica; Brusaferro Prof. Silvio Professore Ordinario di Igiene Generale e Applicata presso l`Università di Udine; Castagnaro Prof. Massimo Professore Ordinario di Patologia Generale - Preside della facoltà di Veterinaria presso l`Università di Padova. Presidente dell`Associazione Italiana dei patologi veterinari; Cerulli Prof. Giuliano Professore Ordinario di Clinica Ortopedica e Traumatologia presso l`Università di Perugia; Cinotti Prof. Stefano Direttore Generale I.Z.S. Lombardia ed Emilia Romagna - Professore Ordinario di Clinica Medica Veterinaria presso l`Università degli Studi di Bologna; Cittadini Prof. Ettore Professore Ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l`Università di Palermo e Presidente della Fondazione Giglio San Raffaele di Cefalù; Crovari Prof. Pietro Professore Emerito di Igiene della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l`Università di Genova; Dalla Piccola Prof. Bruno Professore Ordinario di Genetica Medica - Direttore Scientifico dell`Ospedale Pediatrico Bambino Gesù IRCSS; Dammacco Prof. Francesco Professore Ordinario di Medicina Interna Dipartimento Medicina e Oncologia, Università degli Studi di Bari; Fabris Prof. Claudio Professore Ordinario di Pediatria – Neonatologia presso l`Università di Torino. Presidente dell`Associazione ONLUS Piccoli Passi; Garattini Prof. Silvio Direttore dell`Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano; Gherlone Prof. Enrico Primario del servizio diOdontoiatria dell`Istituto Scientifico Universitario "S. Raffaele" di Milano e Presidente del corso di laurea in Igiene Dentale della stessa Università; Gilardi Prof.ssa Maria Carla Professore Ordinario di Bioingegneria Elettronica ed Informatica - Direttore Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare CNR; Guana Prof.ssa Miriam Professore Associato presso l`Università di Brescia - Presidente Federazione Nazionale Collegi Ostetriche; Iadicicco Dott. Roberto Giornalista Professionista e Parlamentare - Vice Direttore AGI; Landini Prof.ssa Maria Paola Direttore Unità Operativa di Microbiologia Policlinico S. Orsola di Bologna; Lenzi Prof. Gianluigi Professore Ordinario di Neurologia presso l`Università "La Sapienza" di Roma; Lucignani Prof. Giovanni Professore Ordinario di Diagnostica per Immagini e Radioterapia - Direttore Dipartimento Servizi Diagnostici A.O. "S. Paolo" di Milano; Magistrelli Prof. Paolo Preside Facoltà di Medicina e Chirurgia Università Cattolica di Roma; Maira Prof. Giulio Professore Ordinario di Neurochirurgia presso l`Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma; Prof. Mario Direttore del Dipartimento di Psichiatria della II Università di Napoli; Marciani Prof.ssa Maria Grazia Direttore del Dipartimento di Neuroscienze Facoltà di Medicina e Chirurgia - Professore Ordinario Neurologia Università "Tor Vergata" di Roma; Marinoni Dott. Guido Medico di famiglia, Bergamo; Onofri Dott. Marco Responsabile struttura complessa di Cardiologia - P.O. Busto Arsizio. Direttore Dipartimento Medico di Elezione; Palamara Prof.ssa Anna Teresa Professore Ordinario di Microbiologia presso la Facoltà di Farmacia dell`Università di Roma "La Sapienza"; Paolisso Prof. Giuseppe Professore Ordinario di Medicina Interna e Geriatria presso II Università di Napoli; Passariello Prof. Roberto Professore Ordinario di Radiologia e Direttore dell`Istituto di Radiologia dell`Università degli Studi "La Sapienza" di Roma; Pavone Prof. Lorenzo Professore Ordinario di Pediatria – Direttore Unità Operativa Clinica Pediatrica I presso A.O. Universitaria "Policlinico Vittorio Emanuele" di Catania; Pigozzi Prof. Fabio Professore Ordinario di Medicina Interna presso l`Università degli Studi di Roma "Foro Italico"; Poerio Prof. Michele Direttore Dipartimento Chirurgia specialistica ASL Rm G; Porcu Dott.ssa Eleonora Ricercatore Universitario confermato presso l`Università di Bologna - Responsabile Centro Sterilità Procreazione Medica Assistita Università di Bologna - Policlinico S. Orsola Malpigli; Quaranta Prof. Antonio Professore Ordinario di Otorinolaringoiatria -Direttore della Clinica Otorinolaringoiatrica - Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell`Università degli Studi di Bari; Ricciardi Prof. Gualtiero Walter Professore Ordinario di Igiene - Direttore Istituto Igiene e Scuola di Specializzazione di Igiene e Medicina preventiva presso l`Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma; Rizzotto Dott. Antonio Direttore dell`Unità Operativa Complessa Urologia Ospedale Civile "Belcolle" di Viterbo; Santoro Prof. Armando Direttore del Dipartimento Oncologia Medica ed Ematologia - Istituto Clinico Humanitas; Rozzano Santoro Prof. Eugenio Direttore Scientifico del Centro Trapianti Multiorgano - Ospedale San Camillo - Forlanini di Roma. Prof. Antonio Emilio Professore Ordinario di Chimica e Propedeutica Biochimica - Facoltà di Medicina e Chirurgia Università "Vita Salute" San Raffaele di Milano; Scanziani Prof. Eugenio Professore Ordinario Anatomia Patologica - Preside Facoltà Medicina Veterinaria Università di Milano; Silvestro Prof.ssa Annalisa Direttore del servizio Assistenza della ASL di Bologna - Presidente della Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI; Simonetti Prof. Giovanni Professore Ordinario di Radiodiagnostica – Direttore Dipartimento Diagnostica per Immagini e Radiologia Interventistica Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma; Spanò Dott. Alberto Direttore del Dipartimento di Diagnostica Strumentale dell`Azienda RM/B di Roma; Stirpe Prof. Mario Presidente IRCSS "Fondazione G.B. Bietti" di Roma per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia - Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico; Zangrillo Prof. Alberto Professore Ordinario di Anestesia - Direttore Dipartimento Anestesia e Rianimazione Ospedale San Raffaele di Milano; Zanon Dott. Claudio Direttore Struttura Complessa Chirurgia Oncologia - Tecnologie Biochimiche Applicate presso l`Azienda San Giovanni Maggiore Battista di Torino; Zotta Dott. Giovanni Consigliere della Corte dei Conti.
04.02.2010 RICERCA: Malaria: così le zanzare sentono l`odore della `preda`
Da: Ricerca
Messo a segno un doppio colpo contro la malaria: infatti non solo è stata scritta la mappa degli odori umani e dei rispettivi recettori olfattivi con cui la zanzara avverte la presenza dell`uomo per pungerlo, ma è stata scoperta anche una proteina indispensabile alla sopravvivenza del parassita malarico e quindi un promettente bersaglio farmacologico antimalaria. Il colpo grosso si deve a vari studi di gruppi di ricerca indipendenti i cui risultati sono pubblicati questa settimana in tre articoli dalla rivista Nature. La prima scoperta, del gruppo di John Carlson della Yale University, permette di avere in pugno la zanzara vettore della malaria, Anopheles gambiae, e di imbrogliarla `confondendo` il suo `naso` con odori `truffa`, e potrebbe portare a nuove trappole antizanzara o a nuovi repellenti. L`altra, frutto di uno studio dell`università di Perugia e della Washington University School of Medicine, St Louis, diretto da Daniel Goldberg, ha portato a scoprire una proteina indispensabile alla sopravvivenza del parassita malarico (Plasmodium falciparum) che lo aiuta a `dirottare` i globuli rossi per i suoi scopi mortali. Si tratta di Plasmepsina V, una forbice molecolare che taglia le proteine nella loro virulenza per prepararle al loro ingresso, altrimenti impossibile, nel globulo rosso. La Plasmepsina V potrebbe divenire un importantissimo bersaglio di farmaci. La malaria, causa di un milione di morti l`anno nel mondo, è causata da un parassita che si trasmette attraverso le zanzare infette che, pungendo l`uomo, trasferiscono il parassita nel suo sangue. La si può quindi combattere su due fronti: o mettendo `KO` la zanzara vettore, o attaccando direttamente il parassita con farmaci. Il gruppo di Yale si è occupato della zanzara e con un esperimento davvero ingegnoso ha scovato tutto il set di recettori olfattivi che l`insetto usa per captare la presenza dell`uomo da pungere. Per farlo i ricercatori hanno creato un moscerino transgenico portatore di 72 geni della zanzara malarica che producono altrettanti recettori olfattivi. Poi ha presentato all`ignaro `moscerino col maso di zanzara` una libreria di odori diversi in cui c`erano anche molti `profumi` tipici della pelle umana, per esempio molecole che compongono il sudore. Accendendo uno a uno i 72 geni nel moscerino `chimera`, gli esperti hanno capito quali sono i recettori della zanzara più importanti per sentire gli odori umani, isolandone in tutto 27. Adesso con questa conoscenza si potrebbero sia creare dei repellenti di ultima generazione, fatti di molecole che disturbano i 27 recettori, oppure trappole basate su molecole `stuzzicanti` che attirano la zanzara nella `rete`, facendole credere di avere una `preda` vicina da pungere. L`altro studio con la partecipazione italiana, invece, si è concentrato sul parassita che causa la malaria. Questo per sopravvivere mette al suo servizio i globuli rossi, e per `renderli schiavi` usa un set di molecole di virulenza riversando queste molecole nei globuli. Per introdurle negli eritrociti, però, il parassita ha prima bisogno di tagliarli. Gli scienziati hanno scoperto la forbice molecolare che taglia le molecole di virulenza preparandole per l`attacco ai globuli rossi. La scoperta è importante perché questa forbice, la Plasmepsina V, è una molecola della famiglia delle proteasi, che sono già bersaglio di molti farmaci ad esempio di farmaci anti-Aids. Le due scoperte insieme rappresentano un `bottino` inestimabile per andare avanti spediti nella lotta alla malaria che ancora miete troppe vittime, soprattutto bimbi.
04.02.2010 MEDICINA: Usa; morte infantile,responsabile bassa serotonina
Da: Medicina
Bassi livelli di serotonina nel cervello dei piccolissimi sarebbero tra le cause scatenanti della cosiddetta `morte infantile improvvisa` (SID in sigla), che negli Stati Uniti rappresenta la causa numero uno dei decessi tra i neonati di meno di 1 anno di età. A scoprirlo è un nuovo studio americano che per la prima volta getta nuova luce sulla sindrome che spaventa i genitori di tutto il mondo. Studiosi di Harvard e del Boston Children Hospital hanno analizzato tessuti cerebrali di 36 piccoli morti per il disturbo ed hanno scoperto che i livelli di serotonina erano generalmente più bassi del 26% rispetto alla norma. Nella materia grigia delle piccole vittime sono stati individuati anche tassi inferiori al regolare - -22% - dell`enzima che stimola appunto la formazione del neurotrasmettitore della serotonina. La serotonina regola il respiro, il sonno, il battito cardiaco, la temperatura corporea e la pressione sanguigna. Secondo il rapporto pubblicato sulla rivista dei medici Usa `JAMA`, la scoperta che la sostanza chimica naturale gioca un ruolo cruciale nella `morte infantile improvvisa` è coerente con la conoscenza che i bambini sono più a rischio di venire colpiti dalla sindrome letale se vengono posti a dormire a pancia in giù. In quella posizione infatti il respiro è più difficile in quanto viene inalata più anidride carbonica e meno ossigeno. Da anni d`altronde i pediatri consigliano ai neo-genitori di far dormire i bimbi a pancia in sù e ciò ha portato ad una netta diminuzione dei casi di morte per SID.
01.02.2010 RICERCA:Cervello:studio, neuroni si auto controllano con i cannabinoidi
Da: Ricerca
Anche i neuroni si auto-controllano e lo fanno somministrandosi cannabinoidi. E` quanto emerso da uno studio, pubblicato su Nature Neuroscience, di tre ricercatori dell`Ebri, European Brain Research Institute di Roma, Alberto Bacci, Silvia Marinelli e Simone Pacioni. La ricerca mette in evidenza come alcuni neuroni eccitatori della corteccia cerebrale, in risposta alla loro attività elettrica, sintetizzano e si auto-somministrano cannabinoidi endogeni, mettendosi letteralmente a dormire per diversi minuti. Questo meccanismo è utile nel controllo dell`eccitabilità dei neuroni ed è vitale per il funzionamento della corteccia cerebrale. Nel cervello, i cannabinoidi endogeni agiscono sullo stesso recettore attivato dal principio attivo della marijuana. Inoltre, i cannabinoidi rilasciati, oltre che inibire gli stessi neuroni che li hanno prodotti, agiscono anche sui terminali sinaptici inibitori di altri neuroni, inibendone il rilascio di neurotrasmettitore per lunghi periodi. Il risultato é che una sotto-rete eccitatoria è capace di autoregolare la propria capacità di eccitarsi, sia a livello di singolo neurone, sia controllando gli input da altri neuroni dei circuiti corticali. Il prossimo passo, secondo i ricercatori, sarà scoprire quali attività della corteccia cerebrale mettono in atto questo meccanismo o se questa risposta auto-inibente entra in azione durante attività intense delle reti corticali, che avvengono, per esempio, durante le crisi epilettiche.
01.02.2010 RICERCA: Aids: Italiani scoprono molecola che blocca infezione HIV
Da: Ricerca
E` stata sintetizzata una nuova molecola capace di bloccare la trasmissione del virus Hiv nell`uomo, e che potrebbe quindi evitare che l`infezione dell`Aids si propaghi. Lo hanno fatto i ricercatori dell` Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Centro Csic di Siviglia e l`Istituto Ibs di Grenoble. La molecola è simile agli zuccheri presenti sulla superficie del virus Hiv, e per questo motivo viene riconosciuta da una `proteina-recettore` presente nelle cellule del nostro sistema immunitario: in questo modo, le `sentinelle` dell`immunità si legano ad essa e bloccano l`ingresso del virus attraverso le mucose del corpo. "I risultati preliminari - hanno detto i ricercatori - indicano una buona efficienza della molecola contro ceppi virali diversi, e lo studio pone le basi per lo sviluppo e l`ottimizzazione di nuovi farmaci virali ad uso topico", ovvero locale. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista Acts Chemical Biology, e sull`uso della molecola è stata depositata una domanda di brevetto europeo da parte dei tre Istituti.
