RICERCA:
  •   Favorire
    il PROGRESSO SCIENTIFICO
  •      attenzione
    responsabilità
     VERSO IL TERRITORIO
  •     Il Valore
      della RICERCA
  •     Il Valore
      della QUALITA'
  • innovazione
       SCIENTIFICA
 
Selezione di notizie riguardanti il mondo farmaceutico, a cura della Direzione Corporate Communication.
 
Ricerca:
 
1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | 30 | 31 | 32 |
14.02.2014
Malattie cervello costano più di somma cancro, diabete e cardiopatie. Esperta, da 386 miliardi euro in 2004 a 798 mld euro nel 2010, insostenibili in futuro

Da: MEDICINA

"Le malattie che colpiscono il cervello costano più di cancro, diabete e disturbi cardiovascolari messi insieme. E saranno assolutamente insostenibili per i sistemi sanitari nel futuro", in mancanza di azioni specifiche. A sottolinearlo Mary Baker, past president dell`European Brain Council, a Barcellona in occasione del convegno `Brai.Ns 2014`, che vede riuniti 450 esperti internazionali per parlare di ricerca e innovazioni scientifiche in questo campo.  "Si è passati dai 386 miliardi di dollari necessari a trattare queste malattie nel 2004 solo in Europa - ha aggiunto Baker - ai 798 miliardi del 2010. Il 23% è rappresentato da costi diretti non medici, il 40% da costi indiretti e il resto da costi medici diretti. I fondi destinati alla ricerca in questo settore sono in aumento, ma questa non deve essere una competizione per chi prende più soldi. Bisogna però pensare che è il cervello che gestisce cancro, diabete e altre malattie, e ci sono buone evidenze che mostrano che se un malato diventa depresso non segue le cure, i costi aumentano, così come cresce lo stress per lui e per la sua famiglia".  Baker ha ricordato infine che "nel quadro dell`Innovative Medicines Initiative (Imi) europeo, alle malattie del cervello è destinato il budget più alto (9%) dopo quello riservato alla ricerca di nuovi antibiotici e di nuove entità farmaceutiche. L`obiettivo dell`European Brain Council è cercare di aumentare la conoscenza dell`importanza di questo organo e del prendersene cura". 
 
 

 



Vedi allegato
 
12.02.2014
Istat, tumori e malattie cuore prime cause ricovero in Italia

Da: Sanità

I tumori e le malattie circolatorie si confermano le principali cause di ricovero ospedaliero, con differenze poco significative a livello regionale. È quanto emerge dal rapporto ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’, realizzato dall`Istat. In particolare, le malattie del sistema circolatorio rappresentano la principale causa di morte in quasi tutti i Paesi dell`Ue e in Italia il tasso standardizzato di mortalità per questa causa è pari a 30,4 decessi ogni 10 mila abitanti, mentre quello relativo ai tumori è pari a 25,9, con valori maggiori negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3). I tumori sono la seconda causa di morte sia in Italia sia nel gruppo dei 27 Paesi Ue.  I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono inoltre le patologie per cui è più frequente il ricorso all`ospedale. Ma i ricoveri in regime ordinario (con pernottamento) per queste diagnosi sono diminuiti nel tempo. Tale diminuzione è stata più rilevante per le malattie del sistema circolatorio (-21,5% tra 1999 e 2011) che per i tumori (-16,3%). Ciò "dipende dalla tendenza a trattare queste patologie in contesti assistenziali diversi (day hospital o ambulatori), oltre che da un possibile miglioramento del quadro nosologico". Nel 2011, inoltre, in Italia si sono registrate 1.214 dimissioni ogni 100 mila residenti per i tumori e 2.144 per le malattie del sistema circolatorio.  Quanto ai tumori, la diminuzione della mortalità "è legata al successo di misure di prevenzione primaria, che influiscono sulla riduzione del rischio di sviluppare la malattia, così come agli avanzamenti diagnostici e terapeutici che aumentano la sopravvivenza dei malati. Nel 2010 il tasso standardizzato di mortalità per tumori in Italia è pari a 25,9 decessi ogni 10 mila abitanti, in leggero calo rispetto al valore di 26,3 del 2009". I livelli di mortalità per tumori sono maggiori negli uomini (35,5) rispetto alle donne (19,3), sebbene la mortalità degli uomini stia diminuendo nel tempo più rapidamente di quella delle donne. 



Vedi allegato
 
12.02.2014
Linfomi, italiani identificano proteine `target` per nuove cure.

Da: Oncologia

Nuove terapie all`orizzonte contro i linfomi, grazie a uno studio condotto da scienziati dell`Istituto nazionale tumori di Milano in collaborazione con il Centro di riferimento oncologico di Aviano (Pordenone). I ricercatori, in un lavoro pubblicato sul `The American Journal of Pathology`, hanno identificato nuove proteine chiave nello sviluppo di una forma rara di linfoma (effusione linfomatosa primaria o Pel), che si presenta nelle cavità corporee come la pleura, il peritoneo o il pericardio, in assenza di una vera e propria massa tumorale. Le proteine individuate potranno rappresentare il bersaglio per la messa a punto di nuovi farmaci contro questo e altri tipi di linfoma. Il modello utilizzato per lo studio è stato un linfoma a cellule B associato al virus Kshv o Hhv8 (Human herpes virus 8), spiega Annunziata Gloghini del Dipartimento di patologia dell`Int di Milano. Ma "i risultati della scoperta potranno essere trasferiti ad altri linfomi per individuare nuovi target terapeutici", precisa l`esperta. "Applicando tecniche di proteomica per analizzare le proteine secrete" da 4 linee cellulari di Pel, "abbiamo individuato nuove proteine coinvolte nell`interazione tra cellule del linfoma e del microambiente - riferisce Italia Bongarzone del Laboratorio di proteomica dell`Int - e proteine che potrebbero essere rilevanti per la patogenesi e la terapia". I ricercatori, aggiunge Paolo De Paoli, direttore scientifico del Cro di Aviano, "hanno usato metodologie sofisticate per collegare le proteine identificate nel secretoma del Pel con possibili funzioni biologiche usando software di bioinformatica". Con questo approccio, continua il direttore scientifico dell`Int Marco Pierotti, "abbiamo definito una serie di nuove proteine coinvolte nello sviluppo e nella progressione tumorale che nel Pel o in altri linfomi potrebbero fornire nuovi candidati come target per farmaci selettivi". Tuttavia "sono necessari ulteriori studi per confermare e convalidare l`importanza di questi processi e il loro ruolo nello sviluppo e progressione tumorale dei linfomi". Lo studio è stato finanziato da ministero della Salute e Cro. 



Vedi allegato
 
12.02.2014
Boncinelli, scoperto gene della ‘mancanza d`intelligenza’

Da: RICERCA

Scoperto un gene dell`intelligenza? Secondo Edoardo Boncinelli, genetista e scienziato italiano, sarebbe meglio parlare piuttosto del "gene della mancanza d`intelligenza. Di intelligenza si parla molto - dice lo scienziato - ma non sappiamo ancora definirla. Per questo, per `misurarla’, si ricorre ai test. Penso che l`intelligenza sia controllata sicuramente dai geni, probabilmente da un numero altissimo. E naturalmente quelli che controllano elementi organici, come lo spessore della materia grigia, hanno un ruolo più importante di altri. Ebbene, il gene messo in luce dalla ricerca" coordinata dal King`s College di Londra "appartiene evidentemente a questo gruppo. Anche se, piuttosto che dell`intelligenza, potremmo chiamarlo gene della mancanza dell`intelligenza".  La variante messa in luce Oltremanica, infatti, influisce sullo spessore della materia grigia riducendolo, e ciò si rifletterebbe anche in risultati peggiori nei test totalizzati dagli adolescenti protagonisti della ricerca. "Gli studi sull`intelligenza sono estremamente interessanti", conclude Boncinelli che prevede la scoperta in futuro di altri geni coinvolti in questo aspetto.  

 


Vedi allegato
 
11.02.2014
Scoperte 7 nuove regioni genetiche legate a diabete. Studio su nature, passi avanti verso ‘mappatura’ malattia e verso cure

Da: MEDICINA

Identificate 7 nuove regioni genetiche associate al diabete di tipo 2, grazie al più grande studio effettuato finora per l`approfondimento della base genetica della malattia. Sono stati presi in considerazione dati del Dna di oltre 48.000 pazienti e 139.000 persone sane provenienti da quattro diversi gruppi etnici. La ricerca è stata condotta da un consorzio internazionale di scienziati provenienti da 20 Paesi in quattro continenti, guidati dall`Oxford University`s Wellcome Trust Centre for Human Genetics.  Fino a oggi, la maggior parte di questi studi era stata condotta su popolazioni europee. Notevole dunque l`inclusione, questa volta, dei dati di popolazioni di origine asiatica e ispanica. E i ricercatori sono convinti che, con sempre più dati genetici a disposizione di un numero sempre maggiore di popolazioni diverse, sarà possibile mappare i geni implicati nel diabete di tipo 2 in maniera molto precisa.  Tra le nuove regioni genetiche individuate dal team di ricerca internazionale ce ne sono due, in prossimità dei geni Arl15 e Rreb1, che mostrano anche forti legami con elevati livelli di insulina e di glucosio nel corpo, due caratteristiche principali del diabete di tipo 2. Questa scoperta fornisce dettagli sui processi biochimici di base coinvolti nel rischio di sviluppare la malattia, assicurano gli scienziati. "I nostri risultati - dicono - ci porteranno a nuovi modi di pensare la malattia, con l`obiettivo, in ultima analisi, di sviluppare nuove terapie per trattare e prevenire il diabete. Ci sono tutte le ragioni per aspettarsi" che si possano sviluppare "farmaci che agiranno su questi processi biologici con un impatto molto maggiore sul diabete" rispetto a quanto ottenuto con le cure attuali. 



Vedi allegato
 
11.02.2014
Tumori: iniezioni di vitamina C ad alte dosi per uccidere cellule cancro. Studio sui topi, potenzialità di efficacia, sicurezza e basso costo

Da: Oncologia

L`iniezione di un concentrato di vitamina C ad alte dosi può aiutare a eliminare le cellule tumorali. A stabilirlo, per ora sui topi, è una ricerca dell`Università del Kansas pubblicata su `Science Translational Medicinè. Secondo gli scienziati, la somministrazione per via endovenosa di vitamina C potrebbe essere un trattamento potenzialmente sicuro, efficace e a basso costo per combattere il tumore ovarico e altri tipi di neoplasie.  I ricercatori Usa sembrano avere superato uno degli ostacoli che in passato avevano frenato l`utilizzo della vitamina C in campo oncologico, e cioè che il corpo espelle rapidamente la sostanza quando viene assunta per via orale. Ora il nuovo studio ha dimostrato che l`uso dell`iniezione può aiutare l`assorbimento della vitamina C, e renderla efficace nell`uccidere le cellule cancerogene senza pregiudicare quelle sane. Il trattamento a base di vitamina C per via endovenosa ha agito insieme ai tradizionali farmaci chemioterapici per rallentare la crescita del tumore nei topi. Nel frattempo, un piccolo gruppo di pazienti (22) ha riferito un minor numero di effetti collaterali quando gli veniva somministrata la vitamina C insieme alla chemioterapia.  Ad allarmare gli scienziati è lo scarso interesse dell`industria farmaceutica nei confronti di un composto organico che non si può brevettare. "Poichè la vitamina C non ha le potenzialità commerciali di una nuova molecola, crediamo che il suo sviluppo in campo oncologico non sarà supportato dalle aziende farmaceutiche", concludono i ricercatori.  



Vedi allegato
 
10.02.2014
Pediatria: palloncino anti-fame che si ingoia. Pillola di appena 6 grammi usata per la prima volta in campo pediatrico

Da: MEDICINA

Utilizzata per la prima volta in campo pediatrico al Bambino Gesù di Palidoro una metodica che permette di posizionare un palloncino anti-obesità nello stomaco semplicemente ingoiando una pillola. In Italia il 25% dei bambini è in sovrappeso, mentre il 13% è addirittura obeso. Non sempre, purtroppo, le strategie dietetiche e comportamentali riescono a risolvere il problema, per cui si rendono necessari trattamenti non convenzionali. Tra questi, il metodo meno invasivo prevede l`inserimento di un palloncino che viene gonfiato all`interno dello stomaco per indurre il senso di sazietà e aiutare così il paziente a seguire una dieta più corretta e dimagrire in maniera significativa. Fino a poco tempo fa - spiega una nota del nosocomio pediatrico - questi palloncini venivano inseriti per via endoscopica, ma oggi è disponibile una procedura alternativa che permette al paziente di inghiottire semplicemente una `pillola, del peso di appena 6 grammi, che verrà poi gonfiata all`interno dello stomaco attraverso un sottile tubicino dal diametro inferiore al millimetro. "Costituito da una membrana sottilissima - spiega Francesco De Peppo, responsabile della Chirurgia pediatrica generale del Bambino Gesù di Palidoro - il palloncino è studiato per resistere agli acidi dello stomaco ed è praticamente indistruttibile. Gonfiandolo con un gas più leggero dell`aria, l`azoto, facciamo sì che vada a posizionarsi nella parte alta dello stomaco, nel fondo gastrico, interagendo con i recettori dell`appetito e inducendo un senso di sazietà precoce". La nuova procedura era stata finora applicata solo agli adulti, ma l`Unità di Chirurgia del Bambino Gesù di Palidoro l`ha di recente utilizzata - per la prima volta - su un bambino di 11 anni, con Indice di massa corporea (Bmi, il rapporto tra peso e altezza del paziente) pari a 33 e un eccesso ponderale di oltre 30 chili rispetto al peso forma per altezza ed età. "Il bambino sul quale è stata utilizzata per la prima volta questa procedura - continua De Peppo - è riuscito a deglutire il palloncino al primo tentativo e, nel momento in cui lo abbiamo gonfiato con l`azoto, ci ha assicurato di non aver provato alcun dolore ma, al più, una `sensazione di bolle che si muovono. Dopo circa un mese dal primo palloncino, ne abbiamo inserito un secondo (se possono inserire fino a tre) per aiutare il bambino a seguire lo schema dietetico fissato dal medico". In questo modo il paziente può sentirsi sazio senza la fastidiosa sensazione di ingombro e peso allo stomaco provocata dal palloncino di vecchia generazione. Finora il nuovo palloncino è stato utilizzato in altri 10 pazienti, di età variabile tra 10 e 17 anni, e con Bmi compresi tra 33 e 43 (si tratta di bambini e adolescenti che arrivano a pesare anche 130 chili). Grazie a questa nuova metodica - prosegue la nota - il Bambino Gesù è ora in grado di trattare a 360° i problemi legati all`obesità patologica in età pediatrica e adolescenziale: infatti oltre all`attività svolta dai nutrizionisti, epatologi ed endocrinologi sui programmi di educazione alimentare, il nuovo palloncino endo-gastrico deglutibile si va ad aggiungere al palloncino tradizionale (preferibile nei pazienti con Bmi molto elevato) e agli interventi chirurgici laparoscopici di tipo restrittivo (riduzione della capacità gastrica) come la sleeve gastrectomy o di tipo malassorbitivo (come il By-pass o in casi estremi la diversione bilio-pancreatica). "Un altro vantaggio del nuovo palloncino - conclude De Peppo - è che può essere utilizzato su bambini con indici di massa corporea compresi tra 30 e 35 (col vecchio sistema, invece, si potevano trattare solo pazienti con Bmi superiore a 35). In questo modo sarà possibile intervenire più precocemente sui casi di obesità patologica, senza dover aspettare che la situazione si aggravi ulteriormente". Recentemente è stata attivata anche un`altra attività correlata al programma di trattamento dell`obesità patologica con l`esecuzione di interventi di chirurgia plastica (addominoplastica, liposuzione, ecc.) nei pazienti con ridondanza cutanea dopo importanti cali ponderali (oltre 40-50 Kg) successivi a intervento chirurgico. 

 



Vedi allegato
 
10.02.2014
Influenza: esperti, acqua, doccia tiepida e riposo stratagemmi anti-febbre. Gli esperti prevedono incremento del virus influenzale

Da: MEDICINA

In arrivo il picco dell`influenza anche in Italia. Alcuni piccoli accorgimenti possono aiutare a prevenire questi spiacevoli malanni: alimentazione sana, corretta idratazione e giusto riposo sono fra i più preziosi alleati. Tra gli altri consigli contro la febbre, anche una doccia tiepida, un abbigliamento a strati e impacchi freddi, che aiutano a ripristinare la normale temperatura corporea. È quanto riporta il water magazine `In a Bottle in un focus su idratazione e influenza. La febbre è senza dubbio il sintomo più comune dell`influenza. Studiosi della Brendesis University hanno spiegato perché, in caso di febbre e quindi di aumento della temperatura corporea, una corretta idratazione si rivela fondamentale per l`organismo e come l`acqua sia tra le bevande preferibili: favorisce ad alleviare alcuni dei sintomi che segnalano l`alterazione del normale stato di salute come mal di testa, dolori muscolari, spossatezza. Uno studio dell`Università di Lethbridge ha fatto chiarezza sui virus influenzali e su come il giusto apporto idrico in caso di influenza possa essere un vero e proprio aiuto. I ricercatori hanno spiegato che esistono vari tipi di virus influenzali che possono causare febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di gola e tosse. I virus attaccano le cellule del naso e della gola o del tratto respiratorio inferiore e si moltiplicano per mezzo della tosse o degli starnuti. Per questo l`organismo viene debilitato e una prima reazione che può sorgere è la carenza di sete e appetito. Ma se il fisico viene sottoposto a disidratazione, con le difese basse, i sintomi possono anche aggravare col tempo. Infine, i Centers for Disease Control and Prevention americani hanno scoperto che i virus dell`influenza e del raffreddore attecchiscono di più quando si è disidratati. Raccomandano quindi di fare attenzione alla disidratazione anche nei periodi più freddi, bevendo almeno ogni tre ore. Mantenere una buona idratazione aiuta a mantenere forte il proprio sistema immunitario.  



Vedi allegato
 
10.02.2014
Gestire crisi ipoglicemiche, al via campagna diabete

Da: INIZIATIVE

Per le persone con diabete, la gestione delle crisi ipoglicemiche è un obiettivo imprescindibile, di cui spesso il paziente è poco a conoscenza e per il quale è necessaria una consapevolezza più diffusa. A 7 anni dal lancio di sitagliptin, MSD Primary Care Diabete presenta `L`educazione innanzitutto, un nuovo progetto educazionale che ha come obiettivo quello di informare sulla consapevolezza del problema ipoglicemia, sulle complicanze a essa associate e sul ruolo della sua corretta gestione. La campagna prende avvio con il lancio di un cortometraggio, interpretato dagli attori Enzo Decaro e Marta Zoffoli, che pone l`accento sui rischi che derivano dal sottovalutare l`ipoglicemia. Il cortometraggio si rivolge alle persone con diabete con la finalità educazionale di far comprendere cosa sia l`ipoglicemia e quali siano le complicanze ad essa associate. Il corto vuole inoltre essere uno spunto di riflessione per i medici e gli esperti di diabetologia circa l`importanza della consapevolezza da parte dei pazienti del problema ipoglicemia e la necessità di una sua corretta gestione. L`iniziativa si colloca in un programma più ampio che vede MSD Primary Care Diabete impegnata nel sostegno, nella realizzazione e promozione di iniziative sociali ed educazionali ad alto valore innovativo, dedicate alla conoscenza e alla prevenzione del diabete. Prima vetrina di lancio del cortometraggio è il convegno scientifico DDay- Defeating Diabetes in corso a Milano per fare il punto sull`impatto sociale ed economico del diabete, la ricerca e l`innovazione terapeutica e che vedrà la partecipazione dei più illustri esperti in diabetologia del panorama scientifico italiano e internazionale.  



Vedi allegato
 
06.02.2014
Memoria fa il montaggio, riscrive passato con presente. Primo studio dimostra come il cervello elabora vissuto

Da: RICERCA

La memoria non è un database immobile da cui attingere, ma modifica ciò che è stato raccolto in passato con le esperienze del presente, e spesso può essere difettosa e farsi beffe del mosaico della vita, inserendo immagini e ricordi vissuti recentemente con altri avvenuti anni addietro. A verificare per la prima volta come la memoria può riscrivere ciò che si ricorda, e il ruolo dell`ippocampo in questo meccanismo, è uno studio della Northwestern University Feinberg School of Medicine (Usa) pubblicato sul `Journal of Neurosciencè. Il lavoro dimostra concretamente il processo per cui il cervello inserisce frammenti del presente nei ricordi del passato, quando quei momenti vengono recuperati dalla memoria. Una sorta di montaggio del vissuto.  "La nostra memoria non registra come una videocamera - spiega Donna Jo Bridge, autrice del lavoro - ma ristruttura e modifica gli eventi per creare una storia che può soddisfarci oggi, ovvero per essere attuale. Questa specie di montaggio, ha stabilito la ricerca, avviene a livello dell`ippocampo, dove il cervello lavora come un team di esperti di montaggio ed effetti speciali" nel cinema. Per l`esperimento i ricercatori hanno selezionato 17 uomini e donne che hanno studiato 168 posizioni di alcuni oggetti sullo schermo di un computer con vari sfondi, da una scena marina a una veduta aerea di terreni agricoli. Successivamente i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di cercare di posizionare gli oggetti osservati in precedenza nella posizione originale, ma su un nuovo sfondo. Ebbene, i partecipanti hanno sempre inserito gli oggetti nel punto sbagliato. "Questo dimostra che la loro memoria originaria del luogo è cambiata per riflettere la posizione che cercano di ricordare, però sul nuovo sfondo. Dunque il cervello ha aggiornato le informazioni a disposizione inserendo nuove informazioni nel vecchio ricordo", concludono gli scienziati. 
 


Vedi allegato
 
06.02.2014
Studio, credere di avere tutto sotto controllo allunga la vita. Fatalisti bocciati, essere sicuri di sé premia soprattutto i meno istruiti

Da: MEDICINA

Credere di avere tutto sotto controllo, e di poter mantenere saldo il timone anche nelle avversità, allunga la vita e regala un tasso di mortalità fino a 3 volte inferiore rispetto a un approccio fatalista all`esistenza. Il monito a chi si lascia travolgere dagli eventi arriva da uno studio condotto da scienziati dalla Brandeis University e dell`Università di Rochester, negli Usa. La ricerca, pubblicata su `Health Psychology` e sostenuta dal National Institute on Aging, dimostra che a beneficiare di un atteggiamento sicuro e determinato sono soprattutto le persone meno istruite.  Da precedenti studi è emerso infatti che le persone con livelli di istruzione inferiore tendono a morire prima di chi è andato avanti negli studi. Ma ora, analizzando i dati di un`indagine nazionale che ha coinvolto oltre 6 mila persone, gli studiosi americani suggeriscono che, in qualche modo, la convinzione di poter governare gli eventi in ogni situazione ‘annulla’ l`effetto di un`istruzione inferiore: i partecipanti alla ricerca meno istruiti, ma con la percezione di un alto potere di controllo sulla propria vita, valutato attraverso questionari ad hoc, mostravano infatti tassi di mortalità 3 volte minori rispetto a chi ha uno scarso senso del controllo.  "Esistono metodi e strategie per migliorare il senso di controllo - sottolinea Margie Lachman, fra gli autori - Potremmo attuare questi approcci nei programmi di educazione e salute pubblica, con l`obiettivo di promuovere atteggiamenti e comportamenti vantaggiosi per la salute e quindi, in ultima analisi, riducendo i rischi di mortalità".

 



Vedi allegato
 
06.02.2014
Funziona prima mano bionica made in Italy che ‘sente’ gli oggetti. Guidata col pensiero, impiantata a un uomo amputato dopo scoppio petardo

Da: MEDICINA

La mano biomeccanica applicata al cavaliere Jedi Luke Skywalker in Guerre Stellari, capace di sentire gli oggetti e guidata dalla mente, non è più solo fantascienza. La protesi, frutto di un progetto internazionale che vede l`Italia protagonista, è stata sperimentata da un paziente danese amputato di mano sinistra: si è rivelata in grado di trasmettere sensazioni tattili al cervello e gli ha permesso di manipolare degli oggetti con la giusta forza. Ma anche di riconoscere la consistenza di un bicchiere, una palla da baseball o un mandarino. Lo studio LifeHand2, descritto su `Science Translational Medicinè, è il seguito dell`omonimo progetto di ricerca che cinque anni fa portò alla prima protesi capace di rispondere agli impulsi cerebrali.  A sperimentare con successo questa soluzione hi-tech sono medici e bioingegneri dell`Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, dell`Università Campus Bio-Medico di Roma, della Scuola Superiore Sant`Anna di Pisa e dell`Ircss San Raffaele di Roma. Fanno parte del gruppo di ricerca anche due Centri oltreconfine: l`Ecole Polytechnique Federale di Losanna e l`Istituto Imtek dell`Università di Friburgo. In questo lavoro la mano artificiale, in grado di dialogare direttamente con il cervello del paziente e dotata di sensori tattili sulle dita, ha inviato al cervello informazioni su forma, consistenza e posizione di differenti oggetti. Insomma, la mano di metallo innestata sul braccio amputato si è rivelata capace di muoversi non solo rispondendo direttamente agli impulsi del cervello, ma anche di trasmettere sensazioni tattili, facendo ‘sentire’ forme e consistenza degli oggetti impugnati.  La storia di questo eccezionale esperimento inizia nel capodanno del 2004, quando Dennis Aabo Sorensen, 36enne danese, subì l`amputazione della mano sinistra, distrutta da un petardo. Da allora solo una protesi estetica e l`impegno a ricominciare con una forza d`animo che gli ha permesso di superare i test psicologici di selezione, fino ad arrivare a Roma, per affrontare la fase sperimentale di LifeHand 2. Non è uno scherzo, infatti, adattarsi alla mano bionica: è recente la decisione di Walter Visigalli, il primo italiano a subire un trapianto di mano, di restituire la sua protesi hi tech perché non riusciva a dosare la forza. In questo caso, però, la comunicazione tra il cervello di Dennis e la mano artificiale dotata di tatto ha effettivamente funzionato, grazie a un complesso sistema d`impulsi tra centro e periferia, tra organismo e arto artificiale, che ha avvicinato ulteriormente la scienza all`impresa di riprodurre ciò che naturalmente accade nell`organismo umano. "Quella del feedback sensoriale è stata per me un`esperienza stupenda - racconta Dennis - Tornare a sentire la differente consistenza degli oggetti, capire se sono duri o morbidi e avvertire come li stavo impugnando è stato incredibile", dice Dennis. La sua esperienza è stata confermata dall`osservazione sperimentale. In otto giorni di esercizi, infatti, il giovane è stato in grado di riconoscere la consistenza di oggetti duri, intermedi e morbidi in oltre il 78% delle prove effettuate. Nell`88% dei casi, inoltre, ha definito correttamente dimensioni e forme di oggetti come una palla da baseball, un bicchiere o l`ovale di un mandarino. Non solo. Ha saputo anche localizzare la loro posizione rispetto alla mano con il 97% di accuratezza, riuscendo a dosare - con una precisione non troppo distante da quella di una mano naturale - la forza da applicare per afferrarli.  I dati sperimentali, riferiscono i ricercatori, hanno dimostrato che è possibile ripristinare un effettivo feedback sensoriale nel sistema nervoso di un paziente amputato, utilizzando i segnali provenienti dalle dita sensorizzate della protesi. A collegare il sistema nervoso di Dennis con la protesi biomeccatronica sono quattro elettrodi intraneurali, poco più grandi di un capello, impiantati nei nervi mediano e ulnare del suo braccio. Un intervento delicato, durato più di otto ore, eseguito il 26 gennaio del 2013 al Policlinico Gemelli di Roma dal neurochirurgo, Eduardo Marcos Fernandez. Sviluppati nel Laboratorio di Microtecnologia biomedica Imtek, sotto la direzione di Thomas Stieglitz, gli elettrodi sono stati impiantati trasversalmente rispetto ai fascicoli nervosi, in modo da moltiplicare la loro possibilità di contatto con le fibre dei nervi e di conseguenza la loro capacità di comunicazione con il sistema nervoso centrale.  Il gruppo di lavoro coordinato da Silvestro Micera, docente di Bioingegneria all`Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant`Anna di Pisa e all`Ecole Polytecnhique Federale di Losanna, ha sviluppato parallelamente una serie di algoritmi capaci di trasformare in un linguaggio comprensibile al cervello di Dennis le informazioni provenienti dalla mano artificiale. "Il paziente è riuscito a modulare in maniera molto efficace e in tempo reale la forza di presa da applicare sugli oggetti - commenta Micera - Ha svolto, inoltre, gli esercizi bendato, riuscendo a riconoscere le varie proprietà di questi oggetti grazie unicamente al continuo invio d`informazioni sensoriali dalla protesi al suo sistema nervoso. È la prima volta che si realizza qualcosa di simile". La "sperimentazione appena conclusa - sintetizza Eugenio Guglielmelli, direttore del Laboratorio di Robotica biomedica e biomicrosistemi dell`Università Campus Bio-Medico - ci permette di guardare con fiducia all`obiettivo di integrare in questo tipo di protesi un numero sempre più elevato di sensori tattili". Per una mano bionica sensibile come quella che ha permesso a Skywalker di sconfiggere l`Impero. 

 


Vedi allegato
 
05.02.2014
Simit, cresce tbc anche per flussi migratori e globalizzazione

Da: Sanità

"La tubercolosi, in termini quantitativi, è una malattia fortemente in crescita. Questo perché la globalizzazione, l`estrema facilità degli individui a viaggiare per il mondo e l`immigrazione, che comporta l`arrivo di persone da zone ad alta endemia, provoca un sempre maggiore aumento dei casi". Lo spiega in una nota Massimo Andreoni, presidente della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit).  "Non si tratta certo di criminalizzare gli immigrati - precisa Andreoni - ma di essere coscienti dei nuovi flussi e porre i rimedi immediati, specie dopo il collasso del sistema sanitario sovietico e l`aumento delle presenze dall`Africa e dal Medio Oriente. Trattandosi di una malattia a trasmissione respiratoria attraverso colpi di tosse e starnuti, la propagazione della malattia aumenta esponenzialmente laddove sono presenti gruppi e luoghi chiusi. L`alta diffusibilità di questa malattia comporta il verificarsi di piccole epidemie, come avvenuto proprio in questi ospedali".  Si tratta di una malattia subdola, che può iniziare con una febbriciattola o con un piccolo dimagrimento, e che provoca una tosse spesso insistente, che persiste nonostante la cura di antibiotici. "Ad avvenuto contagio - continua Andreoni - i primi sintomi rivelatori sono disturbi respiratori, come una bronchite persistente. In questa fase l`Rx del torace permette di fare una diagnosi per capire se si tratta o meno di tubercolosi. Con il passare del tempo la tosse si intensifica sino a provocare espettorati anche emorragici". Tra i consigli degli specialisti della Simit, la presenza costante di uno staff medico che tuteli e sorvegli tutti i principali luoghi di formazione, così da riconoscere sintomi e malattie prima che si propaghino. "I soggetti più a rischio sono gli immunodepressi - conclude il presidente Simit - ossia le persone che fanno uso di farmaci che possono comportare un`immunosoppressione. Parliamo di pazienti che si curano da semplice malattie dermatologiche o gastroenterologiche, o che fanno uso di cortisone. Ma siamo tutti a rischio, e noi medici dobbiamo imparare a diagnosticare più velocemente possibile questa malattia". 

 



Vedi allegato
 
04.02.2014
112 mila bambini a rischio cure, vittime povertà sanitaria. Sabato giornata nazionale raccolta farmaco

Da: Sanità

La ricerca italiana firma un passo avanti nella lotta al glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo che secondo dati Airtum (Associazione italiana registri tumori) fa registrare nel nostro Paese oltre 1.200 casi all`anno. In uno studio condotto in Canada nei laboratori della McGill University di Montreal - con primo autore il neurochirurgo Alessandro Perin, in forze all`Istituto neurologico Besta di Milano - sono state individuate due proteine che avviano la crescita del glioblastoma. Si tratta dei fattori di trascrizione FOXG1 e Groucho/Tle, che in futuro potrebbero essere il bersaglio di nuove terapie in grado di bloccare lo sviluppo del cancro. Il glioblastoma rappresenta il 15% di tutti i casi di tumore cerebrale e colpisce in particolare tra i 45 e i 70 anni, soprattutto gli uomini.  La ricerca, condotta in collaborazione con l`ospedale di Treviso, l`Istituto di genetica e biofisica `Adriano Buzzati Traversò di Napoli e l`Hotchkiss Brain Institute dell`università canadese di Calgary, è pubblicata su Nature Communications. "FOXG1 e Groucho/TLE, come veri e propri interruttori - spiega Perin - accendono e spengono l`espressione e quindi l`azione di numerosi geni: per questo aver scoperto il ruolo di questi due fattori di trascrizione apre diverse possibilità terapeutiche". Lo scienziato tiene tuttavia a puntualizzare che, "sebbene sia un passo importante, non è ancora una cura e quindi andranno ancora sviluppati ulteriori studi prima di un`eventuale applicazione nella pratica clinica".  Le due proteine individuate agiscono su uno specifico gruppo di cellule chiamate Brain-tumor initiating cells (Btics), tra cui anche staminali tumorali, che danno inizio al glioblastoma e ne formano il primo nucleo. Queste cellule riescono a `innescare’ il cancro anche quando sono poco numerose, perciò sono spesso causa di ricadute anche dopo interventi chirurgici, radioterapia e chemioterapia. Bloccando i meccanismi di proliferazione delle Btics, quindi disattivando queste cellule `serbatoio’, i ricercatori mirano a contrastare la formazione di recidive tumorali ancora più aggressive. In una nota, il Besta ricorda infine una curiosità sul fattore Groucho/TLE: deriva il suo nome dall`omonimo comico, componente del trio americano dei fratelli Marx. Il primo ricercatore che si occupò della proteina la studiò infatti nei moscerini della frutta, selezionando varianti mutanti di insetti che iperproducevano il fattore e mostravano una sovrabbondanza di ciglia sopraorbitali, molto simili alle folte sopracciglia di Groucho Marx. 