28.01.2010 MEDICINA: trauma pediatrico, come gestire l`emergenza?
Da: Medicina
Servono lettini, set medici in miniatura con tanto di catetere vescicale o drenaggio toracico dal diametro opportuno, carrelli di rianimazione pediatrici, prontuari per il dosaggio farmacologico: il trauma pediatrico, quando entra dalla porta dei ‘codici rossi’ del pronto soccorso, è un’emergenza difficile da gestire e necessita di procedure a misura di bambino. Ogni anno all`Ospedale Niguarda di Milano vengono ricoverati in media 200 bambini, dall’età neonatale ai 18 anni, che costituiscono quasi il 10% del totale di pazienti traumatizzati. Ne parla Fabio Baticci, medico del trauma team esperto in emergenza pediatrica. La prima causa di morte dei bambini è proprio il trauma.La strada è il luogo dove avviene la maggior parte dei traumi, ma solo il 15 % dei bambini è in automobile al momento dell’incidente: la maggior parte dei traumatizzati (il 60% con trauma cranico, il 25% con trauma ortopedico e, in codice rosso, il 40% con traumi del tronco), sono invece pedoni, ragazzi in bicicletta o in motorino. Nei bambini che arrivano in codice rosso il 60% ha lesioni in più di un distretto. Questo è caratteristico del bambino che, ha un’area di impatto proporzionalmente maggiore: per esempio, se un adulto viene investito da un auto con ogni probabilità avrà un trauma agli arti inferiori, mentre un bambino viene colpito anche al tronco per la sua bassa statura. Il bambino è un paziente diverso dall’adulto, per caratteristiche anatomiche, fisiologiche, psicologiche completamente diverse che se non conosciute possono essere causa di errori nella gestione del trauma. Per esempio un bambino può perdere quasi la metà del sangue circolante e dare solo dei segnali molto sfumati come agitazione e tachicardia. La gestione del trauma pediatrico al Niguarda è garantita grazie a un approccio multidisciplinare da parte del Trauma Team (con i suoi chirurghi, anestesisti, ortopedici, neurochirurghi, radiologi) insieme con i Chirurghi e gli Anestesisti specialisti del Materno-Infantile e la Neuropsichiatria Infantile.
28.01.2010 MEDICINA: in arrivo un pace-maker che abbassa la pressione arteriosa
Da: Medicina
Si chiama Rheos baroreflex activation therapy (Bat) ed è un pace-maker che promette di abbassare la pressione arteriosa. Già testato negli Usa, il dispositivo hi-tech debutterà presto in Italia e potrebbe rappresentare un`alternativa terapeutica per quei pazienti - circa 2 milioni su un totale di 22 milioni di ipertesi - refrattari ai farmaci. E proprio per preparare il terreno all`inserimento della Bat nella pratica clinica del nostro Paese, una task force composta da 20 tra i massimi esperti italiani, tra cui i responsabili degli 11 Centri nazionali di riferimento a livello europeo, si è riunita a Milano nel Centro di ricerca e cura dell`invecchiamento dell`Istituto auxologico italiano, per delineare i protocolli di intervento. Il pace-maker si impianta sottocute nel collo, e i suoi elettrodi collegati alla biforcazione delle arterie carotidi stimolano il `baroriflesso`, cioè il principale riflesso nervoso che ha il compito di frenare gli aumenti di pressione. "Alcune ricerche condotte anni fa proprio qui a Milano hanno dimostrato che il baroriflesso è meno attivo nell`iperteso", sottolinea Alberto Zanchetti, direttore scientifico dellIstituto auxologico italiano, a margine della riunione tecnica. Quello che mancava era una tecnologia in grado di attivare al meglio questa stimolazione selettiva. Il nuovo dispositivo nasce con l`obiettivo di colmare questo vuoto. "E l`Italia è stata scelta come primo Paese europeo in cui organizzare uno studio controllato sulla Bat", precisa lo specialista. I primi pazienti a beneficiarne saranno quelli di Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. La terapia entro la fine del 2010 potrebbe essere estesa anche alle altre regioni italiane e in Europa, grazie all`attività della task force di ricercatori e clinici, attivata a Milano. Il dispositivo è stato messo a punto negli Stati Uniti da una società di Minneapolis, costa 25 mila euro ma verrà messo a disposizione delle Regioni italiane per la fase di `prova` a un prezzo scontato del 40% circa. Negli States è stato impiantato su oltre 300 pazienti con risultati positivi. Ora tocca all`Italia, dove prima dell`estate verranno eseguiti i primi interventi. Dopo una fase di test della durata di un anno, se le valutazioni scientifiche e quelle sul rapporto costo/efficacia avranno esito positivo, l`esperienza verrà ampliata.
21.01.2010 SANITÀ: malattie rare, aumenta l`aspettativa di vita
Da: Sanità
L’aspettativa di vita della popolazione generale è notevolmente cresciuta negli ultimi anni, grazie ad interventi di prevenzione e promozione della salute. Anche i pazienti affetti da malattie rare che raggiungono l’età adulta sono in continuo aumento. Fanno eccezione le persone affette da malattie neurologiche degenerative, perché la sopravvivenza è contrastata da un processo distruttivo del sistema nervoso. Tuttavia le persone affette da malattie rare affrontano ancora alti tassi di morbilità e mortalità per i quali non sono disponibili efficaci interventi di prevenzione e cura. Accanto a questa realtà, un ulteriore problema che si è posto negli ultimi anni per i soggetti affetti da malattie rare, è la mancanza di progettualità per la transizione dall’età pediatrica all’età adulta, che richiede lo sviluppo di nuove competenze e di strutture dedicate, accanto ad una sperimentazione di modelli trasversali a gruppi di patologie. Una malattia è considerata ‘rara’, secondo i criteri fissati dall’Istituto Superiore di Sanità, quando colpisce non più di 5 persone ogni 10.000 abitanti. Complessivamente sono 259 le malattie rare (MR) per cui Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico è accreditata nell’ambito della Rete Regionale dei presidi per malattie rare. I 66 specialisti, in parte dedicati all’ambito pediatrico ed in parte dedicati all’età adulta, nel 2009 hanno assistito più di 2000 pazienti di cui circa 1800 erano già stati identificati e seguiti grazie ad un percorso assistenziale completo; circa 200 hanno per la prima volta preso contatto con una delle numerose Unità Operative che si dedicano alla diagnosi ed assistenza delle persone affette. Le Malattie rare per cui in Fondazione sono seguiti più di 100 pazienti sono: talassemia, emofilia, connettiviti (malattie autoimmuni), sindromi con ritardo mentale, malattie endocrine, distrofie muscolari (malattie neurologiche), malattie dermatologiche congenite, neurofibromatosi. “L’aspettativa della vita delle persone affette da malattie rare – ha sostenuto Ferruccio Bonino, Direttore Scientifico della Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico - è notevolmente aumentata nell’ultimo decennio grazie ad una maggiore conoscenza delle malattie stesse ed in alcuni casi per la disponibilità di nuove terapie, ciò nonostante i tassi di morbilità e mortalità rimangono ancora alti. Questo è particolarmente evidente nel caso in cui le Istituzioni non abbiano favorito la costruzione di percorsi di diagnosi e cura e non vi sia progettualità per la transizione assistenziale dall’età pediatrica all’età adulta”.
21.01.2010 RICERCA: farmaci dal veleno dello scorpione, studio israeliano
Da: Ricerca
Dal veleno dello scorpione potrebbero essere ricavati farmaci da usare per esempio nelle cure contro il dolore per i malati di cancro. È un ipotesi su cui sta lavorando un equipe israeliana che ha già fatto importanti scoperte in relazione all`uso delle tossine prodotte da questo animale per preparare bio-pesticidi. Obiettivo dello studio, pubblicato su ABC science, è di manipolare il veleno dello scorpione nella speranza di usarne le scoperte per fini terapeutici. I ricercatori dell`Università di Tel Aviv hanno, per prima cosa, clonato i geni dello scorpione coinvolti nella produzione di specifici composti tossici per poi, in un secondo momento, lavorare sulle tossine all`interno di batteri coltivati in vitro e decifrarne la strutture tridimensionale. Per adesso tuttavia gli scienziati sono riusciti a trovare una valida alternativa ai pesticidi tossici: utilizzando le tossine presenti nel veleno di questo animali hanno creato un antiparassitario che non danneggia persone ed ambiente. "Si dovrebbe iniziare a pensare agli scorpioni come un dono di natura - ha affermato il professor Michael Gurevitz dell`Università israeliana - La natura, nel corso degli anni, ha messo a punto questi veleni che ora noi siamo in grado di ricreare, contribuendo così alla preparazione di prodotti chimici che imitano quel naturale comportamento. Certo la speranza è - ha concluso Gurevitz - che la tossina dello scorpione, come già succede con il veleno della lumaca cono, possa creare farmaci utili per la salute dell`uomo".
20.01.2010 RICERCA: i virus influenzali potrebbero causare appendicite
Da: Ricerca
Potrebbe essere un virus, simile a quello influenzale, a causare gli attacchi di appendicite e questo spiegherebbe come mai questa condizione sembra più frequente in alcuni anni e perchè gli attacchi avvengono più spesso in estate. Questi i risultati di un nuovo studio, pubblicato sugli Archives of Surgery. "Potrebbe esserci un collegamento tra le infiammazioni dell`appendice ed un virus simile a quello dell`influenza" ha spiegato il ricercatore a capo dello studio, Edward Livingston dell` University of Texas Southwestern Medical Centre di Dallas (Stati Uniti). "L`appendicite è una delle più frequenti cause di ricoveri ed interventi d`urgenza, eppure non si sa ancora per quale ragione si infiamma". Livigston e colleghi hanno quindi analizzato le diagnosi e le ammissioni ospedaliere per appendicite negli Stati Uniti registrate nell`arco di 36 anni. A parte il fatto che l`appendicite risultava essere più comune d`estate, i ricercatori hanno scoperto dei picchi di casi nel 1977, 1981, 1984, 1987, 1994 e nel 1998. "Il pattern è simile a quello tipico delle epidemie di infezioni virali" ha detto Livingston. "Questi picchi corrispondono a quelli di infezioni nel corso del tempo, e ci fanno pensare che infezioni e appendicite abbiano una causa comune, e chi quindi siano determinate da un virus. Anche se l`appendicite è molto comune, rimane ancora un mistero medico: la nostra scoperta potrebbe portarci verso la vera causa di questa condizione" ha concluso.
20.01.2010 ONCOLOGIA: nuovo test rapido per tumore del pancreas
Da: Oncologia
Sviluppato un nuovo test delle urine, capace di determinare in appena un paio d`ore i segni premonitori del cancro al pancreas. A realizzarlo sono stati i ricercatori del Queen Mary University`s Institute of Cancer in Gran Bretagna, che hanno collaborato con il London NHS Trust. "Il cancro al pancreas è uno dei tipi di tumore con il più alto tasso di decesso, perchè molto difficile da identificare" hanno spiegato i ricercatori, intervistati dal quotidiano inglese Daily Telegraph. "Ogni anno vengono diagnosticati in Inghilterra più di 7000 casi, e tuttavia solo l`1 per cento dei pazienti sopravvive a 5 anni dalla diagnosi". Il test riesce a diagnosticare il tumore controllando l`aumento di una certa proteina nelle urine dei pazienti. "Questa proteina è un segnale della presenza di adenocarcinoma pancreatico" hanno spiegato i ricercatori. "Il test permette una diagnosi e permette ai pazienti di operarsi nelle prime fasi della malattia, aumentando le loro possibilità di sopravvivenza al 30 per cento dopo 5 anni dall`intervento".
19.01.2010 RICERCA: con l’obesità le ginocchia sono a rischio
Da: Ricerca
L`obesità è una delle cause scatenanti della progressiva perdita di cartilagine. Lo dimostra una ricerca condotta da Frank W. Roemer, direttore del Dipartimento di Radiologia presso la Boston University School of Medicine. Lo studio è stato incentrato sull`analisi di 3.026 persone di età compresa tra i 50 e i 79 anni in sovrappeso e a rischio di osteoartrite, malattia degenerativa delle articolazioni che colpisce sia le cartilagini che le ossa che ne sono ricoperte. Il gruppo di pazienti era costituito dal 65% da donne di 61 anni con un indice di massa corporea (BMI) pari al 29,5 un dato che indica il sovrappeso, a fronte del BMI `buono` che oscilla dal 18,5 al 25. `Dai test è emerso che il 20% delle 347 ginocchia esaminate è di, fatto, esposto ad un lento processo di perdita di cartilagine`, spiega Roemer. I risultati hanno mostrato che uno dei maggiori rischi che contribuisce alla rapida perdita di cartilagine basale sono da imputare all`elevato indice di massa corporea. `La perdita di peso - conclude lo studioso - è probabilmente il fattore più importante per rallentare la progressione della malattia`.
19.01.2010 RICERCA: dieta mediterranea contro il cancro
Da: Ricerca
Seguire la dieta mediterranea può ridurre il rischio di ammalarsi di cancro allo stomaco, secondo uno studio spagnolo. "Questi risultati si uniscono alle prove già raccolte che dimostrano che la dieta mediterranea riduce il rischio di tanti tipi di cancro. Occorre incoraggiare le persone a seguire un`alimentazione ricca di frutta, verdura e pesce", affermano il Dr. Carlos A. Gonzalez del Catalan Institute for Oncology di Barcellona e i colleghi. La dieta tradizionale dei Paesi come l`Italia e la Grecia produce molti benefici per la salute, sottolineano i ricercatori spagnoli sull`American Journal of Clinical Nutrition, non solo la protezione contro i tumori. L`equipe di Gonzalez ha tuttavia cercato un approccio specifico, cercando i benefici in particolare per il cancro allo stomaco, la seconda maggiore causa di morte per cancro nel mondo. Per capire se la dieta possa proteggere contro la malattia, i ricercatori hanno analizzato i dati dello studio europeo sul rapporto tra alimentazione e cancro chiamato European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition (EPIC), condotto su 485.044 uomini e donne dai 35 ai 70 anni in 10 Paesi europei. L`adesione alla dieta mediterranea veniva misurata su una scala da uno a 18. Il punteggio maggiore era assegnato a chi seguiva perfettamente i dettami dell`alimentazione mediterranea: tanta frutta e verdura, legumi, pesce, cereali e olio d`oliva, con pochi latticini e poca carne rossa. Nel corso del follow-up, durato nove anni, 449 partecipanti allo studio si sono ammalati di cancro allo stomaco. È così emerso che le persone che seguivano più da vicino la dieta mediterranea avevano il 33% di probabilità in meno di ammalarsi rispetto alle persone con il punteggio più basso. Il rischio di cancro allo stomaco scendeva del 5% per ogni punto in più sulla scala che misurava l`adesione allo schema dell`alimentazione mediterranea.