Vedi allegato
 
04.02.2014
Besta Milano, 2 nuovi bersagli contro il cancro al cervello. Da studio Italia-Canada speranze per bloccare glioblastoma

Da: MEDICINA

La ricerca italiana firma un passo avanti nella lotta al glioblastoma, il tumore cerebrale più diffuso e aggressivo che secondo dati Airtum (Associazione italiana registri tumori) fa registrare nel nostro Paese oltre 1.200 casi all`anno. In uno studio condotto in Canada nei laboratori della McGill University di Montreal - con primo autore il neurochirurgo Alessandro Perin, in forze all`Istituto neurologico Besta di Milano - sono state individuate due proteine che avviano la crescita del glioblastoma. Si tratta dei fattori di trascrizione FOXG1 e Groucho/Tle, che in futuro potrebbero essere il bersaglio di nuove terapie in grado di bloccare lo sviluppo del cancro. Il glioblastoma rappresenta il 15% di tutti i casi di tumore cerebrale e colpisce in particolare tra i 45 e i 70 anni, soprattutto gli uomini.  La ricerca, condotta in collaborazione con l`ospedale di Treviso, l`Istituto di genetica e biofisica `Adriano Buzzati Traversò di Napoli e l`Hotchkiss Brain Institute dell`università canadese di Calgary, è pubblicata su Nature Communications. "FOXG1 e Groucho/TLE, come veri e propri interruttori - spiega Perin - accendono e spengono l`espressione e quindi l`azione di numerosi geni: per questo aver scoperto il ruolo di questi due fattori di trascrizione apre diverse possibilità terapeutiche". Lo scienziato tiene tuttavia a puntualizzare che, "sebbene sia un passo 



Vedi allegato
 
03.02.2014
Allergia arachidi si batte a piccole dosi, successo su 84% pazienti, trial su 85 bambini, dopo 6 mesi sono tornate a mangiarle senza problemi

Da: MEDICINA

Una nuova strada per contrastare l`allergia alle arachidi nei bimbi. A metterla a segno è il trial clinico dell`ospedale di Addenbrooke (Cambridge), i risultati sono stati pubblicati su `Lancet`. Secondo i medici è un passo decisivo per il trattamento dell`allergia alle arachidi che ha trasformato la vita dei piccoli pazienti (85) che hanno partecipano in allo studio clinico e che dovevano mangiare piccole dosi di arachidi tutti i giorni. I risultati del trial indicano che l`84% dei bambini allergici dopo sei mesi poteva mangiare l`equivalente di cinque arachidi al giorno. Oggi ancora non esiste un trattamento definitivo contro questa allergia alimentare, così l`unica opzione per le famiglie e i piccoli pazienti è quella di evitare completamente i prodotti che contengono le arachidi, controllando sempre le etichette per evitare brutte sorprese. Alla base della ricerca dell`ospedale inglese c`è il principio di addestrare il sistema immunitario dei bambini a tollerare le proteine delle arachidi assumendo l`alimento in piccolissime dosi ben al di sotto della soglia che fa esplodere la reazione allergica. 

 
 


Vedi allegato
 
03.02.2014
Sindrome IV settimana, con la crisi triplicati attacchi di panico a chiedere aiuto giovani, mogli preoccupate per i mariti licenziati

Da: MEDICINA

Cresce in Italia la paura di non arrivare a fine mese, perché le entrate sono diminuite, si è perso il lavoro ma le spese restano le stesse. "È la sindrome della quarta settimana, che per moltissimi permane da almeno tre anni, e che ha causato l`insorgere di disagi psicologici molto gravi come gli attacchi di panico. In questi ultimi tre anni il numero delle persone che hanno chiesto aiuto per attacchi di ansia e panico e depressione è triplicato". Lo testimonia Paola Vinciguerra, psicoterapeuta presidente Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico). "Ci chiamano giovani, mogli per i mariti che hanno perso il lavoro, donne e uomini che vivono una precarietà lavorativa e hanno famiglia e mutuo da pagare. Persone impaurite, senza più speranze. Hanno cominciato a soffrire di crisi di ansia per arrivare alla paura, agli attacchi di panico. Si comincia con l`insonnia - spiega l`esperta, responsabile dell`Uiap, Unità italiana attacchi di panico presso la Clinica Paideia di Roma - si va avanti con il possibile aumento della pressione arteriosa; poi arrivano le gastriti. La situazione peggiora, comincia la tachicardia, sia diurna sia notturna. Il giorno si vive con l`ansia sempre più presente. I pensieri allarmanti aumentano, le preoccupazioni tolgono la capacità di socializzare. Si pensa sempre e solo ai problemi, alle difficoltà economiche. Si crede di poter tenere sotto controllo tutto e poi un giorno arriva il primo attacco di panico che somiglia al preludio della morte, o alla paura d`impazzire". 
 

 



Vedi allegato
 
03.02.2014
Test genomico aiuta oncologo a decidere cura seno in 15% casi si può evitare la chemio

Da: Oncologia

Anche il tumore del seno ha il suo Dna: conoscerlo è la chiave per stabilire non solo l`evoluzione della malattia, ma soprattutto la migliore cura, quella più efficace e con meno conseguenze, come la tossicità. Nella maggior parte dei tumori la scelta terapeutica è già iscritta nella storia genetica, ma in altri la combinazione di alcune caratteristiche lasciano di fronte all`incertezza di un trattamento solo ormonale o con l`aggiunta anche di chemioterapia. Ora un nuovo test genomico arriva in aiuto dell`oncologo, per scegliere un approccio il più possibile `su misura. Se ne è parlato a Roma in occasione del Forum internazionale sui test genomici, che puntano alla massima personalizzazione della cura. Solo nel Lazio le nuove diagnosi di tumore del seno sono ogni anno 4.200, quasi 2.000 casi a Roma, di cui circa il 15% `dubbiosi. Per scegliere in questi casi la terapia ad hoc il test prevede un prelievo di un campione di tessuto malato, nel corso dell`intervento o di una biopsia, e su questo si esegue uno studio genomico su 21 geni specifici, analizzandone l`interazione, la funzionalità - ovvero il preciso profilo molecolare - che permette di ipotizzare se il tumore è destinato a ripresentarsi a 10 anni dalla diagnosi e soprattutto se le chemioterapia è necessaria. Con una risposta in 10-14 giorni al massimo. Fondamentale è che il test venga eseguito prima dell`inizio di qualsiasi decisione al trattamento: dai dati in letteratura in un terzo delle pazienti l`oncologo ha potuto modificare il piano terapeutico evitando la chemio. "Disporre di un test genomico che si affianchi agli altri parametri di tipo anatomo-clinico e biologico - dichiara Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell`Istituto nazionale tumori Regina Elena-Ifo di Roma - consente di effettuare una indagine sulla natura del tumore molto più raffinata. Oggi questo tipo di analisi, mirate alla definizione della prognosi, è comunque possibile ma avviene solo tramite una valutazione immunoistochimica che si effettua sul pezzo istologico". 

 


Vedi allegato
 
31.01.2014
310 mila casi in una settimana, oltre 1,7 mln da inizio stagione

Da: MEDICINA

Continua l`ascesa della curva epidemica delle sindromi influenzali. Il numero di casi di sindrome influenzale in Italia, in questa settimana, è pari a circa 310.000, per un totale, dall`inizio della sorveglianza, di circa 1.717.000 casi. È quanto rileva il nuovo bollettino dei medici sentinella della rete Influnet. Il livello di incidenza totale è pari a 5,22 casi per mille assistiti. La fascia di età maggiormente colpita è ancora una volta quella dei bambini al di sotto dei cinque anni, in cui si osserva un brusco aumento del livello di incidenza pari a 16 casi per mille assistiti. Campania, Molise, Marche, Sardegna e Val d`Aosta le Regioni maggiormente colpite.



Vedi allegato
 
31.01.2014
In Italia tra 20 anni +40% diabetici, Amd lancia progetto Nice: un programma organico di formazione ed educazione per gestire malattia

Da: MEDICINA

 Tra 20 anni in Italia aumenterà (+40%) il numero delle persone con diabete rispetto al 2000. Oggi il 55% delle persone con diabete non rispetta i valori standard di emoglobina glicata (HbA1c). E sono troppi gli anziani con diabete in cura con farmaci non adeguati, perché a rischio di crisi ipoglicemiche. Per rilanciare l`appropriatezza delle cure nasce il progetto Nice messo a punto da dall`Amd, l`Associazione medici diabetologi e presentato a Milano. Il nuovo programma organico di formazione, educazione e comunicazione volto al miglioramento delle competenze dei professionisti, dell`organizzazione dell`assistenza e della gestione della malattia. "Pochi anni fa sono chiaramente emersi, da alcuni dei maggiori studi scientifici sul diabete, gli enormi vantaggi di una cura precoce e intensa, della malattia - spiega Antonio Ceriello, presidente Amd - intervenendo adeguatamente sin dal suo primo manifestarsi è possibile ridurre l`insorgenza delle complicanze a lungo termine, specialmente cardiovascolari. E trattare in maniera rigorosa il diabete con almeno 5 anni di anticipo può diminuire queste ultime di oltre il 40%, secondo i dati dello studio Steno-2". Secondo Nicoletta Musacchio, vice presidente Amd "il diabete è caratterizzato da numeri grandi e crescenti, è necessario agire quindi secondo equità e sostenibilità in modo da garantire l`accesso a cure di qualità per tutti - suggerisce Musacchio - la spesa per la cura del diabete nel nostro Paese, calcolata in circa 11 mld di euro, deriva per il 57% dai ricoveri ospedalieri legati alle complicanze della malattia, per il 29% dai farmaci antidiabetici e per la cura di condizioni concomitanti come ipertensione o ipercolesterolemia e per il 14% dalle prestazioni specialistiche. Ma ciò che preoccupa già oggi - ricorda l`esperto - se prendiamo, ad esempio, i dati dei consumi sanitari di Regione Lombardia, è che il 27,5% della popolazione costituita da malati cronici, 1 su 5 dei quali con diabete, assorbe da solo circa il 70% dei costi della sanità". 

 


Vedi allegato
 
31.01.2014
Obesità raddoppia rischio prostata ingrossata e disturbi

Da: MEDICINA

Chili di troppo e problemi alla prostata. La sindrome metabolica sembra infatti avere una influenza sull`iperplasia prostatica benigna e i sintomi urinari negli uomini over 50. Gli esperti ritengono inoltre che la sindrome metabolica sia correlata anche a una condizione di infiammazione cronica che colpirebbe, in maniera diversa, sia l`organismo nel suo insieme, sia la ghiandola prostatica, con sintomi urinari più marcati. "L`infiammazione cronica potrebbe rappresentare l`anello di congiunzione tra l`ipertrofia prostatica benigna e la sindrome metabolica e per questo una corretta alimentazione diventa fondamentale", spiega Furio Pirozzi Farina, associato di Urologia e direttore Uo Urologia andrologica dell`Aou di Sassari. La riduzione del grasso del giro vita - indotto da una dieta ad apporto calorico controllato con riduzione degli zuccheri, dei grassi totali, degli acidi grassi saturi e polinsaturi e del colesterolo - può determinare un rapido miglioramento dei disturbi urinari collegati all`ingrossamento della prostata e della funzione sessuale. "L`alimentazione ideale da consigliare a chi soffre di iperplasia prostatica benigna e sindrome metabolica dovrebbe associare cibi che non favoriscono l`infiammazione cronica ad alimenti a ridotto contenuto di grassi e zuccheri, capaci, quindi, di ridurre soprattutto l`aumento adiposo del giro vita e la glicemia. La giusta dieta deve prevedere un equilibrato apporto di acidi grassi polinsaturi: gli omega-3, presenti nei grassi animali e, particolare, in quelli di pesce (pesce azzurro, olio di pesce, crostacei) riducendo in maniera equilibrata gli omega-6, maggiormente presenti nei grassi vegetali", aggiunge Farina. Semaforo rosso quindi per le carni, fresche e conservate, i salumi e gli insaccati, le uova, le patatine fritte, i dolci, le bevande zuccherate, le farine raffinate ed i formaggi grassi, tutti alimenti ricchi di omega-6 e in grado quindi di favorire la produzione di sostanze ad effetto infiammatorio. 

 


Vedi allegato
 
30.01.2014
Scienziato tricolore al top, Italia non perda guerra dei cervelli. Mantovani (humanitas) recordman di citazioni, si faccia di più per attrarli

Da: Sanità

È il recordman italiano della scienza, il camice bianco da 77 mila citazioni che si è guadagnato la posizione più alta, fra i cervelli del Belpaese, nella nuova classifica Usa sui primi 400 scienziati più influenti al mondo. Ma per Alberto Mantovani, direttore scientifico dell`Irccs Humanitas di Rozzano e docente dell`università degli Studi di Milano - cervello non in fuga - è solo una conferma: lo scienziato è al top ormai da circa 15-20 anni, bandiera del `made in Italy` scientifico che il mondo ci invidia.  Essere nel gotha degli scienziati più influenti, "è un riconoscimento non solo per me", puntualizza, "ma anche per i miei collaboratori. Io non sono che la punta dell`iceberg. Il mio laboratorio attrae giovani scienziati e medici, età media 30 anni, da tutto il mondo - Brasile, India, Usa, Giappone, Croazia, Francia, Svizzera, Cuba, solo per citare alcuni Paesi - ed è importante in una situazione in cui perdiamo cervelli. A parte alcune isole felici, infatti - avverte - il nostro è un sistema ancora poco attrattivo per gli stranieri". Da qui l`appello: "Ora l`Italia non perda la guerra dei cervelli", chiede Mantovani.  "Oggi - spiega - stiamo vivendo un tempo in cui tutto il mondo è in lotta per accaparrarsi i migliori scienziati. Ma il nostro Paese partecipa a questa guerra in modo insufficiente". L`importanza di creare ‘in patria’ un ambiente internazionale "spesso sfugge", sottolinea lo scienziato. "Il modo migliore per aiutare gli italiani è offrire un ambiente stimolante, internazionale, che aiuti la crescita scientifica e umana". Ma c`è un altro risvolto, a parte il contributo alla produttività del Paese: "Avere cervelli stranieri in casa aiuta la cultura italiana. Questi giovani impareranno l`italiano, andranno a teatro, impareranno a mangiare e vestire italiano. Saranno lo sponsor migliore per promuovere l`Italia". Per questo, è il monito di Mantovani, "bisognerebbe fare di più". L`Italia, ricorda, "spende in ricerca scientifica forse la metà rispetto ai suoi competitor, ed è un gravissimo handicap". Riconoscimenti come l`inserimento di nomi illustri del Belpaese nella `top 400` degli scienziati più influenti - classifica stilata secondo un nuovo metodo di misurazione sviluppato da un gruppo di ricercatori americani, e pubblicato sull``European Journal of Clinical Investigation` - hanno un valore: "Ci ricordano che il Paese ha un patrimonio intellettuale e di passione che lo rende capace di contribuire allo sviluppo scientifico, ai massimi livelli. Un patrimonio su cui si dovrebbe decidere di investire, è l`unica speranza per il futuro dei nostri giovani. Oggi, invece, si investe poco e male".  Non è solo questione di spesa, riflette Mantovani: "Io e altri colleghi, sotto diverse etichette, abbiamo identificato lacci e lacciuoli che ostacolano la ricerca. Chiediamo che almeno ci venga ‘alleggerito lo zaino’, se non ci verranno date più risorse. Si tratta di punti che abbiamo presentato a 3 ministri, speriamo sia la volta buona". Mantovani si sofferma sui dati più recenti sulla produzione scientifica, "dati che mostrano come l`Italia contribuisce al progresso scientifico in modo sproporzionato rispetto ai finanziamenti e al numero dei ricercatori: meno della metà in confronto a paesi come Francia, Germania e Inghilterra, ma a questo corrisponde una produttività scientifica confrontabile. Anche se siamo disarmati ci battiamo bene. È un`indicazione: si può contare sulla ricerca italiana".  Allo stesso modo, nel mondo della medicina, si può contare sull`immunologia. Facile parallelismo: l`Italia è un Paese piccolo rispetto a colossi della ricerca come gli Usa, ma offre un gran contributo. Così "l`immunologia è una disciplina piccola che ha avuto un`influenza sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. Sappiamo che c`è una componente immunologica in patologie molto diverse che vanno dal cancro alle malattie cardiovascolari, metaboliche e del sistema nervoso centrale. E l`immunologia è diventata un modo con cui guardiamo e leggiamo buona parte della medicina contemporanea. Un cambiamento a cui noi italiani abbiamo contribuito", sottolinea. 
 
 

 



Vedi allegato
 
30.01.2014
Alimenti, in Francia piano salutista, no a spot tv e più tasse per cibo spazzatura. Proposte misure innovative per premiare qualità e buone abitudini

Da: MEDICINA

Francia pronta alla ‘rivoluzione alimentare’, con un Piano salutista che premia la qualità a tavola e le buone abitudini anti-obesità. Limitazioni delle pubblicità di alimenti in tv, tasse e sovvenzioni modulate rispetto alla qualità nutrizionale, coupon per il ritiro di frutti e legumi, sono solo alcune raccomandazioni di un Rapporto presentato al ministro della Salute - `Proposte per un nuovo slancio della politica nutrizionale francese di sanità pubblica nel quadro della strategia nazionale della sanità` - da Serge Hercberg, specialista della nutrizione dell`Inserm incaricato di realizzare il dossier.  Per l`esperto serve cambiare decisamente registro, visto che le precedenti iniziative, come le carte siglate con gli industriali per gli impegni di responsabilità, non hanno funzionato. Tra le iniziative indicate dal Piano: un logo e imballaggi con un sistema di colori per permettere ai consumatori di individuare facilmente (combinando i colori o individuando il logo) gli alimenti equilibrati negli scaffali del supermercato; cartelli basati su questo sistema dovrebbero essere affissi anche nei locali tipo fast food e pubblicizzati negli spot che fanno riferimento ad alimenti e pietanze. Si punta poi a introdurre tasse proporzionali alla qualità nutrizionale. Ad esempio: il muesli naturale, il pane integrale o i fagioli potrebbero avere una riduzione di determinate tasse (tipo Iva), mentre le patatine fritte avrebbero imposte più elevate.  E ancora, limitazioni per le promozioni pubblicitarie di alimenti durante il giorno con ‘tagli’ decisi al volume di pubblicità su tutti i canali (tv, radio, internet, carta stampata) per bevande zuccherate e cibo salato; distribuzione ai cittadini più svantaggiati di coupon per il ritiro di frutta e verdura; ridurre il sale nel pane e aumentare le fibre; introdurre "coupon sport` per facilitare e promuovere l`attività fisica, in particolare per i bambini di famiglie svantaggiate



Vedi allegato
 
29.01.2014
Ema rivaluta contraccettivi d`emergenza in donne con peso elevato

Da: Sanità

L`Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha avviato una rivalutazione dei contraccettivi di emergenza per valutare se l`aumento del peso corporeo e dell`indice di massa corporea riduca l`efficacia di questi medicinali nel prevenire una gravidanza non voluta, conseguente a un rapporto sessuale non protetto o al fallimento contraccettivo. L`Ema valuterà l`impatto dei nuovi dati secondo cui un elevato peso corporeo potrebbe compromettere l`efficacia dei contraccettivi di emergenza. Si valuterà se apportare eventuali modifiche alle informazioni per tutti i medicinali contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel o ulipristal acetato, indica una nota.  La rivalutazione è stata avviata su richiesta dell`Agenzia svedese regolatoria dei medicinali. Segue a una procedura che si è conclusa nel mese di novembre 2013 per Norlevo, contraccettivo di emergenza contenente levonorgestrel, con l`aggiunta delle seguenti riassunto delle caratteristiche del prodotto: `Negli studi clinici, l`efficacia contraccettiva è risultata ridotta nelle donne che pesano 75 kg o più e il levonorgestrel non si è dimostrato efficace nelle donne che pesavano più di 80 kg`. Attualmente questa informazione non è presente negli altri contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel. Per ulipristal acetato, nessuna informazione per quanto riguarda il peso della donna o l`indice di massa corporeo è attualmente incluso nelle informazioni sul medicinale. 

 



Vedi allegato
 
29.01.2014
Alzheimer, pesticidi come ddt moltiplicano rischio. Studio, nei malati livelli 4 volte maggiori di sostanza spia di esposizione a insetticida

Da: MEDICINA

L`esposizione a pesticidi come il Ddt può aumentare il rischio di ammalarsi di Alzheimer. È la conclusione di uno studio americano pubblicato su `Jama Neurology`, condotto su 86 pazienti colpiti dal ‘ladro della memoria’ e 79 persone sane. Dall`indagine emerge che i malati di Alzheimer, rispetto al gruppo controllo, hanno livelli quasi 4 volte superiori di Dde, il metabolita più persistente del Ddt, quindi una sostanza-spia dell`esposizione all`insetticida. E nei pazienti in cui questa ‘scoria’ del Ddt mostra livelli particolarmente alti, il rischio di Alzheimer passa da 1 a 4. Se i pesticidi sono già finiti sotto accusa per un possibile aumento della probabilità di ammalarsi di Parkinson, "questo è uno dei primi studi che identifica un forte fattore di rischio ambientale per l`Alzheimer", sottolinea il co-autore Allan Levey, direttore dell`Emory`s Alzheimer`s Disease Research Center e a capo della Neurologia dell`Emory University School of Medicine. "L`entità di questa possibile correlazione è notevole: paragonabile - precisa - al `pesò del principale fattore di rischio genetico". In laboratorio gli scienziati hanno fatto anche luce sul possibile meccanismo d`azione dei pesticidi: l`esposizione di neuroni di ratto a elevate concentrazioni di Ddt o Dde, paragonabili a quelle osservate nelle persone più esposte a queste sostanze, aumenta infatti i livelli della proteina precursore della beta-amiloide, principale componente delle placche cerebrali dei malati di Alzheimer. In alcuni Paesi del mondo l`uso agricolo del Ddt è stato vietato solo in tempi abbastanza recenti. Ma anche negli Usa, dove il bando risale al 1972 (in Italia al `78), "siamo ancora esposti a queste sostanze chimiche - avverte Jason Richardson, docente di medicina ambientale e occupazionale alla Rutgers-Robert Wood Johnson Medical School, autore principale dello studio e di precedenti ricerche sul legame fra pesticidi e Parkinson - sia perchè si mangiano prodotti provenienti da altri Paesi, sia perchè il Dde persiste a lungo nell`ambiente" e potrebbe accumularsi andando avanti con l`età. Il che spiegherebbe anche perché l`Alzheimer è una patologia dell`età anziana. Nel 2006 l`Organizzazione mondiale della sanità invitò a riconsiderare l`utilizzo del Ddt per la lotta alla malaria in Africa.

 



Vedi allegato
 
28.01.2014
Ema rivaluta contraccettivi d`emergenza in donne con peso elevato

Da: Sanità

L`Agenzia europea dei medicinali (Ema) ha avviato una rivalutazione dei contraccettivi di emergenza per valutare se l`aumento del peso corporeo e dell`indice di massa corporea riduca l`efficacia di questi medicinali nel prevenire una gravidanza non voluta, conseguente a un rapporto sessuale non protetto o al fallimento contraccettivo. L`Ema valuterà l`impatto dei nuovi dati secondo cui un elevato peso corporeo potrebbe compromettere l`efficacia dei contraccettivi di emergenza. Si valuterà se apportare eventuali modifiche alle informazioni per tutti i medicinali contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel o ulipristal acetato, indica una nota.  La rivalutazione è stata avviata su richiesta dell`Agenzia svedese regolatoria dei medicinali. Segue a una procedura che si è conclusa nel mese di novembre 2013 per Norlevo, contraccettivo di emergenza contenente levonorgestrel, con l`aggiunta delle seguenti riassunto delle caratteristiche del prodotto: `Negli studi clinici, l`efficacia contraccettiva è risultata ridotta nelle donne che pesano 75 kg o più e il levonorgestrel non si è dimostrato efficace nelle donne che pesavano più di 80 kg`. Attualmente questa informazione non è presente negli altri contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel. Per ulipristal acetato, nessuna informazione per quanto riguarda il peso della donna o l`indice di massa corporeo è attualmente incluso nelle informazioni sul medicinale.  



Vedi allegato
 
28.01.2014
Alzheimer, pesticidi come ddt moltiplicano rischio. Studio, nei malati livelli 4 volte maggiori di sostanza spia di esposizione a insetticida

Da: MEDICINA

 L`esposizione a pesticidi come il Ddt può aumentare il rischio di ammalarsi di Alzheimer. È la conclusione di uno studio americano pubblicato su `Jama Neurology`, condotto su 86 pazienti colpiti dal ‘ladro della memoria’ e 79 persone sane. Dall`indagine emerge che i malati di Alzheimer, rispetto al gruppo controllo, hanno livelli quasi 4 volte superiori di Dde, il metabolita più persistente del Ddt, quindi una sostanza-spia dell`esposizione all`insetticida. E nei pazienti in cui questa ‘scoria’ del Ddt mostra livelli particolarmente alti, il rischio di Alzheimer passa da 1 a 4. Se i pesticidi sono già finiti sotto accusa per un possibile aumento della probabilità di ammalarsi di Parkinson, "questo è uno dei primi studi che identifica un forte fattore di rischio ambientale per l`Alzheimer", sottolinea il co-autore Allan Levey, direttore dell`Emory`s Alzheimer`s Disease Research Center e a capo della Neurologia dell`Emory University School of Medicine. "L`entità di questa possibile correlazione è notevole: paragonabile - precisa - al `pesò del principale fattore di rischio genetico". In laboratorio gli scienziati hanno fatto anche luce sul possibile meccanismo d`azione dei pesticidi: l`esposizione di neuroni di ratto a elevate concentrazioni di Ddt o Dde, paragonabili a quelle osservate nelle persone più esposte a queste sostanze, aumenta infatti i livelli della proteina precursore della beta-amiloide, principale componente delle placche cerebrali dei malati di Alzheimer. In alcuni Paesi del mondo l`uso agricolo del Ddt è stato vietato solo in tempi abbastanza recenti. Ma anche negli Usa, dove il bando risale al 1972 (in Italia al `78), "siamo ancora esposti a queste sostanze chimiche - avverte Jason Richardson, docente di medicina ambientale e occupazionale alla Rutgers-Robert Wood Johnson Medical School, autore principale dello studio e di precedenti ricerche sul legame fra pesticidi e Parkinson - sia perchè si mangiano prodotti provenienti da altri Paesi, sia perchè il Dde persiste a lungo nell`ambiente" e potrebbe accumularsi andando avanti con l`età. Il che spiegherebbe anche perché l`Alzheimer è una patologia dell`età anziana. Nel 2006 l`Organizzazione mondiale della sanità invitò a riconsiderare l`utilizzo del Ddt per la lotta alla malaria in Africa.

 


Vedi allegato
 
27.01.2014
Uomini ricordano meno delle donne, c`è conferma scientifica Studio norvegese, ecco perché scordano anniversari e compleanni

Da: MEDICINA

È ufficiale: gli uomini ricordano meno delle donne e in particolare sono "allergici" a nomi e date. Per questo, ad esempio, scordano anniversari importanti e compleanni, gettando nello sconforto fidanzate e mogli. A dimostrarlo una ricerca dell`Università norvegese di scienza e tecnologia, pubblicata sulla rivista Bmc Psychology. Il professor Jostein Holmen e il suo team hanno condotto uno studio su larga scala, che ha coinvolto circa 37mila persone, alle quali è stato sottoposto un questionario con nove domande sulla capacità di ricordare. In particolare ai partecipanti allo studio è stato chiesto se avevano talvolta difficoltà a ricordare le cose, se riuscivano a dire con esattezza cosa stessero facendo un anno fa o se erano capaci di ricordare in dettaglio alcune conversazioni. Il risultato è stato che gli uomini ricordavano peggio delle donne, in particolare nomi e date. Messi alla prova sui nomi, infatti, dichiaravano di avere difficoltà a ricordare l`86,5 per cento delle donne e l`89,7 per cento degli uomini, mentre per le date la stessa problematica riguardava il 79,4 per cento degli uomini e il 64,7 per cento delle donne. "Si parla molto del fatto che le donne ricordino più degli uomini, ma non abbiamo ancora capito perché. Questo rimane ancora un mistero irrisolto", ha affermato Holmen.
 

 



Vedi allegato
 
27.01.2014
Denti: dentifricio fluoro evita macchie in bimbi con apparecchio

Da: MEDICINA

I bambini che portano l`apparecchio potrebbero evitare le macchie bianche che appaiono sui denti quando lo si toglie usando un dentifricio arricchito di fluoro. Lo afferma uno studio dell`Università di Malmoe pubblicato dalla rivista European Journal of Orthodontics. Lo studio è stato compiuto su 400 bambini, metà dei quali ha usato un dentifricio con 5mila parti per milione di fluoro mentre l`altra metà uno con mille parti per milione, corrispondente alla quantità presente nei normali prodotti commerciali. Dopo 1,8 anni d`uso il 45 per cento dei bambini con il dentifricio normale ha sviluppato le macchie bianche, mentre nell`altro gruppo la percentuale è risultata del 34,6 per cento, corrispondente a una diminuzione del rischio di circa un terzo 



Vedi allegato
 
27.01.2014
Tumori: duplicazione Dna in cancro intestino indica aggressività

Da: Oncologia

Una duplicazione accidentale nel Dna delle cellule del tumore dell`intestino è un buon indice della sua aggressività, e può aiutare i medici a decidere che tipo di trattamento adottare. Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista `Cancer Discovery` del centro ricerche Cancer Research UK. Nello studio, durato due anni, i ricercatori hanno cresciuto in laboratorio delle cellule tumorali normali insieme a delle cellule in cui il Dna era duplicato, un evento che può accadere in vivo quando ci sono problemi nella replicazione. Le cellule con il genoma doppio si sono rivelate più instabili e più suscettibili di accumulare ulteriori danni, un processo che aumenta la resistenza alle terapie. Il risultato è stato confermato su 500 pazienti con tumore all`intestino. "Identificare fin dall`inizio i tumori con le cellule mutate può servire a predire l`andamento - spiegano gli autori - e quindi a scegliere trattamenti aggressivi per evitare la diffusione"
 

 



Vedi allegato
 
24.01.2014
Influenza, boom di casi, 270 mila italiani a letto in una settimana. Bollettino certifica ‘brusco aumento’, 1,4 mln i connazionali colpiti finora

Da: MEDICINA

Boom di casi di influenza in Italia. Il nuovo bollettino dei medici sentinella della rete Influnet certifica nell`ultima settimana "un brusco aumento del livello di incidenza", con un`impennata della curva che disegna l`andamento dell`infezione: dal 13 al 19 gennaio sono finiti a letto 270 mila italiani, e da inizio stagione gli influenzati salgono complessivamente a quota 1 milione e 388 mila. Campania, Molise e Lazio le regioni più colpite.  L`incidenza totale è pari a 4,54 casi per mille assistiti. Tra i bimbi da 0 a 4 anni il dato schizza a 12,06 casi per mille, nella fascia 5-14 anni l`incidenza è di 6,57 per mille, dai 15 ai 64 anni di 4,20 per mille e tra gli over 65 di 1,81 per mille.  "Continua a crescere il livello dell`incidenza delle sindromi influenzali - si legge nel report - dopo una lieve flessione, più evidente nelle fasce di età pediatrica, dovuta alla chiusura prolungata delle scuole nel periodo delle festività natalizie". Comunque "il valore dell`incidenza, nell`attuale stagione, è inferiore a quello registrato nella maggior parte delle precedenti stagioni influenzali". 

 



Vedi allegato
 
24.01.2014
Lancet, possibile azzerare morti insufficienza renale entro 2025. Direttore rivista e nefrologo Remuzzi, una sfida da vincere

Da: MEDICINA

"Zero morti per insufficienza renale acuta nel mondo entro il 2025". Una sfida che si può vincere, secondo Giuseppe Remuzzi, presidente della Società internazionale di nefrologia, co-autore insieme al direttore di `Lancet` Richard Horton di un articolo pubblicato sulla rivista medico-scientifica. L`intervento racconta la storia di un contadino boliviano di 28 anni, padre di due bambini, ricoverato in ospedale per insufficienza renale acuta: i reni non funzionano più e se non si interviene presto morirà. Ma nell`ospedale dove l`uomo è stato ricoverato sono attrezzati per fare la dialisi peritoneale. In pochi giorni migliora, la sua funzione renale a poco a poco riprende e dopo qualche settimana l`uomo è completamente guarito e può ritornare al suo lavoro e ai suoi figli.  Purtroppo, sottolineano Remuzzi e Horton nell`articolo, nel mondo storie come questa hanno spesso un esito diverso. Ogni anno oltre 13 milioni di persone muoiono di insufficienza renale acuta. E di queste, 11 milioni vivono nei Paesi a basso reddito. Per la stragrande maggioranza si tratta di giovani adulti, persone attive la cui perdita costituisce un grave danno per le società socio-economicamente fragili di cui fanno parte. Il problema è che nei Paesi poveri la dialisi non è quasi mai disponibile: vi può accedere meno del 5% dei pazienti che ne avrebbero bisogno, specie nell`Africa sub-sahariana. Soprattutto perchè costa e perchè per farla serve una certa organizzazione. "In realtà il costo è sì elevato ma per l`emodialisi (che richiede apparecchiature complesse, personale addestrato, eccetera) - precisano gli esperti - non per la dialisi peritoneale, che può essere altrettanto efficace e consentire di curare l`insufficienza renale acuta come dimostrano esperienze oltre che in Bolivia, in Tanzania e in altri Paesi in via di sviluppo". Remuzzi, direttore Ricerca dell`Istituto Mario Negri di Bergamo, come presidente dell`International Society of Nephrology ha deciso di lanciare il programma globale `0 by 25`: "Zero morti da insufficienza renale acute entro il 2025. Con la collaborazione di tutti si può fare". L`obiettivo è "che l`accesso alle cure per l`insufficienza renale acuta sia considerato un diritto fondamentale dell`uomo". Il piano d`azione prevede 4 punti: "Sviluppo di un modello per fornire programmi di prevenzione al livello locale; costituzione di piccole unità di diagnosi e pronto intervento per le aree remote comprendenti anche dotazioni per la dialisi peritoneale d`urgenza; sviluppo di centri ospedalieri specializzati per la cura dei pazienti con insufficienza renale acuta in condizioni critiche; coinvolgimento dei responsabili delle istituzioni sanitarie pubbliche".

 



Vedi allegato
 
23.01.2014
Lo studio, stimolo elettrico efficace in 70% casi contro mal di testa

Da: MEDICINA

 Benefici per oltre 7 pazienti su 10 affetti da mal di testa cronico con relativa riduzione di analgesici e un complessivo miglioramento della qualità della vita. Questi i risultati della ricerca presentata a Las Vegas a durante il meeting annuale della North American Neuromodulation Society diretta da Paul Verrils e di prossima pubblicazione su `Neuromodulation`, sull`applicazione della neurostimolazione sottocutanea a persone che soffrono di mal di testa cronico.  "L`elettrostimolazione è una tecnica relativamente nuova - illustra Giovanni Frigerio, medico anestesista, terapista del dolore del Barolat neuromodulation institute europe di Appiano Gentile (Como) - che si basa su una stimolazione elettrica del sistema nervoso periferico che sostituisce il dolore con un altro impulso". "Una volta che sono escluse patologie correlate - aggiunge Frigerio - la neurostimolazione sottocutanea si è rivelata una valida alternativa ai farmaci. È molto praticata in America - spiega ancora Frigerio - dove è stata introdotta dal 2000 grazie alle intuizioni dell`italiano Giancarlo Barolat, considerato uno dei maggiori esperti al mondo per la cura del dolore".  La ricerca ha coinvolto per oltre 4 anni 83 pazienti che soffrono di mal di testa, si legge in una nota, a cui sono stati impiantati uno o più elettrodi sottocutanei nelle zone dove avevano più dolore. Di questi, 60 pazienti hanno dichiarato di avere avuto un miglioramento in seguito all`innesto e 41 di essi hanno riportato un miglioramento di oltre il 50%. L`83% delle persone coinvolte ha ridotto l`uso di analgesici o di farmaci profilattici (presi all`insorgenza dei sintomi o preventivi) e sono anche state osservate diminuzione di disabilità e depressione. In 10 casi è stata necessaria una revisione chirurgica (risistemazione elettrodo), ma non sono state riportate complicazioni a lungo termine. "A lungo andare i farmaci danno spesso assuefazione e diventano meno efficaci - conclude Frigerio - ecco perchè è importante individuare cure alternative".