19.01.2010 RICERCA: il cuore della mamma è sincronizzato con quello del feto
Da: Ricerca
Il cuore della mamma e del nascituro possono battere in sincronia anche se non perfettamente all`unisono, come se quello del piccolo seguisse le orme di quello materno, una scoperta che potrebbe tradursi in test prenatali per la salute del bambino. È quanto reso noto sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Lo studio è stato condotto su sei donne tra la 34/ma e la 40/ma settimana di gestazione da Peter van Leeuwen del Dietrich Gronemeyer Chair of Radiology and Microtherapy dell`Università di Witten/Herdecke. Gli esperti hanno usato la magnetocardiografia per misurare il battito di mamma e nascituro, uno strumento mininvasivo che monitora l`attività cardiaca registrando i campi magnetici generati dai `pacemaker` naturali del cuore, ovvero le cellule cardiache interruttori del cuore, che regolano il battito. È emerso che a ogni tre battiti del feto ne corrispondono due della madre, ad ogni quattro battiti del feto, tre della madre. Il cambiamento dipende dal respiro materno, per cui sembra che il ritmo del respiro di mamma influenzi il battito fetale. Misurando la sincronia del battito di mamma e bebè, dunque, si potrebbero diagnosticare eventuali anomalie dello sviluppo e condizioni patologiche del feto.
18.01.2010 RICERCA: emicrania e depressione sono scritte negli stessi geni
Da: Ricerca
L`emicrania è scritta nei geni di mamma e papà e la depressione potrebbe condividere lo stesso codice del Dna ereditario. È quanto rivela uno studio pubblicato su Neurology, la rivista dell`American Academy of Neurology. `Riferire al proprio medico casi di familiari con mal di testa ricorrenti potrebbe aiutarci a comprendere il legame genetico`, riferisce Andrew Ahn dell`Università della Florida. Nel caso dell`emicrania con aura, la forma preceduta da luce pulsanti, il 96% dei pazienti la eredita dai genitori. Cifre alla mano, i ricercatori americani hanno stabilito la `parentela` tra emicrania e depressione: un paziente su 4 con cefalea cronica soffre anche di depressione.
18.01.2010 ONCOLOGIA: tumori cervello, da studio italiano nuove speranze cura bimbi
Da: Oncologia
Una scoperta di ricercatori italiani apre nuove speranze per la cura dei tumori cerebrali infantili. Un gruppo di ricercatori del dipartimento di Medicina sperimentale dell`Università La Sapienza di Roma ha infatti individuato un importante meccanismo responsabile del medulloblastoma, il più comune tumore cerebrale maligno dell`età infantile. Lo studio è pubblicato online sulla rivista Nature Cell Biology. Una delle cause più frequenti di questo tipo di neoplasia, spiegano gli esperti, è l`aumento di attività della proteina cellulare Gli1, ma i ricercatori italiani hanno appunto scoperto un meccanismo per arrivare alla inattivazione di tale proteina: "Ciò - sottolinea Alberto Gulino, direttore del laboratorio di oncologia molecolare de La Sapienza, dove è stata effettuata la scoperta - potrebbe appunto rappresentare una valida strategia terapeutica per contrastare il medulloblastoma".
18.01.2010 MEDICINA: un esame della vista per scoprire l`Alzheimer
Da: Medicina
Un semplice test dall`oculista potrebbe essere in grado di scoprire l`Alzheimer e altre malattie prima che si sviluppino i sintomi, secondo una ricerca britannica. La tecnica usa degli evidenziatori fosforescenti che si attaccano alle cellule morenti che possono essere osservate nella retina, primo segnale che anche le cellule del cervello stanno morendo. La ricerca è stata condotta sui topi, ma gli studiosi sono convinti che possa essere valida anche per l`uomo e stanno già programmando i primi trial per il prossimo anno. Gli scienziati dello University College London sperano che la loro scoperta possa portare a un test semplice e pratico, da effettuare presso l`oculista, per l`Alzheimer, una malattia purtroppo devastante. La ricerca, pubblicata dalla rivista Cell Death and Disease, potrebbe permettere di superare le difficoltà oggi esistenti nello studio di quanto succede nel cervello di chi sviluppa l`Alzheimer. Attualmente occorrono le risonanze magnetiche, se non addirittura l`autopsia. La nuova tecnica sperimentata a Londra usa invece una tintura fosforescente che permette agli scienziati di seguire l`evoluzione della malattia osservando le cellule morenti nella retina. Queste cellule appaiono come punti verdi perchè assorbono la tintura. La Professoressa Francesca Coredeiro, coordinatrice dell`equipe dello University College London Institute of Ophthalmology, spiega: "Poche persone si rendono conto che la retina è una diretta estensione, per quanto sottile, del cervello. È perciò immaginabile che in futuro una visita dall`oculista aiuti anche a capire lo stato di salute del cervello e se ci sono segnali di demenza". Secondo la ricercatrice, il test potrebbe essere disponibile per l`uomo già tra cinque anni. La tecnica aiuterebbe anche a valutare quanto rapidamente progredisce la malattia, mettendo a confronto la morte delle cellule nella retina ad alcune settimane di distanza.
14.01.2010 RICERCA: cervello, ecco i siti dell`intelligenza emotiva
Da: Ricerca
Dallo studio delle ferite alla testa subite dai veterani della guerra in Vietnam è stato possibile individuare le parti del cervello fondamentali per i due tipi di intelligenza emotiva. A seconda del posto dove è stata riportata la ferita, i veterani studiati erano privi o di intelligenza emotiva `esperienziale` (la capacità di giudicare le emozioni delle altre persone) o di intelligenza emotiva `strategica` (la capacità di pianificare risposte socialmente adeguate alle situazioni). A condurre lo studio è stato un gruppo di ricercatori del National Institute of Neurological Disorders and Stroke di Bethesda, nel Maryland. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Per arrivare alle loro conclusioni sono stati condotti dei test standard per misurare l`intelligenza emotiva su 38 veterani feriti e su 29 veterani sani, usati come gruppo di controllo. Ebbene, dai risultati è emerso che i 17 veterani che hanno riportato lesioni alla corteccia prefrontale dorsolaterale effettuavano prestazioni peggiori nei compiti che mettevano a prova l`intelligenza emotiva `esperienziale`, mentre i risultati sono stati migliori nei test sull`intelligenza emotiva `strategica`. Risultati opposti invece sono stati registrati negli altri 21 veterani che avevano riportato danni alla corteccia prefrontale ventromediale. I risultati di questo studio avrebbero così permesso agli scienziati di individuare le parti dl cervello responsabili dei due tipi di intelligenza emotiva.
14.01.2010 RICERCA: salute mentale, meno a rischio bimbi allattati a seno
Da: Ricerca
I neonati allattati al seno per oltre sei mesi potrebbero essere meno a rischio di sviluppare problemi di salute mentale. È quanto è emerso da uno studio condotto a Perth, nell`Australia occidentale, e pubblicato sul Journal of Pediatrics. Lo studio, sviluppato dal Telethon Institute for Child Health Research, ha esaminato 2.366 bambini per una durata di 16 anni, con controlli rituali all`età di 2, 5, 8, 10 e 14 anni. Secondo i ricercatori, i bambini allattati al seno per meno di sei mesi presentavano il 52% di rischio in più di sviluppare problemi mentali all`età di due anni, per poi passare al 55% di rischio a sei anni, al 61% a otto anni, per poi scendere al 37% a 10 anni. La ricerca australiana suggerisce che l`allattamento al seno, oltre a creare un legame più forte con la madre, aiuta i bambini ad affrontare meglio lo stress. "Anche prendendo in considerazione fattori come la situazione economica dei genitori, la loro educazione e la situazione familiare in generale, abbiamo notato che i bambini che avevano beneficiato dell`allattamento più lungo, presentavano minori rischi di problemi mentali", ha scritto il dottor Wendy Oddy nel Journal of Pediatrics. Secondo i ricercatori, i bambini allattati per periodi più brevi presentavano comportamenti associabili a depressione o aggressione.
13.01.2010 RICERCA: tè e caffè toccasana contro gravi malattie, studio
Da: Ricerca
Gli amanti del tè e del caffè hanno un motivo in più per assaporare la loro bevanda preferita. Studi pubblicati di recente confermano che si tratta di due aiutanti naturali nella lotta contro epatite C e cancro. Le ricerche dimostrano che le due bevande (le più consumate al mondo) possiedono delle proprietà in grado di combattere alcune gravi malattie. Sono necessarie ulteriori ricerche ma gli effetti positivi sono fuori discussione. Così una tazza di caffé nero diviene un toccasana per i malati cronici di epatite C contro l`intossicazione del fegato e la digestione dei grassi, mentre il té si è dimostrato un alleato contro vari tipi di tumore, tra cui quello dell`utero. Secondo lo studio, pubblicato sull`American Journal of Obstetrics and Gynecology, due tazze di té verde al giorno, grazie alla presenza di polifenoli, antiossidanti e caffeina, produrrebbero una riduzione del 25% del rischio di sviluppare un tumore all`utero. E` probabile che il merito vada anche alla capacità della teina di stimolare la produzione ormonale. Inoltre, come hanno affermato Neal Freedman e alcuni suoi colleghi del National Cancer Institute americano, il consumo di tre o piu tazze di caffé ridurrebbe fino al 53% il rischio di progressione della malattia nei pazienti affetti dall`epatite C. "I risultati dei nostri studi - ha affermato Freedman - dimostrano che i pazienti che fanno grande uso di caffeina abbassano il rischio di progressione della malattia".
13.01.2010 MEDICINA: morte improvvisa, cocaina causa in 3% casi
Da: Medicina
La cocaina si nasconde dietro non pochi casi di morte improvvisa di giovani adulti; e non servono grandi quantità; anche piccole dosi, spesso considerate innocue dall`ignaro consumatore, possono essere fatali. E` quanto emerge da uno studio pubblicato sull`European Heart Journal e condotto su una serie di casi di morte improvvisa avvenuti tra 2003 e 2006 in Spagna. Il 3,1% dei casi è risultato legato all`uso di cocaina. Anche gli altri paesi europei sono sicuramente nelle stesse condizioni, ha sottolineato il patologo che ha condotto lo studio, Joaquin Lucena, dell`istituto di Medicina Legale di Siviglia; per esempio Spagna e Italia hanno la stessa prevalenza di consumatori (lo stesso numero di consumatori in un periodo considerato), il 3% circa della popolazione adulta, quindi si può dedurre che anche in Italia un numero simile di casi di morte improvvisa sia ricollegabile alla cocaina. Gli esperti hanno considerato 666 casi di morte improvvisa e, sulla base di autopsia e analisi tossicologiche, hanno ricollegato all`uso di cocaina 21 di questi casi. Si è trattato di maschi di età compresa tra 21 e 45 anni, tutti morti per problemi cardiaci. La dose risultata fatale varia da caso a caso, si va da un minimo di 0,1 milligrammi per litro di sangue a 1,5 milligrammi/litro. Quindi, hanno sottolineato gli esperti, tutti i consumatori sono a rischio perché la dose fatale può essere anche molto piccola (ognuno reagisce in modo diverso alla stessa dose), soprattutto se trovata associata a alcol e fumo in un cocktail mortale, come nella grande maggioranza dei casi esaminati nello studio. "Di fatto i nostri risultati dimostrano che il consumo di cocaina causa cambiamenti negativi al cuore e alle arterie che possono portare alla morte improvvisa", ha spiegato Lucena. In Europa ci sono circa 12 milioni di consumatori di cocaina, ha rilevato il patologo; Spagna, Italia e Gran Bretagna sono tra i paesi a prevalenza maggiore di consumatori. In particolare nel 2007 si stima che i consumatori di coca siano stati in Europa 3,5 milioni (ovvero il 2,4%) di giovani adulti, con la prevalenza maggiore (3%) registrata proprio in Spagna, Italia e Gran Bretagna. "Quindi - ha concluso il patologo - non c`é ragione di pensare che i casi di morte improvvisa riconducibili alla cocaina siano in numero differente in Italia e Gran Bretagna rispetto all`entità del fenomeno documentata in Spagna dalla nostra ricerca".
12.01.2010 RICERCA: scoperto nuovo tipo colesterolo, può dare infarto
Da: Ricerca
Non c`é più solo il colesterolo `buono` e quello `cattivo`: ora anche la lipoproteina A, quando é in eccesso nel sangue, può aumentare il rischio di infarto. La conferma arriva dallo studio genetico europeo Procardis, pubblicato sul New England Journal of Medicine. Procardis è un consorzio europeo tra i ricercatori dell` Istituto Mario Negri di Milano, del Wellcome Trust Centre e della Clinical Trials Service Unit dell`Università di Oxford, insieme a quelli del Karolinska Institute di Stoccolma e dell`Università di Munster. Lo studio ha analizzato il Dna di 16 mila europei, dimostrando che tra le diverse varianti del gene Apo-A due in particolare sono associate all`aumento di questa lipoproteina nel sangue, e contribuiscono quindi a causare lo sviluppo della malattia coronarica e dell`infarto. La scoperta è ancora più importante se si considera che una persona su sei è portatrice di una di queste due varianti nel suo Dna, e ha di conseguenza un rischio di infarto raddoppiato rispetto ai soggetti con i geni classici; chi è portatore di entrambe le varianti ha un rischio quadruplicato. "La lipoproteina A - aggiungono gli scienziati - è un fattore di rischio cardiovascolare indipendente da quelli tradizionali come colesterolo totale, ipertensione, diabete, obesità e fumo. I suoi effetti si sommano quindi a quelli dei fattori di rischio più conosciuti". "Si conosce ancora poco di questa lipoproteina – spiega Maria Grazia Franzosi del Mario Negri, che ha coordinato lo studio per l`Italia - ed è un tipo di colesterolo cui si dovrà dedicare più attenzione nell`immediato futuro. La dieta, l`esercizio fisico e le statine sono poco efficaci nell`abbassare i suoi livelli, mentre sembrano funzionare alcuni farmaci esistenti da tempo come la niacina e altri in arrivo sul mercato come l`anacetrapib. Il nostro studio apre nuove strade per la ricerca di trattamenti efficaci nella prevenzione: ora che sappiamo che la lipoproteina A è causa di malattia coronarica, sarà opportuno condurre studi clinici per valutare se i farmaci che ne riducono i livelli prevengono l`infarto". Il rischio di aumento dell`infarto causato dalla lipoproteina é comunque inferiore a quello determinato da un elevato colesterolo `cattivo`:"La speranza - conclude Franzosi - è che curandoli entrambi il rischio di infarto si possa ridurre ulteriormente".
12.01.2010 FARMACI: rischio sovra-dosaggio se lo sciroppo si prende col cucchiaio
Da: Farmaci
iente cucchiaio da cucina per misurare lo sciroppo per la tosse. Il rischio è il sovra-dosaggio. Il consiglio arriva dai ricercatori del College of Management del Georgia Institute of Technology di Atlanta, negli Usa, il cui studio è pubblicato su Annals of Internal Medicine. La ricerca, condotta su 195 studenti addestrai a versare la misura corretta del farmaco in un cucchiaino da caffè, ha dimostrato che se la dimensione dell`utensile cambia la dose versata aumenta: con cucchiai di medie dimensioni il sovra-dosaggio risulta pari all`8%, mentre con quelli più grandi raggiunge il 12%. “Lo studio - spiega Koert van Ittersum, ricercatore del College of Management del Georgia Institute of Technology - dimostra che la dimensione dell`utensile usato per dosare un medicinale può influenzarne la somministrazione, che nel caso di una malattia cronica, che richiede un`assunzione continuativa di farmaci, potrebbe determinare conseguenze serie”.