 


Vedi allegato
 
23.01.2014
Studio danese, anche diabete tra `malattie da smog`

Da: MEDICINA

A riposo respiriamo circa 12-15 volte al minuto, e ogni volta cambiamo circa un litro di aria, più o meno inquinata. Una quantità giornaliera pari a circa venti metri cubi di aria che - con il suo contenuto di smog - può fare la differenza tra salute e malattia. "Attacchi di asma, tosse, sibili, malattie cardiovascolari, tumore al polmone, ma anche il diabete sono risultate malattie legate all`inquinamento", secondo uno studio condotto da Ole Hertel della Aarhus University, insieme a colleghi danesi dell`Università di Copenhagen.  "L`elenco delle malattie" legate all`inquinamento "in Danimarca è lungo, ma questo non significa che abbiamo l`aria peggiore del mondo. Questa si trova piuttosto in Asia, Africa e Sud America. Ma anche nell`ambiente `moderatamente inquinatò delle città danesi troviamo molti gravi problemi legati all`aria che respiriamo ogni giorno", spiega Hertel. "Anche il diabete, come abbiamo scoperto con sorpresa". I ricercatori hanno incrociato i registri sanitari con modelli che mappano l`inquinamento a livello dell`indirizzo dei singoli soggetti, per evidenziare il legame tra i veleni nell`aria e la salute.
 
 

 



Vedi allegato
 
23.01.2014
Studio rivela, abbassare i caloriferi aiuta a dimagrire. Scienziati, temperature alte ingrassano, `allenarsì a vivere sotto i 20 gradi

Da: MEDICINA

Abbassare i caloriferi aiuta a dimagrire. In generale fa bene alla salute e non richiede grossi sforzi, perchè a un freddo moderato l`organismo si abitua in fretta. Parola di un gruppo di scienziati olandesi autori di uno studio pubblicato sulla rivista `Trends in Endocrinology & Methabolism`. Wouter van Marken Lichtenbelt e colleghi, del Maastricht University Medical Center, dicono no a uffici e abitazioni bollenti: trascorriamo al chiuso il 90% della giornata, e se nella società moderna i problemi di peso sono in aumento - avvertono - è anche colpa delle temperature troppo elevate. Il consiglio è di `allenarsì a vivere sotto i 20 gradi.  Uno studio giapponese ha già dimostrato che passando 2 ore al giorno a 17 °C, per 6 settimane, si ottiene un calo del grasso corporeo. E ora i ricercatori olandesi hanno osservato che, trascorrendo 6 ore al giorno a temperature ridotte per un periodo di 10 giorni, aumenta la percentuale di grasso bruno (l`adipe `buonò brucia-calorie), ci si sente meglio e si resiste senza problemi anche a 15 °C.  Gli scienziati hanno scoperto che il grasso bruno non è un`esclusiva dei bambini, ma che anche gli adulti ne sono dotati. Alcuni più di altri. Almeno nei giovani e fino alla mezza età, spiegano i ricercatori, la produzione di calore legata alle basse temperature ambientali rappresenta fino al 30% del monte energetico totale. Il che significa che ruotare in direzione `freddò la manopola del termostato può influenzare significativamente il dispendio energetico individuale. "Nella maggior parte degli edifici - scrivono gli scienziati olandesi - la temperatura interna è regolata in modo da ridurre al minimo la quota di persone insoddisfatte", quelle che lamentano di avere i brividi per il troppo freddo e non tolgono la sciarpa nemmeno alla scrivania. Il risultato è che "in inverno si toccano temperature elevate. Sia negli uffici o nelle abitazioni private, e ancora di più negli ospedali e nelle case di cura".  Ma "con la mancanza di una variabilità termica", e quindi con l`esposizione costante a temperature `tropicalì, "intere popolazioni possono essere inclini a sviluppare malattie come l`obesità", assicurano i ricercatori. "Inoltre, le persone diventano vulnerabili ai cambiamenti improvvisi della temperatura ambientale". In altre parole, risultano più esposte a raffreddori e virus stagionali quando escono all`aperto e l`escursione termica è troppo grande.
 

 



Vedi allegato
 
22.01.2014
Bebè prematuri, da Milano progetto Ue contro danni cervello. 3 anni per ridurre casi dal 25 al 20%, in Europa più di 25 mila bimbi a rischio

Da: MEDICINA

Una sorveglianza speciale per il cervello dei bebè prematuri. Obiettivo: monitorarlo millimetro per millimetro con una tecnica non invasiva, vigilando sullo stato di ossigenazione, pronti a intervenire in tempo reale qualora scattasse un segnale di sofferenza. È la strategia su cui poggia `BabyLux`, un progetto europeo che parte da Milano dove si è svolto un incontro, e coinvolge in tutto 9 partner del Vecchio continente. La missione? Ridurre dal 25 al 20% i casi di danni cerebrali in questi neonati fragili. Oltre mille bimbi con disabilità in meno ogni anno.  Il progetto ha appena debuttato e avrà una durata di 3 anni, alla fine dei quali ci sarà una fase di sperimentazione. A lanciare questa tecnica innovativa in grado di rilevare con precisione l`ossigeno nel cervello sono Italia, Spagna, Germania e Danimarca. Il progetto coinvolge Politecnico di Milano, Fondazione Politecnico di Milano, Icfo - Institute of Photonic Sciences, Fraunhofer Institute for Production Technology Ipt Hemophotonics Sl, PicoQuant GmbH, Competitive Network Sl, Region Hovedstaden e Policlinico di Milano, con un finanziamento del 50% della Comunità europea.  Gli scienziati sono partiti a gennaio. E alla fine del triennio di lavoro la sperimentazione, della durata di 6 mesi, si terrà nella Neonatologia dell`ospedale Mangiagalli - Policlinico di Milano e nel Rigshospitalet di Copenaghen. Il monitoraggio si basa sulla tecnica a segnali ottici `Nirs`. Africa e Asia sono le zone più colpite dalle nascite pretermine, mentre in Europa il fenomeno, pur caratterizzato da un`incidenza nettamente minore, coinvolge più di 25 mila casi ad alto rischio. Lo strumento al centro del progetto consentirà ai neonatologi di avere un quadro il più possibile veritiero della situazione cerebrale e di intervenire prontamente in caso di necessità per evitare serie complicazioni cliniche nel bambino come disbilità cognitive e fisiche permanenti. I medici potranno tenere d`occhio nei primi mesi di vita lo sviluppo del cervello del neonato e verificare quanto ossigeno sia realmente presente nella corteccia cerebrale, oltre a controllare la regolarità del flusso sanguigno. BabyLux, spiegano i promotori, nasce dall`analisi di "dati preoccupanti sulla crescita delle nascite premature" e dall`esigenza di ridurre possibili complicanze cliniche. Secondo una ricerca del 2012 curata, tra gli altri, dall`Organizzazione mondiale della sanità - The Global Action Report - ogni anno sono 15 milioni i bebè nati prematuri. Di questi, 1,1 milioni muoiono per complicazioni legate alla nascita pretermine.  L`80% dei bambini prematuri nasce tra la 32esima e la 37esima settimana di gestazione e la maggior parte potrebbe sopravvivere con un`assistenza sanitaria adeguata. I bambini più prematuri (nati a meno di 28 settimane dalla gestazione), e quindi esposti a maggior rischio, rappresentano invece lo 0,5% di tutti i neonati. Una percentuale che, tradotta in numero, equivale a più di 25 mila casi l`anno in Europa. Questi bambini hanno un alto rischio di morte, circa il 20%. In genere rimangono in terapia intensiva per diverse settimane e poi in ospedale per 2-3 mesi prima di andare a casa. Ma uno su 4 cresce con qualche tipo di handicap, soprattutto a causa di lesioni cerebrali. 



Vedi allegato
 
22.01.2014
Lo studio, lavorare di notte getta il corpo nel `caos`

Da: MEDICINA

Il lavoro notturno getta il corpo nel caos e potrebbe causare danni alla salute a lungo termine, avvertono i ricercatori dello Sleep Research Centre del Surrey (Gb) sulla rivista `Proceedings of the National Academy of Sciences`. Già in passato era stato dimostrato che svolgere il proprio mestiere dopo una certa ora comporta tassi più alti di diabete di tipo 2, attacchi cardiaci e cancro. Ora gli scienziati britannici hanno scoperto che il lavoro notturno turba il nostro organismo a un livello molecolare ancora più profondo.  Il corpo umano ha un proprio ritmo naturale, il noto ‘orologio biologico’ che fa in modo che si dorma la notte e si sia attivi durante il giorno. Questo consente che si regolino correttamente gli ormoni, la temperatura corporea, le capacità atletiche, l`umore e la funzione del cervello. Lo studio ha seguito 22 persone il cui corpo è stato ‘sconvolto’ dal passaggio a un stile di vita normale a quello di un lavoratore assegnato al turno di notte.  Gli esami del sangue hanno mostrato che normalmente il 6% dei geni sono ‘settati’ per essere più o meno attivi in momenti specifici della giornata. Ma dopo che i volontari hanno lavorato tutta la notte, "oltre il 97% dei geni sono andati fuori sincronia e questo spiega anche perché ci sentiamo così male per il jet lag dovuto a un lungo viaggio, oppure se dobbiamo lavorare a turni irregolari", spiega Simon Archer, uno dei ricercatori dell`Università del Surrey. Secondo gli esperti tutti i tessuti del corpo hanno il loro ritmo quotidiano, ma con i turni di notte questo viene ‘scombussolato’, con il cuore che lavora in modo non sincronizzato ai reni, per esempio, o al cervello. "È come vivere in una cosa dove c`è un orologio che segna un`ora diversa in ogni stanza, cosa che ovviamente porta al caos", spiegano, puntualizzando che anche se il loro è uno studio a breve termine, "si può immaginare cosa questo possa comportare per la salute".



Vedi allegato
 
21.01.2014
Pediatria, esperto Gb, no agli energy drink nelle scuole

Da: MEDICINA

Gli energy drink con caffeina e zucchero andrebbero vietati nelle scuole. Lo sostiene un esperto britannico consulente per il Governo, convinto che i quantitativi di zucchero e caffeina presenti in questi prodotti espongono i bambini al rischio di diventare iperattivi e fuori controllo. Nel Paese produttori e rivenditori hanno adottato un bando volontario contro la vendita di queste bevande sotto i 16 anni, ma non ci sono leggi che regolino la materia, come si legge sulla stampa inglese, dove rimbalzano le parole di John Vincent, che fa parte di una squadra arruolata dal Governo per migliorare la qualità e i valori nutrizionali dei pasti seguiti ai ragazzini in base allo School Food Plan.  Una lattina di energy drink può contenere l`equivalente di oltre 13 cucchiaini di zucchero e 160 mg di caffeina. Secondo Vincent, dunque, "gli enery drink sono in effetti un`altra forma di droga" per i bambini, e dovrebbero essere banditi dalle scuole. Dalla Food Standard Agency ricordano che i bambini dovrebbero limitare il consumo di drink ricchi di caffeina, mentre dalla British Sof Drink Association precisano: "Gli energy drink ricchi di caffeina non sono Raccomandati in Gran Bretagna per il consumo da parte dei bambini".  



Vedi allegato
 
21.01.2014
‘Effetto estate’, prendere il sole riduce la pressione. Il test su 24 persone, risultati misurabili

Da: MEDICINA

Il sole bacia i belli e soprattutto abbassa la pressione. L`esposizione della pelle alla luce solare, secondo uno studio, può aiutare a ridurre la pressione sanguigna e dunque il rischio di infarto e ictus, come emerge da un lavoro pubblicato sul `Journal of Investigative Dermatology`. I ricercatori delle Università di Southampton e di Edimburgo dimostrano che la luce solare - anche quella delle lampade - altera i livelli di una piccola molecola messaggero, l`ossido nitrico (NO), nella pelle e nel sangue, riducendo così la pressione.  "La molecola - spiega Martin Feelisch, professore di Medicina sperimentale e biologia integrativa presso l`Università di Southampton - insieme con i suoi sottoprodotti, abbondanti nella pelle, è coinvolta nella regolazione della pressione. Quando vengono esposte alla luce del sole, piccole quantità di ossido nitrico vengono trasferite dalla pelle alla circolazione". Risultato: "La pressione si riduce, così come il rischio di infarto e ictus". Nello studio la pelle di 24 individui sani è stata esposta ai raggi ultravioletti di lampade abbronzanti, per due sessioni di 20 minuti ciascuna. Nella prima i volontari sono stati sottoposti a raggi Uva e al calore delle lampade, mentre nella seconda i raggi Uv sono stati bloccati in modo che solo il calore arrivasse alla pelle. I risultati suggeriscono che l`esposizione a raggi Uva dilati i vasi sanguigni, riducendo significativamente la pressione e alterando i livelli dei metaboliti di ossido nitrico in circolazione, senza modificare i livelli di vitamina D. "Risultati significativi", commenta lo studioso.  "Potrebbe essere il momento opportuno per rivalutare i rischi e i benefici della luce solare per la salute umana. Evitare l`esposizione al sole in eccesso - ricorda - è fondamentale per prevenire il cancro della pelle, ma non farlo affatto, per paura o per un certo stile di vita, potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiovascolari". Ora il team punta ad approfondire la ricerca per "individuare nuove strategie nutrizionali mirate a massimizzare la capacità della pelle di immagazzinare ossido nitrico e ‘indirizzarlo’ al sistema circolatorio in modo più efficiente". 

 



Vedi allegato
 
21.01.2014
Tumori, abuso alcol aumenta rischio per over 65. Studio condotto dall`Istituto Mario Negri di Milano

Da: MEDICINA

Rischio tumori più alto per gli anziani che alzano troppo il gomito. Per chi beve 5 o più bicchieri al giorno, il rischio di contrarre un tumore al cavo orale, alla faringe, all`esofago, al pancreas e alla laringe è infatti più elevato. È quanto emerge da uno studio promosso dall`Osservatorio permanente sui giovani e l`alcol e condotto dal Dipartimento di Epidemiologia dell`Istituto Mario Negri di Milano, presentato al convegno ‘Le bevande alcoliche tra stili alimentari e conseguenze per la salute’, organizzato dalla Seconda Università di Napoli. La ricerca, di fatto, conferma la correlazione tra il forte consumo di alcol e una più alta percentuale di tumore al tratto digerente nelle persone anziane.  Lo studio ha esaminato una popolazione di anziani che sono stati valutati rispetto al comportamento del bere (bevitori nel corso della vita, ex bevitori), alle quantità consumate (consumatori regolari, moderati e forti bevitori), ai modelli di consumo (come ad esempio il bere in concomitanza oppure lontano dai pasti), e, infine, rispetto al momento di cessazione del consumo.  La ricerca ha evidenziato che nei giovani anziani (60-69enni) e negli ultra 70enni risulta confermato un forte aumento di rischio di cancro di cavo orale e faringe, esofago, pancreas e laringe a livelli molto elevati di consumo di alcol (5 o più bicchieri al giorno). E ancora. Per consumi lievi o moderati, ovvero fino a meno di 3 bicchieri al giorno, non sono emerse associazioni con la maggior parte dei tumori esaminati. A questi livelli di consumo, i rischi di tumore dell`alto apparato digerente erano aumentati del 20-30% circa, ma il numero limitato di casi e controlli non permetteva inferenze rilevanti. 
 

 



Vedi allegato
 
16.01.2014
The verde altera effetti pillola per la pressione. Ne bastano due tazze

Da: MEDICINA

Cattive notizie per gli amanti del the verde con la pressione alta. Questa bevanda, infatti, può indebolire gli effetti di un antipertensivo, il nadololo. Lo hanno scoperto i ricercatori giapponesi autori di un piccolo studio sull`uomo pubblicato su ‘Clinical Pharmacology & Therapeutics’. I test su 10 volontari hanno mostrato che l`efficacia del medicinale è ridotta in chi assumeva the verde in concomitanza con il farmaco. Un meccanismo confermato anche da studi di laboratorio.  Dunque i ricercatori sottolineano l`importanza di tener conto di questa interazione. Come per altri medicinali, il foglietto illustrativo che accompagna il nadololo avverte che alcuni farmaci, tra cui i rimedi a base di erbe, possono interagire con l`azione dell`antipertensivo. Ebbene, tra questi occorrerebbe inserire anche il the verde. Secondo gli scienziati, un paio di tazze di questa bevanda sarebbero sufficienti per ottenere l`effetto messo in luce dalla ricerca.

 



Vedi allegato
 
16.01.2014
RICERCA: 140 centenari a Trieste, in cantiere database su stili di vita. Matusalemme ai `raggi x`, sui loro dati saranno avviati studi

Da: RICERCA

I centenari di Trieste finiscono sotto la lente d`ingrandimento degli scienziati. La missione: scoprire i segreti della loro longevità. Parte un progetto di ricerca che passerà ai `raggi x` i matusalemme del capoluogo friulano, città che, spiegano gli esperti, si distingue per un`alta concentrazione di over 100, in percentuale più che doppia rispetto alla popolazione italiana. Trieste vanta 6-8 centenari ogni 10 mila abitanti, circa 140 soggetti viventi. Il progetto `Cat` (centenari a Trieste) si propone di studiarne le caratteristiche cognitive, biologiche e sociali. E l`obiettivo finale è raccogliere le informazioni in un database.  La ricerca è disegnata e coordinata a quattro mani da Gabriella Marcon, dell`università degli Studi di Udine, e Mauro Tettamanti dell`Istituto Mario Negri di Milano, che si occupano da anni di studiare le patologie correlate all`invecchiamento cerebrale. E il progetto è reso possibile dalla collaborazione con l`azienda per i servizi sanitari n.1 Triestina. Nel database confluiranno informazioni sullo stile e sulle abitudini di vita, la storia clinica dei centenari, le caratteristiche cognitive, le disabilità e l`uso dei servizi socio-sanitari. E queste caratteristiche verranno correlate con studi sul ritmo sonno-veglia e sulla funzionalità cardiaca.  La banca dati, spiegano i promotori del progetto, sarà il punto di partenza per poter studiare aspetti più approfonditi della popolazione centenaria, correlando le caratteristiche clinico-fisiologiche con studi di genetica molecolare, di neurofisiologia, di neuropsicologia, di neuropatologia e di fisiologia cardiologica. Gli scienziati puntano a identificare i fattori protettivi che consentono di raggiungere il traguardo dei 100 anni in buone condizioni di salute e in assenza di disturbi cognitivi (quello che viene definito ‘invecchiamento di successo’). A dare formalmente avvio al progetto di ricerca è stato oggi il farmacologo e fondatore del Mario Negri, Silvio Garattini, che ha aperto i lavori con un incontro di formazione sull`invecchiamento cerebrale.  

 


Vedi allegato
 
14.01.2014
Ceo Intercept, a caccia di partner per molecola su malattia fegato

Da: INDUSTRIA

L`americana Intercept Pharmaceuticals si guarda intorno alla ricerca di partner nella grande industria, che intendano collaborare alla messa a punto del suo trattamento sperimentale per una malattia del fegato: la steatoepatite non alcolica. Lo ha spiegato sul `Washington Post` il Ceo di Intercept, Mark Pruzanski, che si è detto "aperto" a lavorare con società più grandi per mettere rapidamente a disposizione dei pazienti questo potenziale medicinale. La settimana scorsa l`azienda di New York ha annunciato i risultati di un trial iniziale sul prodotto, e ora intende portare avanti la ricerca. Intercept, insieme alle autorità regolatorie, sta disegnando uno studio più vasto per stabilire sicurezza ed efficacia del prodotto. 

 


Vedi allegato
 
10.01.2014
Contrordine il cromosoma y non scomparirà, maschi salvi: si sta accorciando ma rimane comune importante e non si perderà

Da: RICERCA

 Il `sesso forte` non rischia la scomparsa. A far rientrare l`allarme sulla possibile scomparsa del cromosoma Y legato al sesso maschile, rilanciata in passato da alcuni lavori, è lo studio dell’Università di Berkeley, pubblicato su `Plos Genetics`. La ricerca ha dimostrato che i geni del cromosoma Y, nonostante la riduzione delle dimensioni del cromosoma dovute al degrado causato dalla sua evoluzione che procede ad un ritmo molto più elevato rispetto a quello degli altri cromosomi, sono importanti e continueranno a conservarsi ancora.  Il corredo genetico degli esseri umani è composto da 23 coppie di cromosomi: 22 coppie gemelle di autosomi e una diade di eterosomi, noti come cromosomi XY. Nella donna la 23esima coppia e` composta da due X, mentre nell`uomo è composta da uno X e uno Y. Nel corso dell`evoluzione alcuni mammiferi hanno già perso il loro cromosoma Y per questo motivi alcuni ricercatori hanno ipotizzato che il cromosoma Y fosse superfluo, ma secondo l`autore dello studio, Wilson Sayres "è vero che il cromosoma Y ha perso diversi geni, ma poi nelle generazioni si è stabilizzato". Nessun rischio quindi, per ora, di estinzione. 



Vedi allegato
 
10.01.2014
Promettente prima terapia genica anti Parkinson: `cocktail` di 3 geni punta a riprogrammare neuroni produttori di Dopamina

Da: RICERCA

Un `cocktail` di 3 geni per riprogrammare i neuroni danneggiati nei malati di Parkinson, correggendo l`errore che li rende incapaci di produrre dopamina. La prima terapia genica contro la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l`Alzhiemer, con circa 5 milioni di persone colpite nel mondo, ha dato risultati promettenti in uno studio di fase clinica I/II pubblicato su `Lancet`, guidato da Stephane Palfi dell`ospedale francese Henri-Mondor Albert-Chenevier di Creteil (gruppo Ap-Hp). Gli scienziati hanno usato un virus neutralizzato come navicella per trasportare i 3 geni `sani` nei neuroni fabbrica di dopamina, ottenendo "miglioramenti significativi" nelle funzioni motorie di tutti i pazienti trattati.  La tripla terapia genica sperimentale si chiama ProSavin e utilizza un lentivirus inerte "per veicolare 3 geni produttori di dopamina direttamente nel corpo striato del cervello, che controlla i movimenti - spiega Palfi - con l`obiettivo di trasformare i neuroni che non sintetizzano più dopamina in neuroni produttori, in modo da ristabilire una fonte costante di questo neurotrasmettitore" la cui carenza, nei malati di Parkinson, provoca "tremori, rigidità e problemi di equilibrio". Lo studio ha testato sicurezza, tollerabilità ed efficacia di 3 diverse dosi di ProSavin in 15 persone dai 48 ai 65 anni con Parkinson avanzato, che non rispondevano più in modo soddisfacente ad altri trattamenti. A fronte di effetti collaterali da lievi a moderati (il più comune è stato la discinesia, alterazioni del movimento), "significativi miglioramenti nelle funzioni motorie sono stati osservati in tutti i pazienti" ai quali erano stati sospesi i farmaci, sia a 6 mesi che a 12 mesi dall`intervento".  Gli autori del trial invitano però a "interpretare con prudenza" i risultati ottenuti. Infatti, "benché` i dati di efficacia siano promettenti", ricadono comunque "nel `range placebo` osservato utilizzando altre tecniche chirurgiche contro il Parkinson". In ogni caso, la conclusione è che "un approccio in grado di ristabilire una produzione continua e stabile di dopamina nel corpo striato potrebbe rappresentare un trattamento a lungo termine efficace, senza l`insorgenza di complicazioni di tipo comportamentale". L`articolo è accompagnato da un editoriale firmato da Jon Stoessl, dell`University of British Columbia di Vancouver (Canada), che avanza alcuni dubbi sulla possibile applicabilità futura della tecnica. L`esperto riconosce tuttavia che lo studio possa costituire la base per future ricerche.

 


Vedi allegato
 
09.01.2014
Nuovo `test del calore del sangue svela cancro studio su carcinoma collo utero, fondata start-up per sfruttare diritti metodo

Da: Oncologia

Utilizzando il profilo del calore del sangue di una persona, il termogramma del plasma, si può scovare la presenza o meno di cancro della cervice uterina, oltre alla fase in cui si trova il tumore. A stabilirlo, aprendo una nuova strada alla diagnostica mini-invasiva, sono i ricercatori dell`Università di Louisville. Il team guidato da Nichola Garbett ha pubblicato i suoi risultati online su `Plos One. Secondo gli scienziati si tratta di una grande promessa, che - scommettono gli studiosi - permetterà in futuro di rilevare e monitorare una vasta gamma di tumori e malattie. Il test, infatti, non è invasivo e richiede solo un semplice prelievo di sangue. Dopo i risultati ottenuti, Garbett e i suoi colleghi hanno fondato una start-up, Louisville Bioscience Inc (LBIdx*), che detiene una licenza esclusiva per l`Università di Louisville sulla tecnologia Plama Thermogram*. Gli studiosi sono anche azionisti della società. Il test del termogramma del plasma è già stato applicato per identificare alcuni tumori, tra cui melanoma e cancro al polmone, ma anche lupus, artrite reumatoide, sclerosi laterale amiotrofica e malattia di Lyme. Il test si è mostrato molto promettente come indicatore prognostico della malattia, permettendo ai medici di monitorare i malati di cancro in modo più attento, e di intervenire ad hoc in ogni fase della patologia. "Siamo stati in grado di dimostrare che il test è più conveniente e meno invasivo per la rilevazione e la stadiazione del cancro del collo dell`utero", afferma Garbett, secondo cui in questo modo i medici saranno in grado di personalizzare l`assistenza ai pazienti. Per generare un termogramma plasmatico, un campione di plasma sanguigno viene "fuso", in modo da produrre una firma unica che indica lo stato di salute di una persona. Il team ha dimostrato che il profilo del termogramma plasmatico varia se una persona ha oppure non ha la malattia.



Vedi allegato
 
09.01.2014
Nuovo `test del calore del sangue svela cancro studio su carcinoma collo utero, fondata start-up per sfruttare diritti metodo

Da: Oncologia

Utilizzando il profilo del calore del sangue di una persona, il termogramma del plasma, si può scovare la presenza o meno di cancro della cervice uterina, oltre alla fase in cui si trova il tumore. A stabilirlo, aprendo una nuova strada alla diagnostica mini-invasiva, sono i ricercatori dell`Università di Louisville. Il team guidato da Nichola Garbett ha pubblicato i suoi risultati online su `Plos One. Secondo gli scienziati si tratta di una grande promessa, che - scommettono gli studiosi - permetterà in futuro di rilevare e monitorare una vasta gamma di tumori e malattie. Il test, infatti, non è invasivo e richiede solo un semplice prelievo di sangue. Dopo i risultati ottenuti, Garbett e i suoi colleghi hanno fondato una start-up, Louisville Bioscience Inc (LBIdx*), che detiene una licenza esclusiva per l`Università di Louisville sulla tecnologia Plama Thermogram*. Gli studiosi sono anche azionisti della società. Il test del termogramma del plasma è già stato applicato per identificare alcuni tumori, tra cui melanoma e cancro al polmone, ma anche lupus, artrite reumatoide, sclerosi laterale amiotrofica e malattia di Lyme. Il test si è mostrato molto promettente come indicatore prognostico della malattia, permettendo ai medici di monitorare i malati di cancro in modo più attento, e di intervenire ad hoc in ogni fase della patologia. "Siamo stati in grado di dimostrare che il test è più conveniente e meno invasivo per la rilevazione e la stadiazione del cancro del collo dell`utero", afferma Garbett, secondo cui in questo modo i medici saranno in grado di personalizzare l`assistenza ai pazienti. Per generare un termogramma plasmatico, un campione di plasma sanguigno viene "fuso", in modo da produrre una firma unica che indica lo stato di salute di una persona. Il team ha dimostrato che il profilo del termogramma plasmatico varia se una persona ha oppure non ha la malattia.



 
09.01.2014
Italiani identificano in linfonodi cellule immunitarie anticancro studio condotto tra Verona e Brescia pubblicato su `Nature Communications`

Da: Oncologia

Identificate nuove cellule del sistema immunitario che si localizzano nelle metastasi linfonodali per contrastare le cellule tumorali maligne. Queste cellule, denominate slanDc, potrebbero rappresentare una risposta immunitaria nei confronti dei carcinomi. È quanto conclude uno studio condotto dalle università di Verona e Brescia, pubblicato sulla rivista `Nature Communications`. La ricerca nasce dalla collaborazione tra l`èquipe veronese, coordinata Marco Antonio Cassatella del Dipartimento di patologia e diagnostica, e composta da Alessandra Micheletti, Federica Calzetti, Nicola Tamassia e Claudio Costantini, e quella bresciana, diretta da William Vermi del Dipartimento di medicina molecolare e traslazionale, di cui fanno parte Silvia Lonardi e Mattia Bugatti. Il lavoro è stato finanziato dall`Associazione italiana per la ricerca contro il cancro (Airc). Le slanDc - spiega una nota dell`ateneo veronese - sono una sottopopolazione di cellule dendritiche mieloidi del sangue identificate pochi anni fa da Knut Schakel dell`università di Heidelberg in Germania. Il loro ruolo nell`ambito della risposta antitumorale non era stato mai suggerito finora, ma analizzando centinaia di campioni clinici i team di Cassatella e Vermi hanno dimostrato che queste cellule si localizzano selettivamente nei linfonodi metastatizzati, per lo più a stretto contatto sia con le cellule tumorali sia con cellule effettrici del sistema immunitario. Lo studio fornisce, inoltre, evidenze sperimentali secondo cui le slanDc si trovano in tale sede con la funzione di fagocitare le cellule tumorali metastatiche. Il gruppo di ricerca ha dimostrato anche che la popolazione delle slanDc rimane numericamente e funzionalmente intatta, a differenza di quanto succede a carico di altre cellule dendritiche che invece perdono le loro principali funzioni a causa della presenza del tumore.



Vedi allegato
 
20.12.2013
coperte anomalie cognitive legate a schizofrenia

Da: MEDICINA

Identificati lievi cambiamenti genetici che influenzano la struttura e la funzione del cervello, precedendo probabilmente l`insorgenza della schizofrenia. La scoperta è di Kari Stefansson del deCODE genetics, a Reykjavik, è stata descritta sulla rivista Nature e suggerisce che le anomalie cognitive sono fondamentali nello sviluppo di questo disturbo neurologico. L`indagine ha lavorato sulle mutazioni genetiche rare in cui sezioni del genoma si ripetono, precedentemente collegate a schizofrenia e autismo. E ha scoperto che nonostante i portatori delle mutazioni evidenziate appaiano sani e intellettivamente normali, i loro cervelli sono sottilmente differenti da quelli delle persone che non posseggono le stesse caratteristiche genetiche. I portatori di una specifica mutazione, in particolare, mostrano abilità cognitive collocabili a metà tra gli individui sani e i pazienti affetti da schizofrenia. Si tratta di anomalie cognitive che non sono necessariamente conseguenza della malattia ma possono precedere o forse contribuire all`emersione dei sintomi. Tali mutazioni potrebbe servire a identificare in futuro i gruppi di individui con cambiamenti cerebrali simili agli schizofrenici, le cui caratteristiche potrebbero però essere studiate con maggior efficacia senza gli effetti confondenti dei farmaci e della psicosi.



Vedi allegato
 
20.12.2013
Salute buona per gli italiani ma più per uomini che per donne: malattie cronica più diffusa è l`ipertensione

Da: MEDICINA

È buono lo stato di salute degli italiani, ma più per gli uomini che per le donne. Nel 2013, il 70,4% della popolazione ha fornito un giudizio positivo del proprio stato di salute; la percentuale è più alta fra gli uomini (74,2%, in calo però di 1,1 punti percentuali) che fra le donne (66,8%). È quanto emerge dall`Annuario statistico italiano 2013 dell`Istat.  La percezione dello stato di salute rappresenta un indicatore globale dello stato di salute della popolazione, molto utilizzato in ambito internazionale. Guardando le patologie croniche, il 37,9% delle persone dichiara di esserne affetto, ma la percentuale sale notevolmente, raggiungendo l`86,4%, fra gli ultrasettantacinquenni. Le malattie croniche più diffuse sono l`ipertensione (16,7%), l`artrosi/artrite (16,4%), le malattie allergiche (10,0%), l`osteoporosi (7,4%), la bronchite cronica e l`asma bronchiale (5,9%) e il diabete (5,4%).



Vedi allegato
 
20.12.2013
Paura amplifica dolore fisico e psicologico, studio italiano: ricerca su 842 studenti Usa

Da: MEDICINA

C`è qualcosa che rende il dolore ancora più insopportabile: è il ‘fattore paura’. A segnalarlo è un team di ricercatori dell`università di Milano-Bicocca che ha condotto una ricerca su 842 persone in collaborazione con la Purdue University dell`Indiana. La paura, spiegano gli scienziati, amplifica la percezione del dolore fisico e psicologico. E così come avviene per il dolore fisico, la paura di provare il dolore associato a una minaccia sociale può amplificare la percezione del dolore stesso. In questo senso, lo studio mostra che, sia che si tratti di un tradimento o  di un colpo alla schiena, la paura del dolore accresce sempre la sua percezione. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista `Pain`. Si tratta di una sperimentazione alla quale hanno preso parte 842 studenti dell`università di Purdue. "La paura del dolore - spiega Paolo Riva, primo firmatario dello studio e assegnista di ricerca nel dipartimento di Psicologia dell`università di Milano-Bicocca ci impedisce di intraprendere attività potenzialmente dannose sia a livello fisico che sociale - Tuttavia, livelli di paura del dolore fisico e sociale molto alti possono risultare invalidanti, in quanto, accrescendo a dismisura la percezione del dolore che segue a eventi traumatici, possono condurre l`individuo in una spirale negativa di paura e isolamento che finisce per perpetuare la disabilità e il dolore". La sperimentazione prevedeva tre fasi: alla prima fase hanno preso parte 642 persone alle quali è stato chiesto di compilare un questionario per misurare i livelli di paura del dolore fisico e i livelli di paura del dolore sociale. Alla fase successiva hanno preso parte 136 partecipanti ai quali è stato chiesto di esprimere i livelli di paura del dolore fisico e sociale e successivamente di prendere parte a un gioco on-line, chiamato Cyberball. Infine, nella terza fase, 63 persone hanno nuovamente completato il questionario che misura la paura del dolore fisico e sociale e, successivamente, hanno preso parte a un compito finalizzato a indurre il dolore fisico. Questo compito, chiamato Cold pressor task, consisteva nel chiedere ai partecipanti dello studio di mantenere la mano non dominante all`interno di acqua che poteva essere tenuta a bassa temperatura (5 gradi centigradi) oppure a temperatura ambiente (circa 25 gradi centigradi).