11.01.2010 RICERCA: emicrania, svelato perché luce aumenta dolore
Da: Ricerca
E` stato svelato perché chi soffre di emicrania ha il `terrore` della luce, che gli provoca ancora più dolore: è stato scoperto infatti che è colpa di un collegamento tra cellule luce-sensibili degli occhi e una famiglia di neuroni con un ruolo cruciale nel dolore dell`emicrania. Resa nota sulla rivista Nature Neuroscience, la scoperta si deve a Rami Burstein, del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston. Circa l`85% di chi soffre di emicrania ha anche la fotofobia, cioé l`esposizione alla luce, anche la più fioca, fa aumentare il dolore pulsante alla testa. Bastano pochi secondi di luce dall`inizio dell`attacco per provocare l`effetto, e poi occorre almeno mezz`ora di buio per far rientrare i sintomi della fotofobia stessa, ma finora non era noto il perché di questa avversione alla luce. Burstein si è insospettito studiando alcuni non vedenti che soffrono di emicrania, un gruppo di non vedenti che aveva gli occhi completamente danneggiati e non poteva sentire la presenza di luce, né percepire l`alternanza giorno/notte, e un gruppo di non vedenti che però poteva sentire la presenza di luce e distinguere il giorno dalla notte. I primi non sono foto fobici mentre i secondi lo sono. Gli esperti hanno ipotizzato quindi che dietro la fotofobia ci fossero il nervo ottico, che nei non vedenti totali non funziona più, e un gruppo di fotorecettori retinici basati sulla melanopsina, che sentono la luce e la differenza tra giorno e notte. Per verificare la loro ipotesi i ricercatori hanno usato topi emicranici e con un tracciante colorato iniettato negli occhi di questi ultimi hanno seguito il percorso naturale dai fotorecettori melanopsinici al cervello. Così hanno visto che la `strada della luce` porta fino a una famiglia di neuroni che si attiva proprio durante l`attacco emicranico.
11.01.2010 RICERCA: figli obesi? Cuore a rischio per i genitori
Da: Ricerca
Esiste un legame tra genitori e figli che va oltre la genetica familiare. Uno studio apparso sull’autorevole rivista medica British Medical Journal ha infatti mostrato come i genitori di figli obesi sembrano andare incontro a un maggiore tasso di mortalità legato a problemi cardiovascolari rispetto alla media. Alcuni studi condotti in passato avevano già verificato la presenza di un rapporto tra peso dei figli e incidenza di malattie in famiglia, con i genitori di figli obesi che sembravano più soggetti a malattie cardiovascolari e diabete mentre i genitori di figli particolarmente magri ed esili erano più predisposti a malattie respiratorie e polmonari. Nella ricerca attuale condotta da ricercatori inglesi della Università di Bristol in collaborazione con il Karolinska Institute svedese sono stati messi in relazione gli indici di massa corporea (BMI) di oltre un milione di ragazzi con la mortalità dei rispettivi genitori. Dai risultati è emerso un indice di massa corporea elevato nei figli era associato a un aumento significativo di mortalità dovuta a problemi di cuore o ad alcuni tipi di cancro, mentre un BMI inferiore alla media non sembrava essere in rapporto con una maggiore mortalità dei genitori legata a malattie respiratorie. Un risultato che, secondo gli autori dello studio, dovrebbe far riflettere sull’importanza di un regime alimentare equilibrato all’interno del contesto familiare.
11.01.2010 RICERCA: la bassa statura predisporrebbe alle malattie polmonari
Da: Ricerca
Chi sviluppa una malattia polmonare cronica è più basso rispetto alla popolazione generale: lo hanno scoperto i ricercatori dell`Università di Nottingham (Gb), che hanno studiato oltre un milione di persone con più di 35 anni, rilevando che i pazienti con broncopneumopatia cronico-ostruttiva (Bpco) sono più bassi di 1,12 centimetri rispetto alla media. I risultati sono pubblicati sul `Journal of Epidemiology and Community Health`. La statura più bassa come segno di una condizione sociale svantaggiata e dunque di rischi maggiori di incappare in una malattia respiratoria era già stata studiata in passato. Ma i ricercatori britannici hanno voluto verificare se ancora oggi, anni in cui la povertà è meno diffusa, sussista questo collegamento. Analizzando i dati di 1.025.662 persone contenuti nel database Health Improvement Network, gli esperti hanno potuto verificare la presenza dell`associazione bassa statura-malattie polmonari, soprattutto nella fascia d`età 35-49 anni. Un motivo in più, secondo gli studiosi, per migliorare l`assistenza alle persone indigenti, che fin da piccole ricevono una scarsa nutrizione e, dunque, sono più a rischio una volta adulti di dover fare i conti con vari tipi di malattie.
08.01.2010 RICERCA: smettere di fumare può aumentare il rischio diabete
Da: Ricerca
Smettere di fumare è, o dovrebbe essere, l`obiettivo di tutti i fumatori accaniti, per salvaguardare polmoni e salute. Ma dall`Inghilterra arrivano i risultati di uno studio-shock: chi smette di fumare ha un rischio notevolmente maggiore rispetto ai non fumatori di sviluppare il diabete di tipo due. I ricercatori dell`istituto inglese John Jopkins, nello studio pubblicato su The Annals of Internal Medicine, hanno scoperto che gli ex fumatori, nei primi sei anni senza sigarette, corrono addirittura il 70% di rischi in più di diventare diabetici rispetto a chi non fuma. Questo perchè chi abbandona il vizio del tabacco tende a trovare rapidamente un sostituto, che quasi sempre è il cibo. Ingrassando e mangiando male, dolci soprattutto, il diabete di tipo due, cioè quello di origine alimentare (a differenza del tipo uno che è congenito) è in agguato. Gli studiosi della Johns Hopkins specificano, e non potrebbe essere altrimenti, che questo non vuol dire assolutamente che non si deve smettere di fumare, anzi. "Se fumi, devi smettere. Questa è la cosa giusta da fare", scandisce la ricercatrice Jessica Yeh. "Ma chi smette deve stare molto attento al peso". Lo studio, basato su 10.892 adulti di mezza età seguiti per un periodo fino a 17 anni, ha scoperto che il rischio di sviluppare diabete di tipo due è più alto nei primi tre anni dopo lo stop al fumo. Circa l`1,8% di chi ha smesso ha sviluppato il diabete ogni anno, durante questo periodo. Mentre se non lo si sviluppa fino a 10 anni dopo aver smesso di fumare, i rischi di diabete tornano nella norma. Chi continua a fumare, al contrario, ha un rischio di diabete maggiore del 30% rispetto ai non fumatori. Il fumo fa venire il diabete, insomma, ma smettere senza tenere sotto controllo la linea ci mette ancora più a rischio. Non a caso in media, durante i primi tre anni di studio, chi ha smesso di fumare ha guadagnato circa 3,8 chili di peso. Il diabete di tipo due, se non trattato, può provocare malattie gravi, e complicanze come cecità, insufficienza renale e danni al sistema nervoso. Uno dei principali fattori di rischio è proprio il sovrappeso, tanto che l`aumento dell`obesità in tutto il mondo sviluppato è coinciso con un grande aumento della diffusione del diabete.
08.01.2010 RICERCA: acido folico fino termine gravidanza, rischio bebè
Da: Ricerca
I supplementi di acido folico sono raccomandati a tutte le donne che programmano una gravidanza, e anche nei primi mesi di gestazione, ma assumerlo fino alla fine della gravidanza potrebbe avere un effetto collaterale poco desiderabile: il bambino ha un più alto rischio di sviluppare l`asma. Lo sostiene uno studio australiano pubblicato dall`American Journal of Epidemiology, il primo che colleghi l`uso dell`acido folico nella madre alla fine della gravidanza al rischio di asma del figlio. Proprio perchè è il primo studio da cui emerge un dato del genere, i ricercatori sottolineano che occorre cautela per il momento nel dare nuove indicazioni alle donne incinte. Nuove ricerche saranno chiamate a confermare o confutare questi dati. Soprattutto, resta fermo che l`uso dell`acido folico prima e all`inizio della gravidanza è fondamentale per la salute del bambino. Un adeguato livello di acido folico nel periodo del concepimento, infatti, aiuta a ridurre il rischio di alcuni difetti congeniti nel cervello e nella spina dorsale (difetti del tubo neurale). Gli esperti consigliano alle donne di prendere 400 microgrammi di acido folico al dì poco prima del concepimento e nel primo trimestre della gravidanza, il periodo critico in cui possono formarsi difetti del tubo neurale. Il nuovo studio non contraddice queste indicazioni, sottolinea il coordinatore, dottor Michael Davies, della University of Adelaide in Australia. Tuttavia, poichè l`acido folico è necessario solo nel primo trimestre, è necessario capire se assumerlo anche dopo può essere di beneficio o di danno alla mamma e al bambino, aggiunge. Nel nuovo studio, Davies e colleghi hanno misurato l`incidenza dell`asma in più di 400 bambini le cui madri erano state seguite fin dall`inizio della gravidanza.
08.01.2010 MEDICINA: fibrillazione atriale, la “pandemia” del cuore
Da: Medicina
L’ottimizzazione dei processi diagnostici e le nuove tipologie di cura attraverso terapie farmacologiche e non farmacologiche sono necessarie per arginare il problema della fibrillazione atriale, con i rischi che questa patologia comporta. Medici e Istituzioni che saranno presenti al Convegno “Fibrillazione atriale. Un problema Sociale” promosso dall’Osservatorio Sanità e Salute il giorno 12 gennaio 2010 presso la Sala Capitolare della Biblioteca del Senato “ Giovanni Spadolini” in Piazza della Minerva 38 ore 10.00, si impegnano nel trovare soluzioni a breve termine malgrado le risorse economiche e logistiche siano limitate. Si calcola che circa il 5-10% della popolazione sopra i 75 anni sia affetto da fibrillazione atriale. Con l’allungamento della vita e il miglioramento tecnologico il numero dei pazienti aumenta progressivamente. La fibrillazione atriale è una patologia a lungo sottovalutata in passato, della quale si stanno recentemente chiarendo le gravi implicazioni cliniche.
23.12.2009 MEDICINA: cuore, dai semi di pomodoro alternativa ad aspirina
Da: Medicina
Scoperto nei semi di pomodoro un nuovo ingrediente, importante per la salute del sistema circolatorio e ottimo come alternativa all`aspirina. Si tratta di un gel naturale, incolore ed insapore, che puo` essere aggiunto come additivo agli alimenti senza cambiarne le caratteristiche. Il gel, ribattezzato Fruitflow, e` stato scoperto dai ricercatori del Rowett Institute di Aberdeen, in Scozia. E` gia` stato utilizzato in un succo di frutta in commercio, e potrebbe essere presto aggiunto anche ad altri alimenti. "Fruitflow e` capace di mantenere in buona salute la circolazione impedendo al sangue di coagularsi nelle vene e arterie, come risulta da test clinici" ha detto il professor Asim Dutta-Roy, che ha scoperto l`ingrediente durante una ricerca sui benefici della dieta mediterranea. "Gli effetti del miglioramento del flusso sanguineo sono evidenti a partire da tre ore dopo l`assunzione del gel. Gli effetti permangono fino a 18 ore, rendendo il prodotto ottimo per l`assunzione giornaliera". Gli ufficiali sanitari dell`Unione Europea hanno ora certificato che l`ingrediente migliora effettivamente il flusso sanguineo, e hanno autorizzato i produttori ad inserire questa caratteristica nelle etichette di prodotti che contengono Fruitflow. "Finora non e` stato dimostrato alcun effetto collaterale durante lo sviluppo di questo gel" ha detto Dutta-Roy. "Si tratta a mio parere di un`ottima alternativa naturale all`aspirina".
23.12.2009 MEDICINA: Smog raddoppia rischio polmonite in anziani
Da: Medicina
Lo smog fa male alla salute degli anziani; quelli esposti ad inquinamento da traffico cittadino rischiano di più di ammalarsi di polmonite. Lo dimostra uno studio di Mark Loeb della McMaster University in Canada pubblicato sul Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. Gli esperti hanno coinvolto nello studio 365 adulti ricoverati per polmonite nella zona della città di Hamilton, sottoposta non solo a inquinamento da traffico urbano ma anche di tipo industriale. I ricercatori hanno confrontato l`esposizione ad agenti inquinanti di questo gruppo di persone con il livello di esposizione di un gruppo di controllo non malato. Gli inquinanti considerati sono gli ossidi di azoto e zolfo e il particolato fine, tipici dello smog urbano. E` emerso che l`esposizione allo smog raddoppia il rischio di ammalarsi ed essere ricoverati per polmonite. E` probabile, concludono gli esperti, che lo smog abbassi le difese immunitarie delle persone, soprattutto se in là con gli anni.
22.12.2009 RICERCA: sordità, sistema percepisce suono dai denti
Da: Ricerca
I sordi potrebbero presto essere in grado di percepire le vibrazioni sonore grazie a impianti installati nei loro denti. Un sistema simile a quello usato da Beethoven che, per superare la sua sordità, attaccava un bastone al suo pianoforte e lo stringeva tra i denti per percepire le vibrazioni delle note musicali. Ora i ricercatori americani della Sonitus Medical di San Mateo, California, hanno sviluppato un nuovo apparecchio che sfrutta un simile principio, e che potrebbe aiutare chi soffre di sordità unilaterale. "In questo tipo di sordità è solo un orecchio a essere sordo, mentre l`altro funziona correttamente", hanno spiegato i ricercatori della Sonitus, che hanno descritto il loro apparecchio sulla rivista Otology and Neurotology. "Questa condizione è presente in milioni di persone. Rende difficile cogliere l`esatta sorgente del suono e ascoltare in situazioni rumorose, e rende pericolose alcune attività, come ad esempio attraversare la strada". Per restituire parte della funzionalità all`orecchio malato, i ricercatori hanno installato al suo interno un microfono che capta i suoni e li invia a un piccolo apparecchio avvolto intorno ai denti. Da qui, i suoni vengono trasformati in vibrazioni che viaggiano attraverso l`osso della mandibola, fino ad arrivare all`orecchio funzionante. "Lo stesso sistema di conduzione ossea del suoni ci permette di ascoltare la nostra stessa voce. Il suono viene percepito in stereofonia", hanno spiegato i ricercatori. "Esperimenti hanno confermato che questo sistema non danneggia i denti, e migliora le capacità auditive e la comprensione delle sorgenti sonore". L`apparecchio, votato dalla Cleveland Clinic in Ohio tra le migliori innovazioni mediche del 2010, ed è in attesa dell`approvazione della US Food e Drug Administration.