Vedi allegato
 
18.12.2013
Lo studio, bere senza eccessi migliora risposta a vaccini: studio sui macachi, sistema immunitario più fiacco per chi esagera

Da: MEDICINA

Buone notizie in tempo di brindisi di fine anno. Sembra infatti che un consumo moderato di alcol rafforzi il nostro sistema immunitario, e potenzialmente anche la nostra capacità di combattere le infezioni. Moltiplicando la risposta ai vaccini. E` quanto emerge da uno studio condotto dall`University of California a Riverside, per il momento sugli animali. La scoperta, pubblicata su `Vaccine`, può aprire la strada a nuovi interventi per migliorare la nostra capacità di rispondere ai vaccini e alle infezioni, con benefici particolari per gli anziani, per i quali ad esempio il vaccino antinfluenzale a volte è meno efficace.  "E` noto che un moderato consumo di alcol è associato a una più bassa mortalità", spiega Ilhem Messaoudi, autore principale del documento. "Il nostro studio, condotto su primati non umani, mostra per la prima volta che un consumo moderato aumenta la risposta immunitaria alla vaccinazione". Messaoudi ha svolto la maggior parte della ricerca mentre era assistente presso la Health and Science University dell`Oregon, dove ha collaborato con Kathleen Grant, coautrice del lavoro. Per studiare l`impatto del consumo di alcol sul sistema immunitario, i ricercatori hanno addestrato 12 macachi rhesus ad auto-somministrarsi alcolici. Una volta vaccinati (contro il vaiolo), questi animali hanno avuto a disposizione etanolo al 4% (gruppo sperimentale) o acqua e zucchero (gruppo di controllo). Tutti avevano anche libero accesso all`acqua e al cibo. I ricercatori hanno poi proceduto a monitorare il consumo di etanolo quotidiano degli animali per 14 mesi. I macachi sono stati vaccinati una seconda volta, sette mesi dopo l`inizio dello studio.  "Come gli esseri umani, i macachi rhesus hanno mostrato un comportamento con l`alcol molto variabile", ha detto Messaoudi. "Alcuni animali hanno bevuto grandi quantità di etanolo, mentre altri bevevano con moderazione". Ebbene, se "prima del consumo di alcol, tutti gli animali hanno mostrato risposte paragonabili alla vaccinazione, dopo le risposte sono state marcatamente differenti". Gli animali che bevevano di più avevano una risposta vaccinale notevolmente ridotta rispetto al gruppo di controllo. Al contrario, gli animali che hanno bevuto moderate quantità di etanolo hanno mostrato le risposte migliori. "Questi risultati sorprendenti indicano che alcuni degli effetti benefici dell`assunzione moderata di alcol possono manifestarsi attraverso il rafforzamento del sistema immunitario", ha concluso Messaoudi. 
 
 

 



Vedi allegato
 
18.12.2013
Scoperto `gene adolescenti`, promessa contro malattie mentali

Da: RICERCA

Scoperto il `gene degli adolescenti`, un tassello del Dna particolarmente attivo in questa fase della crescita, che potrebbe rivelarsi utile per la lotta contro gravi malattie mentali. Come molti genitori di persone con disturbi psichici possono confermare, spesso i primi sintomi si manifestano durante l`adolescenza. Ora un team di ricercatori canadesi ha scoperto che proprio un gene chiave per lo sviluppo del cervello dei teenager, può svolgere un ruolo nella vulnerabilità ai problemi di salute mentale, come si legge su `Translational Psychiatry`.  I ricercatori del Centro di Ricerca del Douglas Institute, affiliato alla McGill University, hanno isolato un gene (il Dcc), responsabile della connettività della dopamina nella corteccia prefrontale mediale durante l`adolescenza. Lavorando con i modelli animali (topolini), i ricercatori hanno dimostrato che se il gene non funziona bene durante l`adolescenza, ne derivano conseguenze comportamentali che si conservano in età adulta. La scoperta fornisce i primi indizi verso una più ampia comprensione di questa importante fase di sviluppo del cervello. "Certi disturbi psichiatrici possono essere correlati ad alterazioni nella funzione della corteccia prefrontale e all’attività della dopamina nel cervello", spiega Cecilia Flores, autore senior dello studio. Anche le sottili variazioni del `gene degli adolescenti` producono alterazioni significative nella funzione della corteccia prefrontale.  Per capire se i risultati ottenuti negli animali sono validi anche nell`uomo, i ricercatori hanno esaminato l`espressione del gene nel cervello post-mortem di persone che avevano commesso suicidio. Sorprendentemente, sono stati rilevati livelli più alti nell`espressione del gene degli adolescenti: circa il 48% in più rispetto ai soggetti di controllo. "La corteccia prefrontale è associata ai giudizi, al processo decisionale e alla flessibilità mentale", spiega Flores. "Il suo funzionamento è importante per l`apprendimento, la motivazione e i processi cognitivi. Le alterazioni nella corteccia prefrontale in fase di sviluppo possono dunque avere conseguenze a lungo termine, più tardi nel corso della vita". 

 



Vedi allegato
 
17.12.2013
Alcol: l`indagine, per giovani ubriacarsi non è cool, brilli per socializzare

Da: MEDICINA

Per i giovani italiani sballarsi non è cool e l`abitudine di bere al sabato sera, il cosiddetto binge drinking, non coincide con l`ubriachezza secondo i ragazzi, convinti che bere 5 o più bevande in un`unica occasione non renda ubriachi ma brilli. Lo rivela un`indagine qualitativa effettuata in tre città italiane del Nord, Centro e Sud, realizzata da Eclectica in collaborazione con l`Università di Torino e l`Osservatorio Permanente Giovani e Alcol e presentata a Torino, al convegno `Realtà e rappresentazioni del binge drinking. Oltre le quantità: la discutibile soglia dell`eccesso per i giovani italiani. "In realtà contrariamente ai luoghi comuni in Italia anche nelle nuove generazioni permane una connotazione negativa dell`ubriachezza e delle sue conseguenze, che si accentua crescendo. Mentre l`ebbrezza è vista come un collante sociale, l`ubriachezza, anche secondo i ragazzi, può arrecare danno agli altri e rovinare una serata", dice Franca Beccaria, alcologa responsabile di Eclectica, commentando i risultati delle ricerche integrate realizzate a Torino, Roma e Salerno e sul web su un piccolo campione di adolescenti (15-17 anni) e giovani (22-24 anni) che praticano il binge drinking. Dalle due indagini complementari emerge un`opinione generalmente negativa nei confronti dell`ubriachezza, sia per le sue conseguenze in termini di effetti fisici e rischi (sui quali esiste un elevato grado di attenzione e di consapevolezza) che per l`impatto negativo sulle relazioni sociali. L`essere brilli o euforici, al contrario, è considerato uno stato ottimale per godere della compagnia degli amici. Questa apparente maturità di relazione con le bevande alcoliche non esclude che le bevute possano sfociare nell`ubriachezza. Inoltre anche se i ragazzi e le ragazze sono perlopiù spinti a bere da ragioni `positivè, quali il divertimento e la compagnia, il quadro è composito ed emergono motivi più allarmanti all`origine delle bevute: il bere per allontanare lo stress della giornata e per rispondere alle attese sociali o a situazioni di disagio personale.

 



Vedi allegato
 
17.12.2013
Fumo: lo studio, dipendenza colpa di mutazione genetica frequente

Da: RICERCA

Il bisogno di nicotina nei fumatori è regolato da una mutazione genetica molto frequente nelle popolazione umana. È la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori francesi dell`Istituto Pasteur attraverso studi sui topi, i cui risultati sono pubblicati su Molecular Psychiatry. La mutazione scoperta colpisce il recettore neuronale della nicotina e ne disturba il funzionamento. Ciò provoca un`inattivazione parziale del circuito della ricompensa. In questo modo le persone portatrici della mutazione hanno bisogno di aumentare il loro consumo di tabacco per sentirne l`effetto. Questo perchè la stessa mutazione abbassa la sensibilità alla nicotina: sono necessarie dosi triple per ottenere lo stesso risultato di un individuo con il gene normale. Questa ricerca, spiegano gli studiosi dell`istituto Pasteur, apre la strada a trattamenti mirati per smettere di fumare. Secondo studi precedenti la mutazione è presente nel 35% degli europei e nel 90% dei grandi fumatori. 



Vedi allegato
 
17.12.2013
Cervello: nuova tecnica attiva neuroni solo con la luce

Da: RICERCA

 È possibile comandare gruppi di neuroni utilizzando soltanto la luce. Lo ha dimostrato un esperimento fatto sui topi della Wake Forest University pubblicato dalla rivista `Frontiers in Behavioral Neurosciencè, uno dei primi a utilizzare una tecnica chiamato optogenetica. I ricercatori hanno usato tecniche molecolari per fare in modo che una specifica popolazione di cellule cerebrali producesse la rodopsina, una proteina sensibile alla luce, collegando poi all`area alcune fibre ottiche. In questo modo diventa possibile `accendere i neuroni solo illuminandoli con una luce laser blu. "Si può piazzare un elettrodo nel cervello e applicare una corrente elettrica - spiegano gli autori - ma in questo modo si attivano tutte le cellule in un`area. In questo modo invece si selezionano singole popolazioni. Applicandola ad alcune cellule che producono neurotrasmettitori siamo riusciti a scoprire piccoli gruppi di neuroni che potrebbero essere in grado di interrompere la dipendenza da alcol nei topi". 



Vedi allegato
 
11.12.2013
In donne rischio reazioni doppio, allo studio 850 prodotti rosa Scaccabarozzi, industria impegnata anche per studi su bambini

Da: Sanità

Rischio di reazioni avverse ai farmaci quasi doppio nelle donne (1,7 volte maggiore) rispetto agli uomini. Ecco perchè c`è bisogno di ricerca farmacologica `di genere. Molto già si sta facendo: "Nel mondo oggi si contano più di 850 farmaci in sviluppo per le malattie che colpiscono il genere femminile. Anche in Italia cresce il numero degli studi clinici che coinvolgono solo donne, la maggior parte dei quali (oltre il 64%) nell`area oncologica. Ma bisogna anche aumentare l`attenzione nei confronti dei pazienti pediatrici". A sottolinearlo Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria, a Roma alla presentazione dei dati contenuti nel Libro bianco sulla salute della donna curato dall`Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). Questi numeri "testimoniano l`impegno del settore - evidenzia Scaccabarozzi - ma non ci inducono ad accontentarci. È una sfida che gli imprenditori del farmaco raccolgono volentieri facendo leva sul lavoro fondamentale delle tante donne che popolano le imprese farmaceutiche: oltre il 40% degli addetti e più del 50% dei ricercatori. Sostenibilità del Ssn e accessibilità ai farmaci innovativi sono alcuni dei temi contenuti nel Libro bianco, collegati fra loro. I farmaci innovativi sono un`opportunità per tutti i pazienti, non solo le donne, e un investimento per il Ssn perchè rendono non necessari molti interventi chirurgici. Da parte sua, l`industria farmaceutica è sempre più impegnata per favorire la medicina di genere, correttamente intesa e promossa". Sulla necessità di mettere a disposizione, subito dopo il via libera dell`Ema e dell`Aifa, tutti i nuovi farmaci a tutti i cittadini d`Italia, in ogni Regione, sono intervenute le senatrici Maria Rizzotti (Pdl), convinta che "le decisioni in questo senso debbano essere riportate a livello centrale", e Laura Bianconi (Ncd), che ha sottolineato come questo sia "uno scempio che deve finire. La politica del farmaco va riaccentrata, in modo da ottenere un accesso equo e sostenibile alle terapie". Anche Sabrina De Camillis, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, si è detta d`accordo sul fatto di "mettere sul tavolo la questione del riportare le decisioni a livello centrale". Quanto alla spesa farmaceutica, De Camillis sottolinea: "È sotto controllo, ma perchè l`industria è sottoposta a un sistema coercitivo, in cui viene detto: se si supera il tetto, voi ripianate. Forse bisognerebbe sottoporre a un sistema simile anche altre voci di spesa del settore". 



Vedi allegato
 
11.12.2013
Libro bianco onda, cresce speranza vita italiane ma uomini recuperano IV edizione, per lei 84,5 anni contro 79,4 per lui nel 2011

Da: MEDICINA

Cresce, seppure di poco, l`aspettativa di vita per le donne italiane che nel 2011 era mediamente 84,5 anni (+0,5 anni dal 2007, ovvero 6 mesi) contro i 79,4 anni per gli uomini (+0,7 anni dal 2007, ovvero 8,5 mesi): si mantiene dunque il vantaggio femminile in termini di sopravvivenza, anche se il `gap` tra i due generi continua a ridursi. Questi alcuni dati sullo stato di salute delle donne italiane `fotografato nella IV edizione del Libro bianco dell`Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) realizzato grazie al contributo di Farmindustria e presentato a Roma in occasione di una conferenza stampa. Dalla comparazione dei tassi di ospedalizzazione non emergono differenze significative tra uomini e donne, mentre i livelli di consumo di farmaci risultano più elevati per la popolazione femminile (42,9% vs. 34,3%), con tuttavia una modesta contrazione rispetto al 2009 (44,6%). L`analisi degli indicatori di salute e malattia nelle diverse Regioni italiane evidenzia le aree più critiche della salute femminile: si registra un incremento dell`incidenza e della prevalenza di tutti i tumori maligni nelle donne con una differenza Nord-Sud a svantaggio del Settentrione, anche se il tasso standardizzato di mortalità è quasi doppio per gli uomini (35,6 vs 19,39 per 100.000 abitanti). La prevenzione oncologica si è molto sviluppata con gli screening organizzati ed è migliorata su tutto il territorio nazionale, anche se persiste una differenza tra macro-aree geografiche. In particolare, per quanto riguarda la vaccinazione anti-Papilloma virus, la copertura raggiunta risulta ancora disomogenea e ben lontana dagli obiettivi prefissati.  
 


Vedi allegato
 
11.12.2013
Dermatologi, con freddo malattie della pelle in agguato. Fabbrocini, psoriasi, rosacea e acne

Da: MEDICINA

Con l`arrivo del freddo ci si preoccupa soprattutto di raffreddori, laringiti, tracheiti. Ma così si finisce spesso per trascurare la salute della pelle che, invece, proprio nella stagione invernale ha bisogno di più cure. "In effetti con l`abbassarsi delle temperature è tempo di dedicarsi alla propria pelle contro quelle malattie che, ahimè, sappiamo risentono dei cali termici", ammonisce Gabriella Fabbrocini, docente di dermatologia e venereologia all`Università di Napoli Federico II. Nel mirino psoriasi, rosacea e acne, oltre a rossori e screpolature da freddo. La psoriasi è legata a un`alterazione dei cheratinociti che, in seguito all`attivazione delle cellule T del sistema immunitario, provocano anestetiche macchie scure desquamanti su tutto il corpo, soprattutto su gomiti e ginocchia. "Come il sole riduce le manifestazioni di questa malattia, per inibizione dei meccanismi infiammatori, così il grande freddo la stimola e la acuisce - dice Fabbrocini - È proprio in questa stagione, infatti, che compaiono le squame bianche che talvolta possono essere localizzate sul cuoio capelluto, sui gomiti o sulle ginocchia oppure persino su tutto il corpo, nascondendo anche più gravi compromissioni delle articolazioni". Tra i disturbi che si aggravano con le basse temperature c`è anche la rosacea. Si tratta di una malattia multifattoriale, tra le cui cause vi sono alterati processi di vasodilatazione, disfunzioni ormonali, predisposizione genetica e fattori scatenanti ambientali. Questa fastidiosa condizione, che interessa per lo più le donne, si manifesta prima con un transitorio arrossamento e con teleangectasie su guance e naso, fino ad accompagnarsi a papule e pustole. Gli sbalzi di temperatura stimolano il vasospasmo e così la comparsa del tipico `flushing`, ossia l`arrossamento cutaneo associato a una sensazione di calore e di bruciore. Come arginare il problema? "Attenzione a non passare rapidamente dal clima rigido esterno agli ambienti riscaldati. In casa evitare le sorgenti di calore dirette e all`esterno proteggersi con sciarpa e capellino. Idratare quotidianamente la pelle con prodotti lenitivi e antinfiammatori", suggerisce Fabbrocini  

 



Vedi allegato
 
10.12.2013
Natale: Mencacci, +15% disturbi psicologici per percezione crisi aumentata: psichiatra, tanti davanti a vetrine ma pochi nei negozi, anziani più a rischio

Da: MEDICINA

Un Natale davvero difficile quest`anno. La lunga crisi ha reso gli italiani più fragili, anche dal punto di vista psicologico. "Si può stimare un aumento di tutti i disturbi di circa il 15%, legato alla percezione più forte della crisi e alla evidenza di un impoverimento da cui si vedono poche possibilità di uscire", spiega Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria (Sip)  All`ormai riconosciuto `Christmas blues`, la depressione legata alle feste che accentuano le situazioni di disagio, si aggiunge infatti la frustrazione reale delle limitazioni economiche sempre più forti. E i più a rischio sono le persone più fragili, economicamente e socialmente, "in particolare gli anziani che in questo periodo natalizio rischiano ancora di più, per l`isolamento sociale e la riduzione della qualità della vita", aggiunge Mencacci. Quest`anno, sottolinea l`esperto, "purtroppo la previsione è facile. I dati ci dicono che è in aumento la povertà. La sentiremo di più rispetti agli anni precedenti anche perché` le riserve, se esistevano, si sono ormai esaurite. In tutta Europa, a eccezione di pochi Stati del Nord, molti guardano le vetrine, ma nessuno entra nei negozi. E anche quello che si compra non si può pagare. Tutto ciò ha riverberi sull`umore e sull`equilibrio psicologico".  Si accentua, infatti, il senso di marginalizzazione, di isolamento, di mancanza di vie d`uscita. "Registriamo quindi un aumento della depressione come di tutti gli altri disturbi. E la nostra preoccupazione - dice lo psichiatra - è che si riduce anche la capacità e la possibilità di curarsi. Per molte persone depresse - un disagio che colpisce il 15-20% della popolazione - per le quali è già difficile seguire le terapie, diventa sempre più difficoltoso potersi permettere anche la piccola spesa necessaria per accedere alle cure. Il nostro sistema sanitario è una grandissima risorsa, che offre molto, ma oggi anche costi di compartecipazione minima possono rappresentare un problema serio". 