22.12.2009 SANITA`: Censis, con crisi uno su 5 ha rinunciato a cure
Da: Sanità
Gli italiani in tempi di crisi riscoprono il Servizio Sanitario Nazionale e pur di risparmiare preferiscono mettersi in lista d`attesa e rinunciare a farmaci e dentista. Questa la situazione nel nostro paese fotografata dall`indagine del Forum per la Ricerca Biomedica e del Censis. Nell`ultimo anno il 35% degli italiani si è rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, con liste di attesa più lunghe, per ottenere analisi, visite mediche e cure che in altri tempi avrebbero fatto, pagando, in strutture private. La percentuale sale al 40% tra gli anziani, al 41% tra i residenti nel Centro, ad oltre il 47% tra i soggetti meno istruiti. Secondo il Censis, aumenta anche il rinvio delle prestazioni sanitarie meno urgenti. Quasi il 18% degli italiani ha rinunciato a una o più prestazioni (visite specialistiche, cure odontoiatriche, ecc.) per motivi economici. Il dato sale a circa il 21% tra i residenti del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra i 45-64enni, al 27,2% nelle grandi città, al 31% tra i meno istruiti. Quasi il 21% degli intervistati ha anche ridotto l`acquisto di farmaci pagati di tasca propria: più del 23% dei 45-64enni, il 23,4% nel Sud, il 28% dei residenti nelle grandi città, quasi il 29% dei meno istruiti. Inoltre, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante. La percentuale sale a 7,7% al Sud e a 17,3% in città con 100-250mila abitanti. La domanda di prestazioni sanitarie pubbliche potrebbe aumentare anche nell`anno nuovo. Secondo il Censis, rendere più efficiente la sanità, tagliando gli sprechi, diventa una priorità per il 2010. Tanto più che l`affollamento delle strutture pubbliche può determinare, oltre che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, il rischio di un maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere più velocemente alle prestazioni sanitarie. Già adesso quasi il 37% degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del Sud) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle conoscenze per accelerare l`accesso alle strutture sanitarie pubbliche. Ridurre gli sprechi ottimizzando la gestione della sanità pubblica è anche la priorità indicata dal presidente della Farmindustria, Sergio Dompé. "Ottimizzare la gestione della Sanità è una priorità per il Ssn, che pure è già ai primi posti delle classifiche internazionali dell`Oms per rapporto fra qualità, prezzo e accessibilità - ha rilevato Dompé in una nota -. Minori sprechi e una sanità pubblica più efficiente e attenta alle risorse sono ormai irrinunciabili". Secondo Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d`inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, a rimetterci sono i cittadini. "Tutto questo - ha dichiarato il senatore commentando i dati del Censis - ha dei costi umani e di qualità della vita per la persona ed economici per il Ssn, perché quando si rinuncia alla prevenzione poi, mediamente, si paga di più per la cura". Dal rapporto, infine, secondo il senatore, "emerge lo smantellamento della sanità pubblica a beneficio di quella privata".
21.12.2009 RICERCA: troppa vitamina c aumenta rischio cataratta
Da: Ricerca
Ecco un altro buon motivo per non cedere alla `moda` di vitamine e integratori e optare invece per una dieta equilibrata che contenga sufficiente apporto vitaminico e di sali minerali tali da non dover ricorrere alle pilloline: prendere troppa vitamina C fa male, infatti uno studio su 24.600 donne seguite per oltre 8 anni, mostra che quelle che prendono supplementi di 1000 milligrammi di vitamina C, sia regolarmente sia occasionalmente, hanno in media il 25 percento in più di rischio di soffrire di cataratta. Pubblicato sull`American Journal of Clinical Nutrition, lo studio è stato condotto da Alicja Wolk del Karolinska Institutet di Stoccolma. Vitamine, integratori, antiossidanti, complessi multivitaminici: gli scaffali delle farmacie sono stracolmi di confezioni di ogni tipo e l`assunzione di supplementi vitaminici é ormai divenuta quasi un abitudine, dilagante in molti casi come negli Usa. Ma sono ormai moltissimi gli studi che dimostrano che prendere vitamine in eccesso può far male alla salute, e non bene come si illude chi ne consuma in grandi quantità. Sul conto della vitamina C, per esempio, è stato detto non poco: intanto, se presa in eccesso, a breve termine può causare problemi gastrointestinali, nausea e diarrea. Alcuni studi sembrano inoltre dimostrare che nei diabetici l`eccesso di questa vitamina aumenti il rischio di infarto finanche a raddoppiarlo. Adesso gli studiosi svedesi hanno scoperto che le donne che prendono vitamina C possono avere un rischio del 25% in più di ammalarsi e venir operate di cataratta; il rischio è ancora maggiore se le donne assumono questa vitamina per 10 anni di seguito. Il consiglio resta dunque quello di sempre: a meno di carenze specifiche riconosciute dal medico che vi suggerirà come risolverle, se adottiamo una dieta equilibrata non abbiamo bisogno di vitamine, antiossidanti e integratori.
21.12.2009 RICERCA: dieta a bassi livelli glucosio contro il cancro
Da: Ricerca
Un minor consumo di glucosio, lo zucchero più comune nelle diete, può estendere la vita delle cellule polmonari sane e aumentare la velocità con cui le cellule polmonari pre-cancerose muoiono, riducendo la diffusione e la crescita del cancro. Almeno questo è quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Alabama a Birmingham (UAB) e pubblicato sulla rivista Faseb Journal. "Questi risultati - ha spiegato Trygve Tollefsbol, autore principale dello studio - dimostrano ulteriormente i benefici potenziali per la salute di controllare l`apporto calorico". "La nostra ricerca - ha continuato - indica che una riduzione delle calorie estende la durata della vita in buona salute delle cellule umane e aiuta la capacità naturale del corpo di uccidere le cellule che formano il cancro". Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato gli effetti del glucosio su cellule umane polmonari sane e pre-cancerose in provetta. Ad alcune sono stati dati livelli normali di glucosio e ad altre livelli molto bassi. Le cellule sono state poi lasciate crescere per diverse settimane. "In questo periodo di tempo, siamo stati in grado di monitorare la capacità delle cellule a dividersi e a sopravvivere. E` emerso che i livelli bassi di glucosio guidano le cellule sane a crescere più di quanto non facciano in genere e provocano la morte di un gran numero di cellule pre-cancerose", ha detto. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che due geni chiave sono colpiti nella risposta cellulare al basso consumo di glucosio diminuito. Il primo gene, `telomerasi`, codifica un enzima importante che permette alle cellule di dividersi indefinitamente. Il secondo gene, `p16`, codifica una nota proteina anti-cancro. -
21.12.2009 RICERCA: dieta a bassi livelli glucosio contro il cancro
Da: Ricerca
Un minor consumo di glucosio, lo zucchero più comune nelle diete, può estendere la vita delle cellule polmonari sane e aumentare la velocità con cui le cellule polmonari pre-cancerose muoiono, riducendo la diffusione e la crescita del cancro. Almeno questo è quanto emerso da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Alabama a Birmingham (UAB) e pubblicato sulla rivista Faseb Journal. "Questi risultati - ha spiegato Trygve Tollefsbol, autore principale dello studio - dimostrano ulteriormente i benefici potenziali per la salute di controllare l`apporto calorico". "La nostra ricerca - ha continuato - indica che una riduzione delle calorie estende la durata della vita in buona salute delle cellule umane e aiuta la capacità naturale del corpo di uccidere le cellule che formano il cancro". Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato gli effetti del glucosio su cellule umane polmonari sane e pre-cancerose in provetta. Ad alcune sono stati dati livelli normali di glucosio e ad altre livelli molto bassi. Le cellule sono state poi lasciate crescere per diverse settimane. "In questo periodo di tempo, siamo stati in grado di monitorare la capacità delle cellule a dividersi e a sopravvivere. E` emerso che i livelli bassi di glucosio guidano le cellule sane a crescere più di quanto non facciano in genere e provocano la morte di un gran numero di cellule pre-cancerose", ha detto. In particolare, i ricercatori hanno scoperto che due geni chiave sono colpiti nella risposta cellulare al basso consumo di glucosio diminuito. Il primo gene, `telomerasi`, codifica un enzima importante che permette alle cellule di dividersi indefinitamente. Il secondo gene, `p16`, codifica una nota proteina anti-cancro. -
18.12.2009 RICERCA: Alzheimer, a rischio chi mangia troppa carne
Da: Ricerca
Carne rossa, pesce, fagioli, uova, aglio, lenticchie, cipolle, yogurt e semi sono tutti alimenti che possono aumentare il rischio di sviluppare l`Alzheimer. Il loro elevato contenuto di `metionina`, un`amminoacido, può infatti rendere le persone, che ne assumono troppo, più suscettibili di fronte a questa malattia neurodegenerativa. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori della Temple University della Pennsylvania in uno studio pubblicato sulla rivista Current Alzheimer Research. "Quando la metionina raggiunge un livello troppo elevato - ha spiegato Domenico Praticò, ricercatore che ha partecipato allo studio - il nostro corpo cerca di proteggere sè stesso, trasformandola in un particolare amminoacido chiamato `omocisteina`". "I dati ottenuti da studi precedenti - ha continuato - condotti anche sugli esseri umani dimostrano che quando il livello di omocisteina nel sangue è alto, c`è un rischio maggiore di sviluppare demenza, In un modello murino del morbo d`Alzheimer, abbiamo ipotizzato che elevati livelli di omocisteina potrebbero accelerare la malattia". Per circa otto mesi i ricercatori hanno nutrito un gruppo di animali con una dieta ricca di metionina e hanno cibato un altro gruppo di topolini con una dieta normale. "Abbiamo scoperto che i topi che hanno seguito una dieta normale avevano normali livelli di omocisteina, ma i topi nutriti con una dieta ricca di metionina avevano livelli significativamente elevati di omocisteina", ha detto Praticò. Il gruppo di topolini che ha seguito una dieta ricca di metonina avevano anche fino al 40 per cento in più di placche amiloidi nel cervello, che è una misura di quanto l`Alzheimer si è sviluppato. I ricercatori hanno inoltre esaminato la capacità di apprendimento dei topolini di un nuovo compito e hanno scoperto che quella dei topolini `pieni di mietonina’ era molto diminuita. "Non assumenre mietonina - ha precisato Praticò, sottolineando l`essenzialità di questo amminoacido per l`organismo - non previene l`Alzheimer. Ma le persone che seguono una dieta ricca di carne rossa, per esempio, potrebbero essere più a rischio perchè hanno maggiori probabilità di sviluppare elevati livelli di omocisteina".
18.12.2009 FARMACI: quelli per il cuore sono efficaci contro tumore al colon
Da: Farmaci
Un gruppo di farmaci usati per trattare l`insufficienza cardiaca è risultato molto promettente contro il cancro al colon. Questa è, in estrema sintesi, la conclusione di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Uppsala University (Svezia) e pubblicato sulla rivista Journal of Natural Products. I `glicosidi cardiaci` fanno parte di una famiglia di farmaci, derivati naturali, utilizzati per trattare l`insufficienza cardiaca congestiva e le anomale aritmie cardiache. I ricercatori svedesi sospettavano già da tempo che questi farmaci potessero avere degli effetti benefici anche contro il cancro al colon. E hanno quindi deciso di testarne in laboratorio cinque diversi su colture di cellule umane affette da cancro al colon. Ebbene, dai risultati è emerso che questi farmaci sono tutti efficaci, a vari livelli, nell`uccidere le cellule tumorali. Molti di questi farmaci, inoltre, hanno mostrato una maggiore attività antitumorale se usati in combinazione con alcuni farmaci utilizzati nella chemioterapia standard. Secondo i ricercatori, bisognerebbe valutare attentamente l`eventuale utilizzo dei `glicosidi cardiaci` nei pazienti affetti da cancro al colon.
18.12.2009 SANITA’: ansia e depressione costano quanto cancro e malattie cardiache
Da: Sanità
I costi sociali di patologie come ansia e depressione coincidono con quelli delle malattie oncologiche o delle patologie cardio-vascolari. Si tratta per di più di costi indiretti: la depressione crea il 23% delle assenze mensili dal lavoro, l`ansia il 19%. Giorni di assenza quindi, ma anche ridotta capacità lavorativa e pre-pensionamento: ecco le conseguenze di malattie che, come la depressione, ha colpito almeno una volta nella vita il 10% della popolazione italiana, con una maggiore incidenza al sud e nelle isole. Il 17% degli italiani ha invece sofferto di ansia nel corso della vita, dati che si allineano con quelli europei. E proprio in Europa i costi delle malattie mentali raggiungono i 436 miliardi di euro, pari al 3-4% del Pil; il 44% solo per la depressione.
16.12.2009 RICERCA: cervello, con dita piccole senso del tatto è più affinato
Da: Ricerca
Più minute, delicate, sottili: se le dita sono così la nostra sensibilità al tatto è superiore. Infatti le persone con le dita piccole hanno un senso del tatto più affinato, ecco perché le donne sono di solito più dotate di questa sensibilità. E` quanto dimostra uno studio pubblicato su The Journal of Neuroscience dal gruppo di Daniel Goldreich della McMaster University in Ontario, Canada. Secondo gli esperti ciò dipende dal fatto che chi ha le dita piccole dispone di una maggiore densità di recettori tattili, cioè ve ne sono di più per unità di superficie; quindi il messaggio che le dita inviano al cervello toccando o sfiorando qualcosa è più preciso, come una foto con più pixel. Gli esperti hanno misurato le dimensioni del dito indice di 100 studenti e le capacità tattili di ciascuno con un test ad hoc che consiste nel far toccare una superficie con scanalature parallele sempre più strette l`una all`altra fino a che il tatto non riesce più a riconoscere ogni singola scanalatura ma sente una superficie liscia. E` emerso che coloro che hanno le dita più piccole hanno il senso del tatto più affinato. Ecco quindi perché le donne, che in media hanno dita più piccole di quelle maschili, hanno un miglior senso del tatto. Gli esperti hanno anche spiegato cosa si nasconde dietro questa relazione tra dimensioni delle dita e sensibilità al tatto: più sono piccole più aumenta la densità dei recettori tattili disposti sulla loro superficie, come hanno dimostrato misurando il numero di ghiandole sudoripare (che sono sempre vicino a un recettore tattile) dei volontari. Queste (e quindi i recettori tattili) sono distribuite con una densità maggiore sulle dita piccole.