 



Vedi allegato
 
10.12.2013
AIT, poco sale ma iodato e pesce nel menù per tiroide sana

Da: MEDICINA

Poco sale ma iodato e una dieta alimentare che preveda pesce e crostacei. Sono questi i consigli degli endocrinologi a chiusura del settimo Congresso nazionale dell`Associazione italiana della tiroide (Ait): gli esperti hanno ribadito l`importanza della profilassi iodica per prevenire i disturbi legati al malfunzionamento della tiroide. La giusta quantità giornaliera di iodio, ricordano, è pari a 150 microgrammi nell`adulto.  L`ipotiroidismo è la più diffusa fra le patologie legate alla carenza iodica, soprattutto fra le donne, che vengono colpite in misura di una su dieci. Per questo motivo, "durante la gravidanza le donne devono curare con particolare attenzione la propria dieta, che deve essere varia ed equilibrata, per garantire un giusto apporto di iodio; in questo modo è possibile evitare uno stato di ipotiroidismo, che sarebbe pericoloso non solo per la salute della mamma, ma anche per lo sviluppo cognitivo del bambino".  Nel corso del Congresso Ait Anna Maria Biancifiori, presidente del Comitato delle associazioni dei pazienti endocrini, ha espresso le sue preoccupazioni sull`equivalenza tra farmaco originale e farmaco generico della levotiroxina per il trattamento dell`ipotiroidismo. Preoccupazioni già manifestate dalle società scientifiche di endocrinologi; gli esperti hanno infatti ribadito che "i pazienti in corso di terapia con levotiroxina sodica devono essere mantenuti in trattamento con lo stesso prodotto. Se la preparazione viene cambiata, si rende necessario un controllo preciso ed accurato del Tsh nei pazienti con ipotiroidismo primario e delle Ft4 nei pazienti con ipotiroidismo centrale, entro 6 settimane, per evitare potenziali effetti iatrogeni indesiderati". 



Vedi allegato
 
10.12.2013
Trapianto midollo non cura Hiv, virus tornato in pazienti

Da: RICERCA

Il trapianto di midollo non è una cura per l`Aids, come invece aveva fatto pensare il caso di due pazienti curati al Brigham and Women Hospital di Boston. Dopo mesi apparentemente senza il virus, hanno rivelato gli stessi esperti in un comunicato, i due uomini hanno visto il ritorno dell`Hiv nel sangue. Entrambi i pazienti, sieropositivi da tempo, avevano sviluppato un tumore del sangue, da cui erano guariti con un trapianto di midollo che aveva dato come `effetto collaterale` la sparizione del virus dal sangue. Il caso, avevano spiegato gli esperti dell`ospedale di Boston ad un meeting lo scorso luglio, assomigliava a quello di Timothy Brown, guarito dall`Aids proprio con un trapianto in cui però il donatore aveva una rarissima mutazione genetica che lo rendeva immune al virus. A differenza di Brown però nei due soggetti il virus è tornato dopo qualche mese, frustrando le speranze che questa diventasse una terapia applicabile almeno nei casi più gravi, oltre al sogno di poter un giorno `ingegnerizzare` le cellule per espellere l`Hiv. ``Il fatto che il virus sia tornato è deludente, ma scientificamente importante - spiega Timothy Henrich, il principale ricercatore, in un comunicato -. I due pazienti ora stanno bene, e sono tornati a prendere i farmaci antiretrovirali``. 



Vedi allegato
 
09.12.2013
Rischio asma maggiore per i bimbi nati in autunno

Da: MEDICINA

Nascere in autunno aumenta il rischio di soffrire di asma bronchiale. Lo dimostra uno studio condotto da Wei-Pin Chang dell`università Yuanpei presso Hsinchu a Taiwan e pubblicato sulla rivista PLoS ONE. L`équipe ha analizzato dati su 104.455 bambini tra 7 e 15 anni che si erano recati in ospedale almeno una volta per diverse patologie, asma bronchiale, dermatite atopica, rinite allergica. Gli esperti hanno incrociato i dati sulle date di nascita dei bimbi con quelli diagnostici e visto che mentre ben il 10,59% di quelli nati in ottobre risultava asmatico, l`asma bronchiale riguardava solamente il 7,21% di quelli nati a maggio. Inoltre che la percentuale di bimbi asmatici per i nati in autunno era del 13% più alta che per i nati nelle altre stagioni. Infine, anche andando a vedere i dati sui livelli di marcatori di allergie (le immunoglobuline E), questi risultavano più elevati nel sangue dei bimbi `autunnali. Secondo gli scienziati, la maggiore suscettibilità dei bimbi nati in autunno ad ammalarsi di asma potrebbe essere collegata al fatto che i piccoli vivono la stagione fredda nei primissimi mesi di vita, e il freddo è associato a maggiore attività delle cellule epiteliali delle vie respiratorie e maggiore incidenza di infezioni respiratorie.



Vedi allegato
 
09.12.2013
Scoperta proteina chiave del morbo Parkinson, speranze cura: studio franco-spagnolo, da sola può accendere malattia

Da: RICERCA

È una proteina, nella sua forma `aggregata, la principale sospettata nello sviluppo del morbo di Parkinson. Un gruppo di ricercatori francesi e spagnoli hanno dimostrato che iniettandola nel cervello di topi e scimmie, riesce da sola ad avviare la neurodegenerazione propria della malattia, in uno studio puubblicato su Annals of Neurology. Questa proteina, l`alfa-sinucleina è naturalmente presente nelle persone sane, ma non nella forma aggregata, che invece si trova tipicamente nei malati. Ma non solo: nelle forme familiari il gene mutato è proprio quello che codifica questa proteina. Ed è per questo che, da tempo, ha attirato l`attenzione degli scienziati. Ricerche precedenti hanno già dimostrato la tossicità per i neuroni dell`alfa-sinucleina aggregata. Lo studio di Benjamin Dehay dell`Istituto per le malattie neurodegenerative di Bordeaux, e dei suoi colleghi francesi e spagnoli, vuole ora dimostrare che la proteina può `fare tutto da sola, nel far ammalare i neuroni. Per questo gli studiosi, in una prima fase, hanno prelevato alfa-sinucleina dal cervello di persone malate e decedute che avevano donato il corpo alla scienza. Le proteine ottenute, purificate, sono state poi iniettate - nell`area del cervello `sede della malattia - prima di topi e poi di macachi. La proteina malata ha indotto un cambiamento dell`organizzazione dell`alfa-sinucleina dell`ospite. E il fenomeno si è propagato neurone per neurone, innescando prima una disfunzione, poi una degenerazione. Dopo 4 mesi nei topi e dopo 9 mesi nelle scimmie si è osservata una degenerazione dopaminergica, fenomeno associato al Parkinson, che ha continuato a progredire nel tempo. In pratica "iniettando nel cervello degli animali piccole quantità di proteine umane malate abbiamo scatenato la malattia di Parkinson. È la prova che questa proteina è responsabile del morbo", dice Benjamin Dehay che insieme alla sua equipe ha anche dimostrato come la proteina agisca secondo il meccanismo tipico del prione, simile a quello implicato nella malattia di Creutzfeld Jacob. La ricerca, una volta verificati i risultati sull`uomo, potrebbe aprire la strada a cure molto precoci per bloccare il morbo, prima che le aggregazioni proteiche si diffondano nel cervello. 
 
 

 



Vedi allegato
 
09.12.2013
Trovato legame tra autismo e flora intestinale

Da: RICERCA

Molte persone affetti da disordine dello spettro autistico presentano anche problemi gastrointestinali. Un gruppo di scienziati del California Institute Technology ha pensato di sfruttare questa circostanza e sviluppare una terapia per autismo e altri disordini del neurosviluppo che coinvolgesse i batteri intestinali. Come si legge sula rivista Cell, gli scienziati hanno dimostrato per la prima volta che cambiamenti nella flora intestinale di alcuni topolini possono influenzare comportamenti simili a quelli dell`autismo umano. Alcuni topolini che riproducevano un modello autistico soffrivano anche di permeabilità intestinale. Gli scienziati hanno trattato questi animali con Bacteroides fragilis, un batterio usato per terapie probiotiche in modelli animali di malattie gastrointestinali. Corretto il problema intestinale, i topi hanno mostrato cambiamenti comportamentali: in particolare, era più probabile che comunicassero con altri topi, che fossero meno ansiosi ed era meno probabile che indulgessero nel comportamento ripetitivo.

 



Vedi allegato
 
05.12.2013
Lancet, troppe differenze in sopravvivenza tra paesi Ue studio coordinato da ricercatrici italiane, belpaese fra nazioni con dati migliori

Da: Sanità

Sono ancora troppe le differenze in termini di sopravvivenza al cancro nei Paesi europei. E questo nonostante i progressi ottenuti per diagnosi e cure nei primi 10 anni del Ventunesimo secolo. Lo rivela l`ultimo rapporto Eurocare-5, condotto su oltre il 50% degli adulti e il 77% dei piccoli abitanti del Vecchio continente e pubblicato su `Lancet Oncology`. Un rapporto che analizza i dati dei registri tumori di 29 Paesi e confronta la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore fra 9 mln di adulti e oltre 60 mila bambini (tutti con una diagnosi redatta tra il 2000 e il 2007). Ebbene, dalla ricerca emerge anche il buon piazzamento dell`Italia, che figura fra i Paesi con la migliore sopravvivenza per "molti tipi di tumori". "La buona notizia - spiega la co-responsabile della ricerca, l`italiana Roberta De Angelis dell`Istituto superiore di sanità di Roma - è che il numero di adulti che sopravvivono almeno 5 anni alla diagnosi di cancro è cresciuto regolarmente nel corso del tempo in tutte le aree europee, cosa che riflette gli importanti passi avanti nella gestione di queste malattie. Ma continuano ad esserci grandi disparità tra i vari Paesi, inoltre le differenze in termini di sopravvivenza si vanno riducendo solo per pochi tumori, come quelli a seno, retto, prostata e melanoma". I dati peggiori, per la maggior parte dei tumori, arrivano dai Paesi dell`Est Europa (Bulgaria, Estonia, Lituania, Latvia, Polonia e Slovacchia). Qui il dato è al di sotto della media europea, anche per neoplasie con una prognosi migliore. Ma il gap tra Est e Ovest si sta colmando negli ultimi anni, dicono gli studiosi. Nel frattempo però in Gb e Irlanda gli adulti continuano ad avere una ridotta sopravvivenza rispetto alla media europea per molti tumori (colon, ovaio e reni), mentre per altri sono nella media. I dati migliori per la maggior parte delle neoplasie arrivano dai Paesi del Nord (esclusa la Danimarca) e del Centro Europa (Austria, Francia, Germania, Svizzera e Olanda), ma anche del Sud in particolare Italia, Spagna e Portogallo.



Vedi allegato
 
05.12.2013
3 su 100 con depressione da inverno, donne 4 volte più colpite

Da: MEDICINA

Ogni inverno l`esercito di chi soffre di depressione si allarga del 2-3%: tante, infatti, sono le persone che all`arrivo della stagione fredda scivolano del tunnel del mal di vivere. Il dato è una media che riguarda la popolazione adulta in Europa, dove la quota massima dei `depressi d`invernò si registra nei Paesi scandinavi. In generale, il problema colpisce le donne 4 volte più degli uomini. A scattare la fotografia è lo psicoterapeuta Giovanni Porta. "La posizione geografica è strettamente correlata con i sintomi" della depressione, ricorda l`esperto in una nota, poiché "minore è il livello di irradiazione solare del luogo in cui si vive, maggiore sarà la probabilità di sviluppare sintomi depressivi". E se con l`inverno alle porte a molti può capitare di provare un velo di tristezza, "questa malinconia che tutti abbiamo in qualche modo provato risulta più grave nelle persone che soffrono di umore depresso. L`autunno e le prime fasi dell`inverno - precisa Porta - sono infatti i momenti dell`anno in cui maggiormente si scatenano i sintomi depressivi: depressione, ansia, perdita di energie, tendenza a dormire di più, ritiro sociale, perdita di interessi, aumento dell`appetito, mancanza di speranze, variazioni di peso, difficoltà di concentrazione. Un semplice consiglio per prevenire o affrontare la depressione autunnale è, dunque, di stare alla luce approfittare delle ore più calde per stare all`aperto e fare passeggiate, se possibile in compagnia di amici". Se l`umore non passa, un aiuto può essere dato dalla psicoterapia. Per questo Porta lancia l`iniziativa `Inverno psicologico, offrendo un colloquio gratuito per l`intero periodo invernale.

 



Vedi allegato
 
04.12.2013
Udito selettivo per uomini e donne, lui più sensibile a birra e calcio lei a cioccolato e shopping, ecco perché sentiamo meglio quello che ci fa comodo

Da: MEDICINA

Maschi e femmine hanno un udito selettivo. Si allertano soprattutto quando ascoltano alcune parole che hanno per loro una rilevanza sociale o sono legate ai loro interessi. Questi vocaboli vengono percepiti subito e in maniera più chiara, rispetto ad altri magari più rilevanti per l`altro sesso. A scoprirlo è la ricerca della Norfolk e Norwich University Hospital Foundation (Gb) pubblicata su `Hearing Journal`. I ricercatori hanno compilato una lista di parole divisa in due gruppi o combinate in un unico elenco. Fra queste c`erano termini vicini al mondo maschile - tra cui birra e calcio - e nell`altro parole più vicine all`universo femminile - cioccolato e shopping. La lista è stata poi letta da 40 uomini e 40 donne. Ebbene, i primi hanno ricordato correttamente i termini vicini al loro interessi mentre le donne quelle più legate al loro mondo. La spiegazione secondo gli scienziati è che "il cervello elabora le informazioni che arrivano dal sistema udito in maniera diversa negli uomini e nelle donne, perché i due sessi hanno un sistema cerebrale con connessioni interne differenti tra parte anteriore e posteriore. Spesso sentiamo pazienti che si lamentano perché il partner sente solo quello che gli fa comodo, quindi è stato divertente spiegare loro che c`è del vero in quello che dicono", afferma, John Phillips, otorinolaringoiatra della Norfolk e Norwich University Hospital Foundation. 

 


Vedi allegato
 
04.12.2013
Pillolo più vicino, è made in Australia e blocca spermatozoi nuovo approccio per contraccettivo maschile, sarà un cocktail di 2 molecole

Da: RICERCA

Un cocktail di due farmaci per `imprigionare gli spermatozoi durante l`orgasmo maschile, impedendone l`ingresso nel liquido seminale e permettendo quindi rapporti sessuali al sicuro dal rischio di gravidanze indesiderate. È una sorta di "vasectomia biologica" quella a cui sta lavorando un gruppo di scienziati dell`università di Monash, in Australia. Per conquistare l`Eldorado della contraccezione, il `pillolo per lui, Sabatino Ventura e colleghi hanno sperimentato con successo nei topi un nuovo approccio: arrivare, in sostanza, a uno sperma senza spermatozoi. In uno studio pubblicato su `Pnas`, il team australiano è riuscito a produrre topi geneticamente modificati nei quali lo sperma resta confinato nei suoi `magazzini naturali, senza poter passare nei dotti deferenti che lo incanalerebbero nel liquido seminale durante l`eiaculazione. Questi animali `ogm` risultano così infertili, ma "l`effetto è rapidamente reversibile e la qualità dello sperma non viene alterata", assicura Ventura alla Bbc online. In altre parole, la nuova via per arrivare al pillolo consentirebbe di superare i limiti delle strade battute finora. "Alcuni dei farmaci che sono stati utilizzati con l`obiettivo di produrre sperma non funzionale hanno effetti collaterali intollerabili", ricorda infatti lo scienziato. Per esempio possono incidere negativamente sul desiderio sessuale, o modificare in modo permanente la produzione di sperma 



Vedi allegato
 
26.11.2013
Oms, nel mondo più di 2 milioni ragazzi con Hiv

Da: MEDICINA

Nel mondo più di 2 milioni di adolescenti tra 10 e 19 anni hanno l`Hiv, e molti di questi non ricevono le cure e le indicazioni adeguate per tenere sotto controllo la malattia. Lo denuncia l`Oms, che proprio a questo tema dedica la giornata mondiale contro l`Aids che si celebra l`1 dicembre. Il fallimento delle politiche adottate fin qui, spiega l`agenzia, ha fatto sì che all`interno di questo gruppo la mortalità sia cresciuta del 50%, mentre per tutti gli altri pazienti è scesa nel mondo del 30% tra il 2005 e il 2012. Ad aggiungersi ai ragazzi e alle ragazze sieropositivi, avvertono gli esperti - ci sono altri milioni di adolescenti a rischio, che potrebbero contrarre il virus a breve. ``Gli adolescenti sono sottoposti a pressioni sociali ed emozionali difficili da sopportare durante il passaggio dalla giovane età a quella adulta - spiega Gottfried Hirnschall, direttore del dipartimento Hiv dell`Oms -. Hanno una minore probabilità degli adulti di fare il test e spesso serve loro un maggiore supporto per poter seguire regolarmente le terapie``. A causare i contagi, sottolineano le nuove linee guida sull`assistenza pubblicate dall`Oms per l`occasione, sono diversi fattori, a partire dagli abusi sessuali per arrivare all`uso di droghe iniettabili. A questi si aggiunge un sempre maggior numero di bambini nati da madri sieropositive che raggiungono l`adolescenza.

 



Vedi allegato
 
MAPPA DEL SITO | CERTIQUALITY | NOTE LEGALI E COPYRIGHT | PRIVACY POLICY | COOKIE POLICY
 
2014© sigma-tau s.p.a. | P.IVA n. 00885531004CREDITS