16.12.2009 ONCOLOGIA: nanosensori scoprono il cancro in una goccia di sangue
Da: Oncologia
Minisensori in grado di rilevare da una goccia di sangue i biomarcatori per il cancro della prostata e della mammella allo stadio iniziale, prima che diventino problematici: è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della School of Engineering and Applied Science della Yale University di New Haven (Connecticut, Usa) guidati da Tarek Fahmy e pubblicato online su Nature Nanotechnology. Questo tipo di analisi, rapida, a basso costo e attuabile con facilità in ambulatorio medico, `potra` essere presto applicata per individuare molti altri tipi di biomarcatori - spiega Mark Reed, coautore dello studio - e quindi altri tipi di tumori oltre a quelli che interessano mammella e prostata.
11.12.2009 SANITA`: studio, i poveri più spesso in ospedale
Da: Sanità
I poveri in Italia finiscono in ospedale più spesso delle persone che non hanno problemi economici e, ciò che è peggio, sono ricoverati più spesso proprio per quelle condizioni in cui il ricovero è quasi sempre evitabile, segno del fallimento delle cure primarie sul territorio che dovrebbero prevenire l`ospedalizzazione. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista BMC Public Health dall`equipe di Carlo Perucci e Nera Agabiti del dipartimento di Epidemiologia della ASL RM/E di Roma. I ricercatori hanno riscontrato l`esistenza di un gradiente socio-economico nel numero di ospedalizzazioni evitabili: i meno abbienti hanno un rischio che può addirittura essere quadruplicato di finire in ospedale per condizioni in cui il ricovero sarebbe in realtà evitabile se queste persone fossero gestite con continuità sul territorio e a livello ambulatoriale. L`indagine è stata svolta sulle città di Roma, Bologna, Torino, Milano; gli epidemiologi hanno utilizzato i dati sulle dimissioni dal 2000 relativamente a ricoveri per una classe di patologie per le quali di solito il ricovero è considerato improprio, cioé si ritiene sia la conseguenza di una gestione sbagliata della malattia nell`ambito del territorio e delle cure primarie. Le patologie considerate sono dunque diabete, ipertensione, insufficienza cardiaca, angina pectoris, sindrome polmonare ostruttiva cronica (COPD), asma, tutte malattie che, se gestite male, possono dare gravi complicanze che portano al ricovero ma che, viceversa, se ben gestite, si controllano bene e non danno necessità di ricovero. E` emerso per tutte queste patologie una frequenza di ricovero maggiore per coloro che hanno condizioni socioeconomiche peggiori; per COPD e insufficienza cardiaca i più poveri hanno un rischio quadruplicato di essere ricoverati. Inoltre rischiano di più gli uomini rispetto alle donne e gli adulti dai 45 ai 64 anni rispetto ai giovani. "Lo studio fornisce prove dell`esistenza di tassi di ospedalizzazione più alti (per questo tipo di condizioni) per le persone economicamente svantaggiate - scrivono gli autori del lavoro - nonostante in Italia non dovrebbero esistere barriere all`assistenza sanitaria visto che il Servizio Sanitario Nazionale offre assistenza universale". "Questi risultati mettono in evidenza la necessità di migliorare i programmi di cure ambulatoriali per ridurre il numero di ospedalizzazioni non necessarie per le persone povere - dichiara Agabiti. Le persone di basso livello socioeconomico -conclude - sono vulnerabili e tendono a ricevere cure di qualità inferiore".
11.12.2009 SANITA`: tutti i numeri della salute in Italia
Da: Sanità
Aumentano le aspettative di vita, oggi in Italia il 20% supera i 74 anni, e diminuisce la mortalità infantile e il numero dei decessi per tumore, che però costituiscono ancora il 30% di tutti decessi. Sono solo alcuni dei numeri utili a fotografare la realtà italiana contenuti all`interno della relazione sullo stato sanitario del paese, presentata questa mattina a Roma. Ecco, in sintesi, capitolo per capitolo, tutti i numeri della salute nel nostro paese. SPERANZE DI VITA. Anno 2000: maschi 76,5 anni - donne 82,3 anni. Anno 2005: maschi 78,1 anni - donne 83,7. PATOLOGIE CRONICHE DEGLI ITALIANI. Artrosi e artriti (18,3%), ipertensione arteriosa (13,6%), malattie allergiche (10,7%). PATOLOGIE CRONICHE OVER 65. Diabete (14,5%), cataratta (12,4%), ipertensione arteriosa (40,5%), infarto al miocardo (40,5%), altre malattie cuore (11,3%), malattie della tiroide (5%), artrosi e artrite (56,4%), ulcera (5,3%), osteoporosi (18,8%). PRIME 10 CAUSE DI MORTE UOMINI: tumore (35,06%), sistema circolatorio (34,92%), sistema respiratorio (7,42%), traumi e avvelenamento (5,11%), apparato digerente (4,23%), nutrizionali e metaboliche (3,52%), sistema nervoso (3,03%), sistema genourinario (1,59%), infettive e parassitarie (1,40%), risultati anomali e cause mal definite (1,37%). DONNE: sistema circolatorio (43,85%), tumore (25,62%), sistema respiratorio (5,44%), nutrizionali e metaboliche (4,92%, apparato digerente (4,06%), sistema nervoso (3,91%), traumatismo e avvelenamento (3,35%), disturbi psichici (2,05%) risultati anomali e cause mal definite (1,95%), sistema genourinario (1,68%). ATTIVITA` FISICA BAMBINI. Nessun attività fisica (26%), sport max 1 volta a settimana (25%), tv in camera (49%), almeno 3 ore di tv/videogiochi al giorno (48%).
PERCORSI PER SMETTERE DI FUMARE. Autodeterminazione (93,4%), aiuto del medico (2,7%), terapie non convenzionali (0,9%), assunzione di farmaci (0,8%), gruppi di auto aiuto (0.5%).
10.12.2009 MEDICINA: cervello, paure e ricordi traumatici si possono cancellare
Da: Medicina
Cancellare un ricordo traumatico o la traccia di una paura lasciata da una brutta esperienza non è più fantascienza: ricercatori Usa ce l`hanno fatta, per di più senza intervenire con un farmaco ma solo "riscrivendo" sopra quella traccia mnemonica ed eliminandola. Reso noto sulla rivista Nature, il successo, che potrebbe portare a ideare programmi di psicoterapia mirati per cancellare i traumi, è stato ottenuto per la prima volta su persone da Elizabeth Phelps della New York University che in un precedente studio aveva testato con successo il metodo su topolini. Per cancellare il ricordo pauroso basta prima richiamarlo alla memoria, poi, entro una finestra di tempo di sei ore, riscriverci sopra un altro ricordo non pauroso, come quando registravamo su un nastro già registrato. L`importante è farlo entro sei ore da quando il ricordo viene rievocato, perché in quel lasso di tempo la paura si riconsolida ed è quindi esposta al rischio eliminazione. Molto spesso disturbi d`ansia e stress post-traumatico sono legati a brutte esperienze che rimangono fissate nella mente e ogni volta che uno stimolo fa ricordare l`esperienza vissuta, la paura si riaffaccia e l`ansia cresce anche se lo stimolo di per sé non è pericoloso. Per esempio se i terremotati abruzzesi sentono piccole scosse di assestamento è molto probabile, anche se quelle scossette non sono pericolose, che si spaventino, ricordando la tragica notte del sei aprile scorso. In questo studio i ricercatori hanno indotto in un gruppo di volontari una paura, mostrando loro dei quadrati colorati ed associando ad essi una lieve scossa elettrica al polso non dolorosa ma fastidiosa. Il giorno dopo hanno rievocato la paura, facendogli nuovamente vedere i quadrati colorati. Poi entro alcune ore da questo stimolo i ricercatori hanno mostrato loro più e più volte i quadrati ma senza scosse. Ed ecco che dopo questo training la paura è rimossa. Ma ciò avviene solo se il trucchetto per cancellarla è fatto entro sei ore da quando lo stimolo pauroso viene ripresentato; se questo non viene ripresentato o se il training `cancella-paura` è fatto molte ore dopo, i volontari continuano a tenere traccia della paura cioé continuano a temere la vista dei quadrati. Secondo gli esperti questo si spiega perché quando la paura viene rievocata il ricordo ad essa associato si riconsolida ed é proprio in quel mentre che è fragile e può essere rimosso.
10.12.2009 RICERCA: allattare fa bene anche alla mamma
Da: Ricerca
Le mamme che allattano al seno sembrano avere, sul lungo termine, meno rischi di sviluppare una serie di fattori per il diabete e le malattie cardiache rispetto alle donne che non hanno allattato al seno, secondo un nuovo studio americano. I ricercatori hanno scoperto, seguendo 700 donne per 20 anni, che quelle che avevano allattato avevano meno probabilità di sviluppare la cosiddetta sindrome metabolica, quell`insieme di fattori di rischio del diabete di tipo 2 e delle malattie cardiache che includono obesità addominale, pressione del sangue e glicemia elevate, colesterolo Hdl ("buono") basso e trigliceridi alti. Inoltre, l`apparente effetto protettivo era più forte tra le donne con una storia di diabete gestazionale, la forma di diabete che insorge durante la gravidanza e si risolve dopo il parto. Pur se temporaneo, il diabete gestazionale finisce con l`aumentare il rischio di una donna di ammalarsi di diabete di tipo 2. I risultati del nuovo studio suggeriscono che l`allattamento al seno possa aiutare a neutralizzare questo rischio aumentato, afferma la coordinatrice, dottoressa Erica P. Gunderson della Division of Research del Kaiser Permanente di Oakland, California. Lo studio, pubblicato online dalla rivista Diabetes, ha incluso 704 donne di età compresa fra 18 e 30 anni, che hanno avuto il primo figlio nel corso dello studio. Nei 20 anni di follow-up, 120 donne hanno sviluppato la sindrome metabolica. I ricercatori hanno scoperto che tra le donne senza diabete gestazionale quelle che avevano allattato al seno per più di un mese avevano una probabilità ridotta del 39-56% di sviluppare la sindrome (a seconda di quanto a lungo avevano allattato). Tra le donne che invece avevano sofferto di diabete gestazionale, l`allattamento al seno per più di un mese riduceva il rischio di sindrome metabolica del 44-86%. Queste percentuali sono state ricavate dopo aver preso in considerazione una serie di importanti fattori di rischio della sindrome, come il peso della donna o i livelli di attività fisica. Ma che cosa spiega l`effetto protettivo dell`allattamento al seno? Non tanto il fatto che aiuta le donne a perdere i chili in eccesso accumulati in gravidanza, spiegano i ricercatori, quanto altri elementi: potrebbe per esempio avere un effetto positivo sui livelli di zuccheri nel sangue, sulla massa grassa corporea e sulla distribuzione del grasso nel corpo. Per la Gunderson il suo studio suggerisce chiaramente che allattare al seno può produrre "benefici a lungo termine per la salute" delle mamme anche se occorreranno nuove ricerche per capire quanto il "forte effetto protettivo" contro la sindrome metabolica si traduca in una reale riduzione dell`incidenza di diabete e malattie cardiache.
10.12.2009 RICERCA: le spezie rallentano crescita tumori al seno
Da: Ricerca
I composti contenuti nelle spezie potrebbero aiutare a prevenire il cancro al seno. Nel pepe e nella curcuma, infatti, sono presenti sostanze capaci di limitare la riproduzione delle cellule staminali, che alimentano la crescita del tumore. E` quanto hanno scoperto i ricercatori dell`University of Michigan Comprehensive Cancer Center, che hanno posizionato la piperina e la curcumina, rispettivamente derivate dalla pianta del pepe nero e da quella della curcuma, in una coltura di cellule del seno. "Abbiamo osservato una diminuzione del numero di cellule staminali nella coltura. Le cellule normali non hanno invece subito alcun effetto", ha detto Madhuri Kakarala, primo autore dello studio pubblicato sulla rivista Breast Cancer Research and Treatment. "Si tratta della prima volta che un componente della dieta potrebbe dimostrarsi capace di prevenire potenzialmente il cancro al seno limitando il numero di cellule maligne. Si tratta di una alternativa valida agli attuali farmaci". Per prevenire il cancro al seno, vengono infatti di solito somministrati il tamoxifene o il raloxifene; tuttavia non tutte le donne scelgono di assumere questi farmaci a causa dei costi o dell`alta tossicità. "Inoltre, questi farmaci sono progettati per intervenire sugli estrogeni, fattori implicati in molti, ma non tutti, i tipi di cancro al seno", ha spiegato Kakarala. "Limitando invece il numero di cellule potenzialmente in grado di alimentare il cancro al seno, possiamo ridurre il rischio di insorgenza senza disturbare il normale processo di differenziazione cellulare. La piperina e la curcumina - ha continuato - sono una valida alternativa a bassissima tossicità, e il fatto che si possa cucinare con esse li rende dei trattamenti molto appetibili".
09.12.2009 RICERCA: studio Gb, mancanza di un gene causa obesità bambini
Da: Ricerca
Potrebbe esserci una causa genetica nell`obesità tra i bambini. Lo sostiene uno studio dell`Università di Cambridge e dell`Istituto britannico Wellcome Trust Sanger. La Bbc riferisce che la ricerca, pubblicata dalla rivista Nature, ha scoperto che non sono solo una cattiva alimentazione e la mancanza di esercizio fisico le cause dell`obesità. In certi casi, è l`assenza di un frammento di dna che, dice il ricercatore Sadaf Farooqi, può causare "una tendenza all`aumento del peso e un continuo desiderio di mangiare". Lo studio ha esaminato circa 300 bambini affetti da grave obesità, concludendo che la causa genetica è l`assenza del cromosoma 16, che si ritiene abbia stretti legami con il controllo del peso e dei livelli di zucchero nel sangue. Non sempre quindi è colpa di genitori disattenti all`alimentazione dei bambini; i servizi sociali, dice la Bbc, hanno fatto sapere di aver già `rivisto` gli elenchi di bambini ritenuti `a rischio` a causa della noncuranza dei genitori, poiché in certi casi il problema potrebbe essere genetico e non di scarsa attenzione alimentare come si riteneva.
09.12.2009 RICERCA: il piombo bloccherebbe lo sviluppo della Sla
Da: Ricerca
Elevati livelli di piombo, metallo noto per la sua neurotossicità, sono in grado di bloccare la progressione della sclerosi laterale amiotrofica, la malattia nota anche come `morbo di Lou Gehrig`, dal nome del famoso giocatore di baseball che fu la prima vittima accertata della patologia. A sostenerlo è uno studio condotto dai ricercatori dell`Istituto Clemente Stabile e dell`Università della Repubblica di Montevideo (Uruguay) e dalla Oregon State University (Stati Uniti) e pubblicata sulla rivista Neurobiology of Disease. I risultati hanno sorpreso i ricercatori, dal momento che il piombo è un noto fattore di rischio per la SLA. Il paradosso, spiegano gli studiosi, non è stato ancora pienamente compreso, ma difficilmente il piombo potrà costituire la base per una terapia, dal momento che risulta tossico per il sistema nervoso. Gli scienziati assicurano comunque che il fenomeno può portare ad approcci alternativi promettenti per la terapia genica.
04.12.2009 RICERCA: cirrosi epatica, italiani scoprono spia gravità
Da: Ricerca
Più è permeabile l`intestino e più è grave la cirrosi epatica. I ricercatori italiani del Dipartimento di Medicina interna e dell`Istituto di Medicina nucleare dell`Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, coordinato dal docente di terapia medica Antonio Gasbarrini, hanno individuato un parametro attendibile per valutare la gravità della malattia. In un lavoro pubblicato dalla rivista "American Journal of Gastroenterology", è stato sperimentato un metodo per misurare la quantità di batteri che attraversa la parete intestinale nei pazienti cirrotici. Migliorando la speranza di vita di quelli più gravi. Mano a mano che la cirrosi epatica diventa più grave, la permeabilità dell`intestino aumenta. E lo fa in maniera misurabile. La scoperta rappresenta un importante passo in avanti per diminuire la mortalità dei pazienti nelle condizioni più gravi e avanzate della malattia. Nel fegato di un paziente cirrotico si formano infatti strutture simili a cicatrici che hanno l`effetto di rendere più difficoltosa la circolazione del sangue e dunque aumentare la pressione venosa della vena porta, che arriva direttamente dai capillari dall`intestino. Dall`intestino, che è lungo più di sei metri e che ha una superficie enorme, perchè a causa della sua funzione è frastagliato e pieno di rughe, si dipartono infatti moltissimi capillari. Ed è proprio a livello dei capillari che, a causa dell`aumento della pressione, aumenta la permeabilità che provoca il passaggio nel sangue di frammenti della flora batterica presente nell`intestino. Fenomeno che prende il nome di traslocazione batterica. "I batteri intestinali hanno una funzione molto importante perchè addestrano il nostro sistema immunitario e facilitano il processo metabolico", spiega infatti Gasbarrini. "Ma sono batteri molto speciali: più del 70% di questi batteri non si possono coltivare fuori da quell`ambiente molto estremo. Ed è proprio per questo che è fondamentale poter misurare il livello di permeabilità intestinale, un`alterazione che causa traslocazione batterica ed è associata al peggioramento della cirrosi epatica". Il modo in cui i ricercatori sono riusciti a misurare la permeabilità è molto ingegnoso, ed è grazie a una branca della medicina chiamata medicina molecolare. Ai pazienti sono state somministrate per bocca delle compresse di una speciale molecola chiamata EDTA, marcata con l`elemento cromo-51. Per dimensioni, questa molecola non dovrebbe attraversare la parete intestinale, ma se la permeabilità è aumentata, anche questa molecola riesce a penetrare nell`organismo e finisce nelle urine. "Se la percentuale di questa sostanza che misuriamo nelle urine è superiore a una certa quantità soglia", chiarisce ancora Gasbarrini, "noi consideriamo quel livello di permeabilità patologico. La cosa importante da sottolineare è che, grazie a questo metodo, abbiamo uno strumento quantitativo preciso ed efficace per misurare esattamente il parametro permeabilità". E non basta. L`importanza di questa misurazione è legata a una delle complicazioni più frequenti della cirrosi: l`ascite, ossia la presenza di liquidi nella pancia. "Questa complicazione è dovuta all`ipertensione della vena porta", dice Gasbarrini. "Il problema è che a un certo punto l`ascite non risponde più alle terapie diuretiche. In questi casi sappiamo che è quasi sempre collegata a una peritonite batterica spontanea, che è determinata dalla traslocazione di batteri intestinali e di loro frammenti nel liquido ascitico. Il risultato è una infiammazione del liquido, una scarsa risposta alle terapie e un`alta mortalità". I ricercatori hanno suddiviso i pazienti più gravi in due gruppi, uno che presentava la peritonite e l`altro che non la presentava. Il risultato è stato che la totalità dei pazienti con peritonite aveva una permeabilità molto elevata. "Questa osservazione si traduce in una strategia terapeutica molto semplice ma dagli effetti potenzialmente estremamente positivi", conclude Gasbarrini. "Noi possiamo abbassare la quantità di batteri intestinali con una opportuna terapia antibiotica, e dato che sono questi a provocare l`infiammazione del liquido, nel futuro potremmo dare una terapia antibiotica profilattica ai pazienti che abbiano un`ascite grave per evitare che peggiori e diventi intrattabile". In sostanza, dopo l`assunzione della molecola-guida utilizzata per questo studio, ipotizzano i ricercatori, si potrebbe misurare la quantità di cromo nelle urine dei pazienti affetti da ascite. Se supera un certo valore di soglia, potrebbe diventare raccomandabile prescrivere una decontaminazione batterica per evitare le complicazioni più gravi. Ma questo è il tema di futuri approfondimenti.
03.12.2009 MEDICINA: uomini e body building, attenzione al seno
Da: Medicina
Sono sempre più numerosi gli uomini che sviluppano noduli non-cancerosi al petto causati dall`assunzione di supplementi per potenziare la muscolatura. Le crescite anomale del seno nell`uomo, chiamate ginecomastia, non sono pericolose, ma normalmente si osservano nei maschi adolescenti o nelle persone che assumono specifici farmaci. Negli adulti sani, queste crescite potrebbero invece essere il segnale di qualche malattia più seria, come il cancro ai testicoli. Il chirurgo Nader Khonji del Singleton Hospital, in Gran Bretagna, fa notare che il numero di uomini con i noduli al petto è enormemente aumentato negli ultimi anni: da circa un caso a settimana a quasi uno al giorno. "Credo che ciò sia dovuto alla crescente attenzione che gli uomini dedicano alla propria immagine corporea", afferma il chirurgo. "Per questo si allenano a volte in maniera estenuante e assumono supplementi e steroidi anabolizzanti. Ironicamente questo li porta a sviluppare il seno", aggiunge. E` il caso di Michael Thomas, 21 anni, di Swansea, cui è stato rimosso uno di questi noduli: aveva preso la creatina, un supplemento del tutto legale che aiuta a costruire massa muscolare. Il ragazzo ha notato un gonfiore sospetto nel torace che continuava a ingrandirsi e ha deciso di farsi visitare dal medico. Khonji spiega che la ginecomastia in sè non è pericolosa, ma i noduli vanno sempre controllati perchè anche gli uomini possono sviluppare il cancro al seno. "Il tessuto va analizzato dal medico, per accertarsi che non sia quel genere di noduli che indica una malattia più grave, come il cancro ai testicoli", afferma il chirurgo. L`ospedale di Singleton usa una tecnica innovativa per rimuovere la ginecomastia, la mammotome, di solito usata per le biopsie al seno nelle donne. Si tratta di una procedura molto meno invasiva per i pazienti, che richiede solo mezz`ora di intervento e nessun ricovero in ospedale.
03.12.2009 FARMACI: contraffazione rappresenta un pericolo sempre più concreto anche in Italia
Da: Farmaci
La notizia della chiusura di ben 72 siti internet attraverso i quali avveniva la vendita di farmaci contraffatti o illegali recentemente diffusa dal Comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute (Nas), è un chiaro segnale che tale fenomeno è in continua crescita e rappresenta un pericolo sempre più concreto per la salute degli italiani. Da tempo le imprese del farmaco chiedono meno leggi e più controlli per migliorare la qualità del Servizio Sanitario Nazionale ed evitare truffe e sprechi in un`area così delicata `. Secondo i dati forniti dall`OMS, un farmaco su dieci nel mondo è falso ed il fenomeno non interessa più solo i paesi poveri,ma anche l`Unione Europea e gli Stati Uniti . Cina ed India sono i maggiori produttori di farmaci contraffatti, ma negli ultimi anni anche i paesi dell`Est Europeo, Russia ed Ucraina in particolare, sono diventati grandi produttori. Il traffico sarebbe gestito dalla malavita organizzata russa, cinese, messicana e Colombiana. In alcuni stati africani il 60% dei farmaci sarebbe contraffatto con una percentuale che sale sino al 70% degli antimalarici ma è allarme anche in Europa con il 10% di farmaci falsi. Anche negli Stati Uniti l`alto costo ed il basso contributo pubblico alla spesa farmaceutica, induce un aumento dell`uso di prodotti contraffatti, spesso provenienti dal Messico, dove sembra che 1/4 dei medicinali in commercio sia falso. Tali prodotti vengono introdotti in USA dai cittadini americani, che giornalmente attraversano la frontiera messicana, rifornendosi di farmaci a basso prezzo, come è stato dimostrato da un recente studio condotto dalla dogana statunitense. Nei maggiori paesi produttori (Cina, India, Russia, Ucraina) spesso sono le stesse case farmaceutiche ufficialmente riconosciute, che producono 2 catene di farmaci parallele, quella ufficiale e quella contraffatta. Il 28% delle falsificazioni interessa gli antibiotici, il 18% gli steroidi e gli ormoni in genere, l`8% gli antiallergici, il 7% gli antimalarici. L`Organizzazione Mondiale della Sanità classifica diverse forme di contraffazione: i"FALSI PERFETTI", identici all`originale, ma importati mediante operazioni illecite di mercato parallelo, i "FALSI IMPERFETTI", che contengono le giuste componenti, ma non nella quantità esatta e/o non rispettano i requisiti richiesti ad es. in relazione alla scadenza o alla biodisponibilità. I "FALSI SOLO APPARENZA", che non contengono il principio attivo, quindi inutili ed infine i"FALSI CRIMINALI", che contengono addirittura sostanze nocive. A queste categorie va aggiunta quella derivata dalla manipolazione di farmaci autentici, come ad esempio farmaci scaduti,rimessi in commercio dopo nuova etichettatura. La potenziale pericolosità di un farmaco contraffatto riguarda il principio attivo,gli eccipienti ed il confezionamento. Chiaramente un farmaco che non contiene il principio attivo è sicuramente inutile,ma anche estremamente dannoso. Per quanto riguarda gli eccipienti,possono essere usate sostanze tossiche: ad Haiti nel 1996,72 bambini sono deceduti per aver ingerito uno sciroppo di paracetamolo, che conteneva come eccipiente glicole dietilenico, un potente antigelo, al posto di glicole propilenico, normalmente usato nello sciroppo. La stessa sostanza nel 1990 aveva ucciso in Nigeria un centinaio di bambini. Per quanto riguarda il confezionamento molte possono essere le alterazioni, come quelle che riguardano il materiale dei contenitori e le norme di sterilità. Esiste inoltre la pericolosità legata alla cattiva conservazione ed infine il riciclo dei prodotti scaduti. In Italia un decreto del Ministero della Salute del 15/7/04,pubblicato sulla G.U. del 4/1/05,prevede norme per la tracciabilità dei farmaci attraverso un bollino di riconoscimento, che permette di verificare l`autenticità del farmaco e di seguirne il percorso dalla casa produttrice su tutto il territorio nazionale, sino alle farmacie, alle Aziende Sanitarie Locali,agli Ospedali,con possibilità di valutazioni anche epidemiologiche. Al primo posto tra i farmaci contraffatti in Italia,come in Europa e probabilmente nel mondo troviamo la"pillola blu",come dimostrano le informazioni sui sequestri effettuati dagli organi competenti,ma sicuramente più preoccupante è la situazione determinata dai falsi antibiotici e dai falsi vaccini con gravi ripercussioni negative sulla salute soprattutto dei più piccoli.
02.12.2009 RICERCA: l’ingresso nella pubertà inizia nel sonno
Da: Ricerca
L`ingresso nella pubertà `inizia nel sonno`: infatti nei bambini intorno agli 11-12 anni si verificano cambiamenti nell`orario in cui si va a dormire, nonchè nella durata del sonno che precedono i cambiamenti fisici associati all`esordio della pubertà; è come se il sonno che cambia fosse un segnale precoce che avverte che il bambino sta entrando nel `tempo delle mele`. Lo rivela uno studio condotto da Avi Sadeh, dell`università di Tel Aviv in Israele pubblicato sulla rivista Sleep. Gli esperti hanno tenuto sotto osservazione per due anni un gruppo di bambini di 10-11 anni, in tutto 94 (41 maschi e 53 femmine). E` emerso che i ritmi sonno/veglia vanno incontro a una significativa riorganizzazione prima dell`adolescenza; i principali cambiamenti sono uno spostamento in avanti del sonno di circa 50 minuti (ovvero si va a letto 50 minuti più tardi ma si tende anche a svegliarsi più tardi) e un tempo del sonno significativamente ridotto di 37 minuti in media. Si riscontrano anche ritmi irregolari del sonno, con la maggiore facilità del bambino che sta per divenire adolescente a dormire poco senza risentirne troppo. Secondo gli psicologi i risultati suggeriscono che i cambiamenti neurocomportamentali associati alla pubertà potrebbero essere riconosciuti più precocemente in cambiamenti dell`organizzazione del sonno che non nelle trasformazioni del corpo tipiche della pubertà.
02.12.2009 RICERCA: i globuli bianchi diventano più resistenti con l`esercizio fisico
Da: Ricerca
L`esercizio fisico contrasta l`insorgenza di malattie cardiache e combatte l`insorgenza dei tumori: una nuova ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell`Università del Saarland in Homburg (Germania) dimostra che tutto dipende dal vigore che con lo sport guadagnano le singole cellule. Lo studio, condotto da Ulrich Laufs, verrà pubblicato sul prossimo numero di Circulation. I ricercatori hanno analizzato i globuli bianchi di un gruppo di sportivi tedeschi che praticavano abitualmente esercizi di resistenza scoprendo che i telomeri dei loro globuli bianchi - ovvero le sequenze di Dna che proteggono le estremità dei cromosomi, e quindi l`integrità della cellula - erano più lunghi. Ogni volta che una cellula si divide, spiegano i ricercatori, i telomeri si accorciano, e quando diventano troppo brevi la cellula smette di dividersi e muore. Telomeri più lunghi significa quindi cellule più in forma e dalla vita più lunga: `Questo studio - conclude Ulrich Laufs, che ha guidato la ricerca - e` la prova diretta di un effetto anti-age dell`esercizio fisico`.
02.12.2009 RICERCA: la depressione cambia il modo di vedere la realtà
Da: Ricerca
La depressione cambia letteralmente il modo di vedere il mondo. Le persone depresse sono infatti in grado di interpretare grandi immagini e scene con facilità, ma hanno problemi a riconoscere e distinguere possibili dettagli. Lo rivela un nuovo studio condotto dai ricercatori della Yale University negli Stati Uniti, pubblicato sul Journal of Neuroscience. "Chi soffre di depressione ha una carenza di neurotrasmettitori specifici chiamati GABA", ha spiegato Julie Golomb, ricercatrice a capo dello studio. "Questo neurotrasmettitore e` stato anche collegato da altri studi a una abilità visiva della soppressione spaziale, che permette di eliminare i dettagli attorno all`oggetto osservato dai nostri occhi". Golomb e colleghi hanno sottoposto 32 volontari a delle scene, fisse o in movimento. "Metà dei partecipanti aveva buona salute mentale, mentre l`altra metà soffriva di depressione. Abbiamo scoperto che questi ultimi riuscivano a identificare correttamente grandi immagini fisse o in movimento", ha detto Golomb. "Tuttavia, la loro abilità di discriminare i dettagli era limitata. Questo e` proprio il tipo di percezione che noi esseri umani tendiamo a usare durante la nostra vita quotidiana". Golomb conclude dicendo che "la depressione e` spesso ritenuta solo un disordine dell`umore, ma in realtà può avere un impatto sulle abitudini alimentari e di riposo, e come abbiamo visto anche sulla percezione dell`ambiente".
03.11.2009 RICERCA: il cibo “spazzatura” genera anche depressione
Da: Ricerca
Il cibo spazzatura può portare alla depressione, a causa dei pochi antiossidanti contenuti all`interno. Le persone che hanno una dieta ricca di cibi grassi e dessert hanno infatti il 60 per cento di probabilità in più di soffrire di depressione rispetto a chi invece mangia piu` frutta, pesce e verdure. E` quanto hanno scoperto i ricercatori dell`University College di Londra, autori di un articolo pubblicato sul British Journal of Psychiatry. "Sono molti i fattori dello stile di vita che contribuiscono all`insorgere della depressione, ma la dieta sembra avere un ruolo indipendente", ha detto Eric Brunner, ricercatore a capo dello studio. "Abbiamo intervistato oltre 3.400 persone dall`età media di 55 anni, ottenendo dati sulle abitudini alimentari e sulla percezione e soddisfazione personale. Abbiamo scoperto che una dieta più salutare corrispondeva a un minor rischio di depressione". Per i ricercatori, sono molte le ragioni di questa differenza. "Riteniamo che gli alti livelli di antiossidanti contenuti nella frutta e nei vegetali abbiano un effetto protettivo contro la depressione", ha detto Brunner. "Inoltre, mangiare molto pesce potrebbe fornire alti livelli di acidi grassi polinsaturi, anch`essi efficaci per prevenire la depressione". Tuttavia, e` possibile che questo effetto non sia dovuto ad alimenti particolari, quanto all`intera dieta. "Il nostro e` il primo studio ad analizzare gli effetti dell`alimentazione nel loro insieme, invece che di un singolo nutriente", ha concluso Brunner.
03.11.2009 INDUSTRIA: fronte unico delle farmaceutiche per bloccare i farmaci contraffatti
Da: Industria
Gli esperti delle aziende farmaceutiche di tutto il mondo riuniti Roma in un summit a porte chiuse hanno trovato un accordo strategico per bloccare la crescente diffusione di farmaci contraffati e di copie non garantite che, dopo i mercati del terzo mondo, stanno invadendo anche quelli dei paesi industrializzati. Gli oltre 300 esperti di proprietà intellettuali nell’industria farmaceutica riuniti al IX° International Pharma Licensing Symposium hanno, infatti, approvato una serie di documenti che identificano quattro linee di azione prioritarie per garantire in primis la sicurezza dei prodotti in commercio e la sicurezza del mercato. Ma anche la ‘certezza del diritto’ indispensabile a stimolare le aziende nel continuare a ricercare nuove soluzioni alle sfide che la medicina pone ogni giorno. Le quattro ‘priorità d’azione’ approvate dagli esperti dell’IPLS riguardano sostanzialmente iniziative ‘concertate’ per: una maggiore concentrazione degli sforzi politici e diplomatici dell’industria farmaceutica sulla Commissione Europea per ciò che riguarda in primis la situazione di 4 paesi in particolare: Cina, Turchia, Brasile e India; un’integrazione ‘concentrica’ delle associazioni delle industria farmaceutica europea EFPIA con le strutture ‘sorelle’ PHRMA (USA) e JPMA (Giappone) relativamente ad una strategia comune di protezione dei dossier registrativi; la forte opposizione alle ‘licenze obbligatorie’, imposte da alcuni Stati che obbligano le aziende originatrici a concedere la licenza di produzione e commercializzazione di un dato prodotto ad un’azienda locale (vedi l’esempio di quanto successo con Merck in India per un farmaco per la terapia dell’Aids e la stessa cosa successa a GSK in Thailandia, sempre per un farmaco anti-Aids); orientare gli sforzi della ricerca su prodotti originali della biotecnologia, perché su questi prodotti si verifica una maggiore protezione a livello del processo di produzione. In Paesi come India, Cina, Turchia e Brasile ad oggi non esiste alcun prodotto originale frutto della ricerca biotecnologia. Questo perché non ci sono ancora le condizioni strutturali e di Know how per avviarne la produzione.
02.11.2009 MEDICINA: cervello, basta metà emisfero per condurre una vita normale
Da: Medicina
Ha due anni e uno sviluppo emotivo, comportamentale e sociale nella norma. Eppure presenta una grande cisti a livello dell`emisfero sinistro. E` il caso di una bambina che è normale nonostante abbia in funzione solo metà cervello. Uno studio dell`Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (Irccs) `E. Medea` di Ostuni, in Puglia, è riuscito a dimostrare come, grazie alla plasticità del cervello durante l`età evolutiva, la bimba sia in grado di condurre una vita normale. Lo studio è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine. La bambina di due anni era stata segnalata all`Irccs di Ostuni per difficoltà nell`uso di una mano e nel cammino. Dopo una serie di valutazioni fatte dai medici è venuto fuori che la bimba "aveva una lieve emiparesi", ha spiegato Antonio Trabacca, direttore dell`Unità Operativa di neuroriabilitazione dell`Irccs di Ostuni. Secondo il direttore, però, "niente faceva supporre ad un danno così esteso". Grazie alle tecniche di risonanza magnetica encefalica, alla bambina è stata diagnosticata, infatti, "una grande cisti che coinvolge tutto l`emisfero sinistro", si legge in una nota. Secondo Trabacca, "una lesione del genere in un adulto o in un anziano sarebbe stata devastante. I bambini in età evolutiva - ha spiegato il direttore dell`Irccs di Ostuni - hanno una capacità neuroplastica in grado di compensare le parti di cervello che non funzionano e fare in modo che le eventuali lesioni non abbiano grandi conseguenze nello sviluppo". La bambina avrebbe "probabilmente sviluppato il trauma in utero", ha sottolineato Trabacca, "e per questo non ha ora problemi nel parlare e nel muoversi, ma solo danni lievi". L`Irccs pugliese, insieme alle sedi di Bosisio Parini, in Lombardia, Conegliano Veneto, in Veneto, e di Udine, in Friuli Venezia Giulia, è l`unico centro accreditato dal Ministero per la neuroriabilitazione in età evolutiva. Nel centro vengono curati ragazzi fino ai 18 anni, anche se, ha sottolineato Trabacca, l`età dei ricoverati "può salire fino a 20-25". "I pazienti - ha spiegato il direttore - possono presentare diversi disturbi: dalla paralisi cerebrale infantile, causata ad esempio da asfissia durante il parto, a disturbi del circolo cerebrale, a ictus o trauma cranici provocati ad esempio da incidenti automobilistici". Secondo Trabacca, "per favorire la riuscita, prima si comincia la riabilitazione e migliori saranno i risultati. La tendenza ora - ha sottolineato - è quella di cominciare la riabilitazione durante la terapia intensiva". "Grazie alle nuove tecniche di imaging - ha spiegato Trabacca - è possibile vedere `in tempo reale` il cervello. Dobbiamo alle nuove strumentazioni, soprattutto alla risonanza magnetica funzionale, la possibilità di attivare nuove tecniche per la riabilitazione e di fare prognosi più accurate per sapere meglio come evolverà la situazione". Per quanto riguarda lo stato di avanzamento della ricerca, il direttore dell`Irccs di Ostuni ha dichiarato che "al momento si cerca di capire quali sono i meccanismi che sottendono ad un danno e quali sono le aree del cervello dalle quali partirebbe la compensazione alla base della plasticità cerebrale".
29.10.2009 RICERCA: uso prolungato cellulare aumenta rischio cancro
Da: News Sanità
Dopo anni di ricerche e studi clinici contrastanti, un dettagliato rapporto dell`Oms sembra finalmente sfatare ogni dubbio: l`uso prolungato dei telefoni cellulari comporta un "significativo aumento del rischio di tumore al cervello". L`indagine dell`Organizzazione Mondiale della Sanita` ha analizzato studi compiuto su 12.800 persone in 13 paesi, e ha scoperto che il rischio di cancro, in particolare di glioma, il piu` frequente tumore cerebrale, aumenta notevolmente dopo un uso del telefonino di oltre dieci anni. Un dato confermato da sei degli otto studi vagliati, promossi da Interphone. La coordinatrice dell`indagine Oms, Elisabeth Cardis, specifica che alla luce di questi studi si dovrebbero varare delle norme piu` restrittive per l`uso dei cellulari da parte dei bambini e degli adolescenti. "E` un messaggio di salute pubblica - sottolinea Cardis - perche` anche se ancora gli studi non sono definitivi le precauzioni sono molto importanti". I consigli per limitare l`effetto nefasto delle radiazioni emesse dal telefonino sul cervello sono principalmente tre: inviare sms piuttosto che telefonare; utilizzare l`auricolare tenendo il telefono piu` lontano possibile; evitare di telefonare se il segnale e` debole. Lo studio, costato oltre 20 milioni di sterline, verra` pubblicato nei prossimi mesi da un giornale scientifico, anche se, riporta il Daily Telegraph, l`uscita e` ritardata perche` non ci sarebbe stato disaccordo tra i ricercatori su quale chiave dare ai risultati dell`indagine: se si prova con discreta certezza la nocivita` del cellulare dopo dieci anni, infatti, alcuni studiosi leggono in positivo il fatto che un uso non eccessivo e non troppo prolungato nel tempo non sembra comportare rischi per la salute.
29.10.2009 MEDICINA: oltre 8 milioni di italiani colpiti da attacchi panico
Da: News Sanità
Sono 8.350.000 gli italiani colpiti da attacchi di panico: vengono `sorpresi` soprattutto sul posto di lavoro, a scuola (18%), in luoghi affollati e nei posti dove hanno avuto la prima avvisaglia della malattia (13%). E` quanto emerge da un sondaggio dell`istituto SWG di Trieste commissionato dall`Ircap (istituto di ricerca e cura sugli attacchi di panico) della clinica Pio XI di Roma, diretto da Rosario Sorrentino, neurologo ed esperto della malattia. Dall`indagine, condotta su un campione tra i 18 e 60 anni, è emerso che più di un terzo degli italiani ha vissuto un attacco di panico `sporadico` o `unico` mentre il 63% ha subito attacchi ripetuti. Inoltre, un terzo di coloro che soffrono di attacchi si è rivolto al medico di base e poi ad uno specialista (psichiatra, neurologo), ma solo quando la malattia è diventata cronica (18%). Per la cura, il 35% delle persone colpite si sottopone a un trattamento psicanalitico consigliato dal medico di famiglia. Molti malati, invece, si rivolgono a terapie alternative (53% omeopatia, 47% altre terapie tra cui quelle naturali, meditazione, yoga). Secondo Sorrentino, "ciò che colpisce è che ancora oggi venga sottovalutata una malattia che, nonostante le conseguenze che arreca alla salute di chi ne viene colpito, è ancora considerata un capriccio o un`invenzione, con ulteriore sofferenza da parte di chi ne soffre. Sono dati allarmanti - ha detto il neurologo - che rispecchiano solo in parte la realtà perché molte persone sofferenti di attacchi di panico si vergognano ad ammetterlo".
28.10.2009 MEDICINA: chewing gum riduce fame e aiuta a controllare peso
Da: News Sanità
Anche masticare chewing gum senza zucchero potrebbe aiutare a perdere peso perché sembra ridurre l`appetito e la quantità di cibo consumato a pranzo, inoltre aumenterebbe la spesa energetica del corpo, con un guadagno netto di fatto in termini di calorie bruciate.E` quanto sostiene Kathleen Melanson dell`Università di Rhode Island che ha svolto uno studio finanziato da un`azienda produttrice di chewing gum e presentato al Meeting Scientific Annual della Obesity Society americana in corso a Washington. L`esperta ha calcolato che mastigare un chewing gum al mattino riduce l`apporto di cibo a pranzo con un risparmio di 68 calorie; inoltre masticare una `cicca` prima o dopo il pasto sembra aumentare la spesa energetica dell`organismo. Complessivamente, conclude, queste due condizioni permetterebbero nell`arco di metà giornata di ridurre l`apporto calorico di un totale di 62 chilocalorie masticando gomme per un`ora complessivamente.
28.10.2009 FARMACI: meta` mondo senza brevetti, boom copie e contraffatti
Da: News Sanità
Farmaci copia e contraffatti stanno invadendo il mercato mondiale: la capacità produttiva in forte crescita dei paesi in via di sviluppo come Cina e India, dove non esiste la copertura brevettuale, sta comportando una invasione sul mercato di questi prodotti. Circa la metà del mondo non è regolato dalle norme di proprietà intellettuale che difendono i medicinali occidentali e, aggiungendo la prossima scadenza di importanti brevetti, le aziende mondiali, avvertono, non saranno più in grado di continuare a fare ricerca. Solo in Cina si calcola che il 55% dei farmaci in vendita (non quelli della tradizione cinese) sono copie di quelli occidentali, fuori dalla legalità brevettuale. A Roma oltre 300 esperti di proprietà intellettuale nell`industria farmaceutica sono riuniti al IX/o International Pharma Licensing Symposium proprio per trovare soluzioni percorribili che garantiscano la sicurezza del mercato e la `certezza del diritto`, indispensabili a stimolare le aziende nel continuare a ricercare nuove soluzioni alle sfide che la medicina pone ogni giorno. Oggi i tempi della protezione brevettuale di una scoperta scientifica sono sempre più corti, e questo per una serie di motivi che vanno dalla richiesta di dossier sempre più allargati e approfonditi da parte delle organizzazioni internazionali, che richiedono studi clinici lunghi e documentati, fino alla necessità di prevedere un `ombrello` brevettuale di copertura sempre più esteso e dettagliato, per evitare che aziende concorrenti possano, con una minima modifica d`uso, aggirare la protezione brevettuale e accedere allo sfruttamento economico e commerciale della scoperta. Tempi così ridotti che non consentono alle aziende di recuperare gli investimenti miliardari necessari a passare dall`intuizione dei ricercatori alla commercializzazione del prodotto, sostiene Claudio Cavazza, Presidente di Sigma-Tau e Vice Presidente di Farmindustria, intervenuto alla presentazione del IX/o International Pharma Licensing Symposium. Si cerca quindi un`alleanza con le potenze economiche orientali emergenti, per fare in modo che comprendano, e almeno in parte condividano, la politica della protezione brevettuale.